Capitolo 1.
SUL CAMPO DI BATTAGLIA DI
KURUKSHETRA.

CAPITOLO
1
Sul
campo di battaglia
di Kuruksetra
VERSO 1
dhritarastra
uvaca
dharma-ksetre kuru-ksetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya
dhritarastrah
uvaca: re Dhritarastra disse; dharma-ksetre: nel luogo di
pellegrinaggio; kuru-ksetre: nel luogo chiamato Kuruksetra; samavetah:
riuniti; yuyutsavah: desiderando lottare; mamakah: la mia fazione
(figli); pandavah: i figli di Pandu; ca: e; eva: certamente; kim: che
cosa; akurvata: fecero; sanjaya: o Sanjaya.
TRADUZIONE
Dhritarastra
disse:
O Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu dopo
essersi riuniti nel luogo santo di Kuruksetra, pronti ad attaccar
battaglia?
SPIEGAZIONE
La
Bhagavad-gita è un Testo sacro molto diffuso che espone la scienza di
Dio; la Gita-mahatmya (“Le glorie della Bhagavad-gita”), che ne
riassume il contenuto, consiglia uno studio molto attento di questo
Testo sotto la guida di una persona devota a Sri Krishna e raccomanda di
cercarne il significato senza darne un’interpretazione personale. La
Bhagavad-gita stessa suggerisce come studiare e comprendere il suo
contenuto attraverso l’esempio di Arjuna, che capì, senza
interpretarlo, l’insegnamento ricevuto direttamente dal Signore. Chi
ha la fortuna di ricevere questa conoscenza da una successione di
maestri spirituali che risale a Krishna, e non vi introduce alcuna
interpretazione personale, acquisirà una conoscenza superiore a quella
contenuta in tutte le scritture vediche e in tutti i Testi sacri del
mondo. La Bhagavad-gita contiene non solo ciò che è in tutte le altre
Scritture rivelate, ma anche verità che non si trovano in nessun altro
testo. Questa è la sua particolarità. Quest’opera ci dà la
perfezione della scienza di Dio, perché fu enunciata direttamente dal
Signore stesso, Sri Krishna.
Il dialogo tra Dhritarastra e Sanjaya, come lo riporta il Mahabharata,
costituisce la base di questa grande filosofia, che il Signore, venuto
in persona sul nostro pianeta per guidare gli uomini, rivelò sul campo
di battaglia di Kuruksetra (terra sacra, luogo di pellegrinaggio fin dai
tempi immemorabili dell’età vedica).
La parola dharma-ksetra (letteralmente luogo dove si compiono riti
religiosi) è molto significativa qui perché è Dio stesso, la Persona
Suprema, che Si trova accanto ad Arjuna sul campo di battaglia di
Kuruksetra. Il padre dei Kuru, Dhritarastra, dubita molto che i suoi
figli possano riportare la vittoria e domanda al suo segretario Sanjaya:
“Che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu?” Egli sa bene
che i propri figli e quelli di suo fratello minore Pandu sono riuniti
sul campo di battaglia di Kuruksetra, decisi a battersi. Tuttavia la sua
domanda è significativa. Vuole essere sicuro che i suoi figli e i loro
cugini non siano giunti a compromessi, e nello stesso tempo vuole
rassicurarsi sulla loro sorte. Dhritarastra teme molto l’influsso del
luogo sacro sull’esito della battaglia, perché i Veda ne parlano come
di un luogo di sacrifici dove discendono anche gli abitanti dei pianeti
celesti, e sa che il suo influsso positivo favorirà Arjuna e i Pandava
grazie alla loro virtù.
Sanjaya è discepolo di Vyasa e possiede, per grazia del suo maestro, il
privilegio di vedere ciò che accade sul campo di battaglia senza
spostarsi dal palazzo del re Dhritarastra. Conoscendo il suo potere,
Dhritarastra gli chiede di descrivere ciò che accade sul campo di
battaglia.
Dhritarastra svela qui i suoi pensieri: sebbene i suoi figli e i figli
di Pandu appartengano alla stessa famiglia, egli sostiene che soltanto i
primi sono Kuru, escludendo così i Pandava dall’eredità di famiglia.
È chiara qui la posizione che Dhritarastra assume verso i nipoti, i
figli di Pandu. E appare evidente, fin dall’inizio di questa
narrazione, che il figlio di Dhritarastra (Duryodhana) e i suoi seguaci
saranno spazzati via dal luogo santo di Kuruksetra dove si trova Krishna,
il padre della religione; saranno estirpati come erbacce in un campo di
riso, e le persone profondamente virtuose, guidate da Yudhisthira,
trionferanno per la grazia del Signore. Questo è il significato delle
parole dharma-ksetre, a parte la loro importanza storica e vedica.
VERSO
2
sanjaya
uvaca
dristva tu pandavanikam
vyudham duryodhanas tada
acaryam upasangamya
raja vacanam abravit
sanjayah
uvaca: Sanjaya disse; dristva: dopo aver visto; tu: ma; pandava-anikam:
le truppe dei Pandava; vyudham: schierate in falange; duryodhanah: re
Duryodhana; tada: in quel momento; acaryam: il maestro; upasangamya.
avvicinandosi a; raja: il re; vacanam: parole; abravit: pronunciò.
TRADUZIONE
Sanjaya disse:
O re, dopo aver osservato l’esercito dei figli di Pandu schierato in
ordine di combattimento, il re Duryodhana si avvicina al suo maestro e
gli rivolge le seguenti parole.
SPIEGAZIONE
Dhritarastra
è cieco dalla nascita e sfortunatamente è anche privo di visione
spirituale. Sa bene che i suoi figli, ciechi quanto lui sul piano della
religione, non arriveranno mai a un accordo con i Pandava, la cui virtù
è innata. Egli teme l’influsso del luogo sacro sull’esito della
battaglia e Sanjaya capisce lo scopo delle domande del re. Così, per
mitigare il suo scoraggiamento, gli assicura che i suoi figli non
accetteranno alcun compromesso, nonostante l’influsso del luogo santo.
Lo informa che suo figlio Duryodhana ha appena valutato le forze
militari dei Pandava e si dirige ora verso il comandante del suo
esercito, Dronacarya, per descrivergli la situazione. Sebbene sia il re,
come indica questo verso, Duryodhana deve consultare il capo delle sue
truppe, data la gravità della situazione. Duryodhana era un abile
politico, ma col suo atteggiamento diplomatico non riesce a
nascondere la paura che gli incute lo schieramento dei Pandava.
VERSO
3
pasyaitam
pandu-putranam
acarya mahatim camum
vyudham drupada-putrena
tava sisyena dhimata
pasya:
guarda; etam: questo; pandu-putranam: dei figli di Pandu; acarya: o
maestro; mahatim: grande; camum: forza militare; vyudham: organizzata;
drupada-putrena: dal figlio di Drupada; tava: tuo; sisyena: discepolo;
dhi-mata: molto intelligente.
TRADUZIONE
Osserva, o
maestro, il grande esercito dei figli di Pandu, schierato con tanta
perizia dal tuo intelligente discepolo, il figlio di Drupada.
SPIEGAZIONE
Duryodhana,
da grande diplomatico, mette in evidenza i punti deboli di Dronacarya,
il grande brahmana comandante dell’esercito. Dronacarya aveva avuto
divergenze politiche col re Drupada (padre di Draupadi, la sposa di
Arjuna). In seguito a quella divergenza Drupada aveva compiuto un grande
sacrificio grazie al quale poté avere un figlio capace di uccidere
Dronacarya. Dronacarya era a conoscenza di questo fatto, tuttavia poiché
era un brahmana generoso, non esitò a insegnare tutti i segreti
dell’arte militare al figlio di Drupada, Dhristadyumna, quando questi
gli fu affidato per ricevere l’educazione militare. Ora, sul campo di
battaglia di Kuruksetra, Dhristadyumna è dalla parte dei Pandava e ha
organizzato le loro truppe secondo l’arte appresa da Dronacarya.
Duryodhana ricorda dunque il suo errore a Dronacarya affinché questi
sia vigile e non scenda a compromessi nel combattimento. Dronacarya non
dovrà mostrarsi indulgente neppure verso i Pandava, che furono i suoi
affezionati allievi, e in particolare verso Arjuna, l’allievo più
caro e brillante. Duryodhana lo avverte che tale mancanza di fermezza
condurrebbe alla sconfitta.
VERSO
4
atra
sura mahesv-asa
bhimarjuna-sama yudhi
yuyudhano viratas ca
drupadas ca maha-rathah
atra:
qui; surah: eroi; maha-isu-asah: potenti arcieri, bhima-arjuna: a Bhima
e Arjuna; samah: uguali; yudhi: nella lotta; yuyudhanah: Yuyudhana;
viratah: Virata; ca: anche; drupadah: Drupada; ca: anche; maha-rathah:
grande combattente.
TRADUZIONE
“In questo
esercito sono presenti molti valorosi arcieri che eguagliano Bhima e
Arjuna nel combattimento: grandi guerrieri come Yuyudhana, Virata e
Drupada.
SPIEGAZIONE
Anche se
Dhristadyumna non rappresenta un grande ostacolo davanti alla scienza
militare di Dronacarya, altri guerrieri ben più temibili sono presenti
nel campo nemico. Duryodhana pensa che essi renderanno la vittoria
estremamente difficile perché ognuno di loro ha la forza di Bhima e di
Arjuna. Egli conosce bene la forza di Bhima e Arjuna, perciò paragona
ad essi gli altri combattenti.
VERSO
5
dhristaketus
cekitanah
kasirajas ca viryavan
purujit kuntibhojas ca
saibyas ca nara-pungavah
dhristaketuh:
Dhristaketuh; cekitanah: Cekitana; kasirajah: Kasiraja; ca: anche;
virya-van: molto potenti; purujit: Purujit; kuntibhojah: Kuntibhoja; ca:
e; saibyah: Saibya; ca: e; nara-pungavah: eroe della società umana.
TRADUZIONE
Vi sono anche
Dhristaketu, Cekitana, Kasiraja, Purujit, Kuntibhoja e Saibya, tutti
grandi guerrieri, eroici e potenti.
VERSO
6
yudhamanyus
ca vikranta
uttamaujas ca viryavan
saubhadro draupadeyas ca
sarva eva maha-rathah
yudhamanyuh:
Yudhamanyu; ca: e; vikrantah: potente; uttamaujah: Uttamauja; ca: e;
virya-van: molto potente; saubhadrah: il figlio di Subhadra; draupadeyah:
i figli di Draupadi; ca: e; sarva: tutti; eva: certamente; maha-rathah:
grandi combattenti sul carro.
TRADUZIONE
“Guarda il
grande Yudhamanyu, il potentissimo Uttamauja, il figlio di Subhadra e i
figli di Draupadi. Sono tutti valorosi combattenti sul carro.
VERSO
7
asmakam
tu visista ye
tan nibodha dvijottama
nayaka mama sainyasya
samjnartham tan bravimi te
asmakam:
nostro; tu: ma; visistah: particolarmente potenti; ye: coloro; tan:
loro; nibodha: prendi nota, sii informato; dvija-uttama: o migliore dei
brahmana; nayakah: capitani; mama: mio; sainyasya: dei soldati;
samjna-artham: per informazione; tan: loro; bravimi: io parlo; te: a te.
TRADUZIONE
“Ma per tua
informazione, o migliore dei brahmana, lascia che ti dica quali capi
sono particolarmente qualificati a guidare le mie forze militari.
VERSO
8
bhavan
bhismas ca karnas ca
kripas ca samitim-jayah
asvatthama vikarnas ca
saumadattis tathaiva ca
bhavan:
tu stesso; bhismah: Bhisma, il nonno; ca: anche; karnah: Karna; ca: e;
kripah: Kripa; ca: e; samitim-jayah: sempre vittoriosi in battaglia;
asvatthama: Asvatthama; vikarnah: Vikarna; ca: come anche; saumadattih:
il figlio di Somadatta; tatha: come; eva: certamente; ca: anche.
TRADUZIONE
“Vi sono
personalità quali Bhisma, Karna, Kripa, Asvatthama, Vikarna e il figlio
di Somadatta detto Bhurisrava che, come te, sono sempre vittoriosi in
battaglia.
SPIEGAZIONE
Duryodhana
nomina qui gli eccezionali eroi del suo esercito, guerrieri che sono
sempre stati vittoriosi: Vikarna, fratello di Duryodhana, Asvattama,
figlio di Dronacarya, e Saumadatti, chiamato anche Bhurisrava, figlio
del re dei Bahlika. Karna è il fratellastro di Arjuna, generato da
Kunti prima del suo matrimonio con re Pandu. Dronacarya sposò la
sorella gemella di Kripacarya.
VERSO
9
anye
ca bahah sura
mad-arthe
tyakta-jivitah
nana-sastra-praharanah
sarve yuddha-visaradah
anye:
altri; ca: anche; bahavah: in gran numero; surah: eroi; mat-arthe: per
il mio bene; tyakta-jivitah: pronti a rischiare la vita; nana: molte;
sastra: armi; praharanah: muniti di; sarve: tutti; yuddha-visaradah:
esperti nell’arte militare.
TRADUZIONE
“Numerosi
altri eroi sono pronti a sacrificare la vita per me, tutti ben armati e
molto esperti nell’arte militare.
SPIEGAZIONE
Quanto
agli altri eroi, come Jayadratha, Kritavarma e Salya, sono tutti pronti
a morire per Duryodhana. Ciò significa che sono tutti condannati a
lasciare la vita nella battaglia di Kuruksetra per essersi schierati
dalla parte dell’empio Duryodhana. Duryodhana, naturalmente,
confidando nella forza dei suoi alleati, è sicuro della vittoria.
VERSO
10
aparaptam
tad asmakam
balam bhismabhiraksitam
paryaptam tv idam etesam
balam bhimabhiraksitam
aparyaptam:
incommensurabili; tat: che; asmakam: nostre; balam: forze; bhisma: dl
nonno Bhisma; abhiraksitam: perfettamente protette; parpyaptam:
limitate; tu: ma; idam: tutta questa; estesam: dei Pandava; balam:
forza; bhima: da Bhima; abhiraksitam: accuratamente protetta.
TRADUZIONE
“Le nostre
forze sono incommensurabili e noi siamo perfettamente protetti
dall’anziano Bhisma, mentre le forze dei Pandava, protette con cura da
Bhima, sono limitate.
SPIEGAZIONE
Duryodhana
confronta le sue forze con quelle dei Pandava. Egli crede che la potenza
del suo esercito sia immensurabile perché l’anziano Bhisma, il più
esperto dei generali, lo protegge. Le forze militari dei Pandava,
invece, gli sembrano limitate perché sono affidate al comando di Bhima,
che non regge il confronto col più esperto Bhisma. Duryodhana odia da
sempre Bhima perché sa che sarà lui a causare la sua morte, ma è
comunque sicuro della vittoria perché nelle sue file è presente Bhisma,
il migliore dei generali. La conclusione di Duryodhana che egli sarebbe
uscito vittorioso dalla battaglia è dunque ben fondata.
VERSO
11
ayanesu
ca sarvesu
yatha-bhagam avastitah
bhismam evabhiraksantu
bhavantah sarva eva hi
ayanesu:
nei punti strategici; ca: anche; sarvesu: in tutti i luoghi;
yatha-bhagam: differentemente disposti; avastitah: situati; bhismam: al
nonno Bhisma; eva: certamente; abhiraksantu: doveste aiutare; bhavantah:
voi; sarva: tutti rispettivamente; eva hi: certamente.
TRADUZIONE
“Tutti voi
ora dovete dare pieno sostegno al patriarca Bhisma dai vostri rispettivi
posti strategici di accesso alla falange dell’esercito.”
SPIEGAZIONE
Ora che
ha esaltato il valore di Bhisma, Duryodhana pensa che gli altri
combattenti rischino di offendersi sentendo sminuita la loro importanza
e tenta di riequilibrare la situazione con la sua consueta diplomazia.
Bhisma, come fa notare, è certamente il più grande degli eroi, ma è
ormai vecchio, perciò tutti gli altri devono pensare alla sua
protezione. Il nemico potrebbe approfittare della sua presenza su
un’ala per sferrare un attacco sull’altra. È importante dunque che
tutti gli eroi mantengano le loro posizioni strategiche per non dare
alcuna possibilità al nemico di penetrare le linee. Duryodhana è
convinto che la vittoria dei Kuru dipenda dalla presenza di Bhismadeva e
ha piena fiducia nella sua lealtà, come in quella di Dronacarya, di cui
ha già avuto prova. Infatti Bhismadeva e Dronacarya non dissero neppure
una parola quando Draupadi, la sposa di Arjuna, fece appello al loro
senso di giustizia mentre veniva spogliata a forza davanti
all’assemblea di tutti i grandi generali. Duryodhana conosce
l’affetto che i due generali nutrono per i Pandava, ma spera che essi
abbandonino ogni sentimento, come fecero quando Draupadi fu vinta al
gioco.
VERSO
12
tasya
sanjanaya harsam
kuru-vriddhah pitamahah
simha-nadam vinadyoccaih
sankham dadhmau pratapavan
tasya:
sua; sanjanayan: accrescendo; harsam: gioia; kuru-vriddhah: il patriarca
della dinastia Kuru (Bhisma); pitamahah: il nonno; simha-nadam: suono
ruggente, come quello di un leone; vinadya: vibrando; uccaih:
sonoramente; sankham: conchiglia; dadhmau: soffiò; pratapavan: il
valoroso.
TRADUZIONE
In quel
momento Bhisma, il grande e valoroso patriarca della dinastia Kuru, il
nonno dei combattenti, soffia con forza nella sua conchiglia che risuona
come il ruggito di un leone, allietando il cuore di Duryodhana.
SPIEGAZIONE
Il
patriarca della dinastia Kuru ha colto il significato profondo delle
parole di suo nipote Duryodhana e prova per lui una compassione
naturale. Allora, rispondendo alla sua fama di leone, soffia con forza
nella sua conchiglia con la speranza di riconfortare Duryodhana. Col
simbolo della conchiglia Bhisma fa capire indirettamente al nipote
afflitto che non si risparmierà nella lotta perché è suo dovere
dirigere il combattimento, anche se non ha alcuna possibilità di
vittoria perché ha come nemico Sri Krishna, il Signore Supremo.
VERSO
13
tatah
sankhas ca bheryas ca
panavanaka-gomukhah
sahasaivabhyahanyanta
sa sabdas tumulo ‘bhavat
tatah:
in seguito; sankhah: conchiglie; ca: anche; bheryah: grandi tamburi; ca:
e; panava-anaka: tamburelli e timpani; gomukhah: corni; sahasa:
improvvisamente; eva: certamente; abhyahanyanta: simultaneamente
risuonando; sah: quel; sabdah: suono combinato; tumulah: tumultuoso;
abhavat: diventò.
TRADUZIONE
Allora le
conchiglie, i tamburi, le trombe, i flicorni e i corni risuonano tutti
all’improvviso e il loro suono combinato si fa tumultuoso.
VERSO
14
tatah
svetair hayair yukte
mahati syandane stitau
madhavah pandavas caiva
divyau sankhau pradadhmatuh
tatah:
in seguito; svetaih: con bianchi; hayaih: cavalli; yukte: essendo
aggiogati; mahati: in un grande; syandane: carro; sthitau: situati;
madhavah: Krishna (il marito della dea della fortuna); pandavah: Arjuna
(il figlio di Pandu); ca: anche; eva: certamente; divyau:
trascendentali; sankhau: conchiglie; pradadhmatuh: suonarono.
TRADUZIONE
Nell’altro
campo, Krishna e Arjuna, in piedi su un grande carro trainato da cavalli
bianchi, fanno risuonare le loro conchiglie trascendentali.
SPIEGAZIONE
Le
conchiglie di Krishna e Arjuna sono dette trascendentali in netto
contrasto con quella di Bhisma. Il suono delle loro conchiglie
trascendentali indica che non c’è speranza di vittoria per il campo
nemico perché Krishna Si trova dalla parte dei Pandava. Jayas tu
pandu-putranam yesam pakse janardanah: la vittoria accompagna sempre
coloro che, come i figli di Pandu, hanno l’alleanza del Signore.
Inoltre, dove c’è Krishna c’è anche la dea della fortuna, perché
la dea della fortuna non vive mai da sola, senza suo marito. Fortuna e
vittoria attendono dunque Arjuna, come annuncia il suono trascendentale
della conchiglia di Visnu, ossia di Krishna. Per di più il carro sul
quale si trovano i due amici, Krishna e Arjuna, è un dono di Agni (il
dio del fuoco) ad Arjuna, e ciò indica che questo carro può
conquistare ogni direzione ovunque sia condotto nei tre mondi.
VERSO
15
pancajanyam
hrisikeso
devatattam dhananjayah
paundram dadhmau maha-sankham
bhima-karma vrikodarah
pancajanyam:
la conchiglia chiamata Pancajanya; hrisika-isah: Hrisikesa (Krishna, il
Signore che guida i sensi dei Suoi devoti); devadattam: la conchiglia
chiamata Devadatta; dhanam-jayah: Dhananjaya (Arjuna, il conquistatore
della ricchezza); paundram: la conchiglia chiamata Paundra; dadhmau:
soffiò; maha-sankham: la conchiglia terrificante; bhima-karma: che
compie imprese erculee; vrika-udarah: Bhima, il mangiatore vorace.
TRADUZIONE
Krishna soffia
nella sua conchiglia, Pancajanya, e Arjuna nella sua, Devadatta; Bhima,
il mangiatore vorace dalle imprese erculee, soffia nella sua
terrificante conchiglia chiamata Paundra.
SPIEGAZIONE
Il
Signore, Sri Krishna, è chiamato qui Hrisikesa perché è il
proprietario dei sensi di tutti gli esseri. Gli esseri viventi sono
parti integranti del Signore, perciò i loro sensi sono parte dei sensi
del Signore. Incapaci di spiegare la presenza dei sensi nell’essere
vivente, gli impersonalisti concludono frettolosamente che l’essere è
privo di sensi, cioè è impersonale. Situato nel cuore di tutti gli
esseri, il Signore dirige i loro sensi secondo il grado di sottomissione
che Gli dimostrano. Nel caso del puro devoto, per esempio, Egli guida
direttamente. Così, sul campo di battaglia di Kuruksetra, il Signore
controlla direttamente i sensi trascendentali di Arjuna, e ciò spiega
il Suo nome di Hrisikesa.
Il Signore ha differenti nomi, relativi alle Sue differenti attività.
Si chiama Madhusudana, ad esempio, perché ha ucciso il demone Madhu;
Govinda perché dà piacere alle mucche e ai sensi di tutti gli esseri;
Vasudeva perché apparve come figlio di Vasudeva; Devaki-nandana perché
accettò Devaki come Sua madre, e Yasoda-nandana perché con Yasoda
manifestò i Suoi divertimenti d’infanzia nel villaggio di Vrindavana.
È chiamato anche Partha-sarathi perché conduce ora il carro del Suo
amico Arjuna, al quale impartisce sul campo di battaglia le istruzioni
che Gli valgono qui il nome di Hrisikesa.
Arjuna, invece, è chiamato in questo verso Dhananjaya, per l’aiuto
che diede a suo fratello maggiore (il re Yudhisthira) nel trovare
l’enorme fortuna necessaria al compimento di numerosi sacrifici.
Quanto a Bhima, egli è soprannominato Vrikodara a causa del suo
appetito, formidabile quanto la sua capacità di compiere imprese
sovrumane, come l’uccisione del demoniaco Hidimba.
I più grandi capi dell’esercito Pandava fanno risuonare ora le loro
conchiglie che, insieme con quella del Signore, incoraggiano vivamente i
soldati. Il campo opposto, invece non gode di questi vantaggi: né
Krishna la guida suprema, né la dea della fortuna sono presenti. La
sconfitta per loro è già segnata: questo è il messaggio annunciato
dal suono delle conchiglie.
VERSI
16-18
anantavijayam
raja
kunti-putro yudhisthirah
nakulah sahadevas ca
sughosa-manipuspakau
kasyas ca paramesv-asah
sikhandi ca maha-rathah
dhristadyumno viratas ca
satyakis caparajitah
drupado draupadeyas ca
sarvasah prithivi-pate
saubhadras ca maha-bahuh
sankhan dadhmuh prithak prithak
ananta-vijayam:
la conchiglia chiamata Ananta-vijaya; raja: il re; kunti-putrah: il
figlio di Kunti; yudhisthirah: Yudhisthira; nakulah: Nakula; sahadevah:
Sahadeva; ca: e; sughosa-manipuspakau: le conchiglie chiamate Sughosa e
Manipuspaka; kasyah: il re di Kasi (Varanasi); ca: anche; maha-rathah:
che sa battersi da solo contro migliaia di guerrieri; dhristadyumnah:
Dhristadyumna; (il figlio del re Drupada); viratah: Virata (il principe
che diede rifugio ai Pandava quando dovettero serbare l’incognito); ca:
anche; satyakih: Satyaki (altro nome di Yuyudhana, il conduttore del
carro di Krishna); ca: e; aparajitah: che non era mai stato vinto prima;
drupada; il re di Pancala; draupadeyah: i figli di Draupadi; ca: anche;
sarvasah: tutti; prithivi-pate: o re; saubhadrah: Abhimanyu, il figlio
di Subhadra; ca: anche; maha-bahuh: potentemente armato; sankhan:
conchiglie; dadhmuh: soffiarono; prithak prithak: ciascuno
separatamente.
TRADUZIONE
Il re
Yudhistira, figlio di Kunti, fa risuonare la sua conchiglia,
Ananta-vijaya; Nakula e Sahadeva soffiano nella Sughosa e nella
Manipuspaka. Il re di Kasi, celebre arciere, il grande guerriero
Sikhandi, Dhristadyumna, Virata e l’invincibile Satyaki, Draupada e i
figli di Draupadi, e altri ancora, o re, come figlio di Subhadra, ben
armato, tutti fanno risuonare le loro conchiglie.
SPIEGAZIONE
Con
molto tatto Sanjaya informa Dhritarastra che la sua politica tesa a
ingannare i figli di Pandu per installare sul trono i propri figli è
poco saggia e lodevole. È chiaro ormai che tutta la dinastia Kuru perirà
in questa grande battaglia. Tutti i combattenti sono già condannati,
dall’anziano Bhisma fino alla generazione più giovane, quella di
Abhimanyu, inclusi i re dei numerosi Stati del mondo che sono presenti
sul campo. E il re Dhritarastra, che ha incoraggiato la politica dei
suoi figli, è il responsabile dell’imminente catastrofe.
VERSO
19
sa
ghoso dhartarastranam
hridayani vyadarayat
nabhas ca prithivim caiva
tumulo ’bhyanunadayan
sah:
quella; ghosah: vibrazione; dhartarastranam: dei figli di Dhritarastra;
hridayani: i cuori; vyadarayat: fece tremare; nabhah: il cielo; ca: e;
prithivim: la superficie terrestre; ca: anche; eva: certamente; tumulah:
tumultuosa; abhyanunadayan: risuonando.
TRADUZIONE
Il boato di
tutte quelle conchiglie diventa tumultuoso. Ripercuotendosi nel cielo e
sulla terra fa tremare il cuore dei figli di Dhritarastra.
SPIEGAZIONE
Quando
Bhisma e gli altri alleati di Duryodhana soffiarono nelle loro
conchiglie non ci fu la minima paura nel campo dei Pandava. Al
contrario, questo verso mostra che è il ruggito delle conchiglie dei
Pandava a far tremare il cuore di Dhritarastra. E se i Pandava incutono
tanto terrore al campo nemico, ciò è dovuto solo alla loro totale
fiducia in Krishna. Chi si rifugia nel Signore Supremo non ha più
niente da temere anche nel mezzo delle più gravi difficoltà.
VERSO
20
atha
vyavasthitan dristva
dhartarstran kapi-dhvajah
pravritte sastra-sampate
dhanur udyamya pandavah
hrisikesam tada vakyam
idam aha mahi-pate
atha: in
quel momento; vyavasthitan: situato; dristva: osservando; dhartarastran:
i figli di Dhritarastra; kapi-dhvajah: colui la cui bandiera porta lo
stemma di Hanuman; pravritte: pronto a impegnarsi; sastra-sampate: a
scoccare le frecce; dhanuh: arco; udyamya: afferrando; pandavah: il
figlio di Pandu (Arjuna); hrisikesam: a Sri Krishna; tada: allora;
vakyam: parole; idam: queste; aha: disse; mahi-pate: o re.
TRADUZIONE
O re, in quel
momento Arjuna il figlio di Pandu, seduto sul suo carro il cui stendardo
porta l’emblema di Hanuman, afferra l’arco e si prepara a scoccare
le frecce, gli occhi fissi sui figli di Dhritarastra schierati in ordine
militare. Poi si rivolge a Krishna con queste parole.
SPIEGAZIONE
Il
combattimento sta per cominciare. Come abbiamo visto, i figli di
Dhritarastra sono più o meno tutti scoraggiati per l’inatteso
spiegamento di forze dei Pandava, guidati dalle istruzioni dirette di
Sri Krishna sul campo di battaglia. L’emblema di Hanuman che orna lo
stendardo di Arjuna è un altro segno di vittoria, perché Hanuman aveva
cooperato con Sri Rama nella battaglia contro Ravana, dalla quale Rama
uscì vittorioso. Ora Hanuman e Rama sono entrambi sul carro di Arjuna
per aiutarlo. Krishna non è altri che Rama, e ovunque c’è Rama c’è
anche Hanuman, il Suo eterno servitore, e Sita, la Sua eterna consorte,
la dea della fortuna. Arjuna non ha dunque da temere alcun nemico, tanto
più che Krishna, il maestro dei sensi, è lì in persona a guidarlo.
Arjuna ha dalla sua parte il miglior consigliere militare. Queste
condizioni favorevoli, offerte dal Signore a Suo eterno devoto, sono la
garanzia di una sicura vittoria.
VERSI
21-22
arjuna
uvaca
senayor ubhayor madhye
ratham sthapaya me ‘cyuta
yavad etan nirikse ham
yoddhu-kaman avasthitan
kair maya saha yoddhavyam
asmin rana-samudyame
arjunah
uvaca: Arjuna disse; senayoh: degli eserciti; ubhayoh: entrambi; madhye:
tra; ratham: il carro; sthapava: poni; me: mio; acyuta: o infallibile;
yavat: finché; etan: tutti questi; nirikse: possa vedere; aham: io;
yoddhu-kaman: desiderando combattere; avasthitan: schierati sul campo di
battaglia; kaih: con chi; maya: da me; saha: insieme; yoddhavyam: devo
battermi; asmin: in questo; rana: conflitto; samu-dyame: nel tentativo.
TRADUZIONE
Arjuna disse:
O infallibile, Ti prego, conduci il mio carro tra i due eserciti affinché
io possa vedere chi è presente qui, chi desidera combattere e chi deve
affrontare in questa grande prova d’armi.
SPIEGAZIONE
Benché
Krishna sia Dio, la Persona Suprema, mostrando la Sua misericordia
assoluta Si è messo al servizio del Suo amico Arjuna. L’affetto che
Egli ha per i Suoi devoti non fallisce mai, perciò qui è definito
infallibile. Nel Suo ruolo di conduttore di carro deve obbedire agli
ordini di Arjuna, e poiché lo fa senza esitazioni è chiamato
infallibile. Ma anche se ha accettato la posizione di conduttore di
carro per il Suo devoto, la Sua posizione suprema è sempre fuori
dubbio. In ogni circostanza Egli rimane Dio, la Persona Suprema,
Hrisikesa, il maestro dei sensi di tutti gli esseri. La relazione tra il
Signore e il Suo servitore è molto dolce e trascendentale. Il servitore
è sempre pronto a servire il Signore, e il Signore, da parte Sua, cerca
sempre l’occasione di servire il Suo devoto. Egli prova una gioia
maggiore nel vedere il Suo puro devoto prendere una posizione superiore
e darGli ordini piuttosto che comandare di persona. Egli è il maestro,
e tutti gli esseri Gli sono subordinati, nessuno Gli è superiore,
nessuno può comandarLo; ma vedere un Suo devoto che Gli dà ordini Lo
riempie di una gioia spirituale, sebbene Egli rimanga il maestro
infallibile in ogni circostanza.
Arjuna, puro devoto del Signore, non ha alcun desiderio di lottare
contro i suoi parenti, ma vi è spinto dall’ostinazione di Duryodhana
che rifiuta ogni negoziato. Perciò è molto ansioso di vedere chi sono
i capi presenti sul campo di battaglia. Naturalmente non è più l’ora
di proporre un altro accordo di pace, ma Arjuna vuole vedere i volti dei
comandanti nemici per capire fino a che punto essi tengano a impegnarsi
in una battaglia che nessuno desidera.
VERSO
23
yotsyamanan
avekse ’ham
ya ete ’tra samagatah
dhartarastriasya durbuddher
yudhe priya-cikirsavah
yotsyamanan:
coloro che stanno per combattere; avekse: fammi vedere; aham: io; ye:
chi; ete: quelli; atra: qui; samagatah: riuniti; dhartarastrasya: per il
figlio di Dhritarastra; durbuddheh: malvagio; yuddhe: nel combattimento;
priya: bene; cikirsavah: desiderando.
TRADUZIONE
Lasciami
vedere che sono venuti qui a combattere col desiderio di soddisfare il
malvagio figlio di Dhritarastra.
SPIEGAZIONE
Non era
più un segreto per nessuno il fatto che Duryodhana volesse usurpare il
trono dei Pandava con i loschi piani tramati insieme a suo padre
Dhritarastra. Tutti quelli che si erano uniti al campo di Duryodhana
dovevano dunque essere persone della stessa natura. Arjuna vuole vederli
prima che il combattimento abbia inizio per sapere chi sono, ma senza
intenzione di proporre loro negoziati di pace. Vuole vederli per
valutare le loro forze, anche se ha fiducia nella vittoria perché
Krishna è seduto al suo fianco.
VERSO
24
sanjaya
uvaca
evam ukto hriikeso
gudakesena bharata
senayor ubhayor madhye
sthapayitva rathottamam
sanjayah
uvaca: Sanjaya disse; evam: così; uktah: rivolto a; hrisikesah: Sri
Krishna; gudakesena: da Arjuna; bharata: o discendente di Bharata;
senayoh: degli eserciti; ubhayoh: entrambi; madhye: nel mezzo;
sthapaytva: ponendo; ratha-uttamam: lo splendido carro.
TRADUZIONE
Sanjaya disse:
O discendente di Bharata, ascoltala la richiesta di Arjuna, Krishna
conduce lo splendido carro tra i due eserciti.
SPIEGAZIONE
In
questo verso Arjuna è chiamato Gudakesa. Gudaka significa sonno, e
colui che vince il sonno è chiamato gudakesa. Sonno è anche sinonimo
d’ignoranza, perciò Arjuna poté vincere il sonno e l’ignoranza
insieme grazie alla sua amicizia con Krishna. Grande devoto del Signore,
Arjuna non può dimenticarLo nemmeno per un istante, perché questa è
la natura del devoto. Nella veglia o nel sonno un devoto non smette mai
di pensare al nome di Krishna, alla Sua forma, alle Sue qualità e ai
Suoi divertimenti. Così semplicemente immergendosi in questi pensieri,
il devoto di Krishna vince il sonno e l’ignoranza. Questa è la
coscienza di Krishna, o samadhi. Essendo Hrisikesa, cioè Colui che
dirige i sensi e la mente di ogni essere, Krishna sa il motivo per cui
Arjuna vuole portare il carro in mezzo ai due eserciti ed esaudisce la
sua richiesta.
VERSO
25
bhisma-drona-pramukhatah
sarvesam ca mahi-ksitam
uvaca partha pasyaitan
samavetan kurun iti
bhisma:
nonno Bhisma; drona: il maestro Drona; pramukhatah: davanti a; sarvesam:
tutti; ca: anche; mahi-ksitam: i capi del mondo; uvaca: disse; partha: o
figlio di Pritha; pasya: osserva; etan: tutti loro; samavetan: riuniti;
kurun: i membri della dinastia Kuru; iti: così.
TRADUZIONE
Alla presenza
di Bhisma, di Drona e di tutti gli altri condottieri di questa mondo, il
Signore dice ad Arjuna: “Guarda, Partha, tutti i Kuru sono riuniti
qui.”
SPIEGAZIONE
Essendo
l’anima Suprema situata in ogni essere vivente, Sri Krishna sa
perfettamente ciò che preoccupa Arjuna. In questo contesto l’uso
della parola “Hrisikesa” indica che il Signore sa tutto. E il nome
Partha, “figlio di Kunti, o Pritha” riferito ad Arjuna è
anch’esso significativo. Krishna è l’amico di Arjuna e vuole dirgli
che Egli accetta di condurre il suo carro perché Arjuna è figlio di
Sua zia Pritha, sorella di Suo padre Vasudeva. Ma per quale motivo
invita Arjuna a volgere lo sguardo verso i Kuru? Arjuna vorrebbe evitare
la battaglia? Non è questo che Krishna Si aspetta dal figlio di Sua zia
Pritha, e se gli fa questa osservazione è un po' per scherzo, per
mostrargli che conosce bene i suoi pensieri.
VERSO
26
tatrapasyat
sthitan parthah
pitrin atha pitamahan
acaryan matulan bhratrin
putran pautran sakhims tatha
svasuran suhridas caiva
senayor ubhayor api
tatra: là;
apasyat: poteva vedere; sthitan: presenti; parthah: Arjuna; pitrin:
padri; atha: anche; pitamahan: nonni; acaryan: maestri; matulan: zii
materni; bhratrin: fratelli; putran: figli; pautran: nipoti; sakhin:
amici; tatha: anche; svasuran: suoceri; suhridah: benefattori; ca:
anche; eva: certamente; senayoh: tra gli eserciti; ubhayoh: i due; api:
compresi.
TRADUZIONE
Arjuna vede
allora tra le file dei due eserciti i padri, i nonni, i maestri, gli zii
materni, e i fratelli, i figli, i nipoti e gli amici, e insieme i
suoceri e tutti i suoi benefattori.
SPIEGAZIONE
Sul
campo di battaglia Arjuna vede uomini che in un modo o nell’altro
hanno con lui un legame di parentela. Alcuni appartengono alla
generazione di suo padre, come Bhurisrava; altri, come Dronacarya e
Kripacarya, furono suoi maestri. Ci sono anche i nonni Bhisma e
Somadatta, alcuni zii materni come Salya e Sakuni, fratelli come
Duryodhana, figli come Laksmana, amici come Asvatthama e benefattori
come Kritavarma. E molti altri amici si trovano là, schierati contro di
lui.
VERSO
27
tan
samiksya sa kaunteyah
sarvan bandhun avasthitan
kripaya parayavisto
visidann idam abravit
tan:
tutti loro; samiksya: dopo aver visto; sah: egli; kaunteyah: il figlio
di Kunti; sarvan; ogni genere di; bandhun: parenti; avasthitan: situati;
kripaya: da compassione; paraya: di un alto grado; avisah: sopraffatto;
visidan: lamentandosi; idam: così; abravit: parlò.
TRADUZIONE
Vedendo
davanti a sé tutte quelle persone legate a lui da amicizia e parentela
in differenti gradi, Arjuna, il figlio di Kunti, è sopraffatto dalla
compassione e si rivolge al Signore.
VERSO
28
arjuna
uvaca
dristvemam sva-janam krishna
yuyutsum samupasthitam
sidanti mama gatrani
mukham ca parisusyati
arjunah
uvaca: Arjuna disse; dristva: dopo aver visto; imam: tutti questi;
sva-janam: congiunti; krishna: o Krishna; yuyutsum: tutti in uno spirito
di lotta; samupasthitam: presenti; sidanti: tremanti; mama: mie; gatrani:
membra del corpo; mukham: bocca; ca: anche; parisusyati: si inaridisce.
TRADUZIONE
Arjuna disse:
Mio caro Krishna, vedendo parenti e amici schierati davanti a me in tale
spirito bellicoso, sento le membra tremare e la bocca inaridirsi.
SPIEGAZIONE
Chiunque
provi un’autentica devozione per il Signore possiede tutte le qualità
delle persone sante e degli esseri celesti, mentre il non devoto è
privo di queste qualità, qualunque siano le sue capacità materiali, la
sua educazione e la sua cultura. Così, vedendo i parenti e gli amici
sul campo di battaglia, Arjuna si sente invadere da una profonda
compassione per tutti loro, così decisi a lottare gli uni contro gli
altri. Fin dall’inizio egli è pieno di compassione verso i propri
soldati, ma ora prova pietà anche per i soldati del campo nemico, dei
quali prevede la morte imminente. A questo pensiero le sue membra
cominciano a tremare e la sua bocca s’inaridisce; egli si stupisce del
desiderio di combattere che hanno i suoi rivali, tutti del suo sangue.
Questa ostilità abbatte un devoto generoso come Arjuna, e sebbene qui
non sia menzionato, è facile immaginare che non solo le sue membra
tremino e la sua bocca si secchi, ma che egli pianga anche di pietà.
Questi non sono sintomi di debolezza, ma della sensibilità d’animo
che caratterizza il puro devoto del Signore. Infatti è detto:
yasyasti
bhaktir bhagavaty akincana
sarvair gunais tatra samasate surah
harav abhaktasya kuto mahad-guna
mano-rathenasati dhavato bahih
“Colui
che ha una ferma devozione per il Signore possiede tutte le qualità
degli esseri celesti. Invece, chi non è devoto del Signore non ha che
qualificazioni materiali, di poco valore, perché vaga sul piano mentale
ed è preda del fascino dell’energia materiale.” (S.B. 5.18.12)
VERSO
29
vepathus
ca sarire me
roma-harsas ca jayate
gandivam sramsate hastat
tvak caiva paridahyate
vepathuh:
tremito del corpo; ca: anche; sarire: sul corpo; me: mio; roma-harsah:
capelli che si rizzano; ca: anche; jayate: sta accadendo; gandivam:
l’arco di Arjuna; sramsate: sfugge; hastat: di mano; tvak: la pelle;
ca: anche; eva: certamente; paridhyate: brucia.
TRADUZIONE
Tutto il mio
corpo rabbrividisce, i miei capelli si rizzano, l’arco Gandiva mi
scivola dalla mano e la mia pelle brucia.
SPIEGAZIONE
Il corpo
prende a tremare e i peli si rizzano solo in due casi, cioè durante una
grande estasi spirituale o a causa di un grosso spavento dovuto a
qualche avvenimento materiale. Non esiste alcun motivo di paura una
volta raggiunta la realizzazione spirituale. I sintomi che Arjuna
manifesta sono dovuti dunque a una paura di carattere materiale, la
paura di perdere la vita. E questo timore si manifesta anche in altri
aspetti: per l’agitazione il suo famoso arco Gandiva gli scivola dalle
mani e il cuore, infiammandosi, provoca in lui una sensazione di
bruciore sulla pelle. Tutto questo è dovuto a una concezione materiale
della vita.
VERSO
30
na
ca saknomy avasthatum
bhramativa ca me manah
nimittani ca pasyami
viparitani kesava
na:
nemmeno; ca: anche; saknomi: sono in grado; avasthatum: restare;
bhramati: dimenticando; iva: come; ca: e; me: mia; manah: mente;
nimittni: cause; ca: anche; pasymi: vedo; viparitani: contrarie; kesava:
o uccisore del demone Kesi (Krishna).
TRADUZIONE
O Krishna,
uccisore del demone Kesi, non posso più a lungo restare qui. Non sono
più padrone di me stesso e la mia mente vacilla. Prevedo solo eventi
funesti.
SPIEGAZIONE
Arjuna
è preso da una tale angoscia che non riesce più a restare sul campo di
battaglia e lo sgomento gli fa perdere il controllo di sé.
L’eccessivo attaccamento alle cose di questo mondo immerge l’uomo in
una situazione confusa. Bhayam dvitiyabhinivesatah syat (S.B. 11.2.37):
questa paura e questo squilibrio mentale vincono le persone che si
lasciano troppo influenzare dalle condizioni materiali. Arjuna prevede
solo avvenimenti funesti; pensa che neppure la vittoria sui nemici potrà
renderlo felice. L’uso dell’espressione nimittani viparitani è
significativo. L’uomo che vede le sue aspettative frustrate si chiede:
“Perché sono qui? Ognuno si interessa solo di se stesso e del proprio
benessere. Nessuno è interessato all’Essere Supremo. Per volere di
Krishna, Arjuna mostra qui di non conoscere il suo vero interesse. Il
vero interesse individuale risiede in Visnu, ossia Krishna. L’anima
condizionata dimentica questo principio, perciò subisce le sofferenze
materiali. Arjuna è giunto a credere che la vittoria sarà per lui,
soltanto fonte di lamenti.
VERSO
31
na
ca sreyo ‘nupasyami
hatva sva-janam ahave
na kankse vijayam krishna
na ca rajyam sukhani ca
na: nè;
ca: anche; sreyah: bene; anupasyami: prevedo; hatva: uccidendo;
sva-janam: i parenti; ahave: nel combattimento; na: nè; kankse: io
desidero; vijayam: vittoria; krishna: o Krishna; na: nè; ca: anche;
rajyam: regno; sukhani: i piaceri conseguenti; ca: anche.
TRADUZIONE
Non vedoche
cosa possa portare di buono l’uccisione dei miei parenti in questa
battaglia: mio caro Krishna, non desidero neppure la vittoria che ne
seguirebbe, il regno o la felicità.
SPIEGAZIONE
Senza
sapere che il proprio vero interesse risiede in Visnu (Krishna), le
anime condizionate cercano relazioni basate sul corpo e non
sull’anima, e sperano di trovarvi la felicità. Illuse come sono,
dimenticano che anche la felicità materiale viene da Krishna. Arjuna
sembra aver dimenticato perfino il codice morale dello ksatriya. Si dice
che due categorie di uomini siano degne di raggiungere il sole, astro
potente e luminoso: lo ksatriya che cade sul campo di battaglia sotto
gli ordini di Krishna in persona, e colui che abbracciando l’ordine di
rinuncia consacra completamente la sua vita alla cultura spirituale. Ad
Arjuna ripugna dover uccidere i suoi nemici, e tanto più i membri della
sua famiglia. Pensando che una volta uccisi non conoscerà più alcuna
gioia, Arjuna non vuole combattere, come una persona che non ha appetito
non ha alcun desiderio di cucinare perché non ne trarrà alcun piacere.
Nella sua disperazione decide di andare a vivere nella solitudine della
foresta. Ma uno ksatriya deve possedere un regno per poter vivere, perché
non può accettare nessun’altra occupazione. Arjuna invece non ha
terre su cui regnare; per lui l’unica possibilità di ottenere un
regno è quella di battersi contro i suoi cugini e riconquistare il
regno lasciato in eredità da suo padre. Ed è proprio questo che Arjuna
rifiuta di fare. Perciò crede di non aver altra scelta che ritirarsi
nella foresta per vivere nell’isolamento e nella frustrazione.
VERSI
32-35
kim
no rajyena govinda
kim bhogair jivitena va
yesm arthe kanksitam no
rajyam bhogah sukhani ca
ta ime ’vasthita yuddhe
pranams tyaktva dhanani ca
acaryah pitarah putras
tathaiva ca pitamahah
matulah svasurah pautrah
syalah sambandhinas tatha
etan na hantum icchami
ghnato ’pi madhusudana
api trailokya-rajyasya
hetoh kim nu mahi-krite
nihatya dhartarastran nah
ka pritih syaj janardana
kim: che
utilità; nah: per noi; rajyena: è il regno; govinda: o Krishna; kim:
quale; bhogaih: godimento; jivitena: a vita; va: o; yesam: dei quali;
arthe: in favore di; kanksitam: è desiderato; nah: da noi; rajyam:
regno; bhoghah: godimento materiale; sukhani: ogni felicità; ca: anche;
te: tutti loro; ime: questi; avastitah: situati; yuddhe: su questo campo
di battaglia; pranan: vita; tyaktva: abbandonando; dhanani: ricchezze;
ca: anche; acaryah: maestri; pitarah: padri; putrah: figli; tatha: come
anche; eva: certamente; ca: anche; pitamahah: nonni; matulah: zii
materni; svasurah: suoceri; pautrah: nipoti; syalah: cognati;
sambabdhinah: parenti; tatha: come; etan: tutti questi; na: mai; hantum:
uccidere; iccchami: desidero; ghnatah: essendo ucciso; api: anche;
madhusudana: o uccisore del demone Madhu (Krishna); api: anche se;
trai-lokya: dei tre mondi; rajyasya: per il regno; hetoh: in cambio; kim
nu: che dire di; mahi-krite: per questa terra; nihatya: uccidendo;
Dhritarastran: i figli di Dhritarastra; nah: nostro; ka: che; pritih:
piacere; syat: ci sarà; janardana: o Krishna, che mantieni tutti gli
esseri viventi.
TRADUZIONE
O Govinda, a
che servono tanti regni, la felicità e la vita stessa, quando coloro
per i quali desideriamo tali beni si trovano ora schierati su questo
campo di battaglia? O Madhusudana, maestri padri, figli, nonni, zii
materni, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti, tutti pronti a
sacrificare la vita e la proprietà, sono presenti di fronte a me. Perché
mai dovrei desiderare di ucciderli, pur sapendo che altrimenti essi
ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri, non sono pronto a
combattere contro di loro neanche in cambio dei tre mondi, che dire di
questa Terra. Che vantaggio avremo dall’uccisione dei figli di
Dhritarastra?
SPIEGAZIONE
Arjuna
chiama Krishna “Govinda” perché il Signore è la fonte di ogni
piacere per le mucche e per i sensi di tutti gli esseri. Usando questo
nome significativo Arjuna indica che Krishna
dovrebbe capire ciò che può soddisfare i sensi di Arjuna. Ma
Govinda non esiste per il piacere dei nostri sensi, tuttavia se ci
sforziamo di allietare i sensi di Govinda automaticamente anche i nostri
sensi saranno soddisfatti. Nel mondo materiale tutti vogliono soddisfare
i propri sensi e pretendono che Dio sia ai loro ordini per soddisfarli.
Ma il Signore risponde alle nostre richieste secondo il nostro merito,
non secondo il nostro desiderio. Se invece di cercare la soddisfazione
dei nostri sensi, cerchiamo di far piacere ai sensi di Govinda, la Sua
grazia appagherà tutti i nostri desideri. La compassione che Arjuna
prova per i membri della sua famiglia e della sua comunità, e che gli
impedisce di combattere, è una manifestazione del suo profondo affetto
per loro. Tutti vogliono mostrare la propria gloria ai parenti e agli
amici, ma Arjuna teme di non poterla condividere con loro dopo la
vittoria, perché tutti i suoi parenti e i suoi amici moriranno sul
campo di battaglia. Questo calcolo è tipico della vita materiale, ma
non trova posto nella vita spirituale. Poiché desidera soddisfare il
Signore, il devoto è disposto ad accettare tutte le ricchezze del
mondo, se questa è la volontà del Signore, e a usarle per servirLo, ma
se il Signore non vuole non accetterà nemmeno un centesimo. Arjuna non
vuole uccidere i suoi parenti, e se essi devono assolutamente morire,
vuole che Krishna se ne occupi personalmente. Ignora che Krishna li ha
già uccisi, ancor prima che si disponessero sul campo di battaglia, e
che lui deve diventare solo il suo strumento, come il Signore gli
rivelerà nei capitoli seguenti. Arjuna, puro devoto del Signore, non ha
alcuna intenzione di vendicarsi dei fratelli e dei cugini miscredenti,
ma la loro morte fa parte del piano del Signore. Infatti, il devoto non
si vendica mai di un’ingiustizia subita, ma il Signore non tollera che
un miscredente offenda il Suo devoto. Il Signore può scusare chi Lo
offende personalmente, ma non perdona mai chi fa del male ai Suoi
devoti. Perciò il Signore ha deciso di uccidere gli empi, sebbene
Arjuna voglia perdonarli.
VERSO
36
papam
evasrayed asman
hatvaitan atatayinah
tasman narha vayam hantum
dhartarastran sa-bandhavan
sva-janam hi katham hatva
sukhinah syama madhava
papam:
peccati; eva: certamente; asrayet: potrebbero abbattersi su; asman: noi;
hatva: uccidendo; etan: tutti questi; atatavinah: aggressori; tasmat:
perciò; na: mai; arhah: meritando; vayam: noi; hantum: uccidere;
dhartarastran: i figli di Dhritarstra; sa-bandhavan: con gli amici;
svajanam: parenti; hi: certamente; katham: come; hatva: uccidendo;
sukhinah: felici; syama: diventeremo; madhava: o Krishna, marito della
dea della fortuna.
TRADUZIONE
Saremo
sopraffatti dalla colpa se uccidiamo i nostri aggressori. Non è degno
di noi uccidere i figli di Dhritarastra e i nostri amici. Che cosa ne
ricaveremo, o Krishna, marito della dea della fortuna, e come potremo
essere felici dopo aver ucciso i nostri stessi parenti?
SPIEGAZIONE
Secondo
i Veda esistono sei categorie di aggressori: 1) chi avvelena una
persona, 2) chi incendia la casa altrui, 3) chi occupa la terra altrui,
4) chi saccheggia le ricchezze altrui, 5) chi assale con armi micidiali,
e 6) chi rapisce la moglie di un altro. Uccidere tali aggressori non è
un peccato, ma un dovere che non ammette esitazioni. Per una persona
comune è normale uccidere questi aggressori, ma Arjuna non è un uomo
comune. Egli è virtuoso per natura e vuole agire misericordiosamente
verso i suoi nemici. Questo genere di santità non si addice però a uno
ksatriya.
Un capo di Stato ha il dovere di essere santo ma non codardo. Sri Rama,
per esempio, era così puro che ancora oggi tutti vorrebbero vivere nel
regno di Rama, il rama-rajya; ma non mostrò mai segno di codardia, e
quando Ravana Lo aggredì col rapimento della Sua sposa, Sita, Rama gli
diede una lezione senza pari nella storia del mondo. Nel caso di Arjuna
bisogna naturalmente considerare il carattere particolare dei suoi
aggressori; si trattava di suo nonno, del suo precettore, degli amici,
dei figli e dei nipoti. Perciò Arjuna pensa di non dover prendere
contro di loro le severe misure prescritte normalmente per gli
aggressori. Inoltre le Scritture ingiungono agli uomini santi di
accordare sempre il perdono, in qualsiasi circostanza. Tali ingiunzioni
destinate alle persone sante sono più rilevanti di qualsiasi emergenza
politica. Gli sembra dunque più importante essere santo e religioso e
perdonare piuttosto che uccidere i suoi parenti per ragioni politiche.
Quale profitto trarrebbe dalla loro morte? Dopotutto, i piaceri del
regno sono temporanei; perché dunque rischiare la vita e la salvezza
eterna uccidendo i propri parenti? Qui Arjuna si rivolge a Krishna
chiamandolo Madhava, il marito della dea della fortuna, per fargli
notare che Lui non dovrebbe impegnarlo in un combattimento che sarà la
causa della sua sfortuna. Ma Krishna non è mai causa di sfortuna per
nessuno, tantomeno per i Suoi devoti.
VERSI
37-38
yady
apy ete na passyanti
lobhopahata-cetasah
kula-ksaya-kritam dosam
mitra drohe ca patakam
katham na jneyam asmabhih
papad asman nivartitum
kula-ksaya-kritam dosam
prapasyadbhir janardana
yadi:
se; api: anche; ete: essi; na: non; pasyanti: vedono; lobha: avidità;
upahata: sotto la morsa della; cetasah: i loro cuori; kula-ksaya:
uccidendo la famiglia; kritam: fatto; dosam: errore; mitra-drohe: in
contesa con amici; ca: anche; patakam: reazioni colpevoli; katham: perché;
na: non dovrebbe; jneyam: essere conosciuto; asmabhih: da noi; papat:
per il peccato; asmat: questi; nivartitum: cessare; kula-ksaya: nella
distruzione di una dinastia; kritam: fatto; dosam: crimine;
prapasyadbhih: da coloro che possono vedere; janardana: o Krishna.
TRADUZIONE
O Janardana,
se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono alcuna colpa nel
distruggere la loro famiglia o nel lottare contro gli amici, perché mai
noi, che in questo atto riconosciamo il crimine, dovremmo impegnarci in
azioni colpevoli?
SPIEGAZIONE
Uno
ksatriya non può rifiutare una sfida al gioco o in battaglia, Sfidato
da Duryodhana, Arjuna non può evitare di combattere anche se pensa che
i suoi rivali siano incapaci di prevedere le conseguenze di una simile
sfida. Lui invece ne prevede le conseguenze e per questo motivo non
vuole accettare la sfida. Un impegno è obbligatorio quando il risultato
è positivo, ma se il risultato non lo è nessuno deve sentirsi
obbligato. Considerati i pro e i contro, Arjuna decide di non battersi.
VERSO
39
kula-ksaye
pranasyanti
kula-dharmah sanatanah
dharme naste kulam kritsnam
adharmo’bhibhavaty uta
kula-ksaye:
distruggendo la famiglia; pranasyanti: sono annientate: kula-dharmah: le
tradizioni familiari; sanatanah: eterne; dharme: religione; naste:
essendo distrutta; kulan: famiglia; kritsnam: intera; adharmah:
irreligione; abhibhavati: trasforma; uta: è detto.
TRADUZIONE
Con la
distruzione della dinastia crolla l’eterna tradizione familiare; in
questo modo i discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche
contrarie alla religione.
SPIEGAZIONE
L’istituzione
del varnasrama-dharma comprende molti princìpi religiosi che hanno la
funzione di aiutare i componenti di una famiglia ad acquisire forza e
saggezza e ad assimilare i valori spirituali. Nella famiglia sono gli
anziani che hanno la responsabilità di controllare l’applicazione di
questi metodi purificatori. La morte degli anziani rischia
d’interrompere queste tradizioni familiari di purificazione e ciò
condurrebbe i più giovani a sviluppare abitudini irreligiose e a
perdere così ogni possibilità di salvezza spirituale. Perciò gli
anziani della famiglia non devono mai essere uccisi, per nessuna
ragione.
VERSO
40
adharmabhibhavat
krishna
pradusyanti kula-striyah
strisu dustasu varsneya
jayate varna-sankarah
adharma:
irreligione; abhibhavat: essendo diventata predominante; krishna: o
Krishna; pradusyanti: si degradano; kula-striyah: le madri di famiglia;
strisu: per la condizione della donna; dustasu: degradata; varsneya: o
discendente di Vrisni; jayate: si produce; varna-sankarah: una progenie
indesiderata.
TRADUZIONE
O Krishna,
quando nella famiglia predomina l’irreligione, le donne si corrompono
e dalla loro degradazione, o discendente di Vrisni, nasce una prole
indesiderata.
SPIEGAZIONE
Una
popolazione sana è fondamentale per la pace, per la prosperità e il
progresso spirituale della società umana. I princìpi religiosi del
varnasrama furono stabiliti allo scopo di far prevalere una buona
popolazione nella società ai fini del progresso spirituale dello stato
e della comunità. La purezza di un popolo dipende dalla castità e
dalla fedeltà delle donne. Come un bambino si lascia facilmente sviare,
così una donna ha la tendenza a lasciarsi corrompere, perciò entrambi
hanno bisogno della protezione degli anziani della famiglia. Se le donne
sono impegnate nelle varie pratiche religiose non saranno spinte
all’adulterio. Secondo Canakya Pandita, le donne non sono generalmente
molto intelligenti, perciò non si può dare loro piena fiducia. Ma se
la loro castità e devozione sono protette con attività pie e col
rispetto delle tradizioni familiari, esse non si lasceranno trascinare
nell’adulterio e procreeranno una discendenza virtuosa, idonea a far
parte del varnasrama-dharma. Se questo sistema sociale non viene
rispettato, le relazioni assidue tra uomini e donne conducono
all’adulterio, col rischio di generare una popolazione indesiderata.
Uomini irresponsabili provocano l’adulterio è una prole indesiderata
invade la società, col rischio di guerre e epidemie.
VERSO
41
sankaro
narakayaiva
kula-ghnanam kulasya ca
patanti pitaro hy esam
lupta-pindodaka-kriyah
sankarah:
tale prole indesiderata, narakaya: fatta per una vita infernale; eva:
certamente; kula-ghnanam: per coloro che uccidono la famiglia; kulasya:
per la famiglia; ca: anche; patanti: caduta: pitarah: antenati; hi:
certamente; esam: di loro; lupta: interrotta; pinda: di offerte di cibo;
udaka: e acqua; kriyah: il compimento.
TRADUZIONE
L’aumento di
una popolazione indesiderata è certamente causa di una vita infernale
per la famiglia e per coloro che ne distruggono la tradizione. Gli
antenati di queste famiglie corrotte si degradano perché le offerte di
cibo e d’acqua a loro vantaggio vengono completamente interrotte.
SPIEGAZIONE
Secondo
le norme che regolano le attività interessate, è necessario offrire
periodicamente acqua e cibo agli antenati della famiglia. Questa offerta
è compiuta offrendo il cibo a Visnu, poiché mangiando gli alimenti
offerti a Visnu l’uomo può liberarsi dalle conseguenze di tutti i
suoi atti colpevoli. Forse i nostri antenati soffrono ancora delle
conseguenze dei loro peccati, forse non possono neppur ottenere un corpo
materiale grossolano e sono costretti a rimanere nel loro corpo sottile
come fantasmi. Perciò quando i discendenti offrono i resti del prasadam
(cibo offerto a Visnu) gli antenati, permettono loro di sfuggire a
queste condizioni miserevoli. Questo servizio agli antenati è una
tradizione familiare, e tutti coloro che non s’impegnano nel servizio
di devozione a Dio sono tenuti a eseguirlo. Invece, chi s’impegna nel
servizio di devozione a Dio non ha il dovere di compiere questo rito
perché con i suoi atti devozionali può liberare da ogni sofferenza
migliaia di antenati. Lo Srimad-Bhagavatam afferma:
devarsi-bhutapta-nrinam
pitrinam
na kinkaro nayam rini ca rajan
sarvatmana yah saranam saranyam
gato mukundam parihritya kartam
“Chiunque,
lasciando ogni legame, prenda rifugio ai piedi di loto di Mukunda —
Colui che dà la liberazione — e s’impegni seriamente sulla via
della devozione, non ha più doveri nè obblighi verso gli esseri
celesti, i saggi, la famiglia, gli antenati, l’umanità e gli esseri
in generale.” (S.B. 11.5.41) È sufficiente impegnarsi nel servizio
devozionale a Dio, la Persona Suprema, per adempiere automaticamente
tutti questi doveri.
VERSO
42
dosair
etaih kula-ghnanam
varna-sankara-karakaih
utsadyante jati-dharmah
kula-dharmas ca sasvatah
dosaih:
per tali colpe; etaih: tutti questi; kula-ghnanam: dei distruttori della
famiglia; varna-sankara: di figli non desiderati; karakaih: che sono
causa; utsadyante: sono annientati; jati-dharmah: i progetti della
comunità; kula-dharmah: tradizioni familiari; ca: anche; sasvatah:
eterni.
TRADUZIONE
A causa delle
azioni malvagie di coloro che distruggono la tradizione familiare e
danno nascita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in
comune e le attività tese al benessere della famiglia vanno in rovina.
SPIEGAZIONE
Le
quattro classi della società umana e le attività tese al benessere
della famiglia sono stabilite nel varnasrama-dharma (detto anche
sanatana-dharma) con lo scopo di permettere agli uomini di raggiungere
la salvezza suprema. Quando capi di stato irresponsabili rompono la
tradizione del sanatana-dharma la società cade nel caos, e la gente
dimentica che il fine ultimo della vita è Visnu. Questi dirigenti sono
ciechi, e coloro che li seguono finiranno certamente nel caos.
VERSO
43
utsanna-kula-dharmanam
manusyanam janardana
narake niyatam vaso
bhavatity anususruma
utsanna:
distrutte; kula-dharmanam: di coloro che hanno le tradizioni familiari;
manusyanam: di tali uomini; janardana: o Krishna; narake:
nell’inferno; niyatam: sempre; vasah: residenza; bhavati: accade che;
iti: così; anususruma: ho saputo da fonte autorizzata.
TRADUZIONE
O Krishna,
sostegno del popolo, so fonte autorizzata che coloro che distruggono le
tradizioni familiari vivono per sempre all’inferno.
SPIEGAZIONE
Gli
argomenti presentati da Arjuna non sorgono da un’esperienza personale,
ma da ciò che ha sentito da fonti autorizzate. Questo è il modo per
ottenere la vera conoscenza. Non è possibile raggiungere la vera
conoscenza senza l’aiuto della persona che la possiede già
perfettamente. Secondo il varnasrama-dharma, prima di morire l’uomo
deve sottoporsi a un procedimento di espiazione destinato a purificarlo
dalle sue attività colpevoli. Chi commette sempre attività peccaminose
deve avvantaggiarsi del metodo di espiazione detto prayascitta,
altrimenti sarà costretto a rinascere su un pianeta infernale, dove
condurrà una vita assai miserevole come risultato delle sue azioni
colpevoli.
VERSO
44
aho
bata mahat papam
kartum vyavasita vayam
yad rajya-sukha-lobhena
hantum sva-janam udyatah
aho:
ahimè; bata: com’è strano; mahat: grandi; papam: colpe; kartum:
compiere; vyavasitah: siamo decisi; vayam: noi; yat: perché;
rajya-sukha-lobhena: per la brama dei piaceri della sovranità; hantum:
uccidere; sva-janam: i parenti; udyatah: tentando.
TRADUZIONE
Ahimè, non è
strano che ci apprestiamo a commettere crimini così gravi? Spinti dal
desiderio di godere del piacere della sovranità, siamo sul punto di
uccidere i nostri stessi parenti.
SPIEGAZIONE
Motivi
egoistici possono spingere l’uomo a commettere gravi peccati, come
l’uccisione del proprio fratello, del padre o della madre. La storia
ce ne offre numerosi esempi. Ma Arjuna, un santo devoto del Signore, è
sempre consapevole dei princìpi morali e si preoccupa di evitare azioni
di questa natura.
VERSO
45
yadi
mam apratikaram
asastram sastra-panayah
dhartarastra rane hanyus
tan me ksemataram bhavet
yadi:
anche se; mam: me; apratikaram: senza resistere; asastram: senza essere
pienamente equipaggiato; sastra-panayah: quelli con le armi in pugno;
dhartarastrah: i figli di Dhritarastra; ran: sul campo di battaglia;
hanyuh: possano uccidere; tat: che; me: per me; ksema-taram: meglio;
bhavet: sarebbe.
TRADUZIONE
Preferirei
piuttosto essere ucciso sul campo di battaglia per mano dei figli di
Dhritarastra, disarmato e senza opporre resistenza.
SPIEGAZIONE
I princìpi
militari dello ksatriya ingiungono di non attaccare un nemico disarmato
o che rifiuta la lotta. Ma in questa difficile situazione Arjuna rifiuta
la lotta anche se è attaccato. Egli non tiene conto dell’immenso
desiderio di combattere che anima il nemico. Il suo atteggiamento nasce
da una grande bontà, che è il sintomo della sua grande devozione per
il Signore.
VERSO
46
sanjaya
uvaca
evam ukvarjunah sankhye
rathopastha upavisat
visriya sa-saram capam
soka-samvigna-manasah
sanjayah
uvaca: Sanjaya disse; evam: così; uktva: dicendo; arjunah: Arjuna;
sankhye: nella battaglia; ratha: del carro; upasthe: sul seggio;
upavisat: si sedette di nuovo; visrjya: mettendo da parte; sa-saram: con
le frecce; capam: l’arco; soka: dal lamento; samvigna: oppressa;
manasah: nella mente.
TRADUZIONE
Sanjaya disse:
Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere
l’arco e le frecce e si diede nuovamente sul carro con la mente
oppressa dal dolore.
SPIEGAZIONE
Mentre
osservava l’esercito nemico, Arjuna stava in piedi sul carro, ma ora
è afflitto da un dolore così grande che si siede di nuovo mettendo da
parte l’arco e le frecce. Soltanto chi è un devoto del Signore e
possiede la grandezza e la sensibilità d’animo di Arjuna è degno di
ricevere la conoscenza spirituale.
Terminano
così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul primo capitolo della Srimad
Bhagavad-gita intitolato: “Sul campo di battaglia di Kuruksetra.”
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