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*Comunicazione
con L'aldida' *
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Personalmente
sconsiglio questa pratica
lasciamo chi ha abbandonato il
corpo, in pace, non pretendiamo per nostro egoismo,
di riportare indietro chi e'
andato oltre, permettiamo a questo "se' immortale" di fare
le sue esperienze;
il nostro
compito e' quello di prenderci cura di coloro
i quali stanno facendo
esperienza in un veicolo umano, proprio come noi;
quando questo veicolo (il
corpo)
viene dismesso come un abito,
da coloro i quali erano con noi
a fare esperienza nel teatro della vita,
allora ,dobbiamo lasciarli andare in pace,
tuttavia pensieri gentili
e d'amore, possono senz'altro essere
inviati a questi "se'
immortali", per aiutarli nel momento del transito
a percorrere il loro viaggio in
altre dimensioni, a far comprendere loro,
che sono ritornati a casa.
Questi esseri umani
(ma allargo il concetto a tutti
gli esseri viventi)
che definivamo, amici, compagni,
parenti e nemici
ora hanno riacquistato
l'indipendenza da questi ruoli fittizi
ermanno


I contatti con i defunti
sono reali: ecco le prove
Giampiero Cara
Gli americani, che trovano un nome e una sigla per qualsiasi cosa, li
chiamano After Death Contacts
(contatti dopo la morte) o ADCs. Sono una
delle prove più importanti del fatto che il nostro spirito sopravvive
alla morte del corpo fisico. Il termine ADC definisce, quindi, i
contatti con una persona defunta che viene vista, udita o percepita in
qualche modo sia nello stato di veglia sia attraverso un sogno.
Secondo un importante sondaggio condotto negli Stati Uniti, hanno avuto
contatti di questo tipo con persone defunte il 42% degli americani
adulti e ben il 67% delle donne rimaste vedove. Secondo il celebre
medico e autore di libri sui contatti con l'aldilà Raymond Moody
(l'autore di "La vita oltre la vita") il 75% dei genitori con figli
prematuramente scomparsi hanno ancora contatti con questi ultimi.
Ma i contatti con i defunti si verificano soprattutto nel caso di
persone che hanno perduto un genitore o un compagno e che, pochi giorni
prima di morire loro stessi, hanno delle visioni di questi cari
scomparsi che dicono loro che presto saranno di nuovo insieme. Questo
tipo di comunicazioni con i defunti rientrano in quella categoria che la
studiosa della morte e del morire Elizabeth Kubler-Ross (autrice di vari
libri sull'argomento, tra cui anche alcuni pubblicati in Italia) ha
denominato "apparizioni sul letto di morte", e se ne possono trovare
testimonianze anche in molti libri sull'argomento, tra cui quelli della
celebre medium inglese Rosemary Altea.
I più convincenti tra tutti i contatti con i defunti sono quelli
"confermati", ossia sperimentati da più di una persona alla volta. Per
esempio, gli studiosi Bill e Judy Guggenheim, autori del libro "Hello
from Heaven" ("Ciao dal paradiso"), raccontano di un certa Lauren che
vide suo fratello Donald, di cui si stava celebrando proprio in quel
momento il funerale, fuori la finestra della chiesa. Camminava
tranquillo e felice, senza zoppicare come faceva in vita a causa dei
suoi dolori alle ossa. Al termine della funzione, la cognata di Lauren,
Joyce, si avvicina agitata a Lauren e le dice: "Hai visto Donald? L'ho
visto anch'io!"
Tra questi "contatti confermati" figurano anche informazioni che una
persona non avrebbe potuto avere se non avesse avuto un vero contatto
con l'aldilà. Un esempio di questo tipo, riportato sempre dai coniugi
Guggenheim, è quello relativo a Denise, una donna che aveva perso il
marito Luis da 9 mesi, quando una notte Louis le apperve in sogno tutto
allegro e le disse: "Indovina chi c'è qui? Non è cambiato per niente",
spiegando che il prete di famiglia, Padre Antonio, lo aveva appena
raggiunto nell'aldilà. La mattina seguente, Denise stava proprio
ricordando questo sogno quando squillò il telefono. Era un altro prete
che la informava della morte di Padre Antonio, avvenuta quella notte. Ma
lei, naturalmente, lo sapeva già.
Per tantissimo tempo, esperienze di questo tipo sono state considerate
"paranormali", "soprannaturali", al di là di ogni possibile spiegazione
scientifica. Ma ultimamente stanno diventando sempre più comuni, o
quantomeno le persone non temono più di raccontarle. Provate anche voi a
chiedere ai vostri amici o parenti se hanno mai avuto un contatto con
una persona defunta. Avrete senz'altro delle sorprese...

altri punti di
vista
È possibile comunicare con
l’aldilà?
Le sedute spiritiche stanno diventando quasi una moda. Da dove viene
questa voglia di interrogare i defunti? Lo abbiamo chiesto al professor
Armando Pavese, autore di una interessante inchiesta sull’argomento.
di Piero Lazzarin
Lo spiritismo, l'evocazione dei defunti attraverso persone che si
credono dotate di poteri speciali (sciamani una volta, medium oggi) è un
rito cui l'uomo, dai tempi remotissimi, si aggrappa per esorcizzare, in
fondo, la paura della morte.
Il ricercatore Armando Pavese, non nuovo a queste tematiche, ha dedicato
al fenomeno, che in questo inquieto scorcio di fine millennio sta
vivendo un'impennata di interesse e di pratica, un libro: Comunicazioni
con l'aldilà (Piemme editore), frutto di venticinque anni di esperienza
'sul campo', negli ambienti magico-spiritici. È un ampio saggio, che
ripercorre, in modo non superficiale, lo spiritismo nelle varie forme in
cui si è espresso nei secoli, ne presenta personaggi (medium più o meno
celebri, tra i quali troviamo anche Vincenzo Muccioli, il fondatore di
San Patrignano) che lo hanno praticato, i gruppi cui hanno dato vita...
L'intento della ricerca è di sottolineare anzitutto, alla luce della
fede e dell'insegnamento della chiesa, l'illiceità di tali pratiche, che
poi, alla luce della scienza, smonta pezzo dopo pezzo, con notevole
abilità, rivelandone i presupposti psicologici, i meccanismi fisici, i
trucchi...
Non mancano strali contro i perditempo che ricorrono allo spiritismo
'per dare un tocco di mistero a una serata altrimenti piatta'; mentre
riserva comprensione per chi, invece, avendo perso una persona cara, non
si rassegna al silenzio della morte e cerca di comunicare con essa per
avere il conforto della sua sopravvivenza. Sono queste persone che
infoltiscono uno dei gruppi spiritici italiani più noti: il 'Movimento
della speranza', creato nel 1987 da un'idea di Agnese Moneta di Genova,
una madre che, appunto, sconvolta dalla morte del figlio, s'era rivolta
a un medium ottenendo una serie di messaggi poi pubblicati in un libro.
Fiancheggiano il movimento alcuni sacerdoti, la cui presenza incoraggia
una pratica che la chiesa, invece, non approva. Pavese è molto severo
nei loro confronti, per la grande confusione che ingenerano.
Per capire meglio il fenomeno, le espressioni attraverso cui si
manifesta e la sua attendibilità, abbiamo rivolto alcune domande al
professor Pavese.
Msa. Iniziamo con una definizione sintetica e chiara di spiritismo.
Pavese. Lo spiritismo è l'evocazione dei defunti cioè il richiamo delle
anime dal mondo dei trapassati. Il cristianesimo considera la
possibilità che la presunta risposta all'evocazione sia di origine
diabolica poiché il Vangelo dichiara impossibile la fusione del mondo
dei viventi e di quello dei defunti. 'Se qualcuno di noi vuole venire da
voi non può farlo; così pure, nessuno di voi può venire da noi' (Lc
16,26). Per il cristiano è invece legittima l'invocazione nella
preghiera d'amore per i defunti che realizza un'autentica comunione
spirituale, vale a dire una comunicazione 'vera'.
Attraverso quali strumenti si realizza il contatto con i defunti?
Nella cultura spiritica sono ritenuti strumenti utili a comunicare con i
defunti tutte le 'tecniche' umane, quali: scrittura automatica,
tabellone alfabetico, tavolino battente, registratore, radio,
televisione e altri strumenti elettronici. Il divieto cristiano dell'
'evocazione' dei defunti è aggirato presentando i presunti contatti come
invocazioni. Questo travestimento non regge a un esame teologico e
scientifico, come spiego chiaramente nel libro, che è anche la prima
storia dello spiritismo che sia mai stata scritta in modo critico,
partendo dalle civiltà più arcaiche e giungendo fino al 'caso' Vincenzo
Muccioli che prima della comunità dei tossicodipendenti fondò un
'Cenacolo spiritico'.
Chi è il medium? Possiede facoltà particolari?
Il medium non ha alcun potere o facoltà di generare una comunicazione
con i defunti. Il medium è persona che induce se stesso, per
autosuggestione, tirocinio, tradizione culturale, a una 'dissociazione'
della propria personalità, interpretando 'inconsciamente', come un
attore, il ruolo del defunto. La figura del medium nasce nelle religioni
primitive dove si scambiavano gli stati alterati o 'diversi' di
coscienza (fra cui la trance medianica) per stati 'divini'. Certo che
sono successi dei fatti che 'sembrano' inspiegabili, ma nel libro
fornisco gli elementi per cui i presunti misteri si svelano e ci si
libera da tante paure.
Che cosa sono le 'guide'? Ne hanno affibbiata una pure a Piero Angela
che da tempo si batte per evidenziare l'ingannevolezza di questi
fenomeni. Una beffa, non le pare?
Le 'guide', secondo il pensiero di Kardec (cioè del fondatore dello
spiritismo), sarebbero spiriti di bassa evoluzione, che ricoprirebbero
il ruolo di nume tutelare del medium e che farebbero da tramite con uno
spirito superiore. Secondo Kardec, uno spirito superiore sarebbe Gesù
Cristo che risulterebbe, con questa collocazione, privato della sua
divinità. In effetti, le 'guide' spiritiche - come del resto tutti gli
spiriti che si manifestano nelle sedute spiritiche - non esistono, e
sono solo le manifestazione inconsce della creatività del medium. Ad
esempio, in una seduta del 'Cerchio Ifior' di Genova una 'guida'
presentò uno spirito spagnolo di nome Garcia de Sagra che sarebbe
vissuto nel 1499. Questo spirito, che non sapeva parlare lo spagnolo,
rivelò di avere fatto parte dell'Inquisizione e di essere lo spirito
'guida' di Piero Angela, affermando che gli 'spiriti' non erano
intervenuti per fermare Piero Angela quando scrisse il libro contrario
allo spiritismo e al paranormale, perché loro volevano che facesse quel
libro. Una facile analisi psicologica consente di capire come a Piero
Angela, individuato dagli spiritisti come 'inquisitore', sia stato
'attribuito' dalla fantasia inconscia del medium uno spirito guida 'inquisitore'!
Risalta, poi, il senso di 'onnipotenza' (molto velleitario) del medium
che vuol dominare la critica manifestata dal divulgatore scientifico
attribuendosi il merito di avere concesso che questa critica fosse
fatta.
Come si possono smontare da un punto di vista scientifico queste
presunte comunicazioni con l'aldilà? Ci può fare un esempio, quello
della scrittura automatica o delle voci del magnetofono? E da un punto
di vista teologico?
La scrittura automatica si realizza quando un soggetto assiste al
fenomeno della propria mano che scrive cose di senso compiuto senza che
la sua coscienza vigile partecipi, cioè senza che sia la sua volontà a
guidarla. Magia? Spiriti-guida? Nel libro analizzo, oltre al resto,
anche una casistica interessante di episodi di scrittura automatica. Qui
mi limito a ricordare che questi scritti individuano uno stato 'diverso'
o alterato di coscienza. Ci sono stati medium che hanno scritto messaggi
'diversi' con la mano destra e sinistra contemporaneamente mentre il
soggetto leggeva o parlava con un'altra persona, come se si verificasse
una temporanea scissione della personalità o anche moltiplicazioni di
questa. La psichiatria e la psicologia inquadrano questi fenomeni nei
disturbi dissociativi della personalità. Esiste una branca della
psicoterapia che si avvale della scrittura automatica come strumento di
analisi. Gli esperimenti scientifici hanno riprodotto, sotto ipnosi, le
stesse fenomenologie dei medium sopracitati. La scrittura automatica non
ha nulla di paranormale né di spirituale: è una manifestazione dell'Io
inconscio, e perciò rientra nella sfera della creatività psichica.
Le voci di 'pseudo defunti' registrate su nastro possono essere spiegate
in vari modi: da nastri mal cancellati a voci fuori campo captate dal
microfono (una persona che parla in strada); da interferenze
radiofoniche a parole pronunciate inavvertitamente da una dei presenti e
infine al vero fatto psicomiletico, che esclude comunque ogni presenza
misteriosa.
La teologia avversa queste manifestazioni avanzando l'ipotesi
dell'intervento diabolico. Soprattutto sono i pronunciamenti della
chiesa che tagliano le gambe a questi fenomeni. Fra i più attuali e meno
noti sono quelli della Commissione dottrinale del concilio Vaticano II
che definì 'evocazione' ogni 'tecnica umana' (fatta coincidere con lo 'spiritismo')
con cui si cerca di provocare comunicazione con defunti. Queste tecniche
si individuano facilmente nella scrittura automatica, nelle voci del
registratore, nei tabelloni alfabetici, ecc. Di grande interesse è anche
il pronunciamento del magistero della Conferenza episcopale toscana che
equipara 'l'invocazione tramite medium' all'evocazione.
Traendo dalla sua esperienza, ha mai trovato 'messaggi' dall'aldilà che
abbiano portato qualcosa di significativo, di utile per la vita
spirituale dell'umanità?
No. Sono messaggi solo utili a sopportare certi vuoti emotivi scavati
dai lutti, fornendo però solo illusioni placebiche. Non ci sono nuove
rivelazioni dopo Cristo, che è e rimane unico testimone di 'vita eterna'.
Non hanno assolutamente rilevanza nella fede gli 'pseudo spiriti' che
annunciano la vita eterna poiché ai cristiani, ripeto, basta Cristo.
Tanto più che le matrici di queste 'rivelazioni' sono le solite
scritture automatiche, trance foniche, cioè fantasie inconsce.
Da sempre alcuni uomini hanno tentato di mettersi in comunicazione con i
trapassati. Quali bisogni hanno spinto a percorrere questi sentieri?
L'angoscia della morte, il suo mistero ha avvinto gli uomini primitivi
che hanno elaborato una forma di magia evocatoria rassicurativa della
sopravvivenza. Il discorso cambia con la rivelazione di Cristo, che ci
permette di sperare nella vita eterna.
Se il fenomeno era concepibile nel passato, quando la scienza aveva ben
pochi mezzi per confutarli, lo è meno oggi; e allora perché persiste?
C'è un comune denominatore psicologico che lega le persone che affermano
di comunicare con l'aldilà?
La fede, quella vera, è in crisi. La fede che si fonda sulla speranza
dell'atto salvifico frutto della carità di Dio è sempre stata 'a
rischio' perché presuppone di credere solo alla testimonianza di Cristo.
Il materialismo, nelle sue varie forme, di cui è da evidenziare il
consumismo sfrenato non solo di beni ma anche di ideale e valori, ha
corroso la religione e si è creato perciò un vuoto di valori, di
credenze che sono state irrise e considerate superate. L'essere umano ha
però un bisogno naturale di spiegare il mistero che lo circonda e allora
ha ripreso forma e vita, risorgendo dagli anfratti culturali in cui era
stata accantonata, la primordiale forma spiritica creata dalla magia
dell'uomo primitivo. La 'religione magica' ha attecchito sull'humus
creato dai movimenti positivisti nel corso dei secoli e ha generato il
'New Age' di cui lo spiritismo è oggi una colonna. La crisi di fede
genera una necessità di 'prove' di sopravvivenza che sono costruite
fantasticamente dalla psiche inconscia. Chi ha fede in Cristo non ha
bisogno di prove illusorie.
Esistono, tuttavia, forze della mente, della psiche che possono produrre
effetti insoliti. Lei parla nel suo libro di psicomiletica, di che cosa
si tratta?
Si tratta di un modello avanzato di 'parapsicologia scientifica'. La
parapsicologia ha fatto il suo tempo essendo nata come compromesso fra
tesi spiritualistiche e scientiste, e inoltre è stata espropriata da
maghi, truffatori, medium che si definiscono tutti 'parapsicologi', per
cui, oggi, questo termine è molto equivoco.
Esistono atteggiamenti, patologie psichiche (nel senso di sofferenze)
che sono stati oggetto di analisi nei cinque libri che ho finora
pubblicato, e che possono innescare un fatto di comunicazione inconscia
simbolica - psicomiletica, cioè comunicazione con la psiche - che si può
tradurre anche in azioni sulla materia. Questi eventi hanno la loro
causa in leggi fisiche ancora ignote, essendo invece reso noto dai miei
studi i motivi psicologici profondi che danno esca a questi fenomeni.
Esempio: le voci degli 'pseudo defunti' sono, in estrema sintesi, il
prodotto della richiesta di 'prove di sopravvivenza' che il soggetto
comunica a se stesso e agli altri. Il tutto agisce in personalità in cui
sono già presenti 'nodi conflittuali' esistenziali.
Sono molti a credere in queste possibilità di dialogo con i morti, o si
tratta di un numero talmente sparuto di adepti da non destare
preoccupazione?
Lo spiritismo - nella forma camuffata di 'comunicazione con i defunti' e
giustificato con la 'forma' invocatoria - si va diffondendo rapidamente
nelle persone colpite da un lutto, e benché per ora non acquisti forma
epidemica e il numero degli adepti sia contenuto, c'è il rischio di
un'esplosione futura sulla base di una mancanza di cultura psicologica e
di un allontanamento dai valori cristiani. Il Brasile, dove solo lo
spiritismo di Kardec - senza contare gli altri movimenti - raggiunge i 4
milioni di adepti, sia di monito.
Sacerdoti, attenti
Pavese dedica venti pagine del libro a una 'critica' spirituale e
psicologica a sette sacerdoti - alcuni dei quali noti pubblicisti - di
cui fa i nomi, che hanno pubblicamente o a mezzo dei loro scritti
sostenuto la 'comunicazione con i defunti' attuata con quelle 'tecniche
umane' che il magistero definisce 'spiritiche' e che sono individuabili
nelle registrazioni su nastro, nella scrittura automatica, ecc. 'Pur
riconoscendo la loro buona fede - e in alcuni di loro il rifiuto formale
dello spiritismo, afferma Pavese - è indubbio che il loro atteggiamento
porti confusione fra i fedeli e faccia sorgere un interrogativo su come
si possa giungere a ignorare i pronunciamenti della chiesa, fra cui
quelli citati nelle precedenti pagine. Non sono contrario al fatto che
un sacerdote eserciti il proprio ministero negli ambienti spiritici,
purché dica parole chiare contro le 'tecniche umane'. E questo non
risulta dai fatti'.
Comunicazioni con l'aldilà, Armando Pavese,Piemme 1997: è il libro di
cui parliamo all'inizio dell articolo. Sul tema era intervenuto nel 1948
anche Alfred Döblin, l'autore di Berlin Alexanderplatz, a suo modo, con
un romanzo breve: Traffici con l'aldilà, un thriller occultistico,
vorticoso ed esilarante; una clownerie godibilissima. Lo ha pubblicato
nel 1997 l'editore Adelphi nella traduzione di Enrico Arosio.


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