LA BHAGAVAD-GITA

COSI' COM'E' DI SWAMI PRABHUPADA

 

 

Capitolo 13.

LA NATURA, IL BENEFICIARIO E LA COSCIENZA.


VERSI 1-2 

arjuna uvaca 
prakritim purusam caiva 
ksetram ksetra-jnam eva ca 
etad veditum icchami 
jnanam jneyam ca kesava 

sri-bhagavan uvaca 
idam sariiram kaunteya 
ksetram ity abhidhiyate 
etad yo vetti tam prahuh 
ksetra-jna iti tad-vidah 

arjunah uvaca: Arjuna disse; prakritim: natura; purusam: il beneficiario; ca: anche; eva: certamente; ksetram: il campo; ksetra jnam: il conoscitore del campo; eva: certamente; ca: anche; etat: tutto ciò; veditum: comprendere; icchami: desiderio; jnanam: conoscenza; jneyam: l’oggetto della conoscenza; ca: anche; kesava: o Krishna; sri bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema disse; idam: questo; sariram: corpo; kaunteya: o figlio di Kunti; ksetram: il campo; iti: così; abhidhiyate: è chiamato; etat: questo; yah: colui che; vetti: conosce; tam: egli; prahuh: è chiamato; ksetra-jnah: il conoscitore del campo; iti: così; tat-vidah: da coloro che conoscono questo.



TRADUZIONE

Arjuna disse: 
Mio caro Krishna desidero sapere che cos’è la prakriti [la natura], chi è il purusa [il beneficiario], che cosa sono il campo e il conoscitore del campo, la conoscenza e l’oggetto della conoscenza. 
Dio, la Persona Suprema, rispose: 
Il corpo, o figlio di Kunti, si chiama “campo”, e colui che conosce il corpo è il “conoscitore del campo”.



SPIEGAZIONE

Arjuna chiede spiegazioni sulla prakriti (la natura ), il purusa (colui che gode della natura), lo ksetra-jna (il conoscitore del campo), la conoscenza e l’oggetto della conoscenza. In risposta alle sue domande sul campo e sul conoscitore del campo, Krishna glieli descrive rispettivamente come il corpo e il conoscitore del corpo.
Il corpo è il campo d’azione dell’anima condizionata. L’anima prigioniera dell’esistenza materiale si sforza di dominare la natura e di trarre dai sensi il massimo piacere; il suo campo d’azione, cioè il corpo che ottiene, costituito dagli organi dei sensi, è determinato da questo desiderio di dominare e godere. Lo ksetra-jna, il conoscitore del campo, è colui che risiede nel corpo, cioè nel campo d’azione (Ksetra). Non è affatto difficile cogliere la differenza che esiste tra il campo, cioè il corpo, e il suo conoscitore. Tutti possono vedere che il corpo passa dall’infanzia alla vecchiaia subendo numerosi cambiamenti, mentre la persona rimane sempre la stessa. C’è dunque una differenza tra il conoscitore del campo d’azione e il campo d’azione propriamente detto. 

Così, l’anima condizionata può capire di essere distinta dal corpo, come spiegavano già i primi versi della Bhagavad-gita (dehino ‘smin yatha dehe): l’essere vive all’interno del corpo, che passa dall’infanzia all’adolescenza, poi all’età matura e alla vecchiaia, e chi possiede il corpo sa che esso è in perpetuo cambiamento. Il proprietario del campo è chiaramente lo ksetra-jna: “Io sono felice”, “Io sono un uomo”, “Io sono una donna”, “Io sono un cane”, “Io sono un gatto”; è sempre il conoscitore del campo che parla, differente da questo campo. Non è difficile capire che siamo distinti dai nostri abiti, come da tutti gli oggetti che adoperiamo; così non c’è bisogno di andare molto lontano per capire che siamo distinti anche dal corpo di cui siamo rivestiti. Io, tu o chiunque altro abbia un corpo è definito ksetra-jna, il conoscitore del campo d’azione, e il corpo è chiamato ksetra, il campo d’azione. 

I primi sei capitoli hanno descritto questo conoscitore del campo, l’essere individuale, e le condizioni che gli permettono di conoscere Dio, l’Essere Supremo. I sei capitoli successivi hanno descritto il Signore e la relazione che unisce l’anima individuale all’Anima Suprema nell’ambito del servizio devozionale. Anche la supremazia di Dio e la posizione subordinata dell’essere individuale sono state chiaramente spiegate: l’anima infinitesimale è sempre subordinata all’Anima Suprema, ma la dimenticanza della sua posizione genera la sofferenza. Tuttavia, quando è illuminata da atti virtuosi, l’anima condizionata s’inserisce tra coloro che si sottomettono al Signore — gli infelici, i curiosi, coloro che aspirano alla ricchezza e coloro che cercano la conoscenza. Tutto questo riguarda i capitoli precedenti. Da questo capitolo in poi, invece, sarà descritta la causa del contatto dell’essere individuale con la materia e i modi in cui egli potrà essere liberato dal Signore, cioè attraverso l’azione interessata, lo sviluppo della conoscenza e il servizio di devozione. Verrà anche spiegato come l’anima, sebbene completamente distinta dal corpo, diventa in un modo o nell’altro vincolata ad esso.





VERSO 3 

ksetra-jnam capi mam viddhi 
sarva-ksetresu bharata
ksetra-ksetrajnayor jnanam
yat taj jnanam matam mama

ksetra-jnam: il conoscitore del campo; ca: anche; api: certamente; mam: Me; viddhi: conosce; sarva: tutti; ksetresu: nei campi corporei; bharata: o figlio di Bharata; ksetra: il campo di attività (il corpo): ksetra-jnayoh: e il conoscitore del campo; jnanam: conoscenza di; yat: ciò che; tat: quella; jnanam: conoscenza; matam: opinione; mama: Mia. 



TRADUZIONE

Sappi, o discendente di Bharata, che anch’Io sono il conoscitore, presente in tutti i corpi. Conoscere il corpo e colui che conosce il corpo costituisce la conoscenza. Questa è la Mia opinione. 



SPIEGAZIONE

Da queste domande sul corpo e sul suo possessore, che sono l’anima e l’Anima Suprema, emergono tre oggetti di studio: il Signore, l’essere individuale e la materia. In ogni corpo o campo d’azione si trovano due anime: l’anima individuale e l’Anima Suprema. Poiché l’Anima Suprema è un’emanazione plenaria del Signore, Krishna dice giustamente: “Anch’Io sono il conoscitore del campo, ma non sono il suo possessore individuale. Io ne sono il conoscitore supremo, presente in tutti i corpi come Paramatma, l’Anima Suprema.” 

Chi studia nei particolari l’argomento relativo al campo d’azione e al conoscitore del campo sulla base di questa Bhagavad-gita, può ottenere la conoscenza. 
Il Signore dice: “Io sono Colui che conosce il campo d’azione di ogni essere vivente”. L’essere individuale conosce solo il proprio corpo e non quello degli altri, mentre il Signore Supremo, presente in ogni corpo nella forma dell’Anima Suprema, conosce tutti i corpi, in ogni specie vivente. Un contadino può conoscere tutto ciò che riguarda il suo pezzo di terra, ma il re, oltre alla sua proprietà, conosce anche ciò che possiedono tutti i sudditi. Il re è quindi il padrone principale del regno, mentre i suoi sudditi non sono che padroni secondari. Similmente, ognuno di noi possiede un corpo particolare, ma il Signore è il proprietario supremo e il padrone originale di tutti i corpi. 

Il corpo è costituito dai “sensi”, cioè dagli organi di senso. E il Signore è chiamato “Hriskesa”, il maestro di tutti i sensi. In effetti, come il sovrano ha il controllo finale su tutte le attività del regno, e i sudditi hanno solo poteri secondari, così il Signore Supremo è il maestro originale dei sensi. E quando afferma: “In tutti i corpi, anch’Io sono il conoscitore”, significa che Egli è il conoscitore supremo, mentre l’anima individuale conosce solo il proprio corpo. I Veda lo confermano: 

ksetrani hi sarirani 
bijam capi subhasubhe 
tani vetti sa yogatma 
tatah ksetra-jna ucyate 

Il corpo si chiama ksetra. All’interno del corpo vive il suo possessore, ma anche il Signor Supremo, che sa tutto del corpo e di colui che lo possiede. Così diremo che il Signore è il conoscitore di tutti i campi d’azione. 
La conoscenza perfetta della natura del campo d’azione, dell’autore degli atti e del maestro ultimo degli atti — il corpo, l’anima individuale e l’Anima Suprema — è indicata nelle Scritture vediche col nome di jnana. Sapere ciò che distingue il campo d’azione dal conoscitore di questo campo, sapere che l’anima e l’Anima Suprema sono simultaneamente Una e differenti e, secondo il pensiero di Krishna, la perfetta conoscenza. Colui che non capisce la differenza tra il campo d’azione e il conoscitore del campo non possiede una conoscenza perfetta. 

È necessario conoscere la posizione della prakriti, la natura del purusa, colui che gode della natura, e dell’isvara, il conoscitore che domina sia la natura sia l’anima individuale. Confonderli sarebbe un grave errore, come lo sarebbe se confondessimo il pittore con la tela e il cavalletto. La natura, il campo d’azione, è il mondo materiale; colui che gode della natura è l’essere individuale; e sopra di essi si trova il controllore supremo, la Persona Divina. I Testi vedici (Svetasvatara Upanisad) 1.12) aggiungono: bhokta bhogyam preritaram ca matva sarvam proktam tri vidham brahman etat. Esistono tre diversi concetti del Brahman: la prakriti è Brahman in quanto campo d’azione, il jiva, l’essere individuale, è anche lui Brahman in quanto cerca di dominare la natura materiale, ma il Brahman Supremo è il controllore di entrambi, è il controllore assoluto. 

Questo capitolo spiegherà in seguito che tra i due conoscitori del corpo, uno è fallibile e l’Altro no, Uno è superiore e l’altro è subordinato. Chi afferma che i due conoscitori sono una sola persona contraddice il Signore Supremo, che dice chiaramente: “In tutti i corpi, anch’Io sono il conoscitore.” Non confondiamo un serpente con una corda. Esistono diversi corpi, e ciascuno di essi è la manifestazione del desiderio e della capacità che ha l’anima individuale di dominare la natura materiale, ed esistono altrettanti possessori di questi corpi; ma l’Essere Supremo è presente in ciascuno di questi corpi e ne è il vero controllore. 
Questo verso contiene una parola importante, la parola ca, che secondo Srila Baladeva Vidhyabhusana si riferisce all’insieme dei corpi: Krishna è l’Anima Suprema, presente insieme all’anima individuale all’interno di ogni corpo. E qui Krishna spiega chiaramente che l’Anima Suprema controlla sia il campo d’azione sia il suo beneficiario infinitesimale.





VERSO 4 

tat ksetram yac ca yadrik ca 
yad-vikari yatas ca yat 
sa ca yo yat-prabhavas ca 
tat samasena me srinu 

tat: quel; ksetram: campo d’azione; yat: che cosa; ca: anche; yadrik: com’è; ca: anche; yat: avendo che cosa; vikari: trasformazione; yatah: dal quale; ca: anche; yat: avendo che cosa; sah: egli; ca: anche; yah: chi; yat: avendo che cosa; prabhavah: influenza; ca: anche; tat: che; samasena: in sintesi; me: da Me; srinu: comprendi.



TRADUZIONE

Ascolta ora mentre ti descrivo brevemente il campo d’azione, ciò che lo costituisce, le sue trasformazioni, la sua origine, il conoscitore di questo campo e le sue influenze. 



SPIEGAZIONE

Il Signore descriverà ora la natura del campo d’azione e del conoscitore di questo campo. Bisogna sapere com’è composto il corpo, quali sono gli alimenti che lo costituiscono e le trasformazioni che subisce, e infine le sue cause, la sua ragion d’essere, colui che lo dirige, la forma originale dell’anima individuale e il fine che essa persegue. È necessario anche sapere distinguere l’Anima Suprema dall’anima individuale, e conoscere il loro potere e le loro possibilità. Per acquisire questa conoscenza basta capire l’insegnamento della Bhagavad-gita così com’è stato dato dal Signore in Persona. Ma stiamo attenti a non confondere Dio, la Persona Suprema, presente in ogni corpo, in ogni jiva o anima individuale, con questo jiva stesso; sarebbe come mettere sullo stesso piano il potente e l’impotente. 





VERSO 5 

risbhir bahudha gitam 
chandobhir vividhaih prithak 
brahma-sutra-padais caiva 
hetumadbhir viniscitaih 

risbhih: dai saggi; bahudha: in molti modi; gitam: descritti; chandobhih: dagli inni vedici; vividhaih: vari; prithak: variamente; brahma-sutra: del Vedanta; padaih: con gli aforismi; ca: anche; eva: certamente; hetumadbhih: con causa ed effetto; viniscitaih: stabiliti. 



TRADUZIONE

Questa conoscenza — del campo d’azione e del suo conoscitore — è stata esposta dai saggi in vari scritti vedici, in particolare nel Vedanta-sutra, dove cause ed effetti sono presentati con piena logica. 



SPIEGAZIONE

Krishna, Dio, la Persona Suprema, è il più alto maestro in questa scienza, eppure Si avvale di Testi riconosciuti, come il Vedanta, per spiegare il punto controverso sulla dualità e non dualità dell’anima individuale e dell’Anima Suprema. Questo naturalmente, perché anche i grandi saggi ed eruditi basano le loro asserzioni su dichiarazioni autorevoli. Krishna parla dunque in accordo con i grandi saggi, tra i quali Vyasadeva, l’autore del Vedanta-sutra, che tratta perfettamente della dualità, e suo padre, Parasara, che scrisse nei suoi trattati religiosi: aham tvam ca tathanye... “Noi tutti — voi, io e gli altri esseri— sebbene prigionieri di corpi materiali, siamo completamente spirituali, al di là della materia. Ora siamo caduti sotto il dominio delle tre influenze della natura materiale, ognuno secondo il proprio karma; così, alcuni vengono elevati e altri degradati. Ma tutte le condizioni in cui si manifesta la varietà infinita delle specie viventi sono dovute solo all’ignoranza. Invece, l’anima Suprema, infallibile, rimane trascendentale e non contaminata dalle tre influenze della natura.” Anche i Veda originali, specialmente la Katha Upanisad, stabiliscono una distinzione tra l’anima, l’Anima Suprema e il corpo. Sono molti i saggi che hanno spiegato questo argomento, e tra questi Parasara è considerato il principale. 

Il termine chandobhih si riferisce alle varie letterature vediche. La Taittiriya Upanisad, per esempio, che è un ramo dello Yajur Veda, descrive la natura, l’essere vivente e Dio, la Persona Suprema. Come affermato precedentemente, Ksetra è il campo d’azione e due sono gli ksetra-jna: l’essere individuale e l’Essere Supremo. 
La Taittiriya Upanisad (2.9) afferma: brahma puccham pratista. Alle diverse manifestazioni dell’energia del Signore corrispondono differenti gradi di realizzazione dell’Assoluto. Al primo stadio, in cui si dipende esclusivamente dal proprio nutrimento, diventano il centro dell’esistenza, si trova una concezione materialistica dell’esistenza, detta anna-maya. A questa realizzazione ne segue una seconda, prana-maya, in cui si percepisce la Verità Suprema e Assoluta attraverso i sintomi e le forme di vita. La terza, jnana-maya, è quella realizzazione in cui, al livello della coscienza, sintomo della vita, si sviluppano le funzioni di pensare, sentire e volere; la quarta, vijnana-maya, corrisponde alla realizzazione del Brahman, in cui la mente e i sintomi della vita sono percepiti come distinti dall’essere stesso. Infine, l’ananda-maya è la realizzazione dell’aspetto di felicità che è la natura dell’Assoluto. Questi sono i cinque gradi di realizzazione del Brahman Supremo, o brahma puccham. 

I primi tre — anna-maya, prana-maya e jnana-maya — sono inerenti ai campi d’azione degli esseri individuali, ma al di là di tutti questi campi si trova il Signore Supremo, detto ananda-maya, che il Vedanta-sutra descrive anche come ananda-mayo’bhyasat. Dio, la Persona Suprema, è per natura pieno di felicità, e per gustare questa felicità trascendentale Egli Si manifesta in vijnana-maya, jnana-maya, prana-maya e anna-maya. L’essere individuale è considerato il beneficiario del campo d’azione materiale, colui che ne gode, ma distinto da lui è ananda-maya. Se l’essere individuale, nel suo desiderio di godimento, si unisce all’ananda-maya, raggiunge allora la perfezione. Così sono state descritte con precisione la posizione del Signore Supremo (il conoscitore supremo del campo), quella dell’essere individuale (il conoscitore subordinato) e la natura del campo d’azione. Si deve ricercare questa verità nel Vedanta-sutra, o Brahma-sutra. 

È indicato qui che i codici del Brahma-sutra sono ben presentati secondo la causa e l’effetto. Alcuni dei sutra, o aforismi, sono na viyadasruteh (2.3.2), natma sruteh (2.3.18) e parat tu tac-chruteh (2.3.40). Il primo aforisma indica il campo d’azione, il secondo indica l’essere vivente e il terzo indica il Signore Supremo, il summum bonum di tutte le entità manifestate. 





VERSI 6-7 

maha-bhutany ahankaro 
buddhir avyaktam eva ca 
indriyani dasaikam ca 
panca cendria-gocarah 

iccha dvesah sukham duhkham 
sanghatas cetana dhritih 
etat ksetram samasena 
sa-vikaram udahritam 

maha-bhutani: i grandi elementi; ahankarah: falso ego; buddhih: intelligenza; avyaktam: il non manifestato; eva: certamente; ca: anche; indriyani: i sensi; dasa-ekam: undici; ca: anche; panca: cinque; ca: anche; indriya-gocarah: gli oggetti dei sensi; iccha: desiderio; dvesah: odio; sukham: gioia; duhkham: dolore; sanghatah: l’aggregato; cetana: sintomi della vita; dhritih: convinzione; etat: tutto ciò; ksetram: il campo di attività; samasena: in sintesi; sa-vikaram: con interazioni; udahritam: esemplificato.



TRADUZIONE

I cinque elementi, il falso ego, l’intelligenza, il non manifestato, i dieci sensi e la mente, i cinque oggetti dei sensi, il desiderio, l’avversione, la gioia e il dolore, l’aggregato, i sintomi della vita e le convinzioni — tutto è considerato, in sintesi, il campo d’azione e con le sue interazioni.



SPIEGAZIONE

Secondo i grandi saggi, gli inni vedici e gli aforismi del Vedanta-sutra, gli elementi che costituiscono questo universo sono la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria e l’etere, detti anche i cinque grandi elementi (maha-bhuta). Poi il falso ego, l’intelligenza e le tre influenze della natura allo stato non manifestato. Quindi gli organi dei sensi: cinque di percezione, con i quali acquisiamo la conoscenza, cioè gli occhi, gli orecchi, il naso, la lingua e la pelle e cinque d’azione, cioè la bocca, le gambe, le braccia, l’ano e gli organi genitali. Al di là dei sensi si trova la mente, detta anche senso interno, o undicesimo senso. Ci sono infine i cinque tipi di oggetti dei sensi: gli oggetti olfattivi, gustativi, visivi, tattili e sonori. L’insieme di questi ventiquattro elementi costituisce ciò che si chiama il campo d’azione, che può essere compreso con uno studio approfondito di questi elementi. 

A questi elementi si aggiungono il desiderio e l’avversione, il piacere e la sofferenza, che sono manifestazioni dei cinque grandi elementi del corpo grossolano e i prodotti della loro interazione. I sintomi della vita, invece, che sono la coscienza e la convinzione, sono le manifestazioni del corpo sottile, che si compone degli elementi sottili, cioè la mente, l’intelligenza e il falso ego, e che sono anch’essi inclusi nel campo d’azione. I cinque grandi elementi (maha-bhuta) sono una rappresentazione grossolana del falso ego, che a sua volta rappresenta lo stadio primario di falso ego, tecnicamente definito concezione materiale, ossia tamasa-buddhi, intelligenza in ignoranza. Questa rappresenta ulteriormente lo stadio non manifestato delle tre influenze della natura materiale. Le influenze non manifestate della natura materiale sono chiamate pradhana. 
Per conoscere nei particolari questi ventiquattro elementi e le loro interazioni, di cui la Bhagavad-gita dà qui un semplice accenno, occorre approfondire questa filosofia. Il corpo, che è la manifestazione di tutti questi elementi riuniti, attraversa sei fasi: nasce, cresce, si mantiene per un certo tempo, si riproduce, deperisce e infine muore. Di conseguenza, lo ksetra, il campo, è materiale e temporaneo, a differenza dello ksetra-jna, il conoscitore e il possessore del campo. 






VERSI 8-12 

amanitvam adambhitvam 
ahimsa ksantir arjavam 
acaryopasanam saucam 
sthairyam atma-vinigrahah

indriyarthesu vairagyam 
anahankara eva ca 
janma-mrityu-jara-vyadhi- 
duhkha-dosanudarsanam 

asaktir anabhisvangah 
putra-dara-grihadisu 
nityam ca sama-cittatvam 
istanistopapattisu 

mayi cananya-yogena 
bhaktir avyabhicarini 
vivikta-desa-sevitam 
aratir jana-samsadi 

adhyatma-jnana-nityatvam 
tattva-jnanartha-darsanam 
etaj jnanam iti proktam 
ajnanam yad ato ’nyatha 

amanitvam: umiltà; adambhitvam: assenza di orgoglio; ahimsa: non violenza; ksantih: tolleranza; arjavam: semplicità; acarya-upasanam: ricerca di un maestro spirituale autentico; saucam: pulizia; sthairyam: costanza; atma-vinigrahah: autocontrollo; indriya-arthesu: per ciò che riguarda i sensi; vairagyam: rinuncia; anahankarah: liberi dal falso ego; eva: certamente; ca: anche: janma: di nascita; mrityu: morte; jara: vecchiaia; vyadhi: e malattia; duhkha: della sofferenza; dosa: errore; anudarsanam: osservando; asaktih: liberi dall’attaccamento; ana-bhisvangah: privi di contatto; putra: con figli; dara: moglie; griha-adisu: casa, ecc.; nityam: costante; ca: anche; sama-cittatvam: equilibrio; ista: il desiderabile; anista: e indesiderabile; upapattisu: avendo ottenuto; mayi: a Me; ca: anche; ananya-yogena: col servizio devozionale puro; bhakti: devozione; avyabhicarini: ininterrotta; vivikta: solitari; desa: luoghi; sevitvam: aspirando; aratih: senza attaccamento; jana-samsadi: alla gente in generale; adyatma: relativo al sé; jnana: nella conoscenza; nityatvam: costanza; tattva-jnana: conoscenza della verità; artha: per l’oggetto; darsanam: filosofia; etat: tutto ciò; jnanam: conoscenza; iti: così; proktam: dichiarato; ajnanam: ignoranza; yat: ciò che; atah: da questo; anyatha: altro.



TRADUZIONE

L’umiltà, l’assenza di orgoglio, la non violenza, la tolleranza, la semplicità, l’atto di avvicinare un maestro spirituale autentico, la pulizia, la costanza, il controllo di sé, la rinuncia agli oggetti del piacere dei sensi, l’assenza di falso ego, la percezione che nascita, malattia, vecchiaia e morte sono mali da combattere, il distacco, la libertà dai legami con moglie figli casa e ciò che li riguarda, l’equanimità in ogni situazione, piacevole e dolorosa, la devozione pura e costante verso di Me, l’aspirazione a vivere in luoghi solitari e il disinteresse per la folla, il fatto di riconoscere l’importanza della realizzazione spirituale e la ricerca filosofica della Verità Assoluta — Io dichiaro che questa è conoscenza e tutto il resto è ignoranza. 



SPIEGAZIONE

Alcune persone di scarsa intelligenza sostengono che questa via della conoscenza è prodotta dalle interazioni degli elementi del campo d’azione, mentre è in realtà l’unica via di conoscenza, che permette a colui che l’adotta di avvicinare la Verità Assoluta. Non solo essa non è soggetta all’interazione dei ventiquattro elementi materiali, ma rappresenta il modo per sfuggirvi. L’anima incarnata è imprigionata dal corpo che è un rivestimento fatto di ventiquattro elementi e il metodo di conoscenza descritto qui è il metodo per uscirne. Di tutti gli elementi che conoscono la via della conoscenza, la prima riga del verso undici ne rivela il più importante, mayi cananya-yogena bhaktir avyabhicarini: la via della conoscenza conduce al puro servizio di devozione offerto al Signore. Se non raggiungiamo o non siamo capaci di raggiungere questo servizio di devozione assoluto, al di là della materia, gli altri diciannove elementi non ci saranno di alcun aiuto. Viceversa, è sufficiente svolgere il servizio di devozione in piena coscienza di Krishna perché gli altri elementi si sviluppino spontaneamente in noi. 

Come afferma lo Srimad-Bhagavatam (5.18.12): yasyasti bhaktir bhagavaty akincana sarvair gunais tatra samasate surah. Tutte le qualità della conoscenza si sviluppano nella persona che ha raggiunto lo stadio del servizio devozionale. Il principio espresso nel verso otto, sul fatto di accettare un maestro spirituale, è essenziale; ed è il più importante anche per chi intraprende la via della devozione, poiché la vita spirituale comincia solo con l’applicazione di questo principio, cioè solo quando si accetta un maestro spirituale. Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna afferma chiaramente che questa via di conoscenza è la vera via; ogni elucubrazione, ogni cosa che se ne allontana, non è che stupidità. 
Gli elementi costitutivi della conoscenza menzionati in questo verso possono essere spiegati come segue. 
Per umiltà si deve intendere lo stato in cui si è liberi dal desiderio di vedersi onorati dagli altri. La concezione materialistica della vita ci rende sempre assetati di onori, ma per l’uomo di conoscenza, che sa di essere distinto dal corpo, onore e disonore sono ugualmente inutili, come tutto ciò che riguarda il corpo. È bene quindi non ricercare questi onori materiali e ingannevoli. 

Nell’ansia di mostrare il loro spirito religioso, gli uomini spesso aderiscono a questo movimento spirituale, senza capire i princìpi della religione. Nonostante tutti i meriti che si attribuiscono, nessuno di loro osserva i veri princìpi della religione. Gli elementi che stiamo studiando devono permetterci di valutare i veri progressi che compiamo nella scienza spirituale. 
Si crede generalmente che la nonviolenza consiste soprattutto nel non causare angoscia agli altri. Gli uomini, immersi in una concezione materialistica della vita, sono prigionieri dell’ignoranza e perpetuamente subiscono le sofferenze di questo mondo, perciò, se non si cerca di elevarli alla conoscenza spirituale, si commette violenza nei loro confronti. Si deve fare il possibile per dare a tutti la vera conoscenza in modo che diventino illuminati e si liberino da questo condizionamento materiale. Questa è la vera nonviolenza. 

Tolleranza significa saper sopportare gli insulti e il disonore. Quando si è impegnati a coltivare la conoscenza spirituale, ci si espone al disonore e agli insulti. Così si vede la natura materiale. Anche Prahlada, un bambino di cinque anni che aveva già intrapreso la via della conoscenza spirituale, si trovò in pericolo a causa del padre che si opponeva violentemente ai suoi sentimenti devozionali. Il padre cercò di ucciderlo in tutti i modi, ma Prahlada non smise mai di essere tollerante nei suoi confronti. Numerosi ostacoli si ergono sulla via del progresso spirituale; bisogna imparare a tollerarli e continuare il nostro cammino con determinazione. 
Semplicità vuol dire essere franchi e diretti per poter svelare la pura verità, senza risvolti diplomatici, anche a un nemico. 

Il fatto di accettare un maestro spirituale autentico è essenziale, perché senza le sue istruzioni non si può progredire nella scienza spirituale. Si deve avvicinare il maestro spirituale con grande umiltà, pronti a servirlo in tutto, in modo che egli sia felice di accordare la sua benedizione al discepolo. Poiché il maestro spirituale è il rappresentante di Krishna, la potenza delle sue benedizioni è tale da garantire al discepolo un progresso immediato, anche se il discepolo non osservai princìpi regolatori della vita spirituale. D’altra parte, le benedizioni del maestro spirituale faciliteranno l’osservanza dei princìpi regolatori a colui che ha servito il proprio maestro senza riserve. 

La pulizia è anch’essa necessaria al progresso spirituale. Essa comporta due aspetti, uno esterno e uno interno. Esternamente si deve curare l’igiene del corpo con bagni regolari, e internamente si deve pensare sempre a Krishna e cantare i Suoi santi nomi: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, per liberare così la mente da tutta la polvere che il karma vi ha accumulato. 
Costanza significa essere fermamente determinati a fare progressi nella vita spirituale. Senza questa determinazione non può esserci alcun avanzamento tangibile. 

Il controllo di sé consiste nel rifiutare tutto ciò che potrebbe nuocere al progresso spirituale. E la rinuncia, quella vera consiste nella pratica naturale di questo controllo di sé. 
I sensi sono così impetuosi che cercano sempre nuovi piaceri, ma noi dovremmo rifiutarci di cedere a questi impulsi, che sono sempre contingenti. Dobbiamo soddisfare i sensi solo quanto basta per mantenere il corpo in buona salute, per compiere il nostro dovere e avanzare nella vita spirituale. 

Il senso più importante, e anche più difficile da controllare, è la lingua; se si riesce a dominarla diventerà facile dominare tutti gli altri sensi. La lingua ha due funzioni: gustare e far vibrare dei suoni. Bisogna dunque controllare la lingua in modo sistematico, dandole da gustare il cibo offerto a Krishna e facendole vibrare il canto del mantra Hare Krishna, senza lasciarle la possibilità di abbandonarsi a se stessa. Gli occhi, invece, non dovrebbero guardare nient’altro se non la forma affascinante di Krishna, gli orecchi dovrebbero ascoltare solo ciò che riguarda Krishna, e il naso odorare solo il profumo dei fiori offerti a Krishna. Questa è la scienza del servizio di devozione e, come mostra questo verso, la Bhagavad-gita non ha altro scopo se non quello d’insegnare questa scienza. Certi commentatori poco sensati tentano di deviare l’attenzione del lettore su altri soggetti, ma la Bhagavad-gita tratta esclusivamente del servizio di devozione. 

Il falso ego è l’identificazione dell’essere col proprio corpo; invece, chi sa di essere un’anima spirituale, distinta dal corpo, conosce il vero ego. L’ego c’è sempre, ma mentre quello falso è condannato, quello vero no. I Testi vedici (Brihad-aranyaka Upanisad ), c’insegnano, aham brahmasmi: “Io sono Brahman, io sono di natura spirituale.” Questo “io sono”, questa “sensazione di essere”, questa individualità, permane anche dopo la liberazione e rappresenta l’ego. Se abbiamo una concezione giusta e reale del nostro sé, siamo situati nel vero ego, ma se identifichiamo il corpo col sé, siamo nel falso ego. Alcuni filosofi vorrebbero farci abbandonare il nostro ego, cosa impossibile perché l’ego è sinonimo d’individualità. Ciò che si deve abbandonare, invece è ogni identificazione col corpo. 

Dobbiamo anche diventare consapevoli delle sofferenze a cui ci espongono la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. Descrizioni della nascita si trovano in diversi Testi vedici; nello Srimad-Bhagavatam, per esempio, troviamo una vivida descrizione del mondo in cui vive il bambino prima di nascere, della sua permanenza nell’utero della madre e delle sue sofferenze. Bisogna rendersi conto di quanto sia penoso nascere, perché è proprio l’oblio delle sofferenze vissute nel grembo della madre che c’impedisce di ricercare la liberazione dal ciclo di nascite e morti. Ogni tipo di sofferenza ci attende al momento della morte, momento descritto nei Testi vedici. Anche questo argomento dev’essere affrontato. Quanto alla malattia e alla vecchiaia, tutti ne hanno esperienza. Nessuno desidera ammalarsi o invecchiare, ma nessuno può evitarlo. Se non si ha una visione pessimistica dell’esistenza materiale, con le sue nascite e morti ripetute, con la vecchiaia e la malattia, non si avrà mai lo stimolo necessario al progresso spirituale. 

Per quanto riguarda il distacco dalla famiglia e dalla casa, non si tratta di reprimere i sentimenti naturali verso la moglie e i figli; ma quando essi rappresentano un ostacolo alla vita spirituale, è meglio distaccarsene. Il modo migliore per rendere felice la propria casa è facile per chi è pienamente cosciente di Krishna; basta cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, accettare i resti del cibo offerto a Krishna, leggere Scritture come la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam, e dedicarsi all’adorazione del Signore nella Sua forma arca. Queste quattro attività riempiranno di gioia chiunque le pratichi. Tutti dovrebbero educare la propria famiglia a seguire questa via. La mattina e la sera tutta la famiglia può riunirsi e cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Colui che può modellare così la sua vita familiare, seguendo questi quattro princìpi e sviluppando la coscienza di Krishna, non ha alcun bisogno di lasciare la famiglia, rinunciare a tutto e accettare il sannyasa, l’ordine di rinuncia. Ma se i legami familiari sono di ostacolo al progresso spirituale non si deve esitare a troncarli. Bisogna, come Arjuna, essere pronti a sacrificare tutto per conoscere e servire Krishna. Arjuna non voleva uccidere i componenti della sua famiglia, ma quando capì che essi rappresentavano un ostacolo alla sua realizzazione spirituale, seguì le istruzioni di Krishna, combatté e li uccise. 

In ogni circostanza dobbiamo essere distaccati dalle gioie e dalle sofferenze della vita familiare, perché è impossibile in questo mondo essere completamente felici o completamente infelici. Gioie e dolori vanno di pari passo con l’esistenza materiale; bisogna dunque imparare a tollerarli, come raccomanda la Bhagavad-gita. Gioie e dolori vanno e vengono indipendentemente dalla nostra volontà; conviene quindi staccarsi dalla concezione materiale della vita e diventare equanimi in entrambe le situazioni. Di solito esultiamo quando sopraggiunge un avvenimento desiderabile e ci rattristiamo nel caso contrario, ma sul piano spirituale queste differenti condizioni non ci turberanno più. Per giungere a questo livello occorre diventare inflessibili nella pratica del servizio di devozione; servire Krishna senza deviare significa svolgere le nove attività devozionali (ascoltare, glorificare, ricordarsi, adorare, offrire preghiere, e altre ancora) descritte nell’ultimo verso del nono capitolo. È importante seguire questo metodo. 

Quando si abbraccia la vita spirituale diventa addirittura inconcepibile, “contro natura”, vivere in compagnia di materialisti. Così ci si può mettere alla prova verificando fino a che punto si desidera vivere in un luogo solitario, lontano da ogni contatto indesiderabile. 
Naturalmente, il devoto del Signore perde ogni interesse anche per gli sport futili, il cinema, le riunioni mondane, le manifestazioni sociali e cose simili, perché capisce che non sono altro che una semplice perdita di tempo. Un buon numero di ricercatori e filosofi si occupa oggi di svariati problemi, come la vita sessuale per esempio. Ma la Bhagavad-gita non attribuisce alcun valore a questo genere di ricerche e speculazioni, che sono più o meno tutte assurde. C’incoraggia invece ad approfondire, con l’analisi filosofica, la natura dell’anima, e a sforzarci di scoprire ciò che si riferisce al vero sé. 

Per quanto riguarda la realizzazione spirituale, è chiaramente stabilito qui che il bhakti-yoga è la via più pratica. Quando si parla di devozione si deve necessariamente considerare la relazione che unisce l’anima individuale all’Anima Suprema. In realtà l’anima individuale e l’Anima Suprema non possono essere un’unica persona; quest’idea va completamente contro il principio stesso della bhakti, della devozione. La Bhagavad-gita afferma che l’anima individuale è unita all’Anima Suprema da un’eterna (nitya) relazione di servizio; perciò la bhakti, il servizio di devozione, è anch’essa eterna. Senza questa ferma convinzione si perde tempo e si è nell’ignoranza. Lo Srimad-Bhagavatam dichiara, vadanti tat tattva-vidas tattvam yaj jnanam advayam: “Coloro che veramente conoscono la Verità Assoluta sanno che l’Essere Supremo è realizzato in tre aspetti: Brahman, Paramatma e Bhagavan.” (S.B. 1.2.11) Bhagavan è Dio, la Persona Suprema, l’aspetto ultimo della Verità Assoluta, il culmine della realizzazione spiritual che si deve raggiungere servendo il Signore con devozione. Questa è la perfezione della conoscenza. 

Partendo dall’umiltà per concludersi nella realizzazione della Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema, questa via è come una scala. Numerosi sono coloro che raggiungono i primi gradini, ma se ci si ferma prima di arrivare all’ultimo gradino, che rappresenta la conoscenza di Krishna, si rimarrà a un livello di conoscenza inferiore. Se poi qualcuno vuole competere in grandezza con Dio e tenta allo stesso tempo di avanzare sulla via spirituale, non incontrerà altro che frustrazione. Senza umiltà, la conoscenza diventa pericolosa. Credersi Dio, per esempio, è il massimo dell’orgoglio. L’essere vivente è preso a calci da ogni parte dalle rigide leggi della natura materiale, eppure, per ignoranza, continua ancora a pensare “Io sono Dio!” La conoscenza inizia quindi con l’umiltà, amanitva. Occorre essere umili e riconoscersi subordinati al Signore Supremo, poiché è proprio la nostra ribellione a Lui che ci ha resi schiavi della natura materiale. Dobbiamo conoscere queste verità ed esserne convinti. 
VERSO 13 

jneyam yat tat pravaksyami 
yaj jnatvamritam asnute 
anadi mat-param brahma 
na sat tan nasad ucyate 

jneyam: il conoscitore; yat: ciò; tat: che; pravaksyami: ora spiegherò; yat: ciò; jnatva: conoscendo; amritam: nettare; asnute: si gusta; anadi: senza inizio; mat-param: subordinato a Me; brahma: spirito; na: né; sat: causa; tat: quella; na: né; asat: effetto; ucyate: è detto essere. 



TRADUZIONE

Ti spiegherò ora ciò che dev’essere conosciuto e grazie a questa conoscenza potrai gustare l’eterno. Il Brahman, lo spirito, che non ha inizio ed è subordinato a Me, è al di là della causa e dell’affetto di questo mondo materiale.



SPIEGAZIONE

Il Signore ha descritto il campo d’azione, il conoscitore di questo campo e il modo per conoscere questo conoscitore. Ora Egli comincia la descrizione dell’oggetto del sapere, cioè l’oggetto del sapere, cioè l’anima individuale e l’Anima Suprema, permette di gustare il nettare della vita. L’anima, come si è visto nel secondo capitolo, è eterna, e questo verso lo conferma. Non c’è un momento preciso in cui i jiva sarebbero nati; nessuno potrebbe determinare il momento in cui sarebbero stati emanati dal Signore Supremo. Essi non hanno inizio, come ribadiscono i Testi vedici, na jayate mriyate và vipascit (Katha Upanisad 1.2.18): “Il conoscitore del corpo non nasce e non muore mai ed è pieno di conoscenza.” 

Gli stessi Testi vedici (Svetasvatara Upanisad 6.16) descrivono anche il Signore Supremo pradhana-kstetrajna-patir gunesah: “Il Signore, come Anima Suprema, è il principale conoscitore del corpo, ed è il maestro delle tre influenze della natura materiale.” E la smriti aggiunge: dasa-bhuto harer eva nanyasvaiva kadacana, “Gli esseri individuali sono eternamente al servizio del Signore Supremo.” Queste verità sono confermate anche dagli insegnamenti di Caitanya Mahaprabhu. 
La descrizione del Brahman contenuta nel verso che stiamo esaminando si riferisce dunque all’anima infinitesimale. Quando come qui, la parola Brahman è usata per designare l’essere individuale, è del vijnana-brahma che si tratta, in opposizione all’ananda-brahma, il Brahman Supremo, la Persona Divina e Assoluta. 





VERSO 14 

sarvatah pani-padam tat 
sarvato ’ksi-iro-mukham 
sarvatah srutimal loke 
sarvam avritya tisthati 

sarvatah: in ogni luogo; pani: mani; padam: gambe; tat: quello; sarvatah: in ogni luogo; aksi: occhi; sirah: teste; mukham: volti; sarvatah: in ogni luogo; sruti-mat: avendo orecchi; loke: nel mondo; sarvam: ogni cosa; avritya: coprendo; tisthati: esiste. 



TRADUZIONE

In ogni luogo sono le Sue mani e le Sue gambe, i Suoi occhi, le Sue teste e i Suoi volti, e in ogni luogo sono i Suoi orecchi. In questo modo, pervadendo ogni cosa, l’Anima Suprema esiste. 



SPIEGAZIONE

L’Anima Suprema, Dio la Suprema Persona, può essere paragonata al sole, che diffonde ovunque i suoi raggi illimitati. La forma onnipresente del Signore si estende all’infinito e in Lui vivono tutti gli esseri, da Brahma — il primo grande maestro — fino alle minuscole formiche. Esistono innumerevoli esseri viventi, con miliardi di teste, gambe, mani e occhi, e tutti vivono nell’Anima Suprema e grazie all’Anima Suprema, che è quindi onnipresente. L’essere individuale, invece, non può affermare di estendere ovunque le sue mani, le sue gambe e i suoi occhi, perché questo gli è impossibile. E se pensa che questa impossibilità sia dovuta solo a una questione di coscienza, e che una volta dissipata la sua ignoranza realizzerà che le sue braccia e le sue gambe si estendono ovunque, cadrà in contraddizione. Infatti, se l’essere individuale può cadere sotto il condizionamento della natura materiale, significa che non è il supremo. L’Essere Supremo è ben differente; Egli può estendere le Sue membra all’infinito, mentre l’essere individuale non può. 

Nella Bhagavad gita il Signore afferma che se Gli offriamo un fiore, un frutto, o un po' d’acqua, Egli li accetta. Ma come può accettare le nostre offerte se è così lontano da noi? Questa è l’onnipotenza del Signore: dalla Sua dimora, che è infinitamente lontana dalla Terra, Egli può allungare la Sua mano e accettare tutto ciò che gli si offre. Tale è la Sua potenza. La Brahma-samhita (5.37) lo conferma: goloka eva nivasaty akhilatma-bhutah, sebbene eternamente impegnato nei Suoi divertimenti sul Suo pianeta spirituale, il Signore rimane onnipresente, al contrario dell’essere individuale. Questo verso descrive dunque l’Anima Suprema, la Persona di Dio, e non l’anima individuale. 





VERSO 15 

sarvendriya-gunabhasam
sarvendriya-vivarjitam
asaktam sarva-bhric caiva
nirgunam guna-bhoktri ca

sarva: di tutti; indriya: sensi; guna: delle qualità; abhasam: la fonte originale; sarva: tutti; indriya: sensi; vivarjitam: essendo senza; asaktam: senza attaccamento; sarva-bhrit: Colui che mantiene tutti; ca: anche; eva: certamente; nirgunam: essente da qualità materiali; guna-bhoktri: maestro dei guna; ca: anche. 



TRADUZIONE

L’Anima Suprema è la fonte originale di tutti i sensi, sebbene sia priva di sensi; mantiene tutti gli esseri viventi, ma è distaccata da tutti; trascende le influenze della natura materiale, ma nello stesso tempo è maestra di queste influenze. 



SPIEGAZIONE

Sebbene sia l’origine dei sensi di tutti gli esseri, il Signore Supremo non ha, come loro, dei sensi materiali. In realtà, anche le anime individuali hanno dei sensi spirituali, ma allo stato condizionato, poiché sono ricoperte dagli elementi materiali, le loro attività sensoriali si manifestano solo attraverso la materia. Ciò non può accadere per i sensi del Signore Supremo, che sono completamente spirituali, trascendono la materia e sono detti perciò nirguna, cioè “non sono soggetti agli influssi materiali (guna)‚ ovvero non possono essere coperti dalla materia. I sensi del Signore, dunque, non sono simili ai nostri; sebbene Egli sia la fonte di tutte le nostre attività sensoriali, i Suoi sensi rimangono trascendentali, mai contaminati dalla materia, come spiega molto bene la Svetasvatara Upanisad (3.19): apani-pado javano grahita, Dio, la Persona Suprema, non ha mai le mani contaminate dalla materia, però ha delle mani, con cui accetta tutti i sacrifici che Gli sono offerti. Questa è la differenza tra l’Anima Suprema e l’anima condizionata. 

L’Essere Supremo vede tutto — passato, presente e futuro. Non ha occhi materiali, però ha degli occhi; altrimenti come potrebbe vedere? Egli vive nel cuore di tutti gli esseri e conosce tutti i nostri atti passati e presenti, e anche ciò che ci riserva il futuro. La Bhagavad-gita lo conferma: il Signore conosce tutto, ma nessuno conosce Lui. È anche detto che il Signore non ha delle gambe come le nostre, eppure può spostarSi ovunque nello spazio, perché possiede delle gambe spirituali. In altre parole, il Signore non è impersonale: ha degli occhi, delle gambe, delle mani e tutte le caratteristiche di una persona; e poiché noi siamo Sue parti integranti e partecipiamo della Sua essenza, siamo anche noi dotati degli stessi organi. La differenza è che le Sue gambe, i Suoi occhi, i Suoi sensi non sono mai contaminati, come i nostri, dalla natura materiale. 

La Bhagavad-gita conferma che quando il Signore discende nell’universo materiale, discende così com’è, grazie alla Sua potenza interna. Non può essere contaminato dall’energia materiale, poiché Egli è il Signore di questa energia. I Testi vedici descrivono il Suo Essere come interamente spirituale, come una forma tutta di eternità, conoscenza e felicità (sac-cid-ananda-vigraha). Egli è pieno di tutte le perfezioni, è il proprietario di tutte le ricchezze e di tutte le energie; possiede l’intelligenza suprema e la conoscenza totale; è il sostegno di tutti gli esseri e il testimone di tutti gli atti. Questi sono alcuni degli aspetti di Dio, la Persona Suprema. Per quanto possiamo capire dagli Scritti vedici, il Signore trascende sempre la materia. Forse noi non vediamo la Sua testa, il Suo viso, l e Sue mani o le Sue gambe, ma questo non vuol dire che ne sia privo; noi potremo vedere la Sua forma solo quando ci saremo elevati al livello spirituale. Se all’inizio siamo incapaci di vederLo, è perché i nostri sensi sono contaminati dalla materia. Per questo motivo gli impersonalisti, che sono ancora contaminati dalla materia, non possono capire Dio come Persona Suprema. 





VERSO 16 

bahir antas ca bhutanam 
acaram caram eva ca 
suksmatvat tad avijneyam 
dura-stham cantike ca tat 

bahih: all’esterno; antah: all’interno; ca: anche; bhutanam: di tutti gli esseri viventi; acaram: immobili; caram: mobili; eva: anche; ca: e; suksmatvat: essendo sottile; tat: questo; avijneyam: non percepibile; dura-stham: molto lontano; ca: anche; antike: vicino; ca: e: tat: questo. 



TRADUZIONE

La Verità Suprema è all’esterno e all’interno di tutti gli esseri viventi, mobili e immobili. Per la sua natura sottile, Essa è al di là del potere di percezione e di comprensione dei sensi materiali. Infinitamente lontana è anche molto vicina. 



SPIEGAZIONE

Alla luce dei Testi vedici posiamo capire che Narayana, la Persona Suprema, vive in ogni essere e anche fuori di ogni essere. Egli è presente contemporaneamente nel mondo spirituale e nel mondo materiale. E sebbene molto lontano da noi, Egli è anche molto vicino a noi. Questi sono gli insegnamenti delle Scritture: asino duram vrajati sayano yati sarvatah (Katha Upanisad 1.2.21) Noi non possiamo vedere o capire come il Signore goda del Suo infinito splendore e sia sempre immerso nella felicità trascendentale, perché i nostri sensi materiali ce lo impediscono. Anche le Scritture vediche affermano che i nostri sensi e la nostra mente materiali sono incapaci di comprenderLo. Invece, colui che con la pratica del servizio di devozione, nella coscienza di Krishna, ha purificato i sensi e la mente può vedere il Signore costantemente. Lo conferma la Brahma-samhita dicendo che il devoto che ha sviluppato amore per Dio può vedere il Signore continuamente, e lo conferma anche la Bhagavad-gita (11.54), dichiarando che il solo servizio di devozione permette di conoscere e vedere il Signore: bhaktya ty ananyaya sakyah. 





VERSO 17 

avibhaktam ca bhutesu 
vibhaktam iva ca sthitam 
bhuta-bhartri ca taj jneyam 
grasisnu prabhavisnu ca 

avibhaktam: senza divisione; ca: anche; bhutesu: in tutti gli esseri viventi; vibhaktam: iva: come se; ca: anche; sthitam: situati; bhuta-bhartri: Colui che mantiene tutti gli esseri viventi; ca: anche; tat: ciò; jneyam: deve essere compreso; grasisnu: che annienta; prabhavisnu: che genera; ca: anche. 



TRADUZIONE

Pur apparendo divisa tra tutti gli esseri, l’Anima Suprema rimane indivisibile. È Una. Sebbene mantenga tutti gli esseri viventi, sappi che è sempre Lei che li divora e li fa sviluppare. 



SPIEGAZIONE

Che il Signore sia presente nel cuore di tutti gli esseri come Anima Suprema non significa che Egli Si sia diviso. Egli rimane sempre Uno. È paragonato al sole che pur essendo situato in un preciso punto del meridiano, brilla sempre sopra la testa di tutti gli esseri. Possiamo viaggiare in un raggio di migliaia di chilometri e chiedere: “Dov’è il sole?”, e ciascuno risponderà che brilla proprio sulla sua testa. I Testi vedici danno questo esempio per mostrare che nonostante il Signore Si trovi nel cuore di ogni essere, come se fosse diviso, Egli rimane sempre Uno. È spiegato che un solo Visnu, con la Sua onnipotenza, è presente ovunque, come il sole appare simultaneamente in luoghi diversi, a persone diverse. 

Il Signore Supremo, che sostiene tutti gli esseri, li “divora” tutti quando giunge l’ora dell’annientamento. Nell’undicesimo capitolo, il Signore dichiarava di essere venuto per “divorare” tutti i guerrieri riuniti sul campo di battaglia di Kuruksetra. Affermava inoltre che nella forma del tempo Egli “divora” tutto perciò è conosciuto anche come il distruttore, lo sterminatore supremo. Al tempo della creazione Egli rende possibile lo sviluppo di tutti gli esseri e al tempo della distruzione li “divora” tutti. Anche gli inni vedici confermano che il Signore è l’origine e il riposo di tutti gli esseri: yato va imani bhutani jayante yena jatani jivanti yat prayanty abhisam-visanti tad brahma tad vijijnasasva. (Taittiriya Upanisad 3.1) Dopo la creazione tutto riposa sulla Sua onnipotenza, e dopo l’annientamento tutto ritorna a Lui, per riposare ancora in Lui. 





VERSO 18 

jyotisam api taj jyotis 
tamasah param ucyate 
jnanam jneyam jnana-gamyam 
hridi sarvasya visthitam 

jyotisam: in tutti gli oggetti luminosi; api: anche; tat: ciò; jyotih: la fonte della luce; tamasah: l’oscurità; param: al di là; ucyate: è detto; jnanam: conoscenza; jneyam: che bisogna conoscere; jnana-gamyam: che bisogna avvicinare con la conoscenza; hridi: nel cuore; sarvasya: di tutti; visthitam: situata.



TRADUZIONE

L’Anima Suprema è la fonte di luce in tutto ciò che è luminoso. È al di là dell’oscurità della materia ed è non manifestata. È la conoscenza, l’oggetto della conoscenza e il fine della conoscenza. È situata nel cuore di tutti gli esseri. 



SPIEGAZIONE

L’Anima Suprema, Dio, la Persona Suprema, è la fonte di luce in tutti gli oggetti che risplendono, come il sole, la luna, le stelle, e così via. Le Scritture vediche c’insegnano che il mondo spirituale, illuminato dalla radiosità del Signore Supremo, non ha alcun bisogno del sole o della luna. Ma nel mondo materiale questa luce spirituale, il brahmajyoti, è velata dal mahat-tattva, dagli elementi materiali, perciò diventano necessarie le fonti luminose, come il sole, la luna o l’energia elettrica. 

I Testi vedici affermano chiaramente che ogni cosa è illuminata dalla brillante radiosità del Signore. È facile concludere dunque che il Signore non abita nell’universo materiale; Egli vive nel mondo spirituale, nell’”atmosfera” spirituale, molto al di là dell’universo materiale. Questi Testi confermano che il Signore è simile al sole, eternamente radioso, e che Si trova molto al di là delle tenebre materiali, aditya-varnam tamasah parastat, (Svetasvatara Upanisad 3.8) 

La conoscenza del Signore è completamente spirituale. Le Scritture vediche confermano d’altronde che il Brahman è pura conoscenza spirituale, in forma condensata. Colui che desidera ardentemente andare nel mondo spirituale riceve dal Signore, presente nel cuore di ciascuno, la conoscenza necessaria per giungervi. Un mantra vedico (Svetasvatara Upanisad 6.18) aggiunge che chiunque aspiri veramente alla liberazione deve abbandonarsi a Dio, la Persona Suprema: tam ha devam atma-buddhi-prakasam mumuksur vai saranam aham prapadye. Quanto all’oggetto ultimo della conoscenza, lo si trova stabilito nelle Scritture: tam eva viditvati mrityum eti, “Solo colui che Ti conosce può superare le frontiere della nascita e della morte.” (Svetasvatara Upanisad 3.8) 

Il Signore è presente come controllore supremo nel cuore di tutti gli esseri. Egli ha braccia e gambe estese ovunque, cosa che non si applica evidentemente all’anima infinitesimale. Bisogna quindi ammettere l’esistenza di due conoscitori del campo d’azione, distinti l’uno dall’Altro, che sono l’anima infinitesimale e l’Anima Suprema. L’uno estende le sue braccia e le sue gambe solo intorno a sé mentre l’Altro, Krishna, le manifesta in tutte le direzioni. La Svetasvatara Upanisad (3.17) lo conferma: sarvasya prabhum isanam sarvasya saranam brihat. Dio, la Persona Suprema, è il maestro (prabhu) di tutti gli esseri, il supremo rifugio di tutti gli esseri. Non si può negare, dunque che l’anima infinitesimale e l’Anima Suprema siano sempre distinte l’una dall’Altra. 





VERSO 19 

iti ksetram tatha jnanam 
jneyam coktam samasatah
mad-bhakta etad vijnaya 
mad-bhavayopapadyate

iti: così; ksetram: il campo di attività (il corpo); tatha: anche; jnanam: conoscenza; jneyam: il conoscibile; ca: anche; uktam: descritto; samasatah: in sintesi; mat-bhaktah: Mio devoto; etat: tutto ciò; vijnaya: dopo aver compreso; mat-bhavaya: la Mia natura; upapadyate: raggiunge. 



TRADUZIONE

Così ti ho brevemente descritto il campo d’azione [il corpo], la conoscenza e l’oggetto della conoscenza. Soltanto i Miei devoti possono comprendere queste cose in profondità e raggiungere la Mia natura. 



SPIEGAZIONE

Il Signore ha dato una descrizione sommaria del corpo della conoscenza e dell’oggetto della conoscenza. La conoscenza comporta tre fattori: colui che conosce, l’oggetto della conoscenza e il procedimento della conoscenza. Questi tre fattori riuniti costituiscono ciò che si chiama la scienza del sapere, o vijnana. Solo i puri devoti del Signore possono raggiungere la conoscenza perfetta, e in modo diretto; nessun altro può arrivarci. I monisti sostengono che alla fine questi tre fattori s’identificano e si confondono, ma i devoti rifiutano questa tesi. La conoscenza e il suo sviluppo implicano la comprensione della nostra vera natura, nella scienza di Krishna. Ora siamo guidati da una coscienza materiale, ma se diventiamo coscienti delle attività di Krishna, se realizziamo che Krishna è tutto ciò che esiste, raggiungeremo subito la vera conoscenza. In altre parole, la conoscenza non è che una fase preliminare della comprensione perfetta del servizio di devozione. Nel quindicesimo capitolo questo concetto sarà chiaramente spiegato. 

Ora, per sintetizzare, è possibile capire che i versi 6 e 7, a partire da maha-bhutani e continuando con cetana dhritih, analizzano gli elementi materiali e alcune manifestazioni dei sintomi della vita. Questi si combinano per formare il corpo, ossia il campo d’azione. I versi dall’8 al 12, da amanitvam a tattva-jnanartha-darsanam, spiegano il metodo di conoscenza necessario per comprendere i due conoscitori del campo di attività, cioè l’Anima Suprema. Inoltre i versi dal 13 al 18, a partire da anadi mat-param e continuando con hridi sarvasya visthitam, descrivono l’anima e il Signore Supremo, ossia l’Anima Suprema. 
Come possiamo vedere sono stati spiegati tre punti: il campo d’azione (il corpo), il metodo della comprensione, e insieme l’anima e l’Anima Suprema. È qui affermato che soltanto i puri devoti del Signore possono comprendere chiaramente questi tre punti. Per questi devoti, quindi, la Bhagavad-gita costituisce il massimo dell’utilità: sono i puri devoti che possono raggiungere la meta suprema, la natura del Signore Supremo Krishna. In altre parole, soltanto i devoti, e non altri, possono capire la Bhagavad-gita e derivarne il frutto desiderato. 





VERSO 20

prakritim purusam caiva 
viddhy anadi ubhav api 
vikarams ca gunams caiva 
viddhi prakriti-sambhavan 

prakritim: natura materiale; purusam: esseri viventi; ca: anche; eva: certamente; viddhi: devi conoscere; anadi: senza inizio; ubhau: entrambi; api: anche; vikaran: trasformazioni; ca: anche; gunam: le tre influenze della natura; ca: anche; eva: certamente; viddhi: sappi; prakriti: natura materiale; sambhavan: prodotte da. 



TRADUZIONE

Sappi che la natura materiale e gli esser viventi non hanno inizio. Le loro trasformazioni e le te influenze della materia sono prodotti della natura materiale. 



SPIEGAZIONE

Con questa conoscenza possiamo conoscere il corpo, o campo d’azione, e i conoscitori del corpo, cioè l’anima infinitesimale e l’Anima Suprema. Il corpo è il campo d’azione formato dalla natura materiale, l’essere individuale, che è situato nel corpo e gode delle sue attività, è chiamato purusa. Egli è uno dei due conoscitori del corpo, e l’altro è L’Anima Suprema. Dobbiamo sapere che entrambi sono manifestazioni di Dio, la Persona Suprema; l’essere infinitesimale partecipa delle Sue energie, e l’Anima Suprema appartiene alle Sue manifestazioni personali. 

La natura materiale e l’essere individuale sono entrambi eterni, il che significa che esistevano prima della creazione. Entrambi partecipano delle energie del Signore: la natura materiale della Sua energia inferiore, e l’anima individuale della Sua energia superiore. Entrambi esistevano prima che il cosmo fosse manifestato. La natura materiale era contenuta in Maha-Visnu, il Signore Supremo, e quando fu necessario divenne manifestata attraverso il mahat-tattva. Anche gli esseri sono in Lui, ma a causa del loro condizionamento si rifiutano di servirLo e si vedono così negare l’entrata nel mondo spirituale. Ma dopo il riassorbimento della natura materiale, a questi esseri è offerta ancora la possibilità di agire nell’ambito dell’universo materiale per prepararsi a tornare nel mondo spirituale. Questo è il mistero della creazione materiale. In origine, l’essere vivente è spirituale, parte integrante del Signore Supremo, ma a causa della sua tendenza ribelle è costretto a subire il condizionamento della natura materiale. non è essenziale sapere come questi esseri di natura superiore, parti integranti del Signore Supremo, siano entrati a contatto con la natura materiale; Dio, la Persona Suprema, conosce i motivi di questa caduta precisa nelle Scritture che coloro che si lasciano affascinare dalla natura materiale devono sostenere una dura lotta per sopravvivere. Ma dobbiamo capire con certezza, alla luce di questi versi, che le trasformazioni e le influenze della natura materiale attraverso la virtù, la passione e l’ignoranza sono tutti prodotti della natura materiale. Tutte le differenti varietà e trasformazioni degli esseri viventi derivano solo dal corpo, perché a livello spirituale tutti gli esseri sono uguali. 





VERSO 21 

karya-karana-kartritve
hetuh prakritir ucyate 
purusah sukha-duhkhanam 
bhoktritve hetur ucyate 

karya: di effetto; karana: a causa; kartritve: in materia di creazione; hetuh: strumento; prakritih: natura materiale; ucyate: è detto essere; purusah: l’essere vivente; sukha: di felicità; duhkhanam: e dolore; bhoktritve: nella gioia; hetuh: lo strumento; ucyate: è detto essere. 



TRADUZIONE

La natura è considerata la causa di ogni causa e di ogni effetto materiale, mentre l’essere vivente è la causa dei piaceri e delle sofferenze che incontra in questo mondo. 



SPIEGAZIONE

L’origine delle numerose varietà di corpi e di sensi degli esseri viventi è la natura materiale. Esistono 8.400.000 forme di vita, ¹tutte create dalla natura materiale e nate dal desiderio che ha l’essere di godere di una certa forma di piacere e di un certo tipo di corpo. Situato in differenti corpi, l’esser proverà gioie e sofferenze, ma saranno tutte dovute al corpo e non al suo vero sé. 

Nella sua condizione originale, l’essere non deve temere di perdere la felicità, che è la sua condizione naturale. Solo quando nutre il desiderio di dominare la natura materiale, si ritrova nel mondo materiale. Ma questo desiderio non esiste nel mondo spirituale, che è puro. Nel mondo materiale ognuno lotta duramente per trovare sempre nuove “prede” per il piacere del proprio corpo. Precisiamo qui che il corpo è il prodotto dei sensi, che sono gli strumenti messi a disposizione dell’essere per appagare i suoi desideri. E quest’insieme del corpo e dei “sensi-strumenti” è offerto dalla natura materiale all’essere vivente in funzione dei suoi desideri e delle sue azioni passate. L’essere sarà quindi benedetto o maledetto dalla natura materiale con diverse condizioni, o “abitacoli”, secondo i suoi desideri e le sue attività, come sarà spiegato nel verso seguente. L’essere è dunque responsabile delle gioie e dei dolori che lo toccano. E una volta posto in un particolare corpo, cade sotto il giogo della natura materiale, poiché il corpo, fatto di materia, agisce secondo le leggi materiali, che l’essere non ha il potere di cambiare. Se ottiene un corpo di cane, per esempio, dovrà agire come un cane, non potrà fare diversamente; in un corpo di maiale sarà costretto a mangiare escrementi e a comportarsi come un maiale; e in un corpo di essere celeste dovrà agire come un essere celeste. 

Questa è la legge della natura. Ma in ogni situazione l’Anima Suprema accompagna l’anima individuale, come spiegano i Veda (Mundaka Upanisad 3.1.1.): dva suparna sayuja sakhayah, il Signore Supremo è così buono verso gli esseri che nella Sua forma di Paramatma, l’Anima Suprema, accompagna sempre l’anima individuale, in qualsiasi circostanza. 





VERSO 22 

purusah prakriti-stho hi
bhunkte prakriti-jan gunan
karanam guna-sango ’sya
sad-asad-yoni-janmasu 

purusah: l’essere vivente; prakriti-stah: essendo situato nell’energia materiale; hi: certamente; bhunkte: gode; prakriti-jan: prodotto dalla natura materiale; gunan: le influenze della natura; karanam: la causa; guna-sangah: il contatto con le influenze della natura; asya: del’essere vivente; sat-asat: nel bene e nel male; yoni: specie di vita; janmasu: nelle nascite.



TRADUZIONE

Così l’essere vivente segue, nell’ambito della materia, i diversi modi di vita e gode delle tre influenze della natura materiale. Ciò è dovuto al contatto con questa natura. Incontrerà così il bene e il male nelle varie specie.



SPIEGAZIONE

Questo verso è molto importante per capire come l’anima condizionata trasmigra da un corpo all’altro. Il secondo capitolo spiegava che l’essere passa da un corpo all’altro come si cambia un vestito. Questi cambiamenti di corpo, o di “vestito”, derivano dall’attaccamento all’esistenza materiale. Finché sarà attratto da questa manifestazione illusoria, l’essere continuerà a trasmigrare da un corpo all’altro. In realtà, è il suo desiderio di dominare la natura materiale che lo mette in queste condizioni indesiderabili, dandogli ora un corpo di essere celeste, ora di uomo, di animale, di uccello, di verme, di pesce, di saggio o d’insetto, sempre in rapporto ai suoi desideri materiali. E ogni volta l’essere si crede l’artefice del proprio destino, che in realtà gli viene imposto dalla natura materiale. 

Questo verso spiega come all’essere sono attribuiti diversi corpi. Tutto questo è dovuto al contatto con le tre influenze della natura materiale perciò ci si deve elevare al di sopra di esse e raggiungere il livello spirituale. Questa è la coscienza di Krishna. Se non siamo coscienti di Krishna saremo costretti dalla nostra coscienza contaminata a passare da un corpo all’altro, perché abbiamo nutrito desideri materiali da tempo immemorabile. Si deve dunque cambiare “punto di vista”, e questo può avvenire solo ascoltando attentamente gli insegnamenti che vengono da fonti autorizzate. L’esempio migliore è Arjuna, che riceve la scienza di Dio direttamente da Krishna. Se l’essere condizionato si presta a questo ascolto perderà il suo desiderio di dominare la natura materiale, desiderio nutrito da lunghissimo tempo, e in proporzione al calo di questo desiderio giungerà a gustare la felicità spirituale. Un mantra vedico precisa che l’essere gode dell’esistenza di felicità eterna che gli è propria in proporzione alla conoscenza che ha acquisito a contatto col Signore Supremo. 





VERSO 23 

upadrastanumanta ca
bharta bhokta mahesvarah
paramatmeti capy ukto 
dehe ’smin purusah parah 

upadrasta: superiore; anumanta: colui che permette; ca: anche; bharta: maestro; bhokta: supremo beneficiario; maha-isvarah: il Signore Supremo; parama-atma: l’Anima Suprema; iti: anche; ca: e; api: in verità; uktah: è detto; dehe: nel corpo; asmin: questo; purusah: beneficiario; parah: trascendentale.



TRADUZIONE

Ma nel corpo è presente un altro Essere, un beneficiario trascendentale; è il Signore, il proprietario supremo, il supervisore e il consenziente, conosciuto come Anima Suprema. 



SPIEGAZIONE

Questo verso afferma chiaramente che l’Anima Suprema, che accompagna sempre l’anima condizionata, è una manifestazione del Signore Supremo, non è un’anima comune. I filosofi monisti, che credono nell’esistenza di un solo conoscitore del corpo, pensano che non esista differenza tra l’Anima Suprema e l’anima individuale. Ma per chiarire la questione, il Signor Afferma qui che Egli Si manifesta in ogni corpo come Paramatma, l’Anima Suprema, differente dall’anima individuale, in quanto Egli è para, sempre al di là della materia. L’anima infinitesimale gode delle attività del particolare campo d’azione in cui si trova, mentre l’Anima Suprema, che non partecipa alle azioni o ai piaceri limitati del corpo, vi gioca un ruolo ben diverso, quello di testimone, di supervisore, di consenziente e di beneficiario supremo. Non è chiamata atma, ma paramatma, ed è trascendentale. È quindi evidente che l’atma e il Paramatma sono differenti l’uno dall’Altro. L’Anima Suprema, il Paramatma, ha braccia e gambe che si estendono dappertutto, mentre l’anima infinitesimale no. E poiché il Paramatma non è altri che il Signore Supremo, Egli è presente nel corpo per approvare i desideri dell’anima individuale di godere dei piaceri materiali. Senza l’approvazione dell’Anima Suprema, l’anima individuale non può agire. L’anima individuale è bhukta, “sostenuta”, e il Paramatma è bhokta, “sostegno”. Esistono innumerevoli esseri e il Signore dimora come amico in ciascuno di loro. 

L’anima individuale è eternamente parte integrante del Signore Supremo, a cui è unita da un intimo legame di amicizia, ma ha la tendenza a rifiutare la supremazia del Signore e a dominare la natura con uno sforzo indipendente. A causa di questa tendenza essa costituisce ciò che si chiama l’energia marginale del Signore Supremo (marginale perché situata talvolta nell’energia materiale, talvolta in quella spirituale). Fintanto che l’essere è condizionato dall’energia materiale, il Signore gli rimane accanto come amico, nella forma dell’Anima Suprema, per aiutarlo a tornare all’energia spirituale. Il Signore, infatti, desidera sempre ardentemente ricondurre l’essere individuale all’energia spirituale, ma l’essere si serve del suo piccolo libero arbitrio per rifiutare il contatto con la luce spirituale. Quest’abuso della sua indipendenza è la causa della lotta materiale che deve condurre nel cuore dell’esistenza condizionata. Il Signore, perciò, istruisce costantemente l’essere vivente, dall’interno e dall’esterno. Dall’esterno gli dà istruzioni come quelle contenute nella Bhagavad-gita e dall’interno cerca di fargli capire che le sue attività nel campo materiale non gli procurano la vera felicità. “Abbandona tutto, dice il Signore, e volgi la tua fede verso di Me; allora sarai felice.” Così, l’uomo intelligente che ripone la sua fede nell’Anima Suprema, nel Signore, s’incammina verso una vita eterna di conoscenza e di felicità. 





VERSO 24 

ya evam vetti purusam 
prakritim ca gunaih saha 
sarvatha vartamano’pi 
na sa bhuyo ‘bhijayate 

yah: chiunque; evam: così; vetti: comprenda; purusam: l’essere vivente; prakritim: natura materiale; ca: e; gunaih: le influenze della natura materiale; saha: con; sarvatha: in tutti i modi; vartamanah: essendo situato; api: nonostante; na: mai; sah: egli; bhuyah: di nuovo; abhijayate: prende nascita. 



TRADUZIONE

Chi comprende questa filosofia che riguarda la natura materiale, l’essere vivente e l’interazione delle influenze materiali è sicuro di ottenere la liberazione. In qualunque situazione si trovi non rinascerà mai più in questo mondo. 



SPIEGAZIONE

Una chiara comprensione della natura materiale, dell’Anima Suprema, dell’essere individuale e dei rapporti che esistono tra loro ci permetterà di ottenere la liberazione e di raggiungere il mondo spirituale, dal quale non si è più costretti a tornare. Questo è il frutto della conoscenza. Lo scopo della conoscenza è quello di capire chiaramente che per qualche ragione siamo caduti nell’esistenza materiale. Con i nostri sforzi personali e a contatto con le Scritture, con gli uomini santi e con un maestro spirituale, che sono tutte autorità in materia, dobbiamo capire la nostra posizione e quindi illuminati dalla Bhagavad-gita così com’è data da Dio in persona, dobbiamo tornare alla coscienza spirituale, la coscienza di Krishna. Così saremo sicuri di non tornare mai più nell’esistenza materiale, ma di essere trasportati nel mondo spirituale dove vivremo una vita eterna di conoscenza e felicità.





VERSO 25 

dhyanenatmani pasyanti 
kecid atmanam atmana
anye sankhyena yogena
karma-yogena-capare

dhyanena: con la meditazione; tmani: nel sè; pasyanti: vedono; kecit: alcuni; atmanam: l’Anima Suprema; atmana: con la mente; anye; altri; sankhyena: col ragionamento filosofico; yogena: con la pratica dello yoga; karma-yogena: agendo senza desiderio per i frutti dell’azione; ca: anche; apare: altri. 



TRADUZIONE

Alcuni percepiscono la presenza dell’Anima Suprema all’interno di sé con la meditazione, altri coltivando la conoscenza, altri ancora rinunciando ai frutti dell’attività.



SPIEGAZIONE

Il Signore spiega ad Arjuna che le anime condizionate si possono dividere in due categorie: quelle che non hanno alcun interesse per la vita spirituale e quelle che la vivono con fede. La prima categoria comprende gli atei, gli scettici, gli agnostici e anche i monisti; la seconda è costituita soprattutto dai devoti di Dio, la Persona Suprema, che sono distaccati dai frutti delle loro azioni. In altre parole, soltanto i devoti sono dotati di visione spirituale perché capiscono che al di là della natura materiale esiste il mondo spirituale e il Signore Supremo, che Si manifesta come Paramatma, l’Anima Suprema presente in ogni essere, l’onnipresente Persona Divina. Naturalmente anche coloro che cercano di comprendere la Verità Suprema e Assoluta coltivando la conoscenza possono essere inclusi in questa seconda categoria. Quanto ai filosofi sankhya, essi scompongono l’universo i ventiquattro elementi e classificano l’anima individuale come il venticinquesimo elemento. Quando giungono a comprendere che l’anima trascende la materia, allora possono capire che al di sopra dell’anima individuale Si trova Dio, la Persona Suprema, il ventiseiesimo elemento. E gradualmente giungono anch’essi ad accettare il servizio di devozione nella coscienza di Krishna. 

Anche coloro che rinunciano ai frutti delle loro azioni sono sulla buona strada; anch’essi hanno la possibilità di elevarsi al servizio di devozione nella coscienza di Krishna. Secondo questo verso, ci sono poi altre persone, dalla coscienza pura, che si sforzano di trovare l’Anima Suprema attraverso la meditazione; quando La scoprono all’interno di se stessi raggiungono il livello spirituale. Altri cercano di capire l’Anima coltivando la conoscenza e altri ancora intraprendono la via dell’hata-yoga, e con queste pratiche infantili cercano di soddisfare il Signore Supremo. 





VERSO 26 

anye tv evam ajanantah 
srutvanyebhya upasate 
te ’pi catitaranty eva 
mrityum sruti-parayanah 

anye: altri; tu: me; evam: così; ajanantah: senza conoscenza spirituale; srutva: con l’ascolto; anyebhyah: da altri; upasate: cominciano ad adorare; te: essi; api: anche; ca: e; atitaranti: trascendono; eva: certamente; mrityum: il sentiero della morte; sruti-parayanah: inclini al metodo dell’ascolto. 



TRADUZIONE

Inoltre vi sono alcuni che, pur non essendo esperti nella conoscenza spirituale, cominciano ad adorare il Signor Supremo dopo aver sentito parlare di Lui. Poiché sono inclini ad ascoltare gli insegnamenti delle autorità, anch’essi trascendono il ciclo di nascite e morti. 



SPIEGAZIONE

Questo verso è applicabile in modo particolare alle nostre società moderne, in cui l’educazione spirituale è praticamente inesistente. S’incontrano oggi numerosi atei, agnostici e “pensatori”, ma nessuno ha una vera conoscenza filosofica. Tuttavia l’uomo comune, se ha qualche virtù, ha la possibilità di fare progressi spirituali semplicemente ascoltando con attenzione un insegnamento venuto da fonti autorizzate, e soprattutto, secondo Sri Caitanya Mahaprabhu, ascoltando le vibrazioni spirituali del maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. 

È molto importante ascoltare, e su questo fatto insiste molto Sri Caitanya Mahaprabhu, il Signore venuto a insegnare la coscienza di Krishna al mondo moderno. Sempre per questo motivo è detto che tutti gli uomini devono cercare l’occasione di ascoltare le parole di anime realizzate, in modo da diventare gradualmente capaci di capire ogni cosa. Allora cominceranno senz’altro ad adorare il Signore Supremo. Sri Caitanya insegnava che nella nostra era non è necessario cambiare la propria posizione familiare e sociale; bisogna solo abbandonare il tentativo di comprendere la Verità Assoluta con ragionamenti speculativi, e imparare a diventare i servitori di coloro che hanno la conoscenza del Signore Supremo. Infatti, se abbiamo la fortuna di prendere rifugio in un puro devoto del Signore, di ascoltare da lui ciò che riguarda la realizzazione spirituale e di seguire le sue orme, noi stessi saremo elevati al livello di puri devoti. In particolare, questo verso raccomanda il metodo dell’ascolto per raggiungere la perfezione spirituale, e questo è molto appropriato. Anche se l’uomo comune non ha le capacità dei cosiddetti filosofi, il fatto di ascoltare con fede le parole di un autorità in campo spirituale lo aiuterà a superare l’esistenza condizionata e a tornare a Dio, nella sua dimora originale.





VERSO 27 

yavat sanjayate kincit 
sattvam sthavara-jangamam 
ksetra-ksetrajna-samyogat
tad viddhi bharatarsabha 

yavat: ciò che; sanjayate: viene a esistere; kincit: qualunque cosa; sattvam: esistenza; sthavara: non mobile; jangamam: mobile; ksetra: del corpo; ksetra-jna: e del conoscitore del corpo; samyogat: mediante unione tra; tad viddhi: devi conoscere; bharata-risabha: o migliore dei Bharata.



TRADUZIONE

O migliore dei Bharata, sappi che tutto ciò che esiste sia mobile sia immobile, non è che l’unione tra il campo d’azione e il conoscitore di questo campo.



SPIEGAZIONE

Questo verso spiega la natura materiale e l’essere individuale, che esistevano entrambi prima della creazione dell’universo materiale. Ogni cosa creata non è altro che il prodotto del contatto dell’essere individuale con la materia. Alcune creature sono prive di movimento, come gli alberi, le colline e le montagne, altre si muovono, ma tutte non sono altro che differenti combinazioni della natura inferiore con la natura superiore. Se manca la presenza della natura superiore, cioè dell’essere individuale, niente può crescere, ingrandirsi o evolversi. La materia è quindi eternamente legata alla natura superiore, ed è il Signore Supremo che effettua questa combinazione; Egli è dunque Colui che controlla le due nature, inferiore e superiore. Egli crea la natura materiale e v’introduce la natura superiore, così hanno luogo tutte le manifestazioni e tutti i movimenti dell’universo materiale. 





VERSO 28 

samam sarvesu bhutesu 
tisthantam paramesvaram 
vinasyatsv avinasyantam 
yah pasyati sa pasyati 

samam: equamente; sarvesu: in tutto; bhutesu: esseri viventi; tisthantam: risiedendo: parama-isvaram: l’Anima Suprema; vinasyatsu: nel distruttibile; avinasyantam: non distrutto; yah: chiunque; pasyati: veda; sah: egli; pasyati: vede veramente. 



TRADUZIONE

Chi vede l’Anima Suprema che accompagna l’anima individuale in tutti i corpi, e comprende che l’anima e l’Anima Suprema situate nel corpo distruttibile non sono mai distrutte, vede veramente. 



SPIEGAZIONE

Chiunque veda questi tre fattori — il corpo, il proprietario del corpo, cioè l’anima individuale, e il compagno dell’anima individuale — riuniti in tutto armonico, vive davvero nella conoscenza. Invece, coloro che non hanno contatto con questo compagno dell’anima vagano nell’ignoranza; non vedono altro che il corpo e credono che tutto finisca con la distruzione del corpo. Ma non è così: dopo la distruzione del corpo, l’anima e l’Anima Suprema continuano a esistere e viaggiano eternamente insieme da una forma all’altra, in corpi ora mobili ora immobili. 

Alcuni traducono il termine paramesvara come se si riferisse all’anima individuale, poiché l’anima è il maestro del corpo e trasmigra in un altro corpo quando questo viene distrutto. Per altri, invece, questo termine si riferisce all’Anima Suprema. Ma in un caso come nell’altro, l’anima individuale e l’Anima Suprema sono entrambe eterne, non vengono mai distrutte. Colui che vede così, vede le cose come sono. 





VERSO 29 

samam pasyan hi sarvatra 
samavasthitam isvaram 
na hinasty atmanatmanam 
tato yati param gatim 

samam: equamente; pasyam: vedendo; hi: certamente; sarvatra: dovunque; samavasthitam: ugualmente situata; isvaram: l’Anima Suprema; na: non; hinasti: si degrada; atmana: con la mente; atmanam: l’anima; tatah: poi; yati: raggiunge; param: la trascendentale; gatim: destinazione.



TRADUZIONE

Chi vede in ogni essere l’Anima Suprema, ovunque la stessa, non si lascia trascinare dalla mente alla degradazione. Si avvicina così alla destinazione trascendentale. 



SPIEGAZIONE

Accettando di vivere un’esistenza materiale, l’essere individuale viene a trovarsi in una situazione ben diversa rispetto alla sua esistenza spirituale. Se comprende che l’Essere Supremo è presente ovunque nella forma del Paramatma, in altre parole, se vede la presenza di Dio, la Persona Suprema, in tutto ciò che vive, non si degraderà, ma avanzerà verso il mondo spirituale. Le attività della mente ruotano generalmente intorno alla gratificazione dei sensi, ma quando le orientiamo verso l’Anima Suprema vediamo svilupparsi la nostra coscienza spirituale. 





VERSO 30 

prakrityaiva ca karmani 
kriyamanani sarvasah 
yah pasyati tathatmanam 
akartaram sa pasyati 

prakritya: dalla natura materiale; eva: certamente; ca: anche; karmani: attività; kriyamanani: essendo compiute; sarvasah: sotto ogni aspetto; yah: chiunque; pasyati: vede; tatha: anche; atmanam: se stesso; akartaram: colui che non agisce; sah: egli; pasyati: vede perfettamente: 



TRADUZIONE

Chiunque riesca a vedere che il corpo, creato dalla natura materiale, a compiere ogni azione, mentre il sé non agisce mai, vede veramente. 



SPIEGAZIONE

Il corpo è formato dalla natura materiale sotto la direzione dell’Anima Suprema, e nessun’attività del corpo è compiuta dall’essere in sé. Qualunque cosa faccia o debba fare per la sua felicità o per la sua sofferenza, l’essere vi è costretto dalla costituzione del suo corpo, il vero sé resta sempre estraneo a tutte queste attività fisiche. L’essere ottiene un corpo in funzione dei suoi desideri passati, affinchè possa soddisfarli, e agirà secondo il corpo di cui è rivestito. In fondo, il corpo è una macchina progettata dal Signore Supremo per soddisfare i desideri dell’essere condizionato. Questi desideri sono all’origine delle difficoltà che l’essere incontra, nel piacere come nella sofferenza. 
Questa visione spirituale permette di staccarsi dalle attività del corpo e vedere le cose nella loro vera luce. 





VERSO 31 

yada bhuta-prithag-bhavam 
eka-stham anupasyati 
tata eva ca vistaram 
brahma sampadyate tada 

yada: quando; bhuta: degli esseri viventi; prithak-bhavam: identità separate; eka-stham: situato in uno; anupasyati: cerca di vedere attraverso l’autorità; tatah eva: in seguito; ca: anche; vistaram: l’espansione; brahma: l’Assoluto; sampadyate: raggiunge; tada: allora. 



TRADUZIONE

Quando l’uomo sensibile cessa di vedere identità differenti a causa dei corpi materiali differenti, e vede che gli esseri sono presenti in ogni luogo, raggiunge il concetto del Brahman. 



SPIEGAZIONE

Quando si riesce a vedere che i diversi corpi sono soltanto il frutto dei differenti desideri delle anime condizionate e non appartengono veramente alle anime stesse, si ha una chiara visione. Sul piano materiale vediamo degli esseri celesti, degli uomini, dei cani, dei gatti e così via, ma questa visione è materiale e non è giusta. Tali distinzioni sono dovute solo a una concezione materiale della vita. 
L’anima spirituale, a contatto con la natura materiale, si riveste di vari tipi di corpi, ma dopo la loro distruzione rimane sempre una. Quando l’essere riesce a vedere in questo modo raggiunge la visione spirituale; si libera allora dalle denominazioni di “uomo”, “animale”, “alto”, “basso”, e via dicendo, la sua coscienza guadagna in bellezza ed egli può sviluppare la coscienza di Krishna, in accordo con la sua identità spirituale. Il verso seguente descrive questa visione. 





VERSO32 

anaditvan nirgunatvat 
paramatmayam avyayah 
sarira-stho ’pi kanteya 
na karoti na lipyate 

anaditvat: dovuto all’eternità; nirgunatvat: dovuto al fatto di essere trascendentali; parama: al di la della natura; atma: spirito; ayam: questo; avyayah: inesauribile; sarira-sthah: dimorando nel corpo; api: sebbene; kaunteya: o figlio di Kunti; na karoti: non agendo mai; na lipyate: non si è coinvolti. 



TRADUZIONE

Coloro che hanno la percezione dell’eternità possono vedere che l’anima eterna è spirituale e inesauribile ed è al di là delle influenze della natura. Sebbene sia a contatto col corpo materiale, o Arjuna, l’anima non agisce mai e non è mai legata. 



SPIEGAZIONE

Poiché il corpo nasce, anche colui che abita il corpo sembra che nasca, invece è eterno, trascende la materia e resta immortale, non nato, sebbene si trovi nel corpo. Per natura, l’essere è pieno di felicità, e non può venire distrutto. Non è mai coinvolto in attività materiali, perciò gli atti generati dal suo contatto col corpo materiale non lo rendono prigioniero. 





VERSO 33 

yatha sarva-gatam sauksmyad 
akasam nopalipyate 
sarvatravasthito dehe 
tathatma nopalipyate 

yatha: come; sarva-gatam: onnipresente; sauksmyat: poiché sottile; akasam: il cielo; na: mai; upalipyate: si mischia; sarvatra: ovunque; avastitah: situato; dehe: nel corpo; tatha: così; atma: il sé; na: mai; upalipyate: si mischia. 



TRADUZIONE

Come l’etere non può mischiarsi a niente per la sua natura sottile, sebbene pervada ogni luogo, così l’anima, che è della stessa sostanza del Brahman, non si mischia col corpo, sebbene sia situata nel corpo. 



SPIEGAZIONE

L’etere entra nell’acqua, nel fango, negli escrementi e in tutto ciò che esiste, ma non si mischia mai a niente. Così l’anima, sebbene situata in diversi corpi, per la sua natura sottile rimane indipendente da questi corpi. È impossibile, dunque vedere con i nostri occhi materiali come l’anima sia in contatto col corpo e come se ne separi quando il corpo muore. Nessuno scienziato può spiegare queste cose. 





VERSO 34 

yatha prakasayaty ekah 
kritsnam lokam imam ravih 
ksetram ksetri tatha kritsnam 
prakasayati bharata 

yatha: come; prakasayati: illumina; ekah: uno; kritsnam: l’intero; lokam: universo; imam: questo; ravih: sole; ksetram: questo corpo; ksetri: l’anima; tatha: similmente; kritsnam: tutto; prakasayati: illumina; bharata: o figlio di Bharata. 



TRADUZIONE

O discendente di Bharata, come un unico sole illumina l’intero universo, così l’anima spirituale, una nel corpo, illumina con la coscienza il corpo intero. 



SPIEGAZIONE

Sono state formulate numerose teorie sulla coscienza. Qui la Bhagavad-gita paragona la coscienza alla luce del sole. Come il sole che da un punto dell’universo illumina tutto l’universo, così la scintilla spirituale, situata nel cuore, illumina con la coscienza il corpo intero. La coscienza è dunque alla prova della presenza dell’anima, come la luce solare è la prova della presenza del sole. 
Finché l’anima è presente nel corpo, questo è permeato dalla coscienza, ma non appena l’anima lascia il corpo, la coscienza scompare. Qualsiasi uomo intelligente può capirlo. La coscienza non è dunque il risultato di una combinazione di elementi materiali, ma è il sintomo della presenza dell’anima. La coscienza dell’essere individuale non si confonde mai con la coscienza suprema, anche se qualitativamente sono uguali, perché la prima si estende solo a un corpo, mentre la seconda, situata in tutti i corpi, come amica dell’essere individuale, è cosciente di tutti i corpi. Questa è la differenza tra la coscienza individuale e la coscienza suprema. 





VERSO 35 

ksetra-ksetrajnayor evam 
antaram jnana-caksusa 
bhuta-prakriti-moksam ca 
ye vidur yanti te param 

ksetra: del corpo; ksetra-jnayoh: del proprietario del corpo; evam: così; antaram: la differenza; jnana-caksusa: con la visione della conoscenza; bhuta: dell’essere vivente; prakriti: della natura materiale; moksam: la liberazione; ca: anche; ye: coloro che; viduh: sanno; yanti: avvicinano; te: essi; param: il Supremo. 



TRADUZIONE

Coloro che vedono con gli occhi della conoscenza la differenza tra il corpo e il conoscitore del corpo, e possono anche comprendere il metodo per liberarsi dalla prigionia della natura materiale, raggiungono la destinazione suprema.



SPIEGAZIONE

Bisogna saper distinguere il corpo, il proprietario del corpo e l’Anima Suprema: questo è l’insegnamento essenziale del tredicesimo capitolo. S i deve riconoscere il metodo della librazione sulla base delle descrizioni contenute nei versi dall’ottavo al dodicesimo. Allora si può proseguire verso la destinazione suprema. Ogni uomo di fede dovrebbe anzitutto cercare la compagnia di persone qualificate che lo illuminino parlandogli di Dio. Colui che accetta un maestro spirituale potrà imparare a distinguere lo spirito dalla materia, e ciò la base di una realizzazione più profonda. Il maestro spirituale insegna ai suoi discepoli come liberarsi da ogni concezione materiale della vita, proprio come Krishna, nella Bhagavad-gita, istruisce Arjuna per liberarlo da ogni considerazione materiale. 

Si può capire che il corpo è fatto di materia, lo si può analizzare e scomporre nei suoi ventiquattro elementi.² Il corpo costituisce la manifestazione grossolana, mentre la manifestazione sottile è formata dalla mente e dai fattori psicologici. L’interazione di questi elementi forma i sintomi della vita. Ma sopra a tutto questo si trovano l’anima e l’Anima Suprema, distinte l’una dall’Altra. L’universo materiale è messo in movimento dalla congiunzione dell’anima con i ventiquattro elementi materiali. Colui che riesce a vedere che l’intera manifestazione materiale è formata da tale combinazione e può vedere anche la posizione dell’Anima Suprema, si qualifica per entrare nel mondo spirituale. 
Questi argomenti devono essere oggetto di meditazione e realizzazione; con l’aiuto di un maestro spirituale si deve acquisire una perfetta comprensione di questo capitolo.



Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul tredicesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: “La natura, il beneficiario e la coscienza.”





NOTE 

1. Vedi nota 1 capitolo 2.

2. Vedi nota capitolo 3. 





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