Articolo n.10
Versione italiana
Bushido & Reiki
Base Etica del Reiki
Le opinioni rispetto al Samurai variano enormemente. Per alcuni erano
liti bestiali di professionisti ed assassini spietati. Tuttavia altri li
vedevano come idealisti paragonabili ai cavalieri delle leggende europee medievali.
Possedevano molti privilegi,
non lavoravano ed erano esenti da imposte. Ostentavano il diritto
legale di ammazzare subito qualunque plebeo irrispettoso. Ma esisteva
un codice per evitare l'abuso di quei poteri. Quel codice, denominato
Bushido, benché non fosse mai redatto emerse nel secolo XII.
Bushido significa il codice di condotta "corretto" per il cavaliere
combattente. Per vivere in accordo con questo codice, un Samurai
dovrebbe essere valoroso, onorevole, motivato da un desiderio di agire con rettitudine e giustizia, dovrebbe essere misericordioso, verace, cortese, leale, possessore di un gran dominio di sé stesso e capace dell'autosacrificio.
In realtà era un codice ristretto che senza dubbio più di qualcuno lasciava compiere.
L'enfasi del Bushido nella virtù militare del coraggio, è inevitabile e non richiede maggiore discussione.
L'onore ed il rispetto erano
tra i motivi principali del loro vivere, mentre la ricchezza veniva
considerata in maniera secondaria; senza dubbio, ora si è trasformato in un símbolo di
successo e pertanto in un riscatto del recupero del prestigio.
È da aspettarsi che questi Samurái dei nostri giorni seguano i loro antenati
"Samurái", per molti dei quali la perdita di onore conduceva al Seppuku, (hara - kiri) rituale che segnifica:
"Quando si perde l'onore, è un sollievo morire; la morte non è altro che un ritiro sicuro dall'infamia."
Il codice di valori del bushido si formò a partire dalla combinazione di tre fonti basilari - il confucianesimo, lo shintoísmo ed il Buddismo - e della scuola di pensiero zen. Il bushido imparò dal Buddismo a non temere il pericolo né la morte, perché educò i samurái a credere che esiste un'altra vita dopo la morte, lasciata la terra, nella quale comunicheranno del
motivo della propria reincarnazione. Quel livello di coscienza
superiore, che non è possibile conoscere con certezza, fa si di ignorare la morte, e lo si capisce attraverso la meditazione zen.
La dottrina shintoísta diede al bushido il senso della lealtà agli antenati e
alla famiglia imperiale, lealtà che faceva che i samurái mettessero la propria vita - nel suo senso più letterale
del termine - al servizio dell'imperatore o del suo daimyo, ' signore '.
Questa stessa lealtà, come è
logico, determinò anche un marcato senso patriottico verso la terra,
nella quale si nasce, col proprio destino, con la propria vita, in
giusta corrispondenza con i doni che offre, molto probabilmente e' questa la ragione che spiega l'inclinazione dei samurái per l'agricoltura.
infine, il confucianesimo segnò i cinque tipi di relazioni col mondo degli uomini, l'ambiente e la famiglia: tra signore e servitore, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore e tra amico ed amico, e la maniera in cui il samurái deve rispettarli.
Ma, al di sopra di questi, il bushido si basa su due principi basilari. Il primo è che ogni samurái
"deve sempre, innanzitutto, avere presente il fatto che un giorno deve
morire", perché l'esistenza umana e, specialmente, quella del
guerriero, è sempre impermanente;
non è il fragile fiore
del ciliegio - che dura appena poche ore - il simbolo della vita del samurái.
Si potrebbe dire che il bushido insegna la maniera di morire, ma sarebbe ridurre il concetto alla sua spiegazione semplicistica. Il bushido in realtà insegna ad un samurái ad immaginare la scena della sua morte ogni notte prima di
addormentarsi; dopo vari anni di questo allenamento, la cosa certa è che dal punto di vista mentale il samurái è morto, qualcosa che gli conferisce un enorme potere, perché un uomo morto non ha paura di niente.
Questo non significa che non stimi la sua morte; ma, dato che vivere è prepararsi a morire, la morte di un samurái deve essere
di conseguenza un atto valoroso che perpetui il suo nome tra le generazioni a venire.
Sarebbe una terribile disgrazia per lui che una freccia lo raggiungesse casualmente nel campo di battaglia. D'altra parte, un samurái sceglierà di morire prima di vedere il suo nome malfamato, la morte non è eterna, il disonore si, se succedeva di essere tacciato per codardo o se trasgrediva qualche norma del bushido.
L'unica forma di recuperare l'onore perso per il trasgressore era ricorrere al harakiri o suicidio rituale.
Il secondo principio è quello della lealtà e la fedeltà, alle disposizioni
molto ristrette dei governanti del paese, i daimyos, ma soprattutto a quelle dell'imperatore. C'era solo una lealtà superiore a quella del samurái, ed era quella del daimyo verso i suoi sudditi.
Potremmo definire così le sette virtù che dovevano possedere i bushi: il senso della giustizia e dell'onestà, il valore ed il disprezzo della morte, la simpatia verso tutti, l'educazione ed il rispetto
dell'etica, la sincerità ed il rispetto della parola data, la lealtà assoluta verso i superiori e, finalmente, la difesa dell'onore del nome e del clan, quello che si riassumeva in dovere,
azioni, risoluzione (shiki), generosità (ansha), fermezza di anima (fudo), magnanimità, doryo, ed umanità (ninyo). Tutti questi fattori facevano del bushido un codice molto semplice.
Tuttavia, nonostante la sua mancanza di sofisticazione, o proprio per questo, il bushido
diede vita a tutta una nazione attraverso i secoli, a guerre civili, bombe atomiche ed invasioni.
Questi sono i sette principi che dirigono il codice di Bushido, la guida morale della maggioranza dei samurai di Rokugan. Siate fedeli ed il vostro onore crescerà. Rompetelo, ed il vostro nome sarà insultato per le generazioni venture.
1. GI - Onestà e Giustizia
Sii onesto nei tuoi rapporti con tutto il mondo. Credi nella Giustizia, ma non in
quella che deriva dagli altri, bensì nella tua.
Per un autentico samurai non esistono le tonalità di grigio in quello che riguarda l'onestà e giustizia.
Esiste solo il giusto agire o l'agire scorretto.
2. YU - Valore Eroico
Elevati al di sopra delle masse della gente che teme di agire. Nascondersi come una tartaruga nel suo guscio non è vivere.
Un samurai deve avere valore eroico. È assolutamente rischioso. È pericoloso. È vivere la vita in forma piena, completa, meravigliosa. Il coraggio eroico non è cieco. È intelligente e forte.
Rimpiazza la paura per il rispetto e la precauzione.
3. JIN - Compassione
Mediante l'allenamento intenso il samurai si trasforma in impavido e forte. Non è come il resto degli uomini. Sviluppa un potere che deve essere usato per il bene di tutti.
Ha compassione. Aiuta i suoi compagni in qualunque opportunità. Se l'opportunità non sorge, esce dalla sua strada per trovarla.
4. REI - Cortesia
I samurai non hanno motivi per essere crudeli. Non devono dimostrare la propria forza. Un samurai è cortese perfino con i suoi nemici.
Senza questa dimostrazione diretta di rispetto non siamo migliori degli animali.
Un samurai riceve rispetto non solo per la sua crudeltà nella battaglia, ma anche per la sua maniera di trattare gli altri. L'autentica forza interiore del samurai diventa evidente in tempi di difficoltà.
5. MEYO - Onore
L'Autentico samurai ho solo un codice d'onore del suo proprio onore, ed e' egli stesso. Le decisioni che prende e come le porta a termine sono un riflesso di
se' stesso e di come e' realmente.
Non puoi nasconderti a te stesso.
6. MAKOTO - Sincerità Assoluta
Quando un samurai dice che farà qualcosa, è come se già fosse fatta. Niente in questa terra lo fermerà nella realizzazione di quello che ha detto che farà.
"Non deve dare la sua parola." Non "deve promettere." Il semplice fatto di parlare ha messo in movimento l'atto di fare.
Parlare e Fare sono la stessa azione.
7. CHUGO - Dovere e Lealtà
Per il samurai, avere fatto o detto "qualcosa", significa che quel "qualcosa" gli appartiene. È responsabile di ciò e di tutte le conseguenze che seguono.
Un samurai è intensamente leale verso quelli che gli presteranno attenzione. Per coloro che sono responsabili, egli rimane fieramente fedele.
Le parole di un uomo sono come le sue orme; puoi seguirli dovunque egli vada.
Attenzione alla strada che segui.
Il Credo del Samurai
Non ho parenti, faccio in modo che la Terra ed il Cielo lo siano.
Non ho casa, faccio in modo che il Tan T'ien lo sia.
Non ho potere divino, faccio dell'onestà il mio potere divino.
Non ho mezzi, faccio dei miei mezzi veicolo per la docilità.
Non ho potere magico, faccio della mia personalità il mio potere magico.
Non ho corpo, faccio dello stoicismo il mio corpo.
Non ho occhi, faccio luce dei miei occhi.
Non ho udito, faccio della mia sensibilità il mio udito.
Non ho estremità, faccio della mia rapidità le mie estremità.
Non ho leggi, faccio della mia auto-difesa le mie leggi.
Non ho strategia, agisco in maniera corretta per ammazzare e del
giusto agire per restituire la vita alla mia strategia.
Non ho idee, faccio prendere in anticipo l'opportunità alle mie idee.
Non ho miracoli, faccio delle leggi corrette i miei miracoli.
Non ho principi, faccio dell'adattabilità a tutte le circostanze i miei principi.
Non ho tattiche, faccio del vuoto e la pienezza le mie tattiche.
Non ho talento, faccio che la mia astuzia sia il mio talento.
Non ho amici, faccio della mia mente la mia amica.
Non ho nemici, faccio della disattenzione il mio nemico.
Non ho armatura, faccio della benevolenza la mia armatura.
Non ho castello, faccio della mia mente inamovibile il mio castello.
Non ho spada, faccio della mia non mente la mia spada.
al prossimo giovedì,
Juan de la Piedra
Editore
jdelapiedra@reikiperu.com
15/11/2005
Traduzione: Ermanno Valitutto
Versione
Spagnola
Base Ética del Reiki
Las opiniones respecto al Samurai varían enormemente. Para unos eran bestias de pelea profesionales y asesinos despiadados. Sin embargo otros los ven como idealistas comparables a los caballeros de las leyendas europeas medioevales. Poseían muchos privilegios, no trabajaban y estaban exentos de impuestos. Ostentaban el derecho legal de matar al instante a cualquier plebeyo irrespetuoso. Pero existía un código para evitar el abuso de esos poderes. Ese código, denominado el Bushido, aunque nunca fue redactado emergió en el siglo XII.
Bushido significa el código de conducta correcto para el caballero combatiente. Para vivir de acuerdo con este código, un Samurai debería ser valeroso, honorable, motivado por un deseo de actuar con rectitud y justicia, debería ser misericordioso, veraz, cortés,
leal, poseedor de un gran dominio de sí mismo y capaz del autosacrificio.
En verdad era un código estricto, que sin duda más de unos cuantos dejaban de cumplir.
El énfasis del Bushido en la virtud militar de la bravura es inevitable y no requiere mayor discusión. El honor y el respeto propio fueron los motivos primarios, y la riqueza se consideraba en un lugar muy secundario; aunque sin duda, ahora se ha transformado en un símboio del éxito y por lo tanto en una prueba de la recuperación del prestigio. Es de esperarse que estos Samuráis de nuestros días sigan coincidiendo con sus antepasados Samuráis, para muchos de los cuales la pérdida de honor conducía al Seppuku (Hara- kiri)ritual, que señala:
"Cuando se pierde el honor, es un alivio morir; la muerte no es sino un retiro seguro de la infamia".
El código de valores de bushido se formó a partir de la combinación de tres fuentes básicas -el confucianismo, el shintoísmo y el budismo- y de la escuela de pensamiento zen. El bushido aprendió del budismo a no temer al peligro ni a la muerte, pues educó a los samuráis en la creencia de que existe otra vida en la tierra después de la muerte, en la cual participarán tras su reencarnación. Ese nivel de conciencia superior, en el que es posible conocerse hasta lo absoluto y así ignorar la muerte, se alcanza a través de la meditación zen. Las doctrinas shintoístas dieron al bushido el sentido de la lealtad a los antepasados y la familia imperial, lealtad que hacía que los samuráis pusieran su vida -en su sentido más literal- al servicio del emperador o de su daimyo
(’señor’). Esta misma lealtad, como es lógico, también determinó un marcado sentido patriótico hacia la tierra, a la que se alimenta, llegado el caso, con la propia vida, en justa correspondencia por los dones que ofrece (muy posiblemente sea ésta la razón que explica la afición de los samuráis por la agricultura). Por último, el confucionismo marcó los cinco tipos de relaciones con el mundo de los hombres, el entorno y la familia: entre señor y sirviente, padre e hijo, marido y esposa, hermano mayor y hermano pequeño y entre amigo y amigo, y la manera en que el samurái debe acogerse a ellas.
Pero, por encima de los anteriores, el bushido se sustenta sobre dos principios básicos. El primero es que todo samurái "debe siempre, ante todo, tener presente el hecho de que un día ha de morir", pues la existencia humana y, muy especialmente, la del guerrero, es del todo impermanente. No en balde es la frágil flor del cerezo -que apenas dura unas horas- el símbolo de la vida del samurái. Se podría decir que el bushido enseña la manera de morir, pero eso sería reducir el concepto a su explicación simplista. El bushido en realidad enseña a un samurái a imaginar la escena de su muerte cada noche antes de dormir; después de varios años de este entrenamiento, lo cierto es que desde el punto de vista mental el samurái está
muerto, algo que le confiere un enorme poder, pues un hombre muerto no tiene miedo de nada. Esto no significa que no valore su muerte; es más, dado que vivir es prepararse para morir, la muerte de un samurái debe ser consecuencia de un acto valeroso que perpetúe su nombre entre las generaciones venideras. Sería una terrible desgracia para él que una flecha le alcanzara casualmente en el campo de batalla. Por otra parte, un samurái elegirá morir antes que ver su nombre desacreditado (la muerte no es eterna, el deshonor sí), lo cual podía ocurrir si era tachado de cobarde o si transgredía alguna de las normas del bushido. La única forma de recuperar el honor perdido para el infractor era recurrir al harakiri o suicidio ritual.
El segundo principio es el de la lealtad y la fidelidad más estrictas a las disposiciones de los gobernantes del país, los daimyos, pero sobre todo a las del emperador. Sólo había una lealtad superior a la del samurái, y era la del daimyo hacia sus súbditos.
Podríamos definir así las siete virtudes que debían poseer los bushi: el sentido de la justicia y de la honestidad, el valor y el desprecio de la muerte, la simpatía hacia todos, la educación y el respeto a la etiqueta, la sinceridad y el respeto de la palabra dada, la lealtad absoluta hacia los superiores y, finalmente, la defensa del honor del nombre y del clan, lo que se resumía en deber (giri), resolución (shiki), generosidad (ansha), firmeza de alma (fudo), magnanimidad (doryo) y humanidad (ninyo). Todos estos factores hacían del bushido un código muy simple. Sin embargo, a pesar de su falta de sofisticación, o precisamente por esto, el bushido alimentó a toda una nación a través de los siglos, y a través de guerras civiles, bombas atómicas e invasiones.
Estos son los siete principios que rigen el código de Bushido, la guía moral de la mayoría de samurai de Rokugan. Sed fieles a él y vuestro honor crecerá. Rompedlo, y vuestro nombre será denostado por las generaciones venideras.
1. GI - Honradez y Justicia
Sé honrado en tus tratos con todo el mundo. Cree en la Justicia, pero no en la que emana de los demás, sino en la tuya propia.
Para un auténtico samurai no existen las tonalidades de gris en lo que se refiere a honradez y justicia.
Sólo existe lo correcto y lo incorrecto.
2. YU - Valor Heroico
Álzate sobre las masas de gente que temen actuar. Ocultarse como una tortuga en su caparazón no es vivir.
Un samurai debe tener valor heroico. Es absolutamente arriesgado. Es peligroso. Es vivir la vida de forma plena, completa, maravillosa. El coraje heroico no es ciego. Es inteligente y fuerte.
Reemplaza el miedo por el respeto y la precaución.
3. JIN - Compasión
Mediante el entrenamiento intenso el samurai se convierte en rápido y fuerte. No es como el resto de los hombres. Desarrolla un poder que debe ser usado en bien de todos.
Tiene compasión. Ayuda a sus compañeros en cualquier oportunidad. Si la oportunidad no surge, se sale de su camino para encontrarla.
4. REI - Cortesía
Los samurai no tienen motivos para ser crueles. No necesitan demostrar su fuerza. Un samurai es cortés incluso con sus enemigos. Sin esta muestra directa de respeto no somos mejores que los animales.
Un samurai recibe respeto no solo por su fiereza en la batalla, sino también por su manera de tratar a los demás. La auténtica fuerza interior del samurai se vuelve evidente en tiempos de apuros.
5. MEYO - Honor
El Auténtico samurai solo tiene un juez de su propio honor, y es él mismo. Las decisiones que tomas y cómo las llevas a cabo son un reflejo de quien eres en realidad.
No puedes ocultarte de ti mismo.
6. MAKOTO - Sinceridad Absoluta
Cuando un samurai dice que hará algo, es como si ya estuviera hecho. Nada en esta tierra lo detendrá en la realización de lo que ha dicho que hará.
No ha de "dar su palabra." No ha de "prometer." El simple hecho de hablar ha puesto en movimiento el acto de hacer.
Hablar y Hacer son la misma acción.
7. CHUGO - Deber y Lealtad
Para el samurai, haber hecho o dicho "algo", significa que ese "algo" le pertenece. Es responsable de ello y de todas las consecuencias que le sigan.
Un samurai es intensamente leal a aquellos bajo su cuidado. Para aquellos de los que es responsable, permanece fieramente fiel.
Las palabras de un hombre son como sus huellas; puedes seguirlas donde quiera que él vaya.
Cuidado con el camino que sigues.
El Credo del Samurai
No tengo parientes, Yo hago que la Tierra y el Cielo lo sean.
No tengo hogar, Yo hago que el Tan T’ien lo sea.
No tengo poder divino, Yo hago de la honestidad mi poder divino.
No tengo medios, Yo hago mis medios de la docilidad.
No tengo poder mágico, Yo hago de mi personalidad mi poder mágico.
No tengo cuerpo, Yo hago del estoicismo mi cuerpo.
No tengo ojos, Yo hago del relámpago mis ojos.
No tengo oídos, Yo hago de mi sensibilidad mis oídos.
No tengo extremidades, Yo hago de la rapidez mis extremidades.
No tengo leyes, Yo hago de mi auto-defensa mis leyes.
No tengo estrategia, Yo hago de lo correcto para matar y de lo correcto para restituir la vida mi estrategia.
No tengo ideas, Yo hago de tomar la oportunidad de antemano mis ideas.
No tengo milagros, Yo hago de las leyes correctas mis milagros.
No tengo principios, Yo hago de la adaptabilidad a todas las circunstancias mis principios.
No tengo tácticas, Yo hago del vacío y la plenitud mis tácticas.
No tengo talento, Yo hago que mi astucia sea mi talento.
No tengo amigos, Yo hago de mi mente mi amiga.
No tengo enemigos, Yo hago del descuido mi enemigo.
No tengo armadura, Yo hago de la benevolencia mi armadura.
No tengo castillo, Yo hago de mi mente inamovible mi castillo.
No tengo espada, Yo hago de mi No mente mi espada.
Hasta el próximo jueves,
Juan de la Piedra
Editor
jdelapiedra@reikiperu.com
15/11/2005 12:12