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S.G.
Matsyavatara Prabhu |
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S.G. Matsyavatara Prabhu
Relazioni
familiari
Relazioni
Familiari
Parte prima
Da una lezione di S.G. Matsyavatara Prabhu
Valtellina, seminario estivo 2002
Credo che la vita familiare, il
grihastha ashrama, implichi questioni di interesse universale.
Alcuni si sposano, altri no; alcuni hanno figli, altri non ne
hanno. Ma anche coloro che decidono di non sposarsi perché
desiderano vivere come brahmacari o brahmacarini - impegno ed
intento molto nobili - oppure coloro che hanno già superato
la fase familiare della vita, otterranno grandi benefici con
la conoscenza di certe dinamiche basilari e dei valori che
trovano le loro radici nella civiltà vedico-vaishnava anche
perché, in ogni caso, ognuno ha fratelli, sorelle, figli,
parenti.
Dal punto di vista assoluto, non c'è differenza tra
brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasa ashrama, le
quattro fasi della vita nelle quali un individuo si colloca
per la propria realizzazione spirituale. La mèta della vita
non è diventare sannyasi, brahmacari, o grihastha, bensì
ripristinare, riscoprire la nostra relazione d'amore con Dio.
In questa specifica circostanza parliamo del grihastha ashrama
perché si tratta di una fase esistenziale molto frequentata e
complessa, in cui tante sono le persone che alimentano i loro
problemi e complicano le loro relazioni. Progetti di coppia
alternativi alla vita familiare ne sono stati proposti, ma si
sono tutti rivelati disastri. In passato molti danni sono
stati fatti anche da persone che non avevano avuto esperienze
positive in ambito familiare e tuttavia hanno cercato,
disastrosamente, di orientare la vita di altri.
Quella della famiglia è certamente la tappa più complessa
per quanto riguarda l'interfaccia col mondo; si devono
affrontare problemi di stretta convivenza, di economia, di
sociologia, di educazione e di religione, nonché gestire una
serie di relazioni che vanno spesso al di là dell'esperienza
di cui l'individuo ordinario dispone.
Liberare chi dipende da noi
Domanda: Nel quinto
canto dello Shrimad Bhagavatam, Rishabhadeva dice: "Colui
che non può liberare i suoi sottoposti dalle ripetute nascite
e morti, non dovrebbe mai diventare un Maestro Spirituale, un
padre, un marito, una madre o un deva degno di venerazione.
[S.B.V.5.18].
Potresti commentare?
Non possiamo forzare
nessuno a tornare nel mondo spirituale, ma possiamo
onestamente farci carico della responsabilità di fare
qualsiasi cosa ci sia possibile per aiutare una persona a
sciogliersi dai suoi legami karmici.
Mi è capitato di dover consigliare persone indebitate. Il
loro reale problema non era con la banca o con qualcun altro;
era il loro comportamento, la loro mentalità, strutturalmente
sbagliata. Se qualcuno in un momento di generosità saldasse i
debiti di una persona così, questa continuerebbe comunque a
contrarli, perché l'insolvenza è radicata nel suo carattere.
Continuerebbe ad agire nel modo sbagliato, e quindi a produrre
debiti.
I debiti karmici hanno un'origine simile: una mente deformata
e molti errori commessi. Anche le malattie, ad esempio, sono
debiti, ma le dinamiche con cui si generano sono le stesse.
La dichiarazione di Rishabhadeva indica che chi assume
posizioni di responsabilità, avendo ovviamente le qualità
per farlo, dovrebbe fare del suo meglio per rettificare la
mente delle persone.
Non esiste qualcosa come la buona o la cattiva sorte; esiste
il modo di fare le cose, la motivazione, la conformazione
della mente e dell'intelletto. Dobbiamo analizzare le vasana,
le tendenze latenti. Quando queste sono negative, il negativo
col tempo affiora. Qualcuno può accumulare denaro e non
contrarre debiti, ma la stessa persona può contrarre debiti
nelle proprie relazioni, magari creandosi nemici a destra e a
sinistra, e quelli sono debiti estremamente pesanti. Altri
possono rivelarsi abili nel campo delle relazioni, ma
qualsiasi attività pratica facciano o qualunque cosa
tocchino, finisce in un disastro. Anche questi sono debiti.
Gli shastra ci insegnano quindi che dovremmo controllare i
sensi, perché la vita diventa rischiosa quando anche un
singolo senso è fuori controllo.
Avete notato la psicodipendenza di un fumatore, che
furtivamente si allontana per andare a fumare una sigaretta?
Avete visto le deformazioni caratteriali di un alcolizzato, o
di un cocainomane, o di un giocatore d'azzardo? Vivono nella
sofferenza, con laceranti conflitti interiori. Il giocatore
d'azzardo sa che sta distruggendo la sua vita e quella delle
persone attorno a lui. Nel passato, i casinò più famosi
avevano una stanza con un notaio pronto a scrivere il
testamento, dopodiché il perdente poteva suicidarsi. I
giocatori d'azzardo piangono, sbattono la testa contro il
muro; sanno che giocando si rovinano, ma sono sopraffatti dal
loro impulso. Anche gli assassini sono preda di impulsi
simili, ancor più accentuati nei serial killers, per lo più
psicopatici. Bisognerebbe quindi educare gli individui a
controllare i sensi sin dall'infanzia. Questo è ciò che dice
Rishabhadeva rivolgendosi agli educatori naturali, quali, ad
esempio, i genitori e il guru.
Una persona deve sviluppare autocontrollo, altrimenti come può
educare altri? Come può qualcuno che fuma consigliare o
ingiungere ad un altro di non farlo? Così Rishabhadeva
afferma che chi si assume responsabilità nei confronti di
altri, dovrebbe essere in grado di garantire loro la
liberazione; garantirla da parte sua, ovvero non mancare in
nessun modo, fare del proprio meglio, anche se poi gli
individui nella loro autonomia possono scegliere. Tutti
debbono fare i propri sforzi, ma chi guida dovrebbe essere di
esempio ed educare gli altri a liberarsi dai condizionamenti
dei sei impulsi degradanti: quello che induce a parlare di
argomenti irrilevanti (dominio sulla parola), quello che
produce le fantasie insensate (dominio sulla mente), quello
che induce gli atti impulsivi distruttivi (dominio sulla
collera), quello che genera desideri gustativi impropri
(dominio sulla lingua), e quelli che stimolano lo stomaco e i
genitali. In questo senso il padre e la madre dovrebbero
essere dei guru, ma ciò non è possibile appieno se si ignora
la scienza della realizzazione spirituale.
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PARTE SECONDA Relazioni
Familiari
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Parte
seconda
Da una lezione di S.G. Matsyavatara Prabhu
Valtellina, seminario estivo 2002
Sesso Illecito
Domanda: Nell'ISKCON
ci viene insegnato di seguire i quattro principi regolatori,
tra i quali l'astensione dal sesso illecito, che spesso è il
più critico di tutti. Comunque ci sono situazioni dove un
membro della coppia non è d'accordo nella messa in pratica
della restrizione sessuale, e questo può portare ad una
drastica rottura del matrimonio. Cosa si può fare in questi
casi?
E' una questione
scottante, che richiede una chiarificazione onesta ed urgente.
Non è la prima volta che ne parlo, ma fin'ora l'ho fatto con
studenti molto intimi.
Secondo ciò che ho imparato dagli insegnamenti di Shrila
Prabhupada, sono solito distinguere tra due categorie di sesso
illecito: la prima riguarda l'attività sessuale nel periodo
pre-matrimoniale o fuori dall'ambito matrimoniale; la seconda
riguarda invece la stessa attività all'interno del vincolo
matrimoniale, tra una coppia regolarmente unita di fronte a
Dio, con l'autorizzazione e la benedizione del Maestro
Spirituale, che santifica il matrimonio. Entrambe le categorie
vanno sotto il nome di sesso illecito - per usare
un'espressione familiare ai devoti - tuttavia credo che non ci
sia paragone tra le conseguenze del sesso illecito
extra-coniugale, e quelle generate dal sesso illecito
all'interno di una coppia religiosamente costituita. Il
termine "sesso illecito" è usato per sottolineare
che gli organi sessuali non sono giocattoli e, sia per gli
uomini che per le donne, la loro funzione specifica, oltre a
quella diuretica, è quella della procreazione. Così come
qualsiasi altro strumento, non solo corporeo, anche gli organi
sessuali esistono ad uno scopo ben preciso; qualsiasi altra
funzione per la quale vangano impiegati è detta perciò
impropria o "illecita".
Ricordiamo che l'essere incarnato subisce molti
condizionamenti, poiché assieme ad un certo corpo eredita un
enorme bagaglio karmico di samskara e vasana . Per alcune
persone quindi l'impulso può essere così forte che,
nonostante tutte le buone intenzioni, possono verificarsi
alcuni errori. Ma una cosa è l'errore che si verifica
all'interno della coppia sposata, ben altro è l'errore fuori
dal matrimonio. Fuori dall'ambito della coppia regolarmente
sposata, l'errore è disastroso, sia a livello personale che
sociale, mentre all'interno di quello stesso ambito il danno
è contenuto - comunque sto ancora parlando di danno, quindi
non fraintendete.
Per Grazia divina, ho sempre sottolineato vivamente
l'importanza di seguire i principi regolatori, e non sto
affermando ciò che avete appena sentito per promuovere un
comportamento differente, uno standard diverso. Credo che
coloro che si sono posti come obiettivo la realizzazione
spirituale e aspirano a sviluppare il puro amore per Dio,
dovrebbero seguire rigorosamente i principi della libertà, ed
evitare quindi di dedicarsi ad attività sessuali illecite.
Allo stesso tempo, in molti anni di esperienza nel consigliare
persone di varia età, ceto e cultura, ho testimoniato molte
sofferenze causate dall'applicazione acritica e intransigente
della legge.
Le persone vivono su differenti piani di coscienza: è
un'eccezione trovare due persone allo stesso livello, anche se
entrambi desiderano sinceramente diventare devoti insieme. In
una coppia c'è spesso un partner che compie un avanzamento più
veloce, mentre l'altro potrebbe rimanere ad un livello
stazionario per un po' di tempo. Questo generalmente genera un
divario. Sto consigliando da decenni ai coniugi di aiutarsi
l'un l'altro, di essere pazienti e tolleranti. Se uno dei due
ha bisogno di aiuto, l'altro dovrebbe offrirglielo
generosamente. Forse non ho sottolineato abbastanza questo
fatto … ritengo che una persona dovrebbe seguire
rigorosamente i principi regolatori, ma ora sto parlando di
casi che potrebbero portare a serie agitazioni in una
famiglia, e spesso anche al tradimento. Non sto sostenendo che
qualcuno dovrebbe abbandonare il principio della purezza, ma
bisogna capire che le persone possono essere curate solo con
amore ed affetto costanti. Se tra marito e moglie ci sono
effettiva sincerità e amicizia, in qualche misura ci saranno
anche amore ed affetto reali; se c'è la volontà di aiutare
l'altro a superare i propri limiti, allora si possono fare,
con accortezza, alcune concessioni, evitando così grossi
disastri, seri e irreparabili. Ho visto persone che con
rigidità hanno represso a lungo i loro impulsi e infine hanno
abbandonato i loro voti religiosi.
Considerando allo
stesso modo il sesso illecito extra-coniugale e le occasionali
debolezze che possono insorgere nella vita coniugale,
mostreremmo carenza di maturità culturale e di comprensione
spirituale. Per correggere il carattere di una persona o per
curare una malattia, dobbiamo favorire la guarigione
attraverso un metodo progressivo e non usando proibizioni
unilaterali. Un dottore esperto sa sempre come e quando
somministrare le medicine. Non mi sorprenderei se una giovane
coppia tra i miei studenti una volta ogni tanto cedesse in
effusioni che vanno oltre il limite. Certamente è cosa che
non incoraggio, perché in tal modo si accresce
l'identificazione col corpo, si disperdono preziose risorse
psichiche e ci si distrae dal vero obiettivo della vita: la
Krishna-bhakti.
Repressione e
sublimazione
Chiunque reprima gli
impulsi sessuali senza essere in grado di sublimarli - il che
comporta un incremento della sadhana e attaccamento a guru e
Krishna - non sarà in grado di resistere abbastanza a lungo,
e si dirigerà inevitabilmente verso una caduta. Queste cadute
potrebbero essere così serie che l'individuo moralmente e
spiritualmente prostrato, potrebbe non essere più in grado di
riprendersi, almeno nel corso di quella vita. Come insegnano
le scritture Vedico-vaishnava, solo poche persone, in
quest'era, sono già così evolute da potersi astenere
completamente e immediatamente dall'attività sessuale. La
maggior parte degli individui ha bisogno di un distacco
graduale, protetto dall'istituzione del matrimonio, e regolato
dai quattro principi - fondamento necessario per la conduzione
di vita etica e il perseguimento della realizzazione
spirituale.
La gestione delle emozioni richiede grande competenza e
maturità, sia culturale che spirituale. Gli insegnamenti
delle Scritture e la guida del Maestro Spirituale è quindi
imprescindibile, specialmente nei momenti cruciali della vita,
quando una persona deve fare scelte fondamentali - ad esempio
quella riguardante l'ashrama - che, se mal condotte,
potrebbero mettere a repentaglio o bloccare l'avanzamento
spirituale.
Sia la repressione degli impulsi che l'indulgenza priva di
controllo possono produrre nevrosi e seri disturbi della
personalità. La psicologia vedica spiega che le energie
psicofisiche, indispensabili per il viaggio verso la
trascendenza, non dovrebbero essere mai negate o represse, né
disperse indiscriminatamente; dovrebbero invece essere usate
correttamente, in maniera vantaggiosa e propedeutica allo
sviluppo della personalità. In altre parole, dovrebbero
essere impiegate nella procreazione o sublimate attraverso
l'impegno nel servizio devozionale. Harinama japa e nama
sankirtana, l'adorazione delle Divinità e le compagnie
spirituali sono gli strumenti migliori per superare i problemi
legati alla lussuria.
L'esperienza ci insegna che attraverso la disciplina del
bhakti-yoga, non solo è possibile sublimare gli impulsi - con
l'eliminazione della loro carica inconscia distruttiva - ma
anche reintegrarli su un piano di coscienza pura, come rasa
divino. Viceversa, quando si cede indiscriminatamente a tali
impulsi, questi annebbiano, oscurano la coscienza, provocando
confusione, frustrazione e sofferenza; sopraffanno il soggetto
con concezioni effimere e identificazioni con il corpo, lo
predispongono a tendenze ed istinti distruttivi. La scienza
della bhakti mira all'esatto opposto: rendere le persone
pienamente coscienti delle loro natura divina e della loro
relazione d'amore con Dio, per il benessere di tutti, e
primariamente di sé stessi.
Il secondo e il terzo capitolo della Bhagavadgita ci insegna
che chiunque reprime certi impulsi ma nella mente continua a
covare attaccamento per gli oggetti del piacere - persistendo
nella loro contemplazione e desiderandoli interiormente - non
avrà successo sul sentiero dello yoga.
Dobbiamo imparare a distaccarci dagli oggetti dei sensi non
solo fisicamente (tyaga) ma anche psicologicamente (vairagya),
trascendendo il desiderio; e per questo c'è una disciplina,
un percorso da seguire, con metodi e tempi che differiscono
parzialmente da persona a persona, secondo i vari livelli di
coscienza e le condizioni psicologiche dell'individuo in
questione. Questi metodi sono ovviamente tutti finalizzati al
raggiungimento del medesimo obiettivo: superare
l'identificazione col corpo e la tendenza alla effimera
gratificazione sensoriale per sviluppare la pura bhakti.
Krishna dice che per abbandonare il gusto inferiore,
condizionato e condizionante, fonte di molteplici sofferenze,
e per riorientare le dinamiche fisiche e mentali, è
necessario provare un gusto superiore: "L'anima incarnata
può astenersi dal godimento dei sensi, sebbene il gusto per
gli oggetti dei sensi rimanga. Ma se perde questo gusto
sperimentando un piacere superiore, resterà fissa nella
coscienza spirituale". (Bg. II.59).
Decisioni giuste e
decisioni sbagliate
Chi si assume l'alto
magistero di insegnante spirituale dovrebbe possedere una
chiara visione delle reali potenzialità di un aspirante
discepolo e non accettare da parte sua, soprattutto se in
giovane età e se non ha mostrato segni tangibili di maturità
e dominio sui sensi, un voto di celibato che impegna per tutta
la vita. Questa maturità dovrebbe essere distribuita sui
piani cognitivo, emotivo e comportamentale.
Una scelta che in termini assoluti è la migliore, per
mancanza di adeguata preparazione e se effettuata nel periodo
sbagliato, può produrre seri danni. Se non aiutata, la
persona che incorre in queste difficoltà generalmente
sviluppa un senso di fallimento personale e un pesante senso
di colpa che col tempo causano inibizione, depressione,
blocchi emotivi e ostacoli nel progresso spirituale. Il senso
di colpa appena descritto può essere definito patologico,
contrariamente a quello salutare e benefico che sorge quando
il soggetto, consapevole dei propri errori, se ne pente
profondamente e trova in sé stesso, in guru e in Krishna, la
forza per superarli.
Nell'ambito del grihastha ashrama, in tanti anni ho potuto
testimoniare una vasta sintomatologia e numerosi danni causati
da decisioni affrettate e mentalità rigida. Molti matrimoni
sono falliti perché il coniuge che trovava difficoltà nel
controllo dei sensi, di fronte ad un partner rigido è andato
a cercare gratificazione fuori dal matrimonio, avviando storie
extraconiugali, quindi tradendo il coniuge e producendo così
una condizione infernale per tutte le persone coinvolte.
Queste situazioni generano grande imbarazzo e dolore;
condannano i figli a sperimentare angoscia e modelli di vita
negativi, e il consorte ad angosciarsi e a soffrire
profondamente.
Affetto vero significa andare incontro ai bisogni degli altri,
prendere in seria considerazione ogni effettiva necessità che
nasce all'interno della famiglia. Se una persona ritiene di
non potersi o di non volersi concedere certi compromessi,
allora non dovrebbe sposarsi, perché se lo fa se ne pentirà
amaramente per il resto della vita. Coppia significa due
persone, due persone che promettono di aiutarsi reciprocamente
per la vita. Se una delle due si trova nel bisogno e l'altra
non aiuta, tale rifiuto ostacolerà l'avanzamento spirituale
di entrambe, rifiuto che non può essere sostenuto in nome
della devozione a Krishna. Potrà magari esserci imbarazzo, o
qualche altro tipo di sentimento simile, ma in alcune
occasioni si deve fare uno sforzo per aiutare, in questo caso
per aiutare colui o colei che abbiamo scelto come compagno/a
di viaggio.
Ho testimoniato molte situazioni conflittuali ed ho raggiunto
la profonda convinzione della necessità di una mediazione, di
affetto reciproco, di reciproca attenzione.
Quando il desiderio di avere rapporti assume una proporzione
psicologica pericolosa - dando vita ad un'idea fissa, ad una
vera e propria nevrosi - si dovrebbe agire come con qualsiasi
altra malattia, cercando un rimedio e una cura. Per esperienza
posso affermare che quando le persone vengono dirette e
consigliate con affetto e comprensione, oltre che con
fermezza, risolvono bene i loro problemi, trovando
gradualmente un equilibrio, sviluppando distacco e serenità,
scoprendo un tipo di affetto che non si basa sul rapporto
sessuale. Il vero affetto, quello spirituale, non richiede
rapporti sessuali o contatto fisico. Questo tipo di affetto è
obiettivo e risultato finale della bhakti, e si ottiene dopo
lunga e costante pratica; non è quindi il punto di partenza.
All'inizio la coppia deve sforzarsi di superare una serie di
ostacoli, ma per avere successo in questo, lo sforzo deve
essere unito a capacità ed esperienza sufficienti, oltre a
maturità culturale e spirituale in coscienza di Krishna.
Condizionamenti
culturali
Ho parlato di doveri
religiosi, ma dovremmo spendere qualche parola anche
sull'ambiente culturale in cui ciascuno di noi -
consapevolmente o meno - vive.
Nell'ultimo secolo, la cultura occidentale si è lasciata
affascinare in maniera crescente dal razionalismo e dal
materialismo, inquinandosi ed inquinando progressivamente con
una letteratura pseudo-scientifica, che ha contribuito
considerevolmente allo sviluppo di un comportamento sessuale
pericolosamente permissivo. Questa letteratura ha indotto le
persone a pensare all'erotismo e agli atti sessuali come
qualcosa di strettamente necessario, di inevitabile, vitale,
paragonando il desiderio sessuale al bisogno di cibo, di acqua
e di aria.
Non solo la soddisfazione di questo impulso è stata
presentata come imprescindibile; si è anche dichiarato che
chiunque lo trascura, svilupperà disturbi psicologici. E'
difficile calcolare l'ampiezza del danno che tale mentalità
ha causato e sta causando. Si tratta veramente di una piaga
sociale e psicologica, sia a livello collettivo che a livello
individuale.
Affetto spirituale
Sul piano della
realizzazione spirituale, dell'affetto spirituale e
dell'amicizia, il rapporto sessuale diventa totalmente
inutile, estraneo e artificiale. Ma, come sappiamo, le persone
raggiungono la perfezione dopo molto sforzo.
Secondo gli shastra una coppia sposata che riesce a non
incorrere nel sesso illecito si trova sul sentiero diretto
verso la perfezione. Fino a quel momento ci sono numerose
distrazioni e la realizzazione spirituale è qualcosa di
ancora vago, velato.
I risultati di una ricerca scientifica fatta da alcuni
universitari americani (Wisconsin, 1968), ha confermato le
autorevoli affermazioni degli shastra dimostrando che numerose
coppie possono ben vivere senza avere rapporti sessuali, posto
che coltivino interessi elevati e valori etici.
L'astensione dal sesso extra-coniugale, che genera condizioni
infernali nella coppia e nella relazione tra genitori e figli,
quindi nella società, dovrebbe essere perseguita con
determinazione.
Il sesso illecito nell'ambito della coppia sposata può essere
paragonato al metadone dell'eroinomane. Il metadone è meglio
dell'eroina (rapporto extra-coniugale), ma ancora meglio del
metadone è superare il problema. Anche il metadone infatti
crea dipendenza, seppur non così forte e devastante come
quella causata dall'eroina.
Come ho detto in numerose occasioni, in definitiva, per
risolvere ogni tipo di problema, economico, sociale o emotivo,
la vera soluzione è sviluppare una mentalità cosciente di
Krishna.
Vista l'ampiezza e la complessità della tematica, questa
risposta non si propone ovviamente di esaurire in maniera
soddisfacente i vari argomenti toccati, ma vuol servire da
orientamento per uno studio e una meditazione più profondi
sulla tematica.
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PARTE
TERZA
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parte
terza
Da una lezione di S.G. Matsyavatara Prabhu
Valtellina, seminario estivo 2002
Amanti spirituali
Domanda: marito e moglie dovrebbero essere considerati come
amici spirituali o come "amanti spirituali"? Qual è
la differenza?
Se l'aggettivo spirituale è autentico, le due espressioni si
equivalgono. Ma solo se questo "spirituale" è
veramente tale, in quanto oggi è diventato quasi un aggettivo
di moda: "Oh, oggi ho conosciuto una persona molto
spirituale!". Nella maggioranza dei casi la gente ha idee
molto confuse in merito alla dimensione dello spirito. Ricordo,
anni addietro, di aver parlato a lungo di questo con qualcuno
che ho dovuto riprendere più volte. Aveva degli amici - dei
poeti - che considerava "spirituali", ma che in verità
erano condizionati dal tabacco, dall'alcol, da un linguaggio
volgare…che idea distorta di spirituale! Allora ho dovuto
spiegare ripetutamente il significato del termine, cinque,
sette, dieci volte, finché alla fine è stato colto. Ma l'idea
è tutt'oggi spesso vaga, quindi meglio chiarire sin
dall'inizio.
Se i due coniugi, anziché essere amanti spirituali, sono amanti
carnali, in tal caso debbono essere conosciuti come grihamedhi,
il che è ben diverso da grihastha. La principale distinzione è
che per i grihastha l'obiettivo è la realizzazione spirituale,
mentre per un grihamedhi lo scopo è quello di ottenere un bella
moglie o un bel marito da godersi (naturalmente sappiamo che è
solo un tentativo destinato ad un triste epilogo). Queste sono
le due categorie.
Un guru deve chiedersi se il soggetto che gli sta di fronte
desidera sposarsi per alimentare la propria gratificazione
sensoriale oppure, come nel caso di uno spiritualista sincero,
scegliere un rappresentante dell'altro sesso sinceramente
interessato alla realizzazione spirituale come compagno/a per un
viaggio di evoluzione. Questa è la distinzione da fare: persone
che si uniscono per godere e persone che si uniscono per
offrirsi reciproco aiuto nella realizzazione spirituale. Noi
prenderemo esclusivamente in considerazione la seconda
categoria; la prima è già abbastanza studiata da sessuologi,
psicologi ed altri ricercatori. A noi interessa il caso di
coloro che desiderano formare una famiglia come strumento
propedeutico alla realizzazione spirituale.
Un uomo, una donna potrebbe pensare: "da solo/da sola non
ce la faccio". Potrebbe pensare di non essere ancora
pronto/a per vivere come brahmacari o brahmacarini. Quindi si
metterà in cerca di qualcuno con cui percorrere un tratto di
strada, capendo bene sin dall'inizio che lo scopo è quello di
aiutarsi reciprocamente ad ottenere la liberazione, a
raggiungere l'amore per Dio.
Anche nella categoria dei grihastha possono verificarsi dei
corto circuiti, perché i corpi ci sono, i sensi e il karma lo
stesso. Perciò i due coniugi possono trovarsi un po' troppo
vicini e scambiarsi forme di affetto che superano il limite
consentito dagli shastra. Non si tratta comunque di una
tragedia, come alcuni l'hanno dipinta, per poi causare tragedie
ben più grandi. Probabilmente non risulterò simpatico per
simili affermazioni, ma in tutta coscienza e in tutta
responsabilità posso sostenere ciò che ho detto, perché a
conferma di questa tesi vi sono solide argomentazioni e
soprattutto numerosi esempi di vita.
Oltre il condizionamento della cultura moderna
L'informazione dei media - che la massa
erroneamente ed unilateralmente interpreta come segno di
progresso ed emancipazione - non stimola affatto un processo
positivo di liberazione e vera evoluzione dell'essere umano, ma
incentiva il consumo sfrenato che va a beneficio dei grandi
gruppi finanziari ed industriali. L'individuo odierno tende
all'indulgenza, ad essere accomodante verso i lati deboli del
proprio carattere, a lasciare che la propria personalità venga
dominata dagli impulsi bio-psichici e dalle influenze esterne.
Anche se superficialmente può apparire originale, spontaneo e
sicuro di sé, in realtà è decontestualizzato, fragile ed
eterodiretto.
Controllo non significa repressione o soppressione. La
repressione implica una paura irrazionale (tabù) che impedisce
l'elaborazione delle energie psichiche, per lo più inconsce. Il
vero controllo consiste piuttosto nel governare le
manifestazioni di qualsiasi tipo di energia e volgerle verso uno
scopo costruttivo. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli, ma
mi limito all'ambito della nostra analisi: trasformare l'impulso
sessuale in una relazione d'amore soddisfacente, processo cui da
anni mi riferisco chiamandolo "dall'eros all'amore".
Utilizzando una forza di volontà ben allenata , è possibile
controllare l'energia bio-psichica attraverso la ragione
(logos). Si tratta di un'operazione esattamente opposta a quella
che reprime o sopprime gli impulsi, grazie alla quale spinte
egoico-distruttive si trasformano in energia ecologica, benefica
per l'individuo, per la collettività e per l'ambiente. Tale
processo è quello della trasformazione e della sublimazione.
Lo stesso principio si applica all'inibizione. La letteratura
psicologica moderna - specie quella della scuola freudiana - ha
erroneamente attribuito una connotazione negativa alla funzione
psichica dell'inibizione. Che si tratta di un errore ci viene
confermato anche dalla moderna ricerca fisiologica, la quale
dimostra che l'inibizione è una normale funzione neurologica
atta a meglio governare l'organismo. Anche dal punto di vista
psicologico inibire non significa necessariamente reprimere, ma
porre un freno temporaneo ad una reazione della coscienza
condizionata, a vantaggio di un comportamento più riflessivo.
Riflettere significa attivare l'intelletto, la buddhi, e
valutare con distacco emotivo l'evento che ci sta di fronte,
senza essere sopraffatti dagli impulsi. L'inibizione diventa
patologica se utilizzata in maniera ottusa, acritica, ma è
terapeutica quando propedeutica alla sublimazione (cfr. Bg.
II.58: Chi è capace di ritrarre i propri sensi dagli oggetti,
come la tartaruga ritrae le membra nel guscio, deve essere
considerato stabile nella conoscenza).
Oggi riflettere non va più molto di moda; gli individui
agiscono spintonati dalle miriadi di suggestioni che ricevono
dall'ambiente esterno. Per ottenere il massimo profitto le
compagnie finanziarie devono trasformare l'individuo in un
ottuso consumatore. La massima resa del capitale investito è
data da una persona che lavora al massimo della propria capacità
psicofisica e consuma al massimo della propria possibilità
economica. Ma una persona che vive valori tradizionali
(sacrificio, lavoro, risparmio, onestà, famiglia, religione,
ecc.) non alimenta il profitto commerciale. Il lavoratore che si
accontenta di condurre una vita familiare e sociale basata su
valori e comportamento religiosi non è un buon consumatore. La
realizzazione spirituale richiede poche spese, richiede il
necessario e mai il superfluo. Una donna casta o un uomo casto
che la sera non escono per andare "a divertirsi", non
alimentano il profitto economico. Le grandi case finanziarie
debbono quindi creare il consumatore, colui che ricerca piacere,
intrattenimenti, soddisfazione individuale e materialistica, che
spende senza nessun tipo di discernimento.
La cultura moderna ha raggiunto questo degrado demolendo i
valori etici e sociali - o vettori motivazionali - che minavano
lo stabile del consumismo. Sono stati promossi l'evasione
fiscale, la libertà sessuale, l'abolizione di ogni proibizione,
la svalutazione della famiglia e della sua funzione, lo
svuotamento della religione, sono state relativizzate l'etica e
l'autorità. Contemporaneamente sono stati indotti innumerevoli
bisogni artificiali, e assieme alla moda, agli abiti firmati,
alla corsa verso gli status symbol di ogni tipo - da automobili
di lusso a vacanze in luoghi particolari - è stato alimentato
anche il divorzio.
Rigido e rigoroso
Spesso, ascoltando Sue lezioni e leggendo Suoi libri, ho sentito
Shrila Prabhupada affermare che "sesso illecito è sesso
illecito". Verissimo, ma mentre l'ho sentito tuonare contro
rapporti sessuali extraconiugali, ho notato che si mostrava
comprensivo e compassionevole - seppur non approvante, mai con
atteggiamento complice - nei confronti di coloro che per
debolezza venivano meno ai principi della vita familiare. Fate
bene attenzione: io non approvo la rottura di questi principi e
non intendo diventare complice di coloro che attuano questa
rottura, pur entro l'ambito familiare. Ma sono pronto ad essere
tollerante, ad offrire aiuto per superare certe debolezze, senza
eccessiva colpevolizzazione dell'individuo, perché certi
istinti, se negati o brutalmente repressi, scivolano
nell'inconscio e creano molto più danno di quando vengono
risolti alla luce del sole. Non si può evitare di prenderli in
considerazione. Accettare o rifiutare questi istinti è comunque
qualcosa da fare coscientemente, con consapevolezza. Si
dovrebbero utilizzare tutte le nostre risorse per sublimare gli
istinti al livello più alto, quello spirituale, e se qualcuno
ci riesce nove volte su dieci ma alla decima fallisce, dovrebbe
riprovare fino a raggiungere la perfezione.
Ci sono anime spirituali più risvegliate, e altre che lo sono
meno; ci sono quelli che hanno più successo e quelli che ne
hanno meno, ma l'importante è non fare disastri. Credo che in
passato molte tragedie siano avvenute per un'interpretazione
rigida anziché rigorosa delle cose, magari in buona fede. C'è
una differenza sostanziale tra i due concetti. Ciò che è
rigido ha una connotazione negativa, infatti è anche molto
fragile. Ciò che è rigoroso invece ha connotazione positiva,
infatti è forte. Una negazione rigida, cruda, dura, radicale,
seppur in buona fede, significa repressione, ma se certi impulsi
non agiscono a livello cosciente, agiscono - e in maniera molto
più veemente - a livello inconscio. In un momento di
distrazione, in un momento di stanchezza o di scoramento, o in
un periodo in cui la nostra percezione di Dio è offuscata,
questi impulsi straripano come un fiume che, valicando gli
argini, prorompe nel campo della coscienza. E la persona
apparentemente innocente diventa abominevole.
La vita è una scuola; dobbiamo imparare l'arte della vita.
Dobbiamo essere comprensivi verso i bisogni degli altri. Un
Maestro Spirituale deve aiutare coloro che sono sinceri ma
condizionati ed hanno a disposizione scarsa forza di volontà,
ad orientare e canalizzare i loro stimoli verso l'alto, senza
brutalmente negarli. Se una persona è assuefatta al tabacco,
lasciate che una volta ogni tanto fumi una sigaretta; se uno è
alcolizzato, lasciate che beva un bicchiere una volta tanto, e
se uno è assuefatto al sesso, lasciate che ogni tanto abbia un
rapporto. In questo modo la mente si riassetta per fare sempre
meglio.
Se un devoto viene aiutato, curato, ispirato, se riceve guida e
misericordia dal Maestro Spirituale e comprensione dai vaishnava,
e si comporta con sincerità, allora il processo condurrà ad
una purificazione dei samskara e dei desideri. La bhakti può
correggere e trasformare le tendenze inconsce profonde (vasana).
Le negazioni radicali sono un pessimo insegnamento; è per
questa ragione che grandi pensatori hanno classificato la
religione come uno degli ambiti generanti nevrosi, insieme alla
famiglia e al lavoro. La religione, se interpretata rigidamente,
alla lettera, è un pericoloso mezzo di condizionamento, di
nevrosi, ma se spiegata da un Maestro Spirituale, da sadhu, da
persone realizzate, è un mezzo estremamente efficace di
realizzazione spirituale.
Così come nella categoria albero troviamo migliaia di alberi
diversi, nella categoria essere umano troviamo tanti individui
tutti diversi tra loro. Non possiamo fare una legge per tutti e
renderla rigida al punto che poi non funziona per nessuno.
Debbono esserci norme morali generiche ma non possono essere
applicate allo stesso modo per ciascun individuo. Le norme
generali vanno bene perché l'uomo vive in comunità, è un
essere sociale dunque non può negare le proprie necessità
sociali. Le norme generiche favoriscono la crescita del gruppo;
il confronto tra pari stimola al miglioramento e questo vale
anche per gli spiritualisti. Ma anche in legge, tali norme non
sono applicabili a tutti gli individui in egual misura. Quindi
il legislatore - nel nostro caso il Maestro Spirituale - deve
capire le peculiarità di ciascun singolo individuo. La legge
rimane la stessa per tutti, ma nell'applicazione si debbono fare
delle distinzioni in base ai contesti personali.
Domanda: vorrei verificare la mia
comprensione: dovremmo vedere il nostro coniuge come una persona
che ci aiuta a sciogliere gli attaccamenti non spirituali che ci
sono d'intralcio. Quindi dovremmo vederlo/a come un amico, in un
sentimento di reciproco aiuto, come se ci trovassimo nella
stessa cordata per scalare una montagna, giusto?
Si, se qualcuno si sente solo ed incapace di salire fino in
vetta potrebbe essere sopraffatto da tristezza ed angoscia.
Potrebbe mancare l'energia anche solo per cominciare la scalata.
Ma c'è la volontà di raggiungere la vetta, che fuor di
metafora è il desiderio di realizzazione spirituale, perciò si
deve parlare di grihastha e non di grihamedhi. Talvolta è
necessario fare il viaggio in due, perché da soli non si ha
forza sufficiente, nemmeno psicologica. Cruciale rimane però
ricordarsi perché ci si è messi insieme. Quando uno dei due
coniugi attraversa un momento difficile, l'altro dovrebbe
ricordargli/le questa ragione originaria in maniera molto
vivida. Se entrambi se ne dimenticano, non solo non raggiungono
la vetta ma si perdono.
Domanda: riguardo alla continenza, all'astensione dall'attività
sessuale. Talvolta marito e moglie non riescono a dominare
l'impulso sessuale e diventano così "intimi",
assumono atteggiamenti così familiari che alla fine non si
rispettano più come dovrebbero, non riescono più a vedere
buone qualità l'uno nell'altra.
Domanda molto interessante. C'è una
confidenzialità che non fa venir meno il rispetto. Quando
diventa eccessiva ed è ridotta al mero piano materiale, allora
l'insorgere di mancanza di rispetto e delusione è inevitabile.
A poco a poco la zona d'ombra invade anche quella di luce finché
la relazione si consuma, si svuota. Durante l'eccitazione,
l'entusiasmo del momento, non ci si rende conto di quello che
sta accadendo. Se ne accorge colui o colei la cui visione è
sufficientemente distaccata, attenta, profonda, capace di
discernimento.
Proviamo a dare una definizione di amore, perché questo sarà
di grande aiuto nel creare categorie e quindi nel comprendere la
realtà attorno a noi.
yasya deve para bhaktir
yatha deve tatha gurau
tasyaite kathita hy arthah
prakashante mahatmanah
"A colui che ripone in Dio suprema bhakti, e come in Dio
così nel Maestro spirituale, a quel magnanimo invero si
manifesta la Verità della Rivelazione; a quel magnanimo invero
si manifesta".
(Svetashvatara Upanishad VI.23)
Sul sentiero della bhakti, l'amore è
un sentimento riservato a guru e Krishna. Il cibo, ad esempio,
va ingerito attraverso la bocca; potete provare a fare delle
palline di riso e ad infilarvele nelle orecchie, ma non
funzionerà. Ci si può nutrire via endovena, ma il piacere non
sarà lo stesso, e nemmeno la forza che deriva dall'assumere
cibo in maniera normale.
Shrila Prabhupada diceva: "Insegniamo a tutti ad amare Dio,
la Persona Suprema. Se s'impara ad amare Krishna, allora sarà
facile amare simultaneamente tutti gli esseri viventi".
(Lettera del 10 Marzo 1970).
Solo l'amore ininterrotto per Dio consente di amare tutte le
altre creature. Questo è un punto essenziale: la capacità di
amare gli altri deriva dall'amore per Dio. Viceversa il
cosiddetto amore s'involve, si degenera, diventa qualcosa di
egoico e gradualmente scende al livello di ahamkara, l'ego
distorto, il riflesso del sé, il riflesso dell'atman sul piano
mentale.
Cos'è ahamkara? La somma dei contenuti psichici con cui
l'individuo si identifica. Su questo piano l'amore si riduce al
limitato campo dei contenuti psichici, praticamente negando
tutte le vere necessità dell'essere vivente. L'effetto
dell'amore per Dio, o dell'amore in Dio (yasya deve para bhaktir)
non è come cadere dentro ad un pozzo e rimanerci intrappolati.
L'amore per Dio si espande nell'amore per la moglie, per il
marito, per i figli, per i parenti, per i vicini, per i
cosiddetti nemici ed amici, inonda e benefica tutti.
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Dr.Marco Ferrini
Ph.D.in Psychology
Presidente del
Centro Studi Bhaktivedanta
Sito web: www.c-s-b.org
Il Centro Studi Bhaktivedanta©
(CSB) e' un'organizzazione
riconosciuta senza fini di lucro, nata ufficialmente nel 1996
dall'ispirazione e dalle motivazioni profonde del fondatore
(Prof. Marco Ferrini Ph.D. Psychology) e di alcuni altri
ricercatori di varie discipline. Ponte fra la moderna società e
la millenaria Tradizione dell'India antica, il Centro Studi
Bhaktivedanta ha lo scopo di offrire una visione il più possibile
oggettiva della civiltà dei Veda, mettendone a disposizione la
primigenia saggezza nella prospettiva di un dialogo di esperienze e
culture con l'Occidente.
Il sapere dell'India antica ha
ispirato studiosi di ogni tempo e
soprattutto oggi - alla luce delle piu' recenti scoperte scientifiche
- costituisce un patrimonio di immenso valore, in quanto offre
soluzioni
concrete ai crescenti problemi dell'individuo e quindi della societa'.

Offro questa pagina con
immensa gratitudine al Maestro Spirituale
S.G. Matsyavatara Prabhu
per gli insegnamenti che mi ha
fornito e che ancora benevolmente continua a donarmi
ermanno


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