Pseudoscienze

 

Pseudoscienza

Pseudoscienza è ogni teoria che sostenga di essere scientifica ma rifiuti di avvalersi del metodo scientifico (o metodo sperimentale), che è alla base della scienza moderna, per dimostrare le proprie affermazioni.


 Caratteri

Una "pseudoscienza" può essere caratterizzata da alcuni dei seguenti aspetti:

affermazioni prive di verifica sperimentale oppure in contraddizione con altri risultati sperimentali;
affermazioni impossibili da verificare o da confutare;
tendenza a modificare abitualmente la natura delle proprie asserzioni per sfuggire alle critiche;
presentazione di risultati sperimentali privi di qualsiasi forma di peer review

 (la cosiddetta "scienza delle conferenze stampa");
violazione del rasoio di Occam, ovvero il principio secondo il quale per dimostrare una data teoria non si debbano fare più assunzioni di quelle strettamente necessarie.
denuncia di un presunto ostracismo della "scienza ufficiale", dovuto a chiusura mentale e interessi economici
Il prefisso pseudo (dal greco pseudos, ossia falso) sta ad indicare che le pseudoscienze hanno un'apparenza scientifica ma non rispettano i criteri della ricerca scientifica; ciò naturalmente non esclude che varie teorie pseudoscientifiche possano avere un valore significativo dal punto di vista storico o filosofico. Tuttavia la parola "pseudoscienza" viene considerata spregiativa e quindi rifiutata dai sostenitori della maggior parte delle pseudoscienze.

Il requisito indispensabile per la classificazione all'interno delle pseudoscienze è la pretesa ingiustificata di scientificità: di conseguenza, tutte quelle discipline che fanno affermazioni in contrasto con le conoscenze scientifiche e rifiutano di seguire il metodo scientifico, ma non pretendono di essere considerate scientifiche, non sono pseudoscienze (ad esempio l'occultismo).

Il termine "pseudoscienza" viene spesso utilizzato dai seguaci delle teorie pseudoscientifiche proprio per criticare il filone scientifico dal quale si differenziano: così, ad esempio, i sostenitori del creazionismo bollano la teoria dell'evoluzione come pseudoscienza e chi sostiene le teorie della dianetica fa altrettanto nei confronti della psichiatria.


 Scienza e pseudoscienza


La scienza non afferma l'assoluta verità delle proprie affermazioni; infatti una teoria scientifica deve essere ritenuta valida fino a quando essa riesce a spiegare i fenomeni noti e riesce a fornire previsioni che siano verificabili sperimentalmente. Una nuova teoria potrà superare le precedenti solo qualora riesca a prevedere o spiegare fenomeni non previsti o non spiegati fino ad allora.

Ad esempio, la teoria newtoniana della gravitazione universale, che sembrava poter spiegare ogni fenomeno fisico legato all'interazione tra corpi celesti, è stata superata dalla teoria della relatività di Einstein, che ha previsto e spiegato nuovi fenomeni di origine gravitazionale (ad esempio, la precessione del perielio di Mercurio e la deflessione dei raggi luminosi ad opera dei campi gravitazionali, per ricordarne alcuni).

La comunità scientifica è stata ripetutamente ed in varie epoche accusata di "assolutismo", che avrebbe spinto gli scienziati a considerare inattendibile quanto estraneo alla scienza, magari anche per mantenere i privilegi di casta; e in effetti, la citata rivoluzione copernicana demolì le convinzioni di generazioni di scienziati. A questa tesi si risponde affermando che all'epoca la scienza non si avvaleva ancora di un vero metodo scientifico, basando le sue affermazioni astronomiche sulle affermazioni della Bibbia, e adattava le proprie teorie con le affermazioni contenute nella Bibbia stessa.

Solo successivamente la rivoluzione copernicana prima e l'introduzione del metodo scientifico poi, conducono alla separazione tra scienza e religione cristiana. Contemporaneamente però inizia una lunga diatriba, che continua ancora oggi, tra chi sosteneva (con un ottimismo che la scienza odierna non condivide più) che la scienza potesse spiegare "tutto" e chi sosteneva, e spesso sostiene anche oggi, che invece sia solo la religione a poter spiegare ogni cosa.

La pseudoscienza vorrebbe spiegare con metodi alternativi taluni fenomeni che sono finora risultati inesistenti se indagati tramite il metodo scientifico (ad esempio, gli influssi degli astri sulla personalità degli individui, oppure la capacità di comunicare con il pensiero o di prevedere il futuro).

La scienza a sua volta risponde a simili obiezioni richiedendo la prova scientifica per le pretese fenomenologie pseudoscientifiche. Prova che però le pseudoscienze non possono dare in quanto rifiutano di usare il metodo scientifico. La questione pertanto si riduce a una scelta fra chi ammette la sola oggettiva razionalità scientifica e chi afferma che gli eventi si possono spiegare attraverso altre vie non necessariamente razionali e oggettivate dalla rilevazione empirica o sperimentale.

L'argomento attiene a componenti spirituali e talvolta etiche (come ad esempio nel caso di analisi di dogmi religiosi) della mentalità individuale, e la sua portata, come si vede, non è affatto esigua: è in discussione infatti la definizione degli ambiti e delle funzioni della scienza, la quale per sua regola non dovrebbe arrestarsi dinanzi a nulla, ma in realtà è comune concezione che non debba prevaricare gli intimi moti dello spirito.

Detto in parole più semplici, scienza e religione sono inconciliabili (o se si preferisce, confinate entrambe in ambiti diversi e dai confini ben netti) per quanto riguarda il tentativo di spiegare il perché dei fenomeni naturali.
 

 Alcuni esempi di teorie pseudoscientifiche


Tra le pseudoscienze si annoverano l'astrologia (con innumerevoli seguaci in tutto il mondo, benché nulla di quanto affermi sia dimostrabile scientificamente), il creazionismo, la lottologia. Molti ricercatori considerano una pseudoscienza anche l'omeopatia, che è incompatibile con le attuali conoscenze biochimiche e non fornisce dimostrazioni sperimentali dei suoi effetti curativi.

Le discipline pseudoscientifiche sostengono di basarsi su fatti ed eventi apparentemente reali e dimostrati, anche se talvolta si fondano solo su sensazioni, impressioni e desideri dei cosiddetti "ricercatori" che se ne occupano.

Sensazioni:

quando una persona "si sente osservata", spesso avverte "una strana sensazione" (alcuni dicono addirittura "uno strano pizzicore sul collo"); questo fenomeno sarebbe dovuto, sempre secondo gli pseudoscienziati, a una capacità telepatica del nostro cervello, che tutte le persone avrebbero, la maggior parte delle quali però senza rendersene conto.
Impressioni:
altre pseudoscienze, come l'interpretazione dei sogni, affermano che durante il sonno le capacità del cervello si amplificano, per cui è possibile avere sogni premonitori attraverso i quali prevedere il futuro. Tuttavia, da Freud si è iniziato ad interpretare i sogni da un diverso punto di vista, tentando di spiegare il modo in cui il cervello rielabora ricordi e sensazioni per formare, post-facto, dei "sogni premonitori". La validità scientifica di tali risultati è tuttavia altamente controversa. Basti pensare che le modalità d'interpretazione dei sogni da parte di Sigmund Freud e di Carl Gustav Jung (fondatori rispettivamente della psicoanalisi e della psicologia analitica) sono profondamente diverse, in taluni casi decisamente incompatibili (ad esempio a proposito dei sogni premonitori) e non vi è un criterio oggettivo e valutabile sperimentalmente per discernere tra le due, così come tra le altre teorie che sono state formulate in proposito. Il filosofo della scienza Frank Cioffi riferisce, nel suo "Freud and the Question of Pseudoscience" (1998), come un numero crescente di scienziati consideri la psicoanalisi una pseudoscienza. Oggi anche molti psicanalisti sostengono che l'interpretazione dei sogni, e la psicoanalisi in generale, sia più "arte" che scienza, in ciò distanziandosi dallo stesso Freud, secondo cui la psicoanalisi è una scienza, basata in ultima istanza sull'osservazione imparziale dei dati clinici.


Desideri:
la psicologia ha provato, a proposito delle pseudoscienze, che esse si basano fondamentalmente sul desiderio innato, più o meno cosciente, che l'uomo ha di spiegare tutti i fenomeni del mondo che lo circonda. Le dottrine delle pseudoscienze, essendo talvolta molto vaghe e approssimative (proprio perché spesso basate su impressioni e sensazioni, in contrasto col metodo scientifico), sono alle volte più semplici di un'equazione matematica, di una legge fisica o di una dimostrazione geometrica, e verrebbero quindi più facilmente recepite da persone di basso livello culturale, o quantomeno da persone con minore conoscenza della scienza ufficiale. In genere sono i bambini i più portati a credere in telepatia, telecinesi e magia; ma anche molti adulti sono fermamente convinti dell'esistenza di fatture e malocchio.
Anche nell'architettura si hanno alcune teorie discutibili, ed infatti discusse, come quella che vorrebbe indagare presunti benefici effetti dell'opportuna esposizione dell'abitazione rispetto alla rete di Hartmann, secondo il quale tutta la Terra sarebbe percorsa da un "reticolo di energia" (chiamato appunto rete di Hartmann); alcuni nodi di questa rete sarebbero "positivi", mentre altri sarebbero "negativi" e costruire una casa su un nodo "negativo" risulterebbe in effetti disastrosi sugli abitanti.

Secondo Karl Popper anche la psicoanalisi, il materialismo dialettico e lo storicismo, che si sono presentati come teorie scientifiche, sono pseudo-scienze, in quanto non soddisfano il requisito fondamentale di controllabilità sperimentale che sta alla base del metodo scientifico. Si tratta di teorie altamente esplicative, nel senso che sembrano avere una spiegazione valida per ogni fenomeno da esse preso in considerazione. Questo è però anche il loro punto debole, in quanto il loro potere esplicativo si sottrae a qualsiasi controllo empirico riproducibile sperimentalmente, cioè, per usare la terminologia di Popper, non sono "falsificabili". Secondo l'epistemologo austriaco, infatti, ogni teoria scientifica deve essa stessa offrire i criteri in base ai quali essa possa essere controllata, messa in discussione ed eventualmente confutata su base sperimentale (criterio di falsificazione). Psicoanalisi, materialismo scientifico e storicismo non soddisfano questo requisito.

 

La critica alle pseudoscienze


Al fine di mettere alla prova la presunta esistenza del paranormale, ma anche le teorie pseudoscientifiche, è stato istituito il "premio Randi": da diversi anni è in palio la cifra di un milione di dollari che verrà consegnata a chiunque sia in grado di dimostrare sperimentalmente l'esistenza di poteri paranormali o la validità delle affermazioni di molte pseudoscienze (come, ad esempio, prevedere il futuro con l'oroscopo o distinguere una soluzione omeopatica con diluizione superiore a 12 CH dall'acqua distillata). Nessuno ha ancora vinto il premio.

In Italia opera il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che, sulle orme dell'omologo CSICOP (Committee for the Scientific Investigation of Claims Of the Paranormal) cerca di diffondere la pratica della sperimentazione e dell'osservazione oggettiva di fronte a presunti fenomeni paranormali.
 

 Le truffe


In alcuni casi viene sollevato nel confronto delle pseudoscienze, soprattutto alla luce dei flussi di denaro che provocano, il sospetto di malafede, spesso suffragato da coerenti esiti giudiziari.

Ad esempio, si hanno alcune discipline autodichiarate che si occuperebbero degli influssi negativi che ammanterebbero i destini delle persone: si parla in concreto di alcune correnti (non tutte) dell'occultismo, dello spiritismo, della magia bianca e della magia nera, che avrebbero come funzione precipua quella di rimuovere fastidiosi inconvenienti della quotidianità come il malocchio ovvero di superare inopportuni ostacoli pratici alla comunicazione con i propri defunti. Su tali materie operano infatti un numero ingente di sedicenti maghi e medium, pochi dei quali invero rifiutano congrua remunerazione, il che legittima il dubbio sulla reale finalità d'azienda.

Se da un lato tali attività sono sospette di frode in danno della buona fede dei (paganti) clienti, va però rilevato che a un così vasto numero di operatori necessariamente debba corrispondere un ben più vasto uditorio di potenziali clienti che ne vanno a costituire un vero e proprio mercato a causa della diffusione della loro credenza in simili materie. Coloro, cioè, che "tolgono il malocchio" esisterebbero poiché vi sono coloro (e non son pochi) che credono che in primo luogo il malocchio esista e, in subordine, che possa esser tolto così come sarebbe stato applicato; una delle linee difensive più comuni di tali operatori è infatti che essi andrebbero a soddisfare un fabbisogno da essi non creato (sebbene spesso si astengano da azioni che tale fabbisogno potrebbero sopprimere).
 

La scienza non è il sapere


Il termine "pseudoscienze" è stato coniato per sgombrare il campo da discipline che, presentandosi al pubblico come scientifiche, pretendeno di fornire risultati che hanno un grado di verificabilità e quindi di autorevolezza pari a quello delle scienze, ma che tuttavia rifiutano di applicare i metodi rigorosi richiesti dal metodo scientifico.

Lo scontro verte quindi sul fatto che le pseudoscienze pretendono di esibire l'etichetta di scienza senza essere disposte a pagare il prezzo, in termini di metodo rigoroso, che questa etichetta richiede. Ma se anche le scienze ufficiali fossero tanto ottuse e conservatrici quanto vengono dipinte dagli adepti delle pseudoscienze, non si capirebbe allora il senso di tanta insistenza nel volersi definire scienze.

La scienza non è il sapere. Esistono immensi quanto importanti campi della vita umana su cui la scienza non ha nulla da dire, semplicemente perché il suo metodo non è adatto a fare le domande e trovare le risposte. Nessuna scienza riuscirà mai, per esempio, a stabilire se una musica è bella o no. Questo perché i concetti di "bello" o "brutto" non appartengono alla scienza, ma all'estetica, che non è una scienza, ma che tuttavia è "vera", nel suo campo di applicazione, quanto lo è la scienza nel proprio.

Nello stesso modo, la scienza non ha nulla da dire né pro né contro l'esistenza di Dio. Il concetto di Dio appartiene ad un altro campo di conoscenza, la religione, che è "vera" nel suo campo di applicazione, e che ha metodi d'indagine peculiari. Fino a che la religione esprime verità religiose e non scientifiche, o la scienza non pretende di dimostrare l'esistenza o inesistenza di Dio, queste due forme umane di sapere possono coesistere senza darsi il minimo fastidio, ognuna nel proprio campo. Da notare, tuttavia, come divese discpline scientifiche ed umanistiche (ad esempio: antropologia, storia, ecc.) abbiano come argomento di indagine la nascita e lo sviluppo nelle culture umane dell'idea di Dio.

I problemi sorgono quindi quando uno di questi metodi di conoscenza pretende d'invadere campi che non sono il proprio. Il che è quel che accade con le pseudo-scienze, quando pretendono di dare certezze "scientifiche" ma senza utilizzare il metodo scientifico, le sue verifiche e la sua disponibilità a discutere i risultati.

Il problema del metodo


Sarebbe un errore credere che (come invece si sente spesso dire), le "pseudo-scienze" siano "discriminate" dalla "scienza ufficiale" per via dei loro campi di studi, nei quali avrebbero dato risultati talmente sconvolgenti da mettere in pericolo la carriera degli scienziati ufficiali. Ciò è umanamente possibile, ma come detto le pseudo-scienze sono definite "pseudo"- per via del loro metodo di ricerca, ossia non per ciò su cui ricercano, ma per il modo in cui ricercano. Semplificando, possiamo dire che senza metodo sperimentale non c'è conoscenza di tipo scientifico, dunque le discipline che non si basano sul metodo sperimentale non possono ambire a fornire risultati definibili "scientifici".

La scienza, è vero, compie continuamente errori, tuttavia ammette la correzione degli errori, e se dimostra che una certa teoria è errata, il sapere scientifico si corregge, sia pure con tutte le resistenze dovute all'oscurantismo di alcune persone e di alcuni ambienti. Resta il fatto che se una teoria viene smentita (attraverso gli esperimenti e le verifiche), tutta quella parte di una scienza che si basava su di essa deve cambiare. Al contrario, tutte le pseudo-scienze hanno la caratteristica di rimanere valide e di non cambiare anche se si dimostra sperimentalmente che le basi stesse su cui si fondano sono errate. Ne consegue che la conoscenza che esse forniscono non può essere di tipo scientifico, dato che per la scienza può essere definito "vero" solo ciò che è dimostrato: la loro sarà una conoscenza simile a quella della religione, in cui è "vero" ciò a cui si crede, e non ciò che si è in grado di dimostrare che è vero.

Il caso più evidente di questo fenomeno è quello dell'astrologia, che nell'antichità veniva considerata una scienza, e non senza ragioni, dato che inglobava quegli studi che anche oggi appartengono ad una scienza, cioè l'astronomia. Tuttavia nell'antichità classica l'astrologia si basava sulla visione dell'Universo che era la stessa della scienza astronomica (mettendo al centro dell'Universo la Terra, ritenendo che attorno ad essa ruotassero il sole, un numero limitato di pianeti (considerati come corpi piccolissimi e relativamente vicini) e infine tutte le stelle, fissate su una sfera che ruotava anch'essa intorno alla Terra).

Le scoperte scientifiche hanno dimostrato non solo che è la Terra a ruotare attorno al Sole, ma che i pianeti sono in numero maggiore di quello considerato dall'astrologia; inoltre la precessione degli equinozi ha spostato notevolmente, in più due millenni, le costellazioni dalle posizioni in cui l'astrologia continua ancora a collocarle. Per finire, la teoria della gravitazione universale formulata da Isaac Newton ha mostrato che l'influsso che possono avere le stelle

(che sono enormi ma anche inconcepibilmente lontane) su un corpo è inferiore a quello che può avere un oggetto infinitamente più piccolo ma collocato davanti ad esso.

L'accumularsi di queste conoscenza ha diviso l'astronomia, che si è attenuta ai dati scientifici via via accumulati, dall'astrologia, che invece è rimasta fedele al modello superato.

Particolarmente interessante, anche se poco noto, è il fatto che Newton scoprì la citata teoria della gravitazione universale mentre era intento a cercare di dimostrare la validità di alcune intricate teorie numerologiche e mistiche di cui era cultore (oltre a ciò Newton era anche un cultore dell'alchimia). Indipendentemente dalle motivazioni per cui egli fece le sue scoperte, però, esse furono accettate in quanto erano basate sul metodo scientifico, al contrario delle sue speculazioni numerologiche e religiose, che sono state dimenticate perfino dai cultori di tali dottrine. Qualcosa di analogo s'era avuto anche con un predecessore di Newton, Keplero, che arrivò ad "aggiustare" alcuni punti delle sue scoperte astrologiche (poi corretti dai suoi successori) affinché si adattassero meglio ad alcuni presupposti numerologici che egli intendeva dimostrare (ad esempio in base alle sue teorie numerologiche egli si sforzò di ottenere orbite planetarie quanto più possibile circolari, in quando nella sua epoca il cerchio era considerato la figura geometrica perfetta, mentre oggi noi sappiamo che le orbite dei pianeti del sistema solare sono in realtà ellittiche).

Questi due esempi, scelti fra molti, indicano che nella scienza vera e propria la teoria di partenza e la motivazione alla ricerca in sé sono certo importanti (un'ipotesi di partenza sbagliata può fare sprecare tutto il tempo e tutto il denaro seguendo false piste), ma non essenziali: quello che conta è infatti un risultato che sia scientificamente verificabile, anche se contrasta con l'ipotesi di partenza (che verrà cambiata dal nuovo risultato, se si dimostra dopo verifiche che era corretto). Al contrario, nelle pseudo-scienze la teoria di partenza è sempre più importante del risultato, al punto che si piegano (e spesso falsificano) le osservazioni in modo di adattarle alla teoria di partenza, ad esempio fingendo che le costellazioni attuali siano ancora nel punto in cui erano 2500 anni fa per non mettere in discussione la validità dall'astrologia. Ogni volta che una dottrina non ammette di modificare le proprie tesi di partenza in caso di risultati contrastanti con esse, si tratterà di una pseudo-scienza.


Il problema dei risultati
Benché il campo delle pseudo-scienze abbia visto all'opera alcune figure di ciarlatani decisamente pittoreschi, nel dopoguerra almeno il campo della parapsicologia ha potuto avvalersi un nucleo di ricercatori onesti, preparati, e determinati ad applicare il metodo scientifico al campo di ricerca da essi scelto. Il problema che è di solito ignoto al grande pubblico è che nel campo delle pseudo-scienze quando si applica, come nel caso di tali ricercatori, un rigoroso metodo scientifico non si ottengono mai, in nessun caso, risultati significativi. Il caso dei citati premi che nessuno riesce ad incassare lo dimostra in modo abbastanza eclatante.

In un certo senso, l'assenza di risultati nelle ricerche dei parapsicologi più avvertiti è una garanzia sull'onestà delle loro motivazioni.

Anche l'interesse, spesso citato dai cultori delle pseudo-scienze, da parte degli eserciti sovietico e statunitense nel periodo della Guerra Fredda, che consentì lo stanziamento di fondi per ricerche estese in questo campo, ebbe vita piuttosto breve proprio per la totale assenza di risultati in condizioni scientificamente controllate, al punto che questa esperienza meritò all'ESP (sigla americana per "percezione extrasensoriale") il nomignolo di "Error Some Place" ("c'è un errore da qualche parte").

Il problema fondamentale delle pseudo-scienze, in conclusione, non è quello di "produrre risultati non spiegabili in base alla scienza tradizionale": il problema è non riuscire a produrre risultati di sorta in condizioni scientificamente controllate. Ad esempio, l'omeopatia non è mai riuscita a dimostrare la proprietà curative dei propri prodotti, in misura superiore a quella del semplice effetto placebo, ogni volta che si è operato in condizioni di doppio cieco (ossia quando né i medici né i pazienti sapevano se stavano ottenendo il medicinale omeopatico, il medicinale tradizionale, oppure semplice acqua distillata).


 Metodi inadatti?

La storia della scienza ha conosciuto numerosi casi di fenomeni che era impossibile studiare per l'assenza di strumenti adatti a farlo. Ad esempio, in epoca antica era impensabile studiare i raggi X o le onde radio, che oggi fanno parte della vita di tutti i giorni. Dunque, affermano i cultori delle pseudoscienze, è del tutto possibile che i fenomeni delle "scienze alternative" siano reali, ma sia la scienza tradizionale ad essere incapace di studiarli coi suoi metodi, che si rivelano insufficienti.

Questa osservazione è sensata: la scienza non è in grado di escludere che alcuni o anche tutti i fenomeni ipotizzati dalle pseudo-scienze siano "veri", dato che la scienza può fare affermazioni esclusivamente su ciò che sia possibile sperimentare. Il problema è semmai di tipo epistemologico: per poter studiare questi pretesi fenomeni occorre come prima cosa dimostrare che esistono. E questa dimostrazione tocca ai sostenitori della loro esistenza.

Gli strumenti per studiare onde radio e raggi X non si sono assemblati da soli, ma sono stati deliberatamente costruiti (spesso con infinita pazienza e un gran numero di tentativi) per amplificare fenomeni che erano stati riscontrati dagli scienziati nel corso delle loro ricerche. Pertanto, tocca ora ai cultori delle pseudo-scienze riuscire a costruire gli apparecchi che rendano percepibile ciò che non lo è, o almeno proporre teorie che riescano a spiegare perché risulti impossibile registrare sperimentalmente tali fenomeni. Ovviamente a questo scopo non è lecito spiegare (col meccanismo noto in logica come "petitio principii") quelle che, fino a quando saranno provate, sono a tutti effetti semplici ipotesi, facendo uso di altre ipotesi altrettanto bisognose di essere provate (per esempio lo psi-negativo) a loro volta basate su ipotesi non provate, e così via. Un ancoraggio a qualche elemento stabile ed evidente per tutti deve essere trovato, in modo da potere proseguire la discussione a partire da dati indiscutibili per tutti, credenti o non credenti nel fenomeno. In caso contrario, ci troviamo di nuovo di fronte a una forma di fede, che è "vera" solo per chi ci crede, mentre non lo è per chi è "non-credente". Non a caso "non credente" è la definizione che troppo spesso i cultori delle pseudo-scienze usano nei confronti di chi ha un approccio scientifico alle loro teorie.

Come ha detto in proposito Carl Sagan, "affermazioni straordinarie richiedono dimostrazioni straordinarie".


Le pseudo-scienze come religioni atee


Da un punto di vista sociologico, il proliferare delle pseudo-scienze nel XX secolo può essere spiegato col tentativo di fornire, a dottrine che un tempo sarebbero rientrate senza alcuna incertezza nel campo della religione, l'autorevolezza della scienza, percepita a livello popolare come fonte di "certezze" più della religione (una percezione questa che non è invece condivisa dal mondo scientifico stesso, che non ha certezze definitive, ma solo teorie dimostrate... fino a prova contraria).

In un certo senso le pseudo-scienze sono una risposta pseudo-religiosa alla crisi d'autorevolezza delle religioni, che con il loro arcaismo sono sempre meno capaci di rispondere ai dubbi di un'umanità che si chiede il senso della vita con strumenti culturali e conoscenze impensabili a coloro che crearono le religioni oggi prevalenti, che possono avere anche due o tre millenni d'età.

Da un lato le pseudo-scienze hanno una visione al tempo stesso atea e religiosa della vita. Postulano una realtà in cui la vita umana è sì pervasa e spesso condizionata da immani energie (cosmiche, psichiche, eteree... o più banalmente magnetiche, radioattive e simili), ma nella quale la felicità non è garantita dall'obbedienza cieca a un Dio "troppo" umano, capriccioso (ossessionato dal sesso e dal cibo, ma indifferente al Male e all'ingiustizia sociale) e legato a precetti che per l'epoca contemporanea sono semplicemente assurdi. Al contrario le pseudo-scienze pongono l'enfasi sulla capacità dell'individuo di comprendere caso per caso, situazione per situazione, ma soprattutto razionalmente e con atteggiamento di ricerca per così dire "scientifica", gli elementi che permettono l'armonia fra l'essere umano e l'ambiente che lo circonda, "personalizzando" su misura il rapporto con il trascendente. Le pseudo-scienze hanno insomma subito l'innegabile fascinazione delle scienze nella loro visione della Natura come immenso orologio i cui meccanismi sono studiabili e comprensibili, e di conseguenza nel loro bisogno di esaminare la realtà circostante per capirla, e per capirne le leggi, in modo da piegarle a favore degli esseri umani.

D'altro canto, mentre la scienza usa il metodo induttivo (si studiano i fenomeni, e dallo studio si ricavano le "leggi" o i "principi" generali astratti relativi al funzionamento dei fenomeni) le pseudo-scienze preferiscono sempre, come le religioni, il metodo deduttivo: una "antica tradizione" (la cui "verità" si basa esclusivamente sull'autorevolezza derivata dalla sua antichità o, in casi come il "marxismo scientifico" o la psicoanalisi, da quella indiscutibile del suo fondatore), stabilisce alcuni principi generali astratti, a partire dai quali si scelgono selettivamente i fenomeni adatti a confermare la tradizione stessa, che quindi si auto-conferma, senza bisogno di un confronto coi dati sperimentali della realtà. Il metodo scientifico viene anzi disprezzato, svalutato e definito "inadatto a capire le verità davvero profonde" ogni volta che produce risultati che contraddicono le "verità" che non si ha intenzione di mettere in discussione.

Da questo punto, insomma, più che di "pseudo-scienze" sarebbe opportuno parlare di "religioni scientiste-meccaniciste", su base atea, che concepiscono la realtà come un immenso meccanismo, per spiegare il quale non hanno bisogno di fare ricorso a una divinità, ma che al tempo stesso rifiutano di usare il metodo scientifico per dimostrare quelli che affermano - a torto - essere "fatti" "scientificamente dimostrabili".

Una parte non piccola di queste dottrine fornisce in effetti risposte in quell'area grigia in cui la scienza non è in grado di dare risposte (perché esulano dal campo che può studiare), mentre le religioni, legate a concezioni arcaiche della realtà e incapaci di venire a patti con le scoperte di una scienza che si evolve troppo rapidamente per il loro ritmo, non riescono a darne più. Si tratta di domande da sempre importanti per la razza umana, come l'origine della vita, il ruolo dell'uomo nel mondo, il significato della vita e della morte, la stessa possibile sopravvivenza dell'individuo oltre la morte (non necessariamente in un "Aldilà" o in un "paradiso": basta un semplice "altro piano astrale")...

Questa contaminazione di due piani, quello religioso e quello scientifico, che nella cultura ufficiale sono invece separati, spiega anche come mai le pseudo-scienze arrivino spesso a contaminare in modo sincretistico elementi religiosi ed elementi scientifici: ad esempio il guaritore che pretende di curare imponendo le mani potrà far precedere il rito da una preghiera o usare la bibbia come talismano, mentre poi indossa guanti o mascherina chirurgica. Oppure le dottrine New Age mescolano buddhismo, astrologia, numerologia e varie altre dottrine.

Nelle pseudo-scienze si incontrano in effetti tutti i gradi di mescolanza fra linguaggio scientifico e contenuto religioso, fino al caso estremo delle vere e proprie religioni scientiste, come Scientology o, su un piano diverso, i raeliani.

 

La scienza come pseudo-scienza


Esistono casi particolari in cui, se abbandona i princìpi del metodo scientifico, anche la scienza può diventare pseudoscienza. Questo fenomeno è reso più facile da un atteggiamento ideologico vicino allo "scientismo" inteso come ideologia dai toni dogmatici e semi-religiosi, quale fu praticato in epoca positivista da alcune frange estremiste, convinte di potere spiegare letteralmente "tutto" per mezzo della scienza.

Da questo atteggiamento nasce l'abitudine scorretta di denominare "scienze" dottrine umanistiche che, per il loro campo di studio (la psiche umana, la società umana, la politica...), non possono ambire ad uno status scientifico, non essendo in grado di produrre dati sperimentali, verificabili e falsificabili, come ad esempio:

le scienze sociali;
le scienze politiche;
le scienze dell'educazione;
le scienze della comunicazione;
la bioetica,
ognuna della quali trova una migliore collocazione nell'ambito della filosofia che della scienza. Esse che sono "scienze" solo nel senso antico del termine ("sapere", "conoscenza"), ma non in quello moderno.

Lo stesso va ovviamente detto della pretesa del comunismo del periodo staliniano di avere trovato una forma di "materialismo scientifico" in grado di analizzare la società e le sue dinamiche con risultati e certezze assolutamente "scientifiche".

Pseudo-scienza sarà per forza di cose anche ogni scienza la cui verità è imposta per decreto dal potere politico, come la "biologia" di Trofim Lysenko sotto Stalin (il dissenso con tale "teoria scientifica" comportava non articoli scientifici di smentita, bensì l'internamento in un gulag), che praticamente demolì la biologia sovietica e inflisse danni enormi all'agricoltura dell'Urss.

Infine, pseudo-scienza si rivela qualsiasi scienza nella quale l'agenda politica prevale sul bisogno di conoscenza. Questo è per esempio il caso del razzismo scientifico, che oggi è facilmente riconoscibile come pseudo-scienza, ma che ottenne all'inizio del Ventesimo secolo uno status di tutto rispetto in cerchie piuttosto ampie, pur non avendo mai ottenuto il consenso pieno della comunità scientifica. Caratteri simili presenta oggi, per molti versi, anche la sociobiologia.

Un caso a sé è infine quello della psicoanalisi, che pur essendo spesso esercitata da persone con una formazione di tipo scientifico (in molte nazioni l'albo degli psicoanalisti è aperto esclusivamente ai laureati in medicina) non è mai stata in grado di fornire dati ottenuti secondo le regole elementari del metodo scientifico (come già osservato da Karl Popper), pur proponendosi apertamente ed esplicitamente come "scienza".
Il dilemma sullo "status" della psicoanalisi è oggi stato risolto da una parte del mondo psicoanalitico, presentandola più come un'"arte" che come una scienza, tuttavia un'altra parte tende ancora a rivendicare lo status di scienza. In base a quanto detto nella presente voce, tuttavia, la psicoanalisi non può ambire al rango di scienza, non producendo dati sperimentali, verificabili e falsificabili. In alcune frange estremiste, semmai, la psicoanalisi assomiglia maggiormente ad una religione dogmatica e valida solo per "atto di fede" e "principio di autorità" che a una scienza.

Un simile status ambiguo ha la grafologia, che se usata come test proiettivo puà avere lo stesso valore di altri simili test proiettivi (una scrittura può, come minimo, rivelare l'epoca in cui fu vergata, la cultura dello scrivente, e molti altri dati, il suo studio è quindi un campo di ricerca sensato), ma che nella cultura popolare viene consumata, anche tramite rubriche sui periodici di massa, come una sorta di chiromanzia in grado di svelare la personalità segreta dello scrivente, se non il suo destino. In tale ultimo senso sarà ovviamente una pseudoscienza.
Perché si può camminare per un po' di tempo sui carboni ardenti senza scottarsi i piedi?
(risponde Silvano Fuso)



La capacità di camminare sui carboni ardenti viene chiamata tecnicamente "pirobazia". Questa pratica viene effettuata in diverse parti del mondo da parecchio tempo e, di solito, è associata a rituali magico-religiosi. Chi la effettua generalmente attribuisce il successo a qualche potere spirituale o soprannaturale che permetterebbe di evitare gravi ustioni. In effetti, tale esercizio è abbastanza impressionante e sono molti coloro che ritengono che esso sia del tutto precluso ai comuni mortali privi di particolari poteri. Questa credenza ha fatto sì che in Occidente, da qualche tempo, si siano diffusi corsi e seminari che, attraverso un adeguato addestramento psico-fisico, insegnerebbero ai discenti a superare le proprie paure, a controllare se stessi e ad acquisire una tale sicurezza interiore da arrivare al punto di poter camminare sui carboni ardenti. Molti di coloro che partecipano a questi corsi lo fanno proprio con lo scopo di superare i propri problemi psicologici e il riuscire a praticare la pirobazia rappresenta per loro un grande successo e un rafforzamento della propria autostima. Viceversa, coloro che non raggiungono il successo, vanno spesso in contro a depressione e gravi frustrazioni.

In realtà se si analizza il fenomeno dal punto di vista scientifico ci si rende conto che, per strano che possa sembrare, chiunque può effettuare questo esercizio senza subire danni. Non solo non sono richiesti poteri soprannaturali, ma anche l'addestramento psico-fisico impartito nei corsi è perfettamente inutile e rappresenta soltanto una scenografia di contorno orchestrata per spillare soldi agli ingenui discenti.
Alla base della pirobazia, infatti, vi è semplicemente un po' di fisica elementare. Per comprendere bene questo fenomeno occorre avere ben chiari alcuni concetti fisici: calore, temperatura, capacità termica e conducibilità termica. Il calore rappresenta una forma di energia che può essere trasferita da un corpo all'altro. La temperatura, al contrario, rappresenta una proprietà che determina la possibilità che vi sia un flusso di calore tra il corpo e altri a esso vicini. Il calore, infatti, può passare spontaneamente solo da un corpo a temperatura più alta a uno a temperatura più bassa. I due concetti di calore e temperatura, pur essendo correlati, sono molto diversi dal punto di vista concettuale. Può benissimo accadere che un corpo a bassa temperatura contenga più calore di un altro che si trova a temperatura più alta e viceversa.
La capacità termica è il rapporto tra la quantità di calore scambiata da un corpo e la variazione di temperatura che esso subisce in seguito allo scambio. Se un corpo ha una capacità termica elevata può scambiare molto calore variando di poco la sua temperatura, viceversa se ha una capacità termica bassa, basterà una piccola quantità di calore per determinare un'elevata variazione di temperatura.
La conducibilità termica, infine, è una grandezza che determina la maggiore o minore velocità con cui un corpo può trasferire calore al suo interno.

Per chiarire meglio questi concetti consideriamo, ad esempio, una torta posta a cuocere in un forno, supponiamo a 200°C. Quando si raggiunge l'equilibrio termico, tutto ciò che c'è nel forno si trova a questa temperatura: il tegame metallico, la torta e l'aria contenuta nel forno. Se noi apriamo il forno e introduciamo una mano subiremo però conseguenze ben diverse se tocchiamo il tegame o semplicemente l'aria all'interno del forno. Finché la mano si limita a venire a contatto con l'aria, non ci scottiamo, nonostante che anche quest'ultima si trovi a 200° C. Se tocchiamo il tegame metallico, viceversa, subiremo gravi ustioni, nonostante la sua temperatura sia uguale a quella dell'aria. Questo succede perché l'aria possiede una bassa capacità termica e una bassa conducibilità. Quindi, quando la mano è a contatto con l'aria, ben poco calore le viene ceduto. Il nostro corpo, e quindi la mano, ha una capacità termica abbastanza elevata (vicina a quella dell'acqua). Via via che il calore fluisce dall'aria alla mano, quest'ultima si riscalda, mentre l'aria si raffredda. Ma l'aria, avendo una capacità termica bassa, si raffredda molto di più di quanto la nostra mano si riscaldi. Inoltre, avendo una bassa conducibilità sarebbe necessario un tempo molto lungo per fare in modo che il calore assorbito dalla mano produca dei danni. Se, invece, tocchiamo il metallo del tegame, che ha un'elevata capacità termica e un'elevata conducibilità, le cose vanno diversamente e basta un tempo molto breve per trasferire alla nostra mano una grande quantità di calore che produce ustioni.

La pirobazia è possibile grazie agli stessi principi sopra illustrati. Il letto di brace che viene utilizzato viene adeguatamente preparato usando carbone di legna. La brace raggiunge temperature intorno ai 500-600° C. Tuttavia il carbone di legna ha sia una capacità termica che una conducibilità molto basse. Quindi se si cammina a velocità abbastanza sostenuta (per ridurre i tempi di effettivo contatto tra i piedi e la brace) il calore che viene trasferito ai piedi è molto piccolo e non produce danni. A conferma di ciò, si può osservare che, per qualche istante, nel letto di brace incandescente rimangono le impronte dei piedi. Infatti, la bassa capacità termica del carbone fa sì che esso si raffreddi rapidamente in seguito al contatto dei piedi, cessando di essere incandescente (dopo qualche istante lo ridiventa perché riassorbe calore dalla brace circostante). In pratica il carbone si comporta come l'aria del forno. Ovviamente sarebbe del tutto impossibile camminare su una lastra metallica alla stessa temperatura della brace.
Un altro fattore che può contribuire a facilitare la camminata sui carboni è il cosiddetto "effetto Leidenfrost". Esso consiste nella creazione di un sottile strato isolante di vapore tra il piede e la brace. Il vapore deriva dall'evaporazione dell'umidità della pelle (lo stesso effetto viene sfruttato, ad esempio, da chi si inumidisce le dita per saggiare se un ferro da stiro è alla temperatura giusta). Occorre tuttavia osservare che bagnarsi i piedi può essere controproducente. Infatti, se i piedi sono troppo umidi, qualche pezzo di brace può rimanervi attaccato prolungando il tempo di contatto e causando seri danni. Il fatto che alcuni dei partecipanti ai corsi di addestramento alla pirobazia abbiano fallito, dipende dal modo in cui hanno camminato. Se, ad esempio, in preda alla paura ci si attarda indecisi sulla brace il rischio di scottatura si fa altamente probabile. A dimostrazione del fatto che chiunque, senza bisogno di poteri particolari o di opportuni addestramenti, può praticare la pirobazia, nel 1993 Massimo Polidoro del Cicap

(Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale)

 aveva passeggiato pubblicamente sui carboni ardenti.





Pseudoscienza


"Tutto ciò che è reale è razionale,
tutto ciò che è razionale è reale."
(Hegel)

Con la definizione di pseudoscienza vengono intese tutte quelle "discipline" che in qualche modo assurgono alla dignità di una scienza alternativa, nel senso che propongono una diversa interpretazione dei fenomeni naturali.

E’ importante qui distinguere bene e rimarcare le differenze fra scienza e pseudoscienza (se non ci fossero, allora anche la scienza dovrebbe rientrare nell’ambito dei fenomeni irrazionali).

La discriminante rispetto alla scienza consiste in:

Assenza di una precisa e rigorosa terminologia universalmente valida
Assenza di una metodologia di indagine scientifica
Nel primo punto vogliamo inquadrare gran parte del corpus della terminologia utilizzata nell'ambito delle pseudoscienze. In particolare, la maggior parte dei termini viene mutuata dal linguaggio tecnico scientifico, ma viene spogliata del significato rigoroso ed univoco che assume nelle discipline scientifiche. Si pensi ad esempio al concetto di energia e alle molteplici e fantasiose definizioni che di esso vengono date dagli operatori delle pseudoscienze. E' importante far osservare che non solamente le definizioni "prese in prestito" perdono il loro significato originale, ma che le loro interpretazioni variano in funzione dello scopo che la pseudoscienza vuole ottenere. Dunque, lo stesso termine (energia) potrebbe indicare due concetti diversi per due pseudoscienze diverse, e naturalmente i loro sostenitori entrano in conflitto fra di loro sul significato da attribuire alla stessa parola. Questo modus operandi non fa parte della scienza, dove esiste una preciso rapporto fra un termine e il suo significato e questo è valido in ogni parte del mondo, così come in ogni disciplina

(il termine energia ha lo stesso significato per un chimico, per un fisico, per un medico, etc..).

Nel secondo punto facciamo rientrare tutti quegli errori concettuali, logici e metodologici che le pseudoscienze commettono nel tentativo di mostrare la loro patente di scientificità. Gli errori concettuali consistono ad esempio nella mancanza di connessione fra causa ed effetto di un fenomeno. Tali errori possono rientrare in uno dei sottoelencati casi:

Due eventi comprovati ma non in relazione di causa-effetto. Prendiamo l’esempio della relazione fra l’influenza delle falde sotterranee e le malattie degli abitanti di un edificio. L’esistenza delle due è sicuramente comprovata, ma non la loro relazione. E’ sufficiente effettuare delle semplici controprove per verificare tutto questo. La pseudoscienza invece mette questi due aspetto in relazione di causa-effetto.
Effetto e causa non comprovati. In questo caso consideriamo il presunto effetto benefico che il tappetino di rame dovrebbe avere sul nostro corpo come schermo per le geopatologie. Questa ipotesi è molto diversa dalla precedente. In questo caso né l’una (il tappetino di rame con effetti benefici) né l’altra cosa (l’esistenza delle geopatologie) sono comprovate ma vengono comunque messe in relazione fra di loro.
Effetto comprovato dipendente da una specifica causa non comprovata. Qui si può prendere come esempio la guarigione per mezzo di medicina omeopatica o di pranoterapia. Lasciando da parte il complesso meccanismo psicologico che fa valutare allo stesso paziente se è in condizioni migliori successivamente ad un trattamento da parte delle medicine alternative, assumiamo che ci sia stata una guarigione reale e riscontrabile nel paziente. Questo non è sufficiente per affermare che essa sia dovuta al trattamenti terapico che ha subito e potrebbe non esistere una relazione fra le due.
Quest'ultimo punto è quello che maggiormente avvicina le pseudoscienze ad una corretta metodologia scientifica consistente innanzitutto nella verifica sperimentale dell'effetto per mezzo della sua riproducibilità (eventi singoli irripetibili non sono di nessun interesse) e susseguentemente con l'identificazione di una o più cause che concorrono a realizzare il fenomeno osservato.

Il problema però consiste nel fatto che la scienza ipotizza cause responsabili di un fenomeno per poterle demolire (e acquisire così una conoscenza corretta e reale della connessione fra due eventi), mentre la pseudoscienza ipotizza una causa e cerca di adattare l’evidenza delle cose a ciò che è stato ipotizzato. Cerca cioè di adattare la pratica alla teoria e non viceversa.

Da notare, che una volta identificata la probabile causa di un fenomeno il corretto sperimentatore scientifico tenterà in tutti i modi di mettere in crisi la relazione di causa-effetto appena scoperta allo scopo di verificarne la validità. Se l'esperimento dovesse dare risultati in conflitto con la relazione ipotizzata questo sarebbe sufficiente a inficiarla. Questo ragionamento presuppone la rigorosità sperimentale e metodologica propria della scienza.

Quanto detto ci è servito per distinguere la scienza dalla pseudoscienza. Il motivo per cui le pseudoscienze rientrano nel campo di indagine scettica consiste nel fatto che si identifica in esse il germe della irrazionalità applicata allo studio dei fenomeni naturali e soprattutto alla loro finalità terapeutica. Cioè, quello che dovrebbe essere oggetto di indagine puramente "scientifica" (il mondo empirico) viene analizzato per mezzo di una metodologia errata (per come abbiamo visto in precedenza) e che non produce un sapere intersoggettivo, nel senso che una (pseudo)scienza per cui sia i concetti che l'interpretazione dei fenomeni sono diversi da persona a persona (ad esempio il concetto di energia diverso in funzione della pseudoscienza) non può produrre un sapere fruibile nella maniera più univoca possibile.

La caratteristica fondamentale che accomuna tutte le pseudoscienze consiste nel loro sfondo terapeutico. La "causa invisibile" è dunque esaudire la richiesta: "E’ possibile ottenere benessere fisico e spirituale per mezzo di un sapere diverso rispetto a quello scientifico-medico ?".

Per questo motivo non sono note altre pseudoscienze che non mirino al benessere fisico e intellettuale dell'uomo (non si hanno ad esempio notizie di fisica o chimica alternativa). Proprio per questo motivo esse hanno trovato una vasta diffusione. In qualche modo i fruitori di queste discipline cercano terapie alternative alla medicina tradizionale rifugiandosi nel rassicurante (ma falso) aspetto "naturale" della medicina alternativa.

A questo proposito si noti che nonostante lo scopo della scienza medica non sia in conflitto con quello della medicina "alternativa" (entrambe infatti mirano alla cura e al benessere del paziente), è profondamente diverso il metodo usato per raggiungerlo. Infatti, mentre la medicina non si fa scrupolo di utilizzare per il proprio progresso i risultati di ogni campo della scienza (e questo le dà il connotato di scienza poco "umana") le medicine alternative rimarcano ad ogni istante una loro perfetta comunione con la natura e un distacco dalla tecnologia (artificiale, ergo cattiva), tutti da dimostrare.



FAQ (LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI A ROBERT T. CARROLL)


D. Chi ha fatto di te un dio??

R. Immagino vogliate dire chi mi dà il diritto di mettere in dubbio fedi e concezioni antiche di migliaia di anni e seguite da milioni di persone? Lo potrete trovare arrogante e sconveniente, sfidare simili certezze care a tanta gente, specialmente quando molti di questi potrebbero essere persone anche più sagge e intelligenti di me. Per come la vedo io, l’alternativa è accettare le cose per fede senza rifletterci, oppure rifletterci ed esaminarle criticamente fin quando non mi trovi in conflitto con certe concezioni già affermate, al che dovrei presumere di essere io quello in errore, di aver intrapreso la mia indagine per una via sbagliata. Ma nessuna di tali alternative mi attrae particolarmente.

Io mi sforzo di comprendere i limiti della mente umana e di basare le mie convinzioni sulle migliori evidenze disponibili, ricorrendo alla migliore metodologia di ricerca, valutando attentamente le migliori argomentazioni pro e contro. Tutte le mie convinzioni sono solo tentative, anche se le ritengo più probabilmente corrette che errate. Non ho preconcetti su ciò che dovrebbe essere vero o falso, né parto da una cieca fiducia in qualcosa per difenderlo a tutti i costi. Sono fallibile come tutti gli altri esseri umani. Preferisco tuttavia correggere i miei errori piuttosto che difenderli a oltranza.

D. Gli scettici sono tali anche nei riguardi dello scetticismo?

R. Questa domanda è spesso posta da coloro che la trovano affine a quella di S.Agostino: “Io posso dubitare di dubitare??” La risposta è “No, se colui che dubita è Agostino o Cartesio, ma sì, se colui che dubita è Glanvill o Hume”. (Leggete la History of Skepticism in rete di R.H.Popkin, o The High Road to Pyrrhonism se volete addentrarvi in queste tematiche)

D. La scienza ha una risposta a tutte le domande??

E. No, la scienza può rispondere solo a domande empiriche.

D. La scienza può rispondere allora a tutte le domande empriche?

E. Sì, ma molte delle risposte potrebbero essere errate.

D. Perché non sei scettico anche nei riguardi della scienza? Non metti in questione gli scienziati che fanno affermazioni dubbie in merito all’effetto serra, alla riduzione dell’ozono stratosferico e delle foreste pluviali, al Big Bang, all’evoluzione, le vaccinazioni, l’AIDS, l’aspartame, ecc. Perché?

R. La scienza consta di una serie di metodi comuni per investigare, discutere, controbattere ed infine risolvere le dispute su base logica ed emprica. Tali dibattiti sono meglio risolvibili da quegli scienziati che si confrontano nell’arena della scienza. Io non attacco le pseudoscienze o la ciarlataneria medica semplicemente perché non concordo con le loro affermazioni. Io critico piuttosto le loro metodologie ascientifiche o antiscientifiche, e la loro incapacità di risolvere questioni empiriche poiché molto di quanto sostengono è solo su basi metafisiche, non empiriche. Non mi piace la loro presunzione di avere un rimedio per tutto quando a proprio sostegno hanno solamente l’autoconferma, l’intuizione, o le testimonianze di qualche cliente soddisfatto.

Ci sono persone che si definiscono scettici e si schierano da ambo le parti su questioni più o meno controverse, ad esempio Brian ed Elisabeth Carnell su Skepticism.net. Personalmente credo che argomenti come l’affetto serra dovrebbero essere lasciati alla scienza. Pubblicare critiche alla teoria mi va bene, ma dovrebbero esser presentate su pubblicazioni a carattere scientifico, o siti sulla scienza, non su un sito che tratti di scetticismo. Altrimenti potremmo definire uno scettico chiunque sia in disaccordo con qualcun altro, il che mi sembra poco furbo, in quanto fa di chiunque uno scettico, tranne quelli che non possono mai manifestare un disaccordo. Ma questi ultimi sono i morti, e non ci riguardano...

D. Gli scettici sono tutti atei?

R. No. Certi scettici sono atei, altri sono agnostici ed altri ancora sono dei teisti convinti. Al riguardo gli scettici sembrano essere un pò come gli scienziati e come i giocatori di baseball!

D. Lo scetticismo non è un pò come una religione, con una propria fede nella scienza??

R. No, lo scetticismo non è un insieme di credenze, né implica alcuna pratica rituale, raccomandando un certo stile di vita o l’adorazione di qualcuno o qualcosa. La fiducia nella scienza non si basa su sulla fede ma sulle evidenze raccolte. Le teorie scientifiche sono sempre tentative e soggette a modifica, contrariamente ai dogmi religiosi. La scienza cerca di eliminare l’errore, non di perpetuarlo impedendo qualunque atteggiamento critico nei propri confronti, il che invece caratterizza le religioni.

D. Perché critichi solo le religioni orientali e della New Age? Perché non esponi anche imbrogli come Joseph Smith e il suo Mormonismo, Gesù Cristo e Maometto??

R. Le religioni dominanti sono già state oggetto di dettagliate critiche da parte di molti accademici e non (come fautori di certe religioni che ne attaccano altre in quanto non sono la “vera” religione). Non mancano saggi critici su ognuna delle più importanti religioni. Le mie voci sull’ateismo, i demoni, l’esorcismo, la fede, Dio e i miracoli dovranno bastare come critiche mosse indirettamente alle religioni maggiori. Vi sono inoltre molti siti sul WWW, gestiti da ex-mormoni, ex-cattolici, ex-musulmani, allo scopo di chiamare in causa tali fedi.

D’altra parte le fedi della New Age e quelle del lontano Oriente non sono altrettanto ben note nel mondo occidentale, o lo sono in maniera alquanto inadeguata, né si trova molto materiale di taglio critico nei loro confronti per chi voglia interessarsi alle loro tesi. Posso fare un’eccezione per Joseph Smith, solo perché la sua è una storia americana, relativamente recente e con abbondanza di dati storici reperibili per ricostruirne attendibilmente le vicende.

D. Perché critichi solo la “medicina alternativa”? Come mai non hai inserito voci critiche nei riguardi di dubbie affermazioni e pratiche o errori della scienza medica convenzionale, quali la circoncisione o la vaccinazione?

R. È davvero irragionevole aspettarsi che io sia scettico della scienza medica quanto lo posso essere sull’omeopatia, la naturopatia, la medicina tradizionale cinese, il massaggio terapeutico, l’aromaterapia o altro del genere. Non mi manifesto scettico su tali discipline “alternative” perché sono fallibili, ma perché sono fondate su assunti falsi o molto vaghi, e perché in generale non seguono alcun metodo scientifico per meglio stabilire le loro ipotesi. Non ne segue che io pensi che la nostra medicina tradizionale sia infallibile. Non critico le medicine alternative perché i loro praticanti sbagliano o producono diagnosi errate, ma perché trovo che il loro metodo fondamentalmente non stia in piedi, non è in grado di riconoscere e superare l’errore.

Inoltre i praticanti di terapie alternative spesso non si preoccupano nemmeno se i loro metodi siano o meno errati, in quanto illudono sé stessi che ciò che fanno sia corretto in quanto “funziona”; vale a dire, hanno visto dei risultati (errore per conferma) e si trovano con diversi clienti soddisfatti (errore pragmatico). Simili fondamentali predisposizioni umane sono comuni a tutte le pseudoscienze, ma gli scienziati se ne difendono applicando verifiche logiche e sperimentali su qualsiasi ipotesi causa-effetto [nonché controllandosi ed eventualmente confutandosi reciprocamente, cosa che invece molte figure della pseudoscienza e dell’occultismo si guardano bene dal fare! N.d.T.].

Non trovo la medicina tradizionale occidentale infallibile, anzi, la criticherei se fosse fondata su principi basilari errati, ovvero se fosse basata su assunti metafisici o falsi o altamente dubbi. Varie procedure specifiche seguite o raccomandate da medici possono rivelarsi inefficaci o addirittura dannose. Nondimeno non ricuserei tutta la nostra medicina per gli errori dei dottori. Sarebbe sciocco rifiutare la scienza come metodo valido in sè per via degli errori dei suoi praticanti.

D. Perché non ci sono voci critiche su correnti letterarie o teorie politiche come il marxismo, il postmodernismo, o il decostruzionismo? C’è molto di insensato anche in quegli ambiti culturali.

R. Ho scelto di limitarmi alle credenze nell’occulto, nel paranormale e nelle pseudoscienze, o a frodi e truffe scientifiche e non. Non è mio personale compito contrastare ogni singola sciocchezza che viene fuori in tutti i campi dello scibile umano. Ci sono sostenitori e critici in abbondanza per qualunque cosa sia in politica che nel mondo accademico, per non parlare dei grandi opinionisti da quattro soldi della domenica: quelli non mancano mai e non sono mai stanchi di discutere qualunque cosa! Chiunque sia interessato non avrà grandi problemi a reperire materiale sia pro che contro le varie idee in sociologia, politica e letteratura.

D. Perché non compaiono voci in merito alle leggende urbane o alle superstizioni??

R. Il Dizionario dello Scettico non è un tentativo di svelare e additare ogni concezione falsa o dubbia, nemmeno quelle con la massima adesione in giro. L’occulto, il paranormale, e le pseudoscienze definiscono approssimativamente i limiti che mi sono imposto in questa sede.

D. In cosa credono gli scettici?

R. Lo scetticismo non è un complesso di credenze, perciò non mi pare ci siano molte cose in cui si possa dire gli scettici credano in generale. Se anche ve ne fossero, esse non rivelerebbero molto sullo scetticismo in sé, in quanto tali convinzioni potrebbero essere comuni a molti che scettici non sono affatto.

D. Gli scettici sono più amorali dei non-scettici?

R. Dipende dal significato di “amorale”. Forse lo siamo, se trovate immorale mettere in discussione le affermazioni di gente come Uri Geller, Edgar Cayce, Sai Baba, J.Z. Knight, Frederick Lenz, Ron Hubbard, Joel D. Wallach, Deepak Chopra, o Andrew Weil.Non sono al corrente di alcuno studio che mostri come gli scettici commettano più omicidi, stupri, rapine o molestie pedofile dei non scettici.

D. Gli scettici credono in un fine per l’esistenza?

R. Alcuni sì. Personalmente ritengo che lo scopo nella vita di ognuno sia dato dalla persona stessa. In altre parole, se si sceglie di fare qualcosa che abbia un senso, la nostra vita acquisirà un senso. Se scegliete di condurre un’esistenza disinteressata ad alcunchè di valore, allora la vostra vita resterà sostanzialmente priva di valore.

D. Perché odi Amway??

R. Non odio Amway, ma sono affascinato dal fatto che la voce Amway nel Dizionario dello Scettico sia stata una delle più popolari per cinque anni di seguito. Ne ho aggiunta anche una sul marketing multilivello, ma non ho intenzione in futuro di distinguere altre voci per nuovi schemi commerciali del genere. Ho creato il sito Skeptic’s Refuge per esporre in parte le frodi su Internet, ma si è poi rivelata un’idea alquanto risibile, poiché le frodi erano come le erbacce: più ti accanisci e più esse si adattano e proliferano. Anche limitandomi alle truffe nei campi dell’esoterismo e delle pseudoscienze mi sono trovato di fronte a un compito che non sono in grado di svolgere. Tuttavia Amway non è una frode, è basata su uno schema di marketing piramidale che è perfettamente legale, per quanto non funzioni.

D. Dove hai trovato il detto: “La sola cosa realmente infinita è la nostra capacità di autoilluderci”?

R. L’ho coniato io. È solo un’iperbole retorica, ma mi piaceva la sensazione che esprimeva. O forse soffro di criptomnesia?!

D. Pensi che la logica e l’analisi razionale possano aiutarti nella comprensione di cose come l’amore o ridere?

R. Sì, in gran parte, ma come per tutto ciò che richiede un’esperienza, la prospettiva interiore non è riconducibile a quella di un osservatore esterno. Sentimenti e stati d’animo possono essere analizzati scientificamente, ma resta una componente soggettiva che trascende la scienza. Trascendere la scienza non è però lo stesso che trascendere la natura. L’esperienza soggettiva non trascende la natura, e ritenere che non potendo ricondurre un qualcosa ai termini di un osservatore esterno abbiamo quindi aperto la porta a qualcosa di sovrannaturale è, per me, mera illusione. [Una risposta scientifica di base a domande del genere si può trovare in qualunque buon testo o saggio di psicologia evolutiva; N.d.T.]

D. Gli scettici sono proprio negativi. Perché non riuscite a essere più positivi??

R. Essere negativi può rivelarsi molto positivo. Mi spiego meglio. C’è differenza fra l’essere nichilisti ed essere negativi nel senso di essere cauti e critici prima di credere in qualcosa o di accettare una spiegazione. Un nichilista nega il valore di qualunque cosa. Per me molti religiosi sono nichilisti perché negano il valore di tutto ciò che appartiene a questo mondo. Spesso i capi religiosi ripudiano la famiglia, la procreazione, i piaceri fisici, quelli dell’arte o della natura. Molti santi rifiutavano il mondo per ritirarsi in un’esistenza eremitica o monastica, lontano dalla società umana. Questi sono i veri nichilisti, negativi a livello patologico. Pensatela così: state assumendo un atteggiamento “negativo” quando raccomandate ad un bambino di non giocare per strada o quando siete critici di un vicino che vende pronografia a dei bambini? Essere critici e prudenti, respingere certe idee, certi comportamenti e convinzioni può rivelarsi estremamente positivo negli effetti.

D. I veri scettici sono agnostici; tu invece proponi opinioni e vedute piuttosto forti. Come puoi definirti uno scettico?

R. È vero che la parola “scettico” deriva dal greco skeptikos (pensieroso o riflessivo), ed uno scettico è spesso visto come uno che indaga sempre, valutando ogni cosa attentamente. Ed è vero che lo scetticismo filosofico, come propugnato dai Pirroniani e dagli scettici accademici, si basava su come dubitare correttamente di ogni proposizione. La loro preoccupazione prevalente sembra essere stata l’assenza di una qualunque certezza. I più radicali dei filosofi scettici sostengono addirittura che non si possa essere certi nemmeno che niente sia certo!

Ad ogni modo, non consegue niente di particolare dall’accettare che affermazioni apodittiche sono indimostrabili. Ad esempio, non ne consegue che, siccome niente è certo, uno debba sospendere il proprio giudizio su tutto e non credere in niente. Così come non ne deriva che, poiché niente è certo, uno si debba adeguare passivamente agli usi e alle credenze tradizionali della propria comunità. Allo stesso modo, ammesso che niente sia certo, non per questo ogni idea vale quanto qualunque altra. Né che, poiché niente è certo, ogni convinzione equivalga ad un atto di fede irrazionale. Sebbene ciascuna di queste deduzioni sia stata tratta da varie persone, nessuna di esse è realmente una logica conseguenza della proposizione “niente può essere certo”.

La mia scelta di credere in certe cose ma non in altre non deriva dal mio scetticismo filosofico. Io accetto che non si possa essere sicuri di niente, ma la sola conseguenza di ciò sembra essere che nessuna delle mie convinzioni possa essere certa, ovvero scevra da possibilità di errore. Le probabilità in questo senso sono quanto di meglio cui possiamo aspirare, e sembrano essere sufficienti per le esigenze della vita quotidiana così come per la scienza. Chi desideri una conoscenza assoluta può restare insoddisfatto di ciò, ma credo che il suo rifiuto della valutazione probabilistica come adatta ai nostri scopi sia fondato su emozioni e sentimenti, non sulla riflessione.

Spero anche sia ovvio che per probabilità non intendo la “probabilità matematica”. La probabilità matematica che il sole domani sorga da est potrà essere nulla, ma la probabilità su cui gli uomini potrebbero ragionevolmente basare le loro aspettative in merito è molto, molto alta. In senso epistemico, non posso imporre una mia assoluta certezza che domani il sole sorgerà ad est. Tuttavia, guidando verso est al mattino successivo, mi porterò i miei occhiali da sole, e non mi sentirò affatto come se stessi agendo per fede, o di poter benissimo giungere alla mia destinazione dirigendomi verso ovest.

Infine, la parola “scettico” è usata al giorno d’oggi in riferimento a chi istintivamente o abitualmente dubita, esamina o non concorda con asserzioni o conclusioni comunemente accettate oppure chi mette in dubbio l’esistenza di Dio o le affermazioni rivelate, o ancora uno scettico filosofico, cioè chi ritiene che la conoscenza assoluta sia impossibile e che l’indagine debba essere un processo dubitativo al fine di acquisire certezze relative o approssimate. Ognuna di queste accezioni è coerente con la pratica di rifiutare come altamente improbabili le affermazioni sul soprannaturale, sul paranormale e nelle varie pseudoscienze.

D. I veri scettici hanno una mentalità aperta; tu invece mantieni una visione ristretta sul credere nel paranormale e nell’occulto. Come puoi dunque definirti uno scettico??

Mantenere una prospettiva aperta non significa dover prendere in esame ogni fesseria postulata o affermata da qualcuno. Ho trascorso anni a esaminare idee sul paranormale e sull’occulto. Quando qualcuno sostiene di essere stato rapito dagli alieni, ma non dispone di evidenze fisiche, non ho alcun bisogno di approfondire la questione ulteriormente. Se la loro unica prova è non poter ricordare ciò che gli è successo per qualche ora o giorno (come comunemente dichiarato da molti presunti rapiti), allora la mia sensazione è che vi possa essere un’altra spiegazione naturale alla loro perdita di memoria. Per esempio, potrebbero mentire per non far sapere dove realmente sono stati, oppure aver perso i sensi per cause naturali o autoindotte. E poi potrebbero avere sognato, o aver avuto allucinazioni…

Quando qualcuno rivela di essere un dio, o di udire voci che gli vengono da Dio, io presumo che si sbagli o che sia una messinscena. Sono per questo di mentalità ristretta? Non penso proprio. Eppure, diversi anni fa, sentendo parlare per le prime volte di UFO e rapimenti alieni, sarei stato di corte vedute se non avessi indagato un pò la faccenda. Ho studiato persino svariati casi di persone che si proclamavano déi o reincarnazioni di morti. Quindi, oramai, se un giovane in Texas si convince di essere una divinità e ingaggia sparatorie con la polizia federale, la cosa non mi sorprende, né sento la necessità di approfondire la vicenda. Ho una mente troppo chiusa? Di nuovo, non mi pare. Una volta addentratisi in profondità in una questione, essere di larghe vedute non significa tenere la porta aperta a tutte le idee assurde che ci capita di sentire. L’unico obbligo che possiamo avere è di non serrare definitivamente quella porta dietro di noi. Se qualcuno sostiene di avere componenti aliene nel suo corpo o nel suo veicolo, caspita, andiamo assolutamente a vedere!! E se qualcun altro trasforma l’acqua in vino o resuscita i morti con atti della sua volontà, sarò il primo a rivedere le mie opinioni sulle divinità in terra.

Una persona di mentalità aperta, ma inesperta e disinformata, sentirà di dover verificare certe questioni che un altro, più informato e navigato, non intende più esaminare. Il pensatore aperto deve scoprire le cose da sé, ma una volta formatasi un’opinione non diventa di ristrette vedute solo perché il suo giudizio è ora più informato e giustificato. La prossima volta che sentite un sostenitore della proiezione astrale, o della regressione a vite precedenti, accusare uno scettico di essere di corte vedute, provate a pensare che forse lo scettico non è affatto di corte vedute: forse ha solo acquisito un certo livello di informazione in base alla quale si è già formato un’opinione ben definita.

D. I tuoi argomenti sono sempre di parte. Non ne fornisci mai a favore di percezione extrasensoriale, magia, miracoli o invenzioni che sembrano violare le leggi naturali conosciute. Perché? Per correttezza, non dovresti esporre le vedute di entrambe le parti di una disputa??

R. Se avessi scritto un altro genere di libro, diciamo uno intitolato per esempio L’Approccio del Pensatore Critico alle Idee Stravaganti, allora le mie argomentazioni sarebbero state diverse. In quel caso avrei esposto i punti migliori per ambo le parti del dibattito e avrei lasciato che il lettore decidesse quali fossero le considerazioni più accettabili. Però non ho scritto un libro di quel tipo. Ne ho scritto uno allo scopo di fornire al lettore le migliori argomentazioni scettiche, nonché rimandi al meglio della letteratura scettica sull’occulto e le pseudoscienze. Il materiale reperibile su tali argomenti da un punto di vista acritico è già di per sé abbondante. Il mio principale scopo era quindi quello di dare un contributo equilibrante ad un settore editoriale altrimenti del tutto squilibrato.

D. A che vale lo scetticismo? A che serve essere scettici??

R. Il saggio di Carl Sagan sul Baloney Detection Kit, nel suo ultimo libro Il Mondo Infestato dai Demoni, è la miglior risposta. Penso che lo scetticismo abbia il suo massimo valore allorché cerchiamo delle informazioni e le vagliamo. Recentemente mi sono interessato di problemi mentali, specialmente di depressione e disturbi bipolari. Un libro che sto leggendo è scritto da uno psichiatra, un altro da un dottore in medicina che non è però né uno psichiatra né un medico praticante. Lo psichiatra è un ricercatore attivo in materia, ed un praticante riconosciuto, mentre l’altro non ha nemmeno fatto tirocinio clinico dopo la laurea alla Harvard Medical School, bensì andò in India per vari anni in una specie di ricerca spirituale interiore. Il non psichiatra, Andrew Weil, è famoso; lo psichiatra non lo è. Weil ha i suoi programmi speciali sulla televisione pubblica, il proprio sito web e ha scritto un paio di best-sellers, incluso quello dal titolo Guarigione Spontanea. C’è una sola pagina sulla depressione in tutto il libro. L’autore sostiene qualcosa del tipo “la sola cosa che abbia visto funzionare contro la depressione è…”, e qui elenca una serie di vitamine, oligoelementi e aminoacidi, assieme all’esercizio aerobico. Non offre spiegazioni del perché tali rimedi dovrebbero funzionare. Il lettore può solo avere fiducia cieca che possano effettivamente farlo.

Lo psichiatra, per suo conto, elenca dozzine di disturbi fisici i cui sintomi somigliano a quelli della depressione. Io sono indotto a pensare che alcune persone potrebbero sembrare depresse per carenza di micronutrienti o di esercizio fisico. E mi sembra anche che la vera sindrome depressiva sia un problema neurologico di estrema complessità. Lo psichiatra cita ricerche e casi di studio, sviluppa un ragionamento per sostenere le proprie opinioni.

Io resto scettico sulle opinioni del Dr.Weil. Accettare quello che lui asserisce sulla fiducia potrebbe rivelarsi disastroso. Dubitare di affermazioni che potrebbero rivelarsi dannose può essere una buona ragione per essere scettico.

Una persona che conosco sostiene di essere costantemente spiato dalla CIA e dall’FBI. Secondo lui le targhe che iniziano con 5 sono quelle dei cattivi, e il guidatore è sulle nostre tracce. Io sono invece scettico delle sue affermazioni perché si tratta di una persona insignificante e probabilmente di nessun interesse per una qualunque agenzia governativa, a eccezione forse del fisco! Apparentemente non sa spiegarmi perché i cattivi abbiano tutti targhe che iniziano per lo stesso numero, nè io vedo ragione alcuna di credere nelle sue parole, che sono probabilmente false e provocate da da allucinazioni da squilibrio chimico nella sua attività cerebrale. Essere scettico delle sue affermazioni mi impedisce di credere in false convinzioni e illusioni il cui valore è, quanto meno, dubbio.

Ma perché uno scetticismo generalizzato nei riguardi dell’occulto e del paranormale?? Fondamentalmente le ragioni sono le stesse elencate sopra: si richiedono evidenze e argomentazioni logiche per ogni affermazione; non si accettano idee qualunque in base a pura fede; si respingono idee illusorie per la loro dubbia attendibilità e valore pratico; si intende distinguere una ricerca su basi competenti da una su basi incompetenti; e si intendono accettare come probabili quelle affermazioni supportate da solide prove. Tutti questi punti appaiono notevolmente ragionevoli e di valore pratico.

Di fatto trovo sconcertante che qualcuno possa domandarsi perché mai io preferisca non fondare le mie idee su speranze, desideri, falsità, illusioni, fantasie, inganni e finzioni.

Infine, il valore dello scetticismo lo ritroviamo nella storia. L’inquisizione spagnola e medievale, così come l’Olocausto, nacquero da arroganza e dogmatismo. Un’istituzione politica o religiosa guidata da scettici sarebbe molto più umanitaria e benevola, nonché più sana in un certo senso, di una capeggiata da dogmatisti assolutisti. Sia la tolleranza che il moderno metodo scientifico emersero dall’Empirismo britannico del XVII secolo, il quale ricusava l’attaccamento razionalista alla metafisica e l’esigenza di una certezza assoluta. Pochi di noi si sentono ben rappresentati e assistiti da un politico come il governatore della California Pete Wilson, il quale si proclama “assolutamente certo” che un uomo abbia commesso lo stupro e l’omocidio per i quali fu arrestato ben sedici anni fa. Thomas Martin Thompson potrebbe effettivamente essere colpevole di omicidio e stupro e potrebbe perfino meritare di morire, ma nessuno, nemmeno Pete Wilson, può sbandierare assoluta certezza che Thompson, allora, commise quei crimini.

D. Cartesio, col suo cogito ergo sum, non provò forse che almeno alcune cose dovrebbero essere certe, per esempio la nostra stessa esistenza??

R. Cartesio credeva di aver provato con assoluta certezza l’esistenza di Dio ed un mucchio di altre cose (si vedano le sue Meditazioni sulla Filosofia Prima). Molte delle affermazioni che egli sosteneva essere certe in modo assoluto sono denominate affermazioni analitiche: la loro effettiva correttezza è un fatto di convenzione e dipende interamente dalla semantica e dalla sintassi, non da verifica empirica. Altre, sempre da lui ritenute come certe in modo assoluto, come l’esistenza di Dio, non sono né assolutamente certe né analitiche. “2 + 2 = 4” vale per certe definizioni di “2”, “+”, “=” e “4”, ma è falso per eventuali altre. Per esempio, aggiungere due gocce di pioggia a due gocce non ce ne dà quattro, e mescolare due litri d’acqua con due litri di alcol non ci dà quattro litri di liquido. Parole e segni raramente hanno significati indipendenti da altre parole e segni. Se un’affermazione è vera o meno dipende da ciò che essa significa, e cosa essa significhi dipende dal contesto semantico (vale a dire dalle sue interrelazioni con altre parole e segni) e culturale in cui i significati di delle parole e i segni impiegati sono stati definiti ed appresi.

D. Come replichi a critiche, come quella di Robert Anton Wilson, che bollano gli scettici come “razionalisti irrazionali”, accusandoli di stare lanciando una “Nuova Inquisizione”??

R. Anzitutto direi che Wilson non conosce la differenza tra uno scettico filosofico ed uno scettico ordinario.

In secondo luogo sarei d’accordo con quanto Carl Sagan scrisse ne “Il Mondo Infestato dai Demoni”: “Nessuno scettico impone un credo… I seguaci della New Age non… vengono portati davanti a un tribunale, né frustati perché hanno delle visioni, e di certo non li si brucia sul rogo.” Essere di aperte vedute non significa voler essere dei creduloni. C’è poco merito nel mancare tanto di senso critico da considerare ogni idea al pari di qualunque altra. La gente raziocinante apprende per esperienza ed opera distinzioni fra idee che hanno fallito e quelle che hanno superato test empirici rigorosi. La gente ragionevole non crede in qualsiasi cosa solo perché “magari è vera”. Essi distinguono idee e concetti probabili da quelli improbabili. La gente raziocinante si affida a verifiche impersonali, quali gruppi di controllo, studi in doppio cieco, e sanno difendersi da pericoli come pratica comune, convalida soggettiva, lettura a freddo, speranze illusorie. Non si diventa un inquisitore o un irragionevole se si criticano delle affermazioni apparentemente nulle in quanto a veridicità. L’accusa è poi particolarmente ridicola in tempi in cui uno scettico ha ben poche speranze di poter essere ospitato in programmi popolari come Oprah Winfrey o Larry King quanto invece lo sono medium e channeler. Gli scettici non sono perseguitati, ma certo non sono nemmeno molto popolari per l’intrattenimento disimpegnato, e non hanno l’ascolto che si dà invece alla New Age o ai racconti di UFO. I veri inquisitori di un tempo godevano dell’appoggio della popolazione e della Chiesa. Per contro, la maggioranza degli scienziati potranno esser scettici del paranormale e del soprannaturale, ma ciò non ha alcun peso nella pratica comune della scienza, nè rende loro particolare merito nel proprio campo. E purtroppo gran parte della gente simpatizza non con gli scettici, ma con coloro che questi additano. Se gli scettici stessero intraprendendo un’opera di inquisizione, sarebbe alquanto strana, senza alcuna autorità centrale al controllo, condotta da persone cui le masse popolari non riconoscono alcuna autorità o merito, o che anzi ignorerebbero o costringerebbero al silenzio se invece le riconoscessero.

D. Come fai ad alzarti la mattina? Voglio dire, se non hai fede, in cosa puoi sperare? Se non puoi pregare Dio, come fai a superare la tragedie di una vita? Se non riesci a credere nelle fate, nei fantasmi, ed in cose favolose come cristalli magici e sirene, cosa trovi di interessante nel condurre la tua vita?? La tua mi sembra un’esistenza fredda, monotona e triste, priva di qualunque incanto.

R. Suppongo che potrei semplicemente restarmene a letto a illudermi di essere inceve già in giro, di aver vinto al Superenalotto, di aver scoperto una cura per il cancro, o che i miei genitori siano ancora vivi altrove, o di aver mediato una pace finalmente duratura nel Medio Oriente. Anche se potessi illudermi al punto di credere che queste mie illusioni non fossero tali, avrei per questo reso la mia vita più “magica”? Le mie false speranze sarebbero meglio che niente speranze del tutto?? Non lo penso.

Ho affrontato la mia parte di guai e dolori nella vita, alcuni quand’ero giovane e credevo in Dio, ma la maggiorparte quando ero ormai adulto e ateo. Non potrei giurare che il mio credo religioso mi rendesse le cose in alcun modo più facili, né che mi desse speranza nei momenti di bisogno. La consapevolezza che altri hanno sofferto ben più di me, e che non si possa vivere senza aspettarsi anche molto dolore e molti guai, mi ha dato più conforto che non credere in Dio. Se fossi religioso, mi chiederei perché allora esistono tanta crudeltà e miseria. Non troverei serenità nel concetto che, sia pure in modo misterico, tutto ciò avviene per buone ragioni. Perché mai dovrei?? Se il governo vi portasse via l’unico vostro figlio, dicendovi però che è per un buon motivo, voi trarreste conforto da ciò? Se credessi che Dio permette tanta miseria per delle valide ragioni, questo mi renderebbe tutto più difficile da accettare, non più facile.

Non c’è niente di triste e vuoto in una vita senza folletti, conigli pasquali, demoni, fantasmi, cristalli fatati o altro. La vita è noiosa solo per le persone noiose. Vero, è dura godersi una semplice passegiata in un parco o una giornata sulla spiaggia quando il vostro migliore amico è stato appena ammazzato. Pressochè impossibile leggersi un buon libro o studiare una nuova materia quando la vostra abitazione e con essa tutte le vostre cose sono andate in fiamme. Le gioie del viaggio sono rovinate dall’essere stati rapinati. Nella vita non si possono controllare molto né l’assassino, né il ladro, né il fulmine che ci incendia la casa. Ma possiamo avere il controllo sul nostro modo di reagire. Potremmo non essere in grado di superare certe angosce se fossimo soli, ma avere un partner amorevole ed una famiglia accanto rende le tragedie della vita meno amare. Devo anche aggiungere di non aver mai notato che i teisti sappiano superare le difficoltà meglio degli atei. Come viviamo i nostri problemi ha più a che vedere col nostro carattere, con la nostra natura biologica e la nostra fortuna, che non con l’avere o meno una fede in poteri superiori o cose fantastiche e magiche.

Robert T.Carroll - 31 Luglio 1997