GLI - ESSENI

 

Esseni


Gli Esseni furono una setta di grande interesse, con una visione del mondo molto particolare.
Essi espressero per la prima volta idee che sono della massima importanza per il nostro tempo. Per avere notizie su di loro bisogna risalire alla grande scoperta, fatta nel 1947, all'interno di grotte situate nei pressi di Qumran, nel Mar Morto (vedi: Manoscritti del mar Morto), nelle quali vennero ritrovati rotoli interi di documenti e numerosi frammenti degli stessi. Una parte consistente di documenti è già stata pubblicata, una parte ancora no.
I primi scopritori si convinsero che la setta dei rotoli fosse la comunità degli Esseni. Questa comunità era già conosciuta da secoli, attraverso gli scritti degli autori antichi, tra i quali Flavio Giuseppe e Filone Alessandrino, famoso filosofo giudaico. Lo stanziamento degli Esseni è menzionato anche da Plinio il Vecchio, vissuto nel primo secolo della nostra era, autore di un'opera di storia naturale in lingua latina.
Nei rotoli ritrovati non compare il nome Esseni. Nelle fonti greche essi sono citati come Essaioi o Essenoi. Sul significato della parola Esseni sono state fatte numerose congetture. Secondo alcuni sembra che la forma latina potesse derivare dall'ebraico " hasidium" (pii), secondo altri il nome derivava dall'aramaico "asya" (medico).
La questione, però, è di secondaria importanza; infatti, sebbene alcuni autori antichi abbiano citato gli Esseni, solo oggi, attraverso i loro scritti, possiamo capire chi essi siano.
Tra i rotoli vi sono opere che sono sicuramente collegate agli scritti esseni, ma ve ne sono altre che non sono interamente di provenienza essena. Gli Esseni erano impegnati nello studio della Bibbia per ritrovare il loro ruolo nella storia del mondo; essi composero delle opere di esegesi biblica.
Si stanziarono nella zona del Mar Morto, vicino a Ein Gedi, e qui fondarono la loro comunità e misero i rotoli nelle grotte, proprio nel luogo dove essi vennero ritrovati.

La vita quotidiana
Secondo Plinio gli Esseni erano una comunità che aveva abbandonato le vanità del mondo.
Essi si erano elevati spiritualmente ed avevano conseguito una conoscenza mistica piuttosto consistente. Si erano isolati vivendo tra le palme da dattero, tenevano la proprietà in comune e non si sposavano, vivendo in uno stato di santità. Si dichiaravano pacifisti, ma si preparavano, al tempo stesso, per la guerra di distruzione totale, una rivoluzione mondiale nella quale essi sarebbero stati l'Elite di Israele. Vivevano presso le rive dei laghi e dei fiumi, lontani dai centri abitate e dalle città. Erano principalmente agricoltori e frutticoltori, vantavano una grande conoscenza del suolo e del clima, e questo permetteva loro di coltivare una notevole varietà di frutta e vegetali anche in zone relativamente desertiche.
Gli Esseni non avevano schiavi o servi: furono il primo popolo che condannò la schiavitù sia nella teoria che nella pratica. Nella loro comunità non esistevano il ricco e il povero, perché queste condizioni erano considerate delle deviazioni dalla loro legge.
Si dedicavano principalmente allo studio, sia della Bibbia che delle discipline come la medicina e l'astronomia. Essi furono considerati gli eredi dell'astronomia persiana e caldea e dell'arte egizia della guarigione. Erano anche esperti profeti e si preparavano alla profezia con un digiuno prolungato. Conducevano una vita semplice, alzandosi ogni mattina prima dell'alba per studiare, si bagnavano ritualmente nell'acqua fredda ed indossavano tuniche bianche.
Dopo il lavoro quotidiano nei campi e nelle vigne consumavano il loro frugale pasto in silenzio: non mangiavano carne e non bevevano vino. La sera era l'inizio della loro giornata, e il loro Sabato, o giorno santo, cominciava il venerdì sera ed era, per loro, il primi giorno della settimana.
Questa giornata era dedicata allo studio, alla discussione, alla musica, poiché essi suonavano diversi strumenti musicali. Dato il loro stile di vita, essi erano persone sane e robuste e raggiungevano spesso la tarda età.
Per essere ammessi alla loro comunità bisognava sostenere un periodo di prova di un anno, quindi seguivano tre anni prima dell'iniziazione, seguiti da sette anni di tirocinio prima di essere ammessi completamente.
Testimonianze riguardanti il loro stile di vita giungono dagli scritti dei loro contemporanei. Oltre ai già citati Plinio, Giuseppe Flavio e Filone, anche Solanius ed altri ne parlarono in vari modi, definendoli "una razza particolare, più interessante di tante altre" e venivano considerati "i più antichi iniziati che ricevono il loro insegnamento dall'Asia centrale".

La dottrina
Tracce del loro insegnamento sono apparse in tutte le religioni.
I principi fondamentali erano insegnati anticamente in Persia, Egitto, India, Tibet, Palestina, Grecia e molti altri paesi.
La parte esoterica del loro insegnamento era rappresentata dall'Albero della Vita, dalle Comunioni Essene con gli Angeli, e dalla Settupla Pace.
L'insegnamento essoterico appare nel primo libro del Vangelo Esseno della Pace e nei Rotoli del mar Morto. La loro dottrina si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, che la trasformò in uno stile di vita seguito per migliaia di anni.
Esso contiene i concetti fondamentali del Brahmanesimo, dei Veda, e anche i sistemi dello Yoga derivano dalla stessa sorgente. Budda divulgò le stesse idee di base e il suo "sacro Albero dell'Illuminazione" è collegato all'Albero della Vita.
In Tibet il loro insegnamento viene espresso nel Cerchio della Vita Tibetano. Esso fu parte integrante della cultura dei Fenici e della scuola alessandrina di filosofia in Egitto e contribuì a manifestazioni della cultura occidentale come la Massoneria, lo Gnosticismo, la Cabala e il Cristianesimo.
Gli Esseni vivevano in questo mondo, ma non ne facevano realmente parte. Essi erano convinti di vivere in compagnia degli angeli, sentivano di essere la "comunità di Dio", gli eletti, e tratteggiavano una Città del Tempio spirituale secondo la loro propria concezione.
L'idea di base che il Maestro di Giustizia trasmise al mondo fu la "dottrina della predestinazione". Il principio di base consiste nell'affermare che tutto è predestinato da Dio e che, quindi, non può essere modificato.
Secondo le loro credenze il termine "pentimento" acquistò un significato differente tra gli Esseni rispetto agli altri Ebrei. L'eletto esseno era una persona la cui elezione era stata predestinata. Egli viveva nel mondo, ma il fatto che ne avrebbe abbandonato le vanità entrando nella comunità e accettandone le regole, questo era oggetto di predestinazione. Gli Esseni chiamavano questo cambiamento, disposto da Dio, "pentimento". Essi non avevano , però, solo un pensiero riguardante la predestinazione, il loro pensiero era anche dualista. Il dualismo tra bene e male era già apparso nella Bibbia, ma gli Esseni vi aggiunsero un altro dualismo: l'opposizione tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre.
Secondo il loro modo di vedere, Dio aveva predisposto in anticipo la divisione di due campi rivali, in opposizione. Dalla fonte della luce provenivano tutte le generazioni dei Figli della Luce, dalla fonte delle Tenebre provenivano le generazioni dei Figli delle Tenebre. Quindi una delle componenti base della predestinazione essena era la suddivisione tra malvagi e giusti.
Se un uomo era predestinato, fin dalla creazione, ad essere Figlio della Luce, lo diventava effettivamente; allora si univa alla comunità e Dio stesso lo avrebbe preservato dalla sofferenza e dal peccato. A questa concezione si aggiungeva la divisione tra bene e male all'interno del mondo spirituale: al di sotto di Dio c'erano due generi di uomini e due generi di esseri spirituali.
Gli spiriti erano divisi in due tipi; gli spiriti di menzogna e gli spiriti di verità. A capo degli spiriti di menzogna si trovava Belial, cioè Satana, al di sopra degli altri l'arcangelo Michele.
I Figli della Luce erano considerati, quindi, gli eletti della setta, mentre gli altri, Ebrei e gentili, erano i Figli delle Tenebre, condannati all'inferno. Il malvagio sarebbe stato sconfitto con la Guerra della Fine dei Giorni e il giusto sarebbe sopravvissuto.
Nonostante la loro idea di predestinazione, gli Esseni non pensavano affatto che l'uomo dovesse rimanere inattivo; egli doveva dar prova della sua elezione attraverso la sua iniziativa, dimostrando a se stesso e agli altri di essere stato scelto a far parte degli eletti.
Gli Esseni erano molto più rigorosi degli altri Ebrei nell'osservanza dei precetti e consideravano gli altri come seguaci di una via più facile ed agevole.
Essi raggiunsero delle alte vette dal punto di vista spirituale e di pensiero. Sono gli Ebrei che riuscirono ad affrontare, anche se in modo irreale e piuttosto utopistico, problemi molto gravi della condizione umana che ancora oggi hanno per noi una grande importanza.

I Rotoli del Mar Morto vedi anche: Manoscritti del mar Morto
Nelle grotte di Qumran venne scoperta una grande quantità di Rotoli. Una buona parte di essi è stata danneggiata dagli agenti atmosferici e dai parassiti.
In meno di venti grotte vennero ritrovate delle testimonianze fondamentali per lo studio della letteratura religiosa ebraica e per una migliore comprensione del Cristianesimo delle origini. Molti di questi testi hanno interesse solo per gli specialisti, altri sono costituiti da frammenti molto piccoli, al punto tale da non poterne ricostruire il pieno significato.
Una parte dei rotoli sono dei commenti a vari libri dell'Antico Testamento e ad altre opere ebraiche apocrife. Di seguito parleremo di alcuni rotoli di particolare interesse.

ROTOLO DI RAME
Il Rotolo di Rame venne ritrovato nella grotta n. 3 di Qumran. Questo documento è l'inventario di 64 luoghi dove era nascosto un tesoro formato da oro, argento e pietre preziose. Molti dei luoghi che vengono nominati si trovano a Gerusalemme, sotto o nelle vicinanze del Tempio; altri sono in territori vicini ad una distanza equivalente a quella di Qumran.
Se le cifre di cui parla il rotolo sono esatte, il tesoro ammonterebbe a 30 milioni di sterline, una somma che sicuramente piacerebbe a molti. Ma ciò che più conta del valore materiale è il significato religioso e simbolico; questo rende tale tesoro di un valore inestimabile.
Quando fu rivelato il contenuto del rotolo non venne fatto nessun accenno alla circostanza che nel testo si affermava che si trattava del tesoro del Tempio di Gerusalemme, da dove era stato trasportato per essere nascosto e protetto dagli invasori romani. Si può concludere, quindi, che il Rotolo di Rame risalga al tempo dell'invasione romana del 68 d. C. Alcuni esperti sostengono che si tratta di un tesoro del tutto immaginario, ma per molti studiosi esso è esistito realmente. Una cosa è certa: è impossibile localizzare i nascondigli segreti, in quanto le indicazioni, i luoghi, i punti di riferimento hanno toponimi locali ormai dimenticati da tempo.
Nel 1988 venne fatta un'ulteriore scoperta a poca distanza dal luogo dove era stato trovato il Rotolo di Rame. In una grotta, a circa un metro di profondità sotto il livello attuale del terreno, venne rinvenuta una piccola anfora risalente all'epoca di Erode e dei suoi immediati successori. Doveva essere considerata di grande valore, poiché era stata nascosta con molta cura ed era stata avvolta in un telo di fibre di palma. Conteneva un olio denso di colore rosso la cui composizione, in base a delle analisi chimiche, risultò essere sconosciuta. Si pensa che questo olio fosse un balsamo, un'essenza preziosa prodotta a Gerico ed usata per consacrare i legittimi re d'Israele. La sua composizione, purtroppo, non può essere stabilita con certezza perché l'albero da cui l'olio veniva estratto è ormai estinto da millecinquecento anni. In ogni caso, se questo olio fosse veramente un'essenza balsamica, potrebbe far parte del tesoro di cui parla il Rotolo di Rame. In ogni caso il principale privilegio del Rotolo di Rame è di aver dimostrato che Qumran non era una comunità completamente isolata, bensì legata a fazioni collegate al Tempio di Gerusalemme.

LA REGOLA DELLA COMUNITA' O MANUALE DI DISCIPLINA
La Regola della Comunità venne rinvenuta nella grotta numero 1. Essa illustra i riti e le regole che guidavano la vita della comunità, le istruzioni al Maestro e ai subalterni e i principi di comportamento e le punizioni per la loro violazione.
Il testo incominciava enunciando i principi in base ai quali la comunità si definiva e si distingueva. Secondo tali principi i membri dovevano impegnarsi in un "Patto davanti a Dio per fare tutto quanto Egli ha ordinato" e, sempre secondo tali principi, a chi praticava l'obbedienza sarebbero "state perdonate tutte le colpe".
La fedeltà alla Legge aveva una importanza fondamentale; tra le varie denominazioni che designavano i membri c'erano i "Guardiani del Patto"e gli "zelanti della legge". Il Patto prevedeva determinati riti, tra cui il lavaggio e la purificazione per mezzo del battesimo, non una volta soltanto, ma tutti i giorni. Vi erano le preghiere quotidiane all'alba e al tramonto e la recita della Legge.
Tra questi riti si parla anche del "patto della comunità"simile, come dimostrano altri rotoli, all'Ultima Cena; essa parla anche del Messia. I membri che "procedono nella via della perfezione" devono rispettare la Legge "fino alla venuta del Profeta e dei Messia di Qumran e di Israele". In questo brano del rotolo si fa riferimento a due figure regali, a due Messia distinti: uno discendente dalla stirpe di Aronne, l'altro della stirpe di Davide e Salomone, quindi di Israele.
All'epoca il termine Messia aveva un significato ben diverso da quello della tradizione cristiana: significava "l'Unto", cioè colui che era stato consacrato con l'olio. Nella tradizione di Israele sia i re che i sacerdoti erano unti, cioè messia.

LA REGOLA DELLA GUERRA
Copie di questo rotolo vennero trovate in due grotte: nella grotta numero 1 e nella grotta numero 4. La Regola della Guerra è un vero e proprio manuale di strategia e tattica militare; evidentemente faceva riferimento a circostanze specifiche ed era intesa per un tempo ed un luogo particolare.
Ecco un esempio: "Anche le sette formazioni dei cavalieri si terranno alla destra e alla sinistra della linea di combattimento, ma prenderanno posizione da una parte".
Il testo del rotolo ha lo scopo di sollevare il morale e di aizzare la comunità contro il nemico invasore. Dà anche una dimensione metafisica e teologica alla lotta, definendola lo scontro tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre.
Il rotolo contiene anche un dato essenziale per la sua determinazione cronologica. Infatti, quando parla dei Romani il testo nomina "il loro re", quindi il periodo a cui si riferisce non è quello della Roma repubblicana, bensì il periodo della rivolta della Palestina del 6 d. C. quando i soldati di Roma imperiale la invasero. Quindi la Regola della Guerra va considerata non nel contesto di un'epoca pre–cristiana, bensì nel primo secolo dopo Cristo.

IL ROTOLO DEL TEMPIO
Il Rotolo del Tempio sembra sia stato trovato nella grotta N. 11, ma non è un dato certo. Il rotolo tratta del tempio di Gerusalemme, ne dà la pianta, elenca gli arredi, le attrezzature, e parla dei riti che vengono praticati all'interno di esso. Il rotolo del Tempio è una specie di Thorah alternativa usata dalla comunità di Qumran e da altre sette palestinesi. La Thorah ufficiale comprende i primi cinque libri dell'Antico Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio; il Rotolo del Tempio costituisce il sesto Libro della Legge.
In esso sono contenute le leggi riguardanti i riti e le cerimonie del culto del Tempio, quindi il rituale di purificazione, le leggi riguardanti il matrimonio e le pratiche sessuali. Sono comprese in esso anche le leggi riguardanti l'istituzione della monarchia in Israele, il carattere, il comportamento, la condotta e gli obblighi del re.
Per esempio, è severamente vietato dalla legge che il re sia uno straniero, che abbia più di una moglie e che, come tutti gli ebrei, sposi la sorella, la zia, la moglie del fratello o la nipote. La maggioranza di questi tabù non sono nulla di nuovo, perché di essi si parla nell'Antico Testamento, a parte il matrimonio con la nipote.
I rotoli vengono considerati dagli esperti come risalenti all'epoca dei re Maccabei di Israele.
Con l'ascesa al trono di Erode e dei suoi discendenti la situazione cambiò. Prima di tutto, secondo gli standard ebraici del tempo, Erode era uno straniero, un arabo dell'Indumenea, una regione a sud della Giudea. In secondo luogo fra i re erodiani era frequente il fatto di sposare le nipoti. Quindi i divieti elencati nel Rotolo del Tempio si riferivano ad un tempo molto preciso, e sono una critica diretta alla dinastia di Erode, una dinastia di re stranieri, imposti e mantenuti da Roma imperiale.

COMMENTO AD ABACUC
Questo rotolo venne trovato nella grotta n. 1; è il testo che più si avvicina ad una cronaca della comunità. Il Commento ad Abacuc racconta di un certo numero di membri della comunità che, seguendo le istigazioni di un personaggio chiamato "uomo di menzogna", si allontanarono rompendo il patto e cessarono di rispettare la Legge. Questo fece sì che esplodesse un conflitto fra loro e il capo della comunità, il Maestro di Giustizia.
Venne nominato anche un avversario malvagio conosciuto come il "Sacerdote empio". Ciò che rende importante questa figura è l'indizio che fornisce per datare gli eventi narrati nel Commento ad Abacuc. Se il sacerdote empio era un membro della gerarchia del Tempio, significa che il Tempio esisteva ancora. Come nel caso della Regola della Guerra, in questo rotolo si fa riferimento alla Roma Imperiale, quindi alla Roma del primo secolo avanti Cristo.
Il Commento ad Abacuc allude ad una pratica particolare: le truppe romane vittoriose fanno offerte sacrificali alle loro insegne. Tale pratica non avrebbe potuto essere riferita al periodo della Roma repubblicana, perché a quell'epoca le truppe vittoriose avrebbero offerto sacrifici agli dei. Solo con la creazione dell'impero, quando l'imperatore venne considerato una divinità e divenne, per i suoi sudditi, un dio, la sua immagine o il suo simbolo furono riprodotti sugli stendardi dell'esercito.
Quindi il Commento ad Abacuc, la Regola della Guerra, il Rotolo del Tempio fanno riferimento all'epoca di Erode.

Per finire, ecco alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, tratti da Il Vangelo esseno della pace (edizione integrale) di EDMOND BORDEAUX SZEKELY. Edizioni M. Manca, Genova, 1978. Traduzione a cura del Centro Studi Biogenici (Roma)
Dal MANUALE DI DISCIPLINA:
"Possa Egli benedirti con ogni bene e proteggerti da ogni male. Possa Egli illuminare il tuo cuore con la conoscenza della vita e favorirti con l'eterna saggezza. Possa Egli far discendere su di te le sue Settuple benedizioni e la pace infinita".
Dal LIBRO DEGLI INNI:
"Mi hai fatto conoscere la tua casa profonda e misteriosa. Tutto esiste grazie a Te e non c'è niente al di fuori di Te. Con la Tua Legge hai diritto al mio cuore affinché orienti i miei passi verso giusti sentieri che conducono alla Tua Presenza ".
Dai SALMI DI RINGRAZIAMENTO:

"Loderò le Tue opere con canti di ringraziamento continuamente, di periodo in periodo, ogni giorno secondo l'ordine stabilito: all'arrivo della Luce nel suo deflusso serale, e al ritorno del giorno col defluire delle tenebre; in continuazione, per tutte le generazioni del tempo"
di Emanuela Cella Ferrari (Gennaio 2004)
fonte: www.specchiomagico.net

 

i manoscritti di Qumran

C'é chi li ha definiti una "bomba teologica", che minaccia di scoppiare da un momento all'altro. A oltre cinquant'anni dal ritrovamento, i manoscritti di Qumran (antica città nei pressi del Mar Morto) continuano ad alimentare polemiche tra storici, biblisti e papirologi, divisi sull'interpretazione di questi testi che pongono in relazione l'origine del Cristianesimo con l'ambiente culturale ebraico, facendo emergere gli stretti collegamenti esistenti fra la Chiesa nascente e i movimenti religiosi dell'epoca.

Undici grotte. Era la primavera del 1947 quando alcuni pastori nomadi, aggirandosi fra le rovine di Qumran alla ricerca di una pecora smarrita, entrarono in una delle tante grotte di quell'area desertica e rocciosa e ruppero inavvertitamente un'anfora, dimenticata lì, da secoli, insieme a molte altre. All'interno scoprirono rotoli di papiro scritti in Ebraico e Aramaico, avvolti in tela di lino e sigillati con bitume. Negli anni successivi furono trovate altre 10 grotte contenenti manoscritti. Secondo gli studiosi appartenevano agli Esseni, una setta ebraica contemporanea di gesù, che viveva appartata nell'area desertica attorno al Mar Morto.

 << Il gruppo, nel tentativo di salvare la propria biblioteca dalle legioni romane che stavano per assediare Masada, a sud, nascose i rotoli dopo averli accuratamente imballati, sperando di recuperarli in tempi più propizi >>

 spiega Alberto Soggin, docente di lingua e letteratura ebraica all'Università La sapienza di Roma.

<< Invece l'insediamento venne distrutto e abbandonato, e la biblioteca ritrovata soltanto millenni dopo >>.

Migliaia di frammenti. I manoscritti sono databili fra il III secolo a.C. e il I secolo d.C., come hanno confermato anche le analisi al carbonio 14. Finora sono stati trovati tra gli 825 e gli 870 manoscritti (se si comprendono anche quelli su reperti in coccio e altri materiali). Solo le grotte numero 1 e numero 11 contenevano manoscritti relativamente intatti. Quelli della grotta 4, scoperta nel 1954, erano sparpagliati in 15000 frammenti. Questa biblioteca, comprendeva testi biblici e non. Tra i primi: 19 copie del libro di Isaia, 25 copie del Deuteronomio e 30 dei salmi. Tra quelli non biblici molti testi che riguardano la setta, cioé contenenti regole, statuti e principi propri della comunità essenna. << La ricomposizione dei frammenti procedette abbastanza rapidamente >> nota Elio Jucci, ricercatore del dipartimento di scienze dell'antichità dell'Università di Pavia.

<< Seguì una prima trascrizione dei manoscritti e la preparazione di una concordanza, cioé un elenco sistematico del lessico e dei motivi ricorrenti. Poi cominciò il lentissimo processo di pubblicazione, che non si é ancora concluso >>. Il ritardo nella pubblicazione, secondo Robert Eisenman, uno dei primi studiosi ad aver avuto accesso ai frammenti, sarebbe dovuto ad una precisa volontà di nascondere testi che, con la loro pubblicazione, avrebbero messo in crisi la "teoria ufficiale" di interpretazione dei manoscritti e del movimento che li avrebbe prodotti. E' in questo contesto che alcuni studiosi hanno ipotizzato un complotto del Vaticano per nascondere la verità. In realtà, secondo Alberto Soggin, la confusione e il sospetto sono stati alimentati dal fatto che, in una prima fase, i testi furono pubblicati in fretta e furia, molti addirittura in edizione economica.

<< Nella celerità del lavoro >> dice Soggin << non poche letture approssimative, talvolta errate, sono entrate nei testi critici per restarvi a lungo >>.

Il Messia di Qumran. Il primo a rendere noto il contenuto dei rotoli era stato Edmund Wilson, che in un articolo del 1955 aveva segnalato una serie di analogie sul piano ideologico ed organizzativo tra la comunità di Qumran e la Chiesa nascente. Anche secondo l'orientalista francese André Dupont-Sommer ci sarebbero strette analogie fra Esseni e chiesa primitiva e, i testi qumranici, dimostrerebbero la non originalità della fede cristiana. Gesù, il Maestro della galilea, non sarebbe stato altro che il "Maestro di giustizia", fondatore ed ideologo degli Esseni, nominato spesso nei rotoli; ambedue i "maestri" predicavano la povertà, l'umiltà, la castità, l'amore per il prossimo; ambedue proclamavano l'obbedienza incondizionata alla Torah, la legge di Mosé, perfezionata però dalla loro predicazione; ambedue si presentavano come il Messia; ambedue erano stati perseguitati dal Giudaismo ufficiale e mesi a morte, ma sarebbero tornati alla fine dei tempi per sedere in giudizio; ambedue avevano creato una struttura organizzativa per i propri aderenti il cui rito principale era il pasto comune. In conclusione, l'anteriorità cronologica del Maestro di Qumran renderebbe evidente che la setta é più antica della Chiesa e che, quest'ultima, ha preso da quella e non il contrario. Ma altri, e sono la maggioranza, hanno contraddetto le tesi di Dupont-Sommer mettendo in luce le differenze della personalità di Gesù: la centralità del suo comandamento dell'amore e della sua libertà nei confronti dell'ascesi e della purezza rituale, ritenuta invece dagli uomini di Qumran requisiti fondamentali per entrare nel regno dei cieli.

Il primo Vangelo. Una ulteriore conferma degli stretti rapporti fra essenismo e cristianesimo sembra però provenire dalla grotta numero 7, scoperta nel 1955, che aveva la particolarità di contenere 18 frammenti scritti in greco. I primi due, identificati con Esodo,28:4-6 e Baruc,6:43-44, sono, sotto molti aspetti, diversi dalla versione greca detta dei settanta, ma la vera bomba teologica si nasconde nel quinto frammento, il 7Q5: venti lettere sopra un pezzo di papiro grande quanto un francobollo. Nel 1972, il papirologo spagnolo José O'Callaghan, ricercatore dell'istituto biblico di Roma, mentre stava lavorando alla catalogazione di questi frammenti, si accorse che il 7Q5 non conteneva un testo del Vecchio testamento, ma i versetti 52 e 53 del capitolo sesto del Vangelo di Marco. L'intuizione del papirologo fu in seguito sottoposta a rigorose verifiche scientifiche. Il gruppo testuale del 7Q5 è stato confrontato al computer con tutta la letteratura greca nota dell'epoca, ma l'unica risposta è stata Mc,6:52-53 . E la probabilità che si possa trovare casualmente un altro testo letterario con la stessa disposizione di spazi e lettere è stata calcolata essere di una su 900 miliardi! Ma c'é di più: considerazioni sullo stile di scrittura usato nel frammento, lo Zierstill e il confronto con altri frammenti di datazione certa, hanno permesso di sostenere che il 7Q5 non sia più tardo del 50 d.C.. sarebbe questo, dunque, il più antico frammento di Vangelo. << Si dava per scontato >> dice O'Callaghan << che dalla morte di Cristo alla stesura del Vangelo di Marco, fossero passati 40 anni, scoprire invece che ne passarono meno di 20 lascia ritenere che si cominciò a mettere per iscritto la predicazione di Gesù, quando ancora erano in vita i testimoni oculari dei fatti >>. Gli autori dei Vangeli, in altre parole, non avrebbero avuto il tempo di mitizzare la figura di Gesù fino a presentarla come quella di Dio, come invece pretendeva ls scuola liberale, fautrice della "demitizzazione" del cristianesimo. Perché allora questo piccolo frammento di papiro incontra ancora tanta resistenza nel mondo cattolico? << Che si tratti di un testo di Marco o no, entrambe le tesi non depongono a favore della Chiesa >> risponde lo studioso David Donnini. << L'elemento significativo non é tanto la retrodatazione, ma che quel testo, se davvero é un Vangelo primitivo di Marco, sia stato trovato in quel posto, cioé nella biblioteca di una setta ebraica. Per quale motivo una setta, così esclusivista come quella Qumranica, avrebbe dovuto conservare gli scritti Cristiani se non ci fosse stata una relazione molto stretta, o addirittura una identità, tra il movimento del sedicente Messia della comunità essena e quello del messia di Nazareth?


M. G.

Una delle ragioni che porta a identificare gli abitanti di Qumran con gli esseni è che le credenze e gli usi di questi, descritti dalle fonti antiche (Giuseppe Flavio, Plinio, Filone e altri), coincidono ampiamente con quelli che si riscontrano nei manoscritti del Mar Morto.
Il contenuto dei testi propri della comunità è molto più affine al modo di pensare e di agire degli esseni1 che non a quanto le fonti dicono le credenze dei farisei e dei sadducei o di altri.


Il testo più importante per questo confronto è la Regola della Comunità, altrimenti detto Manuale di Disciplina, uno dei primi manoscritti ad essere conosciuti e anche uno dei più conservati, essa descrive il processo di iniziazione e il cerimoniale richiesto per l'ammissione dei nuovi membri, alcune concezioni fondamentali dei gruppo di Qumrán, e le regole che disciplinavano la vita quotidiana e le assemblee comunitarie. Essa è senz'altro la fonte più preziosa per l
La riscoperta e lo studio di questa comunità si devono al ritrovamento occasionale nel 1947 di numerosi rotoli manoscritti (si parla di circa ottocento tra rotoli e parti di rotolo) su cui sono riprodotti i testi della Bibbia, contenuti in anfore accuratamente sigillate ed avvolti singolarmente in bende di lino: segno evidente che ci si era preoccupati della loro conservazione.

I sette rotoli più importanti, di cuoio, sono ora conservati presso l'Altare del Libro, a Gerusalemme

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Il materiale rinvenuto in molte grotte, invece, rivelatosi comunque - per quanto frammentario - di indicibile importanza, non era stato trattato con uguale accuratezza. È da presumere a causa del verificarsi di un evento improvviso che costrinse gli Esseni ad abbandonare in tutta fretta la zona, quasi certamente all'epoca della rivolta giudaica del 66 d.C.

Non è da escludere che per molti la fuga improvvisa potesse avere come destinazione la non lontana fortezza di Masada nella quale gli Zeloti organizzarono la resistenza a quella che fu poi la definitiva conquista romana.


I manoscritti sono redatti in antico ebraico, in greco ed in aramaico2 e sono circa 1000 anni più antichi dei più antichi esemplari in lingua ebraica dell'Antico Testamento noti fino al 1947. Essi contengono tutti i testi della Bibbia (tranne il libro di Ester), i libri deuterocanonici, alcuni testi apocrifi dell'Antico Testamento e documenti con le regole e la dottrina della comunità essena.

Il confronto comparativo di questi testi più antichi di molti secoli con il testo masoretico (testo ebraico tradizionale della Bibbia) ha messo in luce versioni praticamente identiche - tranne che per alcuni dettagli mai però riguardanti il senso - e dimostra con tutta evidenza con quanta cura gli scribi ebrei abbiano curato la "tradizione" del testo nel corso del tempo.

Esiste tuttavia una serie di brani che presenta una maggiore concordanza con la traduzione greca detta dei LXX (iniziata a partire dal III secolo a.C.3 per rendere più accessibile la legge di Mosè agli ebrei residenti in tutte le nazioni di cultura ellenistica); il che comprova una ulteriore fedeltà alle fonti, in quanto i traduttori della LXX non hanno inventato le loro varianti, ma hanno tradotto un testo ebraico diverso da quello masoretico

Giuseppe Flavio e altri scrittori antichi ci hanno tramandato quanto pensavano gli esseni su diversi argomenti, parte dei quali si ritrova nei manoscritti qumranici. Due, fra molti, a titolo di esempio.

1. Determinismo 4 - Un punto su cui le descrizioni degli esseni e della Regola della comunità e altri testi qumranici mostrano una sorprendente coincidenza è la dottrina del destino o predeterminismo. Giuseppe scrive che i tre partiti giudaici hanno differenti opinioni su questo punto:

Quanto ai farisei, essi dicono che alcuni eventi sono opera del destino, ma non tutti; per altri eventi, dipende da noi se essi si realizzeranno o meno. La setta degli esseni, però, ritiene che il destino sia il signore di tutte le cose, e che nulla può accadere all'uomo che non sia conforme al suo decreto. I sadducei, invece, non ammettono il destino, ritenendo che esso non esista e che le azioni umane non siano compiute in conformità al suo decreto, ma che tutte le cose sono in nostro potere, per cui noi stessi siamo responsabili del nostro bene, mentre le disgrazie che ci capitano sono frutto della nostra stoltezza (Antichità 13, 171-173).


Appendice della Regola (110-70 a.C.)
Conservata a Gerusalemme presso "L'Altare del Libro"


La terza e la quarta colonna della Regola della comunità elaborano una complessa teologia della predestinazione applicata alla storia e al comportamento umani, la quale richiama immediatamente alla mente del lettore le parole di Giuseppe:

Dal Dio sapientissimo procede tutto ciò che è e sarà: prima che essi siano egli stabilisce tutto il loro piano, ed allorché esistono compiono le loro azioni in base a quanto è stato per essi determinato conformemente al piano della sua gloria, senza alcun mutamento (III, 15-16)

e, poco oltre:

Dall'angelo della tenebra (derivano) le aberrazioni di tutti i figli della giustizia, tutti i loro peccati, le loro iniquità, la loro colpa e lo loro azioni perverse sono l'effetto del suo impero in conformità ai misteri di Dio (III, 21-23)

Altri manoscritti: il Rotolo degli Inni e la Regola della Guerra, esprimono la stessa concezione, del tutto agli antipodi con la posizione dei sadducei e distante dal modo di pensare dei farisei.

2. L'aldilà - Un secondo tema teologico su cui i manoscritti e le descrizioni antiche degli esseni possono essere messi utilmente a confronto riguarda l'aldilà. Cosa capita ad una persona quando è giunta al termine della sua vita terrena? Su questo punto l'Antico Testamento dice poco. Soltanto verso la fine dell'epoca veterotestamentaria compare qualche accenno alla risurrezione individuale (cf. Dn 12, 2). Anche questo è un punto su cui, al dire di Giuseppe, i tre partiti giudaici differivano. I farisei credevano che i morti sarebbero risorti, mentre i sadducei lo negavano.
Quanto agli esseni:

È salda la credenza che mentre i corpi sono corruttibili, e che non durano gli elementi di cui sono composti, invece le anime immortali vivono in eterno e, venendo giù dall'etere più leggero, restano impigliate nei corpi come dentro carceri quasi attratte da una sorta di incantesimo naturale, ma quando siano sciolte dai vincoli della carne, come liberate da una lunga schiavitù, allora sono felici e volano verso l'alto. Con una concezione simile a quella dei figli dei greci, essi ritengono che alle anime buone è riservato di vivere al di là dell'oceano... (Guerra giudaica 2, 154-155).

In questa descrizione vanno notate alcune caratteristiche particolari, tra cui ad esempio il fatto che gli esseni, altrove rappresentati come contrari agli insegnamenti pagani, sono paragonati ai greci e persino si avvicinano a correnti posteriori che condannavano il corpo, come gli gnostici. Giuseppe, inoltre, altrove attribuisce le stesse concezioni ai farisei che, secondo altri testi, credevano che vi sarebbe stata una risurrezione dei morti.

Le antiche fonti sulla teologia essena non sono dunque concordi nel presentare il destino del corpo dopo la morte. Mentre Giuseppe afferma che essi credevano nell'immortalità dell'anima e nella dissoluzione del corpo, Ippolito di Roma (presbitero e forse vescovo), riguardo alla loro fede nel destino del corpo, scrive:

La dottrina della resurrezione trova anche dei sostenitori presso di loro, in quanto essi affermano che la carne risorgerà e sarà immortale, allo stesso modo in cui l'anima è già incorruttibile (Confutazione di tutte le eresie 9, 27)

Un altro dei testi qumranici, il Libro dei Giubilei così si esprime:

Allora il Signore salverà i suoi servi. Essi risorgeranno e vedranno una grande pace. Egli caccerà i loro nemici. I giusti vedranno e loderanno e saranno beati per sempre. Vedranno tutte le punizioni e le maledizioni sui loro nemici. Le loro ossa riposeranno nella terra e i loro spiriti accresceranno la loro felicità. Essi sapranno che il Signore è colui che esegue il giudizio ma mostra clemenza a centinaia e migliaia e a tutti coloro che lo amano (23, 30-3 1).

L’autore accenna alla risurrezione dei servi di Dio ma anche al fatto che le loro ossa riposano nella terra, mentre i loro spiriti sono felici.

Più di dieci anni fa è stata pubblicata la traduzione francese di una frase sulla risurrezione dei morti, tratta da un testo inedito di Qumran. Quest'ultimo però è stato pubblicato di recente e può confermare che almeno un autore di Qumran credeva che i corpi alla fine sarebbero risuscitati. Il testo (4Q521) parla del messia e poco oltre tratta di ciò che il Signore farà: " ... egli allora sanerà i feriti, e farà vivere i morti" (riga 12). Il verbo "farà vivere" non necessariamente va inteso nel senso di una risurrezione, ma forse questa è l'interpretazione richiesta dal contesto. Sulla base di 4Q521 è allora probabile che Ippolito avesse ragione su questo assioma della teologia essena e che Giuseppe esponga un'interpretazione della loro credenza che è una deduzione, aberrante ma comprensibile, tratta da alcune espressioni dei testi. È anche possibile che il modo di esprimersi di Giuseppe non neghi la fede degli esseni in una risurrezione fisica.

I testi rinvenuti nelle grotte di Qumran hanno accresciuto in modo imprevedibile le nostre conoscenze sull'ebraismo al tempo di Gesù e, particolarmente, all'epoca immediatamente anteriore e posteriore, sulla base di testimonianze originali autentiche che ci erano del tutto sconosciute.

Un accenno particolare a questo riguardo merita il Corpus degli Inni dei Salmi e delle preghiere Infatti Qumran non ci dimostra soltanto l'esistenza di una "Setta", ma con questi scritti ci offre un panorama dell'ebraismo del tempo, tanto da poterci far concludere che la pietà religiosa giudaica di quel periodo è il fondamento su cui è attecchito il Cristianesimo.

L'eredità più evidente è la concezione della Comunità che loda Dio insieme agli Angeli e agli Arcangeli: basta pensare alla proclamazione del Sanctus: "Santo Santo Santo", durante la celebrazione eucaristica della liturgia cattolica, da parte della comunità radunata con tutti gli angeli davanti al trono di Dio, raccolta in una lode espressa collettivamente. L'importanza di questi testi è una realtà che non può lasciarci indifferenti perché Gesù e i suoi primi discepoli sono cresciuti in essi; anche dalle lettere di Paolo emana il loro spirito. Quanto ad una diretta concreta conoscenza della comunità essena da parte di Gesù, non esiste nulla di storicamente certo. Di certo c'è l'humus religioso e culturale, meglio conosciuto attraverso gli scritti qumranici, presente nel tempo e nel luogo della vita storica di Gesù.

I testi delle preghiere e dei canti rivelano la prosecuzione vivente della lingua dei Salmi, dimostrando in tal modo che la lingua e il patrimonio spirituale sono stati sviluppati ed erano ancora vivi. Si tratta di preghiere collegate alla nostra storia. Almeno fino alla separazione del cristianesimo dall'ebraismo al termine dl 1° secolo dopo Cristo (e forse ancora molto dopo) la storia dell'ebraismo è anche la nostra storia, una parte della nostra identità.

Quanto questi testi siano vicini al canone, oltre che dal ritrovamento di testi cosiddetti "canonici" in quanto entrati a far parte sia del "canone" ebraico che di quello cristiano5, è dimostrato chiaramente dal fatto che tra essi è stata rinvenuta la versione originale ebraica dei Salmi 151, 154 e 155, che nella Chiesa Siriaca costituiscono gli ultimi cinque Salmi, fino ad ora conosciuti soltanto dal testo siriaco.

La panoramica tracciata è ben lontana dall'esaurire quanto si può dire sulle somiglianze e sulle differenze tra gli abitanti di Qumran ed i cristiani delle origini. Estremamente rimarchevole è riconoscere quanto profonde siano le radici del Cristianesimo primitivo sul suolo che le ha nutrite.

C'è un elemento di distinzione nell'itinerario che conduce all'epoca escatologica, perché i Cristiani hanno riconosciuto nel Gesù storico, figlio di una donna e di un artigiano di Nazaret, il Figlio di Dio, il Messia che ha insegnato, guarito, sofferto, è morto ed è risorto. Asceso al cielo, ha promesso che tornerà nella gloria per risuscitare i vivi e i morti e suo regno non avrà fine

Altre informazioni in:

"Le Scritture e l'epoca di Gesù - 3. Le Attese"

Un papiro rivoluzionario: 7Q5


1 Ci si chiede perché il termine esseno non ricorra mai negli scritti qumranici mentre lo si incontra in numerosi testi greci e latini col duplice significato di "pio" e "guaritore" o lo si riconosce nella forma particolare di una parola che significa "colui che fa/facitore" e sarebbe in tal caso l'abbreviazione del nome più ampio di "colui che fa la Torah". Se quest'ultima spiegazioone è corretta, allora la parola esseno ricorre più volte nei testi di Qumran e perciò l'incertezza viene a cadere.

2 Come la Chiesa dei nostri giorni ha eliminato il latino dalla liturgia perché solo una minoranza dei fedeli era in grado di capirlo, così negli ultimi secoli avanti Cristo, nel servizio della Sinagoga, i passi della Scrittura letti in ebraico venivano tradotti subito in aramaico, la lingua parlata dalla maggior parte degli ebrei di Palestina. Queste versioni aramaiche venivano messe per iscritto e molte di esse sono sopravvissute. La datazione di queste traduzioni: i targumim (targum = traduzione), tendeva ad essere piuttosto tardiva in base ai manoscritti sopravvissuti, finché a Qumran non si sono riportati alla luce - con una datazione che non supera il primo secolo d.C. - i testi targumici di due libri biblici: Levitico e Giobbe. La scoperta è rilevante, anche perché permette di far risalire l'uso dei targum ad epoca pre-cristiana.

3 Attribuita alla volontà di Tolomeo II Filadelfo (283-246 a.C.), re greco d'Egitto, che richiamò in Egitto a proprie spese 72 ebrei competenti perché eseguissero questa traduzione che rendesse accessibile la Legge di Mosè ai frequentatori della grande Biblioteca di Alessandria.

4 Piuttosto che Determinismo, termine che nella storia del pensiero ha assunto una connotazione filosofica e si colloca anche in un contesto materialista e illuministico, nel critianesimo è più frequentemente usato il termine Predestinazione. Nel cristianesimo cattolico, tranne che per alcune correnti di pensiero evidenziatesi nel corso della storia, non esiste la predestinazione a livello dei singoli individui. Dio, fin dall’inizio dei tempi ha predestinato il suo spirito all’opera della salvezza, non i singoli uomini. È perciò chi accetta lo spirito di Dio e vive quindi in comunione con Cristo che si innesta nel piano di salvezza di Dio. In questo senso si può dunque dire che chi si apre ed accoglie lo spirito di Dio è un "predestinato", ma è sempre e comunque una libera scelta di adesione al suo piano di salvezza. Di segno opposto, è la visione protestante di matrice calvinista.

5 I "Libri biblici", seguendo l'ordine delle Bibbie Ebraiche, sono i seguenti: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re, Isaia, Geremia, Ezechiele, 12 Profeti, Salmi, Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester, Daniele, Esdra, Neemia, 1-2 Cronache.

 

 

i sette specchi esseni


di Gragg Braden

tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi"





Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in 7categorie: 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti “specchi” e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.


 

 

IL 1° SPECCHIO ESSENO

di Gragg Braden

Il primo specchio esseno, dei rapporti umani, è quello della nostra presenza  nel momento presente.

 Il mistero del Primo specchio è incentrato  su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto.  

Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l’aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in  entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo  specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

* * *

 

tratto dalla trascrizione della  videoconferenza "Camminare tra i mondi"

 

IL 2° SPECCHIO ESSENO

di Gragg Braden

 

Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.  

Se siete circondati  da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente?  Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente.  La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.

Pensiamo a quando varie persone impersonano gli stessi modelli per voi esprimendo rabbia ed astio.  Vi è mai capitato di essere irritati o ansiosi di arrivare da qualche parte e di salire in macchina rendendovi conto che avete fatto continuamente delle scelte sbagliate: in banca avete scelto la fila più lenta, avete sbagliato la rampa di accesso nel raccordo stradale, e ora mentre guidate  vi ritrovate dietro a macchine che vanno a 50 Km all’ora in una strada dove si potrebbe andare a 100?  Può darsi che quelle persone vi stiano riflettendo ciò che siete in quel momento.

 

Spesso il  mistero del primo specchio rappresenta esattamente ciò che sta succedendo A volte siamo in presenza di persone che ci rimandano come siamo in quel momento e altre volte non è così.  Allora la gente dice che gli specchi non funzionano.

Invece funzionano!  Se abbiamo la saggezza di comprendere cosa ci stanno dicendo.

Alcuni anni fa ho avuto la rarissima possibilità di vedere entrare nella mia vita tre persone diverse durante lo stesso mese.  Avrebbe dovuto  essere un segno premonitore abbastanza chiaro per me! Quando tre nuovi rapporti umani, diversi fra loro, si  presentano durante lo stesso  mese, è come una bandierina che dice: “ Qui sta per accadere qualcosa! Credeteci!

Uno era un potenziale rapporto amoroso

Un altro era un potenziale rapporto d’affari.

Il terzo era un misto di amicizia e di lavoro.

Fu ciascuna di quelle tre persone a  venire da me, ognuno di loro mi aveva  cercato.  Questo avrebbe dovuto essere il secondo segno.

Il rapporto amoroso riguardava una persona con cui avevo lavorato; avevamo passato molto tempo insieme scoprendo vari interessi comuni  e, stare con lei, aveva senso per me.  Non era tanto una potente attrazione magnetica, quanto la cosa giusta da fare.

Il secondo rapporto, quello d’affari, era molto interessante. Ero occupatissimo a svolgere seminari a tempo pieno in quel momento e una persona, un uomo, venne da me offrendosi di curare gli aspetti logistici del mio lavoro, il che mi avrebbe permesso di fare altre cose, che mi  premevano di più, mentre lui avrebbe potuto svolgere compiti che gli riuscivano facili. Sembrava una buona idea.

Il terzo rapporto era di amicizia e quasi di affari e riguardava un bravissimo falegname che si offrì di prendersi cura della  mia casa nel Nuovo Messico Settentrionale durante l’autunno successivo quando avrei condotto un gruppo in Egitto. 

In effetti avevo già cominciato a cercare qualcuno che  abitasse nella mia proprietà, quindi anche quella mi sembrò una cosa giusta da fare.

L’uomo mi disse che gli sarebbe piaciuto stare da me in cambio di servizi di falegnameria e di custodia della casa.

Tutto mi accadde quasi contemporaneamente in un periodo della mia vita in cui ero veramente molto impegnato.

Io decisi di farlo e in quello stesso mese ciascuno delle tre persone che erano entrate nella mia vita, ognuna di loro cominciò a farmi impazzire.  Mi facevano veramente imbestialire.  C’era un modello che mi si era presentato varie volte nella mia vita. Quando le cose  mi rendevano furioso, io usavo la logica e mi dicevo: “Beh, sei solo stanco, hai viaggiato molto,  sei sotto pressione, in questo momento, prenditi un’altra settimana di tempo forse due, per vedere come vanno le cose.”  Quindi partivo – e l’ho fatto anche con quelle persone. Facevo un viaggio, tornavo una decina di giorni dopo e tutto era come prima, e allora ripartivo.

Avevo una routine a quell’epoca.  Facevo un viaggio, tornavo all’aereoporto di Albuquerque, mi fermavo al bancomat per prelevare dei contanti, andavo a prendere i miei animali dal veterinario che li aveva in custodia, tiravo fuori  l’auto dal parcheggio, facevo il pieno e guidavo per quattro ore fino a casa nel Nuovo Messico del Nord. 

Durante quello specifico viaggio iniziai la solita routine e  non andai molto lontano perché, arrivato al Bancomat dell’aereoporto di Albuquerque, alle 5 di pomeriggio, mi vidi recapitare il messaggio  che sul mio conto non c’era più niente.

Sapevo che si trattava di  un errore e che il conto era ben  fornito, perché mi era appena stato concesso un permesso di costruzione per un’attività da realizzare sulla mia proprietà  ed avevo molti soldi a disposizione per questo. Quindi decisi che  avrei verificato tutto il lunedì mattina successivo.

Guidai fino a casa e il lunedì mattina, puntualmente chiamai la banca dove mi dissero che non solo non c’era denaro sul conto ma che avevo anche 71 assegni scoperti e che per ciascun assegno c’era una penale da pagare.

Poi mi chiesero quando  sarei potuto passare in banca a discutere la situazione.

Ci andai immediatamente 

Uno di quegli assegni era all’ordine del mio caro amico Jerry Home e questo è il modo in cui ci  siamo conosciuti.

Andai in banca e chiesi cos’era successo.  Mi risposero che c’era stato un prelievo per mezzo di un bonifico telegrafico, che non era stato autorizzato da me, nonostante la banca avesse creduto il contrario e che tutto il denaro era stato prelevato fino all’ultimo centesimo.  Quindi gli assegni che avevo già emesso erano scoperti e mi erano stati addebitati.

Quando qualcosa del genere accade non c’è nessun senso nel razionalizzare.  Non si può farci niente. 

Siccome non avevo neanche i soldi per fare benzina e per riprendere i miei animali dal veterinario, fui costretto a cercare di rendermi conto pienamente di cosa mi stava succedendo.  Ricordo di aver pensato: “Santo cielo! Qui sta succedendo qualcosa di grosso”. Avevo appena terminato di svolgere una serie di seminari nel Nord Ovest del Pacifico durati circa un mese e gli organizzatori di quei programmi mi stavano dando mille ragioni per cui non c’erano ancora fondi per pagarmi.  Nel frattempo l’uomo che viveva nella mia proprietà in cambio di lavori di falegnameria – questo è un argomento veramente molto delicato per me – diciamo che aveva  scelto uno stile di vita che non solo non corrispondeva  a quello della nostra proprietà, ma era anche illegale nello Stato del Nuovo Messico ed io gli avevo chiesto di cambiare stile di vita.

Quindi tutte quelle cose mi accadevano contemporaneamente ed io mi sono detto: “Ebbene, se è vero che gli specchi funzionano, ovviamente me ne vengono presentati alcuni in questo momento.  Cosa mi stanno dicendo?” Sono così andato a fare una passeggiata – non avevo molta scelta quel giorno – in una bellissima strada che da casa nostra si inoltra per circa quattro miglia fino alle gole del Rio Grande ed è un meraviglioso santuario naturale.  Lungo quella strada c’è un’enorme montagna, chiamata il “Pick”.

 Gli indiani raccontano un sacco di storie  su quella montagna sacra che segna la fine  dei loro terreni di caccia.  Avevo immaginato dei libri e condotto interi seminari su quella strada e poi ero  andato a casa e li avevo trascritti al computer. 

Mi chiesi nuovamente: “Se gli specchi funzionano,  che aspetto di me stanno riflettendo  queste persone?” Sapevo che avrei dovuto trovare un filo conduttore comune-  Quindi cominciai ad analizzare   cosa rappresentava per me ciascuno di quei rapporti. Analizzai molte possibilità e quando ebbi finito sapevo che ciascun rapporto era collegato ad elementi di onesta, integrità e fiducia.  Quindi mi sono detto: “Se questo  specchio è vero, se queste persone stanno riflettendo tali modelli di comportamento, mi stanno forse mostrando che in qualche modo io manco di onestà, di integrità o di fiducia?”

 Ed ancora prima che io formulassi quella frase ero certo che non fosse così, perché quelle erano proprio le qualità che applicavo nel mio lavoro.  Esattamente quelle.  Allo stesso tempo ebbi un’illuminazione, così potente e sottile che mi fece realizzare questo: Gli specchi non mi stavano mostrando – come avevo pensato – un riflesso  di ciò che io ero nel momento presente, mi stavano invece proponendo un’immagine più sottile: lo specchio di ciò che io giudicavo in quel momento, lo specchio di come giudicavo, proprio in quel  momento.  Solo questo.

Avevo in me una fortissima carica su l’onestà, integrità e fiducia,. Era una carica tale che non ero disposto a permettere che esistesse in altre persone.  Quando avete una carica emotiva su qualcosa, che cosa vi promette? Promette  che la incontrerete nella vita.  Io avevo quella carica.

Ciascuna delle tre persone che erano entrate nella mia vita – ora lo so – era un potente ed abile maestro che impeccabilmente ha retto uno specchio davanti a me riflettendo le mie cariche più potenti. Il processo fu relativamente breve, anche se sarebbe potuto durare per anni.  Forse era  stato davvero così, forse  quegli specchi mi erano già stati mostrati per molto tempo a dei livelli tanto sottili che non li avevo riconosciuti. Poi erano divenuti sempre meno impercettibili, fino a che successe qualcosa che non avevo potuto ignorare.

In quel  momento della mia vita mi fu mostrato quello specchio, in quel momento avevo davanti a me il secondo mistero dei rapporti umani ciò che giudichiamo nel momento presente.

A proposito  dell’uomo che si era offerto di organizzare i miei seminari, l’attimo in  cui ci eravamo conosciuti a casa di un comune amico in California del Nord, era successo qualcosa di interessante.  Non ci eravamo ancora incontrati di persona.  Avevamo solo parlato per telefono e appena lo vidi gli posi una domanda che faccio raramente: “Qual è la sua data di nascita?” Rispose “28 giugno 1954”. Ed io  ne fui molto stupito perché era anche la mia! Lo stesso giorno, mese e anno! 

Anch’io come tutti quelli del segno del Cancro vivo in un mondo fatto di sentimenti, sono un doppio segno del Cancro e questo significa il doppio di sentimenti, inoltre ho 5 o 6 pianeti nella dodicesima casa, tutti nel segno del Cancro, quindi il mio mondo è un mondo di sentimenti. Il mio sentiero di vita è stato quello di conciliare il sentimento con il mondo accademico e scientifico attraverso il lavoro  nelle imprese e nelle università. Ho guardato in faccia quell’uomo e gli ho detto che, sicuramente anche lui, aveva avuto le stesse esperienze.  Un altro uomo del Cancro! Che fantastica  persona con cui entrare in affari!.  Lui allora mi guardò direttamente negli occhi e mi disse qualcosa di cui non tenni conto perché stavo usando la logica.  “Ah, io sono il suo gemello negativo” mi rispose.  Io non ascoltati, perché la logica mi diceva “Sta solo scherzando”, però provavo una strana sensazione qui, anche con l’uomo che si trasferì nella mia proprietà per prendersene cura in cambio di ospitalità provai una certa sensazione ma non ci feci attenzione, perché la mia logica diceva: non lo conosci nemmeno, perché  lo giudichi?

Anche nel  rapporto amoroso provai una certa sensazione e la mia logica mi disse: Beh, quella sensazione ti viene dall’ultima volta in cui hai sofferto, quindi dai una possibilità a questo nuovo rapporto!.

La ragione per cui vi racconto queste storie è che in ciascuna di esse provai una sensazione immediata e che  ciascuna mi procurò più di una lezione, come ho  detto anche ad altri che hanno trovato questi esempi molto stimolanti. Era una lezione di cui non mi importava in quel momento.

Durante la settimana in cui io riconobbi il modello del giudizio e cioè che ciascuna di quelle persone era un maestro nel rispecchiarmi le cose  che giudicavo, ogni altro rapporto che esisteva in virtù del giudizio critico, iniziò a scomparire dalla mia vita.  E’ un effetto a catena.  Ve lo dico perché so che funziona proprio così. Se vivete un certo modello in un area della vostra vita, esso rispunta anche altrove e una volta  che viene guarito ed appianato, anche in una sola aerea, guarisce dappertutto, simultaneamente, perché la nostra natura è oleografica.  La consapevolezza funziona così: si riflette su moltissimi livelli diversi.

Il rapporto  con l’uomo che si era offerto di entrare in affari con me non funzionò affatto, anche se io sentivo di avergli dato ampie opportunità.

In effetti però funzionò bene perché mi offrì uno specchio, anche se non sapevo cosa mi stava mostrando. Quindi un bel giorno chiamai quell’uomo al telefono e gli dissi: “Non intendo più lavorare con te”.  La conversazione in realtà fu un po’ più elaborata, ma non voglio dilungarmi troppo. Riagganciai il ricevitore e nel farlo mi resi conto di aver appena disdetto tutti i miei programmi, tutte le mie fonti di reddito e per i 6 mesi successivi. Era un sabato pomeriggio e passai tutto il resto del giorno e la domenica a riflettere sul da farsi.  La domenica sera trovai sulla segreteria telefonica il messaggio di una donna che non conoscevo che aveva  sentito parlare dei miei seminari da amici comuni e che mi chiedeva di richiamarla. 

Mi disse che era interessata a  sponsorizzarmi e a creare programmi per me in tutto il paese se accettavo di collaborare con lei.  La prima cosa che le chiesi fu: “Qual è la sua data di nascita?” Lei disse “28 giugno 1954”.  E’ una storia vera.  La mia prima reazione fu di chiudere la comunicazione ma non riuscii a farlo e le raccontai  tutta la storia.  Lei mi chiese se intendevo dare una possibilità alla sua proposta. Questa volta feci attenzione a cosa sentivo  e c’era qualcosa di diverso, perciò dissi di sì. 

Oggi quella donna è coordinatrice di seminari, svolge laboratori per conto suo ed  ha scritto molti libri.  Si chiama Joan Carrol Cornak, se la conoscete.

Io non ho permesso al primo rapporto di inquinare il secondo perché sono riuscito ad  aver fiducia in ciò che sentivo e a capire il significato della sensazione che provavo  e si è realizzato fra noi un rapporto molto forte.  Ed è stato attraverso quella persona che ho incontrato Melissa.

Riassumendo, è interessante come funzionano queste cose, attraverso il secondo  specchio del giudizio critico, mi è stato mostrato quali erano le mie più grosse cariche.  Non tanto cosa io ero, quanto ciò che io giudicavo nel momento presente ed ho imparato una grande lezione sul discernimento e sulla fiducia.

E’ stata una lezione  relativamente poco gravosa in paragone di ciò che  è venuto immediatamente dopo, perché  ho cominciato ad avere a che fare con creditori, contratti ecc.  E attraverso il mio potere di discernimento, ho evitato seri problemi potenziali.  Quindi vi invito a passare in rivista le vostre vite, le persone che vi sono più care, perché sono quelle che fanno da calamita, siano esse relazioni amorose oppure rapporti di famiglia – questi ultimi non ci è dato di sceglierceli.  Osservate le caratteristiche che le persone usano nel premere i vostri bottoni e   chiedetevi: “Mi stanno mostrando me stesso nel momento?” Se la risposta onesta è  “No”.  Allora chiedetevi questo: “Mi stanno mostrando ciò che  io giudico nel momento?” La risposta potrebbe sorprendervi.

 

* * *

 

tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi"

 

 

 

IL 3° SPECCHIO ESSENO

di Gragg Braden

 

Il terzo specchio esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di  un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico.  Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia.  Che cosa è appena successo, in quell’attimo?

Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita.  Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi. 

Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona.

Se vi trovate in presenza di  qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosa ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via?  La risposta  potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso  chiunque incontriate.  Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti.  Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

Nel 1992, stavo  svolgendo una serie di seminari molto simili a questo  in un bellissimo posto che, a quell’epoca, era una pensione ed un centro per ritiri spirituali. 

Avevamo affittato l’intera struttura, incluso la grande sala al pian terreno, dove ogni sera guardavamo i nostri video.  Una sera stavamo guardando uno stupefacente video con Richard Holden  che presentava una conferenza  alle Nazioni Unite durante una sessione speciale di argomento archeologico incentrato su ciò che, secondo lui, era stato trovato su  Marte nel 1976 dal progetto della sonda Viking.  Era buio, la porta si aprì ed entrarono due persone che chiesero  una stanza e, naturalmente, la pensione  era tutta occupata da noi.

  Videro ciò che stavamo guardando e lo trovarono molto interessante, perciò chiesero di restare con noi ed io acconsentii.  Alla fine della  proiezione, quando si riaccesero le luci, guardai le due nuove arrivate, che erano due viaggiatrici e notai che stranamente una di loro aveva un aspetto molto familiare.  Non l’avevo mai  incontrata prima e tuttavia sentivo un senso di familiarità. Vi è mai successa la stessa cosa, magari in un aereoporto, in una stazione, in un centro acquisti? Anche le drogherie sono ottimi posti, perché lì nessuno ci pensa  né ha aspettative di sorta.

 All’improvviso, anche se non stai cercando di incontrare gente o  di procurarti qualcosa consciamente, qualcuno viene verso di te e tu percepisci questa persona che ti passa davanti e dici: “Santo cielo che cosa è stato?” Forse i nostri occhi si incontrano e per una frazione di secondo avviene una piccola magia, scocca una scintilla di riconoscimento reciproco.

Nella nostra  società questo comportamento non è bene accetto, perciò spesso troviamo il modo di distaccarcene.  Se siamo per strada faremo qualcosa come mandare indietro i capelli, o come fissare una gomma da masticare appiccicata sul selciato o qualunque altra cosa che interrompa quel contatto.

Che cosa succede in quel momento.  Cosa succede quando guardate così qualcuno e sentite quel senso di familiarità?

Ad un certo punto della mia vita ho lavorato con un gruppo di ingegneri e uno di loro provava sensazioni simili molte volte al giorno.  Di regola gli accadeva  con le donne.  Ad esempio usciva dall’ufficio per pranzo oppure per  riscuotere lo stipendio in banca o per fare qualche commissione il venerdì pomeriggio.  Poi tornava, si sedeva immobile alla scrivania.  Allora io gli chiedevo se c’era qualcosa che non  andava e lui mi rispondeva: “Non riesco a lavorare, mi sono innamorato durante la pausa-pranzo.”  Il mio collega si innamorava varie volte al giorno.  Questo gli rendeva la vita un inferno.

Questo è il modo in cui gli specchi si presentano a noi e questa è la ragione per cui vi racconto delle storie vere.  Gli succedeva così spesso che noi colleghi avevamo perfino dato un nome a quell’effetto, lo chiamavamo Effetto Schiaffo. Lui usciva per pranzare e poi tornava e diceva sono stato schiaffeggiato 5 volte.  Voleva  dire che si era innamorato 5 volte.  Riprendevamo il lavoro e intanto lui faceva cose diverse come chiamare la banca dove aveva  incassato l’assegno per chiedere chi era la terza impiegata da sinistra, poi le  telefonava e la invitava a prendere un caffè. Lei rispondeva di sì  e mentre prendevano il caffè, lui osservava la cameriera e sentiva che se ne stava innamorando.  Succedeva continuamente ed era un vero problema per lui perché aveva una moglie e due bei bambini a cui voleva molto bene.   Quello che vi ho narrato era un caso estremo ma ve l’ho mostrato come esempio perché è molto appropriato.

Cosa succede nel momento in cui proviamo quella sensazioni?

Ebbene sto per raccontarvi ciò che è accaduto a me… Quella famosa sera, le luci si accesero, le donne erano lì sedute e quando guardai negli occhi una di loro ebbi la sensazione che accadesse qualcosa di magico. Lei ed io continuavamo a parlare anche dopo che tutti erano andati a dormire.  Allora le chiesi se le andava di fare una passeggiata e lei acconsentì.   La cittadina era così piccola che per attraversarla bastava un minuto.  C’erano un museo, un ufficio postale, una gelateria e si era visto tutto.

La donna ed io abbiamo percorso quel tragitto molte volte quella sera e poi alla fine ci siamo augurati la buona notte, senza che io le avessi chiesto come si chiamava, perché pensavo che la cosa sarebbe finita lì.

Alla fine del seminario sarei dovuto rientrare nel nuovo Messico [...].  Il mattino in cui dovevo partire [...].  Mentre guidavo mi fermai ad un semaforo, alzai lo sguardo e all’angolo vidi proprio la donna che avevo conosciuto la sera prima.  Lo vedete questa storia alla fine ha la sua coerenza.  Lei mi vide  e venne verso la mia macchina per salutarmi, intanto il semaforo era diventato verde e la gente aveva  cominciato a suonare il clacson.  Allora le chiesi se aveva già pranzato e lei mi disse di no, quindi la invitai a salire in macchina.  Andammo a  comprare le ultime cose per il gatto e  poi ci recammo in un delizioso piccolo caffè quasi fuori città dove ci sedemmo  a parlare.

E parlammo, parlammo, parlammo… Restammo lì tutta la mattina. La gente che era venuta a far colazione se ne andò e il  caffè diventò molto tranquillo, poi arrivarono i clienti dell’ora di pranzo, poi anche loro se ne andarono e ci fu di nuovo molta quiete.  La donna doveva  ripartire per la costa Orientale ed io per il Nuovo Messico.  Alla fine  ci dicemmo: “Beh, visto che dobbiamo partire sarà meglio muoverci.”  Lei mi accompagnò alla macchina, le diedi un bacio d’addio sulla guancia e… ancora  oggi non so quale sia il suo nome.

Mentre la guardavo allontanarsi mi successe  questo: sentii una grande tristezza dentro di me  perché iniziavo già a sentire la sua mancanza.  La osservai partire a bordo della sua auto e vidi le luci posteriori sparire lungo la strada. Dieci anni fa se mi fosse successa una cosa simile avrei detto che mi ero innamorato e avrei fatto qualcosa  di molto romantico, come saltare in macchina per inseguirla, fermarla sull’autostrada e dirle cosa provavo per lei.  Sapevo che mi stava succedendo  qualcosa ma sapevo anche che non si trattava di questo. Rimasi seduto in macchina e all’improvviso cominciarono a scendermi sul viso delle grosse lacrime.  Ricordo di aver pensato: Santo Cielo, questa deve essere una lezione veramente potente!

Prima c’era stata quella sensazione di familiarità, ora c’era tristezza perché la donna stava partendo.

Mi limitai a chiudere gli occhi ed a pormi una domanda come faccio spesso, dicendo: ”Padre chiedo che mi venga data la saggezza  necessaria per comprendere la sensazione che prova il mio corpo.”

Quando si fa una domanda come quella di solito ci si aspetta una risposta,  invece io ottenni un’altra domanda; mi stavano facendo lavorare! La domanda era semplice! “Che cos’ha questa donna che ti manca?” Io non avevo pensato al “cosa” sapevo solo che mi mancava!

Cominciai  a riflettere su tutto ciò di cui avevamo parlato e ciò che avevamo condiviso la sera prima e al caffè e capii che quello che mi mancava veramente era la sua innocenza, la sua capacità di stupirsi delle cose.  Era qualcosa di molto importante per me in quel momento della mia vita, perché ero passato attraverso il mondo accademico, il viaggio sacro nell’accademia e  avevo trascorso molto tempo nel mondo aziendale.

Tutto  questo ha un costo, lo sapete anche voi.  Cioè nel ricordare e  nello sviluppare la conoscenza noi perdiamo l’innocenza.

[...]

Così quando capii che cosa mi mancava di quella donna, seppi che non me ne ero innamorato e che lei in poche ore  era stata capace di reggere davanti a me lo specchio di una grande  parte di me stesso che avevo perduto per ottenere ciò che mi ero prefisso di avere nella mia vita..

Credo  che l’abbiamo fatto tutti in una certa misura. Tutti abbiamo ceduto consciamente delle grosse parti di noi stessi oppure le abbiamo perse senza neanche accorgercene, o ci sono state portate via da coloro che hanno avuto potere su di noi.  E tutto questo l’abbiamo fatto per sopravvivere.

 Forse oggi più che mai  in questa fase dell’umanità e della storia geologica, noi chiediamo a noi stessi di riportare a casa quelle parti di ognuno di noi per poterci conoscere nella nostra  interezza e per avere l’esperienza di vita che scegliamo. 

Quella fu un’esperienza fantastica per me.  Sapevo che quella donna mi aveva mostrato il terzo specchio esseno dei rapporti umani: quello che abbiamo perso, ceduto o che ci è stato portato via.

La verità di quest’esperienza è che se siamo veramente sinceri gli uni con gli altri, veri gli uni con gli altri, possiamo vedere e sentire una porzione di noi stessi, semplicemente guardando negli occhi quasi tutte le persone  che incontriamo.

Possiamo cioè provare la sensazione del riconoscimento, della familiarità.  Vi invito a percepire in voi questa sensazione.  Fatelo in luogo pubblico, non importa se è in una stazione, in un aereoporto, o dal fruttivendolo, perché la gente in quei luoghi non si aspetta quel tipo di esperienza.

Quando  qualcuno entra nel vostro campo di consapevolezza  e sentite quella sensazione, iniziate una conversazione su qualunque argomento, se vi succede  come spesso accade, nella sezione della frutta, parlate di frutta e dite: Hmm! Che buon profumo! Che bell’uva! Che belle banane!  Non importa che cosa dite.  Iniziate una conversazione e, mentre i vostri interlocutori  parlano, ponetevi mentalmente questa domanda:  Cosa vedo in questa persona che io ho perso, ho ceduto o che mi è stato preso?”  La risposta  vi sorprenderà, ve l’assicuro

 

* * *

 

tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi"

 

 

IL 4° SPECCHIO ESSENO

di Gragg Braden

 

Il quarto specchio esseno dei rapporti umani è una  qualità un po’ diversa.  Spesso nel corso degli anni ci accade di  adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti  da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. 

Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione.  Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui  teniamo di più.  Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.  Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.

Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio  di controllo in ambiente aziendale o  in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza. 

Quando  una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose  che ci sono più care.  Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.

Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza bisogno di arrivare agli estremi perdendo tutto.  Possiamo riconoscerlo, guarirlo, e ritrovare la nostra interezza ad ogni stadio.

 

Alcuni anni fa ho condotto, nel Sud-Ovest del Paese, un seminario composto da 40 uomini, tutti uomini – che diede ottimi risultati.  Alcuni dei partecipanti erano dei cowboys, dei ragazzi che non si sarebbero tolti il cappello e gli stivali per  nessun motivo al mondo.

Mi dissero: Posso abbracciare un uomo in questa stanza, ma non lo farò mai là fuori.  Per loro fu molto importante ricevere questa piccola informazione sul quarto specchio, perché erano tutti sposati, volevano bene alle loro mogli ed erano tutti  continuamente attratti da altre donne al lavoro, o in ufficio e non capivano il perché.

Questo è uno specchio potente che si applica anche al mondo aziendale ed  io l’ho fatto.

Ero manager nel settore delle telecomunicazioni, dirigevo due dipartimenti separati e collegati dove c’erano degli impiegati che credevano di essere innamorati gli uni degli altri.  Di per sé non era un problema, anche se causava grossi sprechi di tempo: pause pranzo molto lunghe, un sacco di gomme forate, molti bambini ammalati, nonni deceduti…

Io sospettavo che si trattasse proprio di questo.  E’ da notare che il valore di questi principi sta nel fatto che li possiamo applicare nella vita di ogni giorno. Infatti invitai due degli impiegati – entrambi felicemente sposati – nella stanza delle riunioni e  in tutto  rispetto della loro privacy, chiesi loro di guardarsi negli occhi e  di condividere che cos’era che li attraeva.

Diedi quasi un respiro di sollievo, quando i due si resero conto che in realtà non erano innamorati, che non dovevano rischiare di rinunciare  alle loro beneamate famiglie e che  in realtà ciascuno vedeva nell’altro delle  ampie parti di sé, che aveva perso. 

Che specchio potente!

Un altro esempio: nel 1998 quando lavoravo per il programma Star...  a Sud di  Denver, alcuni alti ufficiali del Pentagono ci fecero visita per revisionare il programma.  Ciascun  dipartimento designò un delegato ed io, non so come, finii per essere scelto.

Dopo la riunione ebbi l’opportunità d’incontrare personalmente alcuni degli ufficiali e di partecipare ad una conversazione, proprio prima di cena, durante la quale una persona del gruppo si rivolse ad un membro dell’équipe, che aveva raggiunto il rango di Corporate American e che rientrava tra i capi del personale.  La domanda era: “Come ha fatto a raggiungere questa posizione?  Cosa è dovuto succedere nella sua vita affinchè lei arrivasse a ricoprire un posto di potere e di controllo così prestigioso?”

L’uomo rispose, molto consapevolmente, guardandoci tutti negli occhi e dicendo: “Per arrivare  dove sono oggi, ogni volta che sono salito di un gradino ho dovuto  rinunciare ad una parte di me stesso. Poi aggiunse: “Ben presto capii che avevo rinunciato a tutto ciò che mi era caro: i miei amici, la mia famiglia (mia moglie ed io siamo divorziati, i miei figli ed io non ci parliamo nemmeno più).  Per me valeva la pena farlo perché lo scopo della mia vita era di esercitare questo potere e controllo”.  Quindi l’uomo ne era consapevole ed io mi stupii della sua sincerità.

So che noi tendiamo a far compromessi, cedendo in cambio parti di noi stessi per riuscire a  sopravvivere.

Quindi, quando vi scoprite fortemente, magneticamente attratti, verso altre persone, forse senza riuscire a dare un senso a ciò, forse anche quando siete attratti da una persona dello stesso sesso e cercate di etichettare quell’esperienza, come è capitato a molti miei clienti in anni recenti, a quel punto potreste pensare: “Sono una donna e mi piace stare accanto agli uomini, o viceversa: Sono un uomo  e mi piace stare accanto alle donne.”

Pensate a come è strano! Siamo essenzialmente delle anime asessuate, non siamo né maschi né femmine, finchè non entriamo nel corpo fisico, Poi, arrivando nel mondo della polarità,  dobbiamo scegliere un genere o l’altro e nello  scegliere, rinunciamo automaticamente  a quello che abbiamo  escluso.

Siccome io sono un maschio.  Sono arrivato in questo mondo scegliendo di polarizzarmi in un corpo maschile, nonostante la mia anima sia asessuata, cioè maschile e femminile insieme, quindi ho messo la mia parte  femminile in secondo piano.  Le donne invece mettono in secondo piano la loro parte maschile.  Ecco perché può accadere di sentirsi inspiegabilmente attratti verso qualcuno che ha una polarità opposta alla nostra.

Alcuni mesi fa ho svolto un seminario dove alcuni mi hanno chiesto: “Cosa significa quando si è attratti dalla stessa polarità?”

Io credo che lo specchio funzioni.  E’ uno specchio potente che non ha bisogno di etichette.  E’ solo uno specchio.  Ecco l’esempio di un caso su cui ho lavorato.

Cosa succede  se siete un maschio – spiritualmente asessuato – ma che, scegliendo di  diventare un maschio in questo mondo, ha fatto in partenza una rinuncia della femminilità, al 50% dell’esperienza.  Cosa succede se all’inizio  della vostra vita di maschio vivete delle situazioni in cui vi viene sottratta la vostra mascolinità?

 Nel caso in questione si trattava di abuso. Hai rinunciato  al tuo femminile per essere qui, e una volta  che sei qui, ti viene portato via il tuo maschile!  Cosa ti resta? Niente.  Allora che cosa fai?  Cerchi di rinforzare ciò con cui ti identifichi meglio in quel momento della tua vita.

Se sei venuto al mondo come maschio e  ti è stata portata via la mascolinità, cercherai di rinforzare la condizione maschile, che ti è  vicina nel tempo, e forse  cercherai la compagnia di un maschio, come accadeva all’uomo di questa storia, che si sentiva confuso e non sapeva spiegarsi perché lo faceva.

Quando cominciò a capire il funzionamento dello specchio, il perché gli divenne estremamente chiaro e dopo alcuni mesi non aveva più quell’orientamento.  Se l’avesse avuto sarebbe andato bene lo stesso perché, finchè non ci mettiamo sopra delle etichette, stiamo semplicemente parlando di modelli di energia.

Non è interessante come funziona?

Cerchiamo di rafforzare ciò che abbiamo perso o ceduto o che ci è stato portato via.

Vi invito a porre attenzione alla vostra vita e al tipo di persone verso cui vi sentite fortemente attratti e a chiedervi che cosa possiedono di voi che è stato perso o ceduto o preso.

Pensiamo ai rapporti amorosi, quante volte avete sentito parlare di coppie che  si formano a causa di questa carica e poi la carica  scompare e i due si rendono conto di non essere più innamorati?

 

In realtà forse il loro amore li ha serviti così bene, cioè sono riusciti  a tal punto a guarire in sé stessi  ciò che hanno visto nell’altro, che non sentono nessuna carica e cominciano ad incarnare l’interezza.  Da quel momento in poi entrambi  possono scegliere di continuare il rapporto sulla base di principi completamente diversi, basati sul fatto che ciascuno semplicemente riesce a godere della compagnia dell’altro.

* * *

 

tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi"

 

 

IL 5° SPECCHIO ESSENO

di Gragg Braden

 

Nella mia  opinione questo modello di rapporti umani, il quinto specchio esseno, è forse il più potente in assoluto, perché credo ci permetta di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo.  Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.

Attraverso questo specchio ci viene  chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano  le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre  e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.

E’ attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative  e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se  ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o  per i quali anche  fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la  seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra  percezione di noi stessi fino al Creatore.

Questo è uno specchio potente e molto impalpabile, che, forse più di altri, ci  può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

Tale specchio ha avuto un impatto incredibile nella mia vita.  Un impatto ricco di implicazioni.  Condividerò con voi una frase che poi studieremo da moltissime angolature, discutendo questo specchio in dettagli, perché la frase è molto ricca di significati.  Prima però vi faccio notare che esistono ben pochi assoluti, che ci sono sempre delle eccezioni e che l’argomento che stiamo per affrontare va visto come una ricerca di modelli generali. 

Se, mentre vi parlo, sentite una voce interiore che dice: “Non è assolutamente così!” è possibile che abbiate appena contatto un’informazione molto potente nella vostra storia personale e che  vi venga chiesto ora di decidere se questo è il momento opportuno  per prenderne coscienza.  Se la risposta è “si”, vuol dire che avete gli strumenti per farlo, se è “no”, voi avete sentito quali sono questi strumenti. 

Quindi, se mentre vi parlo provate un’emozione, oppure se la vostra temperatura corporea  sale un po’, o se il battito del vostro cuore aumenta, o  se  sentite un formicolio alle dita (è un po’ come quando si  è innamorati), forse vi sta succedendo ciò che vi ho appena preannunciato.

Una risposta di questo tipo si realizza solo quando vi viene mostrato qualcosa di così profondo che in passato avete scelto di allontanarvene.  Quindi la cosa da tener presente riguardo questo specchio è la seguente: a prescindere dalle caratteristiche  che avete condiviso, pur senza giudicare, senza pensare al giusto e allo sbagliato, visto che stiamo lavorando sullo specchio della polarità che presenta solo segni positivi o negativi, c’è una buona probabilità che le parole che usate per descrivere i vostri genitori  come li vedete oggi, da adulti, abbiano pochissimo a che fare con le persone di questa terra che voi chiamate mamma e papà.

E’ molto probabile che le parole che usate per descrivere i vostri genitori terrestri, vi servano a descrivere uno specchio che i  vostri genitori hanno retto impeccabilmente dinanzi a voi, per darvi  una visione del  rapporto più sacro che è dato conoscere sulla Terra.  E’ anche molto probabile che il modo in cui  percepite i vostri genitori sulla Terra, rappresenti lo specchio delle vostre aspettative verso il rapporto che intrattenete con la Madre e il Padre celesti.

Lo ripeto: c’è una buona probabilità che il modo in cui vedete  o come descrivete i vostri genitori, le parole  che usate, siano quelle che descrivono le aspettative che avete sul rapporto con la vostra madre e il vostro padre divino.

L’argomento può essere inquadrato da molte angolazioni. E lo faremo dettagliatamente fra poco per mezzo di un piccolo esercizio.  Vi chiedo: è possibile che i vostri genitori, nell’invitarvi inconsciamente o consciamente in questo mondo, si  siano assunti una responsabilità sottintesa di cui la nostra cultura si è dimenticata? Secondo la quale la madre e il padre terrestri, che  ci  mettono al mondo e si prendono cura di noi sarebbero  dei surrogati, cioè l’approssimazione più vicina all’aspetto materno e paterno del nostro creatore Divino?

Noi sappiamo che in realtà il Creatore non ha un’identità  sessuale, non è né una madre, né un padre, bensì per così dire “una forza” in mancanza di una parola migliore in inglese.

 Vi chiedo ancora: “E’ possibile che i vostri genitori vi abbiano amato così tanto e forse a dei livelli  di cui non sono stati e non sono essi stessi coscienti, da riuscire  a reggere impeccabilmente davanti a voi uno specchio capace di mostrarvi, come voi concepite il rapporto non tanto con loro, ma con il vostro padre divino e la vostra madre divina?.

E’ possibile che le volte in cui avete percepito la rabbia dei vostri genitori verso di voi in realtà abbiate percepito quella che credevate essere la rabbia del vostro Creatore verso di voi?

E’ possibile, infine che, quando i vostri genitori sono  orgogliosi di voi, vi danno l’incoraggiamento che vi fa sentir bene, voi in realtà stiate sentendo qualcosa che proviene dal vostro creatore?

E’ possibile?

Se è vero che gli specchi funzionano, io credo che questo sia precisamente ciò che accade.  Credo che ci sia una buona probabilità che gli esseri umani siano capaci di amare a livelli così taciti e profondi da riuscire a scambiarsi questi  specchi con grande precisione e credo anche che i nostri genitori hanno fatto proprio questo per noi.

Con ciò non voglio sottintedere alcuna scusante per i loro comportamenti.  Vi chiedo semplicemente di  ammettere la possibilità che in effetti il rapporto con i vostri genitori o con chi vi ha allevato, nel caso siate siate stati adottati o abbiate vissuto in un orfanotrofio, vi abbia permesso  di vedere uno specchio, nel quale siete riusciti a percepire le vostre credenze e aspettative su come credete che il vostro Creatore vi concepisca e su come voi lo concepite.

Cosa provate pensando alla  possibilità che i vostri genitori vi abbiano mostrato questo  specchio? Ha un senso per voi?

Proviamo a fare un esercizio.  Vi invito a chiudere gli occhi e a fare un respiro profondo alla maniera dello Yoga, spingendo fuori il ventre durante l’inspirazione, in modo da far scendere bene il diaframma.  Fate una breve pausa, poi espirate contraendo leggermente i muscoli del ventre.

Ora vi chiedo di rivolgere a voi stessi il seguente invito: “Io acconsento a sentire.  Io mi permetto di sentire.” Ripetete mentalmente: ”Io acconsento a sentire, Io mi permetto di sentire”.  Datevi anche il permesso di ricordare, dicendovi: “Acconsento a ricordare” ripetetevi mentalmente: “Io ricordo, io acconsento a ricordare”

A questo punto vi pongo una domanda: “Se qualcuno  venisse da voi e vi dicesse che vi resta un solo minuto sulla Terra, trascorso il quale non sarete più presenti qui né potrete  più comunicare con coloro che amate e che, durante quel minuto voi potreste dire qualunque cosa ai vostri genitori terrestri, cosa direste?”

Che parole scegliereste?  Vi invito a condividere con me le parole che usereste durante quel minuto.

“Noi siamo uno”

“Sii felice”

“Ci vediamo presto”

“Ti voglio bene”

Va bene, ora se qualcuno venisse da voi e vi dicesse che vi resta un minuto da vivere in questo mondo in compagnia di coloro che amate e che in quel minuto voi potreste udire la voce di vostra madre o di vostro padre, dirvi qualunque cosa, che cosa vorreste sentirvi dire da vostro padre o da vostra madre?  Vi invito a condividere con me quelle parole.

Cosa vi piacerebbe di più sentirvi dire?

Tenete gli occhi chiusi inspirate profondamente ed ascoltate.  In quel minuto voi potreste udire qualunque frase.

Mi rivolgerò agli uomini per primi: Signori se voi poteste udire una qualunque frase rivolta a voi dal vostro Creatore, lo udireste dire: “Figlio mio sono orgoglioso di te, figlio mio, ti voglio bene, Hai agito bene.  Grazie, figlio mio”

Ed ora alle donne: Signore, se voi poteste udire queste parole: “Figlia mia grazie! Hai agito bene! Figlia mia, torna a casa!” Cosa provate  nell’udire queste parole? Riuscite a percepire una sensazione nel vostro corpo? Perché? In fondo sono solo parole?  E’ possibile che abbiamo trascorso la maggior parte della nostra vita credendo di cercare amore rispetto e approvazione  dai nostri genitori terrestri, in quanto essi sono la cosa più vicina alla nostra madre e al nostro padre divini?

La realtà è questa.  Nel profondo noi abbiamo sempre saputo che in realtà cercavamo l’approvazione del nostro Creatore, cercavamo il suo amore e il suo rispetto.  E’ possibile?

Se è così avete appena ricevuto una grossa quantità di informazioni sul perché  avete vissuto la vostra vita in un determinato modo e su come l’avete vissuta.

[...]

I rapporti umani ci offrono  la possibilità di guarire il rapporto con i nostri surrogati terrestri e nel fare  questo noi saniamo anche il rapporto con la controparte divina.  Il tutto funziona anche all’inverso, nel guarire il rapporto con la controparte divina deve per  forza sanarsi anche il rapporto con i genitori terrestri. Tutto questo non significa che,  in quanto figli, siete responsabili delle malattie dei vostri genitori o  delle loro scelte di vita.

Loro hanno semplicemente accettato, ad un determinato livello di consapevolezza di reggere dinanzi a voi lo specchio che riflette le vostre aspettative ed hanno scelto  come proporvi quello specchio durante la loro vita.

Una volta che i genitori sono sollevati dal peso dello specchio sorge la seguente domanda: “Si ricordano della loro vera natura?” “Esiste una  parete della loro consapevolezza che fa dire loro: “ finalmente mio figlio ha  compreso il messaggio, ora posso vivere la mia vita.  Oppure rimangono tanto invischiati nel loro sistema di credenze da credere di essere quelle malattie.

Questo è proprio il punto cruciale su cui noi stiamo lavorando tutti insieme per sanare noi stessi e per ricordare quelle possibilità.  Non vi sembra che ciò abbia un senso?  Si tratta di uno specchio impercettibile.  Vi ricordate che all’inizio di questa sessione ho detto che gli specchi diventano sempre più impalpabili col nostro evolverci e che dobbiamo affrontare quelli più ovvii prima di poter vedere i più sottili.

Siccome si tratta di specchi, il bello è che funzionano in entrambi i sensi.  E questo è importante, perché non ci limitiamo di certo ad esaminare i casi negativi, infatti anche quando percepiamo i nostri genitori come esseri affettuosi, saggi, vulnerabili, forti, onesti e tolleranti, riceviamo il riflesso delle nostre credenze sul tipo di rapporto che abbiamo col Creatore, cioè percepiamo il nostro Creatore e noi stessi alla presenza di quella forza creativa.

Quindi la riflessione che vi offro rappresenta una possibilità che è in sé sottile e potente  che provoca tutta una serie di implicazioni lungo l’arco di un’esistenza.

Se ciò ha un senso per voi, bene, se non lo ha vi invito ad archiviare mentalmente queste informazioni e, se in futuro dovesse verificarsi  uno sgretolamento del vostro sistema di credenze, allora potrete andare a cercare questa cartella e lavorando su questo specchio, avrete un potente strument