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Il seguace della religione vedica
ricerca sulla terra un vita felice e
lunga, ma nulla di più; non vi è, nei Veda, alcuna allusione precisa al
tema della reincarnazione.
Una tendenza al monotesimo si manifesta nell'idea del Rita, cioè di un
ordine universale, di una forza astratta attraverso la natura, sulla
quale si basa la teoria del sacrificio.
La realizzazione del Rita esige che il multiplo sia unificato; questo
compito, che consiste in una enorme sintesi, è di Prajapati, dio
supremo, padre di tutte le cose.
Ma questo dio - dal ruolo poco sviluppato - non è puramente vedico: egli
compare soltanto nel Brahmana, cioè nell'epoca post-vedica.
Il culto vedico si basa essenzialmente sul sacrificio, che è un mezzo
per l'uomo di entrare in contatto col mondo divino che egli onora o che
egli implora.
Il sacrificio comprende degli inni e delle preghiere che accompagnano
un'offerta al dio, di cui si celebra il culto; questa offerta consiste
in prodotti di coltivazione, in alimenti vari (in particolare il latte
cagliato) o anche in frammenti di animali.

La Religione Vedica
La religione vedica è quella degli invasori ariani, modificata dalle
influenze autoctone.
Le credenze animistiche e l'adorazione delle forze naturali vi
predominano; la mitologia è un riflesso dell'organizzazione sociale
primitiva (primato dei guerrieri).
Noi conosciamo questa religione attraverso quattro raccolte di testi
rituali, i Veda (Veda = «sapere»), redatti fra il 2000 e il 1000 a.C.
Quando la classe dei sacerdoti diventa più potente, il culto si complica
e la mitologia si trasforma; nel IX secolo appaiono dei commentari sui
riti e sulle formule vediche, sul sacrificio e sui rapporti con il
Principio assoluto (brahman): sono i Brahmana (Interpretazione sul
brahman).
La tendenza filosofica fiorisce dal VI secolo negli Upanishad o
«avvicinamenti» che contengono degli sviluppi filosofici e simbolici
estremamente profondi.
Parallelamente a queste dottrine si definiscono due movimenti religiosi
molto differenti dal brahmanesimo: il buddismo e il giainismo.
Dal III secolo a.C., si opera una sintesi fra il pensiero religioso (vedico
e brahmanico) e il pensiero filosofico (i due grandi sistemi di
filosofia indù a quest'epoca sono il Vedanta e il Sankya).
Da questo amalgama nasce una religione eterogenea dai mille aspetti, un
vero tesoro metafisico ove le credenze più grossolane si uniscono ai
pensieri più astratti, che invadono tutti i campi: sociale, letterario,
artistico, ecc. e alla quale A.Barth ha dato il nome di induismo.

Evoluzione Filosofica
Nei Brahmana e negli Upanishad cambia il punto di partenza; anche la
società è cambiata.
L'importanza dei bramini, dei sacerdoti, è aumentata; la casta militare
è stata dominata dalla casta sacerdotale e, mentre la religione popolare
seguiva il proprio corso, si sviluppava una riflessione metafisica che
doveva essere la base di tutte le filosofie induiste posteriori.
Si assiste per prima cosa ad un inventario delle forze della creazione:
la Grandezza, il Nutrimento, la Verità, l'Energia della luce, la
Bellezza, ecc., una quantità impressionante di nomi astratti invade il
vocabolario religioso.
Vediamo un termine importante: il karman o «attività»; si tratta in
questo caso non soltanto dell'azione materiale stessa, ma delle
intenzioni e dei pensieri che la dinamizzano, cioè di ciò che determina
la personalità attiva di un individuo.
Questo inventario è un goffo tentativo di spiegare le condizioni
dell'esistenza umana; nei Brahmana, il mito ha ancora il sopravvento
sulla spiegazione astratta, ma negli Upanishad tutto cambia: Jnana (la
Conoscenza) sostituisce Yajna (il Sacrificio); la meditazione ha il
sopravvento sulla pietà.

Vaishnavismo
Il vaishnavismo è la dottrina della devozione a Vishnu, il Dio Ultimo e
Assoluto.
La supremazia di Vishnu su tutti gli altri dei del pantheon vedico è
proclamato dai Veda stessi; è infatti dai pori della Sua pelle che
emanano gli universi materiali, da Lui proviene Brahma, dal quale viene
poi generato Shiva, ed è da una delle Sue espansioni che scaturiscono
poi tutti gli Avatara divini.
Ma il fatto che Vishnu sia la Persona Suprema non proibisce di provare
un qualsiasi sentimento di devozione, talvolta persino superiore, per
una delle tante divinità di cui i Veda parlano.
Il sentimento è soggettivo e quindi si può essere devoti di Shiva, di
Brahma, di Indra, delle Shakti, di Varuna o di Ganesha, sempre che si
sia coscienti che il Dio Supremo è Vishnu.
Om tad vishnu paramam padam, afferma il Rig-Veda: nulla è più elevato
che prendere rifugio ai Suoi piedi.

Vaishnava, il devoto a Vishnu
La dottrina della devozione a Vishnu, la Vishnu-bhakti, è
straordinariamente variegata e complessa, in quanto Egli ama assumere un
numero praticamente illimitato di aspetti.
In altre parole, Vishnu si espande in personalità diverse con le quali
svolge particolari funzioni.
Basti leggere il Primo Canto della Srimad-Bhagavatam per rendersene
conto.
Si dice che Vishnu assuma soltanto dieci forme (Dashavatara), ma questo
è vero solo parzialmente.
In realtà quelle dieci sono solo alcune, da una certa prospettiva forse
le principali, ma certamente non le uniche.
Infatti nelle Scritture è detto che "le Sue incarnazioni sono tanto
numerose quanto le onde dell'oceano".
Tra i Dashavatara troviamo i celeberrimi Krishna e Buddha; il primo in
India è il più celebre tra gli Avatara.
Perciò ognuno, in accordo ai propri gusti spirituali, può scegliere di
essere un devoto di Vishnu (diventando così un Vaishnava) venerando una
qualsiasi delle personalità divine con le quali periodicamente Egli
scende in questo universo materiale.
Così abbiamo devoti di Krishna, di Rama, di Nrishinga, di Kurma, di
Varaha, di Matsya e di tanti altri.
Nel corso dei millenni queste tradizioni hanno sviluppato una
letteratura propria, generalmente molto vasta, una propria dottrina, una
particolare pratica devozionale spesso anche diversa dalle altre, pur
rimanendo tutte tradizioni Vaishnava.

Il vaishnavismo storico: Bhagavata e Pancaratra
Le Pancaratra sono particolari scritture che indicano i canoni di
comportamento a quei Vaishnava che provano una particolare attrazione
verso la vaidhi-bhakti (cioè la devozione caratterizzata dallo spirito
di sottomissione).
A chi si sente attratto all'idea di Vishnu visto come il Creatore di
tutto, il Signore immenso e opulento, la Divinità dei pianeti Vaikuntha,
studieranno le Pancaratra e praticheranno le loro regole.
I Bhagavata, invece, amano quelle scritture che indicano i modi grazie
ai quali è possibile sviluppare la raganuga-bhakti, cioè il servizio
devozionale in un sentimento diverso, certamente più intimo, in cui si
può vedere Vishnu come amico, come amante, come parente.
Dunque i Pancaratra accettano Vishnu come origine di tutto e studiano in
modo particolare il Vishnu Purana, mentre i Bhagavata venerano Krishna
come l'origine di ogni cosa, Vishnu compreso.
Questi ultimi accettano come massima autorità filosofica la
Bhagavad-gita e la Srimad-Bhagavatam.

Il Brahamanesimo,
che è incluso insieme al
Vishnuismo e al Shivaismo nell'Induismo
(anche se il Brahmanesimo
è nato prima dell'Induismo), si può dire l'unica religione dell'India, e
tuttora impera in quella forma che gli Europei chiamano induismo.
La caratterisca principale che lo diversifica dal periodo vedico consta
nella minore importanza attribuita alla divinità, a favore del
sacerdote; la divinità principale divenne Prajapati (signore delle
creature), padre degli dei e dei demoni.
Dal II millennio a.C. divenne la forma predominante della civiltà
indo-ariana.
Già all'epoca dei Veda venne ad affermarsi la classe sacerdotale, ma si
rafforzò nel secondo periodo dell'epoca vedica stessa, quella che
comprende i Yajurveda e le Upanishad.
In questo periodo si affermano ulteriormente le caste e i rituali, tanto
che le cerimonie vengono tutt'oggi celebrate alla stessa maniera dai
brahmani.
In questa dottrina si ha la concezione di una divinità tre volte
creatrice (Trimurti, di tre corpi): Brahma, Vishnu, Siva.
Le tre divinità ebbero però come maggior potente Brahma, che era il
divino in senso più pieno e puro; successivamente Brahma finì per
identificarsi in uno o nell'altro dei due membri della triade,
diventando così una diade, tanto che poi si ebbe una visione unitaria
con l'unificazione ulteriore di Vishnu con le due divinità che si erano
fuse in precedenza: si arrivo quindi a chiamarli Hari-Hara: come è
facile notare, alla fine si ebbe una tendenza monoteistica.
Questi i caratteri salienti dell'induismo: si ha una radicale modifica
del pantheon mitologico del brahmanesimo, c'è un nuovo indirizzo
dell'esperienza mitologica e una grande varietà di sette.
Oltre alle sette si crearono poi culti locali: in India c'è sempre
stata, e c'è finora, una grande libertà di culto.
Lo spirito e la materia sono distinti perché il primo è eterno, mentre
la seconda è mutevole: così l'anima è costretta a trasmigrare in
continuo finché si sia purificata, e ciò può avvenire in due modi: con
una vita ascetica e contemplativa o uniformandosi a un rigido ideale
etico: solo così personificata può darsi al dio Visnu per l'eternità.
Il sacrificio è il fulcro di questa religione, e solo grazie ad esso si
può aspirare a diventare dei, perchè anche loro hanno dovuto percorrere
questa strada per diventare tali.
Il sacrificio deve essere eseguito secondo i riti prescritti, il più
piccolo errore può rendere tutto vano.

Ascetismo
Anche la creazione è concepita come un sacrificio di un essere supremo.
In questo senso, il modo migliore per compiere sacrifici era ritirarsi
nella foresta e vivere da asceta.
L'ascetismo fu rivolto soprattutto a due fini:
- all'acquisto di poteri magici;
- alla conquista della perfezione spirituale.
Le pratiche esteriori dell'ascetismo consistono in castimonie,
penitenze, digiuni, vigilie e particolari posizioni del corpo, mentre la
contemplazione e la meditazione costituiscono l'allenamento spirituale.
La condizione fondamentale per tale riflessione è la purezza della
condotta morale.
Ma questa religione di sacrificio non si confaceva al popolo, le antiche
divinità vediche avevano perso molta importanza per la concezione
propria del brahmanesimo.
Si ha quindi un nuovo assetto mitologico: divinità diverse ma simili si
fusero e i vecchi nomi rimasero per la nuova creata.
Di ogni divinità venne sottolineata una caratteristica, che diede
particolare consistenza alla divinità stessa.
La nuova mitologia appare in pieno sviluppo nel Mahabharata e nel
Ramajana.
Contemporaneamente si ha anche un cambiamento nella concezione del
rapporto uomo-dio: la dedizione a sè e la completa subordinazione alla
divinità adorata costituiscono il mezzo per giungere alla salvezza
spirituale.
Ma una via non esclude storicamente l'altra: nella maggioranza sono
indirizzi coesistenti, perché lo spirito indiano concilia i contrari: in
questo modo si ha la formazione della triade divina (l'idea di
raccogliere in tre le divinità è antica in India).

Trasmigrazione
Fu nell'età delle Upanishad che si definì la dottrina della
trasmigrazione; nel periodo anteriore l'interesse dell'Indo-ario era
rivolto a questa vita, deprecando la morte come il peggiore dei mali,
quantunque l'uomo virtuoso avesse in serbo una vita di gioie nel mondo
celeste.
In seguito si fece strada l'idea che la vita d'oltretomba non fosse
infinita, ma indefinita, e che, sebbene l'uomo continui a vivere dopo la
morte terrena, l'uomo potesse comunque incontrare la morte definitiva
che era determinata dai meriti acquisiti in vita.
La vita non è più quindi un periodo limitato fra una nascita e una
morte, ma una linea senza fine le cui tacche sono le morti.
La vita si trasforma quindi in samsara. Ogni nostro atto produce un
sedimento che accompagna l'anima determinando le fasi della sua
trasmigrazione, e solo quando il ciclo si interrompe, si raggiunge il
nirvana.
La vita può spostarsi dalla terra al cielo, dal regno animale a quello
demioniaco, ma queste pene sono sempre commensurate al merito o al
demerito.
I darçana
Questi testi si basano sulla concezione dei filosofi indiani secondo la
quale esistono molte verità, le concezioni non sono chiuse e
totalizzanti, ma aperte ai cambiamenti, una sorta di logica di punti di
vista differenti a cui fa capo anche il giainismo.
Nel brahmanesimo si trova una vasta letteratura, sempre essenzialmente
religiosa: i Veda e le Upanishad nel loro corpus, e poi le grandi epopee
come il Mahabharata (che include l'importantissima Bhagavad-gita) e
altri testi ancora.
In questa letteratura si trova molto materiale per filosofie,
cosmogonie, ritualizzazioni ecc, ma mancano le concettualizzazioni, e
avvertendone la mancanza fu probabilmente così che i brahmani, sulla
base dei sutra, abbiano formato i darçana circa all'inizio dell'era
cristiana.
La genesi di questo gruppo è singolare; già il termine darçana si
traduce con "modo di vivere", o "punto di vista".
I darçana sono dei punti di vista particolari sulla realtà complementari
nelle loro varie sfaccettature.
Un esempio è il Nyàya, o "metodo per dirigere il pensiero, una sorta di
sillogismo aristotelico, che fissa i criteri per i quali un ragionamento
è accettabile, quindi, secondo le regole della retorica, produrre
persuasione nell'uditorio.
Inizialmente la Nyàya era nata per dibattiti orali, e non scritti,
frequenti fra le varie scuole filosofiche dell'epoca (buddhismo e
giainismo) che erano in vantaggio rispetto a loro, ma successivamente da
logica è passata a teoria della conoscenza, fino a diventare una
psicologia, e così fu per ogni darçana, che ottenne con l'evoluzione una
sua etica; in 2/3 secoli i darçana divennero delle vere e proprie
filosofie.
Ma l'età d'oro di questa corrente è da datarsi all'incirca fra il V e il
VII secolo, periodo questo in cui infuria il dibattito filosofico
indiano, da una parte fra i darçana stessi, dall'altra fra i darçana e
le altre scuole, comprese quelle cosiddette "materialistiche".
Dharma
Con il termine dharma si indica anche la religione, ma non vi si
esaurisce; esso indica una sorta di "legge della natura", norma eterna
ed "ordine" sia del cosmo, sia della vita individuale e sociale degli
esseri umani.
Il Dharma ha, per così dire, due dimensioni: l'una che riguarda la
legittima acquisizione e fruizione dei beni di questa vita, e l'altra,
di tipo escatologico, concerne il fine ultimo di ogni uomo, la
liberazione dal samara.
Sebbene la tradizione più antica tende a parlare del Dharma come di un
principio unitario, la tradizione ci illustra vari tipi di Dharma, come
ad esempio guna-dharma, complesso delle norme da seguire in base alle
proprie caratteristiche e qualità, e naimittika-dharma, complesso dei
doveri religiosi occasionali, diversi da quelli obbligatori.
I quattro scopi della vita
Accettando la reincarnazione la preoccupazione principale della
tradizione induista è quella di procurare la liberazione definitiva
dell'anima (moksa).
Siccome l'uomo è composto di anima e di corpo si devono rispettare anche
le esigenze dell'organismo psico-fisico prima di potere realizzare la
salvezza dell'anima.
L'induismo proprone una visione sobria e sintetica della vita umana
attraverso le sue teorie tradizionali del purusartha e del
varna-asrama-dharma.
Il purusartha parla di quattro scopi della vita.
L'ultimo è la moksa, la liberazione eterna dell'anima; subordinati a
questo scopo si riconoscono tre altri scopi:
- l'uomo ha bisogno dei beni materiali per sostenere la vita;
- egli ha bisogno di essere felice e godere delle cose buone ed i
piaceri del mondo (kama);
- questi due concetti devono visti in funzione del fine ultimo, il che
vuole dire che devono essere guidati e regolati a seconda dei principi
morali e dei valori religiosi (dharma).
La famiglia
La famiglia rimane un elemento conservatore di certi valori stabili
della cultura indù.
La famiglia tradizionale è patriarcale, specialmente nelle campagne:
l'uomo è il capo ed il simbolo dell'autorità e la donna gli è
subordinata.
Tuttavia, la donna non è sottomessa ed è considerata una "dea" nella
propria casa.
La tradizione indù inculca nei figli spirito di rispetto e di
sottomissione e di amore verso i genitori.
Si presume che nella vecchiaia l'uomo apprenda anche con l'esperienza la
natra fragile e transitoria dei beni e si senta invitato a ritirarsi
dalla vita normale e a dedicarsi alla ricerca dei beni eterni.
L'unica sua occupazione in questa fase è il raggiungere il supremo
ideale della perfezione spirituale ed infine la liberazione definitiva (moksa).
lo yoga
Le dottrine e le pratiche dello yoga risalgono al periodo delle
Upanishad.
Le Maitri Upanishad in particolare delineano le pratiche essenziali
dello yoga, che trovarono elaborazione dottrinale e fondamento
filosofico nella raccolta di aforismi dello Yogasutra, di Patañjali,
studioso indiano del II secolo a.C., tradizionalmente considerato il
fondatore dello yoga.
Lo yoga, a differenza di altri sistemi della filosofia indù, subordina
la dottrina al perfezionamento della pratica.
Lo studio sistematico della dottrina dello yoga ha influenzato
enormemente il buddhismo ed ha affascinato e conquistato parecchi
seguaci fra gli occidentali.
Dottrina
Lo Yoga è uno dei sei sistemi classici della filosofia indù, differisce
dagli altri per i notevoli esempi di controllo del corpo e per i poteri
"magici" che si attribuiscono ai devoti pervenuti ai livelli più alti
della meditazione.
Lo yoga afferma la dottrina secondo la quale, praticando determinate
discipline, è possibile giungere all'unione con l'oggetto di conoscenza.
Per la maggior parte degli yogin (coloro che praticano lo yoga)
l'oggetto di conoscenza è lo spirito universale, Brahma, mentre una
minoranza di yogin atei persegue la perfetta conoscenza di sé in luogo
della conoscenza di Dio. In ogni caso la meta perseguita dalle tecniche
yoga è la conoscenza e non, come si suppone comunemente, pratiche di
ascetismo, di chiaroveggenza o il compimento di miracoli. Anzi, la
dottrina dello yoga non approva il rigore dell'ascetismo; l'esercizio
fisico e mentale è unicamente un mezzo per finalità spirituali.
Kaivalya
Secondo la dottrina dello yoga accade raramente di pervenire allo stadio
finale nel tempo di una sola vita.
Si afferma, anzi, che occorra rinascere sette volte prima di ottenere la
vera liberazione, la separazione dello spirito dalla materia (Kaivalya).
Si suppone che, dopo aver raggiunto il Kaivalya, gli yogin esperti
acquisiscano poteri straordinari come l'insensibilità alle temperature,
al piacere o al dolore, una sorta di stato catalettico indotto dall'autoipnosi
o la capacità di compiere atti sovrannaturali, psichici e fisici.
QUESTO QUADRO MOSTRA LE VARIE
DIVINITA'
COMUNQUE PERSONALMENTE DOPO AVER
FATTO STUDI APROFONDITI SULLA CULTURA INDO-VEDICA, HO POTUTO CAPIRE CHE
IL DIO SUPREMO E' IL SIGNORE DIO RRI KRISHNA, LA PERSONA SUPREMA
ERMANNO
L'accusa di politeismo che gli studiosi
occidentali muovono alle religioni di origine vedica
scaturisce dal mancato approfondimento di questo
aspetto: nessun testo erano e amano forme diverse dello
stesso Dio, a seconda del loro sentimento naturale.
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Name |
Altro(i) Nome(i)
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Genealogia
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Attribuzioni
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Note
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| Aditya |
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figli di Aditi e Kashyapa
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Rappresentano i dodici mesi dell'anno e
proteggono contro varie sciagure
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Originariamente essi erano sette o otto, ma
in età vedica il loro numero fu portato a dodici |
| Agni |
Rudra, (in alcuni inni del Rgveda)
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E' detto anche "Figlio delle due Madri",
perché nasce dallo sfregamento di due bastoncini
di legno, che alla sua nascita subito divora
|
Personificazione divina del fuoco rituale
del sacrificio, è il fuoco del sole, del fulmine
e quello terreno che gli uomini accendono per
venerare le Forme del Divino |
In Occidente, il fuoco (ignis) sacro era
mantenuto sempre acceso dalle Vestali nei templi
dell'antica Roma, gli antichi Greci durante le
migrazioni recavano seco il sacro fuoco di
Hestia. |
| Annapurna |
Parvati, moglie di Shiva
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Dea induista del pane quotidiano e del
nutrimento |
Annapurna ha dato il nome a una delle
montagne più alte del mondo, che con i suoi
numerosi torrenti nutre i campi e i pascoli
delle valli sottostanti. Il suo simbolo è il
cucchiaio. |
| Balarama |
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Fratello maggiore di Krishna, settima
incarnazione di Vishnu
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dio degli agricoltori
|
Gli emblemi sono il vomere Hala e il
pestello Musala; insegnò l'uso della mazza
ferrata a Bhima e Duryodhana |
| Brahma |
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Nato da un loto che spunta dall'ombelico di
Vishnu e dotato originariamente di cinque teste,
una delle quali viene tagliata da Shiva. Sua
sposa è Sarasvati, la personificazione
dell'eloquenza, la dea del sapere e delle arti
che costituisce una delle numerose
personificazioni della Grande Dea. |
Personificazione del supremo Brahman, è il
creatore dell'universo e membro, insieme a Shiva
e Vishnu, della Trimurti indù, triade
divina di formazione postvedica. |
Nell'attuale religione indù Brahma svolge un
ruolo di secondo piano: Vishnu, Shiva e la
stessa Sarasvati vengono venerati più
diffusamente di questo dio. |
| Deva e Asura |
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In numerosi miti gli Asura ottennero l'aiuto
di Brahma, che consentì loro, ad esempio, di
costruire tre grandi città da cui dominare le
regioni di cielo, aria e terra. All'apice della
gloria, tuttavia, le città degli Asura furono
ridotte in cenere da Shiva e gli stessi Asura
vennero scagliati in mare. |
Nella tradizione vedica un gruppo di 33
divinità e demoni che governavano le regioni di
cielo, aria e terra, e assistevano l'umanità con
i loro poteri benigni. Nella lotta cosmica tra
le forze dell'ordine e il caos, ai Deva si
contrapponevano i demoniaci Asura. |
Un mito narra che gli dei più potenti
sradicarono il monte Mandara, vi avvolsero
attorno il serpente Vasuki e lo scagliarono
nell'oceano; i Deva tiravano il serpente da una
parte, gli Asura dall'altra, finché l'oceano
diventò burro. Ne emersero infine il Sole e la
Luna, seguiti da Dhanvantari, medico
degli dei, che portava l'elisir
dell'immortalità. |
| Durga |
Shakti, spesso identificata come moglie di
Shiva |
Fu creata con le fiamme che uscirono dalle
bocche di Brahma, Vishnu, Shiva, e di altre
divinità minori |
Viene raffigurata mentre cavalca un leone o
talvolta una tigre, con otto o dieci braccia
ognuna delle quali porta una delle armi degli
altri dei che glieli cedettero per la battaglia
contro il bufalo-demone Mahisasura, che
sconfisse
|
La Durga-puja è uno delle festività
religiose più importanti che si tengono
nell'India del Nord, fra Settembre e Ottobre.
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| Dyaus |
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Sua moglie è Prithivi la terra, la
dea-madre; è il padre di Indra |
Dio del Cielo; la coppia Dyaus-Prithivi è
considerata la genitrice degli dei e degli
uomini |
Potrebbe essere assimilato all'Urano della
mitologia greca. Prithivi la dea-madre è
identificabile con la Gea greca. |
| Dyotana |
Ushas |
Figlia del Cielo e sorella del Sole
|
dea dell'alba e dell'aurora
|
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| Ganapathi |
Vinayaka, Lambodara, Ganesha
|
Sue due consorti: siddhi (potenza
spirituale) e buddhi (intelligenza suprema)
|
Maestro della Conoscenza, dell'Intelligenza
e della Saggezza, è il Condottiero (Pathi) degli
Esseri Celesti (Gana). |
Viene adorato fin dai tempi più antichi;
esistono testimonianze storiche che mettono in
luce come il suo culto fosse diffuso anche in
Tailandia, Giappone, Germania e Regno Unito.
L’adorazione di Vinayaka come divinità
principale viene menzionata nei Veda |
| Garuda |
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Figlio del grande saggio Kasyapa e di sua
moglie Vinata, fratello di Aruna, l'alba
risplendente |
Divoratore di serpenti e di ogni cosa
malvagia; cavalcatura del dio supremo e
protettore del mondo, Vishnu. |
In termini simbolici, Garuda rappresenta
l'ascesa dal piano materiale alla più elevata
consapevolezza spirituale. |
| HariHara |
Shambhu-Visnu, Shankara-Narayana
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Divinità sincretica che combina i due
aspetti principali del Divino, Vishnu (Hari) e
Shiva (Hara) |
Dopo i settarismi che avevano cercato di
imporre una sola divinità su tutte le altre,
compare nel periodo classico ma non ha avuto
molto seguito, tranne che in Cambogia, dove
troviamo immagini e iscrizioni che risalgono al
VI-VII secolo. |
| Indra |
Vritrahan (uccisore di Vritra)
|
La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il
padre Dyaus, diventa il dio supremo
dell'universo. |
Dio della forza e protettore dei guerrieri e
dei dominatori, rappresenta l'ordine cosmico che
sconfigge il disordine universale configurato da
Vritra.
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Questo mito riflette, tra l'altro, l'evento
delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi
di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai
Marut, divinità della tempesta |
| Indrani |
Paulomi e Aindra
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Sposa di Indra, è una delle sette Matrika
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Celebre per la sua pelle dorata e la grande
sensualità, per le donne indiane rappresenta un
ideale da raggiungere. |
| Kama |
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Dio dell'Amore, durante l'era vedica
impersona il desiderio cosmico, o l'impulso
creativo |
Negli ultimi periodi viene rappresentato
come un giovinetto circondato da ninfe
celestiali che colpisce con frecce che suscitano
l'amore. Potrebbe essere assimilato al Cupido
della mitologia classica. |
| Krishna |
Syamasundara |
Rappresenta una incarnazione del dio Vishnu,
ma per molti devoti è considerato il Dio supremo
e salvatore universale. |
I suoi due aspetti più importanti per la
storia dell'induismo sono quelli di protagonista
della guerra descritta nel Mahabharata e di dio
mandriano, amato dalle pastorelle. |
L'attuale movimento degli Hare Krishna,
portato in Occidente nel 1965 da A.C. Swami
Bhaktivedanta, deriva direttamente dalla scuola
di devozione fondata dal bengalese Chaitanya,
attivo nel XVI secolo |
| Marut |
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Sono considerati figli di Rudra-Shiva
|
Dei della tempesta e dell'atmosfera, sono
gli accompagnatori di Indra |
I Marut sono assimilati ai monsoni, i venti
che periodicamente investono con veemenza il
subcontinente indiano |
| Mitra |
Il dio ebbe importanza in Persia, dove era
conosciuto come Mithra e da lì si diffuse fino
all'antica Roma, dove veniva chiamato Mithras
|
Insieme al fratello Varuna era il guardiano
dell'ordine cosmico |
Dio dell'amicizia e degli affari e governava
le ore diurne. Intermediario fra gli uomini e
gli dei |
In epoca prevedica probabilmente Mitra era
un dio molto importante ma con l'avvento degli
Indo Ariani passò in secondo piano |
| Râma |
Ramachandra |
La sua sposa è Sita, figlia di Prakrithi, la
Natura |
Râma è l'incarnazione del Dharma (la
rettitudine), uno dei quattro scopi della vita
umana; gli altri tre sono: Artha (la ricchezza),
Kama (il desiderio) e Moksha (la liberazione).
|
Râma non fu un seguace del Dharma: egli era
il Dharma ! Ciò che pensava, diceva e faceva era
Dharma, il Dharma eterno! La recitazione e
l'ascolto del Ramayana può fare di una persona
un vero esponente del Dharma: tutti i suoi atti
- pensieri, parole, azioni saranno improntati a
quell'ideale. |
| Rudra |
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Essere dai mille occhi e dai mille piedi,
nato dall'incesto di Ushas (figlia di Prajapati,
il creatore) con i suoi fratelli, è il padre dei
Marut |
Rudra "l'ululante, il terribile" rappresenta
l'aspetto collerico e distruttivo della
divinità, si oppone perciò a Varuna,
personificazione del cielo sereno |
E' anche padre dei Rudra: che non sono altro
che la manifestazione molteplice della sua forza
distruttrice che diffonde ovunque epidemie,
catastrofi, eventi delittuosi. |
| Shiva |
spesso identificato con la Divinità vedica
Ruda, è anche Hara, Shambhu, Shankara, Pashupati,
Mahesha, Mahadeva o Bharava |
Con la consorte Parvati, insieme ai figli (Skanda
dalle sei teste e Ganesha dalla testa di
elefante), vive sul Monte Kailasa nel massiccio
dell'Himalaya.
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Rappresenta i vari aspetti del Divino
attraverso molteplici forme, è la Realtà
Assoluta, l'energia creativa |
Come molteplici sono le forme di Shiva, così
molteplici sono le sue divine consorti (Uma, la
benefattrice; Sati, Parvati, figlia dell'Himalaya;
la nera Kali, la distruttrice; la Bhairavi e
Durga) |
| Skanda |
Kumara, Subrahmanya, Murugan
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primogenito di Shiva
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Dio della guerra, guida le armate degli Dei
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Poichè non si è mai sposato, nello Yoga
rappresenta il potere della castità. |
| Surya |
Mitra, Bhaga, Pushan, Arhapati, Bhaskara
|
Figlio di Aditi, dea del cielo e di Dyaus,
dio-padre. Sua moglie è Ushas, dea dell'alba, e
i suoi due figli gemelli, gli dei Ashvin, che
precedono il padre sul loro carro dorato, come i
primi raggi mattutini precedono il sole
nascente. |
Dio del Sole, si muove nei cieli su un carro
d'oro trainato da un cavallo a sette teste (Etasha),
che simboleggia i sette giorni della settimana,
e guidato dal cocchiere Aruna, l'alba
risplendente. |
Un figlio di Surya, Vaivasvat, è il primo
uomo della attuale era; il figlio di Vaivasvat,
Ikshvaku, è il capostipite della Razza solare (Suryavansa),
alla quale appartiene Rama, mentre Krishna è
della Razza lunare (Chandravansa). |
| Varuna |
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uno dei figli della dea Aditi
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Dio costruttore e sovrano di tutti i mondi,
custode dell'ordine universale, testimone vigile
delle azioni degli uomini e signore del loro
destino. Inoltre, rimette i peccati e accoglie
nell'aldilà le anime dei giusti, insieme al dio
della morte Yama. |
La relazione di Varuna con le acque dei
Fiumi e dei mare può suggerire un richiamo al
dio occidentale Poseidone-Nettuno; si è voluto
anche accostare Varuna ad Urano, il dio greco.
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| Vayu |
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Padre del dio delle scimmie Hanuman e di
Bhima, uno dei principi Pandava, protagonisti
del Mahabharata. |
Dio del vento e dell'aria, nonchè dell'alito
divino che fa respirare e vivere il mondo.
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Divinità dal carattere violento, che verrà
ereditato dal figlio Bhima, ebbe uno screzio con
Indra e dal diverbio che ne nacque si staccò un
pezzo del monte Meru, che andò a formare l'isola
di Sri Lanka. |
| Vishnu |
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Divinità degli spazi, interviene nel mondo
quando l'ordine universale è minacciato per
ristabilire il dharma (l'ordine delle cose) e
salvare i propri devoti manifestandosi nelle sue
diverse incarnazioni |
Le incarnazioni di gran lunga più note e più
venerate di Vishnu sono Rama e Krishna |
| Vritra |
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Demone malvagio, è un mostro dalla forma di
serpente, che con la sua gigantesca figura copre
il Sole e tiene prigioniere le acque e le
piogge. Indra lo sconfigge, liberando le acque e
facendo tornare la vita sulla terra. |
Simboleggia in primo luogo la siccità
annientata dal dio della pioggia Indra, o una
divinità prevedica sbaragliata dall'avvento
della religione aria o ancora l'aridità e
l'ignoranza dell'anima che devono essere
sconfitte dalla conoscenza spirituale |
| Yama |
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figlio del dio del sole, Vivasvat, e della
ninfa Saranyu (Sanjna), suoi fratelli: Manu, con
cui divide il titolo di primo uomo, e la
dea-fiume Yamuna, con la quale avrebbe formato
la prima coppia umana. |
Dio della morte, primo essere umano a morire
e, salito al cielo, a regnare sulla città
celeste di Yamapura |
La figura rassicurante di Yama nel periodo
vedico, lo assimila a Dharma, dio della
giustizia, rispecchiando la concezione positiva
che gli Arii avevano del trapasso nell'aldilà. |
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