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JUAN
DE LA PIEDRA
http://www.reikiperu.com/mae.htm
Juan de la Piedra,
MAESTRO FONDATORE
DI REIKI PERU'
insieme a
Yvonne
Gómez Restrepo,
Master
Reiki (Master Training allieva di Frank Arjava Petter),
Articolo
n.16
versione italiana
Evita di
preoccuparti
Shinpai Suna
I kanjis del secondo precetto di Reiki si pronuncia "Shinpai Suna" che
tradotti significano: Evitare di Preoccuparsi.
Questi fondamenti del Reiki appartengono ad un straordinario poema
dell'Imperatore Meiji che il Dr. Mikao Usui (fondatore del Reiki),
scelse per il suo metodo pedagogico al fine di donare ai suoi alunni
ed apprendisti un semplice metodo per la crescita spirituale e
rinvigorimento energetico.
Si precisa che l'Imperatore Meiji non era solo un poeta, fu anche un
gran riformatore del Giappone, una figura religiosa sommamente
notevole a confronto dei suoi predecessori come un gran psichico (uomo
pieno di carisma).
Kansha Shite o evita di preoccuparti, nella lingua nipponica una
fonetica molto speciale congiuntamente con gli altri principi che lo
rendono più bello e mistico. Tuttavia, c'è qualcosa in più da dire
rispetto ai motivi e ragioni logiche e mistiche per capire e far
nostro questo principio.
In primo luogo, la parola preoccupazione in realtà è relazionata con
l'angoscia e l'ansietà, come si potra' notare non ha niente a che
vedere il suo uso col suo significato linguistico "pre - occuparsi",
questo è, occuparsi prima che qualcosa sia accaduta. Preoccuparsi per
noi, per la nostra collettività significa essenzialmente angoscia ed
anche disperazione o ansietà. Altresi', il vocabolo e i kanji
giapponese "Shinpai Suna", si riferiscono all'angoscia, disperazione
ed ansietà.
In secondo luogo, da un punto di vista semplicemente occidentale,
scientifico e medico la preoccupazione è dannosa poiché provoca alle
nostre surrenali approvviggionamento di adrenalina, la stessa che
circola adeguatamente nel nostro organismo senza essere consumata,
trasformandosi in tossina che alla fine si collochera' in qualche
tessuto od organo. Quando la preoccupazione è eventuale (occasionale),
semplicemente l'adrenalina sarà riciclata ed eliminata; ma quando la
preoccupazione è un'abitudine, quando giorno per giorno qualcosa di
permanente diventa somatizzato in noi, definitivamente la situazione
arriverà allora a pregiudicarci.
Molte volte chi ha l'abitudine alla preoccupazione, attribuisce la sua
insonnia ai debiti che ha o alle difficoltà nel suo impiego; quando in
realtà cio' che provoca l'insonnia è la quantità di adrenalina nel
sangue. Sappiamo che l'adrenalina ha la facoltà di svegliarci e
mantenerci all'erta, conseguentemente non dormiremo con facilità se ci
siamo abituati alle preoccupazioni. La scienza non dice che l'insonnia
viene solo per questa ragione, ma è una delle piu' comuni nel nostro
mondo di oggi.
Quando dico abitudine sto significando qualcosa di più profondo,
ossia, in qualche momento abbiamo imparato ad associare determinati
fatti o situazioni col sentimento di angoscia, disperazione ed
ansietà. Da bambini impariamo ad imitare i nostri genitori e man mano
che cresciamo copiamo gli atteggiamenti dei leader o i personaggi
famosi. chiamati solitamente "capi branco", questi sono preoccupati,
molto occupati, irritabili, etc.; molte abitudini che danno loro
prestigio. È quasi impossibile trovare un leader spensierato; perché
il tratto della preoccupazione è parte dei segni che deve dare per
dimostrare il suo prestigio.
Allora possiamo affermare che "l'essere preoccupato" ha soprattutto il
suo "fascino" se vogliamo essere importanti. Cioè, possiamo imparare
ad essere preoccupati, e perfino possiamo fingere preoccupazione.
Vediamo nella pratica come i medici geriatri dicono ai propri pazienti
che "non si preoccupino"; la ragione è molto semplice, l'ansietà e
l'angoscia o disperazione destabilizza la propria armonia organica ed
è terreno per gli acciacchi e le malattie. Non aspetiamo di arrivare
all'anzianità per evitare di preoccuparci (Kansha Shite). Impariamo ad
evitare la disperazione, angoscia ed ansietà ora, giorno per giorno.
In terzo luogo, da un punto di vista mistico, preoccuparsi è mettersi
a pensare a temi del passato o del futuro che accaddero o stanno per
succedere. Quando ricordiamo che non facemmo caso ai nostri genitori
in un momento che potevano appoggiarci con il loro aiuto, e non demmo
loro retta; "ora i miei compagni che diedero retta ai propri genitori
e presero (seguirono) i loro consigli stanno in un straordinario posto
professionale; invece io , ora mi lamento dunque che la mia posizione
professionale non mi soddisfa". Questo tipo di preoccupazione è molto
tipico, ci frega i fatti del passato e ci fa sentire infelici ed
angosciati.
Ma se abbiamo debiti importanti con scadenze urgenti, c'angosciamo
anche, alcune persone sono arrivate al suicidio per non aver trovato
soluzioni ad immagini del futuro incerto. Gli eventi che accadranno e
che apparentemente non hanno soluzione si trasformano in pensieri
fissi, causandoci instabilità, insonnia, disperazione.
Entrambi i tipi di problemi ci angustiano, siano del passato o del
futuro, casualmente ci deviano del presente. E questo per il Reiki è
molto male, perché l'essenza dell'energia possiamo trovarla solo al
presente, in questo istante cosciente, mentre scriviamo o leggiamo;
essere cosciente al presente è un lavoro e sforzo fondamentale per
ogni mistico o cercatore della verità. Di conseguenza, uscire al
passato o il futuro rompe questo sforzo, poiché ci lasciamo
trasportare dall'impulso reagente primario delle nostre abitudini,
abitudini ed atteggiamenti ereditati che ci portano quasi sempre per
la strada sbagliata.
La preoccupazione aggiunge alla nostra vita un problema, più che
risolvere i molti che gia' abbiamo, non serve a niente, farci credere
che siamo responsabili e sentire angoscia per i nostri figli, per i
ricordi gravi o eventi incerti che ci vengono.
Gli orientali hanno un proverbio molto preciso al riguardo: "Se il
problema ha soluzione, perche ti preoccupi?, e se non ha soluzione,
perche ti preoccupi"?.
Evitiamo di preoccuparci, siamo reattivi rimaniamo coscienti del
nostro presente, godiamolocelo e siamo felici ogni istante della
nostra vita; perché benché i sapori di ogni istante abitato siano
differenti, ognuno di essi è un eccellente momento di crescita per
imparare qualcosa in piu' in questa straordinaria ricerca.
al prossimo giovedì,
Juan della Pietra
jdelapiedra@reikiperu.com
Editore
05/05/2005
traduzione:
Ermanno Valitutto

versione
spagnola
Evita
preocupartre
Kansha Shite o evita preocuparte, en su idioma nipón tiene una
fonética muy especial conjuntamente con los otros principios, que lo
hacen más bello y místico. Sin embargo, hay algo más que decir
respecto a los motivos y razones lógicas así como místicas para
entender y hacer nuestro este principio.
En primer lugar, la palabra preocupación en realidad está
relacionada con la angustia y la ansiedad, como podrán advertir no
tiene nada que ver su uso con su significado lingüístico "pre -
ocuparse", esto es, ocuparse antes de alguna cosa o hecho.
Preocuparse para nuestra colectividad hispana significa básicamente
angustia y también desesperación o ansiedad. Asímismo, el vocablo y
kanji japonés "Shinpai Suna", se refieren a la angustia,
desesperación y ansiedad.
En segundo lugar, desde un punto de vista simplemente occidental,
científico y médico la preocupación es perjudicial ya que provoca a
nuestras suprarrenales la provisión de adrenalina, la misma que va a
circular por nuestro organismo sin ser consumida adecuadamente,
convirtiéndose en toxina que finalmente se alojará en cualquier
tejido u órgano. Cuando la preocupación es eventual, la adrenalina
simplemente será reciclada y eliminada; pero cuando la preocupación
es un hábito, cuando es algo permanente en nuestro día a día,
entonces la situación definitivamente llegará a perjudicarnos.
Muchas veces, quien tiene el hábito de la preocupación, le atribuye
su insomnio a las deudas que tiene o a las dificultades en su empleo;
cuando en realidad quien provoca el insomnio es la cantidad de
adrenalina en la sangre. Sabemos que la adrenalina tiene la facultad
de despertarnos y mantenernos alerta, consecuentemente no dormiremos
con facilidad si nos hemos habituado a las preocupaciones. La
ciencia no dice que el insomnio sólo se da por esta razón, pero es
una de las más comunes en nuestro mundo de hoy.
Cuando digo hábito estoy señalando algo más profundo, es decir, en
algún momento hemos aprendido a asociar determinados hechos o
situaciones con el sentimiento de angustia, desesperación y ansiedad.
Desde muy niños aprendemos a imitar a nuestros padres y a medida que
crecemos copiamos las actitudes de los líderes o íconos sociales.
Los llamados "jefes de manada", usualmente son preocupados, muy
ocupados, irritables, etc.; muchos hábitos que les dan prestigio. Es
casi imposible encontrar un líder despreocupado; pues el rasgo de la
preocupación es parte de las señales que debe dar para demostrar su
prestigio.
Entonces podemos afirmar que "el ser preocupado" tiene su "charm"
sobre todo si queremos ser importantes. Es decir, podemos aprender a
estar preocupados, e incluso podemos fingir preocupación.
Vemos en la práctica como los médicos geriatras le dicen a sus
ancianos pacientes que "no se preocupen"; la razón es muy simple, la
ansiedad y la angustia o desesperación desestabiliza su armonía
orgánica y es terreno para los achaques y enfermedades. No esperemos
llegar a la ancianidad para evitar preocuparnos (Kansha Shite).
Aprendamos a evitar la desesperación, angustia y ansiedad en nuestro
día a día.
En tercer lugar, desde un punto de vista místico, preocuparse es
estar pensando en temas del pasado o del futuro que ocurrieron o
están por ocurrir. Cuando recordamos que no hicimos caso a nuestros
padres en un momento que podían apoyarnos con el post grado, y no
les hicimos caso; "ahora mis compañeros que si hicieron caso a sus
padres y tomaron el post grado están en un extraordinario lugar
profesional; en cambio, ahora me lamento pues mi posición
profesional no me satisface". Este tipo de preocupación es muy
típica, nos restriega hechos del pasado y nos hace sentir infelices
y angustiados.
Pero si tenemos deudas importantes con vencimientos apremiantes,
también nos angustiamos, algunas personas han llegado al suicidio
por no encontrar imágenes del futuro incierto debidamente resueltas.
Los eventos por ocurrir que aparentemente no tienen solución se
convierten en nuestro enfoque central causándonos inestabilidad,
insomnio, desesperación.
Ambos tipos de enfoques angustiantes, sean del pasado o del futuro,
casualmente nos desvían del presente. Y ese hecho para el Reiki es
fatal, pues la esencia de la energía sólo la podemos hallar en el
presente, en este instante conciente, mientras escribimos o leemos;
ser conciente en el presente ha sido y es un trabajo y esfuerzo
fundamental para todo místico o buscador de la verdad. En
consecuencia, salirse al pasado o al futuro rompe ese esfuerzo, ya
que nos dejamos llevar por el impulso reactivo primario de nuestros
hábitos, costumbres y actitudes heredadas que casi siempre nos
llevan por el camino equivocado.
La preocupación añade a nuestra vida un problema más que resolver a
los muchos que ya tenemos, no sirve para nada, a no ser para
hacernos creer que somos responsables por sentir angustia por
nuestros hijos, por los recuerdos graves o eventos inciertos que se
vienen.
Los orientales tienen un refrán muy preciso al respecto: "Si el
problema tiene solución, ¿de que te preocupas?, y si no tiene
solución, ¿de que te preocupas?".
Evitemos preocuparnos, seamos proactivos permanezcamos concientes de
nuestro presente, disfrutémoslo y seamos felices cada instante de
nuestra vida; pues aunque los sabores de cada instante vivido serán
diferentes, cada uno de ellos es un excelente momento para crecer y
aprender algo más en este extraordinario camino de búsqueda.
Hasta el próximo jueves,
Juan de la Piedra
jdelapiedra@reikiperu.com
Editor
05/05/2005 18:12
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