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LA
BHAGAVAD-GITA COSI'
COM'E' DI SWAMI PRABHUPADA |
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Capitolo
10.
L'OPULENZA
DELL'ASSOLUTO.
VERSO 1
sri-bhagavan uvaca
bhuya eva maha-baho
srinu me paramam vacah
yat te ’ham priyamanaya
vaksyami hita-kamyaya
sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; bhuyah: di nuovo; eva: certamente; maha-baho: tu che hai le braccia potenti; srinu: ascolta; me: Mia; paramam: suprema; vacah: istruzione; yat: ciò che; te: a te; aham: Io; priyamanaya: pensando che tu Mi sei caro; vaksyami: dico; hita-kamyaya: per il tuo beneficio.
TRADUZIONE
Dio, la Persona Suprema, disse:
Ascolta ancora, Arjuna dalle braccia potenti: poiché tu sei un caro amico per Me, ti trasmetterò ora per il tuo bene, una conoscenza superiore a quella che ti ho già spiegato.
SPIEGAZIONE
Parasara Muni dà del termine bhagavan la seguente definizione: colui che possiede pienamente le sei perfezioni — bellezza, ricchezza, fama, potenza, saggezza e rinuncia — cioè Dio, la Persona Suprema. Durante il Suo soggiorno sulla Terra, Krishna mostrò queste perfezioni agli occhi di tutti, perciò grandi saggi come Parasara Muni hanno riconosciuto in Krishna la Persona Suprema. Krishna ha già descritto — a partire dal settimo capitolo — le Sue energie e le loro funzioni, per dare all’uomo una fede profonda nella via devozionale, cosa a cui mirava in particolare il capitolo precedente. Ora, in questo capitolo, Krishna ci offre una conoscenza ancora più intima delle Sue glorie e dei Suoi atti sublimi, e continua a parlare con Arjuna delle Sue manifestazioni e delle Sue glorie.
Più si ascoltano i racconti che riguardano l’Essere Supremo più si acquista fermezza nel servizio di devozione. Dobbiamo dunque ascoltare sempre le lodi del Signore in compagnia dei Suoi devoti, ciò stimolerà la nostra devozione. Solo gli uomini che desiderano veramente essere coscienti di Krishna possono prendere parte a questa glorificazione del Signore in compagnia dei devoti; gli altri non possono farlo. Krishna lo spiega chiaramente: solo perché Arjuna Gli è molto caro, per il suo bene Gli parlerà delle Sue glorie.
VERSO 2
ne me viduh sura-ganah
prabhavam na maharsayah
aham adir hi devanam
maharsinam ca sarvasah
na: mai; me: Mia; viduh: conoscono; sura-ganah: gli esseri celesti; prabhavam: origine, opulenze; na: mai; maha-risayah: grandi saggi; aham: Io sono; adih: l’origine; hi: certamente; devanam: degli esseri celesti; maha-risinam: dei grandi saggi; ca: anche; sarvasah: sotto ogni aspetto.
TRADUZIONE
Né la moltitudine degli esseri celesti né i grandi saggi conoscono la Mia origine o le Mie opulenze perché Io sono sotto ogni aspetto la fonte degli uni come degli altri.
SPIEGAZIONE
Krishna è il Signore Supremo, la causa di tutte le cause, e nessuno Gli è superiore. Questo insegnamento della Brahma-samhita è confermato dal Signore in persona, che dichiara di essere la fonte di tutti gli esseri celesti e di tutti i saggi . Ma né gli esseri celesti né i saggi possono veramente comprendere Krishna, il Suo nome e la Sua personalità. Che dire allora dei cosiddetti eruditi del nostro minuscolo pianeta? Nessuno comprende perché il Signore Supremo viene sulla Terra come un uomo comune e Si comporta in un modo del tutto normale, eppure straordinario. Il fatto è che la qualità necessaria per conoscere Krishna non è l’erudizione. Infatti, come conferma anche lo Srimad Bhagavatam, perfino gli esseri celesti e i saggi hanno fallito nel tentativo di conoscerLo con la speculazione intellettuale; le loro elucubrazioni, che sono limitate da sensi imperfetti, possono al massimo portarli fino all’impersonalismo, cioè a comprendere che Dio non è un prodotto delle tre influenze della natura materiale, oppure a dare di Lui definizioni immaginarie, ma non possono portarli alla conoscenza della Sua vera natura.
Krishna, in questo verso, afferma indirettamente che se si desidera realizzare la Verità Assoluta occorre riconoscere che Lui è Dio, la Persona Suprema, l’Essere Assoluto. Anche se non si può percepire la presenza personale del Signore inconcepibile, Egli esiste. E lo studio delle Sue parole nella Bhagavad-gita e nello Srimad Bhagavatam è sufficiente a comprendere la Sua natura, eterna, tutta conoscenza e felicità. Se invece si rimane condizionati dall’energia inferiore di Dio, si potrà tutt’al più concepire il Brahman impersonale, ma non la Persona Suprema, che si realizza soltanto al livello spirituale puro.
Poiché la maggior parte degli uomini è incapace di comprendere la vera natura del Signore, Sri Krishna scende sulla Terra per favorire con la Sua grazia incondizionata tutti gli speculatori intellettuali. Ma nonostante le attività eccezionali del Signore questi speculatori sono così contaminati dall’energia che continuano a credere che il Brahman impersonale sia l’aspetto supremo di Dio. Soltanto i devoti, che sono completamente sottomessi al Signore Supremo, possono capire, per la Sua grazia, che Egli è Krishna. I devoti non sono interessati al Brahman, l’aspetto impersonale di Dio; la loro fede e la loro devozione li porta ad abbandonarsi subito ai piedi di loto di Krishna, e per la Sua grazia incondizionata arrivano a capirLo, cosa impossibile a tutti gli altri. Anche i grandi saggi sono d’accordo sulla definizione dell’Assoluto, che è chiamato anche atma: Colui che dobbiamo adorare.
VERSO 3
yo mam ajam anadim ca
vetti loka-mahevsaram
asammudhah sa martyesu
sarva-papaih pramucyate
yah: chiunque; mam: Me; ajam: senza inizio; ca; anche; vetti: conosce; loka: dei pianeti; maha-isvaram: il maestro supremo; asammudhah: non illuso; sah: egli; martyesu: tra coloro che sono soggetti alla morte; sarva-papaih: da ogni reazione colpevole; pramucyate: è liberato.
TRADUZIONE
Solo l’uomo che Mi conosce come il non nato, Colui che non ha inizio, il Signore Supremo di tutti i mondi, non è illuso ed è libero da ogni peccato.
SPIEGAZIONE
Come menzionava il settimo capitolo, verso 3, manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye: coloro che cercano di raggiungere la realizzazione spirituale non sono uomini comuni, ma si elevano sopra milioni di persone che non hanno alcuna conoscenza in questo campo. Ma tra gli uomini che si sforzano di conoscere la propria identità spirituale, colui che giunge a comprendere che Krishna è Dio, la Persona Suprema, il non nato, il possessore di tutto ciò che esiste, raggiunge la realizzazione più elevata, il più grande successo spirituale. Allora soltanto, pienamente cosciente della natura suprema di Krishna, potrà liberarsi per sempre dalle conseguenze dei suoi peccati.
In questo verso la parola aja, “non nato”, non si riferisce all’essere individuale, che il secondo capitolo definiva con lo stesso termine. Il Signore è differente dagli esseri condizionati che devono morire e rinascere a causa dei loro attaccamenti materiali. Mentre il corpo delle anime condizionate cambia senza fine, il corpo del Signore rimane immutabile. Anche quando discende nell’universo materiale, il Signore resta sempre il non nato; e perché questo fatto sia ben chiaro, il quarto capitolo ha mostrato che Krishna, grazie alla Sua potenza interna, non è mai soggetto all’energia inferiore, ma è sempre situato nell’energia superiore.
L’espressione vetti loka-mahesvaram in questo verso indica che Krishna è il proprietario supremo di tutti i sistemi planetari dell’universo. Krishna esisteva prima della creazione, da cui rimane distinto. Egli si distingue anche dai grandi esseri celesti dell’universo, come Brahma e Siva; perché non fu creato, come loro, insieme con l’universo, come Brahma e Siva; perché non fu creato, come loro, insieme con l’universo materiale. È Lui il creatore di Brahma, di Siva e di tutti gli altri esseri celesti; Lui è il sovrano di tutti i pianeti.
L’uomo cosciente che Krishna è distinto da tutto ciò che è creato si libera subito dalle conseguenze delle sue azioni colpevoli; questa è la condizione indispensabile per conoscere il Signore Supremo. E soltanto il servizio di devozione può condurre a questa conoscenza, afferma la Bhagavad-gita.
Non dobbiamo cercare di capire Krishna come se fosse un uomo comune. I versi precedenti sostenevano che soltanto uno sciocco Lo vede in questo modo. E qui ritroviamo lo stesso concetto, ma sotto una prospettiva diversa: al contrario dello sciocco, colui che possiede l’intelligenza per comprendere la natura eterna di Dio, si libera per sempre dalle conseguenze dei suoi peccati.
Ma come può Krishna essere non nato , se è conosciuto come il figlio di Devaki? Lo Srimad Bhagavatam risponde che Krishna non nacque come un bambino qualsiasi; apparve a Vasudeva e Devaki nella Sua forma originale, e soltanto in seguito Si trasformò in un neonato simile agli altri.
Ogni azione compiuta sotto la direzione di Krishna è trascendentale e non può essere contaminata da conseguenze materiali favorevoli o sfavorevoli. Del resto, l’idea di favorevole e sfavorevole è pura e semplice speculazione mentale, perché niente nel mondo materiale è favorevole. Tutto è di cattivo augurio, poiché la maschera stessa della materia lo è. Possiamo vedere il bene in questo mondo solo con uno sforzo d’immaginazione, poiché l’unico vero bene deriva da ciò che si compie nella coscienza spirituale, la coscienza di Krishna, con una devozione e un servizio assoluti. Perciò, se abbiamo anche il minimo desiderio di rendere favorevoli le nostre azioni, dobbiamo seguire le istruzioni del Signore Supremo trasmesse dalle Scritture rivelate come la Bhagavad-gita e lo Srimad Bhagavatam, e da un maestro spirituale autentico.
Il maestro autentico dà istruzioni che sono identiche a quelle del Signore, poiché Lo rappresenta. Il maestro spirituale, i saggi e le Scritture danno esattamente lo stesso insegnamento; non esiste alcuna contraddizione fra queste tre fonti. Ogni azione compiuta sotto la loro autorità non comporta le conseguenze che generano invece le azioni materiali, colpevoli e virtuose. L’atteggiamento del devoto nell’agire è sempre spirituale, di vera rinuncia, e ciò detto sannyasa. Come afferma il primo verso del sesto capitolo della Bhagavad-gita, chi agisce per dovere, solo perché ha ricevuto l’ordine di agire così dal Signore Supremo, e non si rifugia nei frutti delle sue attività (anasritah karma-phalam) è una persona veramente rinunciata. Perciò il vero sannyasi, il vero yogi, è colui che agisce sotto la guida del Signore Supremo, e non l’impostore che si accontenta di indossare l’abito del sannyasi.
VERSI 4-5
buddhir jnanam asammohah
ksama satyam damah samah
sukham duhkham bhavo ’bhavo
bhayam cabhayam eva ca
ahimsa samata tustis
tapo danam yaso yasah
bhavanti bhava bhutanam
matta eva prithag-vidhah
buddhih: intelligenza; jnanam: conoscenza; asammohah: libertà dal dubbio; ksama: perdono; satyam: veridicità; damah: controllo dei sensi; samah: controllo della mente; sukham: felicità; duhkham: dolore; bhavah: nascita; abhavah: morte; bhayam: paura; ca: anche; abhayam: assenza di paura; eva: anche; ca: e; ahimsa: nonviolenza; samata: equilibrio; tustih: soddisfazione; tapah: austerità; danam: carità; yasah: fama; ayasah: infamia; bhavanti: procedono; bhavah: natura; bhutanam: di esseri viventi; mattah: da Me; eva: certamente; prithak-vidhah: variamente organizzati.
TRADUZIONE
Intelligenza, conoscenza, libertà dal dubbio e dall’illusione, tendenza al perdono, veridicità, controllo dei sensi e della mente, gioia e dolore, nascita e morte, paura e coraggio, nonviolenza, equanimità, soddisfazione, austerità e generosità, fama e infamia — tutti questi attributi degli esseri viventi hanno origine da Me soltanto.
SPIEGAZIONE
Le qualità, favorevoli o sfavorevoli, degli esseri viventi sono tutte create da Krishna, e questo verso le enumera.
L’intelligenza (buddhi) è la facoltà di analizzare le cose nella loro giusta prospettiva.
La vera conoscenza (jnana) è la capacità di distinguere lo spirito dalla materia. La cultura accademica, acquisita nelle università, riguarda solo la materia e non può dunque essere accettata come la vera conoscenza. In realtà, l’educazione moderna non è completa perché non dà alcuna informazione su ciò che è spirituale, l’anima, ma si limita agli elementi materiali e ai bisogni del corpo.
La libertà dal dubbio e dall’illusione (asammoha) si raggiunge quando si diventa irremovibili nella pratica del bhakti-yoga, e si arriva così a una comprensione profonda della filosofia spirituale. Lentamente, ma con la sicurezza, l’uomo si libera così dalla confusione. Questa scienza, però, non deve essere accettata ciecamente, ma con attenzione e prudenza.
L’indulgenza (ksama), che ogni uomo dovrebbe praticare, consiste nel perdonare le offese minori degli altri.
La veridicità (satyam) consiste nel presentare, a favore di tutti, i fatti così come sono. Le convenzioni sociali consigliano di dire la verità solo quando è piacevole. Ma questa non è verità. I fatti non devono essere deformati. La verità dev’essere esposta apertamente, affinché tutti possano vedere le cose nel giusto rilievo. Dire la verità significa, per esempio, avvertire la gente che il tale è un ladro se lo è, fosse anche la verità spiacevole. Per veridicità, dunque, s’intende presentare i fatti così come sono a beneficio di tutti.
Controllo di sé (dama) significa non impegnare i sensi inutilmente, per un piacere personale. Non è proibito soddisfare i bisogni naturali dei sensi, ma abusare dei piaceri materiali è dannoso al progresso spirituale. Non si deve neppure lasciare che la mente sia assorbita da pensieri inutili; la pace interiore così ottenuta è la calma (sama). Bisogna evitare di perdere tempo meditando sul modo di arricchirsi, altrimenti si farà un cattivo uso delle facoltà mentali. La mente dev’essere usata per capire, attraverso fonti autentiche, l’esigenza primaria dell’uomo. La capacità di pensare deve svilupparsi a contatto con quelle persone in cui il pensiero è già molto elevato, con le autorità in campo spirituale, con gli uomini santi o i maestri spirituali.
Il piacere e la gioia (sukham) sono solo in ciò che favorisce la conoscenza spirituale; tutto ciò che ostacola la coscienza di Krishna può portare solo all’infelicità (duhkha). Tutto ciò che è utile alla coscienza di Krishna dev’essere accettato e tutto ciò che non la favorisce dev’essere rifiutato.
La nascita (bhava) interessa solo il corpo, poiché per l’anima non esiste né la nascita né la morte, come ha spiegato il secondo capitolo. La nascita e la morte (abhava) colpiscono soltanto l’involucro carnale.
La paura (bhaya) nasce con la preoccupazione dell’avvenire. La persona cosciente di Krishna non conosce la paura perché il suo futuro è sicuro e luminoso; le sue azioni la conducono senza alcun dubbio nel mondo spirituale, accanto a Dio. I non devoti, invece vivono in un’angoscia continua, perché non conoscono il loro avvenire né in questa vita né nella prossima. L’unico modo per sfuggire all’angoscia e alla paura è conoscere Krishna e vivere sempre in coscienza di Krishna. Lo Srimad Bhagavatam (11.2.37) afferma, bhayam dvitiyabhini-vesatah syat: la paura nasce dal fatto che ci lasciamo assorbire dall’energia illusoria. Ma la paura non colpisce più chi si è liberato da questa energia, chi si è impegnato nel servizio trascendentale della Persona Suprema ed è cosciente di non essere un corpo materiale bensì un essere spirituale, parte integrante di Dio. La paura è la condizione dell’uomo privo di coscienza spirituale; soltanto chi è cosciente di Krishna può conoscere il coraggio, l’assenza di paura (abhaya).
La nonviolenza (ahimsa) consiste nel non far niente che possa provocare negli altri dolore e confusione. Se i programmi dei politici, dei sociologi e dei filantropi non producono buoni risultati è perché sono programmi di uomini che non hanno una concezione spirituale dell’esistenza e ignorano il vero bene dell’umanità. Applicare l’ahimsa significa educare gli uomini ad usare pienamente il corpo umano, traendone il miglior vantaggio. Poiché il corpo è essenzialmente destinato alla realizzazione spirituale, ogni programma che lo allontani da questo fine fa violenza all’uomo. La nonviolenza è, in sostanza, la via che favorisce la felicità spirituale degli uomini.
Equanimità (samata) significa essere liberi dall’attaccamento e dall’avversione. Essere molto attaccati o molto distaccati dalle cose di questo mondo sono entrambi atteggiamenti errati. Il mondo materiale dev’essere accettato in modo imparziale, senza attaccamento e senza avversione. Similmente, si dovrà accettare tutto ciò che favorisce la coscienza di Krishna e rifiutare tutto ciò che può esserle di ostacolo. Questo è ciò che si chiama samata, equanimità.
Soddisfazione (tusti) significa non cercare di accrescere i propri beni materiali impegnandosi in attività inutili, ma sapersi accontentare di ciò che il Signore Supremo accorda con la Sua grazia.
L’austerità o penitenza (tapa) consiste nel seguire i numerosi princìpi regolatori raccomandati nei Veda. Alzarsi presto al mattino e purificare subito il corpo con un bagno, per esempio, può essere talvolta molto difficile, perciò ogni sforzo volontario per sottomettersi a questa regola merita il nome di austerità. Sono prescritti anche dei digiuni in alcuni giorni del mese; osservarli può essere penoso, ma chiunque sia fermamente determinato a progredire sulla via della coscienza di Krishna non esiterà a sopportare questi disagi del corpo, raccomandati dalle Scritture. Non si deve però digiunare senza ragione o contro le ingiunzioni delle Scritture, e neppure per scopi politici; la Bhagavad-gita descrive questi tipi di digiuno come un prodotto dell’ignoranza, e nessun atto dettato dall’ignoranza o dalla passione può generare benefici spirituali. Invece ogni azione compiuta sotto l’influenza della virtù favorisce il progresso, e ogni digiuno compiuto secondo le norme vediche è un’occasione per arricchire la propria conoscenza spirituale.
Quanto agli atti di carità (dana), ogni uomo dovrebbe dare il cinquanta per cento del proprio reddito al servizio di una buona causa. Secondo i Testi sacri, questa buona causa è la coscienza di Krishna. Poiché Krishna è infinitamente buono, anche la Sua causa è certamente buona, anzi, è la migliore di tutte. Si deve perciò dare in carità alle persone impegnate nella coscienza di Krishna. Le Scritture vediche raccomandano infatti di dare ai brahmana (secondo una pratica ancora osservata in India, anche se ai giorni nostri non proprio conforme alle norme vediche). Ma perché proprio ai bramana (o brahma-janatiti brahmanah, “coloro che conoscono il Brahman”) si deve offrire la carità? Semplicemente perché coltivano la conoscenza spirituale più elevata, e avendo dedicato tutta la loro esistenza alla comprensione del Brahman, i brahmana non hanno il tempo di guadagnarsi il necessario per vivere perché questo loro servizio li impegna completamente. Anche i sannyasi devono ricevere la carità. I sannyasi mendicano di porta in porta, non per raccogliere denaro, ma con uno scopo missionario. Andando di casa in casa fanno uscire le famiglie dal torpore dell’ignoranza, e col pretesto della mendicità esortano i capofamiglia, presi dalle occupazioni domestiche e dimentichi del vero scopo della vita, a diventare coscienti di Krishna; diffondono l’insegnamento dei Veda e invitano gli uomini a risvegliarsi per ottenere la perfezione che devono aspettarsi dalla vita umana, indicando loro il metodo che devono seguire. È dunque per una buona causa, come il mantenimento dei sannyasi e dei brahmana, e non per cause frivole, che vanno distribuite le proprie ricchezze con atti di carità.
La vera fama (yasa) deve corrispondere alla definizione che ne dà Sri Caitanya Mahaprabhu: un uomo è famoso solo se è celebrato per la sua grande devozione al Signore, per il suo contributo alla coscienza di Krishna. Questa è la vera fama. Ogni altra forma di gloria è priva di valore.
Le qualità elencate sopra si manifestano negli uomini, negli esseri celesti e nelle diverse razze esistenti sugli innumerevoli pianeti dell’universo. Il Signore crea queste qualità per coloro che desiderano elevarsi nella coscienza di Krishna, ma essi devono poi svilupparle in se stessi con la pratica del servizio di devozione che, per la grazia del Signore, ha il potere di generale.
L’origine di tutto ciò che esiste, buono o cattivo, è Krishna. Niente si manifesta nel mondo materiale che non sia in Lui. Chi sa questo possiede la vera conoscenza. Innumerevoli sono le manifestazioni in questo universo, ma la loro sorgente è unica: Krishna.
VERSO 6
maharsayah sapta purve
catvaro manavas tatha
mad-bhava manasa jata
yesam loka imah prajah
maha-risayah: i grandi saggi; sapta: sette; purve: prima; catvarah: quattro; manavah: Manu; tatha: anche; mat-bhavah: nati da Me; manasah: dalla mente; jatah: nati; yesam: da loro; loke: nel mondo; imah: tutta questa; prajah: popolazione.
TRADUZIONE
Sette grandi saggi, gli altri quattro che li precedettero e i Manu [i progenitori del genere umano] discendono da Me, sono nati dalla Mia mente, e tutte le creature che popolano i vari pianeti discendono da loro.
SPIEGAZIONE
Il Signore riassume qui l’albero genealogico universale, Brahma, nato dall’energia di Hiranyagarbha, il Signore Supremo, è la creatura originale. Da lui hanno origine i sette grandi saggi, e prima di loro i quattro Kumara (Sanaka, Sanatana e Sanat-kumara) e i quattordici Manu. Questi venticinque grandi saggi sono gli antenati degli esseri viventi di tutte le forme e specie che popolano gli innumerevoli pianeti di un numero incalcolabile di universi. Brahma dovette sottoporsi a un’ascesi di mille anni (secondo il calcolo del tempo sui pianeti superiori) prima di capire, per la grazia di Krishna, come doveva creare. Da lui nacquero Sanaka, Sananda, Sanatana e Sanat-kumara, poi Rudra e i sette saggi. Così, tutti i brahmana e gli ksatriya sono nati dall’energia di Dio, la Persona Suprema. Come spiegherà il trentanovesimo verso dell’undicesimo capitolo, Brahma è considerato l’antenato (pitamaha) di tutti gli esseri, e Krishna il padre dell’antenato (prapitamaha).
VERSO 7
etam vibhutim yogam ca
mama yo vetti tattvatah
so ’vikalpena yogena
yujyate natra samsayah
etam: tutta questa; vibhutim: opulenza; yogam: potere mistico; ca: anche; mama: del Mio; yah: colui che; vetti: conosce; tattvatah: effettivamente; sah: egli; avikalpena: senza divisione; yogena: nel servizio devozionale; yujyate: è impegnato; na: mai; atra: qui; samsayah: dubbio.
TRADUZIONE
Colui che è veramente convinto della Mia gloria e del Mio potere mistico, Mi serve con una devozione pura e completa, di questo non c’è dubbio.
SPIEGAZIONE
Conoscere Dio, la Persona Suprema, significa raggiungere la più alta perfezione spirituale. È impossibile, infatti, impegnarsi nel servizio di devozione se non si è fermamente convinti delle molteplici glorie del Signore Supremo. La gente sa che Dio è grande, ma non conosce quant’è grande. Qui troviamo i particolari della Sua grandezza. Colui che conosce in modo reale la grandezza di Dio non esiterà ad abbandonarsi a Lui e a servirLo con devozione. Non c’è altra scelta, infatti, dal momento in cui si conoscono le perfezioni del Signore, così come sono descritte nella Bhagavad-gita, nello Srimad Bhagavatam e in molti altri Testi.
Numerosi esseri celesti, distribuiti nei vari sistemi planetari, si occupano dell’amministrazione dell’universo; a capo di tutti si trova Brahma, con Siva, i quattro Kumara e altri anziani. Molti sono gli antenati di coloro che popolano l’universo, e tutti hanno origine dal Signore Supremo, Krishna, l’antenato originale, padre di tutti gli antenati.
Queste sono alcune delle perfezioni del Signore. Colui che è fermamente convinto che queste perfezioni appartengono a Krishna, ripone in Lui tutta la sua fede e, libero dal dubbio, s’impegna al suo servizio. La conoscenza delle perfezioni del Signore è essenziale se si vuole accrescere il desiderio di servirLo con amore e devozione. Nessuno di noi deve trascurare di capire Krishna in tutta la Sua grandezza, perché questa conoscenza ci stabilirà in modo fermo e sincero nel Suo servizio.
VERSO 8
aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matvabhajante mam
budha bhava-samanvitah
aham: Io; sarvasya: di tutti; prabhavah: la fonte di generazione; mattah: da Me; sarvam: ogni cosa; pravartate: emana; iti: così; matva: conoscendo; bhajante: diventa devoto; mam: a Me; budhah: gli esperti; bhava-samanvitah: con grande attenzione.
TRADUZIONE
Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali, Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il loro cuore.
SPIEGAZIONE
L’uomo erudito che ha studiato perfettamente i Veda, che conosce l’insegnamento di maestri come l’avatara Caitanya Mahaprabhu, e sa come applicare questi insegnamenti, può capire che Krishna è l’origine di tutto ciò che esiste nel mondo materiale e nel mondo spirituale. Con questa conoscenza perfetta si situa fermamente nel servizio di devozione al Signore Supremo, e non è sviato né dagli stolti né dai commentatori insensati, per quanto numerosi siano. Tutti gli Scritti vedici concordano pienamente sul fatto che Krishna è la fonte di Brahma, di Siva e degli altri esseri celesti.
Per esempio, l’Atharva Veda (Gopala-tapani Upanisad 1.24) afferma, yo brahmananam vidadhati purvam yo vai vedams ca gapayati sma krishnah: “È Krishna che all’alba dei tempi istruì Brahma nella conoscenza vedica, ed è ancora Lui che in passato disseminò questa conoscenza nel mondo.” Poi ancora la Narayana Upanisad¹ afferma atha puruso ha vai narayano ‘kamayata prajah srieyeti: “Narayana, la Persona Suprema, desiderò allora creare gli esseri viventi.” L’Upanisad continua, narayanad prajapatih prajayate, narayanad astau vasavo jayante, narayanad ekadasa rudra jayante, narayanad dvadasadityah: “Da Narayana è nato Brahma, e sempre da Narayana sono generati gli antenati. Da Narayana è nato Indra, e da Narayana ancora sono nati gli otto Vasu e gli undici Rudra; e sempre da Narayana sono nati i dodici Aditya.” Questo Narayana è un’emanazione di Krishna. Sempre nei Veda è detto, brahmanyo devaki-putrah: “Il figlio di Devaki, Krishna, è la Persona Suprema.” (Narayana Upanisad 4) E ancora, eko vai narayana asin na brahma na isano napo nagni-samau neme dyav-aprithivi na naksatrani asin na brahma na isano napo nagni-samau neme dyav-aprithivi na naksatrani na suryah: “All’inizio della creazione c’era solo Narayana, la Persona Suprema. Non c’erano né Brahma, né Siva, né il fuoco, né il sole, né le stelle nel cielo.” (Maha Upanisad 1)
La Maha Upanisad afferma inoltre che Siva è nato dalla fronte del Signore Supremo, perciò i Veda dicono che l’unico oggetto di adorazione è il Signore Supremo, creatore di Brahma e di Siva. Krishna stesso afferma nel Moksa-dharna:
prajapatim ca rudram capy
aham eva srijami vai
tau hi mam na vijanito
mama maya-vimohitau
“Io sono il creatore degli antenati, Siva e gli altri, ma essi non sono coscienti di essere creati da Me, perché sono illusi dalla Mia energia esterna.” E il Varaha Purana aggiunge:
narayanah paro devas
tasmaj jatas caturmuktah
tasmad rudro ’bhavad devah
sa ca sarva-jnatam gatah
“Narayana è Dio, la Persona Suprema. Da lui è nato Brahma, da cui è nato Siva.”
Fonte di ogni creazione, Krishna è conosciuto come la causa di ogni cosa. “Io sono l’origine di tutto, dice Krishna, poiché tutto è nato da Me. Tutto vive sotto la Mia direzione, e nessuno Mi è superiore.” Il controllore supremo è Krishna. Chi capisce questo alla luce delle Scritture e con l’aiuto di un maestro spirituale autentico, impiegando tutte le proprie energie nella coscienza di Krishna, è un vero saggio, al cui confronto chi non conosce Krishna in tutta la Sua verità è solo uno sciocco. Solo uno sciocco, infatti può scambiare Krishna per un uomo comune, Una persona cosciente di Krishna non deve mai lasciarsi turbare dagli sciocchi; deve evitare di leggere ogni commento e interpretazione non autorizzata della Bhagavad-gita, e deve perseverare nella coscienza di Krishna con determinazione e fermezza.
VERSO 9
mac-citta mad-gata-prana
bodhayantah parasparam
kathayantas ca mam nityam
tusyanti ca ramanti ca
mat-cittat: con la mente pienamente assorta in Me; mat-gata-pranah: dedicando a Me la vita; bodhayantah; predicando; parasparam: tra loro; kathayantah: parlando; ca: anche; mam: riguardo a Me; nityam: eternamente; tusyanti: compiaciuti; ca: anche; ramanti: godono di felicità trascendentale; ca: anche.
TRADUZIONE
I pensieri dei Miei puri devoti dimorano in Me, la loro vita è completamente votata al Mio servizio ed essi derivano grande soddisfazione e felicità illuminandosi l’un l’altro e parlando di Me.
SPIEGAZIONE
I puri devoti s’impegnano completamente nel trascendentale servizio d’amore al Signore. Nulla può distogliere i loro pensieri dai piedi di loto di Krishna e i loro discorsi sono sempre spirituali. Questo verso descrive con molta precisione il carattere della loro vita; ventiquattro ore al giorno i devoti del Signore lodano le Sue attività gloriose; con l’anima e il cuore costantemente fissi in Krishna, essi provano una gioia immensa a parlare di Lui in compagnia di altri devoti. Fin dall’inizio del suo servizio di devozione, il devoto assapora la felicità spirituale che nasce dal servizio stesso, e alla fine raggiunge l’amore per il Signore; situato al livello spirituale, gusta la perfezione suprema che il Signore manifesta nella Sua dimora. Sri Caitanya Mahaprabhu paragona il servizio di devozione a un seme piantato nel cuore dell’essere vivente.
Tra gli innumerevoli esseri erranti di pianeta in pianeta, da un capo all’altro dell’universo, soltanto qualcuno ha la fortuna d’incontrare un puro devoto e di comprendere il servizio di devozione. Se l’uomo ascolta e recita con perseveranza il mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, il seme del servizio di devozion, che è piantato nel suo cuore fruttificherà come un seme d’albero regolarmente annaffiato. La pianta spirituale del servizio di devozione comincia allora a crescere, finché penetra l’involucro dell’universo materiale ed entra nella radiosità del brahmajyoti. Là, nel mondo spirituale, continua a crescere fino a raggiungere il pianeta più elevato, Goloka Vrindavana, dimora suprema dove vive il Signore, Sri Krishna; prende quindi rifugio ai piedi di loto di Krishna è là rimane, finalmente giunta alla meta. A poco a poco fiorisce e dà i suoi frutti, mentre il devoto continua a innaffiarla con l’ascolto e la recitazione delle glorie di Krishna. La Caitanya-caritamrita (Madhya-lila, cap. 19), che dà una precisa descrizione di questa pianta della devozione, spiega che una volta che tutta la pianta ha preso rifugio ai piedi di loto del Signore Supremo, il devoto diventa completamente assorto nell’amore per Dio; allora non può vivere un solo istante senza essere in contatto con Krishna, come un pesce non può vivere fuori dall’acqua. A questo punto il devoto acquisisce tutte le qualità spirituali.
Lo Srimad Bhagavatam descrive in molti passi le relazioni che uniscono il Signore Supremo ai Suoi devoti, perciò questo è un Testo molto caro ai devoti, come afferma lo stesso Bhagavatam (12.13.18). Srimad-bhagavatam puranam amalam yad vaisnam priyam. Le narrazioni dello Srimad Bhagavatam non riguardano le attività materiali, lo sviluppo economico, i piaceri dei sensi o la liberazione; quest’opera è l’unica che descrive la natura trascendentale del Signore Supremo e dei Suoi devoti. Come sul piano materiale un ragazzo e una ragazza provano una grande gioia nello stare insieme, così al livello spirituale gli esseri realizzati, coscienti di Krishna, conoscono una gioia senza fine nell’ascoltare la lettura di queste Scritture spirituali.
VERSO 10
tesam satata-yuktanam
bhajatam priti-purvakam
dadami buddhi-yogam tam
yena mam upayanti te
tesam: a loro; satata-yuktanam: sempre impegnati; bhajatam: nell’offrire un servizio devozionale; priti-purvakam: nell’estasi d’amore; dadami: Io concedo; buddhi-yogam: la vera intelligenza; tam: quella; yena: con cui; mam: a Me; upayanti: vengono; te: essi.
TRADUZIONE
A coloro che Mi servono sempre con devozione e amore, dò l’intelligenza necessaria per venire a Me.
SPIEGAZIONE
Soffermiamoci sul significato del termine buddhi-yogam, che appare in questo verso, e ricordiamoci del secondo capitolo, in cui il Signore diceva ad Arjuna che avendogli parlato fino ad allora di vari argomenti, voleva ora istruirlo sul buddhi-yoga. Ed è ciò che farà adesso. Il buddhi-yoga, l’azione nella coscienza di Krishna, è il sintomo della più alta intelligenza. Buddhi significa “intelligenza”, e yoga “attività spirituali” o elevazione spirituale”. Il buddhi-yoga, dunque, è il modo di agire di colui che desidera tornare a Dio, nella Sua dimora assoluta, e si abbandona pienamente al servizio di Krishna; in altre parole, è il mezzo per liberarsi dalle catene della materia. Il fine ultimo di ogni progresso spirituale è Krishna, ma di solito l’uomo lo ignora; perciò è essenziale che l’uomo viva in compagnia dei devoti e di un maestro spirituale. Occorre innanzitutto riconoscere in Krishna il fine ultimo; una volta acquisita questa convinzione si progredirà, in modo lento ma sicuro, sulla via che conduce a Krishna e si raggiungerà la meta.
Quando una persona sa che Krishna è il fine ultimo della vita ma aspira ai frutti dell’azione, agisce secondo il karma-yoga; quando sa che Krishna è il fine ultimo ma continua le speculazioni intellettuali sulla Sua natura, agisce secondo il jnana-yoga; e quando sa che Krishna è il fine ultimo e Lo cerca solo nel servizio di devozione, nella coscienza di Krishna, agisce nel bhakti-yoga, o buddhi-yoga, che è lo yoga completo. Questo bhakti-yoga rappresenta la più alta perfezione dell’esistenza.
Se un uomo è discepolo di un maestro spirituale e fa parte di una comunità spirituale, ma gli manca l’intelligenza necessaria per progredire, Krishna in persona gli darà dall’interno le istruzioni per arrivare a Lui senza difficoltà. L’unica condizione richiesta al devoto è che s’impegni costantemente nella coscienza di Krishna, servendo Krishna con devozione in tutti i modi possibili. Il devoto deve fare qualcosa per Krishna con amore; allora, se è abbastanza intelligente, avanzerà sulla via della realizzazione spirituale. Una persona sincera, che si dedica con devozione al servizio di Krishna, riceve dal Signore la possibilità di progredire e arrivare fino a Lui.
VERSO 11
tesam evanukampartham
aham ajnana-jam tamah
nasayamy atma-bhava-stho
jnana-dipena bhasvata
tesam: per loro; eva: certamente; anukampa-artham: per mostrare una misericordia speciale; aham: Io; ajnana-jam: a causa dell’ignoranza; tamah: oscurità; nasayami: dissipo; atma-bhava: nei loro cuori; sthah: situato; jnana: di conoscenza; dipena: con la lampada; bhasvata: brillante.
TRADUZIONE
Per mostrare loro una misericordia speciale Io che dimoro nel loro cuore, dissipo le tenebre nata dall’ignoranza con la torcia luminosa della conoscenza.
SPIEGAZIONE
Migliaia di persone seguivano Sri Caitanya Mahaprabhu quando, a Benares, diffondeva il canto del mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare; Prakasananda Sarasvati, invece, un erudito molto influente e famoso di quel tempo, Lo derideva e Lo accusava di essere un sentimentale. Capita, talvolta, che alcuni filosofi critichino i devoti e li prendano per ingenui sognatori senza filosofia, prigionieri delle tenebre dell’ignoranza. È un errore grossolano, perché numerosi devoti eruditi hanno esposto in modo filosofico i princìpi della devozione, e anche se un devoto non approfitta dei vantaggi che gli offrono le Scritture e il maestro spirituale, Krishna in persona, presente nel suo cuore, lo aiuterà, se è sincero, nel suo servizio di devozione. Il devoto sincero non rimane mai nell’ignoranza se serve il Signore con devozione ed è pienamente assorto nella coscienza di Krishna.
I filosofi moderni pensano che non si possa avere la conoscenza pura senza essere dotati di una vasta erudizione. Ma il Signore Supremo in persona risponde a questi filosofi in questo verso: coloro che servono Krishna con una devozione pura, anche se mancano di erudizione e la loro conoscenza dei princìpi vedici è insufficiente, ricevono il Suo aiuto. Inoltre, il Signore insegna ad Arjuna che è impossibile conoscere la Verità Suprema e Assoluta, Dio, l’Essere Sovrano, con semplici speculazioni intellettuali. Dio è così grande che è impossibile conoscerLo o avvicinarLo con un semplice sforzo mentale; se l’uomo non Gli è devoto, se non Gli offre il suo amore, potrà anche meditare per milioni di anni senza mai comprendere Krishna, la Verità Suprema e Assoluta. Soltanto il servizio di devozione può soddisfare Krishna, che con la Sua energia inconcepibile Si rivela allora nel cuore del Suo puro devoto. Il puro devoto tiene sempre Krishna nel proprio cuore, perciò è paragonato al sole che dissipa le tenebre dell’ignoranza; questa è la speciale grazia che Krishna gli concede.
Contaminato da numerosi milioni di vite trascorse nella materia, l’essere condizionato ha il cuore ricoperto dalla polvere del materialismo, ma quando serve il Signore con devozione e canta costantemente il mantra Hare Krishna, la polvere rapidamente vola via dal suo cuore, ed egli si eleva al piano della conoscenza pura. Solo il canto o la recitazione di questo mantra e il servizio di devozione, e non le speculazioni intellettuali o le discussioni, possono condurre a Visnu, il fine supremo. Il puro devoto non deve preoccuparsi delle necessità della vita, perché appena si sono allontanate le tenebre dal suo cuore, il Signore Supremo, che è soddisfatto dell’amore e del servizio del Suo devoto, provvede subito a tutti i suoi bisogni. Dal momento in cui il Signore Si prende cura di lui, il devoto non deve più fare sforzi materiali per le proprie necessità. Questo è, in sostanza, l’insegnamento della Bhagavad-gita, il cui studio porta l’uomo ad abbandonarsi totalmente al Signore Supremo e a servirLo con devozione pura.
VERSI 12-13
arjuna uvaca
param brahma param dhama
pavitram paramam bhavan
purusam sasvatam divyam
adi-devam ajam vibhum
ahus tvam risyah sarve
devarsir naradas tatha
asito devalo vyasah
svayam caiva bravisi me
arjunah uvaca: Arjuna disse: param: suprema; brahma: verità; param: supremo; dhama: sostentamento; pavitram: pura; paramam: suprema; bhavan: Tu; purusam: personalità; sasvatam: originale; divyam: trascendentale; adi-devam: il Signore originale; ajam: non nato; vibhum: il più grande; ahuh: dicono; tvam: di Te; risayah: i saggi; sarve: tutti; deva-risih: i saggi tra gli esseri celesti; naradah: Narada; tatha: anche; asitah: Asita; devalah: Devala; vyasah: Vyasa; svayam: personalmente; ca: anche; eva: certamente; bravisi: Tu stai spiegando; me: a me.
TRADUZIONE
Arjuna disse:
Tu sei Dio, la Personalità Suprema, la suprema dimora, il più puro, la Verità Assoluta: Tu sei la Persona originale, eterna e trascendentale, il non nato e il più grande. Tutti i grani saggi come Narada, Asita, Devala e Vyasa lo proclamano ed ora Tu stesso me lo confermi.
SPIEGAZIONE
Con questi due versi, il Signore dà ai filosofi moderni la possibilità di comprendere la netta distinzione che esiste tra l’Anima Suprema e l’anima infinitesimale. Dopo aver ascoltato i quattro versi principali della Bhagavad-gita (10.8-11), Arjuna è completamente libero dal dubbio e riconoscendo che Krishna è Dio, la Persona Suprema, dichiara subito con fermezza: “Tu sei Dio, la Persona Suprema, il param brahma.” In effetti Krishna aveva descritto Se stesso come l’origine di tutto; gli esseri celesti e gli uomini dipendono da Lui, anche se l’ignoranza fa credere loro di essere assoluti e indipendenti da Lui. Ma questa ignoranza, come Krishna spiega nel verso precedente, svanisce completamente con la pratica del servizio di devozione. Per la grazia del Signore, Arjuna riconosce ora che Krishna è la Verità Suprema e Assoluta, come insegnano le Scritture. Non è per semplice amicizia, né per adularLo che Arjuna si rivolge a Krishna chiamandoLo Dio, Persona Suprema, Verità Assoluta. Ogni parola che Arjuna rivolge qui a Krishna è confermata dai Veda, che affermano inoltre che solo il devoto votato al Suo servizio può comprendere il Signore Supremo, e Krishna ha appena spiegato che tutto riposa in Lui; ciò rende ancora più evidente il fatto che Krishna e il Brahman Supremo sono un’unica e identica Persona. La Mundaka Upanisad conferma che il Signore, nel Quale tutto riposa, può essere realizzato solo dall’uomo che ha la mente assorta in Lui. Il ricordo è uno dei metodi del servizio di devozione ed è chiamato smaranam. Solo col servizio di devozione, dunque, l’uomo può comprendere la sua vera natura e liberarsi dal corpo materiale.
I Veda descrivono il Signore Supremo come il più puro tra i puri; chiunque capisca questo attributo di Krishna e si abbandoni a Lui può purificarsi da tutti i suoi atti colpevoli. Non esiste alcun altro modo. Il fatto che Arjuna riconosca in Krishna l’Essere dalla purezza suprema è dunque in perfetto accordo con gli Scritti vedici e con le affermazioni dei più grandi saggi, dei quali Narada è il principale.
Krishna è Dio, la Persona Suprema. Bisogna ad ogni istante meditare su di Lui e gustare la relazione trascendentale che ci unisce a Lui. Egli è l’Essere Supremo, che non è soggetto né ai bisogni fisici, né alla nascita, né alla morte. Questa non è solo l’opinione di Arjuna ma anche di tutti gli Scritti vedici, tra cui i Purana e i Racconti storici. Il Signore stesso, nel quarto capitolo, afferma che sebbene Egli sia non nato, appare sulla Terra per ristabilire i princìpi della religione. Nulla ha causato la Sua esistenza, poiché Egli è l’origine di tutto, la causa di tutte le cause, e tutto emana da Lui. Ed è solo con la Sua grazia che l’uomo può raggiungere questa conoscenza perfetta.
Arjuna può esprimersi qui per la grazia di Krishna. Perciò, per comprendere la Bhagavad-gita bisogna accettare le parole di Arjuna in questi due versi e riconoscere la parampara, l’indispensabile di successione di maestri spirituali. Coloro che non sono situati in questa successione di maestri spirituali non possono capire la Bhagavad-gita, l’educazione accademica non sarà loro di alcun aiuto. Chi si vanta di questa educazione continuerà purtroppo a considerare Krishna una persona comune, nonostante le Scritture vediche offrano innumerevoli prove del contrario.
VERSO 14
sarvam etad ritam manye
yan mam vadasi kesava
na hi te bhagavan vyaktim
vidur deva na danavah
sarvam: tutta; etat: questa; ritam: verità; manye: accetto; yat: che; mam: a me; vadasi: riveli; kesava: o Krishna; na: mai; hi: certamente; te: Tua; bhagavan: o Dio, o Persona Suprema; vyaktim: rivelazione; viduh: possono conoscere; devah: gli esserri celesti; na: non; danavah: i demoni.
TRADUZIONE
O Krishna, accetto come verità assoluta tutto ciò che mi hai detto. Né gli esseri celesti né gli esseri demoniaci, o Signore, possono capire la Tua personalità.
SPIEGAZIONE
Arjuna conferma qui che gli uomini senza fede, di natura demoniaca, non possono conoscere Krishna; neppure gli esseri celesti ne sono capaci. Come riuscirebbero quindi i cosiddetti eruditi del mondo d’oggi? Ma per la grazia del Signore, Arjuna ha capito che la Verità Assoluta è Krishna, l’Essere perfetto. Seguiamo dunque il cammino tracciato da Arjuna, che è il primo maestro nella comprensione della Bhagavad-gita. Come abbiamo visto nel quarto capitolo, la successione dei maestri (parampara) che doveva trasmettere il messaggio della Bhagavad-gita s’interruppe. Krishna venne a ristabilire questa successione; scelse Arjuna per l’amicizia che Gli aveva dimostrato la sua grande devozione, e fece di lui l’anello mancante. Come abbiamo menzionato nella nostra introduzione alla Gitopanisad, bisogna capire il significato e l’essenza della Bhagavad-gita attraverso la parampara, seguendo l’esempio di Arjuna, che accetta tutto ciò che Krishna gli insegna. Soltanto allora saremo in grado di capire che Krishna è Dio, la Persona Suprema.
VERSO 15
svayam evatmanatmanam
vettha tvam purusottama
bhuta-bhavana bhutesa
deva-deva jagat-pate
svayam: personalmente; eva: certo; atmana: da Te stesso; atmanam: Te stesso; vettha: conosci; tvam: Tu; purusa-uttama: il più grande di tutti; bhuta-bhavana: origine di ogni cosa; bhuta-isa: o Signore di tutto ciò che esiste; deva-deva: o Signore di tutti gli esseri celesti; jagat-pate: o Signore dell’intero universo.
TRADUZIONE
In realtà solo in virtù della Tua potenza interna, conosci Te stesso, o Persona Suprema, origine di ogni cosa, Signore di tutti gli esseri, Dio degli dèi e padrone dell’universo!
SPIEGAZIONE
Possono conoscere il Signore Supremo soltanto coloro che, come Arjuna e i suoi successori, si uniscono a Lui col servizio di devozione. Gli altri, che hanno una mentalità demoniaca e atea, non possono conoscerLo. Allontanarsi o allontanare gli altri da Krishna con speculazioni arbitrarie è senza dubbio uno dei peccati più gravi, perciò chi non conosce Krishna deve astenersi dal commentare la Bhagavad-gita. Questo Testo contiene le parole di Krishna, racchiude la scienza di Krishna; occorre dunque capirlo come l’ha capito Arjuna, così come fu enunciato da Krishna, e mai prestare ascolto alle interpretazioni che ne danno gli atei.
Lo Srimad Bhagavatam (1.2.11) afferma:
vadanti tat tattva-vidas
tattvan yaj jnanam advayam
brahmeti paramatmeti
bhagavan iti sabdyate
La Verità Assoluta Si presenta sotto tre aspetti: il Brahman impersonale, il Paramatma situato nel cuore di ogni essere, e infine Bhagavan, Dio, la Persona Suprema. Realizzare Dio, la Persona Suprema, costituisce dunque la più completa presa di coscienza della Verità Assoluta. Un uomo liberato, o anche un uomo comune, può realizzare il Brahman impersonale o il Paramatma, l’aspetto “localizzato” della Verita Assoluta, ma ciò non significa che può capire la Persona di Dio così come questa Persona stessa, Krishna, la descrive nei versi della Bhagavad-gita.
Capita talvolta che gli impersonalisti accettino Krishna come Bhagavan o che riconoscano la Sua autorità in campo spirituale, ma molte persone, anche tra quelle già liberate, non possono comprendere che Krishna è la Persona Suprema, il padre di tutti gli esseri. Per sottolineare questo fatto Arjuna Lo chiama col nome Purusottama. Inseguito si rivolge a Lui chiamandolo Bhuta-bhavana, nel caso qualcuno non capisse che Krishna è il padre di tutti gli esseri; poi Lo chiama Bhutesa, controllore di tutti gli esseri, nel caso in cui coloro che vedono Krishna come il padre di tutti gli esseri non Lo accettino come controllore supremo. Lo chiama poi Devadeva, Colui che è adorato anche dai deva (esseri celesti), e usa questo nome per coloro che pur sapendo che Krishna è il controllore supremo, ignorano che è anche all’origine di tutti i deva. Infine, per evitare che coloro che Lo accettano come origine dei deva non neghino la Sua qualità di proprietario supremo, Gli dà il nome di Jagatpati. Arjuna, con la sua realizzazione di Krishna, stabilisce qui la verità sulla natura del Signore, e chi vuole conoscere Krishna così com’è deve seguire fedelmente le orme di Arjuna.
VERSO 16
vaktum arhasy asesena
divya hy atma-vibhutayah
yabhir vibhutibhir lokan
imams tvam vyapya tistasi
vaktum: dire; arhasi: Tu meriti; asesena: nei particolari; divyah: divine; hi: certamente; atma: Tue proprie; vibhutayah: opulenze; yabhih: con le quali; vibhutibhih: opulenze; lokan: tutti i pianeti; iman: questi; tvam: Tu; vyapya: pervadendo; tisthasi: rimani.
TRADUZIONE
Per favore, descrivimi nei particolari la Tua potenza divina con la quale pervadi tutti questi mondi.
SPIEGAZONE
Questo verso lascia intendere che Arjuna è ora completamente soddisfatto della sua conoscenza sul Signore Supremo. Per la grazia di Krishna possiede l’esperienza, l’intelligenza, la conoscenza e gusta i benefici che ne derivano, inoltre ha realizzato la divinità suprema di Krishna. Non ha più il minimo dubbio, ma rivolge ancora a Krishna queste domande sulla Sua natura onnipresente solo perché in futuro gli uomini, e specialmente gli impersonalisti, comprendano che Egli è presente in tutte le cose attraverso le Sue differenti energie. Arjuna presenta dunque questa richiesta per il bene di tutti gli uomini e non per il proprio.
VERSO 17
katham vidyam aham yogims
tvam sada paricintayan
kesu kesu ca bhavesu
cintyo ’si bhagavan maya
katham: come; vidyam aham: conoscerò; yogin: o mistico supremo; tvam: Te; sada: sempre; paricintayan: pensando a; kesu: in quale; kesu: in quale; ca: anche; bhavesu: nature; cintayah asi: Tu devi essere ricordato; bhagavan: o Supremo; maya: da me.
TRADUZIONE
O Krishna, supremo tra i mistici, come devo meditare su di Te, e come posso conoscerti? In quale varietà di forme puoi essere ricordato, o Supremo Signore?
SPIEGAZIONE
Come spiegava il capitolo precedente, Dio, la Persona Suprema, è coperto dalla Sua energia yoga-maya. Soltanto i Suoi devoti, anime sottomesse, possono vederLo. Arjuna è convinto ormai che il suo amico intimo, Krishna, è il Signore Supremo, ma ora desidera che Egli esponga il metodo che aiuterà l’uomo comune a conoscerLo. Infatti, agli sguardi dei profani, inclusi gli uomini demoniaci e gli atei, Krishna è nascosto, “protetto” dalla Sua energia yoga-maya, che impedisce loro di conoscerLo. Ed è per il loro beneficio, e non per il proprio, che Arjuna pone queste domande. Il devoto avanzato, infatti, non si preoccupa solo della propria comprensione, ma di quella dell’umanità intera. Poiché Arjuna è un vaisnava, un devoto di Krishna, per compassione apre la via che permetterà a tutti gli uomini di comprendere l’onnipresenza del Signore Supremo. Egli chiama Krishna yogin, per sottolineare che Krishna è il maestro dell’energia yoga-maya, che, secondo la Sua volontà, Lo nasconde e Lo svela all’uomo comune.
L’uomo ordinario, privo di amore per Krishna, non può pensare a Lui costantemente, perciò continua ad avere pensieri materiali. Arjuna sta considerando il modo di pensare dei materialisti di questo mondo. L’espressione kesu kesu ca bhavesu si riferisce alla natura materiale (il termine bhava sta a significare “ciò che è fisico”). Poiché un materialista non può comprendere Krishna dal punto di vista spirituale, dovrà prima concentrare la mente sulle manifestazioni fisiche per cercare di vedere come Krishna Si manifesta in esse, come esse Lo rappresentano.
VERSO 18
vistarenatmano yogam
vibhutim ca janardana
bhuyah kathaya triptir hi
srinvato nasti me ’mritam
vistarena: nei particolari; atmanah: Tuo; yogam: potere mistico; vibhutim: opulenze; ca: anche; jana-ardana: o uccisore degli atei; bhuyah: di nuovo; kathaya: descrivi; triptih: soddisfazione; hi: certamente; srinvatah: ascoltando; na asti: non c’è; me: mio; amritam: nettare.
TRADUZIONE
O Janardana, Ti prego, descrivimi ancora nei particolari la potenza delle Tue glorie. Non sono mai sazio di sentir parlare di Te perché quanto più ascolto tanto più desidero gustare il nettare delle Tue parole.
SPIEGAZIONE
I rishi di Naimisaranya, con Saunaka a capo, rivolsero parole simili a Suta Gosvami:
vayam tu na vitripyama
uttama-sloka-vikrame
yac chrinvatam rasa-jnanam
svadu svadu pade pade
“Non si può mai essere sazi di ascoltare i divertimenti trascendentali del Signore Supremo, che è glorificato con preghiere e inni. Coloro che hanno ritrovato la loro sublime relazione con Krishna godono ad ogni istante del racconto dei divertimenti del Signore." (Srimad Bhagavatam 1.1.19) Arjuna desidera dunque sentir parlare di Krishna, e in particolare del modo in cui Egli Si manifesta come il Signore onnipresente.
Arjuna usa la parola amritam, “nettare”, perché ogni parola che descrive Krishna ha il sapore del nettare, un nettare che l’esperienza ci farà gustare. Una delle caratteristiche che distingue gli attuali trattati di storia, i romanzi, i racconti e le novelle dai Testi in cui sono descritti i divertimenti trascendentali del Signore, è che dei primi ci si stanca presto, mentre non ci si stanca mai di ascoltare le lodi di Krishna. E gli Scritti vedici, i Purana specialmente, che tracciano la storia dell’universo nel corso delle sue ere, sono pieni di racconti che riguardano i divertimenti del Signore Supremo nelle numerose forme in cui apparve, perciò conservano sempre la loro freschezza, anche dopo essere stati letti e riletti tante volte.
VERSO 19
sri-bhagavan uvaca
hanta te kathayisyami
divya hy atma-vibhutayah
pradhanyatah kuru-srestha
nasty anto vistarasya me
sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; hanta: sì; te: a te; kathayisyami: parlerò; divyah: divine; hi: certamente; atma-vibhutayah: opulenze personali; pradhanyatah: che sono essenziali; kuru-srestha : o migliore dei Kuru; na asti: non c’è; antah: limite; vistarasya: all’estensione; me: Mia.
TRADUZIONE
La Persona Suprema disse:
Ti descriverò le Mie gloriose manifestazioni, o Arjuna, ma soltanto le più importanti, perché la Mia opulenza non ha limiti.
SPIEGAZIONE
Conoscere la grandezza e le perfezioni di Krishna è impossibile. I sensi dell’essere individuale sono imperfetti e non permettono di comprendere completamente la natura e gli atti di Krishna. Eppure i devoti cercano di conoscere Krishna; ma la loro intenzione non è quella di arrivare a capirLo perfettamente a un certo stadio del loro avanzamento spirituale, essi desiderano solo gustare le descrizioni di tutto ciò che Lo riguarda, descrizioni che hanno per loro il sapore del nettare. Parlare delle perfezioni di Krishna e delle Sue diverse energie riempie i puri devoti, di una gioia spirituale incomparabile, perciò essi ardono sempre dal desiderio di ascoltare le descrizioni delle Sue glorie e discuterne tra loro. Krishna sa che gli esseri non possono comprendere tutta l’estensione delle Sue perfezioni, perciò decide di descrivere solo le principali manifestazioni delle Sue energie. La parola pradhanyatah, “principali”, mette in rilievo il fatto che possiamo capire solo alcuni dei principali attributi del Signore Supremo, poiché le Sue caratteristiche sono illimitate, e noi non possiamo conoscerle tutte. Il termine vibhuti si riferisce, nel contesto, alle qualità con cui Egli dirige l’intero universo. Secondo il dizionario Amara-kosa, vibhuti indica un attributo eccezionale.
L’impersonalista o il panteista non possono capire né le perfezioni eccezionali del Signore Supremo, né le manifestazioni della Sua energia divina. Le Sue energie si manifestano ovunque nel mondo materiale e spirituale, e Krishna descriverà ora quelle che l’uomo comune può percepire direttamente, e che costituiscono solo una parte infinitesimale delle Sue energie totali.
VERSO 20
aham atma gudakesa
sarva-bhutasava-sthitah
aham adis ca madhiyam ca
bhutanam anta eva ca
aham: Io; atma: l’anima; gudakesa: o Arjuna; sarva-bhuta: di tutti gli esseri viventi; asaya-stitah: situata nel cuore; aham: Io sono; adih: l’origine; ca: anche; bhutanam: di tutti gli esseri viventi; antah: fine; eva: certamente; ca: e.
TRADUZIONE
Sono l’anima suprema situata nel cuore di ogni essere, o Gudakesa. Sono l’inizio, la metà e la fine di tutti gli esseri.
SPIEGAZIONE
Krishna dà qui ad Arjuna il nome di Gudakesa, “conquistatore delle tenebre del sonno”. Questo nome è significativo perché gli uomini assopiti nell’oscurità dell’ignoranza non possono comprendere come il Signore Supremo Si manifesti nel mondo materiale e in quello spirituale; ma Arjuna si trova al di là di queste tenebre, perciò la Persona Suprema accetta di descrivergli le Sue perfezioni.
Innanzitutto, il Signore Si rivela ad Arjuna come l’Anima dell’intera manifestazione cosmica, nella forma della Sua emanazione plenaria. Prima della creazione del mondo, il Signore Supremo, in virtù della Sua emanazione plenaria, accetta la forma dei purusa-avatara, e da Lui ogni vita ha origine. Egli è dunque l’atma, l’anima del mahat-tattva, che è l’insieme degli elementi universali. La causa della creazione non è l’energia materiale globale, ma è Maha-Visnu, il primo purusa-avatara, che entra nel mahat-tattva e lo anima; Egli è l’anima dell’energia materiale globale. Dopo che Maha-Visnu è entrato in tutti gli universi Si manifesta in ogni essere nella forma del Paramatma. Sappiamo per esperienza che l’esistenza del corpo dipende dalla presenza delle scintilla spirituale, senza la quale esso non può svilupparsi. Similmente, la manifestazione materiale non può entrare in movimento senza che l’Anima Suprema, Krishna, penetri in essa. Nella Subala Upanisad si afferma, prakrity-adi-sarva-bhutantaryami sarva-sesi ca narayanah: “Dio, la Persona Suprema, vive in ogni universo nella forma di Anima Suprema.” I tre purusa-avatara sono descritti nello Srimad Bhagavatam e anche nel Satvata-tantra. Visnos tu trini rupani purusakhyany atho viduh: “Dio, la Persona Suprema, Si manifesta nella creazione materiale sotto tre aspetti: Karanodakasayi Visnu, Garbhodakasayi Visnu e Ksirodakasayi Visnu.”
Maha-Visnu, o Karanodakasayi Visnu, è descritto nella Brahma-samhita (5.47). Yah karanarnava-jale bhajati sma yoga-nidram: il Signore Supremo, Krishna, causa di tutte le cause, riposa sull’Oceano cosmico nella forma di Maha-Visnu. Egli è dunque l’inizio, il sostegno e la fine dell’energia materiale nella sua totalità.
VERSO 21
adityanam aham visnur
jyotisam ravir amsuman
maricir marutam asmi
naksatranam aham sasi
adityanam: degli Aditya; aham: Io sono; visnuh: il Signore Supremo; jyotisam: di tutti gli astri; ravih: il sole; amsu-man: radiante; maricih: Marici; marutam: dei Marut; asmi: Io sono; naksatrana: tra le stelle; aham: Io sono; sasi: la luna.
TRADUZIONE
Tra gli Aditya sono Visnu, tra gli astri sono il sole radiante, tra i Marut sono Marici e tra le stelle, sono la luna.
SPIEGAZIONE
Esistono dodici Aditya, di cui Krishna è il principale. Fra tutti gli astri celesti luminosi il sole è il più importante; nella Brahma-samhita esso è considerato l’occhio sfolgorante del Signore Supremo. Esistono cinquanta varietà di vento che soffiano nello spazio, e la divinità che li controlla, Marici, rappresenta Krishna. Anche la luna, la più brillante tra le stelle nella notte, rappresenta Krishna. Da questo verso risulta che la luna è una stella, perciò anche le altre stelle che brillano nel cielo riflettono la luce del sole. La teoria che esistano molti soli nell’universo non è accettata dalla letteratura vedica. Il sole è uno, e il riflesso della sua luce rende luminosa la luna e le altre stelle. Poiché la Bhagavad-gita indica qui che la luna è una stella, le stelle che brillano in cielo non sono soli, ma sono simili alla luna.
VERSO 22
vedanam sama-vedo ’smi
devanam asmi vasavah
indriyanam manas casmi
bhutanam asmi cetana
vedanam: di tutti i Veda; sama-vedah: il Sama Veda; asmi: Io sono; devanam: di tutti gli esseri celesti; asmi: Io sono; vasavah: il re dei pianeti celesti; indriyanam: di tutti i sensi; manah: la mente; ca: anche; asmi: Io sono; bhutanam: di tutti gli esseri viventi; asmi: Io sono; cetana: la forza vivente.
TRADUZIONE
Tra i Veda sono il Sama Veda, tra gli esseri celesti, sono Indra, il re del cielo, tra i sensi sono la mente e negli esseri viventi sono la forza vitale [la coscienza].
SPIEGAZIONE
La differenza tra l’anima e la materia è che la prima possiede la coscienza mentre la seconda ne è priva. La coscienza è dunque suprema ed eterna, non è il prodotto di un aggregato di elementi materiali.
VERSO 23
rudranam sankaras casmi
vitteso yaksa-raksasam
vasunam pavakas casmi
meruh sikharinam aham
rudranam: di tutti i Rudra; sankarah: di Siva; ca: anche; asmi: Io sono; vitta-isah: il padrone del tesoro degli esseri celesti; yaksa-raksasam: degli Yaksa e dei Raksasa; vasunam: dei Vasu; pavakah: fuoco; ca: anche; asmi: Io sono; meruh: Meru; sikharinam: tra tutte le montagne; aham: Io sono.
TRADUZIONE
Tra i Rudra sono Siva, tra gli Yaksa e i Raksasa sono il signore delle ricchezze [Kuvera], tra i Vasu sono il fuoco [Agni] e tra le montagne sono Meru.
SPIEGAZIONE
Esistono undici Rudra, tra i quali predomina Sankara, Siva. Egli è la manifestazione del Signore Supremo che dirige, nel mondo materiale, il tamo-guna, l’ignoranza. Kuvera, il capo degli Yaksa e dei Raksasa, è il tesoriere degli esseri celesti e rappresenta anche lui il Signore Supremo. Meru è una montagna famosa per le sue risorse naturali.
VERSO 24
purodhasam ca mukhyam mam
viddhi partha brihaspatim
senaninam aham skandah
sarasam asmi sagarah
purodhasam: di tutti i sacerdoti; ca: anche; mukhyam: il capo; mam: Me; viddhi: sappi; partha: o figlio di Pritha; brihaspatim: Brihaspati; senaninam: di tutti i comandanti; aham: sono; skandah: Kartikeya; sarasam: tra tutte le riserve d’acqua; asmi: sono; sagarah: l’oceano.
TRADUZIONE
Sappi, o Arjuna, che tra i sacerdoti Io sono il capo, Brihaspati. Tra i generali sono Kartikeya e tra le distese d’acqua sono l’oceano.
SPIEGAZIONE
Indra, il capo degli esseri celesti, è conosciuto come il sovrano dei pianeti superiori, e Indraloka è il pianeta su cui regna. Brihaspati svolge presso di lui l’incarico di sacerdote; egli è il più importante di tutti i sacerdoti, poiché Indra è il più importante di tutti i re. E come Indra domina su tutti i re, così Skanda, o Kartikeya, il figlio di Siva e Parvati, domina su tutti i capi militari. L’oceano, da parte sua, è la più grande di tutte le distese d’acqua. Tutte queste rappresentazioni di Krishna non danno che una piccola idea della Sua grandezza.
VERSO 25
maharsinam brigur aham
giram asmy ekam aksaram
yajnanam japa-yajno ’smi
sthavaranam himalayah
maha-risinam: tra i grandi saggi; bhriguh; Bhriguh: aham: Io sono; giram: di vibrazioni; asmi: sono; ekam aksaram: pranava; yajnanam: dei sacrifici; japa-yajnah: il canto; asmi: Io sono; sthavaranam: delle cose inamovibili; himalayah: l’Himalaya.
TRADUZIONE
Tra i grandi saggi Io sono Bhrigu, tra le vibrazioni sono l’om, la sillaba trascendentale, tra i sacrifici sono il canto dei santi nomi [japa] e tra le masse inamovibili sono l’Himalaya.
SPIEGAZIONE
Brahma, la prima creatura dell’universo, generò un gran numero di figli destinati a propagare le diverse specie viventi. Il più potente di questi figli, e anche il più grande saggio, è Bhrigu. Tra le vibrazioni trascendentali il suono om (omkara) rappresenta il Signore Supremo. Tra i sacrifici il japa, il canto del maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, è la più pura rappresentazione del Signore. Talvolta sono prescritti alcuni sacrifici di animali, ma nel sacrificio che consiste nel cantare il mantra Hare Krishna non c’è nessuna violenza; è il più semplice e il più puro dei sacrifici. Ogni cosa sublime in questo mondo rappresenta Krishna. Così per le Himalaya, le più alte montagne del pianeta. Uno dei versi precedenti aveva menzionato il monte Meru, ma le Himalaya lo superano perché sono immobili, mentre il Meru talvolta si sposta.
VERSO 26
asvatthah sarva-vriksanam
devarsinam ca naradah
gandharvanam citrarathah
siddhanam kapilo munih
asvatthah: l’albero baniano; sarva-vriksanam: di tutti gli alberi; deva-risnam: di tutti i saggi tra gli esseri celesti; ca: e; naradah: Narada; gandharvanam: dei cittadini del pianeta dei Gandharva; citrarathah: Citraratha; siddhanam: di tutti quelli che sono perfetti; kapilah munih: Kapila Muni.
TRADUZIONE
Tra gli alberi sono il baniano e tra i saggi del regno celeste sono Narada. Tra i Gandharva sono Citraratha, e tra le anime perfette sono il saggio Kapila.
SPIEGAZIONE
Il fico baniano (asvattha) è uno degli alberi più belli e più grandi; in India la gente spesso gli rende culto, ed è questo uno dei riti del mattino. Tra gli esseri celesti si venera Narada, che rappresenta Krishna perché è considerato il più grande devoto di Krishna nell’universo. Il pianeta dei Gandharva è popolato da esseri che cantano in modo meraviglioso, e tra loro il migliore è Citraratha. Tra gli esseri perfetti, Kapila, l figlio di Devahùti, rappresenta Krishna. Egli è considerato un avatara di Krishna e la Sua filosofia è esposta nello Srimad Bhagavatam. Bisogna però distinguerLo da un altro Kapila, che visse più tardi e acquistò una certa fama propagando una filosofia atea; un abisso li separa.
VERSO 27
uccaihsravasam asvanam
viddhi mam amritodbhavam
airavatam gajendranam
naranam ca naradhipam
uccaihsravasam: Uccaihsrava; asvanam: tra i cavalli; viddhi: conosci; mam: Me; amrita-udbhavam: prodotto dall’oceano frullato; airavatam: Airavata; gaja-indranam: dei superbi elefanti; naranam: tra gli esseri umani; ca: e; nara-adhipam: il re.
TRADUZIONE
Sappi che tra i cavalli sono Uccaihsrava, nato dall’oceano che fu frullato per ottenere il nettare. Tra i nobili elefanti sono Airavata e tra gli uomini sono il monarca.
SPIEGAZIONE
I deva, devoti del Signore, e gli asura, esseri demoniaci, si accinsero un giorno a frullare il mare. Durante questa attività produssero del nettare e del veleno. Siva bevve il veleno e dal nettare uscirono meravigliose creature tra cui il cavallo Uccaihsrava e l’elefante Airavata. Poiché nacquero dal nettare, questi due animali hanno un’importanza particolare e rappresentano Krishna.
Tra gli uomini, il re è il rappresentante di Krishna, perché, scelto per le sue qualità divine, è il sostegno del suo Paese, come Krishna è il sostengo dell’universo. Maharaja Yudhisthira, Maharaja Pariksit e l’avatara Ramacandra furono re di altissima virtù, sempre preoccupati del benessere dei cittadini. I Testi vedici descrivono il re come un rappresentante di Dio. Nell’era in cui viviamo, tuttavia, per la corruzione dei princìpi religiosi la monarchia si è degradata fino a essere abolita; un tempo i re erano giusti e virtuosi e i sudditi vivevano felici sotto la loro protezione, molto meglio che nelle società moderne.
VERSO 28
ayudhanam aham vajram
dhenunam asmi kamadhuk
prajanas casmi kandarpah
sarpanam asmi vasukih
ayudhanam: di tutte le armi; aham: sono; vajram: la folgore; dhenunam: di mucche; asmi: sono; kama-dhuk: la mucca surabhi; prajanah: la causa per generare figli; ca: e; asmi: sono; kandarpah: Cupìdo; sarpanam: dei serpenti; asmi: sono; vasukih: Vasuki.
TRADUZIONE
Tra le armi sono la folgore e tra le mucche sono la surabhi. Tra le cause della procreazione sono Kandarpa, il dio dell’amore, e tra i serpenti sono Vasuki.
SPIEGAZIONE
Il fulmine, che è certamente un’arma possente, rappresenta la forza di Krishna. Su Krishnaloka, nel mondo spirituale, vivono le mucche surabhi, che hanno la particolarità di dare il loro latte in qualsiasi momento e nella quantità desiderata. Naturalmente queste mucche non esistono nell’universo materiale, ma le Scritture ce le indicano su Krishnaloka, dove il Signore le conduce con gioia al pascolo. Al contrario del desiderio sessuale a cui si cede per semplice godimento, Kandarpa personifica il desiderio sessuale destinato a generare figli degni e rappresenta dunque Krishna.
VERSO 29
anantas casmi naganam
varuno yadasam aham
pitrinam aryama casmi
yamah samyamatam aham
anantah: Ananta; ca; anche; asmi; Io sono; naganam: tra i serpenti dotati di cappuccio; varunah: l’essere celeste che controlla le acque; yadasam: tra tutti gli esseri acquatici; aham: Io sono; pitrinam: tra gli antenati; aryama: Aryama; ca: anche; asmi: Io sono; yamah: il controllore della morte; samyamatam: tra tutti i regolatori di conti; aham: Io sono.
TRADUZIONE
Tra i Naga, i serpenti dalle molteplici teste, sono Ananta, e tra gli esseri acquatici sono il dio delle acque, Varuna. Tra gli antenati sono Aryama e tra gli amministratori della legge sono Yama, il signore della morte.
SPIEGAZIONE
Ananta, il più importante dei serpenti celesti (i Naga), e Varuna, il più importante degli esseri acquatici, rappresentano entrambi Krishna. Anche Aryama, che presiede il pianeta degli antenati (i Pita), rappresenta Krishna. Quanto a Yama, egli domina i numerosi esseri incaricati di punire i miscredenti e vive su un pianeta vicino alla Terra, dove sono trasferiti, dopo la morte, i grandi peccatori. Là, Yama si occupa delle loro punizioni.
VERSO 30
prahladas casmi daityanam
kalah kalayatam aham
mriganam ca mrigendro ’ham
vainateyas ca paksinam
prahladah: Prahlada; ca: anche; asmi: Io sono; daityanam: dei demoni; kalah: tempo; kalayatam: dei soggiogatori; aham: sono; mriganam: degli animali; ca: e; mriga-indrah: il leone; aham: sono; vainateyah: Garuda; ca; anche; paksinam: degli uccelli.
TRADUZIONE
Tra i demoniaci Daitya, sono il devoto Prahlada, tra i dominatori sono il tempo, tra le bestie sono il leone e tra gli uccelli sono Garuda.
SPIEGAZIONE
Diti e Aditi sono due sorelle. I figli di Aditi sono gli Aditya, tutti devoti del Signore; quelli di Diti, i Daitya, sono atei. Prahlada, sebbene nato nella famiglia dei Daitya, fin dall’infanzia fu un grandissimo devoto. Per il suo servizio devozionale e per la sua santità, egli merita di rappresentare Krishna. Numerose sono le potenze conquistatrici, ma il tempo le supera tutte perché disgrega irrimediabilmente tutto ciò che esiste nell’universo materiale; esso rappresenta dunque Krishna. Il leone è il più potente e il più feroce degli animali, e Garuda, su cui viaggia Visnu, è il più importante tra i milioni di uccelli.
VERSO 31
pavanah pavatam asmi
ramah sastra-bhritam aham
jhasanam makaras casmi
srotasam asmi jahnavi
pavanah: il vento; pavatam: di tutto ciò che purifica; asmi: Io sono; ramah: Rama; sastra-bhritam: di coloro che portano le armi; aham: Io sono; jhasanam: di tutti i pesci; makarah: lo squalo; ca: anche; asmi: Io sono; srotasam: dei fiumi che scorrono; asmi: sono; jahnavi: il Gange.
TRADUZIONE
Tra i purificatori sono il vento, e tra coloro che portano le armi sono Rama; tra i pesci sono lo squalo, e tra i corsi d’acqua sono il Gange.
SPIEGAZIONE
Lo squalo è uno dei più grandi animali acquatici, e senza dubbio il più pericoloso per l’uomo. Perciò rappresenta Krishna.
VERSO 32
sarganam adir antas ca
madhyam caivaham arjuna
adhyatma-vidya vidyanam
vadah pravadatam aham
sarganam: di tutte le creazioni; adih: l’inizio; antah: fine; ca: e; madhyam: metà; ca: anche; eva: certamente; aham: Io sono; arjuna: o Arjuna; adyatma-vidya: conoscenza spirituale; vidyanam: di ogni educazione; vadah: la conclusione naturale; pravadatam: degli argomenti logici; aham: Io sono.
TRADUZIONE
Di ogni creazione sono l’inizio, la fine e anche la metà, o Arjuna. Tra tutte le scienze sono la scienza spirituale de sé, e tra i logici sono la verità conclusiva.
SPIEGAZIONE
Tra le manifestazioni create, la prima è quella degli elementi materiali nella loro globalità. Com’è stato spiegato prima, la manifestazione cosmica è creata e diretta da Maha-Visnu, da Garbhodakasayi Visnu e da Ksirodakasayi Visnu; in seguito è annientata da Siva. Brahma è solo un secondo creatore. Questi agenti della creazione, del mantenimento e della distruzione sono manifestazioni delle tre influenze della natura materiale. cioè le energie materiali che emanano dal Signore Supremo; il Signore è dunque l’inizio, la metà e la fine di ogni creazione.
Ci sono molti libri che trattano il sapere in modo approfondito, come i quattro Veda, i sei supplementi dei Veda, il Vedanta-sutra, i libri di logica, i libri di religione e i Purana. Complessivamente ci sono quattordici settori di conoscenza. Fra tutti i testi, quelli che presentano l’adhyatma-vidya, cioè la conoscenza spirituale — in particolare il Vedanta-sutra — rappresentano Krishna. La logica comporta diversi stadi di discussione: la presentazione degli argomenti (jalpa), il tentativo di confutarli (vitanda) e la conclusione finale (vada). Questa verità conclusiva, che risolve ogni ragionamento, è Krishna.
VERSO 33
aksaranam a-karo ’smi
dvandvah samasikasya ca
aham evaksayah kalo
dhataham visvato-mukhah
aksaranam: di lettere; a-karah: la prima lettera; asmi: Io sono; dvandvah: la duale; samasikasya: dei composti; ca: e; aham: Io sono; eva: certamente; aksayah: eterno; kalah: tempo; dhata: il creatore; aham: Io sono; visvatah-mukhah: Brahma.
TRADUZIONE
Tra le lettere sono la A, e tra le parole composte sono la parola doppia. Sono anche il tempo inesauribile, e tra i creatori sono Brahma.
SPIEGAZIONE
A-kara, la prima lettera dell’alfabeto sanscrito, è l’inizio di tutta la letteratura vedica. Nessuna parola può essere pronunciata senza questa lettera, che rappresenta l’origine di ogni suono. In Sanscrito esistono molte parole composte, tra cui la parola doppia, il dvandva. La parola rama-krishna, per esempio, è un dvandva, perché rama e krishna possiedono lo stesso ritmo. Perciò la parola composta è definita duale. Il tempo è il peggiore degli uccisori perché distrugge tutto. Rappresenta Krishna perché, venuto il momento, l’universo intero sarà annientato da un fuoco devastatore. Tra i creatori, Brahma, che ha quattro teste, è il capo, perciò rappresenta il Signore Supremo, Krishna.
VERSO 34
mrityuh sarva-haras caham
udbhavas ca bhavisyatam
kirtih sri vak ca narinam
smritir medha dhritih ksama
mrityuh: morte; sarva-harah: che tutto divora; ca: anche; aham: Io sono; udbhavah: generazione; ca: anche; bhavisyatam: di manifestazioni future; kirtih: fama; srih: opulenza e bellezza; vak: elegante dialettica; ca: anche; narinam: di donne; smritih: memoria; medha: intelligenza; dhritih: fermezza; ksama: pazienza.
TRADUZIONE
Sono la morte che tutto divora e il principio generatore di tutto ciò che sarà. Tra le donne sono la fama, la fortuna, l’eloquenza, la memoria, l’intelligenza, la fermezza e la pazienza.
SPIEGAZIONE
Appena nasce, l’uomo comincia a morire. La morte divora l’essere ad ogni istante, e quella che propriamente è detta morte non è che l’ultimo colpo. Questa morte è Krishna. Gli esseri, a qualunque specie appartengano, passano attraverso sei fondamentali trasformazioni: nascita, crescita, stabilizzazione, riproduzione, declino e morte. La prima di queste, l’uscita dall’utero, momento iniziale di tutte le attività successive, è anch’essa Krishna.
Le sette qualità elencate nel verso sono dette femminili. Una persona diventa gloriosa se le possiede tutte o anche solo qualcuna. Per esempio, se un uomo è famoso per la sua lealtà, questa sua fama lo renderà glorioso. Il Sanscrito, lingua perfetta, è anch’esso glorioso. Colui che, dopo lo studio, sa ricordare ciò che ha studiato, è dotato di buona memoria (smriti). L’abilità non solo di leggere molti libri su argomenti diversi, ma di comprenderli e applicarli quando ciò si rivela necessario, è intelligenza (medha), che è un’altra qualità. La capacità di superare l’incostanza è definita fermezza o stabilità (dhriti). Quando una persona è pienamente qualificata, ma allo stesso tempo è umile e gentile, e quando è in grado di mantenere l’equilibrio sia nella tristezza che nell’estasi della gioia, significa che possiede la qualità della pazienza (ksama).
VERSO 35
brihat-sama tatha samnam
gayatri chandasam aham
masanam marga-sirso ’ham
ritunam kusumakarah
brihat-sama: il Brihat-sama; tatha: anche; samnam: i canti del Sama Veda; gayatri: gli inni della Gayatri; chandasam: di ogni poesia; aham: Io sono; masanam: dei mesi; marga-sirsah: il mese di novembre-dicembre; aham: Io sono; ritunam: di tutte le stagioni; kusuma-akarah: la primavera.
TRADUZIONE
Tra gli inni del Sama Veda sono il Brihat-sama, e tra le poesie sono la Gayatri. Tra i mesi sono Margasirsa [novembre-dicembre], e tra le stagioni la primavera fiorita.
SPIEGAZIONE
Il Signore ha spiegato che tra i Veda, Egli è il Sama Veda. Il Sama Veda è arricchito di splendidi inni che cantano gli esseri celesti. Il Brihat-sama è uno di questi; si canta a mezzanotte su una melodia soave.
La poesia sanscrita segue regole precise, la rima e il metro non sono capricciosi come nella maggior parte delle opere moderne. Il gayatri-mantra, che cantano i brahmana debitamente qualificati e che lo Srimad Bhagavatam menziona, è il più importante dei poemi composti secondo queste regole. Particolarmente destinato alla realizzazione spirituale, questo mantra rappresenta il Signore Supremo. È riservato alle persone spiritualmente elevate, e quando è cantato con successo si giunge a penetrare la natura trascendentale del Signore. Per cantarlo occorre prima acquisire le qualità che rendono perfetto l’uomo, cioè a livello materiale le qualità della virtù. Il gayatri-mantra, che ha una parte fondamentale nella civiltà vedica, è considerato la manifestazione sonora del Brahman. Brahma, che ne è l’iniziatore, lo trasmise poi attraverso una successione di maestri spirituali.
Novembre e dicembre sono considerati in India i mesi migliori perché corrispondono alla stagione dei raccolti, stagione che allieta i cuori. Quanto alla primavera, è una stagione universalmente amata perché non è troppo calda o troppo fredda, ed è in questo periodo che gli alberi germogliano e i fiori sbocciano. La Primavera, che offre anche l’occasione per numerose cerimonie che ricordano i divertimenti di Krishna, è la più lieta tra le stagioni e rappresenta dunque Krishna, il Signore Supremo.
VERSO 36
dyutam chalayatam asmi
tejas tejasvinam aham
jayo ‘smi vyavasayo ’smi
sattvam sattvavatam aham
dyutam: gioco d’azzardo; chalayatam: di tutti gli inganni; asmi: sono; tejah: lo splendore; tejasvinam: di tutto ciò che è splendido; aham: sono; jayah: la vittoria; asmi: sono; vyavasayah: lo spirito d’iniziativa o l’avventura; asmi: sono; sattvam: la forza; sattva-vatam: del forte; aham: sono.
TRADUZIONE
Tra le truffe sono il gioco d’azzardo e sono lo splendore di tutto ciò che risplende. Sono la vittoria, l’avventura e la forza del forte.
SPIEGAZIONE
Sono tanti i truffatori nell’universo! Il più grande imbroglio immaginabile nel gioco d’azzardo, che perciò rappresenta Krishna. Poiché Krishna è l’Essere Supremo, può essere anche il più furbo. Se Krishna vuole ingannare qualcuno, lo farà meglio di tutti. La Sua grandezza non è limitata a un aspetto soltanto; Krishna è supremo in tutto. Vittoria dei vittoriosi, splendore dello splendido, Krishna è anche il più dinamico tra gli industriali intraprendenti, il più intrepido tra gli avventurieri e il più forte tra i forti. Quand’era presente sulla Terra nessuno poteva superarLo in forza. Giovanissimo, Egli sollevò la collina Govardhana. Nessuno può superarLo dunque, né in furbizia né in splendore, vittoria, iniziativa o forza.
VERSO 37
vrisninam vasudevo ’smi
pandavanam dhananjayah
muninam apy aham vyasah
kavinam usana kavih
vrisninam: dei discendenti di Vrisni; vasudevah: Krishna a Dvaraka; asmi: sono; pandavanam: dei Pandava; dhananjayah: Arjuna; muninam: dei saggi; api: anche; aham: Io sono; vyasah: Vyasa, il compilatore della letteratura vedica; kavinam: di tutti i grandi pensatori; usana: Usana; kavih: il pensatore.
TRADUZIONE
Tra i discendenti dei Vrisni sono Vasudeva, tra i Pandava sono Arjuna, tra i saggi sono Vyasa e tra i grandi pensatori sono Usana.
SPIEGAZIONE
Krishna è Dio, la Persona Suprema e originale, di cui Baladeva è l’emanazione immediata. Krishna apparve sulla Terra accompagnato da Baladeva, entrambi come figli di Vasudeva, perciò tutti e due possono essere chiamati Vasudeva. Da un alto punto di vista, poiché Krishna, non lascia mai Vrindavana, tutte le forme di Krishna che appaiono altrove sono Sue espansioni. Vasudeva è l’espansione immediata di Krishna, perciò non è differente da Krishna. Si deve capire che il Vasudeva a cui ci si riferisce in questo verso della Bhagavad-gita è Baladeva, ossia Balarama, perché Egli è la fonte originale di tutti gli avatara ed è quindi anche la sola fonte di Vasudeva. Le espansioni immediate del Signore sono chiamate svamsa (espansioni personali), mentre le espansioni chiamate vibhinnamsa sono espansioni separate.
Tra i figli di Pandu, Arjuna è particolarmente valoroso e famoso come Dhananjaya; in realtà, è il migliore tra gli uomini, perciò rappresenta Krishna. Vyasa è il più importante dei muni (eruditi esperti nella conoscenza vedica), perché espose la conoscenza vedica in molte forme diverse per la comprensione degli uomini di questa età di Kali. Vyasa è riconosciuto anche come un avatara, e rappresenta perciò Krishna. Tra i kavi (uomini capaci di riflettere con perfetta concentrazione su qualsiasi soggetto), Usana, Sukracarya, che fu il maestro spirituale dei demoni, rappresenta la perfezione di Krishna perché fu un uomo politico e uno spiritualista realizzato, di estrema intelligenza e di vastissime vedute.
VERSO 38
dando damayatam asmi
nitir asmi jigisatam
maunam caivasmi guhyanam
jnanam jnanavatam aham
dandah: punizione; damayatam: di tutti i mezzi di repressione; asmi: Io sono; nitih: moralità; asmi: Io sono; jigisatam: di coloro che cercano la vittoria; maunam: il silenzio; ca: e; eva: anche; asmi: Io sono; guhyanam: dei segreti; jnanam: la conoscenza; jnana-vatam: del saggio; aham: Io sono.
TRADUZIONE
Tra i vari metodi di lotta contro l’illegalità sono la punizione, e tra coloro che cercano la vittoria sono la moralità. Delle cose segrete sono il silenzio e del saggio la saggezza.
SPIEGAZIONE
Numerosi sono gli agenti punitivi, ma i più importanti sono coloro che umiliano i miscredenti, e la verga del castigo, che serve a correggerli, rappresenta Krishna. Il fattore più sicuro della vittoria in coloro che lottano per ottenerla, in qualsiasi campo, è la moralità. Il silenzio è l’elemento più importante negli atti profondi e segreti che sono l’ascolto, il pensiero e la meditazione, perché conduce a un rapido progresso. Il saggio è l’uomo capace di distinguere la materia dallo spirito, la natura inferiore dalla natura superiore di Dio; il suo sapere è Krishna stesso.
VERSO 39
yac capi sarva-bhutanam
bijam tad aham arjuna
na tad asti vina yat syan
maya bhutam caracaram
yat: qualsiasi cosa; ca: anche; api: può essere; sarva-bhutanam: di tutte le creazioni; bijam: seme; tat: quello; aham: Io sono; arjuna: o Arjuna; na: non; tat: quello; asti: c’è; vina: senza; yat: che; syat: esiste; maya: Me; bhutam: essere creato; cara-acaram: mobile e immobile.
TRADUZIONE
Inoltre; Arjuna, sono il seme generatore di tutte le esistenze. Non c’è essere, mobile o immobile, che possa esistere senza di Me.
SPIEGAZIONE
Tutto ha una causa, e questa causa, questo seme di ogni manifestazione è Krishna. Niente può esistere senza l’energia di Krishna, perciò Egli è chiamato l’onnipotente. Senza la Sua potenza, niente di mobile o immobile può esistere. Ogni esistenza non fondata sull’energia di Krishna è detta maya, “ciò che non è”.
VERSO 40
nanto ’sti mama divyanam
vibhutinam parantapa
esa tuddesatah prokto
vibhuter vistaro maya
na: non; antah: un limite; asti: c’è; mama: Mio; divyanam: delle divine; vibhutinam: opulenze; parantapa: o conquistatore dei nemici; esah: tutto ciò; tu: ma; uddesatah: come esempi; proktah: detto; vibhuteh: delle opulenze; vistarah: espansione; maya: da Me.
TRADUZIONE
O potente conquistatore dei nemici, non c’è fine alle Mie manifestazioni divine. Ciò che ti ho rivelato non è che un’indicazione delle Mie opulenze infinite.
SPIEGAZIONE
Come affermano le Scritture vediche, le perfezioni e le energie del Signore Supremo non hanno limiti, benché si possano percepire in diversi modi; non è possibile dunque descriverle tutte. Krishna ha dato ad Arjuna solo qualche esempio per soddisfare la sua curiosità.
VERSO 41
yad yad vibhutimat sattvam
srimad urjitam eva va
tat tad evavagaccha tvam
mama tejo-’msa-sambhavam
yat yat: qualunque cosa; vibhuti: opulenze; mat: avendo; sattvam: esistenza; sri-mat: bella; urjitam: gloriose; eva: certamente; va: oppure; tat tat: tutte quelle; eva: certamente; avagaccha: devi conoscere; tvam: tu; mama: Mio; tejah: dello splendore; amsa: una parte; sambhavam: nata da.
TRADUZIONE
Sappi che tutto ciò che è bello, potente e glorioso scaturisce da una semplice scintilla del Mio splendore.
SPIEGAZIONE
Si deve capire che tutto ciò che esiste di glorioso o di bello nel mondo materiale e nel mondo spirituale non è altro che un frammento della magnificenza di Krishna. Tutto ciò che mostra una grandezza straordinaria rappresenta la Sua grandezza.
VERSO 42
atha va bahunaitena
kim jnatena tavarjuna
vistabhyaham idam kritsnam
ekamsena sthito jagat
atha va: o; bahuna: molti; etena: di questo genere; kim: che cosa; jnatena: conoscendo; tava: tuo; arjuna: o Arjuna; vistabhya: pervadendo; aham: Io; idam: questo; kritsnam: intero; eka: con una; amsena: parte; sthitah: sono situato; jagat: universo.
TRADUZIONE
Ma a che servono, o Arjuna, tutti questi particolari? Con un solo frammento della Mia persona pervado e sostengo l’universo intero.
SPIEGAZIONE
Il Signore, entrato in ogni cosa nella forma di Anima Suprema, è manifestato in tutto l’universo materiale. È inutile, Krishna dice ad Arjuna, considerare singolarmente le cose nella loro grandezza: si deve sapere che tutte esistono solo grazie all’Anima Suprema, che penetra in ciascuna di esse. Da Brahma — l’essere più gigantesco — fino alla formica più minuscola, tutto esiste solo grazie alla Sua presenza attiva e al Suo sostegno. C’è una Missione che regolarmente sostiene l’idea che l’adorazione di un qualsiasi essere celeste condurrà a Dio, alla meta suprema. Ma questo verso intende allontanarci dal culto degli esseri celesti, perché anche i più grandi tra loro, Brahma e Siva, rappresentano appena un frammento della grandezza del Signore Supremo. Krishna è l’origine di tutto ciò che nasce e, come indica il termine asamaurdhva, nessuno Lo eguaglia e nessuno Gli è superiore.
Il Padma Purana ci avverte inoltre che se mettiamo Sri Krishna sullo stesso piano degli esseri celesti, fossero anche Brahma o Siva, diventiamo subito degli atei. Invece, colui che studia con serietà le descrizioni delle glorie di Sri Krishna e dell’espansione delle Sue energie comprenderà senza il minimo dubbio la posizione del Signore; allora potrà fissare su di Lui la mente e adorarLo, senza mai deviare. Il Signore è onnipresente perché penetra in ogni essere e in ogni cosa nella forma della Sua rappresentazione parziale, l’Anima Suprema. Consapevoli di questo, i puri devoti rimangono assorti nel servizio devozionale, in piena coscienza di Krishna; così, eternamente situati nel servizio di devozione e nell’adorazione di Krishna, essi tracciano la via della pura bhakti, come indicano chiaramente i versi dall’otto all’undici. Questa è la via del puro servizio devozionale. Come sia possibile raggiungere la più alta perfezione dell’unione con Dio, la Persona Suprema, è spiegato in questo capitolo. Srila Baladeva Vidyabhusana, un grande acarya nella successione di maestri che risale a Krishna, conclude il suo commento con queste parole:
yac-chakti-lesat suryadya
bhavanty aty-ugra-tejasah
yad-amsena dhritam visvam
sa krisno dasame ’rcyate
Dalla potenza dell’energia di Krishna anche il sole trae il suo potere e da un’espansione parziale di Krishna il mondo intero trae il suo mantenimento. Sri Krishna è dunque degno della nostra adorazione.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul decimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: “L’opulenza dell’Assoluto.”
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