inizio con questo bell'auspicio dedicandolo a tutti voi
"augurio
irlandese"
Che la strada si alzi per venirti incontro,
Che il vento soffi sempre alle tue spalle
Che il sole ti illumini e ti riscaldi e la pioggia cada piano sui tuoi
campi
Fino al momento in cui ci ritroveremo
E che Dio ti tenga lieve sul palmo della sua mano …
Arrivederci, che Dio ti benedica
PREGHIERA PER LA TRANQUILLITÀ
Rallenta il ritmo della mia vita, Signore.
Calma il battito del mio cuore, acquietando la mia mente.
Rallenta il mio passo frettoloso, con una visione delle eterne
distese del tempo.
Dammi, in mezzo alla confusione quotidiana, la quieta stabilità
delle montagne.
Spezza la tensione dei miei nervi e dei miei muscoli con la serena
musica dei ruscelli e degli uccellini, vivente nella mia memoria.
Aiutami a conoscere il magico potere ristoratore del sonno.
Insegnami l'arte di prendermi brevi momenti di sosta, di rallentare
il mio ritmo, per osservare in meditativo raccoglimento le bellezze
del tuo Creato.
Insegnami ad ascoltare brani di musica trascendentale delle Tue cose
Create e trasfonderle nel mio spirito, quale soave balsamo per la
mia mente stanca e per conoscere meglio Te.
Ricordami e fa' in modo ch'io possa imparare che nella corsa non
sempre vince chi va più veloce, che della vita si può far qualcosa
di meglio che aumentare sempre più la sua velocità.
Fa' che io levi lo sguardo alla quercia torreggiante e sappia che
essa è venuta grande e forte perché è cresciuta lentamente e bene.
Rallenta il ritmo della mia vita, Signore, ed ispirami ad affondare
le mie radici nel suolo dei valori durevoli, nei sentimenti più
alti, affinché io possa innalzarmi verso l'Infinito Cosmo alla
ricerca di Te e di conseguenza del mio più grande destino, nella
totale comprensione di essere figlio Tuo e parte di Te nel Tutto.
Ithacar di Masar
SE
Rudyard Kipling
Consiglio di leggerla a coloro che, specie nella solitudine,
cercano un conforto, una parola amica, una carica "di dentro"
capace di far cadere le barriere interiori che ci tengono prigionieri.
Vi posso assicurare che se la leggete ogni mattina al
risveglio e ogni sera prima di coricarvi, specie in quel periodo
della vita in cui tutto sembra andare storto... vi porterà
certamente giovamento.
kipling
Se riuscirai a conservare la calma quando tutti
intorno a te
la perdono e te ne fanno una colpa,
Se avrai fiducia in te stesso, quando tutti dubiteranno
ma saprai tener conto del loro dubbio,
Se saprai aspettare, senza stancarti nell'attesa,
ed essere calunniato senza calunniare a tua volta
o essere odiato senza lasciarti prendere dall'odio
e tuttavia non apparire troppo buono
o non parlare troppo saggio;
Se riuscirai a sognare ed a non fare del sogno
il tuo padrone; Se riuscirai a pensare ed a non fare del pensiero
il tuo scopo;
Se saprai far fronte al TRIONFO ed alla ROVINA
e trattare allo stesso modo questi due impostori;
Se sopporterai di udire la verità che hai detto
distorta da furfanti per abbindolare gli ingenui,
o contemplare le cose cui hai dedicato la vita, spezzate,
e piegarti a ricostruirle con utensili rotti;
Se riuscirai a fare un mucchio di tutte le
tue vincite e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,
e perdere e ricominciare dal principio
e non dir parola sulla tua perdita;
Se saprai costringere cuore e tendini e nervi
a servire la tua volontà anche quando sono sfiniti,
ed a resistere quando in te non resta altro
che la volontà che dice loro "RESISTETE!"
Se saprai parlare con le folle, conservarti eretto
e passeggiare con il Re e non perdere la semplicità;
(Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
O intrattenere i re parlando francamente, )
Se nè i nemici nè gli amici
più cari riusciranno ad
offenderti;
Se tutti conteranno per te, ma nessuno troppo;
Se riuscirai ad occupare il minuto inesorabile,
dando valore ad ogni istante che passa.
Tua sarà la terra e tutto ciò che è in essa,
e - quel che più conta - sarai un uomo, figlio mio!
kipling
Pablo Neruda
LA
NOTTE NELL'ISOLA
Tutta la
notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.
Forse
assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.
Forse il
tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.
Ho dormito
con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.
Ho dormito
con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.
Neruda
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E' in te l'illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Kahlil
Gibran
MAGIA DELLA VITA
In un campo ho veduto una ghianda:
sembrava così morta, inutile.
E in primavera ho visto quella ghianda
mettere radici e innalzarsi,
giovane quercia verso il sole.
Un miracolo, potresti dire:
eppure questo miracolo si produce
mille migliaia di volte
nel sonno di ogni autunno
e nella passione di ogni primavera.
Perchè non dovrebbe prodursi
nel cuore dell'uomo?
L'infinito
Giacomo Leopardi
Sempre caro mi fu
quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Non
camminare davanti a me,
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me,
non saprei dove condurti;
cammina al mio fianco
e saremo sempre amici.
Anonimo cinese.
-Nazim Hikmet -
Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione
.
Vincenzo Cardarelli Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
Com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina ,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Il
principe
-Hermann Hesse
Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.
Tutto volevamo disimparare
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.
Ora ho costruito un castello
su un'estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
- principessa, dove sei rimasta?
Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.
Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devono baciarti e tormentarti
e devono rubarti il sonno -
principessa, quando tornerai?
Cesare Pavese
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo.
I tuoi
occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio.
O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Raccolta di Poesie e prose
di
Amedeo Toti
La cubista
Le luci di questa discoteca
Sono tutte puntate su di te
Che balli in questa notte infinita
Aspettando che un caldo mattino
Ti sorprenda a passeggiare sola
Su una lunga spiaggia bianca
Unica musica il mare
Gennaio 1992
A lei
Te ne sei andata così
All’improvviso come un lampo
Nella notte dei miei giorni
Te ne sei andata lontano
Senza lasciare alcuna traccia
Per poterti ritrovare sul mio cammino
E il mio viaggio continuerà
Con la tua assenza che mi accompagnerà
Nei miei giorni combattuti
E nelle mie notti insonni
Novembre 1992
L’amico eterno
Sono passati i nostri giorni
È tempo di andare
E i sogni e le parole
Spese nelle fredde sere d’inverno
E negli assolati pomeriggi estivi
Sono rimaste li
Impresse nella nostra memoria
E forse ci resteranno
Anche quando noi avremo dimenticato
Agosto 1994
Ricordi d’estate
“Stavo salendo lungo una strada sassosa quando il mio sguardo si volse a
ovest, là i monti si stagliavano in un cielo infuocato, il sole era
appena tramontato e l’aria afosa del pomeriggio aveva lasciato il posto
ad una brezza che faceva correre qualche brivido lungo la mia schiena.
Mi fermai un attimo e mille pensieri affollarono di colpo la mia mente,
erano passati forse quindici anni da quando avevo visto per la prima
volta quei monti, che sembravano rimasti immutati nel tempo, al
contrario il corso della mia vita e di quella delle persone, che con me
avevano vissuto in quei luoghi era profondamente cambiata. Gli anni si
erano susseguiti vorticosamente, lasciando tracce indelebili nelle
nostre anime, qualcuno se ne era andato per sempre, altri avevano preso
strade che non avrebbero più incrociato il mio cammino, eppure in quelle
estati della mia adolescenza, tutto era così immutabile, come questi
monti, sembrava che non accadesse mai niente di strano, di sconvolgente.
Pareva che gli amori incompresi, le urla che echeggiavano fino in fondo
alla valle, i giochi dei bambini, il caffè, il mazzo delle carte e le
stelle cadenti, dovessero rimanere lì per sempre, in quegli Agosti
spensierati e invece anno dopo anno, cambiava qualcosa, qualcosa
sembrava lentamente morire dentro di noi. Feci ancora qualche passo, i
miei pensieri erano svaniti lasciando nella mia mente un incolmabile
vuoto, solo una stella che brillava nel rosso di quel consumato
tramonto, mi fece sperare che forse non tutto era perduto.”
Giugno 1998
Mamma
Nell’ultimo giorno di una calda primavera
La fredda morte ti ha portato via
E le stanze di questa immensa casa
Ora sono colme della tua assenza
La tua voce muta risuona ancora nel cortile
E i tuoi passi silenziosi si odono su per le scale
Hai lasciato il nulla a farmi compagnia
Unica traccia per ritrovarti ancora
Giugno 1998
Preghiera al vento
Vento che in questa notte riporti a me
Le voci gli odori e le immagini di un lontano passato
Rendimi libero invisibile e inafferrabile come te
Che passi attraverso le cose
E le trasformi senza restare imprigionato
Portami via tra le tue braccia
Attraverso le sterminate pianure
Le alte montagne e i mari infiniti
E conducimi attraverso le vie segrete del cielo
In quel posto dove il dolore è un ricordo lontano
E l’essere e il non essere sono una cosa sola
Gennaio 2000
Visione
E torni qui sulla via che porta alla Croce
dopo una vita fuggiasca
fra affetti perduti e amori dimenticati
stanco nel corpo e sofferente nell’anima
ti fermi un attimo con il mondo ai tuoi piedi
e d’improvviso senti le voci dei ragazzi
che in un’estate lontana salivano sul sentiero sterrato
puoi udirne ancora le grida i passi i battiti
e nell’aria si spande l’odore quotidiano del caffè
del cibo cotto nel forno a legna
dei bomboloni sempre caldi
come in un sogno vedi tutti seduti a giocare a carte
mentre i bambini inseguono un pallone
poi tutto scompare e rimani immobile
a chiederti dove vada a finire il passato
Luglio 2003
Il mio dolore
Il mio dolore è un grido senza voce
il mio dolore è un pianto senza lacrime
lo sento arrivare all’improvviso
quando tutto si placa
ma non lo sento quando se ne va
perché non se ne va
rimane silenzioso nell’anima
e aspetta la prossima occasione
aspetta che il prossimo sogno
mi faccia accarezzare ancora i loro volti
per dirmi che tutto è illusione
aspetta che la mia rabbia esploda
per gettarmi a terra distrutto
il mio dolore è la mia rabbia
la mia insofferenza
la mia impotenza
eppure lui chiede solo di essere liberato
in un grido a squarciagola
annegato in un pianto di bambino
Marzo 2004
Papà (02/11/03)
Anche tu come Lei
ma all’improvviso in un freddo autunno
nel tuo letto dalla sua parte
rannicchiato nella tua lunga solitudine
ho provato a riprenderti
ma eri già da Lei
e adesso rimango qui
con questo strano dolore nel cuore
aspettando che l’eternità
inghiotta ogni cosa
ma vorrei ci fosse una strada anche per me
dove potervi ritrovare
Aprile 2004
Riflessioni
Ho visto un uomo morire nel proprio letto con un dolore nel cuore, un
dolore antico, prima rabbioso poi rassegnato, purtroppo a volte ci
obblighiamo a adeguarci ad ogni costo ad una vita che non ci appartiene,
ad un ruolo che ci viene appiccicato addosso e che non riusciamo sempre
a sostenere, ma che neppure ci sogniamo di rifiutare, solo poche volte
per alcuni attimi, magari in una sera d’estate con le luci della città
ai propri piedi e le luci dell’infinito sopra la testa, confessiamo al
proprio figlio la nostra sensibilità nascosta per anni in fondo al
nostro cuore, gli raccontiamo la nostra gioventù, i nostri vecchi amori,
i nostri sogni, le nostre paure, e quel ragazzo per un attimo si sente
capito, sente che non è il solo ad avere nell’anima quello strano vento.
Quando si fa giorno però tornano i fantasmi, la poesia di una notte
estiva svanisce e ci adeguiamo ancora una volta alla menzogna del nostro
ruolo, così la gente non potrà ferirci, non siamo “diversi”, siamo come
gli altri e torniamo camaleonti, fra le pieghe della normalità,
purtroppo il prezzo da pagare per questa trasformazione a volte è troppo
alto da sostenere, a volte è un male silenzioso che ci accompagna giorno
dopo giorno, oppure ci dimentichiamo proprio della nostra anima e
mascheriamo tutto con un male fisico, reale quanto incomprensibile.
Ho visto bambini correre, sudare, strattonarsi, dietro ad una palla,
gridare, piangere, sembravano un terremoto, una tempesta, poi il mio
sguardo si è posato su una bimba sola, con un ditino in bocca e due
occhi grandi e scuri, laggiù sullo sfondo in un angolo di un grande
prato e ho sentito una fitta nel mio petto e una speranza nella mia
anima;
Qualcuno un giorno disse “vi manderò come agnelli fra i lupi...”.