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Buddismo
Breve storia
del Buddha
Il Buddha, “l’illuminato” o il “risvegliato”, titolo assunto da
Siddharta Gautama (colui che ha raggiunto la meta; della stirpe di
Gotama), fondatore del Buddismo.
Il personaggio è realmente esistito e, come nel caso di Gesù, vi sono
stati attribuiti molti eventi miracolosi. Gli episodi della vita del
Buddha sono di solito sistemati secondo un ordine preciso seguito anche
in arte e in letteratura.
Il primo avvenimento e il Sogno di Maya. Maya era la madre del futuro
Buddha. Essa è raffigurata addormentata sul giaciglio, con un piccolo
elefante bianco, talvolta cavalcato da un bimbo, che discende per
fecondarla.
L'evento successivo è la Nascita del Buddha. Quando Maya sentì che era
arrivato il momento del parto, chiese al marito Suddhodana “di
rimandarla a casa dei genitori e Suddhodana, preoccupato per la moglie e
il bambino che stava per nascere acconsentì di buon grado alla
richiesta. Mentre ella attraversava i giardini di Lumbini, giunse l’ora;
il suo giaciglio fu sistemato sotto un nobile albero (un Chloroxylon
Swietenia) e il bimbo uscì dal grembo come il Sole nascente luminoso è
perfetto”. Questo episodio è normalmente rappresentato nell'arte
buddista con una donna in piedi con una mano appoggiata a un tronco
d'albero, mentre un servitore riceve il bimbo a lato di Maya. Talvolta
insieme alla nascita è presentato il bagno del Buddha, in cui i Naga
(serpenti) fanno schermo dietro al bimbo. Di tanto in tanto, vicino al
bambino è raffigurata una piccola vasca o fontana.
L'avvenimento successivo sono i Primi sette passi del Buddha. In questa
scena, il neonato è ritratto mentre cammina verso ciascun punto
cardinale al quale Egli ha annunciato la fine di:
1) Nascita,
2) Vecchiaia
3) Malattia
4) Morte
Ogni luogo è contrassegnato da un fiore di loto.
Essendo un principe, il futuro Buddha dovette sposarsi appena raggiunto
l'età adulta. Egli scelse come sposa la cugina Yasodhara. Dalla loro
unione nacque Rahula.
I Quattro incontri sono il successivo evento, spesso rappresentato
nell'arte e nella letteratura Buddista. Il principe godeva di tutta la
felicità possibile. Secondo i testi buddisti, “tutte le visioni
dolorose, ogni sofferenza e ogni infelicità venivano tenute lontane da
Siddharta ed egli non sapeva che vi fosse il male nel mondo”. Ma quattro
volte, il principe si avventurò all'esterno e vide per la prima volta:
• La vecchiaia: un uomo curvo sul bastone
• La malattia: un uomo costretto a letto
• La morte: un uomo avvolto nel sudario
• La miseria: un uomo rasato con una ciotola per le elemosine
Questi incontri cambiarono la sua visione del mondo. Dice quindi: “Vedo
ovunque il segno del cambiamento, perciò il mio cuore oppresso. Gli
uomini invecchiano, si ammalano e muoiono. Ciò è sufficiente a togliere
il gusto per la vita”.
A questi eventi segue la cosiddetta Grande rinuncia. Nell'arte buddista,
questo episodio è rappresentato con il principe in groppa al suo cavallo
Kantaka, mentre si allontana dalla città con il servitore Chandaka. “In
tal modo, scrivono i testi buddisti, il principe rinunciò i piaceri
mondani, abbandonò il suo regno, recise ogni legame e cominciò errare”.
Talvolta il futuro Buddha è raffigurato mentre rimanda cavallo e
servitore a casa. Il cavallo e spesso ritratto inginocchiato dinanzi a
Gautama.
Il principe, quindi, si mise alla ricerca di un sistema che lo rendesse
libero. Praticò un'intensa mortificazione, ma la trovò vana. Quindi si
sedette sotto l'albero della Bodhi, lì fu assalito da Mara, supremo Dio
del desiderio, e perciò dannoso per chi era in cerca della liberazione
da ogni appetito. La scena ritrae il futuro Buddha, sotto l'albero della
Bodhi con demoni ai lati. Insieme a questi vi sono delle donne attraenti
che tentano di sedurre il principe e allontanarlo dalla sua meta. Ma il
Buddha rimane impassibile agli attacchi di Mara. Spesso il futuro Buddha
è presentato mentre esegue Bhumisparsa Mudra, un gesto in cui il braccio
è completamente esteso e il palmo della mano è rivolto in basso con le
punte delle dita che toccano terra. Con questo gesto la Dea della Terra
viene chiamata ad attestare il diritto del futuro Buddha a sedere sotto
l'albero della Bodhi, l'albero della saggezza.
Dopo aver sconfitto Mara, Gautama divenne un Buddha, un illuminato. Egli
vide le quattro nobili verità:
1) L’esistenza è in felicità
2) L’infelicità è provocata dal desiderio
3) Il desiderio che la brama possono essere vinti
4) Percorrendo l’ottuplice sentiero
L’ottuplice sentiero è composto da:
1) Una retta comprensione
2) Da un retto proposito
3) Da una retta parola
4) Dalle rette azioni
5) Dal retto modo di guadagnarsi il sostentamento
6) Dalle rette aspirazioni
7) Dalla retta riflessione,
8) Dalla retta concentrazione o retto stato di una mente quieta
Il Buddha quindi andò alla ricerca di proseliti. L'episodio successivo
della vita del Buddha viene chiamato la Predicazione della legge o il
Sermone del Parco dei cervi a Benares. Si riunirono attorno al Buddha
diversi uomini che in principio lo desidero, ma ascoltando le sue parole
si convertirono. Ecco alcuni estratti del sermone contenuti nei testi
tradizionali:
“…I raggi della ruota sono le regole della pura condotta; la giustizia è
l'uniformità della loro lunghezza; la saggezza è il cerchione;
moderazione riflessione sono il mozzo in cui è fissato l'immobile asse
della verità…
Colui che riconosce l'esistenza della sofferenza, la sua causa, il suo
rimedio e la sua fine, ha penetrato le quattro nobili verità. Egli
percorrerà il giusto sentiero…
Le rette visioni saranno la fiaccola che illuminerà il suo cammino. I
retti propositi gli faranno da guida. Le rette parole saranno il suo
rifugio lungo la via. Il suo passo sarà diritto, poiché è un retto
comportamento…
Tutto ciò che è originato, si dissolverà. Ogni preoccupazione di sé è
vana, l’ego è come un miraggio e tutte le sofferenze che lo toccano si
estingueranno. Essere svaniranno come un incubo al risveglio…”
Nell'arte Buddista, la scena della Predicazione della legge (Dharma), di
solito ritrae il Buddha seduto con le mani nella Dharmacakra Mudra: le
mani sono giunte davanti al petto, l'indice della mano sinistra tocca la
mano destra, l'indice e il pollice della quale sono uniti in punta.
Talvolta chiamato la Messa in moto della ruota della legge, questo gesto
simboleggia la predicazione del Buddha. Il Buddha può sedere su un trono
di loto o sostenuto da leoni. Talvolta è presente una coppia di cervi, a
simbolo del Parco dei cervi.
L'ultimo avvenimento della vita del Buddha è quello del Parinirvana
(completa estinzione). La scena lo rappresenta apparentemente
addormentato talvolta circondato da figure in lutto.
Dopo la morte del Buddha il corpo venne cremato e le reliquie furono
recuperate dei suoi seguaci. Si crede che dalla cremazione di un
individuo comune rimanga solo cenere, mentre da quella di un sant'uomo
si liberino oggetti sferici cristallini, Sharira (corpo), adatti alla
venerazione.
Il Buddha storico (chiunque percorra l’ottuplice sentiero può diventare
un Buddha) è spesso chiamato Sakyamuni (il santo dei Sakya), epiteto che
contiene il nome del suo clan e il termine Muni (sant'uomo) o (monaco).
Uno dei pochi titoli che il Buddha si attribuì fu Bhagavat (il
benedetto)
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Religione Buddhista
Religione fondata in India (Nepal) da Siddhartha Gautama, detto Buddha,
nel sec. VI a. C. Essa si stacca dalla concezione risalente ai Veda per
rispondere alle esigenze di una «salvezza umana» (senza mediazione
divina). Tale «salvezza» è essenzialmente un riscatto dalla condizione
umana, sentita come penosa e insostenibile. Il Buddhismo conseguì un
immediato successo, perché i problemi in esso proposti erano già
presenti nella tradizione religiosa indiana, lasciando adito a soluzioni
ambigue e contraddittorie rispetto all'ortodossia vedica. Il rapporto
tra uomini e Dei, nell'originaria concezione politeistica costituiva un
limite alla condizione umana e, al tempo stesso, una salvezza, mediante
l'aiuto divino ottenuto dall'azione cultuale. Tale rapporto si andò col
tempo modificando, nel senso che l'azione cultuale da semplice strumento
di mediazione divenne l'interesse precipuo della religione indiana,
perché i sacerdoti, da mediatori tra uomini e dei, esaltarono l'atto di
mediazione, il rito, come atto assoluto, generatore di quella forza (brahman)
di cui gli stessi Dei avevano bisogno per esistere. In questa si videro
molti eremiti, asceti, santoni cercare, al di fuori di ogni sistema
organizzato dalla casta sacerdotale, la propria via alla salvezza,
attirando talora dei discepoli, che da soli si sentivano impari al
ponderoso compito. Uno di questi gruppi, operante nell'India
settentrionale, ebbe una fortuna particolare dando vita al Buddhismo,
religione che, assieme al Cristianesimo e all'Islamismo, costituisce
ancor oggi la triade delle religioni universalistiche.
Le quattro verità
La fortuna iniziale del Buddhismo va in gran parte attribuita alla
semplicità, alla chiarezza e alla coerenza delle sue risposte ai
problemi impostati dalla tradizione religiosa indiana. Quattro sono le
«verità» fondamentali:
1) La verità dell'esistenza del dolore;
2) La verità dell'origine del dolore;
3) La verità della fine del dolore;
4) La verità dei mezzi per porre fine al dolore.
Tutto è dolore nel mondo: nascere, vivere e morire; ma quale la sua
origine? La risposta è: ha origine dal desiderio; si vive perché si
desidera vivere; ma la vita è dolore, e perciò il desiderio, fonte di
vita, è anche fonte di dolore. Né, per sottrarsi al desiderio, basta
morire; in tal caso si desidererebbe la morte, e si resterebbe perciò
prigionieri del desiderio (d'altra parte anche morire è un dolore).
Bisogna, invece, semplicemente far cessare ogni desiderio (sia il
desiderio di esistere sia quello di non esistere). A questo punto, il
Buddhismo abbandona la speculazione filosofica e si fa decisamente
religione, sia perché s'innesta nelle pratiche rituali (d'ordine
ascetico) della tradizione religiosa indiana, sia perché utilizza certe
sue concezioni metafisiche (quali il karma e la «reincarnazione»). La
quarta «verità», infatti, quella che concerne i mezzi di liberazione dal
desiderio, non può che fornire una pratica di vita sommamente
ritualizzata, con precise regole di comportamento dello stesso genere di
quelle che di solito ci fanno individuare una religione tra gli altri
fatti culturali. Le regole buddhiste sono essenzialmente raccolte in
otto serie parallele e distinte (l'«ottuplice sentiero»). Esse tendono a
sottrarre il praticante dalla vita mondana o profana; teoricamente
dovrebbero portarlo all'inazione assoluta, perché ogni azione produce
karma, ossia, secondo la tradizione religiosa indiana, un qualcosa che
costringe a prolungare l'esistenza. Neanche la morte annulla il karma
accumulato in vita, e perciò, cessata la vita in una forma, si torna a
vivere in un'altra forma e ad accumulare altro karma. Per sottrarsi alla
ferrea legge del karma che tiene prigioniero l'uomo nel ciclo delle
rinascite, il Buddhismo suggerisce dunque certe sue regole di
comportamento (teoricamente di inazione). Esaurito il karma accumulato
in precedenti vite, il buddhista esce finalmente dall'esistenza ed entra
nel Nirvana, la condizione opposta a quella dell'esistenza: può essere
inteso come non-esistenza pura e semplice o come una specie di paradiso.
L'una e l'altra interpretazione, con diverse gradazioni d'accento, sono
state proposte sia dalle scuole buddhiste sia dagli studiosi
occidentali. In realtà si tratta di un concetto essenzialmente
religioso, e dunque irriducibile agli schemi di una qualsiasi filosofia.
Diremo perciò: il Nirvana sta all'esistenza come le regole di
comportamento religioso predicate dal Buddhismo stanno alla vita
profana.
Sviluppo del Buddhismo
In forza dei suoi stessi principi il Buddhismo poteva realizzarsi
appieno soltanto in comunità monastiche, disciplinate da una rigida
regola. Ma in realtà si ebbe subito anche un laicato buddhista, dovuto
al fatto che il laico in India manteneva da sempre i sacerdoti e la
tradizione continuò anche verso i monaci buddhisti. Anzi, tali
contributi vennero canonizzati e il laico che aderiva al Buddhismo
doveva farlo non più con elargizioni saltuarie ma con una formula
rituale nella quale dichiarava di «prendere rifugio» nel Buddha, nel
Dharma (la «dottrina» buddhista) e nel Samgha (la comunità dei monaci).
Dopo di che anche il laico era legato a certe norme di vita riflettenti
l'etica buddhista, e le sue speranze giungevano alla convinzione di una
rinascita nella forma di un monaco buddhista, e cioè nella forma più
adatta per conseguire quel perfezionamento che conduceva al nirvana. Al
monaco preoccupato della sola salvezza personale si sostituì il maestro
di dottrina misericordioso che, sull'esempio del Buddha, aiutava gli
altri a raggiungere la salvezza. Questo nuovo Buddhismo si chiamò
Mahayana, ossia Grande Veicolo, in spregio al più antico Buddhismo che
era detto Hinayana (Piccolo Veicolo). Il Buddhismo del Grande Veicolo
aprì nuove prospettive: per la parte teorica vi fu una fioritura di
scuole «filosofiche» in cui si cercava di definire la «buddhità» (lo
stato di perfezione in senso buddhista).
La pratica buddhista
Quanto alla pratica, l'idea del Buddha che si volge misericordioso alla
salvezza altrui portò alla concezione di entità metafisiche Buddha e
Bodhisattva, da invocare non solo per la salvezza assoluta, ma anche nei
bisogni quotidiani. Di nuovo compare il rito anche in questa religione
che aveva preso le mosse da un anti-ritualismo programmatico in quanto
rottura con il culto divino e con quella casta sacerdotale che a tale
culto era addetta. Sviluppo ulteriore sono le forme del Buddhismo
tantrico (o Vajrayana), che esaltano in senso ora magico e ora salvifico
appunto l'azione rituale, a cui viene ormai assimilato l'esercizio
spirituale o psicofisico (yoga) già noto all'ascesi più antica. I libri
canonici del Buddhismo sono tre raccolte, o «canestri» (appunto
Tripitaka, Tre Canestri):
Una concernente la disciplina monastica (Vinaya),
Una che espone gli insegnamenti del Maestro (Sutra)
Una dedicata alla dottrina (Abhidharma).
Diffusione del Buddhismo
Il Buddhismo comincia a conquistare un posto rilevante in India con
l'imperatore Asoka (sec. III a. C.). Diviene presto un fatto culturale
di tale importanza da varcare i confini dell'India, diffondendosi a
Ceylon, nell'Indocina, in Cina, in Corea, in Giappone, nel Tibet. Il
Buddhismo cinese, come anche il Buddhismo giapponese, dà vita a
riplasmazioni teoriche e a sette originali. Tra queste ricordiamo: la
«Terra Pura» che si svolge dalla venerazione del Dhyani-Buddha Amitabha
(in Giappone Amidaismo, da Amida, il nome giapponese di Amitabha); la
scuola Ch'an (il futuro Zen giapponese); la setta T'ien (che sarà per i
Giapponesi il Tendai) che cerca di conciliare i vari indirizzi buddhisti.
Nel Tibet il Buddhismo penetra nel sec. VII d. C. come Tantrismo per
alcuni caratteri delle sue concezioni «magiche», affini alle forme della
tradizione religiosa indigena. Nella lotta tra i vari monasteri,
prevalse quello di Lhasa. Il Buddhismo tibetano si chiamò Lamaismo. Alla
fine del secondo millennio, notevole impulso alla diffusione del
Buddhismo. nel mondo occidentale è stato dato sia dal sorgere dei
cosiddetti nuovi movimenti religiosi, sia dall’attività del XIV
Dalai-lama a favore della pace e del dialogo interreligioso.
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Dalai Lama
il capo dello Stato teocratico tibetano. Il titolo Dalai fu dato nel
1575 al capo del monastero di Lasha, successore del grande Tsong-kha-pa
dal principe mongolo Atan Khan, convertitosi al Buddhismo. La sovranità
del Dalai Lama si consolidò col V successore di Tsong-kha-pa (sec. XVII).
Il Dalai Lama regnante, il XIV in linea diretta, Tenzin Gyatso,
incoronato nel 1940 a soli cinque anni, vive in esilio in India, dopo
l'occupazione del Tibet da parte della Repubblica Popolare Cinese
(1959). Nel 1989 gli è stato conferito il premio Nobel per la Pace. La
successione alla carica è determinata da un processo divinatorio
(fondato su indicazioni del Dalai Lama in punto di morte, su responsi
dell'oracolo di Stato e su presagi vari), inteso ad accertare in quale
bambino, nato il 49º giorno dopo la morte del titolare, questi si sia
incarnato. Il bambino prescelto sarà il nuovo Dalai Lama. Questa
successione «miracolosa» si spiega con il fatto che in ogni Dalai Lama
si crede sia incarnato il bodhisattva Avalokitesvara, il quale in questo
modo guida perennemente gli uomini alla salvezza. Il Dalai Lama regnante
Tenzin Gyatso, nel maggio 1995, aveva individuato la decima
reincarnazione del Panchen Lama in un bimbo di sei anni, Gedhun Choeki
Myima, scomparso nel giugno-luglio 1995, rapito, sembra, dalle autorità
cinesi. Il rapimento si inserisce nel quadro dell'aspro conflitto che
contrappone Cina e Tibet
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