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Rivista Dicembre 2006
Li. 01/11/ 2006
Ed eccoci arrivati a Dicembre, un altro anno si e' concluso,
nella speranza che i vostri cuori non si siano inariditi, per le
troppe cedute di stile nei comportamenti di molti personaggi
desidero ardentemente comunicarvi, che molto probabilmente
abbandonero' il reiki
e anche altre discipline olistiche, orami internet e' diventato
un'orgia di ingordi, di avidi pronti come sciacalli a derubare
le povere vittime in cerca di un'oasi di pace !!!
e il motivo e' sempre il solito: l'uomo, l'essere umano ha 4
difetti derivanti dalla sua natura, il principale di essi e'
l'innato senso di mentire e gli altri difetti sono conseguenziali ad
esso, la bramosia, il prestigio, l'egoicita', non gli fanno
percepire esattamente chi egli sia
pertanto chiedo di vero cuore a tutti gli operatori sinceri e
onesti, di non cadere nella trappola della cupidigia e della
superbia, ma di assumere un comportamento distaccato verso
coloro i quali si nutrono di questi atteggiamenti malsani, che
mal si conciliano con la Spiritualita' che pensano di poter
diffondere,
in realta' l'unico compito che svolgono bene e'
quello di imbrogliare gli altri
ovviamente qui sto parlando di alcuni operatori poco scrupolosi;
dei furfanti, e non di quelli che si dedicano con amore e sincerita'
alle loro conosceze, per diffonderle a coloro i quali
sono affascinanti e allietati nel poterle ricevere
Detto questo, il sottoscritto vi augura di tutto cuore che
possiate trascorrere le feste natalizie nel migliore dei modi,
insieme ai vostri cari, e che la gioia regni nei vostri cuori
prima di salutarvi al dolce suono di mille campanellini e
fiocchi di neve e sfarzanti luci colorate
voglio riportarvi un articolo per gli operatori reiki e non solo
mi raccomando"aprite gli occhi"
a-risentirci a gennaio 2007
(forse?!?)
bh. ermanno

 


"In Te, Supremo, che sei al di là
dell'abisso, che sei senza inizio, Unico, che ha pervaso le
molteplici direzioni, in Te che sei la dimora di tutto, che sei
presente in tutto ciò che è mobile e immobile, in Te o Benefico
io trovo rifugio".
(Paramarthasara - Abhinavagupta - Asram
Vidya - pag.177)

Kundalini
e dintorni
di
Natale
Missale
Introduzione
Pare che un maestro realizzato possa
concedere un Samadhi a chiunque egli voglia, per dargli un
assaggio di beatitudine. Di fatto però è raro che lo faccia,
perché corpo e psiche del ricevente devono essere perfettamente
armonizzati. Se il sistema nervoso di un individuo non è
pronto, un travaso di energia cosmica produrrebbe un'estasi, un
orgasmo talmente forte da poterlo quasi incenerire sia
metaforicamente (malattia psichica o vera e propria follia) sia
letteralmente (morte per "scarica elettrica"). Cosa rende
armonizzato un corpo e una mente? Anni e anni di meditazione, di
mantra, di rosari, japa, di yoga o di qualunque altra disciplina
spirituale.
Se non ci si è consumato il sedere in
pratiche meditative o se non si è nati puri, l'armonia rimane un
concetto musicale e basta. Ma nemmeno quello è sufficiente,
perché se è il mio ego che vuol meditare, magari per acquisire
qualche potere o conoscenza sfruttabili economicamente oppure
per prestigio o per fama, il consumo del sedere servirà a poco.
Ciò che conta è una cosa soltanto: una sincera, ardente tensione
verso il divino, un fuoco mistico costante. Quella volta che
Yogananda chiese al maestro Ram Gopal Muzundar un assaggio di
Samadhi gli venne risposto più o meno la stessa cosa, cioè che
il suo sistema nervoso non era pronto a ricevere una potente
scarica di Energia. Ma la conferma dei rischi cui si va incontro
per la prematura circolazione di energia nei canali nervosi (per
gli yogi indiani nelle nadi, canali del corpo sottile) ci viene
data dalla "bruciante" esperienza di Gopy Krishna, il quale
stava per rimetterci la pelle. Molti santi occidentali (Santa
Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce, Santa Caterina, ecc.),
raccontando le loro quasi insostenibili estasi hanno usato
termini erotici: si parla di baci, di abbracci, di unioni
sottili con lo Sposo o la Sposa, tutte cose che nei loro
racconti appaiono come dei veri e propri orgasmi. Noi crediamo
che un assaggio di tali grandiose estasi ogni serio ricercatore
ha avuto la fortuna di provarlo. Quando si "gioca" col respiro
seriamente, quando si prega "con tutto il cuore, con tutta
l'anima e con tutte le proprie forze", quando si canta un mantra
fino al silenzio mentale, quando si agisce con Amore assoluto,
corpo e mente vengono armonizzati, i canali sottili vengono
purificati dal Prana che comincia a circolare in essi, ed il
serio ricercatore è pronto per almeno un assaggio di Beatitudine
grazie alla circolazione della Divina Energia, la quale può
produrre le cose più strane: arresto del respiro grossolano
"sostituito" dallo stesso flusso di energia, strani movimenti
del corpo, inspiegabili "rumori interiori", o suoni, visioni,
musiche, e chi più ne ha più ne metta. A quel punto,
l'assaggiatore capirà meglio il linguaggio dei mistici e dei
santi orientali e occidentali.
Il rischio è che queste cose vengano
"ficcate a forza" nel cervello dello pseudo ricercatore, quello
dalla volontà debole, a cui al massimo potrà capitare di
autoipnotizzarsi e viverle nella sua fantasia… La volontà forte
è appannaggio di quel ricercatore la cui coscienza individuale è
talmente ansiosa di riunirsi alla Universale Coscienza di cui è
parte , che nella sua vita non vede altro scopo che quello. La
sua mente è concentrata su quell'unico obbiettivo e questo la
rende super.
"Aiutati che Dio t'aiuta" suona l'antico
adagio. Ebbene, ad una simile coscienza "individuale" vengono
offerti mille aiuti dal Cielo. Il guaio è un altro: quando il
ricercatore si imbatte in un tale movimento di energia farebbe
bene a documentarsi con la tanto valida letteratura sul
Kundalini Yoga e sui Tantra, perché il rischio è quello di
perdere anni preziosi per ricercare la stessa esperienza che si
è impressa nella mente in maniera così forte da avere quasi
drogato il fortunato "malcapitato"! La meditazione deve
continuare, andare avanti, perché la meta è l'unione, Yoga. Lo
stesso dicasi per i cosiddetti poteri (siddhi): la meta non è
quella: "non ti curar di lor…".
Ma cos'è che risveglia Kundalini? Solo il
potere generato dalle pratiche spirituali ridesta Kundalini ci
informa il maestro Sivananda (Kundalini Yoga - ediz. Vidyananda).
Più o meno le stesse cose ci dice Lilian Silburn nelle prime
pagine del suo "La Kundalini o l'energia del profondo - ed.
Adelphi, altrettanto fanno, Gopy Krishna nei suoi libri sulla
Kundalini, e Muktananda nel suo "il Giuoco della Coscienza" -
Med.. Fra i tanti autori di tale particolare Yoga, questi
maestri parlano per esperienza personale. Ma forse tanti altri
saggi hanno raggiunto la meta senza mai averne parlato, in
omaggio all'antico adagio orientale che recita "chi non sa
nascondere la propria saggezza è uno sciocco".
Il talento che ci è stato affidato alla
nascita (vedi bellissima parabola dei talenti del Maestro Gesù)
è quella Goccia di Oceano, quella Coscienza individuale, quella
moneta di Cosmica Energia che deve avere un unico scopo:
centuplicarsi, cioè perdersi nel mare dell'Universale Coscienza,
nella assoluta Energia-Luce-Cristo-Verbo creatore di tutto.
L'alchimia è una sorta di Kundalini Yoga
il cui linguaggio è misterioso e altamente simbolico. Spesso la
sua simbologia fa riferimento a pratiche simili allo "Yoga del
sesso" orientale, ma come diceva quel grande maestro di saggezza
che era Nisargadatta Maharaj non si può spegnere il fuoco (dei
sensi delle passioni e dei desideri) con la benzina. Sì, esiste
anche quel tipo di pratica, ma noi condividiamo il pensiero di
Maharaj: la sua saggezza traspare dal suo linguaggio che, dopo
l'illuminazione, non è certo più quello di un analfabeta
tabaccaio indiano. Dal momento del suo risveglio è sbocciato
come un fiore e le "api" sono accorse a Bombay da tutto il
mondo, la sua creatività è nata grazie ad un risveglio della
Divina Energia.
Per concludere ripetiamo: quello che
occorre è una fermissima intenzione, un fuoco costante, un Sé
che ha deciso di illuminarsi nel nostro corpo-mente dopo aver
visto il gran da fare del sé-figliol prodigo.
Una piccola parentesi
Partendo proprio dal figliol prodigo
possiamo tentare di spiegare i "meccanismi" attraverso cui una
persona assolutamente normale, un bel giorno diviene un
ricercatore, un mistico, un filosofo di quelli che stanchi dei
pensieri comuni, salendo sul tetto della mente, chiedono ad essa
di farsi antenna, di rimanere nella più assoluta attenta
passivita' per riuscire a captare intuizioni, verità relative
che possano costituire il primo varco di un sentiero che dal
fitto della foresta di questa vita possa condurre, tappa dopo
tappa, verso la Verità. E' il momento dell'incontro della prima
Grazia scesa e del primo merito salito. Come se un dito pigiasse
un tasto di pianoforte ed una nota ne venisse fuori presso che
contemporaneamente. Oppure è come un seme che, dopo tanto tempo
che stava lì nel terreno aggrappato alla propria "inutile"
individualità di seme, decidesse di sposare la terra, l'acqua,
l'aria e il fuoco solare. O ancora, per dirla musicalmente, è
come il momento della modulazione: l'armonia oziava in Do
maggiore fra scale ascendenti e discendenti, pause e accenti, ed
ecco che improvvisamente irrompe un Re settima: si apre una
porta, ed è Sol Maggiore, un'altra tonalità. Ecco, il mistico è
un ex uomo comune, davanti a cui si è improvvisamente aperta una
porta che decide di entrare per vedere dove conduce. Il
misticismo, all'inizio, è una novità: il mondo e la vita si
trascinavano con la solita prevedibilità e monotonia, e di colpo
appare l'imprevisto. A prima vista potrebbe sembrare una fuga da
se stessi, un tuffarsi nel mare della novità per rinnovarsi
nella propria speciale individualità, ma così non é. Se il
fortunato decide di attraversare quella porta, un vento
miracoloso gli spalancherà i cancelli dell'interiorità, e dopo
il primo timido dubbio sulla reale consistenza del proprio ego,
di quel senso dell'io che ognuno ha, dopo la prima vaga certezza
della illusorietà di esso, si farà prendere dalla smania
febbrile di conoscere la natura della propria vera essenza. Si
chiederà allora: "ma io, chi sono veramente? Sono questo corpo,
questa mente, questo corpo-mente o c'è dell'altro?". E la
"caccia" comincia. Ma cosa stranissima, cacciatore e preda sono
la stessa cosa! E' un paradosso, ma è la verità. Come faccio a
sapere che è la verità? Dal fatto che fior di Maestri, fondatori
di religioni e non, parlando della loro esperienza hanno detto
che è così. Come faccio a sapere che non hanno mentito? I
bugiardi alla lunga vengono sbugiardati e le bugie hanno le
gambe corte. I racconti di tutti questi maestri sono come le
fotografie che un esploratore ha portato da terre sconosciute,
come i sentieri che un esperto alpinista ha aperto in alta
montagna, ma soprattutto: le loro tecniche sono verificabili, i
loro sentieri sono ripercorribili: provare per credere.
Da che mondo è mondo ci sono sempre stati
maestri per ogni disciplina. All'inizio i filosofi erano anche
scienziati. Aristotele, per esempio, sezionava il corpo di
animali morti per conoscerne l'anatomia. Ci sono stati maestri
di matematica, di fisica, di medicina, astronomia, botanica,
ecc. Ma ci sono anche stati maestri di spiritualità, e come è
stato giusto creare facoltà scientifiche, mi sembra altrettanto
giusto che siano nate facoltà teosofiche, intendendo per esse
non solo vere e proprie facoltà, ma anche luoghi in cui una
persona autorizzata dalla sua saggezza potesse insegnare la
scienza dello spirito. Ma rientriamo in argomento.
Con il suo ormai classico "Il potere del
serpente" Sir John Woodroffre, pubblicato con lo pseudonimo
Arthur Avalon, ha divulgato in occidente i segreti dello Yoga
Kundalini. Il libro, ricco di citazioni e riferimenti
bibliografici, è stato regolarmente "saccheggiato" e imitato da
tanti manuali su Kundalini e Chakra che vediamo in bella mostra
nelle nostre librerie. Per fortuna, fra di essi, ve ne sono
alcuni scritti da autentici Maestri di Yoga o da loro
discepoli. Noi consideriamo il testo di Avalon molto serio ed
onesto. Non ci ha voluto vendere niente, suo scopo è stato solo
quello di arricchire l'occidente con uno Yoga che godeva di
scarsissima divulgazione scritta. L'argomento è affrontato con
molto rigore.
Forse è utile ricordare un brano
dell'introduzione, quello in cui, citando un passo del secondo
capitolo del Gandharva Tantra, Woodroffe ci ricorda quali devono
essere le qualificazioni per poter accedere al tantrismo:
"l'aspirante deve essere intelligente, deve aver controllo sui
propri sensi, astenersi dal recare offesa a qualsiasi essere
vivente, mantenersi puro, credere nei Veda, aver fede nel
Brahman che è l'unico rifugio ed essere un non-dualista". Questo
passo, se letto con intelligenza, ci fa capire come per
accostarsi alla disciplina di cui trattasi, occorre aver già
fatto parecchia strada.
Questo vuol dire una cosa sola (che mai ci
stancheremo di ripetere: prima di cominciare esercizi mirati
al risveglio dell'Energia è opportuno procedere alla
purificazione del corpo e della mente, perché quell'energia
potenzia tutto quello che trova al suo passaggio, quando non
crea guai seri a causa di un blocco nelle nadi. Il sistema
nervoso di chi si accinge al risveglio della Dormiente deve
essere a prova di bomba, e la salute fisica non deve essere da
meno. L'aspirante intelligente è colui che capendo tutto questo
non si butta a capo fitto sugli esercizi direttamente, ma
procede con molta prudenza: i Chakra inferiori sono gli inferi
e non è prudente avventurarsi in essi sconsideratamente. Questo
lo sanno benissimo psichiatri e psicologi, i quali tutti, nel
corso delle loro analisi, procedono con estrema cautela. Solo
quando si è padroni di sé ci si può affrontare.
Non arrecare offesa a nessuno vuol dire
avere un perfetto controllo mentale e soprattutto aver coltivato
l'Amore privo di attaccamento. Ma questo può nascere solo in
colui che riesce ad intuire che un Unico Identico Spirito dimora
in tutte le cose, che Una ed Una Sola Vita anima tutti gli
esseri. Ed a quel punto l'unica, vera motivazione dell'aspirante
dovrebbe essere: realizzare di "Essere Quello" e di fare del suo
meraviglioso e preziosissimo corpo il "Suo Tempio". Detto questo
è chiaro che il lavoro consisterà esclusivamente nella pulizia
del corpo e nel mantenimento della sua salute e nella pulizia
della mente con lo smascheramento dell'ego. Se la spinta è
questa, fare Kundalini Yoga è opportuno, se no è meglio fare
palestra o corsa campestre. Ogni Maestro di Yoga dovrebbe sempre
all'inizio, prima di cominciare, chiedere all'aspirante: "Perché
vuoi seguire questa disciplina? Per stare bene in salute? Per
vincere l'emotività? Per acquisire poteri? Per… per la
liberazione?" - e se non viene scelta l'ultima risposta dovrebbe
rifiutare di accoglierlo.
Ma avviciniamoci piano piano alla materia
da trattare. Le scuole di Yoga non hanno lo scopo di rafforzare
l'ego, la persona, la maschera, sono licei di ricerca interiore.
L'università sarà appannaggio di quei pochi che avranno davvero
realizzato il Sé: ogni loro sguardo, ogni loro parola, ogni loro
azione sarà giusta e sacra. Ed allora i loro discorsi verranno
scritti e diventeranno testi universitari. Le università di
questo genere non sono create dal basso (della gente si
riusnisce e decide di fondarle), ma dall'alto: là dove esplode
la santità ne nasce una.
Di solito il principiante apre un testo di
Yoga e corre subito al capitolo della pratica e assumendo una
qualunque posizione comincia a fare esercizi di Pranayama. Ma il
percorso indicato dallo Yoga non prevede il fai da te, a meno
che uno non sia nato mistico come Ramana o RamaKrisna e "sappia"
quello che fa. Lo Yoga prevede delle tappe che vanno
assolutamente rispettate. Esse sono otto:
1 Proibizioni o astinenze: Yama
2 Discipline o osservanze: Niyama
3 Posture o posizioni: Asana
4 Controllo ritmico del respiro: Pranayama
5 Interiorizzazione dell'attenzione:
Pratyhara
6 Concentrazione:Dharana
7 Meditazione: Dhyana
8 Contemplazione o supercoscienza:
Samadhi.
Questo è Raja Yoga, la "via regale"
insegnata da Patanjali. Chi vuole svegliare Kundalini non
dovrebbe prescindere da esso, se no fa il passo più lungo della
gamba. Scopo finale di tutti i tipi di Yoga è l'illuminazione,
la realizzazione del Sé, l'unione di Shiva e Shakti.
Shiva, che era possessore della Potenza, e
Shakti, che era la Potenza stessa, sono tutt'uno, come lo erano
sempre stati,ma nel mondo, "la Shakti in quanto azione, vela la
coscienza negando, in vario grado, Se stessa come
Coscienza"(Avalon pag. 33).
A questo punto possiamo definire Kundalini
Shakti come "potenza arrotolata" (Kundala=arrotolato) che riposa
nel centro del corpo, nel Muladhara, come energia statica. La
pratica può svegliarLa rendendoLa dinamica nel corpo e fuori di
esso.
Siccome il nostro non deve essere un
discorso troppo pesante ma solo un'introduzione al Kundalini
Yoga, saltiamo direttamente al concetto di Prana. Nella Sacra
Bibbia è detto che dopo aver creato l'uomo Iddio gli soffio
nelle narici e lo animò. Ebbene quel Soffio divino, quel Vento è
il Vayu indiano inteso come Prana, come Energia Divina che anima
ogni cosa sotto e sopra il cielo. Diciamo subito che la stessa
energia pranica nel corpo umano, a seconda delle funzioni cui
presiede, si specializza e assume diversi nomi:
Prana, Apana, Samana, Vyana, Udana ed
altre. A noi interessano più le prime due, poiché nel corso
della pratica potranno dar vita ad un incontro che potremo
paragonare ad un'anticipazione di nozze mistiche (poca cosa in
confronto all'estasi prodotta dalla risalita del Serpente di
Fuoco che dovrebbe di regola seguire l'incontro delle due
correnti Prana e Apana): è come se il respiro sposasse se stesso
ed interrompesse improvvisamente il suo ciclo
inspirazione-espirazione, laciando il posto ad un secondo
respiro involontario che poco ha a che vedere con immissione ed
emissione , essendo esso costituito dallo stesso fluire
dell'Energia nei canali. Diciamo questo per mettere sull'avviso
il principiante, di modo che possa eventualmente far fronte a
situazioni impreviste. Ma la cosa verrà approfondita più in là
con lo studio del Pranayama. Torniamo allora un attimino
indietro dando uno sguardo sommario alle tappe dello Yoga di
Patanjiali. Intanto diciamo subito che non lo ha inventato lui
ma che, sicuramente a seguito delle sue esperienze, ha messo
ordine in una disciplina che si tramandava soltanto oralmente da
millenni e che mai era stata corporificata così bene.
"L'obiettivo delle prime quattro tappe
(Yama, Niyama, Asana, Pranayama) è di purificare
contemporaneamente la mente e il corpo fisico", ci informa
Goswami Kriyananda nel suo "La scienza spirituale del Kriya
Yoga" - Amrita (pag. 2) e l'autore-maestro precisa che per
pulizia mentale nello Yoga si intende "pulizia delle nadi", i
canali del corpo sottile. A questo proposito è da ricordare come
Gopi Krishna pensava che il movimento dell'energia avvenisse nei
nervi, forse per via degli effetti del suo movimento che avevano
una fortissima ripercussione sul corpo.
Tra le astinenze mi preme sottolineare la
non violenza e il celibato. La prima è importantissima perché
mette in moto quell'Amore nato dalla convinzione che lo Spirito
che alberga in ogni cosa è Unico e che l'essenza di ognuno di
noi (e per noi intendo ogni essere vivente: uomo animale pianta
o cosa). Nel momento in cui questa convinzione diviene ferma e
certa, come può mai esser fatto del male al prossimo? (E per
prossimo intendiamo ancora ogni cosa altra da noi). Già di per
sé tale convinzione potrebbe portare all'illuminazione, alla
realizzazione del Sé, ed in tal caso ci potremmo risparmiare
pericolosi esercizi di Pranayama e quant'altro mai. Quanto al
celibato è bene intenderlo come "non- sensualità" come dice
Kriyananda, e non come obbligo di astenersi dal rapporto
sessuale. Ripetendo le parole del suo maestro Yogananda egli
raccomanda solo moderazione e controllo degli istinti più
grossolani, anzi poco più avanti ci dice chiaro e tondo
(confermando così il pensiero ebraico sull'unione fra marito e
moglie) che "L'amore è un mezzo per dirigere grandi quantità di
energia pranica attraverso il proprio corpo, e tuttavia,
soltando dirigendo questa energia pranica verso il vostro
partener con tutto l'amore fisico e mentale possibile,
riceverete la stessa quantità di energia cosmica nel vostro
universo. Se invece siete dispersivi e tiepidi, l'energia verrà
diretta al'esterno del corpo, non intercetterete l'oceano di
energia cosmica e sarete ancora più dispersivi".
Tra le osservanze invece mi piace
sottolineare lo studio individuale delle tecniche del misticismo
che possono condurre alla realizzazione. Tali tecniche sono
tutte contenute nei testi sacri di ogni tradizione. Pertanto lo
studio individuale equivale allo studio approfondito dei testi
sacri. Questo permette anche di sintonizzarsi col maestro a noi
più caro, più vicino, e sviluppare per lui una ardente devozione
che non può che alimentare sempre più il fuoco della ricerca.
Per averli noi studiati in passato e a volte anche commentati,
consigliamo per l'Induismo: Le Upanishad, la B.Gita, il
Mahabharata, il Ramayana; per l'occidente la Bibbia e i Vangeli
nonché le regole degli ordini monastici più famosi e la vita di
alcuni grandi santi.
Abbiamo voluto titolare questo nostro
breve discorso "Kundalini e dintorni" soprattutto per avere la
possibilità di parlare meno di Kundalini e più dei dintorni.
Perché? Ma perché della prima se ne fa un così gran parlare che
riteniamo ne siano statisvalutati i contenuti. E' per questo che
insistiamo tanto sulla purificazione, sulla lettura dei testi
sacri, prima di passare alla molla attivante la Kundalini, il
Pranayama ed i mantra. Se manca il fuoco mistico quello che si
alimenta con la bakti (devozione) e con lo studio diretto alla
realizzazione e non all'indottrinamento, se non si sono
purificati i centri bassi nelle corrispettive sfere d'influenza
è pressoché inutile starsene li' per ore a cercare di mandare su
un'energia per "strade" (intendi nadi, canali sottili) intasate:
sarebbe come chiedere alla fidanzata di venirci a trovare
suggerendole come percorso la via più trafficata. Se invitiamo
un ospite bisogna che gli rendiamo disponibili gli spazi in cui
muoversi.
Chi si avvicina alla Yoga, di qualunque
tipo esso sia, deve rendersi conto che sta per aprire un
laboratorio alchemico all'interno si sé e che deve sviluppare
una grande attenzione e concentrazione attraverso la volontà.
Manipolerà terra (corpo attraverso le posture), acqua
(sentimenti attraverso introspezione sincera), aria (pensieri
attraverso un'accurata osservazione della mente che altro non è
che una successione di essi), fuoco (prana attraverso
respirazioni, visualizzazioni, mantra, e soprattutto attraverso
l'Energia universale e individuale che fino al momento delle
nozze mistiche saranno due). Alla fine, con Samadhi raggiungerà
l'arresto mentale, ma esso varia a seconda della strada
percorsa. Anche se, come giustamente osserva Gopi Krishna, "il
fine dello Yoga non è quello di creare un impedimento al normale
flusso del pensiero con sforzi prolungati di concentrazione, ma
di aprire nel cervello nuove aree di percezione in grado di
manifestare uno stato di coscienza sovrumano" (Il Segreto dello
Yoga Kundalini - pag. 14 - Ubaldini). Ovviamente l'autore dice
questo basandosi sulle sue esperienze abbastanza sconvolgenti.
Egli arriva persino ad affermare, contrariamente a quanto detto
da tanti altri maestri realizzati, che nel sublime momento
dell'unione mistica non ci sia annientamentto della personalità.
Questo ci permette di dire come le esperienze non sono tutte
uguali e come ogni individuo vive la cosa in maniera del tutto
speciale. I guai nascono quando dei grandi maestri (o loro
discepoli) cominciano ad affermare che l'unica, autentica e vera
esperienza del Divino è quella loro e che le altre sono tutte
false. Crociate e guerre sante non hanno bisogno di commenti.
Sulle "interpretazioni divergenti attribuite all'esperienza dei
mistici" il sopracitato autore a pag. 39 dello stesso testo dà
una sua personale interpretazione degna del massimo rispetto,
che noi però non riportiano per motivi di spazio e di tempo.
I Chakra sono dei plessi che la fisiologia
degli indù colloca lungo la colonna vertebrale. I principali
sono sette . Il glossario Sanscrito della collezione Vidya ci
informa che "corrispondono ai centri di gravità della coscienza
e delle sue determinazioni nell'ambito dell'individualità…sono
rappresentati sotto forma di loti (padma) che l'ascesa
della Kundalini colora, anima e dischiude. Ognuno di
questi Cakra è in stretta corrispondenza con certe
funzioni fisiche, mentali, vitali e spirituali ed esprime un
determinato stato di coscienza…I cakra rappresentano
determinazioni della energia-consapevolezza o sakti la
quale giace , virtualmente "arrotolata" (Kundalini) ,
alla base della colonna, nell'ultimo cakra (muladhara)
…Lo Yoga in generale tende a integrare tali
determinazioni, di per sé limitanti, nella pura Coscienza la
quale è priva di limite e di forma, cioè è infinita (Siva)…"
Avalon li definisce più semplicemente
"come centri sottili di azione, nel corpo, delle Shakti o
potenze dei vari Tattva o principi che costituiscono le guaine
corporee".
E se fosse la scala di Giacobbe? La
domanda è un po' strana, ma a ben pensare, se la consapevolezza
dell'Essere (la Kundalini) dorme alla base della colonna in
Muladhara (ricordate come Giacobbe si addormento' su una pietra
a Luz, che poi chiamo' Betel = Casa di Dio), il risveglio in
questo padma di base e l'attraversamento progressivo di tutti
gli altri chakra non costituiscono una risalita vera e propria
attraverso una scala coscienziale via via sempre più "raffinata"
? A noi sembra proprio di sì.
Gli Angeli che attraverso la scala di
Giacobbe scendono sono emanazioni dell'Energia Macrocosmica,
quelli che salgono sono aspetti qualificati dell'Energia
Microcosmica.
Ma più che verificare la tesi, a noi
premeva sottolineare come in tutti i testi sacri del mondo
vengano date indicazione sulla via del ritorno.
E' utile ricordare ancora una volta che la
purificazione delle nadi attraverso la respirazione cosciente è
importantissima: se l'energia trova il percorso intasato, non
circola, non scorre.
Da questo momento il poi il praticante
deve assolutamente accumulare quanta più energia possibile.
Fisicamente attraverso le posture dell'Hata Yoga capaci di
energizzare ogni singolo chakra e attraverso la conservazione
dell'energia sessuale (conservazione del seme); emotivamente
attraverso la sublimazione di sentimenti e passioni in
compassione e vero amore senza attaccamento verso ogni cosa;
mentalmente attraverso la concentrazione e la meditazione con le
quali è assicurata la tranquillità mentale. Respirazione,
mantra, mudra, immobilità e ardore mistico faranno il resto.
Dei mudra diciamo subito che sono dei
gesti della mano capaci di bloccare la fuori uscita di energia
dalla mano stessa e rimetterla in circuito.
Nell'introduzione a "Luce dei tantra" (Tantraloka)
di Abhinavagupta ed. Adelphi, il prof. Raniero Gnoli, ordinario
di Indologia all'Università di Roma, traduttore dell'opera, a
pag. XLV parla brevemente del linguaggio e i mantra: "l'Io, in
quanto è pensiero, coscienza, è anche linguaggio, parola…Il
linguaggio non è un fatto soltanto acustico o muscolare, ma è il
pensiero stesso che parla in noi…Il linguaggio è lo stesso Io,
la nostra stessa soggettività…Il pensiero consiste in una
vocalità, la quale è costituità da un discorso interiore. Questa
vocalità è indipendente da convenzioni e consiste in uno
stupirsi ininterrotto…" Queste poche frasi aprono dei veri e
propri cancelli: la parola è il corpo del pensiero, la
materializzazione del pensiero. Più le parole sono ispirate, più
hanno potere; più sono egoiche, meno potere hanno. Le prime
volano nell'aria e penetrano nei cuori con dolcezza e
leggerezza, le seconde sono pesanti e non attraversano neanche
la pelle, perché cadono appena escono di bocca. Le parole di un
poeta sono diverse dalle normali parole, sono cariche di una
sorta di "amore", sono piene di "poesia", di anima, diSpirito.
Sono come lo sguardo di una ragazza innamorata,: amorevoli,
toccanti, fiori profumati. Ebbene i mantra sono parole
"poetiche", a volte monosillabi senza senso, che nascono nelle
menti dei grandi maestri durante le più alte mete meditative (Samadhi).
La loro efficacia, come la bellezza delle parole poetiche, è
figlia di quel continuo stupore che proviene dalla costante
pratica dello Yoga. I Mantra sono conoscenza in seme. "Gli stadi
dello Yoga sono stupori" recita Vasugupta nel 12° de "Gli
afosismi di Siva ( - a cura di S. Tortorella - ed. Mimesis - pag.69).
E lo stupore cresce ancora di più allorché dalla fantasia si
passa all'immaginazione e da questa al "vedere" dentro tramite
l'apertura del cosiddetto terzo occhio, Ajna Chakra. Come nei
sogni, si andrà dentro e non più fuori attraverso gli occhi. Il
prof. Gnoli ci ricorda ancora che presso le scuole tantriche i
mantra sono frasi, parole o sillabe rituali perlopiù prive di
senso compiuto, di modo che salmodindole la nostra attenzione
non è costretta a rincorrere fuori come di solito fa con le
parole normali che indicano qualcosa. E' un po', diciamo noi,
come un Koan Zen che, privo di significato oppure paradossale,
crea alla mente un corto circuito. Con i mantra la coscienza non
va da nessuna parte, ma riposa in sé. Le cinquanta lettere
dell'alfabeto sanscrito "sono concepite…come altrettante potenze
della coscienza, dell'Io, che per grazia di esse si afferma non
come statica unità, ma come inesauribile varietà e movimento…Per
il santo, il senso storico o letterale delle parole e, con
esso, tutto il nostro pensiero, tutta la storia, ricevono un
senso, una dimensione nuova…".
Il santo, con la sua estrema sensibilità,
è in grado di percepire nelle parole non solo il senso ma anche
quella particolare musicalità capace di "modificare" la
coscienza e di indirizzarla verso nuovi stati, e questo perché
certe parole manifestano il loro potere allo stesso modo in cui
certi uomini manifestano il loro. Roberto Provana ( con lo
pseudonimo Sat) nel suo libro "Mantra la potenza dei suoni( - ed
Arktos, pag. 15), ci dice che "col mantra si mira a reintegrare
la parola fino a raggiungere uno stato nel quale un nome non
evoca più l'immagine di un oggetto, bensì il suo potere; e la
parola non rappresenta più un rumore prodotto da una serie di
contrazioni delle corde vocali, ma la voce stessa della cosa
quale essa risuona di là da ogni orecchio particolare, nella
forma di una lingua cosmica…". Noi crediamo che il santo abbia
avuto una tale espansione di coscienza da poter tradurre l' "Io
sono Quello" in mille particolarità, in modo tale che, se
osserva la luna o il sole e sente di esserlo, ne sente la
musica, che trova una istantanea traduzione in mantra, in un
particolare fonema che ne contenga l'essenza, come il seme
contiene l'albero. Ma qui arriviamo ai Bija (sillabe-semi), e
siccome non possiamo allargarci troppo, rimandiamo il lettore
che volesse approfondire ai testi citati e a quelli che alla
fine consiglieremo di consultare. Per ora ci basta sapere che un
mantra va svegliato con la ripetizione (japa); Sat ci suggerisce
l'immagine del dormiente che a furia di scosse ininterrotte
viene svegliato e si muove (immagine suggerita peraltro da
Avalon a pag. 82 del suo "Il potere del serpente". Ma egli ci
ricorda anche che la parola acquista potere nel silenzio, per
cui il praticante dovrebbe risparmiare parole e immergersi
nell'assoluto silenzio, affinché il mantra acquisti più potere.
Non so se ci avete mai fatto caso, ma le parole dei
chiacchieroni, di quelli che parlano tanto per parlare, ci
scivolano sulla pelle e non raggiungono neanche l'orecchio: sono
prive di fuoco, di potere, di silenzio, di anima.
Sempre a proposito di mantra, Mircea
Eliade, nel suo oramai classico "Yoga immortalità e libertà"
della Bur (pag. 207) riporta un concetto espresso da Vasubandhu
nel suo trattato "Biddhisattvabhumi": il vero significato dei
mantra consiste nella loro assenza di significato e che
meditando su questo non-significato, si arriva a comprendere la
realtà ontologica dell'universo". Ma ritenendo il concetto
dell'autore limitativo, Eliade aggiunge che "se è vero che la
ripetizione del mantra annulla la 'realtà' del mondo profano,
questo è soltanto un primo passo dello spirito, indispensabile
per sfociare in una realtà più profonda".
Tutta questa nostra lunga chiacchierata
spero abbia fatto capire al lettore che il Kundalini Yoga non
può essere ridotto ad una asana, un po' di respirazione
cosciente accompagnata da mantra e visualizzazioni mentre brucia
qualche bastoncino d'incenso al sandalo. Lo Yoga è una regola di
vita che prevede anche quanto sopra. Se non vi è una
vera, sincera conversione, una totale interiorizzazione dei
sensi, perdiamo solo tempo.
Pratica
Il Prana e l'Apana (respiri ascendente e
discendente) si muovono in Ida (nadi lunare) e Pingala (nadi
solare) a sinistra e a destra della Sushumna nadi, il canale
centrale. Tutto il lavoro consiste nell'incanalare i due soffi
nel canale centrale dove opera un terzo soffio, l'Udana. Nel
momento in cui la normale respirazione cessa, Prana e Apana si
sono uniti, Sushumna si è aperta e nello stesso tempo Kundalini
si è svegliata e comincia a salire di Ruota in Ruota. Se
raggiunge il Chakra alla sommità della testa ed esce dal foro di
Brahma si unisce all'Energia cosmica ed è Liberazione.
Nella stanza 24 del Vijnanabhairava (trad.
e comm.di Attilia Sironi - Adelphi) è detto: "In alto il soffio
ascendente, in basso il soffio discendente. Il soggetto che
preferisce è la stessa Dea, essenziata di emissione. Nel luogo
della duplice nascita, si ha, in ragione dell'onnicomprensione,
lo stato onnicomprensivo". La stanza si riferisce proprio ai due
soffi (Prana e Apana) che nascono dal cuore e nel Dvatashanta,
nei quali si estinguono (Sironi): il momento in cui
l'inspirazione è finita ma non è ancora cominciata l'espirazione
è particolare, perché al meditante possono accedere tante cose,
fra cui l' "onnicomprensione" che la traduttrice rende con
"stato di coscienza di pienezza".
Tanti maestri spirituali raccomandano ai
discepoli di stare bene attenti nel momento del risveglio,
quando il senso dell'io non ha ripreso ancora possesso del
corpo-mente, perché pare che anche lì ci siano buone possibilità
di "onnicomprensione", di comprendere cioè la propria vera
natura.
Ho voluto introdurre questo testo tantrico
(Vijnanabhairava=conoscenza del tremendo; Bhairava è il nome di
Shiva nel suo aspetto di distruttore di forme) per due ordini di
motivi. Primo perché è un "manuale pratico di meditazione"
(Gnoli); secondo, perché nelle stanze 11-13 Shiva dice delle
cose interessanti: "In realtà Bhairava…non è l'insieme dei
suoni…non si identifica con il nada e il bindu…non è connesso
con la successione delle ruote e non è essenziato dalla Potenza.
Tutte queste cose non sono altro
infatti che spauracchi per bambini, rivolte a coloro la cui
mente non è ancora svegliata; tutto ciò, come le chicche
date dalla madre, è menzionato al solo scopo di spingere
all'azione" (idem - il corsivo è nostro).
Queste tre stanze in effetti si prendono
gioco del discepolo che fin dall'inizio comincerà a visualizzare
Chakra, bindu ecc, al fine di far salire una Potenza che non
essenzia lo stesso Shiva-Bhairava. Come dire (secondo l'autore)
il Kundalini Yoga è per principianti, per coloro che ancora
dormono profondamente. Ma ovviamente la cosa va presa per il
giusto verso, e cioè considerndo il fatto che ogni maestro mette
al di sopra di tutti il proprio insegnamento: tutti gli altri
sono per principianti. Sicuramente l'autore o gli autori del
Vijnanabhairava la pensavano così.
Di tale testo noi abbiamo la traduzione e
il commento della Sironi introdotta da Gnoli, e i discorsi di
Bhagawan Shree Rajneesh sul Vijnana Bhairava Tantra tradotti
dall'inglese da Roberto Donatoni.
Ecco quello che pensa lo Gnoli di tali
discorsi: " In tempi a noi recentissimi, il Vijnavabhairava
è stato liberamente interpretato da Rajneesh, che gli ha
dedicato cinque volumi, Dio sa quanto attendibili" (pag. 35
succitata opera Adelphi). Lo Gnoli forse dimentica che Osho era
laureato in Filosofia, che era indiano, che conosceva il tantra
(discusso, chiacchierato, ma tale), e che da buon colto indiano
conosceva il Sanscrito, e che bene e male, almeno nella
traduzione del testo, potrebbe essere apprezzabile, se non nei
commenti visti dall'ottica di un pratico, che agli occhi di un
teorico potrebbero essere incomprensibili. Noi in quel libro
abbiamo trovato anche molta spiritualità e buone
intuizioni. Ma torniamo al testo e alle techiche di conoscenza
del Bhairava. Dalla stanza 28 si comincia a parlare di tecniche
che hanno a che vedere con la Kundalini. Le riporto così come
tradotte dalla Sironi: 28. Su dalla radice, luminosa di raggi,
più sottile del sottile, giova meditare come questa (potenza) si
acquieti alla fine nello dvadasanta: in tal modo si ha il
sorgere di Bhairava.
Il commento del traduttore si limita a
ricordarci che Kundalini è l'energia vitale che giace arrotolata
alla base del coccige e che quando si ridesta, attraversando
tutte le ruote (Chakra), alla fine trova riposo in Shiva. La
stanza invece ci sta consigliando di fare un esercizio di
visualizzazione che lo stesso Yogananda raccomandava ai suoi
discepoli, e cioè quello di immaginare che la Kundalini si
accenda, li' nel Muladhara, e che poi salga lungo la colonna in
un raggio sottilissimo come il filo del ragno, e che termini la
sua corsa oltre il foro di Brahma. E siccome l'energia segue la
mente, può verificarsi il sorgere di Bhairava, la realizzazione.
29. (Questa potenza giova meditarla)
ascendente, simile a un lampo, via via attraverso le varie
ruote, su su fino allo dvadasanta: così, alla fine, si invera il
grande sorgere (di Bhairava).
Qui la variante consiste nel visualizzarla
come un lampo che attraversa via via i vari Chakra.
31. Riempiendo rapidamente per mezzo di
essa lo dvadasanta , attraversandolo con quel ponte che
è la contrazione delle sopracciglia, e resa così la mente priva
di pensiero discorsivo, si invera, nel punto più alto di tutto,
il sorgere dell'onnipervadenza.
I metodi meditativi del Vijnanabhairava
sono tanti e ovviamente non parlano solo di Kundalini. La stanza
62 per esempio: se si medita come tutto il corpo o anche
l'universo sia essenziato di coscienza, allora, tutto insieme,
grazie a un pensiero privo di rappresentazioni differenziate,
si invera il supremo risveglio.
Ma lo stesso risveglio può essere ottenuto
anche meditando sulla grande gioia provata per avere incontrato
un amico dopo tanto tempo (stanza 70); oppure, identificandosi
con la gioia del canto (stanza72); con la fissità dello sguardo
e l'assenza di pensieri (stanza 79); dondolando il corpo
ritmicamente e lentamente (stanza 82); meditando "Io sono
dovunque" senza attaccamento al corpo (102); oppure pensando
saldamente "Io sono l'Assoluto" (107); meditando sullo stato
mentale prodotto da una ardente devozione (119); ecc.
Ma torniamo al nostro Yoga Kundalini e ad
uno dei suoi misteri: "è facile destare la Kundalini, ma è
molto difficile portarla al sahashrara attraverso i differenti
chakra".(Sivananda pag. 82).
Questo accade perché i doni che a
profusione dà mano mano che apre un Chakra sono come sirene
capaci di catturare la nostra coscienza, che anziche' correre
verso l'alto, verso l'abbraccio con la Coscienza Universale, si
ferma per refforzare le pareti dell'io. Ecco la vera difficoltà:
trascendere l'ego. Basta un'estasi, un "orgasmo mistico", e
rimani lì per anni con la mente, ed ogni volta che ti siedi in
meditazione ricerchi la bella esperienza che tanta beatitudine
ti ha dato. Magari il Serpente vorrebbe andare oltre, ma tu lo
leghi a quel Chakra basso collegato al sesso, e anziché andare
oltre quei primi scalini che hanno a che vedere coi sensi e col
corpo, fissi la tua coscienza là. Non c'è solo il corpo (da
curare, trattare bene, pulire, nutrire ecc.), c'è anche il cuore
e la mente, e soprattutto Il Bhairava, per dirla col
Vijnabhairava tantra, lo Shiva supremo, il terrifico, il
Tremendo.
La Bhagavad Gita li dice costantemente:
non attaccamento. Quindi quando mediti non cercare nulla, ti
basti meditare, seguire la tecnica suggerita senza aspettative.
Quello è il trucco.
Pertanto faremmo bene a seguire i consigli
saggi di Sivananda, e cioè scegliere una delle tante techiche
proposte da Hatha Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga, Jnana Yoga,
quella che più si adatta a noi, e praticarla regolarmente.
Per quanto attiene agli esercizi farò
così, proporrò di volta in volta un autore e sceglierò dal suo
libro le techiche che ritengo più serie, semplici, non
pericolose. Il tutto a mo' di una bibbliografia ragionata. Mi
pare giusto cominciare con l'ormai classico
Arthur Avalon Il potere del serpente
ed. Mediterranee.
Per la descrizione dei Cakra l'autore si
avvale di due testi (Chat - Chakra Nirupana, e Paduka Panchaka.
Sono due opere di Laya Yoga, quel particolare tipo di Yoga la
cui sadhana consiste nell'assorbimento coscienziale nei singoli
chakra).
Nell'interno della colonna vertebrale vi
sono i sei principali Chakra, essi sono Muladhara,
Svadhishthana, Manipura, Anahata, Vishuddha, Ajna, e alla
sommità della testa il Sahashrara. Hanno tutti le corolle in
giù, tranne quando Kundalini li ravviva.
Muladhara è di color cremisi ed ha
quattro petali, su cui vi sono le lettere Vam, sham, sham
cerebrale, Sam. Questo loto è il centro del tattwa della terra
di colore giallo ed ha come mandala un quadrato. Il bijamantra è
Lam, cioè la lettera 'la' nasalizzata. Quando questo centro
vibra produce un particolare suono, che grossolanamente tradotto
è appunto Lam. La qualità del tattwa è rappresentata da un
elefante simbolo di forza e stabilità. Organo di senso cui
presiede, l'odorato. Parti anatomiche, piedi. Ogni Chakra ha un
animale simbolo che oltre alla qualità del tattwa é anche
veicolo della divinità del centro stesso. La devata (divinità)
di questo loto è Brahma creatore che ha per Shakti 'Savitri'.
Nel Muladhara, come un serpente,arrotolata tre volte e mezzo,
giace Kundalini, la cui testa copre la porta di Sushumna, il
canale centrale. Prima di andare oltre voglio riportare un passo
(pag. 136) in cui appare chiaro come sia l'albero cabalistico
del misticismo ebraico, sia la fisiologia sottile dei tantra
parlano lo stesso linguaggio: "Il Supremo discende dunque
attraverso le sue manifestazioni dal sottile al grossolano sotto
la forma dei sei Deva e delle sei Shakti nelle loro sei dimore
dell'asse del mondo, e sotto la forma dei sei centri nell'asse
del corpo, o colonna vertebrale". A me sembra si parli di vere
e proprie emanazioni dal più sottile al più denso. Ma torniamo
ai centri.
Non ci scordiamo che i mantra in ogni
centro sono il corpo di una Devata, una divinità. Per cui,
quando essi vengono cantati, si evocano le divinità stesse.
Il secondo loto partendo dal basso è
Svadhishthana nella regione sopra i genitali; è di colore
bianco (vermiglio o arancio secondo altri) ed ha sei petali su
cui ci sono le lettere Bam, Bham, Mam, Yam, Ram, Lam. Il Tattwa
di esso è l'acqua ed il mandala ha la forma di luna crescente.
Il Bijamantra è Vam, cioè la lettera 'va' nasalizzata. L'animale
simbolo è il Maraka, una specie di alligatore. La divinità è
Vishnu e come Shakti ha Rakini. Organo di senso, il gusto. Parti
anatomiche, mani.
Manipura, il terzo Chakra è nella
regione dell'ombelico. Ha dieci petali. Le dieci lettere sono
da, dha, na,ta, tha, dadka, na, pa, pha. E' di colore rosso, il
mandala ha forma triangolare, il bijamantra è
Ram su un ariete. Divinità Rudra, mentre
la Shakti è Lakini. Stimola l'organo della vista (e l'ano).
Il quarto Chakra è Anahata nella
regione del cuore. Ha dodici petali, le cui dodici lettere sono:
ka, kha, ga, gha, na,cha, chha, ja,jha,na,ta,tha.Stimola il
senso del tatto (pene organo d'azione), è di color fumo (per
altri verde),il mandala è un esagono a sei vertici. Bijamantra
Yam su un'antilope. Divinità Isha, e come Shakti ha Kakini.
Vishuddha è il quinto Chakra. E'
nella regione della gola, ha sedici petali, le lettere sono le
vocali a, a accentata, i, i acc.,u, u acc., ri, ri acc., Iri,
Iri acc, e, ai, o au, am, ah. Stimola il senso dell'udito, è di
colore bianco, ed il suo mandala è un cerchio. Il Bijamantra è
Ham su un elefante bianco (per altri porpora). La divinità è
Sadashiva, e la Shakti è Shakini. Organo d'azione bocca.
Ajna è il sesto Chakra. Si trova
nella regione fra le sopracciglia, ha due petali, le cui lettere
sono ha e ksha. Presiede alle facoltà mentali. Non viene
indicato colore (per altri bianco splendente o color luna).
Bijamantra Om. Divinità Shambhu, Hakini per Shalti.
L'ultimo Chakra è sopra la testa,
Sahashrara, il loto dai mille petali. Tutte le lettere si
trovano qui ripetute venti volte (venti per cinquanta è uguale a
mille). E' la dimora di Ishvara, che è Shiva-Shakti. Qui vi è il
vuoto perfetto. Le lettere si leggono da destra a sinistra.
Questi sono i Chakra che il praticante può
"stimolare" durante la pratica (se seguito da un maestro
competente) attraverso visualizzazioni, concentrazione, mantra
che equivalgono a invocazioni di divinità, posture, e, cosa
importantissima, particolari respirazioni. A proposito del
controllo del respiro, prima di avventurarsi in esercizi di
pranayama è bene sottoporsi ad una visita medica per appurare la
sanità di corpo e mente (soporattutto cuore, polmoni, pressione,
ecc.). Chi è affetto da patologie si accontenti di osservare
il respiro che entra e che esce, senza intervenire per nessun
motivo sui ritmi respiratori. Quanto alla pratica vera e
propria, Sir Voodroffe-Avalon possiamo dire che condensa tutto
in un periodetto fra le pagine
154 e 155. Lo riporto aggiungendo
il corsivo per metterlo in evidenza, perché alla fin fine
torniamo a Patanjali: "Tutte le forme di Yoga, sia Mantra sia
Hata o Raja, hanno le stesse otto membra (Ashtamga) o forme
ausiliarie preparatorie: Yama, Niyama, Asana, Pranayama,
Pratiahara, Dharana, Dhyana, Samadhi". Ed il nostro autore,
qualche pagina oltre ammonisce: "Né la sede del fiore di
loto, né il fissare lo sguardo sulla punta del naso sono Yoga.
E' l'identità di Jivatma e Paramatma che costituisce lo Yoga"
(anche qui il corsivo è nostro). Jivatma è il Sé incarnato,
Paramatma è il Sé supremo.
Il testo di Lilian Silburn "La
Kundalini o l'energia del profondo" - Adelphi, non è certo
un testo per principianti. I suggerimenti, le tecniche che
propone, per sua stessa ammissione, non sono complete. Tuttavia,
la lettura di questo libro, per chi ha già avuto qualche
esperienza di risveglio d'energia, è prezioso. La fisiologia cui
la Lilburn fa riferimento e quella dello Shivaismo Trika
(monista e non dualistico) del Kashmir (nord dell'India). La
parolaTrika vuol dire ternario. La triade considerata da questa
scuola è costituita da Pasu, anima individuata; Pasha
o onergia di legame; Pati o il Signore, Shiva (Diz.
Sanscrito Vidya). Se negli altri sistemi Yoga i Chakra sono
"rappresentazioni figurate", per questa scuola essi sono centri
di vibrazione di cui si ha diretta esperienza. Ogni chakra ha
un certo numero di raggi, che i testi tantrici mutarono poi in
petali, lettere, suoni, colori, ecc. Il Trika prende in
considerazione solo cinque ruote (esclude il secondo dell'altra
tradizione). Ogni ruota ha una "forza ostruente" che va sciolta
e recuperata dalla Kundalini. "Alcuni nodi di energia sono
difficili da sciogliere" ci dice l'autore (centro di base e
centro in mezzo agli occhi). Neutralizzato il veleno del
serpente, che quando dorme distrugge la vitalità attraverso
l'agitazione sessuale, lo stesso veleno si trasforma in forza
ascendente. La secondo ruota è quella dell'ombelico, ha dieci
raggi. La terza, nel cuore. Appena sveglio, questo Chakra dona
la sua potenza agli altri spontaneamente.
Nella nota a pag. 57 la Silburn ci ricorda
che " Agendo eslusivamente su di esso, si evitano molte
complicazioni e difficoltà associate al risveglio del Muladhara
e di Ajna".Relativamente a quest'ultimo Chakra, l'autrice ci
informa che esso per l'energia vitale costituisce un passaggio
difficile, perché per andare oltre occorre saper "padroneggiare
il Samadhi e beneficiare dell'aiuto di un ottimo guru".
Dopodiché ci suggerisce la lettura della stanza 36 del
Vijnanabhairava che ha a che vedere proprio con questo difficile
attraversamento. Ma se uno lo va a leggere ci capisce ben poco,
mentre l'esposizione della tecnica da parte della gentile
Silburn (che ha avuto la fortuna di avere un maestro davvero
qualificato) è comprensibile: se nel momento in cui si riesce a
rompere la porta delle sopracciglia il pensiero è non duale "si
accede alla trascendenza e si diviene onnipervadenti". In
pratica ci viene suggerito di riempire d'energia pranica tutte
le ruote fino ad Ajna e quando questo centro è colmo ed il
Samadhi ne evita la dispersione attraverso i sensi, "basta
corrugare leggermente le sopracciglia e proiettare subito questa
energia" verso il centro supremo. Se la cosa non riesce,
l'energia si disperde dalle narici.
Qui si parla di Samadhi, per cui, capite
bene, si tratta di pratiche avanzate. Davvero solo chi si è
purificato nel corpo e nella mente e poi ha trasceso l'ego
riesce a condurre Kundalini, di Chakra in Chakra, fin lassù. Ma
torniamo all'Ajna Chakra. La stanza 36 del Vijnanabhairava ci
dice che una volta "traforate le sopracciglia si ha la vista del
Bindu, un punto molto luminoso, "fuoco sottile che sprizza come
una fiamma" ci dice la Silburn riportando sicuramente le parole
di Abhinavagupta nel Tantraloka (La luce dei tantra). A tal
proposito è interessante rileggere il molto ricamato (ma non per
questo disprezzabile) resoconto che della sua esperienza fa
Muktananda nel suo libro "Il Giuoco della Coscienza - il
risveglio di Kundalini" ed. Mediterranee. Egli dedica molte
pagine a questa luce ed alle esperienza che dal suo manifestarsi
ha avuto. Sempre la nostra espertissima autrice ci ricorda che
se sul Bindu ("il punto sensa dimensioni") si fissa la nostra
attenzione nel momento in cui esso, giunto nel mezzo della
fronte, sta per svanire, "si viene assorbito nello splendore
della coscienza", ed i tre bindu del cuore delle sopracciglia e
della testa diventano una cosa sola. La pratica continua (e noi
rimandiamo al bel libro di cui trattasi), ed alla fine "lo yogin…
gode della più totale delle felicità…Per lui ogni cosa è immersa
nella beatitudine.
Ma non è finita perché rimane da perforare
ancora l'ultima ruota. Giunto nell'ultimo Chakra lo yogin ha
"realizzato il Sé, ma non Shiva, nell'universo". Se questa
suprema ruota viene perforata, intense vibrazioni provocano
vertigini ed ebrezza (Silburn). Ma dodici dita sopra la testa vi
è un'ultima stazione conoscibile solo da chi si identifica con
Shiva.
Se si va ad analizzare la figura dell'I Am
Presence della scuola "I Am" , ci si renderà conto che essa
simbolizza proprio questa fase finale della tecnica tantrica in
questione. L'Onnipervadente Energia della Presenza (Shiva della
tradizione tantrica), una volta contattata unifica i tre centri
cuore, sopracciglia, sommita' della testa. Chi fa di questo
centro oltre la testa, o in termini di "I Am" chi fa di questa
Presenza "la sua dimora permanente e vi conduce la propria
energia a volontà, diviene un liberato in vita" (Silburn).
Chi ha avuto esperienze di Kundalini e ne vuol sapere di più è
invitato a leggere questo libro. Prima di concludere con questo
testo, vogliamo ricordare ai praticanti un passaggio importante.
Secondo la scuola del Trika "è sufficiente concentrarsi sul
soffio perché le esperienze relative ai centri si susseguano
spontaneamente, via via che l'energia coscienziale li
attraversa" (Pag. 78).
Chi invece vuol seguire la via dello
Hatayoga e concentrarsi sulle ruote legga il bel libro
Chakras - ruote di vita della Anodea Judith della Armenia.
Per chi invece non ha voglia di imbottirsi
il cervello con centinaia di nomi sanscriti, di concetti
astrusi, di pratiche impossibili; per chi, insomma, ha voglia di
andare al sodo, l'agile, ma non per questo meno profondo libro
di Orfeo Bedini "Yoga - respirazione, capacità vitale,
sessualità ed. Promolibri, fa al caso suo. Inoltre Jivan
Mukta (questo il suo nome iniziatico) tiene le sue lezioni di
Hata - e tantra-Yoga presso il centro Yoga Jivan Mukta di Roma.
Per concludere questa breve chiacchierata
su Kundalini, ci rimane da parlare del Pranayama.
Il testo migliore (per noi) in materia è
Teoria e pratica del Pranayama - di B.K.SundaraRaja
Iyengar - ed. Mediterranee. Chi volesse sapere il massimo sul
controllo della respirazione non ha che da leggerlo.
La cosa strana di questo breve "saggio" è
che la spinta ci è venuta a seguito dello studio del poema epico
Ramayana, e che la conclusione di esso ci riconduce, grazie al
libro dello Iyengar, allo stesso Ramayana. L'autore infatti
comincia con due invocazioni: una al figlio del Dio del vento il
Signore Hanuman, e l'altra al Saggio Patanjali. Non è
certo per caso che Iyengar cominci da essi, visto che le basi su
cui si fonda il Kundalini Yoga sono proprio il Prana
(Vento) e gli otto scalini proposti da Patanjali. Vogliamo
riportare entrambe le invocazioni perché cariche di ardore
mistico.
Al Signore Hanuman
Io saluto il Signore Hanuman, Signore del
Respiro, Figlio del Dio del Vento…
Che porta cinque volti e dimora dentro di
noi
Nella forma dei cinque venti o energie
Di cui sono pervasi il nostro corpo, la
nostra mente e la nostra anima,
Che riunì Prakrti (Sita) con Purusa
(Rama)…
Possa Egli benedire il praticante
Unendo la sua energia vitale - prana -
Con il Divino Spirito interiore.
Al Saggio Patanjali
Mi inchino al più nobile dei Saggi ,
Patanjali…
Che apportò la serenità alla mente con la
sua opera sullo Yoga,
la chiarezza del discorso con la sua opera
sulla grammatica
e la purezza del corpo con la sua opera
sulla medicina.
Là dove vi è lo Yoga,
vi sono prosperità, successo, libertà e
beatitudine.
Di questo libro non riporterò tecniche di
respirazione, spingendo così il praticante a procurarselo e a
leggerlo attentamente. Citerò solo un passo della prefazione
dello stesso Iyengar (pag. 21):
"Il Pranyama…non può venire appreso
mediante dibattiti e discussioni, ma deve essere acquisito con
un impegno cauto e paziente. Incomincia arrecando sollievo a
coloro che soffrono di disturbi come il comune raffreddore, il
mal di testa e la disarmonia mentale. Il suo nadir è l'elisir
di vita."
(il corsivo è nostro).
Qui ha termine la curiosità: chi vuole
davvero praticare, si dia una mossa. Non ci vuole molto e costa
poco: sono sufficienti Hanuman e Patanjali, e tanta ma tanta
voglia di VERITA'.
Ecco qui di seguito l'elenco di tutte le
opere citate e quelle consigliate.
Opere Citate
- Swami Sivananda - Kundalini - Yoga -
Ed. Vidyananda;
-
Arthur Avalon - Il potere del serpente - Ed.
Mediterranee;
-
Lilian Silburn - La Kundalini o l'energia del
profondo - Ed. Adelphi;
-
B.K.S. Iyengar - Teoria e pratica del Pranayama -
ed. Mediterranee;
-
Goswami Kriyananda - La scienza spirituale del
Kriya Yoga - Ed. Amrita;
-
Abhinavagupta - Luce dei tantra - a cura di
Raniero Gnoli - Adelphi;
-
Glossario Sanscrito - Asram Vidya;
-
Vijnanabhairava la conoscenza del tremendo -
adelphi;
-
Sat - Mantra la potenza dei suoni - Ed. Arktos;
-
Bhagwan Shree Rajneesh - Il libro dei segreti -
Bompiani;
-
Orfeo Bedibni - Yoga - respirazione, capacità
vitale, sessualità - Promolibri;
-
Vasugupta - Gli aforismi di Siva - Mimesis Simory;
-
Roy Eugene Davis - La scienza del Kriya Yoga - Ed.
Vidyananda;
-
Gopi Krishna: Il segreto dello Yoga Kundalini -
Ubaldini
Kundalini, l'energia evolutiva dell'uomo
(Commento psicol. Di J. Hillman) - Ub.
Iniziazione alla Kundalini - Mediterranee;
-
Mircea Eliade - Lo Yoga , immortalità e libertà -
Rizzoli;
-
Swami Muktananda - Il giuoco demma coscienza , il
risveglio di Kundalini - Mediterranee;
Opere consigliate
-
Abhinavagupta - Essenza dei tantra (2 vol) -
Boringhieri
-
" La trentina della suprema - "
-
Anand Nayak - Tantra - Edizioni Paoline;
-
Giuseppe Jerace - Magia sessuale - Armenia;
-
Jean-Louis Bernerd - Il tantrismo - L'altra
Biblioteca;
-
Omar Garrison - Tantra, lo yoga del sesso -
Astrolabio;
-
Daniel Odier - Tantra - Neri Pozza;
-
Philip Rawson - Tantra il culto dell'estasi - Red;
-
Mircea Eliade - Tecniche dello Yoga - Bollati
Boringheri;
-
Robert E. Svoboda - Kundalini, aghora II - Ed.
Vidyananda;
-
Rajneesh - Tantra la comprensione suprema -
Bompiani;
-
Andre van Lysebeth - Pranayama, la dinamica del
respiro - astrolabio;
-
Albanese - Cella - Zanchi: I Chakra - Xenia;
-
John Selby - Kundalini - Red;
-
Shalila Sharamon, Bodo J. Maginski - Manuale dei
Chakra - mediterranee;
-
Anodea Judith - Chakras ruote di vita - Armenia;
-
Evola - Lo Yoga della potenza - Mediterranee;
-
Swami Vivekananda: Yoga pratici - med.
-
" Jnana Yoga -
";
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Klausbend Vollmar - Chakra - Red;
-
Sat - Pranayama - Arktos;
-
Constant Kerneiz - Hatha-Yoga, teoria e pratica -
Ed. Accademia;
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La luce dell'anima, parafrasi dei sutra yoga di
Patanjali - ed. Nuova era.
-
Mircea Eliade - Lo sciamanismo e le tecniche dell'
estasi - Mediterranee;
-
Yogananda - opere.
"Io mi
sforzo di ricondurre il divino che è in me
al
divino che è nell'universo"
(Plotino - in: Breviario - Rusconi, a cura
di Claudio Marcellino)

 

auguro di tutto cuore
ogni bene a tutti/e
il vostro amico
ermano valitutto (c) copyrigth 2006

 
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