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traduzione di : Dr. Ermanno Valitutto
RAMAYANA La storia di Sri Rama, scritta
da Valmiki Muni, narrata nel Ramayana contiene innumerevoli versi. che ho cercato di rendere il piu' comprensibile possibile facendone una traduzione dall'inglese lo scopo e' quello di far conoscere questo splendido capolavoro epico indiano che come l'altro grande poema il Mahabharata rappresenta la culla della cultura vedica ringraziamo S.D.G. Swami Prabhupada per averci donato queste meraviglie sapienziali dell'india classica ed ora passiamo alla versione
ridottissima
al saggio Valmiki (terzo secolo d. c. ma altri scrittori lo datano tra il 500 e il 300 a. C.) E' diviso in sette libri di diversa lunghezza; e' la storia di Rama e Sita e viene recitato in autunno in molte zone dell'India durante una celebrazione che dura dieci giorni. CAPITOLO 1
Rama (=lo splendente), Lakshmana (= fornito di segni fortunati), Satrughna (=distruttore di nemici) Bharata (= devoto a Vishnu').
disse che
aveva bisogno di Rama perche' avrebbe dovuto aiutarlo a lottare contro due demoni, che
Ravana di
Lanka, il re dei demoni, gli stava inviando per importunarlo. oppure di inviare l'esercito reale intero a lottare contro i demoni. come usare queste armi mortali.
tanto che invitò i giovani principi ad andare con lui a visitare
Re Janak nel regno vicino di
Mithila.
Rama appena vide Sita se ne innamoro'. Se
soltanto avesse sollevato e curvato l'arco, avrebbe potuto coronare il suo
sogno di sposarla. e lo curvò con tanto vigore che l'arco si spezzo' in due! Tutti furono felici quando seppero che Rama e Sita si preparavano a ritornare ad Ayodhya a vivere felici e contenti…
CAPITOLO 2 Tutti eccetto… "Manthara" la serva gobba e malefica della Regina Kaikeyi che con i suoi intrighi e malvage parole riusci' ad insinuare nella mente della regina Kaikeyi il dubbio che salendo al trono Rama, il primogenito (figlio di un'altra delle tre regine moglie del re) , avrebbe potuto trattarla male, una volta salito al trono al posto di Bharata il figlio legittimo di kaikeyi, e a queste parole piene di dubbi, la regina incomincio' a diventare inquieta e si convinse che Bharata,(suo
figlio) nonche' fratello di Rama, sarebbe salito al trono. era saggia ed astuta ricordò alla regina che Re Dashratha una volta, aveva fatto una promessa alla Regina di esaudire due suoi desideri… ma la Regina non li aveva mai chiesti. Ora suggerì alla
Regina di reclamare questi due desideri :
infatti non voleva concederli, ma aveva fatto una promessa… (in un'occasione particolare, quando la regina gli salvo' la vita) e le promesse vanno mantenute. Lakshmana, il buon fratello di Rama, decise di andare con loro. Dove sarebbero andati… nessuno poteva immaginarlo Nessuno gli aveva mai detto che lui era diventato re di Ayodhya. E quando lo seppe si adiro' con tutti. Bharata si mise
allora a cercare Rama…per portarlo a casa… e farlo governare. lo implorò di ritornare
a riprendersi il trono, ma Rama rifiutò: suo padre lo aveva mandato via per 14 anni e per 14 anni lui avrebbe fatto come suo padre gli aveva detto.
le mostro' le zanne scoperte e gli artigli distesi pronta per azzannarla accecata dalla gelosia, perche' voleva sposare Rama e lo voleva solo per se', ma Rama non dava ascolto alle sue proposte. lakshmana e Rama dopo aver
scherzato un po' con la demonessa prendendola in giro,
s'avvidero che quest'ultima era diventata furiosa e voleva azzannare
Sita ritenendola ostacolo per i propri propositi, e allora Gridando con
profonda agonia, la demonessa scappo' via nelle profondità della foresta. e giurò che li avrebbe fatti soffrire e avrebbe inflitto loro una morte orribile.
io aspettero'… per sorprenderlo e… Ucciderlo. Ravana fu lieto di questo piano e decise di rapire Sita
lui stesso.
mentre Ravana si travestì da povero eremita. In questo modo avrebbero rapito Sita.
CAPITOLO 3
chiamo' il demone, ad alta
voce ed implorando, imitando la voce di Rama. Lakshmana non sapeva cosa
fare:
disse Sita . Lakshmana decise di andare.
Sita gli diede del cibo ma stava molto attenta a non andare oltre la linea che
Lakshmana aveva disegnato.
Sita ormai era sua prigioniera.
CAPITOLO 4
E l'aiuto arrivo': arrivarono infatti le scimmie capitanate dal loro re
Sugreeva. Hanuman.
L'uccello bisbiglio' la notizia ad
Hanuman. molte miglia di acqua avrebbero avuto bisogno di essere attraversate per arrivare all'isola. infatti aveva la facolta' di
rendere la sua forma fisica infinite volte piu' piccola o piu' grande
della sua reale stazza
Ma essendo una scimmia,aveva
subito dei danni sia emotivamente sia fisicamente :
fece un altro respiro profondo e scomparve nel cielo con un ruggito fragoroso.
CAPITOLO 5
Ravana indosso' la sua
armatura;
Fu rapido come il vento e salto' su nell'aria e scomparve nella direzione delle Montagne dell' Himalaya.
ma non aveva nessuna idea di quale fosse quella giusta che avrebbe salvato la vita di
Lakshmana. (ricordiamoci che Hanuman puo' assumere forme estremamente gigantesche e infinitamente piccole) il popolo delle scimmie ricavarono una medicina dalle erbe e la diedero a Lakshmana. Funzionò a meraviglia e
Lakshmana guari'.
Un ruggito assordante si senti'
provenire dal potente Ravana mentre veniva distrutto. e amasse
soltanto lui.
La folla ansimava con orrore nel vedere le fiamme che avvolgevano Sita. anche il dio del fuoco Agni, presente al sacrificio ne fu felice (sapeva che Sita era sincera e
onesta)
Hanuman si emoziono' moltissimo per avere ricevuto un tale regalo
INTERPRETAZIONE DELLA STORIA DI RAMAYANA
Ramayana significa: la storia di Rama e Rama vuol dire sia colui che affascina (con il suo splendore) sia l'oscuro, colui che dona la quiete (con la sua ombra), per cui conoscere la storia di Rama vuol dire conoscere i due moti del Tao, l'Andare e il Venire, la Luce e l'Ombra, il Chiaro e lo Scuro, cioe' lo Yang e lo Yin; la colonna Destra e la colonna Sinistra dell'Albero Cabalistico, vale a dire: conoscere se stessi. possono e debbono essere interiorizzati perche' solamente cosi' si puo' trarre dalla loro essenza il "mito", cioe' l'insegnamento archetipale necessario "qui ed ora" a ciascuno di noi. Ovviamente ad un'opera cosi' vasta si dovrebbero dedicare anni di studio e gli avvenimenti narrati sono cosi' svariati e molteplici che affrontarli cosi' in un commento ci sembra assolutamente inadeguato e quasi ridicolo, tuttavia,
riteniamolo come un ennesimo viaggio iniziatico. Vasistha (= l'ottimo) disturbato da un demone, Ravana (= urlo); il saggio prega Vishnu' (= onnipervadente), il dio conservatore della Trimurti indiana, affinche' si incarni e liberi l'umanita' dal male. E Vishnu' decide di scendere sulla terra come Rama, il figlio primogenito di Dasharata (= che ha 10 carri), il re della citta' di Ayodhya (= la mai conquistata). La coppa di nettare donata dal Dio che Vasistha fa bere alle tre regine, mogli di Dasharata permette la nascita di quattro fratelli: Rama (=lo splendente), Lakshmana (= fornito di segni fortunati), Satrughna (=distruttore di nemici) e Bharata (= devoto a Vishnu').
nel mondo delle Cause abbiamo la Trimurti: Brahma in Kether, Vishnu' in Chockmah, Shiva in Binah; il re Dasharata (Chesed) con le sue regine Kausalya, Sumitra e Kaikeyi (Geburah) genera nel mondo mentale (Briah) i quattro figli: Rama, il fuoco di Briah, Lakshmana l'aria di Briah, Satrughna, l'acqua di Briah e Bharata, la terra di Briah. Quando i giovani principi diventano adulti (il pensiero e' diventato maturo) Rama e Lakshmana vengono istruiti da Vasistha sui misteri di Bala (= Forza) e Atiba (= Forza primordiale) e condotti alla corte di re Janaka (= il generante), Tiphereth dell'Albero, re di Videha (= senza corpo) dove Rama, essendo l'incarnazione di Vishnu' e' in grado "di incordare, tendere e spezzare l'arco di Shiva" in quanto suo reciproco ed interagente ( la Sephirah Chokmah emana la Sephirah Binah e quindi la comprende), questa impresa permette a Rama di sposare Sita (= solco), di "conoscerla e farla sua" mentre i tre fratelli sposano le sorelle di lei. Sita con le sue sorelle rappresenta la Forza femminile qualificata (divina Shekinah) di cui Rama e i suoi fratelli hanno bisogno per combattere i demoni e vincerli. Poniamo quindi in Yetzirah, nel mondo astrale, le 4 mogli dei 4 principi a rappresentare il sentimento, ovviamente Sita e' il fuoco dell' albero astrale e percio' la sua posizione coincide con il Tiphereth dell'Albero del Ramayama.
corrisponde al tempo della preparazione alla "grande prova"; poi, dalla serva "gobba" di Kaikeyi, dal Geburah non purificato, parte il disordine che provoca l'esilio di Rama, Sita e Laksmana. Tale esilio sarebbe gia' di per se' una grande scuola per tutto l'Albero (desolazione in Ayodhya per l'allontanamento dei tre eroi, morte di Dasharata, lutto di Kausalya, disperazione di Bharata ecc.) se ad esso non si aggiungesse la separazione tra Rama e Sita per il rapimento di quest'ultima da parte di Ravana. La sofferenza provocata dal capriccio di Sita per il "Cervo d'oro" (cavalcatura di Vayu, dio del vento e quindi relativo al pensiero incontrollato e non coerente con la situazione di eremitaggio e purificazione) capriccio assecondato e condiviso sia da Rama che da Lakshmana, dara' inizio alla seconda parte del dramma: ricercare Sita, (inutilmente difesa dall'aquila Jataiu amico di Dasharata, che muore nel tentativo di salvarla) e vincere Ravana per poterla riconquistare di diritto. Questa seconda parte rappresenta dunque la discesa agli inferi, la conoscenza dei propri demoni: in particolare di Shurpanakha, la demonessa che vorrebbe conquistare Rama e asservirlo alle sue voglie, che collochiamo nello Yetzirah nero, in contrapposizione a quello bianco delle principesse e, ovviamente il demone Ravana, il vero nemico dei saggi di tutti i tempi, che rappresenta il Briah nero, in contrapposizione a quello bianco dei figli di Dasharata. Sugriva e Hanuman, quali esponenti della razza "Vanara" rappresentano Assiah, il mondo fisico; essi, avendo conosciuto Rama, si mettono al suo servizio e lo aiutano a riconquistare Sita e a vincere il nemico. La risposta a queste domande ci potra' far capire l'importanza del Ramayana per gli insegnamenti in esso contenuti molto simili a quelli della nostra Genesi.
e' rapportabile alla situazione edenica dell'uomo maschio-femmina (Adamo-Eva), prima della separazione in due distinti esseri nel paradiso terrestre; l'esilio per 14 anni nella foresta di Rama-Lakshmana e Sita invece si puo' mettere in relazione al periodo precaduta ancora nell'eden; la separazione di Rama e Sita e il rapimento di lei infine corrispondono alla "caduta" o "shevirah". Il "cervo d'oro" e' simile al frutto proibito: Sita vuol possedere qualcosa che non le appartiene, qualcosa che implica una disobbedienza al principio di conservazione nello stato di pericolo in cui i tre si trovano e Rama-Lakshmana assecondando la sua vanita' e cupidigia, di fatto obbediscono a "Marica" (che puo' assumere qualsiasi forma desideri) e che e' al servizio di Ravana, il re dei demoni il cui scopo e' quello di possedere Sita e di possederla consenziente. Dal momento del rapimento in poi, tutti i fatti che vengono narrati non sono altro che il tentativo di recuperare l'unita' perduta. Tutte le alleanze e le lotte, le vittorie e le sconfitte nonche' la battaglia finale mirano tutte a quella riparazione o "tikkun" che ristabilisce l'ordine primitivo.
per vincere il proprio demone e poi ha perduto la sua Sita: non sappiamo dove essa sia tenuta prigioniera, o se lo sappiamo, perche' abbiamo gia' conosciuto il nostro Hanuman, dobbiamo affrontare ancora molti ostacoli prima di poterla riavere, dando prova di coraggio e di valore. Ricordiamo che il nostro Ravana, come quello di Rama ha 10 teste, ma con la grazia del "Sole" se riusciamo a colpirlo al cuore, vinceremo.
Altra interpretazione del Ramayana Per
santificare la vita aderisci alla verità, predica la moralità,
diffondi ovunque amore, rimani sempre in pace. Non
vedere il male, non parlare male, non volere il male. Tieni in mente
l'immagine delle tre scimmie che ti danno questo messaggio. Non esiste
consiglio più saggio di quello. Studiare i testi vedantici e divenire
un esperto nell'esporli senza coltivare buone qualità non farà di una
persona un essere umano. Da
tempo immemore l'India ha tenuto alto il messaggio divino e Lo ha
propagato divenendo la precettrice dell'umanità, promuovendone il
benessere e proponendosi come esempio al mondo. "Che
tutti i mondi siano felici!", è stato il messaggio di base della
vita dell'indiano. Gli
antichi governanti saggi ed eruditi e persino donne che furono esempi di
castità, condussero vite di rinuncia e di sacrifici per innalzare la
cultura dharmica e l'eredità del paese. La
storia di Rama illustra la grandezza e la santità di questa cultura.
Il
Ramayana non è solamente la storia di Rama: Rama più Ayana è uguale a
Ramayana. Ayana
vuol dire "il cammino". L'intimo
significato del Ramayana è che si dovrebbe seguire il cammino mostrato
da Rama. Dal
momento in cui nasce l'uomo è impegnato in attività varie per
preservare la sua vita e raggiungere il suo scopo. Alla
nascita l'uomo non possiede cattive qualità ma è pienamente innocente.
Con
il passare del tempo, a causa del tipo di cibo che consuma e dello stile
di vita, insieme alla compagnia che frequenta. le sue abitudini e le sue
maniere subiscono cambiamenti. Con essi egli sviluppa antipatie e
simpatie. Dopo
aver ricevuto un'educazione egli sviluppa l'ego e l'orgoglio, la
passione e altre cattive qualità. Esse hanno una forte influenza su di
lui. Come conseguenza egli inizia a illudersi di sapere tutto e che
niente è più grande di lui. Colmo di arroganza, dovuta alla sua
giovane età, guarda gli altri con sufficienza. Se
cercasse invece di vedere come essere umano egli si renderebbe conto che
deve affrontare nella vita molte difficoltà e vicissitudini e superare
molti ostacoli. L'uomo oggi sembra che prenda gusto solo ai piaceri
derivanti dall'uso dei sensi. Come
egli cresce, il vigore della sua forza fisica lo rende arrogante e
fallisce cosi nel compito di raggiungere lo scopo dell'educazione vera. Sviluppa
amicizie, vuole diventare grande eroe, grande cantante, grande attore e
grande uomo di industria. Egli
viene così a trovarsi in una selvaggia selva di desideri impuri. Come
risultato di ciò, trascura la sua innata divinità e diventa loro schiavo
dimenticando lo scopo della vita umana. Mentre
gli uccelli e gli animali sono felici di vivere con tutto ciò che
possono ottenere. L'uomo
solo ha desideri insaziabili ed è pieno di cupidigia. Dovrebbe esserci
un limite ai desideri e alle acquisizioni di qualsiasi tipo. Ogni
eccesso è pericoloso e dannoso e dovrebbe essere evitato. Il
messaggio principale del Ramayana è che si dovrebbe operare un
controllo rigoroso sui desideri. La vita umana dovrebbe santificarsi con
il controllo dei sensi, disciplinando la mente e utilizzando
l'intelligenza. Ogni carattere che ci mostra il Ramayana rappresenta un
ideale per il mondo. Considerate
come esempio Lakshmana: Valmiki ha parlato di Lakshmana in molti modi.
Lo ha chiamato "l'altra metà di Rama". Nel
Kamba Ramayana Lakshmana è descritto come "la seconda virtù di
Rama". Tulasidas
dice che Lakshmana è "la mano destra di Rama". Rama e
Lakshmana furono inseparabili come Bimba e Pratibimba, uno il riflesso
dell'altro. Le
sue qualità furono grandi; la sua immacolata purezza, il suo spirito di
sacrificio, si propongono come esempi per il mondo. Per
seguire l'ordine del padre. Rama dovette andare nella foresta e
Lakshmana fece il grande sacrificio di accompagnare il fratello in
esilio senza esserne obbligato. Seguire
Rama fu il solo scopo della sua vita. Egli recitò un ruolo importante
nel Ramayana. Lasciò la madre, dimenticò i piaceri della corte reale e
la moglie per seguire Rama. Egli
è per il mondo un carattere esemplare. Mentre
nella foresta Rama e Lakshmana andavano in cerca di Sita. arrivarono
alla montagna Rishyamoka dove fecero amicizia con Hanuman e Sugriva.
Quest'ultimo diede a Rama una cassa piena di gioielli che aveva avuto
la una donna. Rama
la porse a Lakshmana e gli chiese di riconoscere i braccialetti di Sita.
Lakshmana
disse: " Posso solo dire che ci sono gli ornamenti che portava ai
piedi perché ogni giorno io mi prostravo ai suoi piedi e mai la vidi in
viso". Rama
visse in Ayodhya per dodici anni dopo il suo matrimonio. Dopo
di che Rama, Lakshmana e Sita passarono tredici anni nella foresta.
Durante
i venticinque anni trascorsi con Rama, Lakshmana non guardò in viso
Sita neppure una volta. Potete
trovare un esempio di carattere uguale nella storia? Egli
riverì ogni donna coma madre. Rama chiese a Lakshmana di abbandonare
Sita in un Ashram e di raggiungerlo. Sita
a quel tempo era incinta e disse a Lakshmana: "È corretto da parte
di Rama lasciarmi nella foresta per l'opinione pubblica, dato che un
capo di stato ha il dovere di badare al benessere della sua gente, e la
reputazione di Rama è la sola sorgente della mia gioia. Io non sono
quindi arrabbiata con lui se mi manda via. La fama e la gloria di Rama
dovrebbero per sempre esistere. Ma tu che sei mio cognato, come puoi
lasciarmi nella foresta da sola, incinta come sono? Per
favore, rimani almeno per un po' di tempo!". Lakshmana
alle richieste di Sita rispose: " Riverita madre, in tutti questi
anni non vi ho guardato neppure in viso. Voi siete stata vittima
di calunnie da parte di gente insensata, nonostante la purezza e
l'innocenza della vostra persona. Se
ora io rimanessi con voi, la vostra reputazione potrebbe essere
sporcata. Io potrei persino perdere la mia vita per difendervi e quindi
non potrei sopportare l'onta di malignità sulla vostra persona. Devo
eseguire gli ordini di Rama poiché egli rappresenta ogni cosa per me e
quindi, madre, perdonatemi e lasciate che io me ne vada. Si
prostrò ai piedi di Sita e la pregò di lasciarlo andare. Lakshmana
dedicò la sua intera vita per la gloria di Rama e di Sita dimostrando
al mondo le sue grandi qualità. Osservate
Bharata! Egli
rifiutò il regno che gli veniva offerto e corse nella foresta per
persuadere Rama a divenire re di Ayodhya. Entrambi,
Bharata e Lakshmana, dedicarono se stessi alla divinità vivente; non
ebbero in loro nessuna traccia di egoismo o di interesse personale e
aderirono in modo completo al Dharma. Valmiki
disse che Rama era l'incarnazione stessa del Dharma. Che
cos'è il Dharma? Oggi
proliferano i significati che si attribuiscono a tale termine. Quando
cerchiamo di definire il dharma secondo i Veda troviamo confusione e
opinioni diverse. Si
dice: "il Dharma sostiene il mondo". Ogni
oggetto al mondo ha certe sue proprie
qualità e queste rivelano il suo dharma. Per
esempio le qualità del fuoco sono di bruciare: questo rappresenta
il suo Dharma. Quando
non brucia più cessa di essere fuoco per divenire carbone. La
dolcezza è la qualità dello zucchero. Se
Io zucchero perdesse la dolcezza non sarebbe più zucchero. Allo
stesso modo l'uomo, la cui qualità
fondamentale è gioia e beatitudine che sgorga dal suo cuore.
Quando dimentica questa sua qualità perché
attratto dagli oggetti estranei a lui e dal desiderio di
ottenerli, non è più uomo ma si declassa. Tutti
gli uomini, siano essi dotti o illetterati, se dimenticassero la regola
fondamentale di non fare agli altri ciò che non vorrebbero fosse fatto
a loro. causerebbero infelicità agli altri e quindi andrebbero contro
la propria intima natura. Il
Dharma vedico afferma quel semplice principio che oggi l'uomo non segue
perché egoista ed
egocentrico. Se
noi non rispettiamo gli altri non possiamo pretendere che gli altri
rispettino noi. Il dharma non è a senso unico. Oggi
Io spirito di sacrificio è assente. La lezione fondamentale del
Ramayana è che solamente attraverso il sacrificio è possibile ottenere
l'unità con Dio. Obbedendo
agli ordini paterni, rinunciando al regno e vestendosi con la corteccia
degli alberi, Rama andò nella foresta in esilio dimostrando al mondo
cosa vuol dire aderire alla verità, accettando il volere paterno come
un comando divino. Aajna
(ordine) è una grande ingiunzione alla quale si deve obbedire per
ottenere gioia e non incorrere in gravi difficoltà. Molti
sono gli episodi raccontati nel Ramayana che illustrano questa
situazione. Prima
di lasciare l'eremitaggio in cerca del cervo d'oro, Rama diede ordine a
Lakshmana di non allontanarsi da quel luogo qualunque fossero le
circostanze che si sarebbero presentate. Rama gli ingiunse di non abbandonare mai Sita per nessuna ragione o difficoltà fosse sorta. Questo fu il comando di Rama a Lakshmana. Ma
quest'ultimo era soggetto a umani sentimenti e questa debolezza incise
sulle sue decisioni. Quando Sita udì il pianto: «Ah, Sita! Ah,
Lakshmana! » di Maricha (il demone) con una voce somigliante a quella
di Rama, disse a Lakshmana di correre in suo aiuto. Essa lo fece con un tono così drammatico che Lakshmana ne fu profondamente toccato. Incapace quindi di andare contro ai desideri di Sila, la abbandonò, andando contro gli ordini di Rama. Gli avvenimenti tragici che seguirono quella decisione causarono profonda angoscia in Lakshmana. Egli si chiese: "Non é perché ho trasgredito agli ordini di Rama che Sita è stata rapita da Ravana?" Per tutta la vita egli si torturò a questo pensiero e si diceva: «Quella fu l'unica volta che disubbidii a Rama». Quando Rama era ritornato ad Ayodya, il signore del tempo Yama, venne per parlare con lui. Rama diede ordine preciso a Lakshmana di non far passare nessuno e aggiunse: «Se disobbedisci ti taglio la testa». Lakshmana, che era una persona scrupolosa, vigilava la porta d'entrata. Quando venne il saggio Durvasa che gli disse:" Devo urgentemente vedere Rama e parlargli". Lakshmana rifiutò fermamente di lasciarlo passare e Durvasa arrabbiatissimo gli disse: " Se non mi aprirai, getterò una maledizione su Ayodhya che distruggerà l'intera dinastia. Stai attento, Lakshmana. Lakshmana si trovò di fronte a un tragico dilemma :se disobbedire all'ordine ai Rama, e perdere la testa o non lasciar passare il saggio e gettare l'intera dinastia e la gente di Ayodya sotto la maledizione. Lakshmana risolse il dilemma in questo modo: «Se disobbedisco a Rama, al massimo morirò ora, di sua mano mentre se disobbedisco a Durvasa metterò in difficoltà tutta la gente di Ayodhya, quindi lo lascerò passare". Lakshmana preferì sacrificare se stesso che lasciare soffrire gli altri. Il Ramayana è pieno di esempi di simili caratteri nobili ma sfortunatamente oggi viene male interpretato. Esso è un testo importante che insegna quali dovrebbero essere le relazioni fra fratelli, fra membri di una stessa famiglia e tra moglie e marito. Il Ramayana, il Mahabharatha e la Bhagavatha sono tre monumenti letterari che sottolineano le conseguenze dei vizi della lussuria, della cupidigia e dell'odio. Nel Ramayana il demone Ravana personifica la lussuria. L'intero dramma si svolge a causa della lussuria di Ravana. L'avvento di Rama come Avatar fu per distruggere Ravana. Nella Bhagavatha, Hiranyakasipu è la personificazione dell'odio verso Dio. A causa sua il Signore assunse la forma di Narasimhan (l'uomo-leone) per distruggerlo. Nel Mahabharatha Duryodhana simbolizza la cupidigia a causa della quale l'intera sua discendenza fu distrutta. Duryodhana aveva una avarizia che non conosceva limiti. Egli si recò da sua madre, Gandhari, per ricevere la sua benedizione prima della battaglia del Kurukshetra, ed essa gli disse: «Ricordati figlio, dove c'è il Dharma c'è la vittoria». Quindi egli andò dal precettore al quale chiese di benedirlo e, Dronacharya, rispose: « Dove c'è il Dharma c'è Krishna, dove c'è Krishna c'è la vittoria». Lo stesso messaggio è contenuto nell'ultimo verso della Bhagavad Ghita: « Dove c'è il supremo Signore dello Yoga Sri Krishna. e dove c'è il potente arciere Arjuna, si trova prosperità, successo e giustizia». È grazie a queste nobili madri, a questi illustri precettori e padri che le Upanishad esortano l'uomo a "riverire la madre come Dio, il padre come Dio, il Guru come Dio e l'ospite come Dio". Le storie di Rama e Krishna sono trattati di moralità e sacri esempi di come l'uomo deve sublimare la propria vita. Il messaggio è chiaro: per santificare la propria vita si deve aderire alla verità, praticare la moralità, diffondere ovunque l'amore, rimanere sempre in pace.
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