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Pseudoscienze |
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Pseudoscienza
Pseudoscienza è ogni teoria che sostenga di essere scientifica ma
rifiuti di avvalersi del metodo scientifico (o metodo sperimentale), che
è alla base della scienza moderna, per dimostrare le proprie
affermazioni.
Caratteri
Una "pseudoscienza" può essere caratterizzata da alcuni dei seguenti
aspetti:
affermazioni prive di verifica sperimentale oppure in contraddizione con
altri risultati sperimentali;
affermazioni impossibili da verificare o da confutare;
tendenza a modificare abitualmente la natura delle proprie asserzioni
per sfuggire alle critiche;
presentazione di risultati sperimentali privi di qualsiasi forma di peer
review
(la
cosiddetta "scienza delle conferenze stampa");
violazione del rasoio di Occam, ovvero il principio secondo il quale per
dimostrare una data teoria non si debbano fare più assunzioni di quelle
strettamente necessarie.
denuncia di un presunto ostracismo della "scienza ufficiale", dovuto a
chiusura mentale e interessi economici
Il prefisso pseudo (dal greco pseudos, ossia falso) sta ad indicare che
le pseudoscienze hanno un'apparenza scientifica ma non rispettano i
criteri della ricerca scientifica; ciò naturalmente non esclude che
varie teorie pseudoscientifiche possano avere un valore significativo
dal punto di vista storico o filosofico. Tuttavia la parola "pseudoscienza"
viene considerata spregiativa e quindi rifiutata dai sostenitori della
maggior parte delle pseudoscienze.
Il requisito indispensabile per la classificazione all'interno delle
pseudoscienze è la pretesa ingiustificata di scientificità: di
conseguenza, tutte quelle discipline che fanno affermazioni in contrasto
con le conoscenze scientifiche e rifiutano di seguire il metodo
scientifico, ma non pretendono di essere considerate scientifiche, non
sono pseudoscienze (ad esempio l'occultismo).
Il termine "pseudoscienza" viene spesso utilizzato dai seguaci delle
teorie pseudoscientifiche proprio per criticare il filone scientifico
dal quale si differenziano: così, ad esempio, i sostenitori del
creazionismo bollano la teoria dell'evoluzione come pseudoscienza e chi
sostiene le teorie della dianetica fa altrettanto nei confronti della
psichiatria.
Scienza e pseudoscienza
La scienza non afferma l'assoluta verità delle proprie affermazioni;
infatti una teoria scientifica deve essere ritenuta valida fino a quando
essa riesce a spiegare i fenomeni noti e riesce a fornire previsioni che
siano verificabili sperimentalmente. Una nuova teoria potrà superare le
precedenti solo qualora riesca a prevedere o spiegare fenomeni non
previsti o non spiegati fino ad allora.
Ad esempio, la teoria newtoniana della gravitazione universale, che
sembrava poter spiegare ogni fenomeno fisico legato all'interazione tra
corpi celesti, è stata superata dalla teoria della relatività di
Einstein, che ha previsto e spiegato nuovi fenomeni di origine
gravitazionale (ad esempio, la precessione del perielio di Mercurio e la
deflessione dei raggi luminosi ad opera dei campi gravitazionali, per
ricordarne alcuni).
La comunità scientifica è stata ripetutamente ed in varie epoche
accusata di "assolutismo", che avrebbe spinto gli scienziati a
considerare inattendibile quanto estraneo alla scienza, magari anche per
mantenere i privilegi di casta; e in effetti, la citata rivoluzione
copernicana demolì le convinzioni di generazioni di scienziati. A questa
tesi si risponde affermando che all'epoca la scienza non si avvaleva
ancora di un vero metodo scientifico, basando le sue affermazioni
astronomiche sulle affermazioni della Bibbia, e adattava le proprie
teorie con le affermazioni contenute nella Bibbia stessa.
Solo successivamente la rivoluzione copernicana prima e l'introduzione
del metodo scientifico poi, conducono alla separazione tra scienza e
religione cristiana. Contemporaneamente però inizia una lunga diatriba,
che continua ancora oggi, tra chi sosteneva (con un ottimismo che la
scienza odierna non condivide più) che la scienza potesse spiegare
"tutto" e chi sosteneva, e spesso sostiene anche oggi, che invece sia
solo la religione a poter spiegare ogni cosa.
La pseudoscienza vorrebbe spiegare con metodi alternativi taluni
fenomeni che sono finora risultati inesistenti se indagati tramite il
metodo scientifico (ad esempio, gli influssi degli astri sulla
personalità degli individui, oppure la capacità di comunicare con il
pensiero o di prevedere il futuro).
La scienza a sua volta risponde a simili obiezioni richiedendo la prova
scientifica per le pretese fenomenologie pseudoscientifiche. Prova che
però le pseudoscienze non possono dare in quanto rifiutano di usare il
metodo scientifico. La questione pertanto si riduce a una scelta fra chi
ammette la sola oggettiva razionalità scientifica e chi afferma che gli
eventi si possono spiegare attraverso altre vie non necessariamente
razionali e oggettivate dalla rilevazione empirica o sperimentale.
L'argomento attiene a componenti spirituali e talvolta etiche (come ad
esempio nel caso di analisi di dogmi religiosi) della mentalità
individuale, e la sua portata, come si vede, non è affatto esigua: è in
discussione infatti la definizione degli ambiti e delle funzioni della
scienza, la quale per sua regola non dovrebbe arrestarsi dinanzi a
nulla, ma in realtà è comune concezione che non debba prevaricare gli
intimi moti dello spirito.
Detto in parole più semplici, scienza e religione sono inconciliabili (o
se si preferisce, confinate entrambe in ambiti diversi e dai confini ben
netti) per quanto riguarda il tentativo di spiegare il perché dei
fenomeni naturali.
Alcuni
esempi di teorie pseudoscientifiche
Tra le pseudoscienze si annoverano l'astrologia (con innumerevoli
seguaci in tutto il mondo, benché nulla di quanto affermi sia
dimostrabile scientificamente), il creazionismo, la lottologia. Molti
ricercatori considerano una pseudoscienza anche l'omeopatia, che è
incompatibile con le attuali conoscenze biochimiche e non fornisce
dimostrazioni sperimentali dei suoi effetti curativi.
Le discipline pseudoscientifiche sostengono di basarsi su fatti ed
eventi apparentemente reali e dimostrati, anche se talvolta si fondano
solo su sensazioni, impressioni e desideri dei cosiddetti "ricercatori"
che se ne occupano.
Sensazioni:
quando una persona "si sente osservata", spesso avverte "una strana
sensazione" (alcuni dicono addirittura "uno strano pizzicore sul
collo"); questo fenomeno sarebbe dovuto, sempre secondo gli
pseudoscienziati, a una capacità telepatica del nostro cervello, che
tutte le persone avrebbero, la maggior parte delle quali però senza
rendersene conto.
Impressioni:
altre pseudoscienze, come l'interpretazione dei sogni, affermano che
durante il sonno le capacità del cervello si amplificano, per cui è
possibile avere sogni premonitori attraverso i quali prevedere il
futuro. Tuttavia, da Freud si è iniziato ad interpretare i sogni da un
diverso punto di vista, tentando di spiegare il modo in cui il cervello
rielabora ricordi e sensazioni per formare, post-facto, dei "sogni
premonitori". La validità scientifica di tali risultati è tuttavia
altamente controversa. Basti pensare che le modalità d'interpretazione
dei sogni da parte di Sigmund Freud e di Carl Gustav Jung (fondatori
rispettivamente della psicoanalisi e della psicologia analitica) sono
profondamente diverse, in taluni casi decisamente incompatibili (ad
esempio a proposito dei sogni premonitori) e non vi è un criterio
oggettivo e valutabile sperimentalmente per discernere tra le due, così
come tra le altre teorie che sono state formulate in proposito. Il
filosofo della scienza Frank Cioffi riferisce, nel suo "Freud and the
Question of Pseudoscience" (1998), come un numero crescente di
scienziati consideri la psicoanalisi una pseudoscienza. Oggi anche molti
psicanalisti sostengono che l'interpretazione dei sogni, e la
psicoanalisi in generale, sia più "arte" che scienza, in ciò
distanziandosi dallo stesso Freud, secondo cui la psicoanalisi è una
scienza, basata in ultima istanza sull'osservazione imparziale dei dati
clinici.
Desideri:
la psicologia ha provato, a proposito delle pseudoscienze, che esse si
basano fondamentalmente sul desiderio innato, più o meno cosciente, che
l'uomo ha di spiegare tutti i fenomeni del mondo che lo circonda. Le
dottrine delle pseudoscienze, essendo talvolta molto vaghe e
approssimative (proprio perché spesso basate su impressioni e
sensazioni, in contrasto col metodo scientifico), sono alle volte più
semplici di un'equazione matematica, di una legge fisica o di una
dimostrazione geometrica, e verrebbero quindi più facilmente recepite da
persone di basso livello culturale, o quantomeno da persone con minore
conoscenza della scienza ufficiale. In genere sono i bambini i più
portati a credere in telepatia, telecinesi e magia; ma anche molti
adulti sono fermamente convinti dell'esistenza di fatture e malocchio.
Anche nell'architettura si hanno alcune teorie discutibili, ed infatti
discusse, come quella che vorrebbe indagare presunti benefici effetti
dell'opportuna esposizione dell'abitazione rispetto alla rete di
Hartmann, secondo il quale tutta la Terra sarebbe percorsa da un
"reticolo di energia" (chiamato appunto rete di Hartmann); alcuni nodi
di questa rete sarebbero "positivi", mentre altri sarebbero "negativi" e
costruire una casa su un nodo "negativo" risulterebbe in effetti
disastrosi sugli abitanti.
Secondo Karl Popper anche la psicoanalisi, il materialismo dialettico e
lo storicismo, che si sono presentati come teorie scientifiche, sono
pseudo-scienze, in quanto non soddisfano il requisito fondamentale di
controllabilità sperimentale che sta alla base del metodo scientifico.
Si tratta di teorie altamente esplicative, nel senso che sembrano avere
una spiegazione valida per ogni fenomeno da esse preso in
considerazione. Questo è però anche il loro punto debole, in quanto il
loro potere esplicativo si sottrae a qualsiasi controllo empirico
riproducibile sperimentalmente, cioè, per usare la terminologia di
Popper, non sono "falsificabili". Secondo l'epistemologo austriaco,
infatti, ogni teoria scientifica deve essa stessa offrire i criteri in
base ai quali essa possa essere controllata, messa in discussione ed
eventualmente confutata su base sperimentale (criterio di
falsificazione). Psicoanalisi, materialismo scientifico e storicismo non
soddisfano questo requisito.
La critica
alle pseudoscienze
Al fine di mettere alla prova la presunta esistenza del paranormale, ma
anche le teorie pseudoscientifiche, è stato istituito il "premio Randi":
da diversi anni è in palio la cifra di un milione di dollari che verrà
consegnata a chiunque sia in grado di dimostrare sperimentalmente
l'esistenza di poteri paranormali o la validità delle affermazioni di
molte pseudoscienze (come, ad esempio, prevedere il futuro con
l'oroscopo o distinguere una soluzione omeopatica con diluizione
superiore a 12 CH dall'acqua distillata). Nessuno ha ancora vinto il
premio.
In Italia opera il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle
Affermazioni sul Paranormale) che, sulle orme dell'omologo CSICOP (Committee
for the Scientific Investigation of Claims Of the Paranormal) cerca di
diffondere la pratica della sperimentazione e dell'osservazione
oggettiva di fronte a presunti fenomeni paranormali.
Le
truffe
In alcuni casi viene sollevato nel confronto delle pseudoscienze,
soprattutto alla luce dei flussi di denaro che provocano, il sospetto di
malafede, spesso suffragato da coerenti esiti giudiziari.
Ad esempio, si hanno alcune discipline autodichiarate che si
occuperebbero degli influssi negativi che ammanterebbero i destini delle
persone: si parla in concreto di alcune correnti (non tutte)
dell'occultismo, dello spiritismo, della magia bianca e della magia
nera, che avrebbero come funzione precipua quella di rimuovere
fastidiosi inconvenienti della quotidianità come il malocchio ovvero di
superare inopportuni ostacoli pratici alla comunicazione con i propri
defunti. Su tali materie operano infatti un numero ingente di sedicenti
maghi e medium, pochi dei quali invero rifiutano congrua remunerazione,
il che legittima il dubbio sulla reale finalità d'azienda.
Se da un lato tali attività sono sospette di frode in danno della buona
fede dei (paganti) clienti, va però rilevato che a un così vasto numero
di operatori necessariamente debba corrispondere un ben più vasto
uditorio di potenziali clienti che ne vanno a costituire un vero e
proprio mercato a causa della diffusione della loro credenza in simili
materie. Coloro, cioè, che "tolgono il malocchio" esisterebbero poiché
vi sono coloro (e non son pochi) che credono che in primo luogo il
malocchio esista e, in subordine, che possa esser tolto così come
sarebbe stato applicato; una delle linee difensive più comuni di tali
operatori è infatti che essi andrebbero a soddisfare un fabbisogno da
essi non creato (sebbene spesso si astengano da azioni che tale
fabbisogno potrebbero sopprimere).
La scienza
non è il sapere
Il termine "pseudoscienze" è stato coniato per sgombrare il campo da
discipline che, presentandosi al pubblico come scientifiche, pretendeno
di fornire risultati che hanno un grado di verificabilità e quindi di
autorevolezza pari a quello delle scienze, ma che tuttavia rifiutano di
applicare i metodi rigorosi richiesti dal metodo scientifico.
Lo scontro verte quindi sul fatto che le pseudoscienze pretendono di
esibire l'etichetta di scienza senza essere disposte a pagare il prezzo,
in termini di metodo rigoroso, che questa etichetta richiede. Ma se
anche le scienze ufficiali fossero tanto ottuse e conservatrici quanto
vengono dipinte dagli adepti delle pseudoscienze, non si capirebbe
allora il senso di tanta insistenza nel volersi definire scienze.
La scienza non è il sapere. Esistono immensi quanto importanti campi
della vita umana su cui la scienza non ha nulla da dire, semplicemente
perché il suo metodo non è adatto a fare le domande e trovare le
risposte. Nessuna scienza riuscirà mai, per esempio, a stabilire se una
musica è bella o no. Questo perché i concetti di "bello" o "brutto" non
appartengono alla scienza, ma all'estetica, che non è una scienza, ma
che tuttavia è "vera", nel suo campo di applicazione, quanto lo è la
scienza nel proprio.
Nello stesso modo, la scienza non ha nulla da dire né pro né contro
l'esistenza di Dio. Il concetto di Dio appartiene ad un altro campo di
conoscenza, la religione, che è "vera" nel suo campo di applicazione, e
che ha metodi d'indagine peculiari. Fino a che la religione esprime
verità religiose e non scientifiche, o la scienza non pretende di
dimostrare l'esistenza o inesistenza di Dio, queste due forme umane di
sapere possono coesistere senza darsi il minimo fastidio, ognuna nel
proprio campo. Da notare, tuttavia, come divese discpline scientifiche
ed umanistiche (ad esempio: antropologia, storia, ecc.) abbiano come
argomento di indagine la nascita e lo sviluppo nelle culture umane
dell'idea di Dio.
I problemi sorgono quindi quando uno di questi metodi di conoscenza
pretende d'invadere campi che non sono il proprio. Il che è quel che
accade con le pseudo-scienze, quando pretendono di dare certezze
"scientifiche" ma senza utilizzare il metodo scientifico, le sue
verifiche e la sua disponibilità a discutere i risultati.
Il problema
del metodo
Sarebbe un errore credere che (come invece si sente spesso dire), le "pseudo-scienze"
siano "discriminate" dalla "scienza ufficiale" per via dei loro campi di
studi, nei quali avrebbero dato risultati talmente sconvolgenti da
mettere in pericolo la carriera degli scienziati ufficiali. Ciò è
umanamente possibile, ma come detto le pseudo-scienze sono definite "pseudo"-
per via del loro metodo di ricerca, ossia non per ciò su cui ricercano,
ma per il modo in cui ricercano. Semplificando, possiamo dire che senza
metodo sperimentale non c'è conoscenza di tipo scientifico, dunque le
discipline che non si basano sul metodo sperimentale non possono ambire
a fornire risultati definibili "scientifici".
La scienza, è vero, compie continuamente errori, tuttavia ammette la
correzione degli errori, e se dimostra che una certa teoria è errata, il
sapere scientifico si corregge, sia pure con tutte le resistenze dovute
all'oscurantismo di alcune persone e di alcuni ambienti. Resta il fatto
che se una teoria viene smentita (attraverso gli esperimenti e le
verifiche), tutta quella parte di una scienza che si basava su di essa
deve cambiare. Al contrario, tutte le pseudo-scienze hanno la
caratteristica di rimanere valide e di non cambiare anche se si dimostra
sperimentalmente che le basi stesse su cui si fondano sono errate. Ne
consegue che la conoscenza che esse forniscono non può essere di tipo
scientifico, dato che per la scienza può essere definito "vero" solo ciò
che è dimostrato: la loro sarà una conoscenza simile a quella della
religione, in cui è "vero" ciò a cui si crede, e non ciò che si è in
grado di dimostrare che è vero.
Il caso più evidente di questo fenomeno è quello dell'astrologia, che
nell'antichità veniva considerata una scienza, e non senza ragioni, dato
che inglobava quegli studi che anche oggi appartengono ad una scienza,
cioè l'astronomia. Tuttavia nell'antichità classica l'astrologia si
basava sulla visione dell'Universo che era la stessa della scienza
astronomica (mettendo al centro dell'Universo la Terra, ritenendo che
attorno ad essa ruotassero il sole, un numero limitato di pianeti
(considerati come corpi piccolissimi e relativamente vicini) e infine
tutte le stelle, fissate su una sfera che ruotava anch'essa intorno alla
Terra).
Le scoperte scientifiche hanno dimostrato non solo che è la Terra a
ruotare attorno al Sole, ma che i pianeti sono in numero maggiore di
quello considerato dall'astrologia; inoltre la precessione degli
equinozi ha spostato notevolmente, in più due millenni, le costellazioni
dalle posizioni in cui l'astrologia continua ancora a collocarle. Per
finire, la teoria della gravitazione universale formulata da Isaac
Newton ha mostrato che l'influsso che possono avere le stelle
(che sono
enormi ma anche inconcepibilmente lontane) su un corpo è inferiore a
quello che può avere un oggetto infinitamente più piccolo ma collocato
davanti ad esso.
L'accumularsi di queste conoscenza ha diviso l'astronomia, che si è
attenuta ai dati scientifici via via accumulati, dall'astrologia, che
invece è rimasta fedele al modello superato.
Particolarmente interessante, anche se poco noto, è il fatto che Newton
scoprì la citata teoria della gravitazione universale mentre era intento
a cercare di dimostrare la validità di alcune intricate teorie
numerologiche e mistiche di cui era cultore (oltre a ciò Newton era
anche un cultore dell'alchimia). Indipendentemente dalle motivazioni per
cui egli fece le sue scoperte, però, esse furono accettate in quanto
erano basate sul metodo scientifico, al contrario delle sue speculazioni
numerologiche e religiose, che sono state dimenticate perfino dai
cultori di tali dottrine. Qualcosa di analogo s'era avuto anche con un
predecessore di Newton, Keplero, che arrivò ad "aggiustare" alcuni punti
delle sue scoperte astrologiche (poi corretti dai suoi successori)
affinché si adattassero meglio ad alcuni presupposti numerologici che
egli intendeva dimostrare (ad esempio in base alle sue teorie
numerologiche egli si sforzò di ottenere orbite planetarie quanto più
possibile circolari, in quando nella sua epoca il cerchio era
considerato la figura geometrica perfetta, mentre oggi noi sappiamo che
le orbite dei pianeti del sistema solare sono in realtà ellittiche).
Questi due esempi, scelti fra molti, indicano che nella scienza vera e
propria la teoria di partenza e la motivazione alla ricerca in sé sono
certo importanti (un'ipotesi di partenza sbagliata può fare sprecare
tutto il tempo e tutto il denaro seguendo false piste), ma non
essenziali: quello che conta è infatti un risultato che sia
scientificamente verificabile, anche se contrasta con l'ipotesi di
partenza (che verrà cambiata dal nuovo risultato, se si dimostra dopo
verifiche che era corretto). Al contrario, nelle pseudo-scienze la
teoria di partenza è sempre più importante del risultato, al punto che
si piegano (e spesso falsificano) le osservazioni in modo di adattarle
alla teoria di partenza, ad esempio fingendo che le costellazioni
attuali siano ancora nel punto in cui erano 2500 anni fa per non mettere
in discussione la validità dall'astrologia. Ogni volta che una dottrina
non ammette di modificare le proprie tesi di partenza in caso di
risultati contrastanti con esse, si tratterà di una pseudo-scienza.
Il problema dei risultati
Benché il campo delle pseudo-scienze abbia visto all'opera alcune figure
di ciarlatani decisamente pittoreschi, nel dopoguerra almeno il campo
della parapsicologia ha potuto avvalersi un nucleo di ricercatori
onesti, preparati, e determinati ad applicare il metodo scientifico al
campo di ricerca da essi scelto. Il problema che è di solito ignoto al
grande pubblico è che nel campo delle pseudo-scienze quando si applica,
come nel caso di tali ricercatori, un rigoroso metodo scientifico non si
ottengono mai, in nessun caso, risultati significativi. Il caso dei
citati premi che nessuno riesce ad incassare lo dimostra in modo
abbastanza eclatante.
In un certo senso, l'assenza di risultati nelle ricerche dei
parapsicologi più avvertiti è una garanzia sull'onestà delle loro
motivazioni.
Anche l'interesse, spesso citato dai cultori delle pseudo-scienze, da
parte degli eserciti sovietico e statunitense nel periodo della Guerra
Fredda, che consentì lo stanziamento di fondi per ricerche estese in
questo campo, ebbe vita piuttosto breve proprio per la totale assenza di
risultati in condizioni scientificamente controllate, al punto che
questa esperienza meritò all'ESP (sigla americana per "percezione
extrasensoriale") il nomignolo di "Error Some Place" ("c'è un errore da
qualche parte").
Il problema fondamentale delle pseudo-scienze, in conclusione, non è
quello di "produrre risultati non spiegabili in base alla scienza
tradizionale": il problema è non riuscire a produrre risultati di sorta
in condizioni scientificamente controllate. Ad esempio, l'omeopatia non
è mai riuscita a dimostrare la proprietà curative dei propri prodotti,
in misura superiore a quella del semplice effetto placebo, ogni volta
che si è operato in condizioni di doppio cieco (ossia quando né i medici
né i pazienti sapevano se stavano ottenendo il medicinale omeopatico, il
medicinale tradizionale, oppure semplice acqua distillata).
Metodi inadatti?
La storia della scienza ha conosciuto numerosi casi di fenomeni che era
impossibile studiare per l'assenza di strumenti adatti a farlo. Ad
esempio, in epoca antica era impensabile studiare i raggi X o le onde
radio, che oggi fanno parte della vita di tutti i giorni. Dunque,
affermano i cultori delle pseudoscienze, è del tutto possibile che i
fenomeni delle "scienze alternative" siano reali, ma sia la scienza
tradizionale ad essere incapace di studiarli coi suoi metodi, che si
rivelano insufficienti.
Questa osservazione è sensata: la scienza non è in grado di escludere
che alcuni o anche tutti i fenomeni ipotizzati dalle pseudo-scienze
siano "veri", dato che la scienza può fare affermazioni esclusivamente
su ciò che sia possibile sperimentare. Il problema è semmai di tipo
epistemologico: per poter studiare questi pretesi fenomeni occorre come
prima cosa dimostrare che esistono. E questa dimostrazione tocca ai
sostenitori della loro esistenza.
Gli strumenti per studiare onde radio e raggi X non si sono assemblati
da soli, ma sono stati deliberatamente costruiti (spesso con infinita
pazienza e un gran numero di tentativi) per amplificare fenomeni che
erano stati riscontrati dagli scienziati nel corso delle loro ricerche.
Pertanto, tocca ora ai cultori delle pseudo-scienze riuscire a costruire
gli apparecchi che rendano percepibile ciò che non lo è, o almeno
proporre teorie che riescano a spiegare perché risulti impossibile
registrare sperimentalmente tali fenomeni. Ovviamente a questo scopo non
è lecito spiegare (col meccanismo noto in logica come "petitio principii")
quelle che, fino a quando saranno provate, sono a tutti effetti semplici
ipotesi, facendo uso di altre ipotesi altrettanto bisognose di essere
provate (per esempio lo psi-negativo) a loro volta basate su ipotesi non
provate, e così via. Un ancoraggio a qualche elemento stabile ed
evidente per tutti deve essere trovato, in modo da potere proseguire la
discussione a partire da dati indiscutibili per tutti, credenti o non
credenti nel fenomeno. In caso contrario, ci troviamo di nuovo di fronte
a una forma di fede, che è "vera" solo per chi ci crede, mentre non lo è
per chi è "non-credente". Non a caso "non credente" è la definizione che
troppo spesso i cultori delle pseudo-scienze usano nei confronti di chi
ha un approccio scientifico alle loro teorie.
Come ha detto in proposito Carl Sagan, "affermazioni straordinarie
richiedono dimostrazioni straordinarie".
Le pseudo-scienze come religioni atee
Da un punto di vista sociologico, il proliferare delle pseudo-scienze
nel XX secolo può essere spiegato col tentativo di fornire, a dottrine
che un tempo sarebbero rientrate senza alcuna incertezza nel campo della
religione, l'autorevolezza della scienza, percepita a livello popolare
come fonte di "certezze" più della religione (una percezione questa che
non è invece condivisa dal mondo scientifico stesso, che non ha certezze
definitive, ma solo teorie dimostrate... fino a prova contraria).
In un certo senso le pseudo-scienze sono una risposta pseudo-religiosa
alla crisi d'autorevolezza delle religioni, che con il loro arcaismo
sono sempre meno capaci di rispondere ai dubbi di un'umanità che si
chiede il senso della vita con strumenti culturali e conoscenze
impensabili a coloro che crearono le religioni oggi prevalenti, che
possono avere anche due o tre millenni d'età.
Da un lato le pseudo-scienze hanno una visione al tempo stesso atea e
religiosa della vita. Postulano una realtà in cui la vita umana è sì
pervasa e spesso condizionata da immani energie (cosmiche, psichiche,
eteree... o più banalmente magnetiche, radioattive e simili), ma nella
quale la felicità non è garantita dall'obbedienza cieca a un Dio
"troppo" umano, capriccioso (ossessionato dal sesso e dal cibo, ma
indifferente al Male e all'ingiustizia sociale) e legato a precetti che
per l'epoca contemporanea sono semplicemente assurdi. Al contrario le
pseudo-scienze pongono l'enfasi sulla capacità dell'individuo di
comprendere caso per caso, situazione per situazione, ma soprattutto
razionalmente e con atteggiamento di ricerca per così dire
"scientifica", gli elementi che permettono l'armonia fra l'essere umano
e l'ambiente che lo circonda, "personalizzando" su misura il rapporto
con il trascendente. Le pseudo-scienze hanno insomma subito l'innegabile
fascinazione delle scienze nella loro visione della Natura come immenso
orologio i cui meccanismi sono studiabili e comprensibili, e di
conseguenza nel loro bisogno di esaminare la realtà circostante per
capirla, e per capirne le leggi, in modo da piegarle a favore degli
esseri umani.
D'altro canto, mentre la scienza usa il metodo induttivo (si studiano i
fenomeni, e dallo studio si ricavano le "leggi" o i "principi" generali
astratti relativi al funzionamento dei fenomeni) le pseudo-scienze
preferiscono sempre, come le religioni, il metodo deduttivo: una "antica
tradizione" (la cui "verità" si basa esclusivamente sull'autorevolezza
derivata dalla sua antichità o, in casi come il "marxismo scientifico" o
la psicoanalisi, da quella indiscutibile del suo fondatore), stabilisce
alcuni principi generali astratti, a partire dai quali si scelgono
selettivamente i fenomeni adatti a confermare la tradizione stessa, che
quindi si auto-conferma, senza bisogno di un confronto coi dati
sperimentali della realtà. Il metodo scientifico viene anzi disprezzato,
svalutato e definito "inadatto a capire le verità davvero profonde" ogni
volta che produce risultati che contraddicono le "verità" che non si ha
intenzione di mettere in discussione.
Da questo punto, insomma, più che di "pseudo-scienze" sarebbe opportuno
parlare di "religioni scientiste-meccaniciste", su base atea, che
concepiscono la realtà come un immenso meccanismo, per spiegare il quale
non hanno bisogno di fare ricorso a una divinità, ma che al tempo stesso
rifiutano di usare il metodo scientifico per dimostrare quelli che
affermano - a torto - essere "fatti" "scientificamente dimostrabili".
Una parte non piccola di queste dottrine fornisce in effetti risposte in
quell'area grigia in cui la scienza non è in grado di dare risposte
(perché esulano dal campo che può studiare), mentre le religioni, legate
a concezioni arcaiche della realtà e incapaci di venire a patti con le
scoperte di una scienza che si evolve troppo rapidamente per il loro
ritmo, non riescono a darne più. Si tratta di domande da sempre
importanti per la razza umana, come l'origine della vita, il ruolo
dell'uomo nel mondo, il significato della vita e della morte, la stessa
possibile sopravvivenza dell'individuo oltre la morte (non
necessariamente in un "Aldilà" o in un "paradiso": basta un semplice
"altro piano astrale")...
Questa contaminazione di due piani, quello religioso e quello
scientifico, che nella cultura ufficiale sono invece separati, spiega
anche come mai le pseudo-scienze arrivino spesso a contaminare in modo
sincretistico elementi religiosi ed elementi scientifici: ad esempio il
guaritore che pretende di curare imponendo le mani potrà far precedere
il rito da una preghiera o usare la bibbia come talismano, mentre poi
indossa guanti o mascherina chirurgica. Oppure le dottrine New Age
mescolano buddhismo, astrologia, numerologia e varie altre dottrine.
Nelle pseudo-scienze si incontrano in effetti tutti i gradi di
mescolanza fra linguaggio scientifico e contenuto religioso, fino al
caso estremo delle vere e proprie religioni scientiste, come Scientology
o, su un piano diverso, i raeliani.
La scienza
come pseudo-scienza
Esistono casi particolari in cui, se abbandona i princìpi del metodo
scientifico, anche la scienza può diventare pseudoscienza. Questo
fenomeno è reso più facile da un atteggiamento ideologico vicino allo
"scientismo" inteso come ideologia dai toni dogmatici e semi-religiosi,
quale fu praticato in epoca positivista da alcune frange estremiste,
convinte di potere spiegare letteralmente "tutto" per mezzo della
scienza.
Da questo atteggiamento nasce l'abitudine scorretta di denominare
"scienze" dottrine umanistiche che, per il loro campo di studio (la
psiche umana, la società umana, la politica...), non possono ambire ad
uno status scientifico, non essendo in grado di produrre dati
sperimentali, verificabili e falsificabili, come ad esempio:
le scienze sociali;
le scienze politiche;
le scienze dell'educazione;
le scienze della comunicazione;
la bioetica,
ognuna della quali trova una migliore collocazione nell'ambito della
filosofia che della scienza. Esse che sono "scienze" solo nel senso
antico del termine ("sapere", "conoscenza"), ma non in quello moderno.
Lo stesso va ovviamente detto della pretesa del comunismo del periodo
staliniano di avere trovato una forma di "materialismo scientifico" in
grado di analizzare la società e le sue dinamiche con risultati e
certezze assolutamente "scientifiche".
Pseudo-scienza sarà per forza di cose anche ogni scienza la cui verità è
imposta per decreto dal potere politico, come la "biologia" di Trofim
Lysenko sotto Stalin (il dissenso con tale "teoria scientifica"
comportava non articoli scientifici di smentita, bensì l'internamento in
un gulag), che praticamente demolì la biologia sovietica e inflisse
danni enormi all'agricoltura dell'Urss.
Infine, pseudo-scienza si rivela qualsiasi scienza nella quale l'agenda
politica prevale sul bisogno di conoscenza. Questo è per esempio il caso
del razzismo scientifico, che oggi è facilmente riconoscibile come
pseudo-scienza, ma che ottenne all'inizio del Ventesimo secolo uno
status di tutto rispetto in cerchie piuttosto ampie, pur non avendo mai
ottenuto il consenso pieno della comunità scientifica. Caratteri simili
presenta oggi, per molti versi, anche la sociobiologia.
Un caso a sé è infine quello della psicoanalisi, che pur essendo spesso
esercitata da persone con una formazione di tipo scientifico (in molte
nazioni l'albo degli psicoanalisti è aperto esclusivamente ai laureati
in medicina) non è mai stata in grado di fornire dati ottenuti secondo
le regole elementari del metodo scientifico (come già osservato da Karl
Popper), pur proponendosi apertamente ed esplicitamente come "scienza".
Il dilemma sullo "status" della psicoanalisi è oggi stato risolto da una
parte del mondo psicoanalitico, presentandola più come un'"arte" che
come una scienza, tuttavia un'altra parte tende ancora a rivendicare lo
status di scienza. In base a quanto detto nella presente voce, tuttavia,
la psicoanalisi non può ambire al rango di scienza, non producendo dati
sperimentali, verificabili e falsificabili. In alcune frange estremiste,
semmai, la psicoanalisi assomiglia maggiormente ad una religione
dogmatica e valida solo per "atto di fede" e "principio di autorità" che
a una scienza.
Un simile status ambiguo ha la grafologia, che se usata come test
proiettivo puà avere lo stesso valore di altri simili test proiettivi
(una scrittura può, come minimo, rivelare l'epoca in cui fu vergata, la
cultura dello scrivente, e molti altri dati, il suo studio è quindi un
campo di ricerca sensato), ma che nella cultura popolare viene
consumata, anche tramite rubriche sui periodici di massa, come una sorta
di chiromanzia in grado di svelare la personalità segreta dello
scrivente, se non il suo destino. In tale ultimo senso sarà ovviamente
una pseudoscienza.
Perché si può camminare per un po' di tempo sui carboni ardenti senza
scottarsi i piedi?
(risponde Silvano Fuso)
La capacità di camminare sui carboni ardenti viene chiamata tecnicamente
"pirobazia". Questa pratica viene effettuata in diverse parti del mondo
da parecchio tempo e, di solito, è associata a rituali magico-religiosi.
Chi la effettua generalmente attribuisce il successo a qualche potere
spirituale o soprannaturale che permetterebbe di evitare gravi ustioni.
In effetti, tale esercizio è abbastanza impressionante e sono molti
coloro che ritengono che esso sia del tutto precluso ai comuni mortali
privi di particolari poteri. Questa credenza ha fatto sì che in
Occidente, da qualche tempo, si siano diffusi corsi e seminari che,
attraverso un adeguato addestramento psico-fisico, insegnerebbero ai
discenti a superare le proprie paure, a controllare se stessi e ad
acquisire una tale sicurezza interiore da arrivare al punto di poter
camminare sui carboni ardenti. Molti di coloro che partecipano a questi
corsi lo fanno proprio con lo scopo di superare i propri problemi
psicologici e il riuscire a praticare la pirobazia rappresenta per loro
un grande successo e un rafforzamento della propria autostima.
Viceversa, coloro che non raggiungono il successo, vanno spesso in
contro a depressione e gravi frustrazioni.
In realtà se si analizza il fenomeno dal punto di vista scientifico ci
si rende conto che, per strano che possa sembrare, chiunque può
effettuare questo esercizio senza subire danni. Non solo non sono
richiesti poteri soprannaturali, ma anche l'addestramento psico-fisico
impartito nei corsi è perfettamente inutile e rappresenta soltanto una
scenografia di contorno orchestrata per spillare soldi agli ingenui
discenti.
Alla base della pirobazia, infatti, vi è semplicemente un po' di fisica
elementare. Per comprendere bene questo fenomeno occorre avere ben
chiari alcuni concetti fisici: calore, temperatura, capacità termica e
conducibilità termica. Il calore rappresenta una forma di energia che
può essere trasferita da un corpo all'altro. La temperatura, al
contrario, rappresenta una proprietà che determina la possibilità che vi
sia un flusso di calore tra il corpo e altri a esso vicini. Il calore,
infatti, può passare spontaneamente solo da un corpo a temperatura più
alta a uno a temperatura più bassa. I due concetti di calore e
temperatura, pur essendo correlati, sono molto diversi dal punto di
vista concettuale. Può benissimo accadere che un corpo a bassa
temperatura contenga più calore di un altro che si trova a temperatura
più alta e viceversa.
La capacità termica è il rapporto tra la quantità di calore scambiata da
un corpo e la variazione di temperatura che esso subisce in seguito allo
scambio. Se un corpo ha una capacità termica elevata può scambiare molto
calore variando di poco la sua temperatura, viceversa se ha una capacità
termica bassa, basterà una piccola quantità di calore per determinare
un'elevata variazione di temperatura.
La conducibilità termica, infine, è una grandezza che determina la
maggiore o minore velocità con cui un corpo può trasferire calore al suo
interno.
Per chiarire meglio questi concetti consideriamo, ad esempio, una torta
posta a cuocere in un forno, supponiamo a 200°C. Quando si raggiunge
l'equilibrio termico, tutto ciò che c'è nel forno si trova a questa
temperatura: il tegame metallico, la torta e l'aria contenuta nel forno.
Se noi apriamo il forno e introduciamo una mano subiremo però
conseguenze ben diverse se tocchiamo il tegame o semplicemente l'aria
all'interno del forno. Finché la mano si limita a venire a contatto con
l'aria, non ci scottiamo, nonostante che anche quest'ultima si trovi a
200° C. Se tocchiamo il tegame metallico, viceversa, subiremo gravi
ustioni, nonostante la sua temperatura sia uguale a quella dell'aria.
Questo succede perché l'aria possiede una bassa capacità termica e una
bassa conducibilità. Quindi, quando la mano è a contatto con l'aria, ben
poco calore le viene ceduto. Il nostro corpo, e quindi la mano, ha una
capacità termica abbastanza elevata (vicina a quella dell'acqua). Via
via che il calore fluisce dall'aria alla mano, quest'ultima si riscalda,
mentre l'aria si raffredda. Ma l'aria, avendo una capacità termica
bassa, si raffredda molto di più di quanto la nostra mano si riscaldi.
Inoltre, avendo una bassa conducibilità sarebbe necessario un tempo
molto lungo per fare in modo che il calore assorbito dalla mano produca
dei danni. Se, invece, tocchiamo il metallo del tegame, che ha
un'elevata capacità termica e un'elevata conducibilità, le cose vanno
diversamente e basta un tempo molto breve per trasferire alla nostra
mano una grande quantità di calore che produce ustioni.
La pirobazia è possibile grazie agli stessi principi sopra illustrati.
Il letto di brace che viene utilizzato viene adeguatamente preparato
usando carbone di legna. La brace raggiunge temperature intorno ai
500-600° C. Tuttavia il carbone di legna ha sia una capacità termica che
una conducibilità molto basse. Quindi se si cammina a velocità
abbastanza sostenuta (per ridurre i tempi di effettivo contatto tra i
piedi e la brace) il calore che viene trasferito ai piedi è molto
piccolo e non produce danni. A conferma di ciò, si può osservare che,
per qualche istante, nel letto di brace incandescente rimangono le
impronte dei piedi. Infatti, la bassa capacità termica del carbone fa sì
che esso si raffreddi rapidamente in seguito al contatto dei piedi,
cessando di essere incandescente (dopo qualche istante lo ridiventa
perché riassorbe calore dalla brace circostante). In pratica il carbone
si comporta come l'aria del forno. Ovviamente sarebbe del tutto
impossibile camminare su una lastra metallica alla stessa temperatura
della brace.
Un altro fattore che può contribuire a facilitare la camminata sui
carboni è il cosiddetto "effetto Leidenfrost". Esso consiste nella
creazione di un sottile strato isolante di vapore tra il piede e la
brace. Il vapore deriva dall'evaporazione dell'umidità della pelle (lo
stesso effetto viene sfruttato, ad esempio, da chi si inumidisce le dita
per saggiare se un ferro da stiro è alla temperatura giusta). Occorre
tuttavia osservare che bagnarsi i piedi può essere controproducente.
Infatti, se i piedi sono troppo umidi, qualche pezzo di brace può
rimanervi attaccato prolungando il tempo di contatto e causando seri
danni. Il fatto che alcuni dei partecipanti ai corsi di addestramento
alla pirobazia abbiano fallito, dipende dal modo in cui hanno camminato.
Se, ad esempio, in preda alla paura ci si attarda indecisi sulla brace
il rischio di scottatura si fa altamente probabile. A dimostrazione del
fatto che chiunque, senza bisogno di poteri particolari o di opportuni
addestramenti, può praticare la pirobazia, nel 1993 Massimo Polidoro del
Cicap
(Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul
Paranormale)
aveva passeggiato pubblicamente sui carboni ardenti.
Pseudoscienza
"Tutto ciò che è reale è razionale,
tutto ciò che è razionale è reale."
(Hegel)
Con la definizione di pseudoscienza vengono intese tutte quelle
"discipline" che in qualche modo assurgono alla dignità di una scienza
alternativa, nel senso che propongono una diversa interpretazione dei
fenomeni naturali.
E’ importante qui distinguere bene e rimarcare le differenze fra scienza
e pseudoscienza (se non ci fossero, allora anche la scienza dovrebbe
rientrare nell’ambito dei fenomeni irrazionali).
La discriminante rispetto alla scienza consiste in:
Assenza di una precisa e rigorosa terminologia universalmente valida
Assenza di una metodologia di indagine scientifica
Nel primo punto vogliamo inquadrare gran parte del corpus della
terminologia utilizzata nell'ambito delle pseudoscienze. In particolare,
la maggior parte dei termini viene mutuata dal linguaggio tecnico
scientifico, ma viene spogliata del significato rigoroso ed univoco che
assume nelle discipline scientifiche. Si pensi ad esempio al concetto di
energia e alle molteplici e fantasiose definizioni che di esso vengono
date dagli operatori delle pseudoscienze. E' importante far osservare
che non solamente le definizioni "prese in prestito" perdono il loro
significato originale, ma che le loro interpretazioni variano in
funzione dello scopo che la pseudoscienza vuole ottenere. Dunque, lo
stesso termine (energia) potrebbe indicare due concetti diversi per due
pseudoscienze diverse, e naturalmente i loro sostenitori entrano in
conflitto fra di loro sul significato da attribuire alla stessa parola.
Questo modus operandi non fa parte della scienza, dove esiste una
preciso rapporto fra un termine e il suo significato e questo è valido
in ogni parte del mondo, così come in ogni disciplina
(il termine
energia ha lo stesso significato per un chimico, per un fisico, per un
medico, etc..).
Nel secondo punto facciamo rientrare tutti quegli errori concettuali,
logici e metodologici che le pseudoscienze commettono nel tentativo di
mostrare la loro patente di scientificità. Gli errori concettuali
consistono ad esempio nella mancanza di connessione fra causa ed effetto
di un fenomeno. Tali errori possono rientrare in uno dei sottoelencati
casi:
Due eventi comprovati ma non in relazione di causa-effetto. Prendiamo
l’esempio della relazione fra l’influenza delle falde sotterranee e le
malattie degli abitanti di un edificio. L’esistenza delle due è
sicuramente comprovata, ma non la loro relazione. E’ sufficiente
effettuare delle semplici controprove per verificare tutto questo. La
pseudoscienza invece mette questi due aspetto in relazione di
causa-effetto.
Effetto e causa non comprovati. In questo caso consideriamo il presunto
effetto benefico che il tappetino di rame dovrebbe avere sul nostro
corpo come schermo per le geopatologie. Questa ipotesi è molto diversa
dalla precedente. In questo caso né l’una (il tappetino di rame con
effetti benefici) né l’altra cosa (l’esistenza delle geopatologie) sono
comprovate ma vengono comunque messe in relazione fra di loro.
Effetto comprovato dipendente da una specifica causa non comprovata. Qui
si può prendere come esempio la guarigione per mezzo di medicina
omeopatica o di pranoterapia. Lasciando da parte il complesso meccanismo
psicologico che fa valutare allo stesso paziente se è in condizioni
migliori successivamente ad un trattamento da parte delle medicine
alternative, assumiamo che ci sia stata una guarigione reale e
riscontrabile nel paziente. Questo non è sufficiente per affermare che
essa sia dovuta al trattamenti terapico che ha subito e potrebbe non
esistere una relazione fra le due.
Quest'ultimo punto è quello che maggiormente avvicina le pseudoscienze
ad una corretta metodologia scientifica consistente innanzitutto nella
verifica sperimentale dell'effetto per mezzo della sua riproducibilità
(eventi singoli irripetibili non sono di nessun interesse) e
susseguentemente con l'identificazione di una o più cause che concorrono
a realizzare il fenomeno osservato.
Il problema però consiste nel fatto che la scienza ipotizza cause
responsabili di un fenomeno per poterle demolire (e acquisire così una
conoscenza corretta e reale della connessione fra due eventi), mentre la
pseudoscienza ipotizza una causa e cerca di adattare l’evidenza delle
cose a ciò che è stato ipotizzato. Cerca cioè di adattare la pratica
alla teoria e non viceversa.
Da notare, che una volta identificata la probabile causa di un fenomeno
il corretto sperimentatore scientifico tenterà in tutti i modi di
mettere in crisi la relazione di causa-effetto appena scoperta allo
scopo di verificarne la validità. Se l'esperimento dovesse dare
risultati in conflitto con la relazione ipotizzata questo sarebbe
sufficiente a inficiarla. Questo ragionamento presuppone la rigorosità
sperimentale e metodologica propria della scienza.
Quanto detto ci è servito per distinguere la scienza dalla pseudoscienza.
Il motivo per cui le pseudoscienze rientrano nel campo di indagine
scettica consiste nel fatto che si identifica in esse il germe della
irrazionalità applicata allo studio dei fenomeni naturali e soprattutto
alla loro finalità terapeutica. Cioè, quello che dovrebbe essere oggetto
di indagine puramente "scientifica" (il mondo empirico) viene analizzato
per mezzo di una metodologia errata (per come abbiamo visto in
precedenza) e che non produce un sapere intersoggettivo, nel senso che
una (pseudo)scienza per cui sia i concetti che l'interpretazione dei
fenomeni sono diversi da persona a persona (ad esempio il concetto di
energia diverso in funzione della pseudoscienza) non può produrre un
sapere fruibile nella maniera più univoca possibile.
La caratteristica fondamentale che accomuna tutte le pseudoscienze
consiste nel loro sfondo terapeutico. La "causa invisibile" è dunque
esaudire la richiesta: "E’ possibile ottenere benessere fisico e
spirituale per mezzo di un sapere diverso rispetto a quello
scientifico-medico ?".
Per questo motivo non sono note altre pseudoscienze che non mirino al
benessere fisico e intellettuale dell'uomo (non si hanno ad esempio
notizie di fisica o chimica alternativa). Proprio per questo motivo esse
hanno trovato una vasta diffusione. In qualche modo i fruitori di queste
discipline cercano terapie alternative alla medicina tradizionale
rifugiandosi nel rassicurante (ma falso) aspetto "naturale" della
medicina alternativa.
A questo proposito si noti che nonostante lo scopo della scienza medica
non sia in conflitto con quello della medicina "alternativa" (entrambe
infatti mirano alla cura e al benessere del paziente), è profondamente
diverso il metodo usato per raggiungerlo. Infatti, mentre la medicina
non si fa scrupolo di utilizzare per il proprio progresso i risultati di
ogni campo della scienza (e questo le dà il connotato di scienza poco
"umana") le medicine alternative rimarcano ad ogni istante una loro
perfetta comunione con la natura e un distacco dalla tecnologia
(artificiale, ergo cattiva), tutti da dimostrare.

FAQ (LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI A ROBERT T. CARROLL)
D. Chi ha fatto di te un dio??
R. Immagino vogliate dire chi mi dà il diritto di mettere in dubbio fedi
e concezioni antiche di migliaia di anni e seguite da milioni di
persone? Lo potrete trovare arrogante e sconveniente, sfidare simili
certezze care a tanta gente, specialmente quando molti di questi
potrebbero essere persone anche più sagge e intelligenti di me. Per come
la vedo io, l’alternativa è accettare le cose per fede senza
rifletterci, oppure rifletterci ed esaminarle criticamente fin quando
non mi trovi in conflitto con certe concezioni già affermate, al che
dovrei presumere di essere io quello in errore, di aver intrapreso la
mia indagine per una via sbagliata. Ma nessuna di tali alternative mi
attrae particolarmente.
Io mi sforzo di comprendere i limiti della mente umana e di basare le
mie convinzioni sulle migliori evidenze disponibili, ricorrendo alla
migliore metodologia di ricerca, valutando attentamente le migliori
argomentazioni pro e contro. Tutte le mie convinzioni sono solo
tentative, anche se le ritengo più probabilmente corrette che errate.
Non ho preconcetti su ciò che dovrebbe essere vero o falso, né parto da
una cieca fiducia in qualcosa per difenderlo a tutti i costi. Sono
fallibile come tutti gli altri esseri umani. Preferisco tuttavia
correggere i miei errori piuttosto che difenderli a oltranza.
D. Gli scettici sono tali anche nei riguardi dello scetticismo?
R. Questa domanda è spesso posta da coloro che la trovano affine a
quella di S.Agostino: “Io posso dubitare di dubitare??” La risposta è
“No, se colui che dubita è Agostino o Cartesio, ma sì, se colui che
dubita è Glanvill o Hume”. (Leggete la History of Skepticism in rete di
R.H.Popkin, o The High Road to Pyrrhonism se volete addentrarvi in
queste tematiche)
D. La scienza ha una risposta a tutte le domande??
E. No, la scienza può rispondere solo a domande empiriche.
D. La scienza può rispondere allora a tutte le domande empriche?
E. Sì, ma molte delle risposte potrebbero essere errate.
D. Perché non sei scettico anche nei riguardi della scienza? Non metti
in questione gli scienziati che fanno affermazioni dubbie in merito
all’effetto serra, alla riduzione dell’ozono stratosferico e delle
foreste pluviali, al Big Bang, all’evoluzione, le vaccinazioni, l’AIDS,
l’aspartame, ecc. Perché?
R. La scienza consta di una serie di metodi comuni per investigare,
discutere, controbattere ed infine risolvere le dispute su base logica
ed emprica. Tali dibattiti sono meglio risolvibili da quegli scienziati
che si confrontano nell’arena della scienza. Io non attacco le
pseudoscienze o la ciarlataneria medica semplicemente perché non
concordo con le loro affermazioni. Io critico piuttosto le loro
metodologie ascientifiche o antiscientifiche, e la loro incapacità di
risolvere questioni empiriche poiché molto di quanto sostengono è solo
su basi metafisiche, non empiriche. Non mi piace la loro presunzione di
avere un rimedio per tutto quando a proprio sostegno hanno solamente l’autoconferma,
l’intuizione, o le testimonianze di qualche cliente soddisfatto.
Ci sono persone che si definiscono scettici e si schierano da ambo le
parti su questioni più o meno controverse, ad esempio Brian ed Elisabeth
Carnell su Skepticism.net. Personalmente credo che argomenti come
l’affetto serra dovrebbero essere lasciati alla scienza. Pubblicare
critiche alla teoria mi va bene, ma dovrebbero esser presentate su
pubblicazioni a carattere scientifico, o siti sulla scienza, non su un
sito che tratti di scetticismo. Altrimenti potremmo definire uno
scettico chiunque sia in disaccordo con qualcun altro, il che mi sembra
poco furbo, in quanto fa di chiunque uno scettico, tranne quelli che non
possono mai manifestare un disaccordo. Ma questi ultimi sono i morti, e
non ci riguardano...
D. Gli scettici sono tutti atei?
R. No. Certi scettici sono atei, altri sono agnostici ed altri ancora
sono dei teisti convinti. Al riguardo gli scettici sembrano essere un pò
come gli scienziati e come i giocatori di baseball!
D. Lo scetticismo non è un pò come una religione, con una propria fede
nella scienza??
R. No, lo scetticismo non è un insieme di credenze, né implica alcuna
pratica rituale, raccomandando un certo stile di vita o l’adorazione di
qualcuno o qualcosa. La fiducia nella scienza non si basa su sulla fede
ma sulle evidenze raccolte. Le teorie scientifiche sono sempre tentative
e soggette a modifica, contrariamente ai dogmi religiosi. La scienza
cerca di eliminare l’errore, non di perpetuarlo impedendo qualunque
atteggiamento critico nei propri confronti, il che invece caratterizza
le religioni.
D. Perché critichi solo le religioni orientali e della New Age? Perché
non esponi anche imbrogli come Joseph Smith e il suo Mormonismo, Gesù
Cristo e Maometto??
R. Le religioni dominanti sono già state oggetto di dettagliate critiche
da parte di molti accademici e non (come fautori di certe religioni che
ne attaccano altre in quanto non sono la “vera” religione). Non mancano
saggi critici su ognuna delle più importanti religioni. Le mie voci
sull’ateismo, i demoni, l’esorcismo, la fede, Dio e i miracoli dovranno
bastare come critiche mosse indirettamente alle religioni maggiori. Vi
sono inoltre molti siti sul WWW, gestiti da ex-mormoni, ex-cattolici,
ex-musulmani, allo scopo di chiamare in causa tali fedi.
D’altra parte le fedi della New Age e quelle del lontano Oriente non
sono altrettanto ben note nel mondo occidentale, o lo sono in maniera
alquanto inadeguata, né si trova molto materiale di taglio critico nei
loro confronti per chi voglia interessarsi alle loro tesi. Posso fare
un’eccezione per Joseph Smith, solo perché la sua è una storia
americana, relativamente recente e con abbondanza di dati storici
reperibili per ricostruirne attendibilmente le vicende.
D. Perché critichi solo la “medicina alternativa”? Come mai non hai
inserito voci critiche nei riguardi di dubbie affermazioni e pratiche o
errori della scienza medica convenzionale, quali la circoncisione o la
vaccinazione?
R. È davvero irragionevole aspettarsi che io sia scettico della scienza
medica quanto lo posso essere sull’omeopatia, la naturopatia, la
medicina tradizionale cinese, il massaggio terapeutico, l’aromaterapia o
altro del genere. Non mi manifesto scettico su tali discipline
“alternative” perché sono fallibili, ma perché sono fondate su assunti
falsi o molto vaghi, e perché in generale non seguono alcun metodo
scientifico per meglio stabilire le loro ipotesi. Non ne segue che io
pensi che la nostra medicina tradizionale sia infallibile. Non critico
le medicine alternative perché i loro praticanti sbagliano o producono
diagnosi errate, ma perché trovo che il loro metodo fondamentalmente non
stia in piedi, non è in grado di riconoscere e superare l’errore.
Inoltre i praticanti di terapie alternative spesso non si preoccupano
nemmeno se i loro metodi siano o meno errati, in quanto illudono sé
stessi che ciò che fanno sia corretto in quanto “funziona”; vale a dire,
hanno visto dei risultati (errore per conferma) e si trovano con diversi
clienti soddisfatti (errore pragmatico). Simili fondamentali
predisposizioni umane sono comuni a tutte le pseudoscienze, ma gli
scienziati se ne difendono applicando verifiche logiche e sperimentali
su qualsiasi ipotesi causa-effetto [nonché controllandosi ed
eventualmente confutandosi reciprocamente, cosa che invece molte figure
della pseudoscienza e dell’occultismo si guardano bene dal fare! N.d.T.].
Non trovo la medicina tradizionale occidentale infallibile, anzi, la
criticherei se fosse fondata su principi basilari errati, ovvero se
fosse basata su assunti metafisici o falsi o altamente dubbi. Varie
procedure specifiche seguite o raccomandate da medici possono rivelarsi
inefficaci o addirittura dannose. Nondimeno non ricuserei tutta la
nostra medicina per gli errori dei dottori. Sarebbe sciocco rifiutare la
scienza come metodo valido in sè per via degli errori dei suoi
praticanti.
D. Perché non ci sono voci critiche su correnti letterarie o teorie
politiche come il marxismo, il postmodernismo, o il decostruzionismo?
C’è molto di insensato anche in quegli ambiti culturali.
R. Ho scelto di limitarmi alle credenze nell’occulto, nel paranormale e
nelle pseudoscienze, o a frodi e truffe scientifiche e non. Non è mio
personale compito contrastare ogni singola sciocchezza che viene fuori
in tutti i campi dello scibile umano. Ci sono sostenitori e critici in
abbondanza per qualunque cosa sia in politica che nel mondo accademico,
per non parlare dei grandi opinionisti da quattro soldi della domenica:
quelli non mancano mai e non sono mai stanchi di discutere qualunque
cosa! Chiunque sia interessato non avrà grandi problemi a reperire
materiale sia pro che contro le varie idee in sociologia, politica e
letteratura.
D. Perché non compaiono voci in merito alle leggende urbane o alle
superstizioni??
R. Il Dizionario dello Scettico non è un tentativo di svelare e additare
ogni concezione falsa o dubbia, nemmeno quelle con la massima adesione
in giro. L’occulto, il paranormale, e le pseudoscienze definiscono
approssimativamente i limiti che mi sono imposto in questa sede.
D. In cosa credono gli scettici?
R. Lo scetticismo non è un complesso di credenze, perciò non mi pare ci
siano molte cose in cui si possa dire gli scettici credano in generale.
Se anche ve ne fossero, esse non rivelerebbero molto sullo scetticismo
in sé, in quanto tali convinzioni potrebbero essere comuni a molti che
scettici non sono affatto.
D. Gli scettici sono più amorali dei non-scettici?
R. Dipende dal significato di “amorale”. Forse lo siamo, se trovate
immorale mettere in discussione le affermazioni di gente come Uri Geller,
Edgar Cayce, Sai Baba, J.Z. Knight, Frederick Lenz, Ron Hubbard, Joel D.
Wallach, Deepak Chopra, o Andrew Weil.Non sono al corrente di alcuno
studio che mostri come gli scettici commettano più omicidi, stupri,
rapine o molestie pedofile dei non scettici.
D. Gli scettici credono in un fine per l’esistenza?
R. Alcuni sì. Personalmente ritengo che lo scopo nella vita di ognuno
sia dato dalla persona stessa. In altre parole, se si sceglie di fare
qualcosa che abbia un senso, la nostra vita acquisirà un senso. Se
scegliete di condurre un’esistenza disinteressata ad alcunchè di valore,
allora la vostra vita resterà sostanzialmente priva di valore.
D. Perché odi Amway??
R. Non odio Amway, ma sono affascinato dal fatto che la voce Amway nel
Dizionario dello Scettico sia stata una delle più popolari per cinque
anni di seguito. Ne ho aggiunta anche una sul marketing multilivello, ma
non ho intenzione in futuro di distinguere altre voci per nuovi schemi
commerciali del genere. Ho creato il sito Skeptic’s Refuge per esporre
in parte le frodi su Internet, ma si è poi rivelata un’idea alquanto
risibile, poiché le frodi erano come le erbacce: più ti accanisci e più
esse si adattano e proliferano. Anche limitandomi alle truffe nei campi
dell’esoterismo e delle pseudoscienze mi sono trovato di fronte a un
compito che non sono in grado di svolgere. Tuttavia Amway non è una
frode, è basata su uno schema di marketing piramidale che è
perfettamente legale, per quanto non funzioni.
D. Dove hai trovato il detto: “La sola cosa realmente infinita è la
nostra capacità di autoilluderci”?
R. L’ho coniato io. È solo un’iperbole retorica, ma mi piaceva la
sensazione che esprimeva. O forse soffro di criptomnesia?!
D. Pensi che la logica e l’analisi razionale possano aiutarti nella
comprensione di cose come l’amore o ridere?
R. Sì, in gran parte, ma come per tutto ciò che richiede un’esperienza,
la prospettiva interiore non è riconducibile a quella di un osservatore
esterno. Sentimenti e stati d’animo possono essere analizzati
scientificamente, ma resta una componente soggettiva che trascende la
scienza. Trascendere la scienza non è però lo stesso che trascendere la
natura. L’esperienza soggettiva non trascende la natura, e ritenere che
non potendo ricondurre un qualcosa ai termini di un osservatore esterno
abbiamo quindi aperto la porta a qualcosa di sovrannaturale è, per me,
mera illusione. [Una risposta scientifica di base a domande del genere
si può trovare in qualunque buon testo o saggio di psicologia evolutiva;
N.d.T.]
D. Gli scettici sono proprio negativi. Perché non riuscite a essere più
positivi??
R. Essere negativi può rivelarsi molto positivo. Mi spiego meglio. C’è
differenza fra l’essere nichilisti ed essere negativi nel senso di
essere cauti e critici prima di credere in qualcosa o di accettare una
spiegazione. Un nichilista nega il valore di qualunque cosa. Per me
molti religiosi sono nichilisti perché negano il valore di tutto ciò che
appartiene a questo mondo. Spesso i capi religiosi ripudiano la
famiglia, la procreazione, i piaceri fisici, quelli dell’arte o della
natura. Molti santi rifiutavano il mondo per ritirarsi in un’esistenza
eremitica o monastica, lontano dalla società umana. Questi sono i veri
nichilisti, negativi a livello patologico. Pensatela così: state
assumendo un atteggiamento “negativo” quando raccomandate ad un bambino
di non giocare per strada o quando siete critici di un vicino che vende
pronografia a dei bambini? Essere critici e prudenti, respingere certe
idee, certi comportamenti e convinzioni può rivelarsi estremamente
positivo negli effetti.
D. I veri scettici sono agnostici; tu invece proponi opinioni e vedute
piuttosto forti. Come puoi definirti uno scettico?
R. È vero che la parola “scettico” deriva dal greco skeptikos
(pensieroso o riflessivo), ed uno scettico è spesso visto come uno che
indaga sempre, valutando ogni cosa attentamente. Ed è vero che lo
scetticismo filosofico, come propugnato dai Pirroniani e dagli scettici
accademici, si basava su come dubitare correttamente di ogni
proposizione. La loro preoccupazione prevalente sembra essere stata
l’assenza di una qualunque certezza. I più radicali dei filosofi
scettici sostengono addirittura che non si possa essere certi nemmeno
che niente sia certo!
Ad ogni modo, non consegue niente di particolare dall’accettare che
affermazioni apodittiche sono indimostrabili. Ad esempio, non ne
consegue che, siccome niente è certo, uno debba sospendere il proprio
giudizio su tutto e non credere in niente. Così come non ne deriva che,
poiché niente è certo, uno si debba adeguare passivamente agli usi e
alle credenze tradizionali della propria comunità. Allo stesso modo,
ammesso che niente sia certo, non per questo ogni idea vale quanto
qualunque altra. Né che, poiché niente è certo, ogni convinzione
equivalga ad un atto di fede irrazionale. Sebbene ciascuna di queste
deduzioni sia stata tratta da varie persone, nessuna di esse è realmente
una logica conseguenza della proposizione “niente può essere certo”.
La mia scelta di credere in certe cose ma non in altre non deriva dal
mio scetticismo filosofico. Io accetto che non si possa essere sicuri di
niente, ma la sola conseguenza di ciò sembra essere che nessuna delle
mie convinzioni possa essere certa, ovvero scevra da possibilità di
errore. Le probabilità in questo senso sono quanto di meglio cui
possiamo aspirare, e sembrano essere sufficienti per le esigenze della
vita quotidiana così come per la scienza. Chi desideri una conoscenza
assoluta può restare insoddisfatto di ciò, ma credo che il suo rifiuto
della valutazione probabilistica come adatta ai nostri scopi sia fondato
su emozioni e sentimenti, non sulla riflessione.
Spero anche sia ovvio che per probabilità non intendo la “probabilità
matematica”. La probabilità matematica che il sole domani sorga da est
potrà essere nulla, ma la probabilità su cui gli uomini potrebbero
ragionevolmente basare le loro aspettative in merito è molto, molto
alta. In senso epistemico, non posso imporre una mia assoluta certezza
che domani il sole sorgerà ad est. Tuttavia, guidando verso est al
mattino successivo, mi porterò i miei occhiali da sole, e non mi sentirò
affatto come se stessi agendo per fede, o di poter benissimo giungere
alla mia destinazione dirigendomi verso ovest.
Infine, la parola “scettico” è usata al giorno d’oggi in riferimento a
chi istintivamente o abitualmente dubita, esamina o non concorda con
asserzioni o conclusioni comunemente accettate oppure chi mette in
dubbio l’esistenza di Dio o le affermazioni rivelate, o ancora uno
scettico filosofico, cioè chi ritiene che la conoscenza assoluta sia
impossibile e che l’indagine debba essere un processo dubitativo al fine
di acquisire certezze relative o approssimate. Ognuna di queste
accezioni è coerente con la pratica di rifiutare come altamente
improbabili le affermazioni sul soprannaturale, sul paranormale e nelle
varie pseudoscienze.
D. I veri scettici hanno una mentalità aperta; tu invece mantieni una
visione ristretta sul credere nel paranormale e nell’occulto. Come puoi
dunque definirti uno scettico??
Mantenere una prospettiva aperta non significa dover prendere in esame
ogni fesseria postulata o affermata da qualcuno. Ho trascorso anni a
esaminare idee sul paranormale e sull’occulto. Quando qualcuno sostiene
di essere stato rapito dagli alieni, ma non dispone di evidenze fisiche,
non ho alcun bisogno di approfondire la questione ulteriormente. Se la
loro unica prova è non poter ricordare ciò che gli è successo per
qualche ora o giorno (come comunemente dichiarato da molti presunti
rapiti), allora la mia sensazione è che vi possa essere un’altra
spiegazione naturale alla loro perdita di memoria. Per esempio,
potrebbero mentire per non far sapere dove realmente sono stati, oppure
aver perso i sensi per cause naturali o autoindotte. E poi potrebbero
avere sognato, o aver avuto allucinazioni…
Quando qualcuno rivela di essere un dio, o di udire voci che gli vengono
da Dio, io presumo che si sbagli o che sia una messinscena. Sono per
questo di mentalità ristretta? Non penso proprio. Eppure, diversi anni
fa, sentendo parlare per le prime volte di UFO e rapimenti alieni, sarei
stato di corte vedute se non avessi indagato un pò la faccenda. Ho
studiato persino svariati casi di persone che si proclamavano déi o
reincarnazioni di morti. Quindi, oramai, se un giovane in Texas si
convince di essere una divinità e ingaggia sparatorie con la polizia
federale, la cosa non mi sorprende, né sento la necessità di
approfondire la vicenda. Ho una mente troppo chiusa? Di nuovo, non mi
pare. Una volta addentratisi in profondità in una questione, essere di
larghe vedute non significa tenere la porta aperta a tutte le idee
assurde che ci capita di sentire. L’unico obbligo che possiamo avere è
di non serrare definitivamente quella porta dietro di noi. Se qualcuno
sostiene di avere componenti aliene nel suo corpo o nel suo veicolo,
caspita, andiamo assolutamente a vedere!! E se qualcun altro trasforma
l’acqua in vino o resuscita i morti con atti della sua volontà, sarò il
primo a rivedere le mie opinioni sulle divinità in terra.
Una persona di mentalità aperta, ma inesperta e disinformata, sentirà di
dover verificare certe questioni che un altro, più informato e navigato,
non intende più esaminare. Il pensatore aperto deve scoprire le cose da
sé, ma una volta formatasi un’opinione non diventa di ristrette vedute
solo perché il suo giudizio è ora più informato e giustificato. La
prossima volta che sentite un sostenitore della proiezione astrale, o
della regressione a vite precedenti, accusare uno scettico di essere di
corte vedute, provate a pensare che forse lo scettico non è affatto di
corte vedute: forse ha solo acquisito un certo livello di informazione
in base alla quale si è già formato un’opinione ben definita.
D. I tuoi argomenti sono sempre di parte. Non ne fornisci mai a favore
di percezione extrasensoriale, magia, miracoli o invenzioni che sembrano
violare le leggi naturali conosciute. Perché? Per correttezza, non
dovresti esporre le vedute di entrambe le parti di una disputa??
R. Se avessi scritto un altro genere di libro, diciamo uno intitolato
per esempio L’Approccio del Pensatore Critico alle Idee Stravaganti,
allora le mie argomentazioni sarebbero state diverse. In quel caso avrei
esposto i punti migliori per ambo le parti del dibattito e avrei
lasciato che il lettore decidesse quali fossero le considerazioni più
accettabili. Però non ho scritto un libro di quel tipo. Ne ho scritto
uno allo scopo di fornire al lettore le migliori argomentazioni
scettiche, nonché rimandi al meglio della letteratura scettica
sull’occulto e le pseudoscienze. Il materiale reperibile su tali
argomenti da un punto di vista acritico è già di per sé abbondante. Il
mio principale scopo era quindi quello di dare un contributo
equilibrante ad un settore editoriale altrimenti del tutto squilibrato.
D. A che vale lo scetticismo? A che serve essere scettici??
R. Il saggio di Carl Sagan sul Baloney Detection Kit, nel suo ultimo
libro Il Mondo Infestato dai Demoni, è la miglior risposta. Penso che lo
scetticismo abbia il suo massimo valore allorché cerchiamo delle
informazioni e le vagliamo. Recentemente mi sono interessato di problemi
mentali, specialmente di depressione e disturbi bipolari. Un libro che
sto leggendo è scritto da uno psichiatra, un altro da un dottore in
medicina che non è però né uno psichiatra né un medico praticante. Lo
psichiatra è un ricercatore attivo in materia, ed un praticante
riconosciuto, mentre l’altro non ha nemmeno fatto tirocinio clinico dopo
la laurea alla Harvard Medical School, bensì andò in India per vari anni
in una specie di ricerca spirituale interiore. Il non psichiatra, Andrew
Weil, è famoso; lo psichiatra non lo è. Weil ha i suoi programmi
speciali sulla televisione pubblica, il proprio sito web e ha scritto un
paio di best-sellers, incluso quello dal titolo Guarigione Spontanea.
C’è una sola pagina sulla depressione in tutto il libro. L’autore
sostiene qualcosa del tipo “la sola cosa che abbia visto funzionare
contro la depressione è…”, e qui elenca una serie di vitamine,
oligoelementi e aminoacidi, assieme all’esercizio aerobico. Non offre
spiegazioni del perché tali rimedi dovrebbero funzionare. Il lettore può
solo avere fiducia cieca che possano effettivamente farlo.
Lo psichiatra, per suo conto, elenca dozzine di disturbi fisici i cui
sintomi somigliano a quelli della depressione. Io sono indotto a pensare
che alcune persone potrebbero sembrare depresse per carenza di
micronutrienti o di esercizio fisico. E mi sembra anche che la vera
sindrome depressiva sia un problema neurologico di estrema complessità.
Lo psichiatra cita ricerche e casi di studio, sviluppa un ragionamento
per sostenere le proprie opinioni.
Io resto scettico sulle opinioni del Dr.Weil. Accettare quello che lui
asserisce sulla fiducia potrebbe rivelarsi disastroso. Dubitare di
affermazioni che potrebbero rivelarsi dannose può essere una buona
ragione per essere scettico.
Una persona che conosco sostiene di essere costantemente spiato dalla
CIA e dall’FBI. Secondo lui le targhe che iniziano con 5 sono quelle dei
cattivi, e il guidatore è sulle nostre tracce. Io sono invece scettico
delle sue affermazioni perché si tratta di una persona insignificante e
probabilmente di nessun interesse per una qualunque agenzia governativa,
a eccezione forse del fisco! Apparentemente non sa spiegarmi perché i
cattivi abbiano tutti targhe che iniziano per lo stesso numero, nè io
vedo ragione alcuna di credere nelle sue parole, che sono probabilmente
false e provocate da da allucinazioni da squilibrio chimico nella sua
attività cerebrale. Essere scettico delle sue affermazioni mi impedisce
di credere in false convinzioni e illusioni il cui valore è, quanto
meno, dubbio.
Ma perché uno scetticismo generalizzato nei riguardi dell’occulto e del
paranormale?? Fondamentalmente le ragioni sono le stesse elencate sopra:
si richiedono evidenze e argomentazioni logiche per ogni affermazione;
non si accettano idee qualunque in base a pura fede; si respingono idee
illusorie per la loro dubbia attendibilità e valore pratico; si intende
distinguere una ricerca su basi competenti da una su basi incompetenti;
e si intendono accettare come probabili quelle affermazioni supportate
da solide prove. Tutti questi punti appaiono notevolmente ragionevoli e
di valore pratico.
Di fatto trovo sconcertante che qualcuno possa domandarsi perché mai io
preferisca non fondare le mie idee su speranze, desideri, falsità,
illusioni, fantasie, inganni e finzioni.
Infine, il valore dello scetticismo lo ritroviamo nella storia.
L’inquisizione spagnola e medievale, così come l’Olocausto, nacquero da
arroganza e dogmatismo. Un’istituzione politica o religiosa guidata da
scettici sarebbe molto più umanitaria e benevola, nonché più sana in un
certo senso, di una capeggiata da dogmatisti assolutisti. Sia la
tolleranza che il moderno metodo scientifico emersero dall’Empirismo
britannico del XVII secolo, il quale ricusava l’attaccamento
razionalista alla metafisica e l’esigenza di una certezza assoluta.
Pochi di noi si sentono ben rappresentati e assistiti da un politico
come il governatore della California Pete Wilson, il quale si proclama
“assolutamente certo” che un uomo abbia commesso lo stupro e l’omocidio
per i quali fu arrestato ben sedici anni fa. Thomas Martin Thompson
potrebbe effettivamente essere colpevole di omicidio e stupro e potrebbe
perfino meritare di morire, ma nessuno, nemmeno Pete Wilson, può
sbandierare assoluta certezza che Thompson, allora, commise quei
crimini.
D. Cartesio, col suo cogito ergo sum, non provò forse che almeno alcune
cose dovrebbero essere certe, per esempio la nostra stessa esistenza??
R. Cartesio credeva di aver provato con assoluta certezza l’esistenza di
Dio ed un mucchio di altre cose (si vedano le sue Meditazioni sulla
Filosofia Prima). Molte delle affermazioni che egli sosteneva essere
certe in modo assoluto sono denominate affermazioni analitiche: la loro
effettiva correttezza è un fatto di convenzione e dipende interamente
dalla semantica e dalla sintassi, non da verifica empirica. Altre,
sempre da lui ritenute come certe in modo assoluto, come l’esistenza di
Dio, non sono né assolutamente certe né analitiche. “2 + 2 = 4” vale per
certe definizioni di “2”, “+”, “=” e “4”, ma è falso per eventuali
altre. Per esempio, aggiungere due gocce di pioggia a due gocce non ce
ne dà quattro, e mescolare due litri d’acqua con due litri di alcol non
ci dà quattro litri di liquido. Parole e segni raramente hanno
significati indipendenti da altre parole e segni. Se un’affermazione è
vera o meno dipende da ciò che essa significa, e cosa essa significhi
dipende dal contesto semantico (vale a dire dalle sue interrelazioni con
altre parole e segni) e culturale in cui i significati di delle parole e
i segni impiegati sono stati definiti ed appresi.
D. Come replichi a critiche, come quella di Robert Anton Wilson, che
bollano gli scettici come “razionalisti irrazionali”, accusandoli di
stare lanciando una “Nuova Inquisizione”??
R. Anzitutto direi che Wilson non conosce la differenza tra uno scettico
filosofico ed uno scettico ordinario.
In secondo luogo sarei d’accordo con quanto Carl Sagan scrisse ne “Il
Mondo Infestato dai Demoni”: “Nessuno scettico impone un credo… I
seguaci della New Age non… vengono portati davanti a un tribunale, né
frustati perché hanno delle visioni, e di certo non li si brucia sul
rogo.” Essere di aperte vedute non significa voler essere dei creduloni.
C’è poco merito nel mancare tanto di senso critico da considerare ogni
idea al pari di qualunque altra. La gente raziocinante apprende per
esperienza ed opera distinzioni fra idee che hanno fallito e quelle che
hanno superato test empirici rigorosi. La gente ragionevole non crede in
qualsiasi cosa solo perché “magari è vera”. Essi distinguono idee e
concetti probabili da quelli improbabili. La gente raziocinante si
affida a verifiche impersonali, quali gruppi di controllo, studi in
doppio cieco, e sanno difendersi da pericoli come pratica comune,
convalida soggettiva, lettura a freddo, speranze illusorie. Non si
diventa un inquisitore o un irragionevole se si criticano delle
affermazioni apparentemente nulle in quanto a veridicità. L’accusa è poi
particolarmente ridicola in tempi in cui uno scettico ha ben poche
speranze di poter essere ospitato in programmi popolari come Oprah
Winfrey o Larry King quanto invece lo sono medium e channeler. Gli
scettici non sono perseguitati, ma certo non sono nemmeno molto popolari
per l’intrattenimento disimpegnato, e non hanno l’ascolto che si dà
invece alla New Age o ai racconti di UFO. I veri inquisitori di un tempo
godevano dell’appoggio della popolazione e della Chiesa. Per contro, la
maggioranza degli scienziati potranno esser scettici del paranormale e
del soprannaturale, ma ciò non ha alcun peso nella pratica comune della
scienza, nè rende loro particolare merito nel proprio campo. E purtroppo
gran parte della gente simpatizza non con gli scettici, ma con coloro
che questi additano. Se gli scettici stessero intraprendendo un’opera di
inquisizione, sarebbe alquanto strana, senza alcuna autorità centrale al
controllo, condotta da persone cui le masse popolari non riconoscono
alcuna autorità o merito, o che anzi ignorerebbero o costringerebbero al
silenzio se invece le riconoscessero.
D. Come fai ad alzarti la mattina? Voglio dire, se non hai fede, in cosa
puoi sperare? Se non puoi pregare Dio, come fai a superare la tragedie
di una vita? Se non riesci a credere nelle fate, nei fantasmi, ed in
cose favolose come cristalli magici e sirene, cosa trovi di interessante
nel condurre la tua vita?? La tua mi sembra un’esistenza fredda,
monotona e triste, priva di qualunque incanto.
R. Suppongo che potrei semplicemente restarmene a letto a illudermi di
essere inceve già in giro, di aver vinto al Superenalotto, di aver
scoperto una cura per il cancro, o che i miei genitori siano ancora vivi
altrove, o di aver mediato una pace finalmente duratura nel Medio
Oriente. Anche se potessi illudermi al punto di credere che queste mie
illusioni non fossero tali, avrei per questo reso la mia vita più
“magica”? Le mie false speranze sarebbero meglio che niente speranze del
tutto?? Non lo penso.
Ho affrontato la mia parte di guai e dolori nella vita, alcuni quand’ero
giovane e credevo in Dio, ma la maggiorparte quando ero ormai adulto e
ateo. Non potrei giurare che il mio credo religioso mi rendesse le cose
in alcun modo più facili, né che mi desse speranza nei momenti di
bisogno. La consapevolezza che altri hanno sofferto ben più di me, e che
non si possa vivere senza aspettarsi anche molto dolore e molti guai, mi
ha dato più conforto che non credere in Dio. Se fossi religioso, mi
chiederei perché allora esistono tanta crudeltà e miseria. Non troverei
serenità nel concetto che, sia pure in modo misterico, tutto ciò avviene
per buone ragioni. Perché mai dovrei?? Se il governo vi portasse via
l’unico vostro figlio, dicendovi però che è per un buon motivo, voi
trarreste conforto da ciò? Se credessi che Dio permette tanta miseria
per delle valide ragioni, questo mi renderebbe tutto più difficile da
accettare, non più facile.
Non c’è niente di triste e vuoto in una vita senza folletti, conigli
pasquali, demoni, fantasmi, cristalli fatati o altro. La vita è noiosa
solo per le persone noiose. Vero, è dura godersi una semplice passegiata
in un parco o una giornata sulla spiaggia quando il vostro migliore
amico è stato appena ammazzato. Pressochè impossibile leggersi un buon
libro o studiare una nuova materia quando la vostra abitazione e con
essa tutte le vostre cose sono andate in fiamme. Le gioie del viaggio
sono rovinate dall’essere stati rapinati. Nella vita non si possono
controllare molto né l’assassino, né il ladro, né il fulmine che ci
incendia la casa. Ma possiamo avere il controllo sul nostro modo di
reagire. Potremmo non essere in grado di superare certe angosce se
fossimo soli, ma avere un partner amorevole ed una famiglia accanto
rende le tragedie della vita meno amare. Devo anche aggiungere di non
aver mai notato che i teisti sappiano superare le difficoltà meglio
degli atei. Come viviamo i nostri problemi ha più a che vedere col
nostro carattere, con la nostra natura biologica e la nostra fortuna,
che non con l’avere o meno una fede in poteri superiori o cose
fantastiche e magiche.
Robert T.Carroll - 31 Luglio 1997

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