…Le parole del compianto
John F. Kennedy tornano a ossessionarci; cinque anni fa Kennedy disse:
«Coloro che rendono impossibile la rivoluzione pacifica renderanno
inevitabile la rivoluzione violenta». Per scelta o per caso, la
nostra nazione si è investita sempre più spesso di questo ruolo: il
ruolo di coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica,
rifiutandosi di rinunciare ai privilegi e ai piaceri derivanti dagli
immensi profitti degli investimenti in tutto il mondo. Io sono
persuaso che se vogliamo passare al versante positivo della
rivoluzione mondiale, come nazione dobbiamo compiere una radicale
rivoluzione dei valori. Dobbiamo al più presto cominciare a passare
da una società orientata alle cose a una società orientata alle
persone. Finché considereremo le macchine e i computer, le
motivazioni del profitto e i diritti di proprietà più importanti
delle persone, i tre giganti del razzismo, del materialismo estremo e
del militarismo non potranno mai essere sconfitti.
Una vera rivoluzione dei valori ci indurrebbe ben presto a mettere in
discussione l’equità e la giustizia di molte nostre scelte
politiche del presente e del passato. […] Una vera rivoluzione dei
valori guarderebbe ben presto con disagio al violento contrasto fra
povertà e ricchezza. […] Una vera rivoluzione dei valori metterà
mano all’ordinamento mondiale, e della guerra dirà: «Questo modo
di comporre i dissidi non è giusto». Bruciare gli esseri umani con
il napalm, riempire le nostre case di orfani e di vedove, iniettare
germi velenosi di odio nelle vene di popoli che di norma sarebbero
pieni di umanità, rimandare a casa gli uomini che hanno combattuto in
campi di battaglia tenebrosi e sanguinosi e tornano menomati nel
fisico e turbati nella psiche: tutti questi atti non possono
conciliarsi con la saggezza, la giustizia, l’amore. Una nazione che
continua, un anno dopo l’altro, a spendere più denaro per la difesa
militare che per i programmi di elevazione sociale, si avvicina alla
morte dello spirito. Soltanto un tragico desiderio di morte ci può
impedire di riordinare la nostra scala di priorità, in modo che il
perseguimento della pace abbia la precedenza sul perseguimento della
guerra. […]
Un’autentica rivoluzione dei valori significa in ultima analisi che
dobbiamo avere una forma di lealtà ecumenica e non settoriale. Ogni
nazione, ormai, deve sviluppare sopra ogni altra cosa una lealtà
verso l’umanità, verso l’umanità nel suo insieme, in modo da
riuscire a conservare il meglio delle singole società. […]
Dobbiamo superare l’indecisione passando all’azione. Dobbiamo
trovare nuovi modi per parlare a favore della pace in Vietnam e della
giustizia in tutti i paesi in via di sviluppo, il cui confine comincia
alla soglia delle nostre case. Se non agiremo, saremo certo trascinati
lungo gli oscuri, lunghi e infamanti corridoi del tempo riservati a
quanti possiedono potere ma non compassione, potenza ma non moralità,
forza ma non giudizio.
Cominciamo. Rinnoviamo la nostra dedizione alla battaglia per un mondo
nuovo, lunga e aspra ma bellissima. Questa è la vocazione a cui sono
chiamati i figli di Dio, e i nostri fratelli aspettano con ansia la
nostra risposta. Diremo che siamo troppo svantaggiati in partenza?
Diremo che la lotta è troppo aspra? Il nostro messaggio sarà che le
forze della vita americana militano contro la loro possibilità di
diventare uomini in senso pieno, e noi inviamo i sensi del più
profondo rammarico? Oppure ci sarà un messaggio diverso: di
desiderio, di speranza, di solidarietà con le loro aspirazioni, di
impegno verso la loro causa, a qualsiasi costo? Tocca a noi scegliere,
e anche se forse preferiremmo che non fosse così, dobbiamo scegliere
in questo momento cruciale della storia umana.