IL DRUIDISMO

 

 


Benvenuto nel mondo dei Druidi

I Druidi 

La tradizione dei Druidi rappresenta una delle sorgenti di ispirazione della tradizione Spirituale Occidentale. Anche se le radici del Druidismo sono antiche, questo è relativo, perche' oggi e' vivo come non è stato mai.

Tutte le spiritualita' si sviluppano e cambiano con il tempo e il Druidismo è cambiato ugualmente - ed ora sta avendo una rinascita- Il Druidrismo si è trasformato in una Spiritualita' basata sugli elementi della Natura, vitale e dinamica, che sta fiorendo dappertutto.

È una spiritualita' che unisce il nostro amore per la Terra al nostro amore per la creatività e per le arti.

Ed attraversare tutti i nuovi sviluppi emozionanti nel Druidrismo moderno, è la successione di una tradizione antica: l'amore per la Natura, per il mare e del cielo - l'amore della terra: la nostra sede.

 

 

I Druidi 

Benvenuto nel mondo dei Druidi

I DRUIDI ERANO I SACRI MAGHI DELL'ANTICHITA'

esistono in parte nella storia, in parte nella fantasia. Secondo la tradizione, il Druidismo era la Religione dei Celti della Gallia e della Britannia pre-romana e i Druidi erano una classe di sacerdoti. Le piu' lontane informazioni su questa antica casta, nonche' su certe superstizioni e credenze misteriose in cui fu coinvolta, ci provengono da scrittori greci e romani. La sua esistenza, ignorata nel Medioevo e riscoperta nel Risorgimento, colpi' l'immaginazione non solo di studiosi, ma anche di poeti e artisti.

 (descrizione tratta dal libro di:  Stuart Piggot)

 

 



I DRUIDI


Poco ci resta delle conoscenze dei Druidi, e quel poco è stato offuscato da secoli di mistero e mistificazione. A quest'opera di occultamento hanno senz'altro contribuito storici e commentatori degli ultimi due secoli portati più a descrivere, come la definisce Piggott, la storia come vorremmo che fosse piuttosto che non la storia come è stata.

Quello che effettivamente conosciamo sui Druidi si ricava dalle fonti dei contemporanei, storici e geografi greci e latini, dalla letteratura irlandese e gallese giunta sino a noi attraverso il filtro e la trascrizione dei monaci tra il IX° e il XIII° secolo della nostra era; dalle tracce scoperte in varie fonti circa l'antica religione celtica, e non ultimo dai reperti archeologici sulla civiltà celtica nel suo insieme.

Le prove archeologiche provenienti da scavi di oppida, tombe e luoghi di culto, ci parlano di credenze, cerimonie religiose, rituali e raffigurazioni artistiche di Dei, di cui è possibile dedurre delle ricostruzioni, tanto più attendibili quanto più suffragate da un attento esame delle fonti contemporanee prima, e poi dal corpus mitologico leggendario giunto sino a noi attraverso le saghe epiche irlandesi e gallesi.



Per capire realmente l'unicità del Druidismo bisogna prima comprendere la società celtica, la sua struttura e la sua mitologia.

I Druidi furono al tempo stesso molto di più e qualcosa di meno dei sacerdoti di una religione "druidica" o "celtica" come alcuni storici moderni li hanno dipinti.

Officianti, sacrificatori, e aruspici durante le cerimonie sacre, essi furono anche giudici, medici, maghi, poeti, rappresentando la vera memoria storica di un popolo che non utilizzava di fatto la scrittura.

I Druidi erano un'espressione viva e vitale della società celtica primitiva, legati a filo doppio con quella particolare struttura sociale, e con lo spegnersi degli stati celtici indipendenti furono condannati a scomparire.



Per meglio capire questo concetto fondamentale bisogna rifarsi alla "ideologia tripartita" degli indoeuropei come sviluppata e mirabilmente analizzata da George Dumézil.

Tutte le società indoeuropee, all'inizio della loro storia, sono accomunate da una tripartizione della società in tre funzioni. La prima, è la funzione sacrale della sovranità, del sacerdozio e della giustizia. La seconda è la funzione guerriera, propria dei nobili e dei possidenti di terre o di bestiame. Nella terza, la funzione produttiva di beni materiali o spirituali, sono compresi i contadini, gli allevatori, gli artigiani e gli artisti.

Questo vale per gli Achei e i per Dori della Grecia, come per i Latini che fondarono Roma, per i Germani delle pianure del Nord come per i primi regni dell'Iran. Inoltre questa tripartizione delle tre funzioni principali, dalle società si riflette anche nella mitologia e nelle religioni di tutti i popoli indoeuropei.

La maggior parte di questi popoli possiede una letteratura mitologica che descrive un pantheon di cinque divinità, suddivise nelle stesse tre divisioni funzionali: Regalità, Guerra, Produzione.

Nell'India antica dei Veda, Mithra e Varuna incarnano la sovranità nelle sue due manifestazioni di "terribile potere giudicatore" e "paterno potere protettore". Indra rappresenta invece la forza guerriera, mentre due gemelli Ashvin rappresentano la proprietà e la ricchezza.

Presso gli antichi Latini troviamo la triade Giove, Marte e Quirino rappresentante le stesse tre funzioni.

In Grecia, Giove Athena e Apollo rivestono lo stesso ruolo e, nei tempi più antichi, si sacrificava tre volte nel nome di Athena: come Sovrana, come Vittoriosa, come Dispensatrice di salute e prosperità, riportando così a cinque il numero delle divinità principali.

Presso i Celti sotto vari nomi di divinità tribali, si ritrovano le stesse funzioni. Taranis-Omigos-Dagda, simbolo della regalità simbolizzato dalla ruota e dall'arpa. Belenos-Teutates sono due aspetti guerrieri cui si affianca Brigit dai molti aspetti (Morrigan la guerriera, Epona portatrice di fertilità e protettrice degli animali, Brigit-Belisana protettrice di poeti e artisti). E infine Lug-Lev, dio delle arti e dei Mestieri, Signore dei Tuatha De Danann nella mitologia irlandese, diviene sul finire della civiltà celtica, il dio globale: artista medico e guerriero.



Tale fu dunque anche la struttura iniziale delle società proto celtiche che si amalgamarono con i popoli di cultura megalitica già residenti in Europa ai tempi del loro arrivo.

Da questa fusione nacque una diversificazione del tutto originale che marcò la differenza dei Celti dagli altri popoli di ceppi indoeuropeo.

I Druidi rappresentano dunque un caso unico nella storia dei popoli originatisi dal comune ceppo indoeuropeo. Espressione profonda e rappresentativa di uno spirito libero, legato alla natura, nel tempo si dimostrarono ad un tempo il principale e il più profondo legame tra le innumerevoli tribù celtiche, finendo inevitabilmente per scomparire quando questo tessuto sociale venne a mancare: in Europa continentale, con la perdita dell'indipendenza e con la progressiva romanizzazione delle principali nazioni celtiche, in Irlanda, molto più tardi con l'avvento del Cristianesimo.

Ovviamente, le loro conoscenze non andarono perse in un colpo solo, ma sbiadirono progressivamente. Con la scomparsa del suo ruolo centrale nella società, il potere del Druido si scisse progressivamente nei due aspetti di semplice cantore e poeta, più o meno accettato dal potere cristianizzato, e in quello di mago dei boschi, ultimo custode di reminiscenze del sapere tradizionale, isolato ai confini della società.

Ai tempi dello splendore della civiltà celtica, invece, ai Druidi corrispondeva una ben precisa connotazione di prestigio religioso e sociale simile a quella di altri popoli di origine indoeuropea. Tali ad esempio sono ancor oggi i Bramini tra gli indù, la cui figura risale ancora alle invasioni ariane dell'India, verso il secondo millennio avanti Cristo.

Al duplice ruolo sociale e religioso che li accomuna ai Druidi, i Bramini hanno però aggiunto una diversificazione trasformando il loro ruolo in una casta ereditaria chiusa, mentre presso i Celti non esistevano caste, bensì ruoli funzionali, che permettevano pur sempre una certa libertà di mobilità sociale da una funzione all'altra. Questo aspetto era ancora più accentuato presso i Druidi, che pur essendo principalmente gli insegnanti dei figli delle classi nobili, accettavano alle loro scuole itineranti qualsiasi ragazzo realmente dotato che desiderasse istruirsi.

 

 

 

Feste Pagane

 

tradizione celta/wicca



Streghe, Wicca e Pagani celebrano da sempre feste che riflettono i cicli naturali della natura, in un ciclo chiamato "la ruota dell'anno".Queste antiche manifestazioni sono state stroncate nel sangue secoli fa, e quelle piu' resistenti sono state assorbite in maniera distorta, in modo da tentare di farne perdere il significato.
Queste sono le feste che vengono osservate nei paesi anglosassoni o a tradizione celta/wicca. In italia, sebbene i giorni coincidano, le feste vengono celebrate con nomi diversi, e il loro numero varia da zona a zona, come il nome nel dialetto del posto. 
La terminologia "ruota dell'anno" sta ad indicare a tutti che il tempo e' circolare, non lineare.Attraverso di esse si celebrano il ciclo della vita, della morte e della rinascita, ciclo che scorre eterno nella natura e nella vita umana. Con la celebrazione di queste feste,  ci si lega al mutevole ciclo della vita, della morte, della rinascita: chiunque  noti come vanno le cose, puo' rendersi conto che si tratta di un ciclo eterno e immortale.




Non tutte le tradizioni rispettano queste date: molti festeggiano le feste il giorno del piu' vicino plenilunio. 





Saturnalia

(Nome antico: Festa dei Lumi, Yuletide, Alban Arthan):[Dicembre 22]Detta YULE dai celti, e' la notte piu' lunga dell'anno. Esso rappresenta la rinascita della Dea sotto forma di un Dio che da inizio ad un periodo di buio, freddo, quale l'inverno.Poiche' nelle popolazioni europee non si riusciva a stroncare questa festa, la si pose in prossimita' del Natale, in modo da sviare la gente dal vero significato: la rinascita della Dea, normalmente fertile e donna, sotto forma di un Dio, mortale , freddo e maschio, che purifica il mondo nella morte e nel gelo preparandolo alla rinascita della primavera.L'usanza di celebrare la festa di notte, per le strade, con bancarelle che brillavano di luci delle candele da' il nome alla ricorrenza. 

Candelora

(Detta anche Inbolc):[Febbraio, 2] E' la prima delle 4 grandi feste del'anno.I primi sussurri della primavera, che rappresentano il ritorno della Dea, fertile e viva, che trionfa sul Dio della morte che ha purificato tutto col gelo dell'inverno. Arriva insieme al germogliare dei primi semi, ed e' un momento iniziatorio. Visto il valore agrario della festa, non si riusci a sradicarla del tutto, ma nemmeno ad assorbirla del tutto : ne nacque come risultato la festa pagana del carnevale, che comunque riusci' a nascondere la vera natura della festa .Celebra il risveglio della terra. 
In questa notte si consacrano le candele che serviranno per i rituali magici durante l'anno, ma anche molto propizia per le benedizioni fatte con l'acqua. E' un'occasione di celebrazione, utile per tutti i rituali di natura costruttiva e volti ad aumentare la sensibilità e la veggenza. 

Primiera

(Nome celta: Ostara, Vernal Equinox, Ostara, Alban Eiler, Esther): [Marzo, 21] Il primo vero giorno di primavera.Il gorno e la notte sono lunghi esattamente lo stesso tempo, e la Dea e' rinata dalle ceneri del Dio distruttore.Inizia il ciclo femminile della fertilita e della produttivita' della vita e della luce.La Dea inizia la sua crescita. Anche questo culto era troppo radicato presso i contadini del primo periodo antico, e non riuscendo a strapparlo dai loro cuori vi posero la pasqua

E' la morte dell'inverno. 


Molto utile per le evocazioni e le consacrazioni degli strumenti rituali e di talismani. 

Calendimaggio

(Nome celta: Beltaine, Beltaine Mayday, Walburga):[Aprile 30-Maggio 1] La Dea e' ora fertile e il Dio invernale , ormai piccolo e debole, esprime il suo amore per Lei, abbandonando i terreni ormai fertili e fioriti.I primi fiori vengono colti in onore della Dea. 
Molto favorevole per operazioni di malefici e evocazioni demoniache e negromantiche. 

Le erbe

(Midsummer Feill-Sheathain, Alban Hefin):[Giugno 21-24] I giorni dei primi raccolti, e la Dea, fertile, inizia a condividere i propri frutti.Maggiormente diffusa nel nord europa, questa festivita' fu stroncata nel sangue.E' il momento ideale per matrimoni e costruzioni, e viene celebrato come un festival dei fuochi e delle luci, con grandi fiamme accese a rischiarare la notte. Fase attiva per evocazioni, invocazioni e rituali di alta magia. 

Festa d'estate

(Nome celta: Lugghnasadh):[Agosto 1] Il vero raccolto. Le piante danno la maggior parte dei loro frutti, che sono anche i propri semi, e si preparano quindi a porre fine al ciclo della vita, propagando se stesse oltre.Ogni cosa e' giunta a compimento, e l'acme della fertilita' della Dea prelude all'inizio del suo declino.Il buio prende il sopravvento sulla luce. 
Per le streghe è un momento di riunione interiore con le proprie compagne per godere dei frutti di tutti gli sforzi compiuti durante l'anno. 

Secunda

(Nome celta: Mabon): [Settembre 21] Il secondo raccolto.Oggi, come per la Primiera, il giorno e la notte sono ugualmente lunghi , e la natura e' in una fase in cui gli ultimi frutti preludono alla morte purificatrice dell'inverno.Il Dio freddo e mortale dell'inverno si appresta a crescere di potenza.E' detto festa dei fuochi perche' si celebrava alla luce dei grandi fuochi con cui si purificava la terra dai resti del raccolto. 

Calenda

(Nome celta: Shamain,Halloween, ShadowFest, Martinmas, Old Hallowmas):[Ottobre 31] L'ultimo raccolto.La notte vince sul gorno, e la Dea moure per rinascere sotto forma di Dio.Gli ultimi frutti possono essere raccolti, ma si tratta della spoliazione che prelude l'arrivo della morte purificatrice e buia. Noi capiamo in questo giorno che nulla e' eterno e che la vita e' un ciclo di morte rinascita.E' il momento forse piu' magico e significativo dell'anno per noi. In effetti, questa festivita' fu un bel grattacapo, in quanti si ostino' a resistere nonostante le repressioni. Quale  festa dei morti essa continua ad essere ricordata come la "Festa delle streghe". 
Sono favorite le evocazioni e tutti i riti volti alla restituzione dei torti subiti. 

 



I druidi



SOCIETÀ E CULTURA



Avvicinarsi alla civiltà celtica per la prima volta è un po' come fare un salto nel buio, poiché quello che ci si apre dinnanzi è un mondo alieno, basato su leggi e valori profondamente diversi dai nostri. Tra la nostra capacità di comprensione e il mondo celtico si frappone il baratro, sia della cultura greco-latina sia dell'influenza cristiana, che viziano, in modo sotterraneo ma determinante, la nostra interpretazione dell'esistenza.

I Celti vivevano in un modo completamente diverso da quello attuale e possedevano un differente concetto di cosa fosse il sapere. 

La nostra concezione aristotelica della realtà pone l'accento sul "come" avvengono i fenomeni mentre un celta, dinanzi a un qualsiasi fenomeno naturale, non si sarebbe chiesto "come è avvenuto", bensì "perché". La filosofia aristotelica divide tutto in categorie e sillogismi, un ordine artificiale di pensiero che ben si adattava alla mentalità pratica dei romani che lo trasferirono negli ordinamenti civili e militari. Per il celta invece, le strutture portanti del pensiero erano di tutt'altro genere.

La loro posizione non era quella della scienza greca e romana di conquista della natura e dominio delle sue leggi. Per la filosofia celtica era ben più importante capire perché accadessero le cose, penetrare "il mistero del destino umano" per comprenderlo e abbandonarsi con entusiasmo all'inarrestabile flusso del Wyrd, il fato celtico. Nella civiltà celtica gli uomini non combattevano la natura, ma vi erano completamente immersi e se ne riconoscevano parte essi stessi.

Da questa disposizione di spirito discende tutto uno stile di vita, (un'etica, una filosofia, una religione, un'arte, una storia) profondamente diverso da quello Greco Romano. Proprio da queste diverse radici prende avvio il mistero del genio artistico dei Celti; un'arte indifferente alla bellezza classica, alla geometria esatta, alla riproduzione veristica della realtà, un'arte volta invece alla ricerca della libertà e dell'emozione.

Il celta viveva in comunione permanente con gli astri del cielo, con il vento, con gli alberi e i fiori, con gli uccelli che cinguettano e il cervo che bramisce. Un tale uomo non avrebbe mai capito il disprezzo per il mondo della natura che mostra talvolta la nostra civiltà. Inoltre, sempre ad accentuare questa differenza di concezione del mondo della cultura classica, la civiltà celtica, considerata gruppo indoeuropeo parente stretto di latini achei e dori, si distingue da essi per il suo arcaismo. 

Non si può dire, come hanno fatto alcuni detrattori, che quella celtica sia una civiltà cui manchi la nozione di stato; al contrario, come quella dei Germani, forte del suo individualismo e della sua libertà, è una civiltà che si sviluppa su una via antitetica al concetto di stato autocrate e centralizzatore. Molte delle sue usanze caratteristiche, come la conservazione e l'ostentazione delle teste dei nemici uccisi, il patto di sangue, la struttura sociale basata sul clan famigliare, invece, collegano la società celtica alle epoche più antiche, di esperienze comuni a tutti i popoli indoeuropei prima della differenziazione.




 I Druidi (drunemedon)

 veneravano i boschi , gli alberi come la quercia erano considerati sacri, questa essenza era "la rappresentanza visibile della divinità" e messa sempre al vertice della gerarchia dei vegetali.
I Druidi, spesso considerati impropriamente solo sacerdoti dei Celti, ma che in realtà erano dei poeti, veggenti, giudici, coppieri, ambasciatori, storiografi, medici ed architetti, ritenevano che niente fosse più sacro della quercia con sopra il vischio.
La funzione dei Druidi è racchiusa nel termine drunemedon. Questa parola deriva probabilmente dal greco drys (quercia) e dall'indo-europeo wid (sapere). "In realtà dovremmo definire questi sacerdoti" - afferma il noto studioso Gerhard Herm - dei "querciologhi". Essi ritenevano che tutto ciò che nasce sulla quercia fosse inviato direttamente dal cielo, un segno che l'albero era stato scelto dalle divinità stesse. Il vischio sulla quercia (da noi la Farnia , la specie propria delle nostre zone e non il Rovere come spesso si legge nelle traduzioni di Plinio il vecchio ("Naturalis historia XVI,45") era anche allora molto raro e quando veniva scoperto lo si doveva raccogliere con grande devozione.
Al sesto giorno della luna, che segnava per loro l'inizio del mese, dell'anno e del secolo, perchè in tale giorno la luna aveva abbastanza forza, si apprestava il sacrificio e il banchetto ai piedi dell'albero cui si facevano avvicinare due tori con le corna legate. Il grande sacerdote dei Druidi, vestito di bianco, saliva sull'albero, tagliava il vischio con un falcetto d'oro e lo raccoglieva con un panno bianco. Si immolavano poi le vittime pregando la divinità perchè rendesse il dono propizio. Si credeva infatti che il vischio, preso in pozione, desse la capacità di riprodursi a qualsiasi animale sterile e che fosse un rimedio contro tutti i veleni.
Le bacche erano il segno di raccolti abbondanti, di ricche cacciagioni e soprattutto di nascite numerose. La tradizione del vischio come panacea universale e portafortuna è rimasta; anche dalle nostre parti sotto il ramoscello di vischio appeso all'architrave della porta di casa, lo scambio di un bacio tra gli innamorati a Capodanno è benaugurale.

                                                                       

  
DRUIDI, REINCARNAZIONE E TEOSOFIA

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

Un collegamento molto interessante si può fare parlando di reincarnazione, Druidi ed antichità.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla constatazione che non c'è stato che un unico sapere, un'unica Verità che lo spirito umano ha conquistato. Con la sola distinzione che, di civiltà in civiltà, di epoca in epoca, tale sapere assumeva connotazioni esteriori diverse e specifiche del popolo che l'aveva coltivato; nascevano così termini, deità e principi all'apparenza differenti ma sostanzialmente derivanti da un'unica matrice.
Rifacendoci alla reincarnazione, dunque, ed affacciandosi per un attimo sul magico ed affascinante mondo celtico, vediamo che gli antichi Druidi conoscevano benissimo tale dottrina.
A torto consideriamo il popolo celtico come "barbaro" perché, come ci ricorda il Teosofo William Atkinson nel libro " La Reicarnazione", esso aveva in realtà una filosofia estremamente elevata che si univa ad una religiosità di carattere mistico.
Vediamo, allora, che si possono rilevare numerose somiglianze ed accostamenti fra la filosofia dei Druidi e l'esoterismo egiziano o quello dei mistici greci.
Atkinson ci ricorda che è possibile riscontrare tracce di ermetismo e di pitagorismo nelle teorie druidiche. Pare che soprattutto in Gallia si siano coltivate certe conoscenze e che in quella terra sia stato maggiormente possibile conservarne il ricordo.
A proposito di reincarnazione, i Druidi insegnavano che la parte spirituale dell'uomo, che essi chiamavano "Awen", discende da un principio spirituale più immanente, un principio universale. Awen discende nei piani inferiori di vita ed anima le forme minerali, vegetali ed animali; alla fine giunge ad incarnarsi sotto forma umana.
I Druidi parlavano anche di una sorta di stato abissale di rotazione, chiamato "Anufu", da cui Awen si libera per inserirsi nel ciclo della liberazione, ovvero i cicli di rinascita definiti con il termine di "Abred".
Ma gli antichi Druidi spingevano oltre i loro postulati ed affermavano che lo stato di Abred include numerose esistenze, nel nostro ed in altri pianeti e che, alla fine, Awen giunge ad una liberazione finale trasferendosi nel cerchio della beatitudine, "Gwynfid", in cui trascorrerà un tempo indefinibile di estasi esistenziale.
Ma la trascendenza druidica non si ferma qui: sopra questo stato di beatitudine, meta dello spirito, ovvero di Awen alla fine dei cicli incarnativi, ve n'è un altro, che potremmo definire con Atkinson "Cerchio dell'Infinito", o "Caugant", che è sostanzialmente e specificamente identico al Nirvana degli Indiani o allo stato di Unione ciìon Dio di cui parlano i mistici greco-cristiani.
Lo stesso Atkinson segnala un esempio molto significativo dell'avanzato stato di conoscenza iniziatica dei Druidi. Egli ci ricorda che ogni condannato a morte poteva fruire per diritto di cinque anni prima dell'esecuzione della sentenza, onde poter prendere coscienza del futuro stato in cui si troverà esercitando la meditazione ed altre pratiche di autocoscienza; insomma, una vera e propria preparazione dell'anima per l'aldilà.
È importante, ancora una volta, sottolineare la continuità attraverso tempo e razze del sapere iniziatico.
Con riferimento ai Druidi, allora, consideriamo che la tradizione ci dice che essi, sacerdoti-maghi, giunsero in Gallia da terre lontane, molto lontane, con ogni probabilità dalla Grecia e dall'Egitto.
Riporto, a questo proposito, un passaggio di William Atkinson, il quale dice:
"Del rapporto fra Pitagorici e Druidi e delle somiglianze delle due dottrine, abbiamo già parlato; c'è da sottolineare che i Druidi erano estremamente propensi ad accurate analisi astronomiche ed astrologiche, e che queste dottrine avevano una parte importante nei loro insegnamenti. Senz'altro una parte dei loro riti aveva corrispondenze con quelli dei primi Israeliti. La rinascita era indicata dal simbolo del vischio, che simboleggiava la nuova vita scaturita dall'antica, rappresentata dalla quercia, su cui si avvince e si sviluppa. I Druidi si recarono successivamente in Bretagna ed in Irlanda, dove ancora oggi è possibile rintracciare numerose testimonianze dei loro culti, non solo nei luoghi sacri, di cui restano frammenti, ma anche in molti costumi e tradizioni dei contadini di quelle regioni. Numerosi aspetti del folklore inglese e irlandese ricco per l'appunto di fate, simboli di buona sorte, gnomi, risalgono senza dubbio ai tempi dei Druidi. Le stesse origini hanno le fiabe sulla nascita dei bambini, i quali hanno ricordi sulla vita precedente che si estinguono a poco a poco con l'avanzare degli anni. Tra quelle popolazioni c'è ancora oggi una corrente sotterranea di idee mistiche su anime che ritornano misteriosamente. Questa è senz'altro un'eredità lasciata dai Druidi."
Abbiamo dunque visto come sia perlomeno interessante considerare i Druidi come custodi di un sapere globalmente diffuso che, millenni dopo, la Teosofia ha cercato di recuperare e, parzialmente, di diffondere.
Il tema della reincarnazione, perciò, trova negli insegnamenti teosofici alcune intriganti spiegazioni.
Esiste, per i teosofi, un flusso di individualità egoiche chiamate "monadi" che, emanate in origine dalla sorgente dell'essere, "scendono a spirale" a circoscrivere una catena composta da sette globi, compresa la terra; questa catena viene definita "catena planetaria".
L'onda vitale propria delle monadi percorre una prima volta i globi 1, 2, 3, ecc... poi ci ritorna altre sei volte, per un totale di 7 volte, ognuna di esse dominata da una "razza", o "umanità dominante". Ad ogni ritorno ai singoli globi, si compie un giro, o "ronda", in cui le monadi ripartono da un gradino superiore, o livello superiore di attività. Pertanto, in ogni globo, si succedono 7 "razze", o "umanità dominanti". Vi sono poi, per ogni "razza", 7 sotto razze; ogni sotto razza possiede 7 diramazioni o branche; ma quello che è qui importante precisare è che i termini "razza" e "sotto razza", non vanno intesi in senso razzistico o deteriore come si potrebbe essere tentati di fare, bensì come diversificazioni a livello di "epoche" e di umanità dominanti quelle epoche. Anche le "sotto razze", nell'accezione evolutiva, sono solo differenti stadi di reintegrazione della monade animica.
Secondo gli insegnamenti teosofici, l'anima umana è ora nella sua quarta ronda, alla metà della quinta razza di questa ronda.
Il numero di incarnazioni necessarie per compiere ogni "ronda" è altissimo ed inevitabile.
Inoltre, tra una incarnazione e l'altra, c'è un periodo di riposo nel cosiddetto "Devachan", o "mondo celeste" in cui l'anima si prepara alle esperienze future dopo aver preso piena coscienza dei passi fin lì compiuti e delle esperienze trascorse.
Anche sulla durata di questo riposo la Teosofia dà delle indicazioni: esso dipende dal grado di sviluppo dell'anima. Ma poi, precisando, esprime un'unità temporale media a mio parere eccessiva: 15 secoli.
Al di là, comunque, delle differenti opinioni particolari, dobbiamo cogliere gli aspetti più importanti di queste enunciazioni le quali ci dispiegano un universo strutturato ciclicamente in senso evolutivo, conformemente agli insegnamenti iniziatici di tutti i tempi.

 


                                                                       CURIOSITA' SUI DRUIDI

(TRA LEGGENDE E FAVOLEGGIAMENTI)

Un druido

 è colui che è riuscito ad integrarsi perfettamente con la natura, colui che è diventata parte di essa. Il druido non ha potere sugli elementi, ma è gli elementi, che per questo motivo, riesce ad usare come estensione della proprià volontà. I druidi lanciano incantesimi divini allo stesso modo dei chierici, ma a contrario di quest'ultimi traggono il proprio potere dalla natura e non dalle divinità. Oltre i vari incantesimi che imparano con il corso del tempo, i druidi più esperti riescono a mutare la propria forma in quella di un animale. Le armi e le armature dei druidi sono limitate dal loro giuramento che impedisce loro di utilizzare oggetti non in sintonia con la natura. I druidi, tentando di incarnare la natura in tutte le sue manifestazioni, mantengono un allineamento grossomodo neutrale, variando al variare della natura. Elfi e gnomi, essendo razze che vivono strettamente a contatto con la natura, sono generalmente druidi. I druidi sono abbastanza comuni anche tra gli umani, mentre sono rarissimi tra nani e mezzorchi.

Caratteristiche: Saggezza alta determina il numero e la potenza degli incantesimi del druido


Capacità con le armi: clava, pugnale, dardo, lancia, bastone rinforzato, scimitarra e fionda
Capacità con le armature: solo le armature leggere di pelle, scudi ma solo di legno

Senso della natura: i druidi possono identificare piante e animali senza possibilità di errore

Compagno animale: i druidi possono avere un compagno animale scelto tra quelli sensibili all'incantesimo amicizia con gli animali 
Andatura nel bosco: al secondo livello i druidi possono muoversi nelle aree boschive alla velocità normale
Passo senza tracce: al 3 livello i druidi non lasciano tracce del loro passaggio e non possono essere seguiti
Resistenza al richiamo della natura: al 4 livello guadagnano immunita' contro gli incantesimi di ninfe driadi e spiritelli

Mutare forma: al 5 livello guadagnano la capacità di trasformare se stessi in un animale medio-piccolo una volta al giorno; ai livelli 6°, 7°,10°, 14° e 18° guadagnano una trasformazione aggiuntiva al giorno; al 16° livello il druidi si possono trasformare in un elementale una volta al giorno
Immunità al veleno: al livello 9 guadagnano l' immunità ai veleni
Mille volti: al tredicesimo può alterare se stesso a volontà
Corpo senza tempo: dal livello 15 i druidi non hanno più bisogno di riposare


Druido tipico (Default Druid):
Questo tipo di Druido rappresenta un difensore dell’ordine naturale, un saggio lanciatore di incantesimi che combatte le minacce ai suoi boschi con un grosso lupo al fianco.

Druido Intrusore (Druid, Interloper):
I Druidi di questa tradizione lavorano per mantenere le loro menti e i loro corpi in perfetta armonia. Questa versatile sottoclasse è bilanciata tra combattimento e abilità nel lancio di incantesimi, e ha per compagna una pantera.

Druido Grigio (Druid, Gray):
Il Druido grigio si focalizza sulle abilità latenti di combattimento, rendendo questi personaggi una potente forza sia
cone le armi sia con gli incantesimi.

Druido della Morte (Druid, Death):
I Druidi della Morte impersonificano il lato vendicativo del rapporto dei Druidi con la natura. Questi personaggi distruggono i nemici delle loro foreste con una follia sanguinosa, usando incantesimi ingannevoli e potenti nella loro missione di vendetta. Sono spesso accompagnati da un mostruoso ragno.

Druido Signore del Falco (Druid, Hawkmaster):
Il Signore del Falco si focalizza sull’alta destrezza, la’abilità di deviare ed evitare i colpi, e il supremo controllo sugli animali della foresta. Il loro ominimo falco è un suo costante compagno.


I Druidi

Druidi: significa " sapienza della quercia" ed erano i sacerdoti celti; questa etimologia si può spiegare dal fatto che i druidi tagliavano il vischio della quercia per accompagnare i tori al sacrificio rituale, il quale era un occasione di feste particolari.

Gli alberi dei boschi sacri inoltre, e in particolare le querce, erano simboli delle divinità celtiche.

I Druidi leggevano i segreti della natura attraverso i segni espressi negli eventi atmosferici, nelle viscere degli animali o nelle cortecce degli alberi.

Si sentivano circondati da forze ed entità misteriose, benigne e maligne come spiriti, mostri e divinità.

Luoghi di culto: quasi sempre all' aperto come i boschi e gli stagni sacri, nelle cui acque venivano depositate le offerte votive e grandi recinti, costituiti da terrapieni circondati da fossi, dove si svolgevano anche le feste religiose con grandi banchetti collettivi.

Bardi: sapienti che recitavano,(accompagnati da uno strumento musicale), i canti che celebravano le leggende celtiche.