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OSHO |
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Osho Rajneesh
OshoRajneesh Chandra Mohan Jain (11 dicembre, 1931 - 19 gennaio, 1990),
meglio conosciuto durante gli anni 1970 come Bhagwan Shree Rajneesh e
più tardi come Osho, è stato un carismatico leader spirituale indiano.
Ha vissuto in India e negli Stati Uniti ed è stato il fondatore e leader
del "Movimento Osho-Rajneesh" (Osho-Rajneesh movement), un controverso
nuovo movimento spirituale i cui seguaci sono noti come "arancioni", o
come "neo-sannyasi" (sannyāsa in hindi significa asceta) da non
confondere peraltro con gli Hare-Krishna per l'identità di colore della
tunica indossata.
Biografia
L'infanzia
Osho nacque a Gadarwara, un piccolo villaggio nel distretto di
Narsingpur, nello stato indiano del Madhya Pradesh. Alla sua nascita,
gli astrologi predissero che sarebbe morto prima del suo settimo
compleanno. I suoi genitori, che erano Jainisti, scelsero di mandarlo
dai nonni finchè avesse compiuto sette anni. Osho ha raccontato come
questa fu la più grande influenza sulla sua crescita, perchè sua nonna
gli diede la massima libertà e gli dimostrò grande rispetto. Come
conseguenza, fu lasciato senza cure particolari, restrizioni, né alcun
tipo di educazione imposta. Come egli stesso ebbe a dire, i bambini,
durante i primi sette anni, vengono influenzati negativamente dall'esser
forzati ad imparare e dalla negazione della loro dignità. Idealmente,
disse, bisognerebbe agire all'opposto: «se ad un bambino nei suoi primi
anni è permessa la libertà, crescerà forte e abbastanza intelligente da
decidere e discutere, e potrà auto-educarsi con un minimo di guida».
A suo avviso è quello che successe a lui stesso. Quando andò a scuola
per la prima volta, era in grado di discutere e convincere il suo
insegnante, che era molto severo con i bambini. Se un bambino riceve
rispetto, afferma Osho, è più obbediente verso i genitori; se i genitori
ignorano la sua individualità, il bambino a sua volta li ignorerà.
Dopo aver compiuto sette anni, Osho tornò dai suoi genitori. Stando ai
suoi racconti, Osho ricevette un simile rispetto dal suo nonno paterno,
che visse con loro. Il nonno era solito dirgli: "Lo so che stai facendo
la cosa giusta. Tutti possono anche dirti che stai sbagliando, ma
nessuno sa in quale sitazione ti trovi. Solo tu puoi decidere, nella tua
situazione. Fai qualsiasi cona senti giusta, io ti supporterò."
L'«illuminazione» e le prime comunità
Il 21 marzo 1953, all'età di ventun anni, divenne, disse, «illuminato»,
dopo un intenso periodo di sette giorni in cui sedette in giardino sotto
un albero di elengi. Da allora cominciò a proporre le sue tecniche di
meditazione con il proposito, condiviso da molte tradizioni antiche e
moderne, del raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé, che
per Osho e per la corrente spirituale di cui lui è stato l'iniziatore si
può concretizzare in una sorta di «risveglio». Conclusi gli studi, negli
anni '60 ottenne la cattedra di filosofia alla Università di Jabalpur, e
nel frattempo viaggiò per l'India, tenendo conferenze sulla sua
filosofia. Nel 1969 un gruppo di suoi discepoli stabilì una fondazione
in supporto al suo lavoro, permettendogli di lasciare il lavoro
universitario. Si stabilirono in un appartamento di Bombay dove
pronunciava discorsi quotidiani e riceveva visite. Il numero e la
frequenza dei visitatori diventarono presto troppo grandi per il luogo,
riempiendo l'appartamento e disturbando i vicini. Un appartamento più
ampio venne trovato al piano terra (così che i visitatori non dovessero
usare l'ascensore, motivo principale di conflitto con il vicinato).
Il 26 settembre del 1970 iniziò il suo primo discepolo ( o sannyasin)
durante una meditazione all'aperto, uno dei grandi incontri in cui dava
conferenze e guidava meditazioni di gruppo.
Ebbe modo di affermarsi nel mondo occidentale fondando una comune nello
stato dell'Oregon (USA) presso il ranch "Big Muddy" ad Antelopenne
ribattezzato "Rajneeshpuram ("Essenza di Rajneesh"), di ben 65.000 acri,
riscuotendo un grande successo fino ad ingrandirsi alle dimensioni di
una piccola cittadina.
Dopo un inizio travolgente, l'intolleranza culturale dei residenti
locali, ma più di tutto una serie di scandali che investirono la sua
figura (che conobbe brevemente il carcere) e alcuni dei suoi più stretti
collaboratori, lo costrinsero ad allontanarsi dagli USA.
Dopo aver girato mezzo mondo in cerca di un nuovo posto dove far
rinascere il suo ashram (ci fu anche in Italia un movimento di opinione
molto forte per permettergli questo, ma l'autorizzazione arrivò dopo la
sua morte), tornò in India e si stabilì a Poona. Qui edificò la sua
nuova comunità, che ancora oggi riceve la visita di centinaia di
migliaia di persone l'anno fedeli alla pratica dei suoi insegnamenti. I
suoi libri, o meglio le trascrizioni dei suoi discorsi, sono centinaia,
tradotti e letti in decine di lingue, coerentemente alla persistenza del
suo movimento.
Dopo la sua morte non sono mancati giudizi critici sul movimento da lui
creato (cfr. Hugh Milne - stretto discepolo di Bhagwan negli anni di
Puna e dell'Oregon - "Bhagwan: The God That Failed"). Il suo
insegnamento è stato considerato da alcuni come una mistura di facile
effetto di idee proprie delle filosofie orientali (Induismo, Giainismo,
Buddismo Zen, Taoismo) e di alcuni tratti del pensiero occidentale
(psicologia jungiana, psicologia umanista, l'antica filosofia greca).

La «filosofia» di Osho
Il sincretismo e i valori
proposti
Elemento di originalità dell'opera di Osho in anni di diffuso interesse
per la tradizioni spirituali orientali, fu l'intenzione di adattare i
millenari concetti e pratiche della cultura indiana al moderno uomo
occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione
dinamica introdotti da Osho, elaborati in modo sincretico a partire
dagli insegnamenti dello Yoga, del Tantra, ma anche da altre tradizioni
non indiane come il Taoismo e il Buddhismo Zen.
Osho afferma nei suoi discorsi che i valori più grandi nella vita sono
(senza un ordine specifico) l'amore, la meditazione e il riso, e che la
grazia più grande sia l'esperienza della illuminazione spirituale.
Questa «illuminazione» è descritta come lo stato normale di ogni cosa di
cui è fatto l'universo, ma, dato che spesso ci si lascia distrarre da
una molteplicità di fattori, non riusciamo a realizzare di essere,
appunto, in questo normale stato. In particolare le distrazioni
provengono dalle attività umane del pensiero razionale, così come dai
vincoli emozionali che ci legano alle aspettative della società, con le
conseguenti paure e inibizioni. Per chiarire ai suoi ascoltatori il suo
approccio e per dare degli strumenti sistematici al suo metodo di
ricerca, Osho estrasse e espose varie filosofie, da diverse fonti. Fu un
ricercatore molto attivo e prolifico: in innumerevoli discorsi sia in
hindi che in inglese si occupò di varie tradizioni spirituali e
religiose, incluse quelle di Buddha, Krishna, Guru Nanak, Gesù, Socrate,
dei maestri Zen, dell'Hassidismo, dei Sufi e molte altre.
Spese molte energie per evitare di fissare un "sistema di pensiero" che
potesse definirlo, dal momento che, secondo le sue parole, nessuna
filosofia può esprimere completamente una verità. Una definizione
possibile (anche se probabilmente può essere considerata riduttiva) del
suo pensiero potrebbe essere quella di una "filosofia della
non-filosofia".
Oratore consumato, utilizzò la sua abilità per veicolare il suo
messaggio, ma isistette sul fatto che l'unico scopo per il quale
continuava a parlare era quello di convincere i suoi ascoltatori a
intraprendere un percorso di meditazione.
Fu spesso chiamato il «guru del sesso», dopo che alcuni suoi discorsi
della fine degli anni '60 scandalizzarono la parte della società più
conservatrice. Questi vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto
il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, «per il Tantra
tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva
era controproducente, dal momento che «non si può trascendere il sesso
senza averne avuto una esperienza completa e consapevole».
La meditazione
Secondo Osho, la meditazione è uno stato che va «oltre la mente». Non è
la concentrazione, né riguarda pensieri spirituali: è l' assenza dei
pensieri. Per sua natura, non è qualcosa che si può fare, ma che può
succedere, e in cui ci si può trovare. Ma, aggiunge, è molto difficile
per l'uomo moderno semplicemente sedersi ed essere in meditazione. Per
questo motivo, individuò alcune tecniche di meditazione attive che
potessero portare naturalmente alla meditazione.
Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle
terapie della moderna psicoterapia occidentale (a.e. la psicoterapia
della Gestalt), e consistono nell'alterazione del respiro, nel gibberish
(l'esprimersi in un linguaggio sconosciuto), nel piangere o ridere
liberamente. Le tecniche di meditazione principali sono chiamate Active
Meditations (meditazioni attive), comprendono le meditazioni "dinamica",
"kundalini", "nadabrahma", "nataraj", e sono piuttosto impegnative dal
punto di vista fisico.
Osho re-introdusse anche alcune tecniche tradizionali di meditazione,
riducendole alla loro più essenziale espressione, astraendole dai
rituali e dalle tradizioni proprie, e mantenendone le parti maggiormente
«terapeutiche». Inoltre, sostenne la teoria per la quale lo stato
meditativo può essere raggiunto e mantenuto, con una sufficiente
pratica, anche attraverso le azioni quotidiane.
In quest'ottica, in definitiva l'illuminazione non è altro se non
l'essere continuamente in uno stato di meditazione.

Bhagwan Shree Rajneesh (Osho)
Nel dizionario delle religioni Bhagwan Shree Rajneesh, famiglia
arancione (Arancioni)
- Catalogo libri Osho
- 11 dicembre 1931, 19 gennaio 1990 -.
Osho è stato un Maestro illuminato dei nostri tempi. I suoi insegnamenti
comprendono l'essenza di tutte le grandi religioni, pertanto egli non
appartiene a nessuna di esse. Egli afferma, infatti, che la religione
non è qualcosa di separato dalla vita, ma è la vita stessa; pertanto
vivere in maniera religiosa è vivere la vita nella sua pienezza,
celebrare la propria esistenza come un rito sacro. Egli ha sempre
vissuto in libertà, fuori da ogni contesto socio-culturale. All'età di
ventun anni egli visse "l'illuminazione" cioè "l'erompere dell'individuo
fuori da ogni mappa mentale, nel libero e infinito territorio della
realtà del vivente". Da allora ha dedicato la sua vita all'evoluzione
della consapevolezza
Resurrezione o reincarnazione?
Da: Il libro dei Segreti di Osho Rajneesh
Ero in una città. Venne da me un uomo: era un musulmano. Io però non lo
sapevo, non ne ero consapevole. Ed egli era vestito in modo tale da
sembrare un indù. Non solo sembrava un indù, ma anche il suo parlare era
tipicamente indù. Mi fece una domanda. Disse: "I Musulmani, i Cristiani
dicono che c'è una vita sola. Gli Indù, i Buddhisti e i Giainiti dicono
che ci sono molte vite - una lunga sequenza di vite, e che, a meno che
uno sia Liberato, si continua a rinascere moltissime volte. Perciò che
cosa ne dici tu? Se Gesù era un Illuminato doveva pur saperlo. Ed anche
Muhammad, o Mosè, devono averlo saputo che ci sono molte vite e non solo
una, se erano Illuminati. E se tu dici che hanno ragione, che dire
allora di Mahavira, Krisna, Buddha e Sankara? Una cosa è certa, non
possono essere tutti Illuminati.
Se ha ragione il Cristianesimo, allora Buddha ha torto, Krisna ha torto,
Mahavira ha torto. E se hanno ragione Mahavira, Krisna e Buddha, allora
Muhammad, Gesù e Mosè hanno torto. Spiegami dunque. Sono molto
perplesso; sono in un garbuglio - confuso. E non possono avere ragione
entrambi. Come possono avere entrambi ragione? O ci sono molte vite o ce
n'è una sola". Era un uomo molto intelligente, e aveva studiato molte
cose, perciò disse: "Non puoi solo evadere la domanda e dire che hanno
entrambi ragione. Non possono avere entrambi ragione. È logicamente
così. Non possono avere entrambi ragione".
Ma io gli dissi: "Non è necessario che sia così. Il tuo approccio è
assolutamente sbagliato. Sono entrambi degli artifici. Nessuno dei due
ha ragione e nessuno dei due ha torto. Sono entrambi degli artifici. Gli
divenne impossibile capire che cosa io intendessi con artificio.
Muhammad, Gesù e Mosè stavano parlando ad un certo tipo di mente, e
Buddha, Mahavira, Krisna parlavano ad una mente molto diversa. Ci sono
in verità due religioni che sono la fonte delle altre - quella indù e
quella ebraica. Perciò tutte le religioni nate dall'India, tutte le
religioni nate dall'Induismo, credono nella rinascita, in molte nascite,
e tutte le religioni nate dal pensiero ebraico - Islam, Cristianesimo -
credono in una sola vita. Questi sono due artifici.
Cercate di comprenderlo. Dato che le nostre menti sono fisse, noi
prendiamo le cose come teorie e non come artifici. Perciò molte volte la
gente viene da me e mi dice: "Un giorno dici che è giusto questo, e un
altro giorno dici che è giusto quello, non possono essere giuste tutte e
due le cose". Naturalmente, non possono essere giuste tutte e due le
cose, ma nessuno sta dicendo che lo siano. Io non mi occupo di ciò che è
giusto e di ciò che è sbagliato. Mi interessa solamente quale artificio
funzioni.
In India usano questo artificio delle molte vite. Perché? Ci sono molti
motivi. Tutte le religioni nate in Occidente, particolarmente dal
pensiero ebraico, erano religioni di gente povera. I loro profeti non
erano colti. Gesù non era colto, Muhammad non era colto, Mosè non lo
era. Erano tutti poco colti, non sofisticati, semplici, e parlavano a
delle masse che non erano per niente sofisticate, che erano povere. Non
erano ricche. Per un uomo povero, una vita è più che sufficiente - più
che sufficiente! Sta morendo di fame. Se gli dici che ci sono tante
vite, che continuerete a rinascere sempre di nuovo, che vi muoverete in
una ruota di mille e una vita, il poveraccio si sentirà solamente
frustrato per l'intera cosa. "Che cosa stai dicendo?" un poveraccio
chiederà: "Una vita è fin troppo, quindi non parlarci di mille e una
vita, di un milione di vite. Non dir questo. Dacci il paradiso subito
dopo questa vita". Dio diventa una realtà solo se può venir raggiunto
dopo questa vita - immediatamente. Buddha, Mahavira, Krisna parlavano ad
una società molto ricca. Oggi è diventato difficile comprendere perché
l'intera ruota si è girata. Ora l'Occidente è ricco ed è l'Oriente ad
essere povero. A quei tempi l'Oriente era ricco e l'Occidente era
povero. Tutti gli Avatara indù, tutti Tirthamkara (Maestri del Mondo)
Giainiti, tutti i Buddha (Risvegliati) erano principi. Appartenevano a
famiglie reali. Erano colti, educati, raffinati in ogni modo possibile.
Non potete rendere un Buddha più raffinato. Era assolutamente fine,
colto, educato. Non gli si sarebbe potuto dare nulla in più. Anche se
Buddha venisse oggigiorno, non gli si potrebbe dare nulla in più. Perciò
essi parlavano ad una società ricca. Ricordate, in una società ricca ci
sono dei problemi differenti. Per una società ricca, il piacere non ha
senso, il paradiso è senza senso. Per una società povera il paradiso ha
molto senso. Se la società sta già vivendo in paradiso, il paradiso non
ha più senso. Perciò non potete più proporre il paradiso. Non potete
creare un incentivo a fare qualcosa per il paradiso: ci sono già - e
annoiati. Perciò Buddha, Mahavira, Krisna non parlano del paradiso.
Parlano di libertà. Non parlano di un piacevole mondo dell'al di là.
Parlano di un mondo trascendentale dove non c'è né dolore né piacere. Il
paradiso di Gesù non li avrebbe certo attratti. Ci erano già. E, in
secondo luogo, il vero problema per un uomo ricco è la noia. Ad un uomo
povero, promettetegli il piacere nel futuro. Per un uomo povero il
problema è la sofferenza. Per un uomo ricco la sofferenza non è il
problema. Per un uomo ricco il problema è la noia. È annoiato di tutti i
piaceri.
Mahavira, Buddha e Krisna usarono tutti questa noia, e dissero: "Se non
fate nulla dovrete rinascere sempre di nuovo. Questa ruota si muoverà.
Ricordate, si ripeterà la stessa vita. Lo stesso sesso, la stessa
ricchezza, lo stesso cibo, gli stessi palazzi sempre di nuovo: per mille
e una volta vi muoverete nella ruota". Per un uomo ricco che ha
conosciuto tutti i piaceri questa ripetizione non è una buona
prospettiva. Il problema è la ripetizione. Per lui la sofferenza è
quella. Vuole qualcosa di nuovo e Mahavira e Buddha dicono: "Non c'è
niente di nuovo. Questo mondo è vecchio. Non c'è niente di nuovo sotto i
cieli. Ogni cosa è solamente vecchia. Avete già gustato tutte queste
cose e continuerete a gustarle. Siete in una ruota che gira. Andate al
di là di essa; fate un salto fuori della ruota". Un uomo ricco si può
dirigere verso la meditazione solo se riuscite a creare un artificio che
intensifichi la sua sensazione di noia. Se parlate di noia a un uomo
povero state dicendogli cose senza senso. Un uomo povero non è mai
annoiato - mai! Solo un uomo ricco si annoia. Un uomo povero non si
annoia mai: sta sempre pensando al futuro. Qualcosa succederà e ogni
cosa andrà a posto. L'uomo povero ha bisogno di una promessa, ma se la
promessa è a lunga scadenza diventa senza senso. Deve essere immediata.
Si racconta che Gesù abbia detto: "Durante la mia vita, durante la
vostra vita, vedrete il Regno di Dio". Quell'affermazione ha
perseguitato l'intero Cristianesimo per venti secoli - perché Gesù
disse: "Durante la VOSTRA vita, immediatamente, vedrete il Regno di
Dio". E il Regno di Dio non è ancora arrivato, quindi che cosa
intendeva? E disse: "Presto ci sarà la fine del mondo, perciò non
perdete tempo! Il tempo è poco". Gesù disse: "C'è molto poco tempo. È
sciocco sprecarlo. Immediatamente ci sarà la fine del mondo e voi
dovrete rispondere delle vostre azioni, perciò pentitevi". Gesù creò una
sensazione d'immediatezza tramite il concetto di una sola vita. Lui
sapeva, come sapevano anche Buddha e Mahavira. Qualsiasi cosa loro
sapessero non fu però mai detta. Di noto rimane però solo ciò che loro
escogitarono. Questo era un artificio al fine di creare immediatezza,
urgenza, in modo tale che voi cominciaste ad agire.
L'India era un paese antico, ricco. Di urgenza con promesse per il
futuro non se ne parlava neppure. Per creare un'urgenza c'era un solo
possibile modo, cioè creare più noia. Se un uomo sente che dovrà
rinascere sempre di nuovo, infinitamente, ad infinitum, viene
immediatamente e chiede: "Come - come liberarsi da questa ruota? Questo
è troppo. Ora non ce la faccio a continuare: ho già conosciuto tutto ciò
che era possibile conoscere. Se questo deve essere ripetuto, è un
incubo. Non voglio ripeterlo. Voglio qualcosa di nuovo". Perciò Buddha e
Mahavira dicono: "Non c'è nulla di nuovo sotto il cielo. Ogni cosa è
vecchia e una ripetizione. E avete ripetuto per molte, molte vite e
continuerete a ripetere per molte, molte vite. Fuggite questa
ripetizione. Fuggite la vostra noia e fate un salto".
L'artificio è diverso, ma lo scopo è lo stesso. Fate un salto!
Muovetevi! Trasformate voi stessi! Qualsiasi cosa voi siate, trasformate
voi stessi da ciò che siete.
Se prendiamo le affermazioni religiose per degli artifici, allora non
c'è alcuna contraddizione. Allora Gesù e Krisna, Muhammad e Mahavira
intendono tutti la stessa cosa. Creano vie differenti per gente
differente, tecniche differenti per menti differenti, attrattive
differenti per atteggiamenti differenti. Ma entrambi non sono principi
per i quali si debba lottare e discutere. Sono degli artifici che devono
venire usati, trascesi e gettati.
Osho, Bhagwan Rajneesh e la Verita'
perduta
Di Christopher Calder, calder@clipper.net
tratto da: http://www.clipper.net/~calder/Osho.html
© Traduzione in italiano di Alessia Guidi
Si veda anche Lettera aperta, replica di un lettore del sito.
Roberto replica a Marco (a fondo pagina)
«La meditazione non deve diventare un business»
Acharya Rajneesh 1971
Acharya Rajneesh aveva 39 anni quando lo incontrai per la prima volta
nel suo appartamento di Bombay, nel 1970. La prima impressione che ebbi
di lui fu che sembrava uscito da un dipinto di Lao-Tse. Prima di
incontrare Rajneesh avevo passato diverso tempo con numerosi guru
occidentali senza rimanere soddisfatto dei loro insegnamenti. Volevo
trovare un uomo illuminato che potesse fare da ponte tra Oriente e
Occidente, e rivelare i veri segreti esoterici senza cie io
consideravo essere il bagaglio in eccesso delle culture indiana,
tibetana o giapponese. Rajneesh fu la risposta alla mia richiesta di
quei significati profondi. Mi descrisse con vividi dettagli tutto quello
che volevo sapere sui mondi interiori, e a sostegno delle sue parole
c'era il potere del suo immenso essere. A 21 anni ero ingenuo sulla vita
e sulla natura dell'uomo, e diedi per scontato che tutto cio' che diceva
doveva essere vero.
Rajneesh parlava da un alto livello di intelligenza, e il suo corpo
emanava la presenza spirituale come una luce morbida che curava tutte le
ferite. Eravamo seduti accanto in una piccola riunione tra amici, e
Rajneesh mi porta attraverso un rapido e verticale viaggio interiore che
quasi sembra spingermi fuori dal corpo fisico. La sua enorme presenza
sollevava chiunque gli stesse intorno, senza che essi dovessero fare il
minimo sforzo. I giorni che passai nel suo appartamento di Bombay furono
come giorni in paradiso.
Rajneesh possedeva gli stupefacenti poteri della telepatia e della
proiezione astrale, che usava nobilmente per portare conforto ed
ispirazione ai suoi discepoli. Molti falsi guru hanno affermato di avere
queste misteriose capacita', ma Rajneesh le aveva davvero. L'Acharya non si
vantava mai dei suoi poteri, ma chi gli stava vicino prima o poi ne
veniva a conoscenza attraverso il diretto contatto con il miracoloso. Un
paio di avventure occulte furono sufficienti a trasformare il mio
scetticismo occidentale in timorosa ammirazione e devozione.
L'anno prima avevo incontrato un altro maestro illuminato, conosciuto
come Jiddu Krishnamurti.
Krishnamurti riusciva a malapena a tenere una
lezione coerente, e rimproverava costantemente il suo pubblico
chiamandolo «piccole menti scadenti». Amavo la sua franchezza e le sue
parole erano vere, ma la natura sottilmente litigiosa che lo
caratterizzava non aiutava a trasmettere al prossimo la sua conoscenza.
Ascoltare Krishnamurti era come mangiare un panino imbottito di sabbia.
Trovavo che il modo migliore per godere appieno dei suoi discorsi fosse
ignorare completamente le parole, e assorbire semplicemente la sua
presenza. Usando questa tecnica, al termine di una conferenza mi trovavo
spesso talmente espanso che nelle ore successive riuscivo a malapena a
parlare. J. Krishnamurti, nonostante fosse completamente illuminato e
assolutamente amabile, sara' ricordato dalla storia come un maestro con
scarse capacita' comunicative. A differenza dell'eloquentissimo
Rajneesh,
tuttavia, Krishnamurti non ha mai commesso alcun tipo di crimine, ne' ha mai preteso di essere piu'
di quanto fosse, e non ha mai usato egoisticamente
gli altri esseri umani.
La vita complessa e stratiforme, e le mie
ingenue illusioni sul fenomeno della perfetta illuminazione sono svanite
col trascorrere degli anni e con l'aumentare della mia conoscenza
personale. Mi era diiventato chiaro che le persone illuminate non erano
perfette, non infallibili. Si tratta di
esseri umani espansi, non di esseri umani perfetti. Vivono e respirano
con molti degli stessi difetti e vulnerabilita' che ogni comune mortale
deve sopportare.
Rajneesh spingeva il bagaglio dell'illuminazione sia in direzioni
positive che negative. Era il meglio del meglio e il peggio del peggio.
All'inizio era un grande maestro, con tecniche di meditazione innovative
che funzionavano con un potere portentoso (si vedano spiegazioni e
avvertenze a fine pagina sulla tecnica di Meditazione Dinamica di Osho).
Ha portato migliaia di discepoli ad altissimi livelli di consapevolezza,
ha discusso in dettaglio delle religioni orientali e delle tecniche di
meditazione, con una chiarezza maggiore di tutti i filosofi e maestri
esoterici che abbia mai conosciuto.
Come essere umano di carne ed ossa Rajneesh viveva in una torre
d'avorio, e raramente lasciava la sua stanza se non per tenere
conferenze. Circondato da devoti adoranti, perse il contatto con il
mondo dell'uomo comune. Nella sua isolata esistenza Rajneesh fece un
errore fatale. Decise consapevolmente di abbandonare la verita' a favore di
cio' che considerava utili menzogne. Rajneesh calcolava che la
maggioranza delle persone sulla terra si trovava ad un tale infimo
livello di consapevolezza che non poteva capire, non tollerare, le reali verita'.
Decise
di adottare la politica di diffondere menzogne apparentemente utili per
portare ispirazione ai discepoli e, a volte, di spingere i suoi studenti
in situazioni di stress particolare, a beneficio della loro crescita
personale. Questo fu la sua rovina, e il motivo per cui verra' ricordato
dagli storici semplicemente come uno dei tanti falsi guru, il che e' indubbiamente
falso.
Acharya, Bhagwan Shree, Osho,... tutti i nomi che rivestono di potere
utilizzati da Rajneesh non possono coprire il fatto che era comunque un
essere umano. Aveva ambizioni e desideri, sessuali e materiali, proprio
come chiunque altro. Tutti gli esseri umani illuminati hanno desideri.
Tutti gli uomini illuminati hanno avuto vite pubbliche di cui siamo a
conoscenza, e tutti hanno avuto vite private che sono rimaste segrete.
La stragrande maggioranza di illuminati non ha fatto che bene al mondo.
Solo Rajneesh, per quanto ne so, e' diiventato un criminale sia nel senso
legale che etico della parola.
Rajneesh non ha mai perso la verita' esistenziale definitiva dell'essere.
Ha solo perso il concetto comune della verita' che ogni adulto normale puo'
facilmente
comprendere. Ha razionalizzato il suo continuo mentire come un
«Tantra
mancino»,
ma anche questo era disonesto. Rajneesh ha mentito per salvare
la faccia, per evitare di assumersi la responsabilita'dei suoi errori, e
per acquisire potere personale. Quelle menzogne nulla avevano a che
spartire con il "Tantra" o con qualsiasi azione di gentilezza
altruistica. Cionondimeno in questo mondo ci sono unicamente i fatti, e Rajneesh distorceva quotidianamente i fatti. Rajneesh non era un
semplice truffatore, come sono molti altri. Rajneesh conosceva tutto
cio' che significa Buddha. Questa e'stata la sua
perdita di rispetto per la verita' comune che ha distrutto il suo
insegnamento.
La salute di Rajneesh era deteriorata repentinamente verso i trent'anni.
Soffriva di cfs che gli europei chiamano encefalomielite mialgica (ME) e
gli americani definiscono sindrome da fatica cronica (CFS). I sintomi
classici comprendono ovviamente la fatica, e sensibilita' estrema ad odori
e prodotti chimici, allergie, stati febbrili costanti e intolleranza posturale (ipotensione neuralmente mediata). Negli ultimi tempi della
sua vita Rajneesh aveva sviluppato piccoli tic muscolari involontari,
avvenimento comune in caso di malattia particolarmente attiva. Inoltre
Rajneesh soffriva di diabete di Tipo 11, asma e forti dolori alla
schiena.
Dal 1970, anno in cui lo conobbi, fino al 1990, anno della sua morte,
Rajneesh fu costantemente malato e di salute cagionevole. Non riusciva a
reggersi in piedi per lunghi periodi senza provare vertigini, perche' soffriva
dei danni al sistema nervoso autonomo che controlla la pressione del
sangue. Questa ipotensione neuralmente mediata (bassa pressione
sanguigna quando si sta eretti) causa fatica cronica e puo' anche abbassare
il quoziente intellettivo per insufficiente afflusso di sangue e
ossigeno al cervello (ipossia cerebrale). Quando stava particolarmente
male lamentava vertigini nel momento stesso in cui si alzava in piedi.
Pensava di aver contratto, ogni settimana, un diverso tipo di influenza
o raffreddore. In realta' soffriva di una singolare malattia cronica con
sintomi simili a quelli dell'influenza e che possono perdurare per
decenni.
Negli ultimi anni di vita Rajneesh faceva uso di farmaci, principalmente
Valium (diazepam), per alleviare i dolori. Prendeva il dosaggio massimo
raccomandato di 60 mg al giorno. Inoltre inalava ossido di nitro (N2O)
miscelato ad ossigeno puro (O2) che alleviavano l'asma e l'ipossia
cerebrale, ma che non avevano effetti sulla qualita' del suo giudizio.
Ingenuo sulla potenza dei farmaci occidentali, e troppo fiducioso sulle
proprie capacita' di combattere i loro effetti potenzialmente negativi, Rajneesh rimase vittima della dipendenza. Ben presto seguirono rovina ed
umiliazione. Gli sforzi per far ricadere la colpa del suo declino
mentale ad un complotto per avvelenarlo ordito dal Governo degli Stati
Uniti fu semplicemente un tentativo di nascondere la verita'.
Rajneesh era
un uomo fisicamente malato che alla fine divento' mentalmente corrotto. La
sua dipendenza dai farmaci era un problema che nasceva in lui stesso,
non un complotto del governo.
Nel 1990 Rajneesh mori' per arresto cardiaco. E' probabile che il declino che
aveva vissuto durante la carcerazione negli Stati Uniti dipendesse da
una combinazione di sintomi di astinenza da Valium e dall'aggravarsi
della ME/CFS causato dallo stress e dall'esposizione agli allergeni. Non
esiste prova scientificamente valida che suggerisca che sia stato
avvelenato.
Chi non ha familiarita' on la storia di Rajneesh puo' leggere il libro
"Bhagwan:
The God That Failed", di Hugh Milne (Shivamurti), stretto discepolo di
Bhagwan negli anni di Puna e dell'Oregon. Originariamente pubblicato
dalla Saint Martin's Press, il libro puo' essere reperito presso Caliban
Books eAmazon.Com. Posso confermare molti dei fatti che Milne cita sulla
vita di Rajneesh a Bombay e Puna, sebbene non abbia conoscenza diretta
dei tragici eventi della comune in Oregon. I miei contatti con le
persone che ci sono state mi inducono a pensare che la maggior parte di
cio' che Milne afferma nel suo libro e' vero. A volte non condivido le sue
interpretazioni sul significato dei fatti che presenta.
Rajneesh modello comune dell'Oregon sulla sua mente. Si fece dittatore
definitivo, la sua foto era collocata ovunque come in un incubo orwelliano.
L'atmosfera totalitaria fu solo una delle molte ragioni per cui non mi
fermai alla comune e mi limitai a brevi visite. Ero interessato alla
meditazione, non ad un grande campo di concentramento dove gli esseri
umani venivano trattati come insetti privi di intelligenza propria.
Rajneesh metteva talmente tanta enfasi sul fatto che i
discepoli
dovessero eseguire senza far domande, che essi non fecero altro che
quello, quando Ma Anand Sheela,
segretaria personale di Rajneesh, diede
ordini assurdi per commettere crimini che Rajneesh non avrebbe mai
approvato.
Quando soffocate l'intelligenza degli esseri umani create una situazione
profondamente pericolosa e distruttiva per lo spirito umano. Non potete
salvare il prossimo dal suo ego pretendendo "resa totale". La tecnica
antidemocratica di costringere ad obbedienza cieca non ha funzionato per Hitler, Stalin, il Dalai
Lama ne per Bhagwan Shree Rajneesh.
Germania,
Russia, Tibet e la comune di Rajneesh in Oregon sono state tutte
distrutte dalle regole imperiali autoritarie. La diversita' di opinioni
e' sempre
salutare, perche' agisce da efficace contrappeso all'arroganza miope di chi
vuole essere re. Bhagwan non ha mai capito questa verita'
storica, e faceva
sprezzante riferimento alla democrazia come ad una "plebaglia - crazia".
Rajneesh era un aristocratico imperiale, e non
e' mai stato un democratico
generoso e di larghe vedute.
Bhagwan Shree Rajneesh
usava le persone, parlava alle spalle e ha
tradito la fiducia dei suoi stessi discepoli. Questo tradimento ha
portato Vivek, sua fidanzata e compagna per molto tempo, al suicidio.
Successivamente Rajneesh ha mentito sulla sua morte dicendo che era
depressa cronica per la sua intrinseca instabilita' emotiva. Vivek
non fu mai depressa negli anni in cui la conobbi,
ed era la donna piu' raggiante che
abbia mai conosciuto. Rajneesh la condusse al suicidio perche' non riusciva
a capire, a non tollerare, il proprio declino e collasso mentale.
Il giovane Acharya Rajneesh inizio' la sua vita come maestro che condannava
i falsi guru, e la termino' come uno dei guru piu' dis-onesti che il
mondo abbia mai visto. Il fatto difficile da comprendere che era illuminato quando
si comportava da puritano anti-guru e rimase illuminato quando lui
stesso divenne il guru definitivamente indulgente verso se stesso.
Questa contraddizione apparentemente inconciliabile e' la vera ragione per
cui sto scrivendo questo saggio. Amo sondare territori inesplorati
laddove altri temono di camminare.
Quando combinate insieme la normale tendenza umana all'egoismo con uno
stile di vita "torre d'avorio" avrete una situazione in cui il
comportamento etico puo' sembrare un optional. Combinate l'insana atmosfera
dell'auto-deificazione con una malattia debilitante progressiva che
abbassa il QI, e su tutto aggiungete abuso di farmaci; avrete una rupe
da cui anche un uomo illuminato puo' precipitare. Quella caduta puo' divenire
solo se l'uomo illuminato fa una scelta sbagliata, una mossa sbagliata,
sia nel cuore che nella mente. La scelta sbagliata di Bhagwan fu il
disprezzo della verita' a favore di chi pensava fossero utili menzogne.
Una volta che hai preso la curva sbagliata, lontana dalla verita' iretta e
comune, hai perso la via. Nessun essere umano puo' golarmente disprezzare
il dato di fatto senza trovarsi nel mare in tempesta, perche' abbandonando
il dato di fatto abbandona la terra che ha sotto i piedi. Piccole
menzogne diventano grandi menzogne e la verita' ora celata, diventa
nemica, non amica e alleata.
Rajneesh sopravvalutava se stesso e sottovalutava i suoi discepoli. Chi
intorno a lui era realmente in cerca della conoscenza avrebbe facilmente
fronteggiato la verita'ed era gia' sufficientemente motivato senza bisogno
di propaganda. Ma Rajneesh era stato un grande guru per cosi' lungo
tempo, non solo in questa vita ma anche nelle precedenti, che era
arrivato a vedere se stesso in termini grandiosi. Era davvero una figura
storica, ma non era il perfetto superuomo che fingeva di essere. i
suoi discepoli meritavano onesta' ma lui li nutriva con favole per «dare
loro fede».
La verita' esistenziale definitiva silenziosa oltre tutte le parole e le societa'
Questa verita' trascendentale
quanto vera quanto lo sono sole, luna e
il lavello della vostra cucina. Rajneesh ha vissuto quella verita' fino al
giorno della sua morte, ed anche nei giorni e anni dopo la sua morte
fisica. Chi va in visita a Puna, India, ed e' aperto alla meditazione
sentira' laggiu' l'onda gigante di consapevolezza. Quell'onda una volta era
connessa ad un corpo umano che chiamavamo Rajneesh. Il corpo e' divenuto
cenere, ma l'onda vive, ed e' completamente cosciente. Rajneesh ha
raggiunto la perfezione sovrumana soltanto dopo la morte fisica. Questo
e' vero per tutti gli illuminati che hanno calpestato questa terra.
La contraddizione tra illuminazione e corruzione puo' avvenire perche'
il
cervello non l'hai illuminato, e l'illuminazione non fa mai, o dice mai, alcunche'. In un certo senso, nessuno raggiunge veramente l'illuminazione.
L'illuminazione avviene nel luogo in cui sei, ma non puoi possederlo e
non puo' appartenerti. Tutte le parole dei cosiddetti illuminati provengono
dalla mente umana, dal corpo umano che interpreta il fenomeno
dell'illuminazione come un traduttore. Le parole non provengono
dall'illuminazione. Per definizione, l'illuminazione non puo' parlare.E' assolutamente silenziosa, e va oltre il bisogno di parlare.
Il nostro essere ha molti strati. Alcune tradizioni hanno catalogato
questi strati come sette corpi, il primo e' ilcorpo fisico, e il settimo
il nirvanico, il vuoto da cui tutto ha avuto origine. Indipendentemente
dal modo in cui contate gli strati, essi esistono e lo strato puramente
mentale sempre presente se avete un corpo fisico. Quello strato puo' essere
colpito dalla malattia, e dall'esposizione agli agenti chimici. Bhagwan aveva una dipendenza dal Valium ed aveva vissuto tutti i
sintomi negativi della tossicodipendenza che comprendono, ovviamente, la
calunnia, la paranoia, lo scarso senso del giudizio e le diminuite facolta'
mentali. Ad un certo punto paranoia e confusione divennero
talmente grandi, per lui, che pensava che un gruppo di settari tedeschi
gli avesse fatto il malocchio. Le sue incapacita' fisiche e l'abuso di
farmaci erano semplicemente piu' di quanto il suo cervello mortale potessero
sopportare. Il suo maggior difetto, il disprezzo per il comune concetto
di verita' fu la sua definitiva rovina e per quel crimine deve essere
ritenuto completamente responsabile, senza scusanti.
Bhagwan mentiva quando diceva che aveva «discepoli illuminati». Mentiva
quando diceva di non aver mai fatto un errore. Successivamente fu
costretto ad ammettere di essere fallace perche' l'elenco dei suoi pasticci
crebbe fino ad assumere dimensioni mostruose. Mentiva quando faceva
finta che i gruppi terapeutici gestiti dai suoi discepoli non erano
semplicemente una macchina per far soldi. Rajneesh ha infranto le leggi
dell'immigrazione, e su questo ha mentito in tribunale. Ha mentito
dicendo di essere rimasto vittima di una truffa mentre
cercava di
ottenere lo
status di residente permanente [negli USA - ndt].
Bhagwan
Rajneesh non era un assassino o un rapinatore di banche, ma sicuramente
era un grande bugiardo. La cosa ridicola e' che tutte le sue bugie non
erano assolutamente necessarie, e sono state controproducenti. L'onesta'
e'
la vera strada da seguire.
Rajneesh ha tristemente mentito affermando di non aver avuto
responsabilita' negli orrori della comune dell'Oregon, perche' aveva tenuto la
mano di Ma Anand Sheela
e di chi commise quei grandi crimini che furono
il tentato omicidio e l'avvelenamento [1].
Il fatto che Rajneesh non li
abbia ordinati, o che non ne fosse precedentemente al corrente non
significa che non ne sia stato eticamente responsabile. Se un maestro
mette alla guida di uno scuola-bus un autista ubriaco e i bambini
muoiono, allora quel maestro e' responsabile della loro morte. Rajneesh
sapeva che tipo di persona fosse Sheela, e la scelse per la sua
corruzione e arroganza, non "nonostante" quei difetti. Nel codardo
tentativo di sfuggire dai suoi fallimenti si cambio' nome da
Bhagwan a Osho,
come se un cambiamento di nome potesse lavar via i suoi peccati.
Qualcuno puo' sorridire davanti al fatto che un'anima illuminata possa
essere condannata per reati penali, ma questo non mi ha frenato nella
ricerca della verita' definitiva. La vita di Rajneesh una lezione per tutti
noi affinche' mettiamo in pratica ci' che predichiamo. Bhagwan ha dato
grandi consigli, ma non e' riuscito a seguire le sue sagge parole. Ed e'
anche un
promemoria sul non prendere troppo seriamente cio' che la gente dice.
E' molto meglio osservare come essa vive, e togliere enfasi da cio' di cui
parla. Le chiacchiere valgono poco. Le azioni sono piu' che rivelatrici.
Gli illuminati hanno un ego? Nei miei anni giovanili e idealistici avrei
detto che la risposta no.
Rajneesh, Gurdjieff e anche J. Krishnamurti
mi dimostrano che ce l'hanno. Mi convinsi
che Rajneesh aveva un ego quando lo vidi alla televisione, in manette,
che veniva trasferito dal carcere al tribunale dell'Oregon. In risposta
ad una domanda di un giornalista, guardo' fisso nella telecamera e parlo'
ai
suoi discepoli dicendo «Non preoccupatevi. Tornero' ". Non fu quello
che disse, ma cio' che vidi nei suoi occhi a costituire, per me, una prova.
Potevo vedere il suo ego in azione, calcolatore e manipolativo. Cio'che
avevo visto, ovviamente e chiaramente, era una verita' fondamentale che
nessuna razionalizzazione poteva coprire. Rajneesh era splendidamente
illuminato, ma era anche profondamente egoistico.
Per la gente comune l'ego e' il centro della coscienza, e il Vuoto e' percepito
solo come la periferia. La gente guarda le foto prese dal telescopio
spaziale Hubble e vede il Vuoto come un oggetto esterno, non come un'identita'
personale.
Quando raggiungi "l'illuminazione", sia temporaneamente come
un satori , che permanentemente come un Buddha,
la situazione viene capovolta. Ora il Vuoto e' il tuo centro di consapevolezza, e l'ego
la periferia. L'ego non
muore, semplicemente non e' piu' lo stadio centrale della nostra attenzione.
Qualche animale umano illuminato, e ricordate che tutti noi siamo
animali, si e' lasciato ingannare da questo fenomeno e ha pensato di non
avere piu' ego che potesse causare problemi. Meher Baba passo' gran parte
della sua vita vantandosi di quanto grande fosse, perche' pensava che il
suo centro fosse perfettamente privo di ego. In verita' era molto
egoista e avrebbe dovuto rendersi conto che nemmeno l'illuminazione era
una scusante
per le vanterie. Lo stesso fondamentale errore di giudizio ha afflitto
Acharya Rajneesh. E' stato ingannato dal pensiero di essere oltre
l'arroganza, ma si sbagliava. Anche gli umani illuminati devono
preoccuparsi per le proprie maniere e comportamenti, e rendersi conto
che e' l' Atman il meraviglioso fenomeno che dovrebbero promuovere, non la
propria personalita' fallace e temporanea. Ramana Maharshi,
uno degli uomini piu' illuminati del XX secolo, aveva l'approccio giusto a questo
riguardo, ed e' questo il motivo per cui e' ancora tanto amato da tutti.
Ramana
Maharshi promuoveva l'Atman, e non ha mai promosso il proprio corpo
mortale, o la sua mente.
Chiunque abbia sperimentato l'oceanica energia di Bhagwan lo ama ancora,
me compreso. Ed e' soltanto la mia personale ossessione per la verita' sopra
ogni cosa che mi fa scrivere cio' che sembra una critica. Se non riusciamo
ad analizzare onestamente i nostri errori, allora la nostra sofferenza
sara' stata una perdita di tempo. Il voler coprire le fragilita' di Bhagwan, come
sta facendo l'attuale establishment dei suoi discepoli, semplicemente
distruggera' la possibilita' di imparare dalla sua tragedia. Mi manca Acharya
Rajneesh piu' di quanto mi manchino Bhagwan o Osho, perche' dava il suo meglio
quando non aveva intorno l'organizzazione politica manipolatrice che
l'ha circondato. Quando Acharya Rajneesh era solo un uomo in un
appartamento, con una Chevrolet e non una Rolls Royce, era piu'onesto e
vero. Quando fu circondatodal proprio establishment politico, le cose hanno
iniziato ad andare male, e questo succede spesso agli uomini di grande
potere.
Come puo' l'oceano entrare nella goccia, se la goccia contiene un ego?
La mia risposta e' che
l'ego e' una parte integrante della struttura del cervello umano.
Non semplicemente psicologica. La fisica e' strettamente legata ai
percorsi neurali. L'autodifesa, meccanismo di sopravvivenza che non puo'
essere
distrutto finche' il corpo e' vivo. Se siete un'anima disincarnata non avete
bisogno di autodifesa, e non avete bisogno di un ego. Ecco perche' sono
d'accordo con l'autore e maestro Huston Smith quando dice di credere che
nessun uomo attaccato alla propria spira mortale puo' raggiungere la
trascendenza definitiva. Prima dovete morire fisicamente, e quando
l'ultima spira sara' infranta sarete totalmente liberi. Credo che l'ego si
metta da parte e diventi meno problematico per i maggiori illuminati, ma
non viene mai totalmente distrutto fintanto che ci sara' un corpo fisico.
Sarebbe meraviglioso credere che gli illuminati erano perfetti sotto
tutti i punti di vista. Renderebbe la vita piu' semplice e dolce, ma sarebbe
finzione, non dato di fatto. In un certo senso la tragedia di Bhagwan mi
ha dato maggior speranza. Se per raggiungere l'illuminazione dovessimo
diventare esseri umani perfetti, chi tra noi raggiungerebbe mai quell'obiettivo?
Se ci rendiamo conto che l'illuminazione e' semplicemente una progressione
graduale dell'espansione della consapevolezza, allora quell'obiettivo
sara' raggiungibile da tutti noi, con il tempo necessario. Se lavoriamo
per centinaia di anni, attraverso molte nascite e molte morti, con il
semplice obiettivo di andare un po' piu' in profondita' giorno dopo giorno,
allora credo, con prevedibilita' scientifica, che chi cerca di raggiungere
l'illuminazione col tempo ce la fara'.
Tutti gli illuminati che ho
conosciuto o di cui ho letto hanno fatto questa affermazione, con parole
loro. Io credo che sia un fatto della vita in cui dobbiamo avere
fiducia.
Meditazione Dinamica: (avvertenze) Questo spettacolare metodo di
meditazione era un marchio di fabbrica di Bhagwan, e resta uno strumento
tremendamente efficace per espandere naturalmente la consapevolezza.
Bhagwan non fece mai questa tecnica, perche' lui era meditazione. Sviluppo'
il
metodo semplicemente osservando i suoi discepoli che occasionalmente
avevano movimenti del corpo spontanei nei primi campi di meditazione.
Quando la sua capacita' di giudizio inizio' a declinare, sfortunatamente trasformo'
il metodo in 3? e 4? stadio, e del metodo in un
test di tortura senza senso.
La tecnica di meditazione corretta e sicura ha quattro stadi, ognuno
della durata di dieci minuti.
Primo stadio:
iniziate stando in piedi con gli occhi chiusi (benda opzionale) e
respirate profondamente e velocemente con il naso per dieci minuti.
Lasciate che il corpo si muova liberamente. Saltate, dondolatevi avanti
e indietro o usate qualsiasi movimento fisico che aiuti a immettere
quanto piu' ossigeno possibile nei polmoni.
Secondo stadio:
il secondo stadio di dieci minuti quello della
catarsi. Lasciatevi andare completamente e siate spontanei. Potete
ballare o rotolarvi sul pavimento. Per una volta nella vita urlare e' permesso e
incoraggiato. Dovete manifestare tutta la rabbia che avete in modo
sicuro, come picchiare i palmi a terra. Tutte le emozioni soppresse dal
vostro subconscio devono essere liberate.
Terzo stadio: nel terzo stadio saltate su e giu',
gridando Huu! Huu! Huu! continuamente per dieci minuti. I suoni sono
molto stupidi, e divertente,
e le forti vibrazioni della voce viaggiano verso i centri dell'energia
immagazzinata, e spingono quell'energia verso l'alto. Quando fate questo
stadio l'importante e' mantenere le braccia sciolte e in una posizione
naturale. Non tenetele sopra la testa, perche' quella posizione potrebbe
essere pericolosa (in senso medico).
Quarto stadio: gli ultimi dieci minuti sono di completo rilassamento e tranquillita'. Stendetevi sulla schiena, mettetevi comodi e semplicemente
lasciatevi andare. Siate come morti, completamente arresi al cosmo.
Godetevi la tremenda energia che avete rilasciato nei primi tre stadi, e
siate testimoni silenziosi dell'oceano che scorre in una goccia.
Diventate l'oceano.
Baghwan imprudentemente cambio' il terzo stadio del metodo dicendo di
tenere la braccia sopra la testa mentre si urlava "Huu!". Ancor peggio,
cambio' il quarto stadio dicendo di bloccarsi sul posto come una statua,
con le braccia scomodamente dritte sopra la testa. Questo metodo non
solo era scomodo fin quasi alla tortura, ma anche pericoloso in senso
medico. Rimanere con le braccia dritte sopra la testa aumenta il livello
di stress ortostatico. Cio' significa che il cuore deve lavorare di piu'
per pompare il sangue che disceso verso le gambe deve farlo risalire prima al
cuore, poi al cervello. In questa posizione potete facilmente svenire
(sincope indotta), e anche avere un attacco di cuore.
Bloccarsi sul posto rende impossibile il rilassamento profondo, e vi
tiene la mente impegnata nel controllo della completa operativita' funzionale.
Mantiene la coscienza in superficie, facendo fallire il proposito
dell'esercizio. Il punto centrale della tecnica era di avere tre stadi
di azione intensa, seguiti da un quarto stadio di rilassamento profondo,
lasciarsi completamente andare. Bhagwan stesso non aveva mai messo in
pratica la prova di tortura del metodo di congelamento, nemmeno in
giovent?iedere ai suoi discepoli di farlo mostra semplicemente che aveva
perso il contatto con la realta' fisica.
Bhagwan era un essere umano
fallibile, non un Dio perfetto.
Consiglio a tutti gli studenti di meditazione di usare solamente la
versione sicura della Meditazione Dinamica, e non la versione con il
pericoloso "stadio di congelamento". Questa meravigliosa tecnica aveva
l'intento di crescere con lo studente, e cambiare con i cambiamenti
dello studente. Dopo alcuni anni di pratica vigorosa del metodo, i primi
tre stadi della meditazione dovrebbero diminuire spontaneamente. A quel
punto si entra nella sala di meditazione, si fa qualche profonda
inspirazione e si va immediatamente nella profonda estasi del quarto
stadio. Bhagwan aveva inteso il suo metodo come fluido, capace di dare
benessere e divertimento. I nuovi studenti che desiderano sperimentare
la Meditazione Dinamica di Rajneesh dovrebbero leggere, per ulteriori
avvertenze, la sezione sulla Meditazione Attiva del Meditation Handbook
prima di provare questa tecnica potente

Lettera aperta in risposta a "Osho,
Bhagwan Rajneesh e la Veritࠐerduta"
di Marco Galzenati
Roberto replica a Marco
C'e' una preoccupazione e un accanimento del tutto particolari nella
maniera in cui lei sign. Christopher Calder si preoccupa di difendere
valori quali verita' e democrazia, e credenze quali reincarnazione e
illuminazione, la cosa piu' umoristica che ci viene di fatto da un "discepolo
diretto di Osho" che sembra continuamente mancare i punti essenziali,
nella foga di screditare non tanto l'insegnamento Oshiano quanto la
figura dell'uomo.
Parlare di contraddizione tra illuminazione e corruzione in relazione ad
Osho significa supportare sottilmente, le peggiori tendenze
instupidificatrici che agiscono nel contesto della discussione sulla
realta' ell'illuminazione.
Vediamo "brevemente" perche'
Iniziamo dalla verita', la verita' non esiste come concetto o esperienza
esprimibile attraverso le parole, il linguaggio.
La verita' dell'accezione iniziatica uno stato esperienziale dell'essere,
una particolare postura dello stato percettivo, una tavola d'acqua non
increspata? cosa intende dunque sig. Calder quando dice: «Rajneesh non
ha mai perso la verita' esistenziale definitiva dell'essere. Ha solo perso
il concetto comune della verita' che ogni adulto normale puo' facilmente
comprendere.»
Mi sfugge il significato di comune verita', sta forse parlando della verita'
socialmente accettata e condivisa da quelle che lei definisce menti
non illuminate? e se sta parlando di questa verita' come bisogna intendere
il suo adulto normale, una persona benpensante, che si muova nei limiti
del comune buonsenso?
Qui non si tratta di "razionalizzare il continuo mentire come un tantra
mancino", bensi' di usare le parole come un gioco che porti il
nostro interlocutore a riscoprire uno stato interiore di consapevolezza,
sicuramente al di la del suo senso di comune verita' Sig. Calder, una verita'
che se lei non si e' preoccupato di difendere non le dara' mai nessun accesso a se
stessa, la verita' come la chiama lei non ha mai amato i propri difensori.
Lei continua poi:
«Decise consapevolmente di abbandonare la verita' a favore di cio' che considerava utili menzogne. Rajneesh calcola
che la maggioranza delle persone sulla terra si trovava ad un tale
infimo livello di consapevolezza che non poteva capire, o tollerare, le reali verita'2
Qui lei continua a focalizzare l'attenzione sul contenuto delle parole
di Osho le utili menzogne come se le parole avessero a che fare con la
verita' e lei continua sorprendentemente dopo anni di meditazione a
confondere il dito che indica la luna con la luna. Di quali reali verita'
lei
parla?
Mi perdoni se la correggo, non si tratta di verita', si tratta
dell'intrinseca impossibilita' di indicare una meta, usando le stesse
parole, a persone che si trovano in posizioni geografiche diverse. Si
tratta della necessita' di comunicare a tutti, e non solo ai discepoli
piu' che motivati, cose che se a quel punto non avevano ancora capito
non avrebbero probabilmente capito, come dice lei in maniera
diabolicamente seria, in questa vita.
«Il disprezzo per il comune concetto di verita', fu la sua definitiva
rovina e per quel crimine deve essere ritenuto completamente
responsabile, senza scusanti».
Riecco che la ritrovo aggrappato al comune concetto di verita', la cosa
e' assolutamente esilarante. Osho passa la vita nel tentativo di abbattere
il comune senso della verita' e lei suo seguace lo condanna per il suo
terribile crimine
«il disprezzo per il comune concetto di verita'».
Lei e' assolutamente geniale in questa profonda sottile e originale forma di
non comprensione, ci vuole un talento tutto particolare. Capisco un po'
di piu' le riserve che il compianto Osho aveva in relazione ai
suoi seguaci.
Passiamo al secondo suo grande mito, la democrazia, si badi bene non
solo quella politica, ma ad un concetto di democrazia che lei estende
alla vita di relazione tra gli individui al di la del contesto politico, e
senza considerare minimamente come la coscienza degli individui sia
sottilmente manipolata attraverso l'illusione di scelta che le moderne
democrazie offrono attraverso i media ecc?
Lei dice:
«faceva sprezzante riferimento alla democrazia come ad una "plebaglia -
crazia". Rajneesh era un aristocratico imperiale, e non e' mai stato un
democratico generoso e di larghe vedute».
Su questo sono d'accordo con lei, Osho era sicuramente un aristocratico,
appartenente a quel particolare lignaggio spirituale, le cui strade sono
da sempre a tutti accessibili, ma che solo pochi esseri umani
sporadicamente percorrono; in quanto ai democratici generosi e di larghe
vedute, credo che l'umanita' ne abbia gia' in numero sufficiente, per
continuare indisturbata nel proprio percorso verso il piu' stupido
autolesionismo senza scomodare il povero Osho.
Forse un po' semplicisticamente, preferirei sempre la guida di un
sovrano illuminato ad una banda di politici inconsapevoli e spesso in
malafede, che decide "democraticamente" il da farsi. Lei pare
dimenticare un punto essenziale della storia umana, non sono tanto i
sistemi che fanno la differenza, ma gli individui che li gestiscono, in
quanto un sistema ingiusto gestito da uomini saggi puo' trasformarsi in un
sistema giusto, mentre un sistema giusto gestito da uomini inconsapevoli
puo' trasformarsi in un sistema ingiusto.
Passiamo alla sua idea di "illuminazione":
«Ramana Maharshi, uno degli uomini piu' illuminati del XX secolo, aveva
l'approccio giusto a questo riguardo, ed e'questo il motivo per cui e' ancora tanto
amato da tutti».
Qui Le sfugge un punto centrale, Ramana Maharshi ha semplicemente
testimoniato lo stato di illuminazione, ma non si certo esposto "cosi' poco
saggiamente" come Osho nell'attacco e nella distruzione delle fondamenta
del potere politico e religioso del sistema di controllo mondiale delle
coscienze. Forse per questo Osho e' ancora tanto amato da tutti quelli che
hanno coscienza della programmazione all'infelicita' di cui l'umanita'
e'
vittima. Osho oltre ad essere un grande maestro, e' stato anche un
personaggio di primissimo piano dell'area della cultura antagonista
checche' se ne dica.
«Bhagwan mentiva quando diceva che aveva "discepoli illuminati"».
Certo bisognerebbe definire un po' meglio cosa si intende per
"illuminati":
Quante ore al giorno l'ego e' collocato alla periferia dell'essere e quante
al centro?
Oppure quanto postato in periferia in relazione al cento dell'essere?
Dato che pare impossibile accopparlo, questo ego (come dice lei), si
dovrebbe trovare un punto, una manifestazione dalla quale dire: si e' questo
il punto! Qui sei illuminato!?
O piu' semplicemente dichiarare di esserlo quando e' necessario soddisfare lo
spasmodico bisogno di una fonte autorevole, di una autorita' incontestabile,
delle persone che ci circondano? Non so ma questo poi sarebbe mentire,
se a farlo non fosse un maestro?
Ops mi pare essere inciampato in un buffissimo paradosso.
Oppure come diceva Giuda a Cristo nel noto film Jesus Christ Superstar:
«Veramente stai iniziando a credere le cose che dicono di te? Veramente
stai iniziando a credere che questo parlare di dio sia vero?»
Domande
senza risposta assoluta mi pare di capire?.
«Qualcuno puo' sorridire davanti al fatto che un'anima illuminata possa
essere condannata per reati penali».
Infatti quando Gesu' e' stato condannato e messo sulla croce "per quelli che
oggi sarebbero molto probabilmente reati penali" gli individui
benpensanti dell'epoca inorridivano proprio come oggi mi pare lei sia
vicino a fare.
Poi continua con pettegolezzi del tipo: «Bhagwan Shree Rajneesh usava le
persone, parlava alle spalle ecc?», che non riesco a capire che nesso
abbiano con l'insegnamento.
«Ed anche un promemoria sul non prendere troppo seriamente cio' che la
gente dice, molto meglio osservare come essa vive, e togliere enfasi da
cio' di cui parla. Le chiacchiere valgono poco. Le azioni sono piu' che
rivelatrici».
Sicuramente l'avere coscienza delle debolezze umane di una persona non
lede in alcun modo cio' che e' il suo apporto allo sviluppo della
consapevolezza del pianeta (a meno che non si creda che lo stato di
illuminazione comporti il dover di mantenere una particolare condotta
etica, una buona reputazione, la rispettabilita' insomma).
Per dirla in altro modo parafrasando una frase celebre, in pieno spirito
imperiale-aristocratico:«Cio' che fa la differenza tra me e i miei servi
e che
loro parlano delle persone, io parlo dei concetti e delle idee», ma mi
rendo conto che in un mondo in cui le telenovela riscontrano tanto
successo questo possa passare in secondo piano.
«Rajneesh sopravvalutava se stesso e sottovalutava i suoi discepoli. Chi
intorno a lui era realmente in cerca della conoscenza avrebbe facilmente
fronteggiato la verita' ed era gia' sufficientemente motivato senza bisogno
di propaganda. Ma Rajneesh era stato un grande guru per cosi' lungo tempo,
non solo in questa vita ma anche nelle precedenti, che era arrivato a
vedere se stesso in termini grandiosi. Era davvero una figura storica,
ma non era il perfetto superuomo che fingeva di essere. Nessuno lo
sapeva dei suoi discepoli che meritavano onesta', ma lui li nutriva con favole per "dare
loro fede"».
Credo infatti che le persone che erano realmente in cerca della
conoscenza abbiano facilmente fronteggiato cio' che lei si ostina a
definire verita' anche se lei dal tono del suo articolo mi pare non
essersene accorto.
E poi sulla reincarnazione e il credere in genere:
«Se ci rendiamo conto che l'illuminazione e' semplicemente una progressione
graduale dell'espansione della consapevolezza, allora quell'obiettivo
sara' raggiungibile da tutti noi, con il tempo necessario. Se lavoriamo
per centinaia di anni, attraverso molte nascite e molte morti, con il
semplice obiettivo di andare un po' piu' in profondita' giorno dopo giorno,
allora credo, con prevedibilita' cientifica, che chi cerca di
raggiungere l'illuminazione col tempo ce la fara'»
Qui c'e' un punto cruciale che pare sempre sfuggire a tutti, cose come
illuminazione, vite passate, reincarnazione ecc? per chi non ne ha
esperienza diretta restano atti di fede, dei credi alla moda ai quali
aggrapparsi... Questa volta una nuova ragione legittima il nostro
credere, se ne parla Osho sara' vero? «L'onesta', la vera strada da seguire».
No non e' semplice, un Maestro spesso non onesto per calcolo, per non
lasciare nulla a cui aggrapparsi, credere ad un maestro inutile, non ci
portera' dove vorremmo essere, capire la natura del suo gioco questo puo'
esserci
utile, per poi abbandonare anche quel gioco, per poi ritrovarci al
centro esatto della danza dell'esistenza dopo aver avuto l'intuizione
che ci consentira' di giocare tutti i giochi abbandonando la presa?.
Lei dice molti avrebbero capito, sinceramente non mi pare, la gente ha
bisogno, per ascoltare, che si parli il suo linguaggio? non sempre
soddisfare aspettative significa essere disonesti? Soddisfare
aspettative a volte serve ad aspettare che gli individui siano pronti a
gettare le proprie stampelle, e a far si che non impazziscano nell'egoica
illusione di non averne?
Cordiali saluti
Marco Galzenati
marco.galzenati@fastwebnet.it
P.S. se qualche anima misericordiosa trova Mr Calder, traduce la lettera
e riesce a recapitarla, le saro' immensamente grato in tutte le mie vite
future, ed anche in questa, vita. Crepi l'avarizia.
(il mio inglese non mi
consente di farlo e non ho l'indirizzo).
Rendo omaggio ai Maestri!
Roberto replica a Marco
Ciao Marco, ho letto la tua risposta a Christopher Calder.
A me sembra che Christopher volesse soprattutto porre l'accento sul
fatto che anche un uomo che ha vissuto e controlla totalmente
l'esperienza dell'illuminazione puo' a volte, parlare o agire
esclusivamente per evitare frustrazioni al proprio ego.
Causa precarie condizioni di salute e introduzione di sostanze nocive
nell'organismo, trovo plausibile che anche la mente di un illuminato,
dovendo anch'essa sottostare (quando non e' nel samadhi) a leggi stabilite
da "qualcosa" di superiore, possa accusare dei cedimenti e compiere a
volte azioni al solo scopo di evitare dispiaceri psico-fisici, spinta da
vecchie abitudini che non sempre riesce a controllare perfettamente.
Del resto a pie pagina, Christopher riconosce tranquillamente la
fallibilita' del suo giudizio.
Io, che ho imparato e continuo ad imparare dalle parole di Osho piu' da
chiunque altro, sento le considerazioni di Christopher molto utili alla
mia crescita interiore e mi consentono di sistemare qualche altro
tassello al proprio posto. Come puoi essere tanto certo che Osho non
abbia mai mentito soltanto per difendere propri interessi egoici? Il tuo
giudizio e' infallibile? Siamo tutti d'accordo (anche Christopher) che Osho
ha dato e dara' un apporto meraviglioso per l'evoluzione dell'umanita', ma
le osservazioni di C. sono importanti per far sorgere dubbi e
raggiungere un quadro ancora piu' completo della Verita' che sicuramente
si trova su un piano piu' privato rispetto a qualsiasi Maestro (nel
momento in cui, agendo nel mondo, non si e' disciolto in Essa).
Anche un Maestro che non sia in samadhi puo' cadere vittima, complici
malanni fisici, del proprio ego, e i limiti di questa caduta non puoi
stabilirli tu... E' evidente che l'argomento di cui stiamo trattando sia
un dettaglio trascurabile di fronte all'immensita' del pensiero e del
contributo di Osho, ma e' proprio lavorando sui dettagli che si progredisce
sul sentiero della Conoscenza...
In bocca al lupo per tutto!
Roberto

osho

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