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Prefazione
Rivista Settembre 2006
Li. 09/ 2006
Settembre e' giunto all'improvviso, con la
sua dolcezza, regalandoci giorni sereni, caldi, molto
sentimentali, e la natura partecipa a questo evento stagionale,
in maniera indefettibile, pare all'improvviso che tutto si sia
placato e sia ritornato il sereno...
nei nostri cuori, nella nostra anima c'e'
una calma irreale, almeno questi sono i miei sentimenti nel
guardare ora come tutto appare diverso dalla stagione
precedente...
agosto ci ha letteralmente spossati,
settembre ci sta donando una dolce serenita'..
Quando ormai l'estate volge al termine, ha
inizio l'autunno dai mille colori e dalle mille sfaccettature,
la stagione più poliedrica dell'anno. Vivere la natura appagando
tutti i sensi: le sfumature cromatiche del bosco, il profumo dei
funghi, il fruscio delle foglie. Ma l'autunno incalza anche con
le sue proposte culturali, fra cui le vendemmie, le transumanze e le mostre d'arte, per citarne alcune.
in questo momento mi sovviene di un film
asiatico dove
Sullo sfondo di un monastero coreano da
sogno, immerso in una foresta, la vita è ritratta e fermata nel
suo scorrere, che sembra seguire il ritmo delle stagioni. Un
monaco bambino apprende, dall'insegnamento del Vecchio Monaco,
il senso della vita (Primavera). A 17 anni conosce l'amore e il
sesso (Estate). A 30, colpevole di omicidio, torna in cerca di
pace ed espiazione (Autunno) e, infine, ormai vecchio, accoglie
il figlio che una donna sconosciuta abbandona sulle scale del
monastero (Inverno). Un monaco bambino e uno vecchio, di nuovo.
Il ciclo della vita ricomincia.
Primavera,estate,autunno,inverno e
ancora primavera
(titolo del film)
è un film particolare;
se una persona è
ricettiva e si interessa di spiritualità,può essere
un'occasione per espandere la propria consapevolezza,per
cominciare a non farsi più condizionare dalla
superficialità,ma anzi cercare di scendere in profondità
verso quello che è essenziale nella vita. Qui si possono
trovare
tutte le fasi e stati d'animo
della
vita: la crudeltà innocente del bambino,il desiderio sfrenato
della sessualità,la frustrazione,la rabbia,il non controllo
dei propri desideri ed attaccamenti,ma anche:il contatto con
la bellezza della natura,la sete di spiritualità ed
espansione della propria consapevolezza,armonia nel corpo-mente-anima.
Primavera, estate, autunno, inverno...
e ancora primavera è un gran film di produzione koreana -
tedesca , un film che sarebbe piaciuto sicuramente a King Hu . E' un film poetico sulla circolarita' della vita in senso buddhista in cui madre
natura è il palcoscenico su cui si ripetono sempre le
medesime miserie umane. Un monaco con un bambino ( La
Primavera ) vivono in uno splendido isolamento, su una
tempietto galleggiante sulle acque di un lago montano. Il
bambino cresce (L'estate) e scopre la passione unendosi con
una ragazza , abbandona il sant'uomo per seguire la via del
mondo . Dopo la perdizione e il carcere ( L'inverno
) ritorna a sostituire il sant'uomo ......
dopo un po' una donna (
povera o prostituta? )gli lascia un bambino ( ed é di nuovo
ancora primavera )..... Tempi lunghi
( non lunghissimi alla king hu pero', mi pare anche 7 o 8 minuti senza dialoghi
all'inizio di a touch of zen) , ambientazione meravigliosa ,
forse la vera protagonista del film con il suo eloquente
silenzio , sempre splendida nell'alternarsi della stagioni...alla
fine il film diviene anche poesia del corpo , quello
giovanile del monaco. Un film che trovate anche in italiano
e che vi fa cogliere certi elementi comuni della cultura
orientale che la rendono cosi' interessante e diversa . Chi
ama la poesia non puo' perdere questa occasione
tutto questo per dirvi come l'autunno
puo' trasformarci in uomini saggi
possano questi giorni e parole farvi
riflettere sul senso della vita
ermanno


la trama del film di cui sopra
Su di una piccola isola, al centro di un
laghetto sperduto tra le vallate della Corea, si trova un
minuscolo eremo; qui vivono un monaco maestro, adulto, ed un
bambino, che è il suo discepolo. Il piccolo è lì per apprendere
a vivere nello spirito e nello stile di vita dei monaci. La sua
educazione procede, seguendo l'impietoso ed inevitabile scorrere
del tempo, identificato dalle stagioni che si susseguono, così
simili anno dopo anno, ma allo stesso tempo così sottilmente
diverse. E così, tra i colori del cielo e della natura che
cambiano giorno dopo giorno, il piccolo si forgia, imparando sia
il bene che il male che contraddistingue la vita di ogni uomo:
impara a fare del male, e a subirne. Un giorno giunge nell'eremo
una giovane che ha bisogno di farsi curare ed egli, ormai
ragazzo, cadrà vittima della seduzione sia della donna che del
mondo esterno al suo eremo, fino ad allora unico confine della
sua esperienza di vita. Si lascerà trascinare, se ne andrà con
lei, conoscerà i lati peggiori del mondo che tanto aveva
desiderato vivere, ed alla fine tornerà al suo eremo, ormai
adulto, e qui sarà lui, ormai maestro a sua volta, ad assumersi
il compito di educare un bambino alla vita che ha davvero
scelto.
Nella sua più recente opera Kim Ki-duk, regista coreano noto
agli appassionati di cinema per le scene estreme che hanno
caratterizzato i suoi precedenti "L'Isola" e "Indirizzo
sconosciuto", presentati ed apprezzati (a volte anche odiati) in
numerosi festival, calca un po' meno la mano sulla violenza e
carica le immagini di minor crudeltà di quanto non avesse fatto
in precedenza, ma il film non è per questo di minor impatto
emotivo. La ciclicità della natura e degli uomini, inevitabile
ma non per questo monotona o scontata, viene affrontata con una
pienezza ed una naturalezza che probabilmente solo un autore
orientale avrebbe potuto esprimere. Tutto questo non provoca
assolutamente una flessione nell'emozione che il regista riesce
a trasmettere, al contrario: Kim Ki-duk, che è anche interprete
di una parte nel suo film, riesce a comunicare allo spettatore
che, anche all'interno di un meccanismo sul quale non possiamo
avere alcuna influenza, come quello temporale, è possibile per
noi uomini trovare ragione di vita, di crescita e di
maturazione. Il bambino, poi giovane, poi uomo adulto, che passa
attraverso la disciplina, il dolore, l'estasi dei sensi,
l'illegalità, la tragedia ed alla fine sceglie la sua strada per
sempre, è quanto di più umano possiamo immaginare, e proprio per
questo quindi, quanto di più simile alla natura possa esistere.
L'accostamento del mondo vegetale, di quello animale, con i suoi
cinque protagonisti, e di quello umano creano un'immagine di
insieme che da' valore al sacrificio, alla rassegnazione, alle
decisioni più dolorose che un uomo possa prendere.
Anche le scelte di cast servono per dar forza a questo
messaggio: l'attore che interpreta il protagonista principale
cambia con il cambiare delle sue esperienze (l'episodio
invernale è interpretato da Kim Ki-duk), e tutti riescono a
reggere perfettamente i ruoli interpretati. La parte del leone
viene poi giocata dalla natura, che in questo caso non è solo
motivo di fascino e di stupore, come accade spesso quando noi
occidentali ci troviamo di fronte a paesaggi alieni dal nostro,
ma è vera e propria protagonista del dramma, in qualche,
assurdo, modo, a lieto fine, che si va a rappresentare.
Un film da non perdere, anche per chi non ha finora praticato i
sentieri della predestinazione tipici del cinema di Kim Ki-duk.

 
auguro di tutto cuore
ogni bene a tutti/e
il vostro amico
ermano valitutto (c) copyrigth 2006
 
 

 


 

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