|





Shintoismo
Lo Shintoismo o Scintoismo, o semplicemente Shinto (giapponese: ??
Shinto), è una religione nativa del Giappone e nel passato è stato la
sua religione di Stato. Prevede l'adorazione dei kami, un termine che si
può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze
spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come
gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono
rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per
esempio Amaterasu, la dea del Sole. La parola Shinto nacque dall'unione
dei due kanji: ? shin che significa "divinità", "essere di luce" (il
carattere può essere anche letto come kami in giapponese) e ? to
contrazione di Tao ("via" o "sentiero" in senso filosofico). Quindi,
Shinto significa letteralmente "la via degli esseri di luce", "la via
degli dèi". In alternativa a Shinto, l'espressione puramente
giapponese—con il medesimo significato—per indicare lo Shintoismo è Kami
no michi.
Dopo la seconda guerra mondiale lo Shintoismo perse la sua condizione di
religione di stato; alcune pratiche ed insegnamenti shintoisti che
durante la guerra erano considerati di grande preminenza ora non sono
più insegnati o praticati mentre altri rimangono grandemente diffusi
come pratiche quotidiane senza però assumere particolari connotazioni
religiose, come l'Omikuji (una forma di divinazione).

Storia della religione shintoista
Periodo preistorico
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia
originato alla fine dell'ultimo Periodo Jomon. Esistono diverse teorie
riguardo gli antenati del popolo giapponese odierno, la più accettata è
quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale
e dell'Indonesia.
Più probabilmente dopo l'arrivo dei primi antenati del popolo
giapponese, ogni tribù e area aveva la sua propria collezione di
divinità e rituali senza alcuna relazione tra un culto locale e l'altro.
In seguito all'ascesa degli antenati dell'odierna famiglia imperiale
giapponese andò probabilmente a crearsi un pantheon stabile, anche se
mai definitivamente, in quanto anche oggi le divinità sono innumerevoli,
proprio perché considerate manifestazione della natura stessa, sacra in
ogni sua forma.
Il grande Buddha di Nara, 752 circa
Relazioni con il Buddhismo
L'introduzione della scrittura nel V secolo e del Buddhismo nel VI
secolo ebbero un profondo impatto nello sviluppo di un sistema unificato
di credenze shintoiste. Nel giro di un breve periodo di tempo all'inizio
del periodo Nara, il Kojiki (Memorie degli eventi antichi, 712) ed il
Nihonshoki (Annali del Giappone, 720 circa) furono scritte compilando
miti e leggende esistenti in un resoconto unificato (vedi la voce sulla
mitologia giapponese). Questi resoconti vennero scritti a duplice scopo:
innanzitutto per favorire l'introduzione di temi taoisti, confuciani e
buddhisti nella narrativa, mirati a impressionare i Cinesi dimostrando
che la cultura giapponese non era inferiore alla loro; in secondo luogo
queste narrazioni erano volte a legittimizzare e supportare la casata
imperiale, facendola discendere dalla dea del Sole Amaterasu. La maggior
parte del territorio del Giappone moderno era sotto un controllo
frammentario da parte della famiglia imperiale, e gruppi etnici rivali
confinanti (inclusi forse gli antenati degli Ainu) continuavano ad
essere ostili. Le antologie mitologiche, insieme ad altre antologie di
poesie come il Manyoshu, contribuirono a rafforzare la centralità della
famiglia imperiale sostenendo e divinizzando il suo mandato governativo.
Con l'introduzione del Buddhismo e la sua rapida adozione a corte,
divenne necessario spiegare l'apparente differenza tra il credo nativo
giapponese e gli insegnamenti buddhisti. In effetti lo Shintoismo non
ebbe un nome fino a che non divenne necessario distinguerlo dal
Buddhismo. Quest'ultimo non penetrò spazzando via la precedente fede
giapponese, ma al contrario contribuì alla sua consolidazione. Esso
legittimò infatti tutti gli dèi giapponesi, considerandoli come entità
sovrannaturali intrappolate nel ciclo delle rinascite. Questa
spiegazione venne più tardi sfidata dalla corrente Kukai che considerava
i kami come incarnazioni speciali del Buddha stesso. Per esempio collegò
la dea del Sole, e antenata della famiglia imperiale, Amaterasu, a
Dainichi Nyorai, una manifestazione del Buddha, il cui nome significa
letteralmente "Grande Buddha Solare". Secondo questo punto di vista i
kami erano semplicemente Buddha con un altro nome. Parallelamente alla
teologia anche i due sistemi di valori andarono progressivamente a
supportarsi e a scambiarsi elementi: c'è infatti una forte compatibilità
tra gli insegnamenti naturalistici dello Shintoismo e quelli
compassionevoli del Buddhismo.
La coesistenza e amalgama di Buddhismo e Shintoismo dai punti di vista
dello Shinbutsu Shugo e del sincretismo ebbe larga diffusione fino alla
fine del Periodo Edo. A quell'epoca nacque un rinnovato interesse negli
studi giapponesi (Kokugaku), forse come risultato della politica del
paese chiuso. Nel XVIII secolo con vari studiosi giapponesi, in
particolare Motoori Norinaga (1730 - 1801), ci furono vari tentativi di
separare lo Shintoismo dalle influenze straniere. I tentativi non ebbero
grande successo, sin dall'epoca del Nihonshoki, quando parti della
teologia e del creazionismo shintoista vennero prese esplicitamente in
prestito dalla dottrina cinese (per esempio le divinità procreatrici
Izanami e Izanagi furono comparate alle energie del Tao, Yin e Yang).
Questi tentativi prepararono comunque il terreno per l'introduzione
dello Shintoismo di Stato, in seguito alla Restaurazione Meiji, con il
quale Shintoismo e Buddhismo furono ufficialmente separati.
Le leggende mitologiche, enfatizzate dallo Shintoismo di Stato
Shintoismo di Stato
In seguito alla Restaurazione Meiji lo Shintoismo venne proclamato
religione ufficiale del Giappone e nel 1868 la sua combinazione con il
Buddhismo venne resa illegale. In questo periodo molti studiosi del
Kokugaku iniziarono a vedere lo Shintoismo come mezzo attraverso cui
unificare il Paese ed aumentarne la devozione all'imperatore, per
velocizzare il più possibile il processo di modernizzazione. Lo shock
psicologico delle navi nere e il conseguente collasso dello shogunato
convinsero molti che solo una nazione unita avrebbe potuto resistere
alla colonizzazione dei popoli stranieri. In conseguenza di ciò lo
Shintoismo venne utilizzato come strumento per promuovere l'adorazione
dell'imperatore (e quindi della propria nazione) e venne esportato nei
territori conquistati come l'Hokkaido e la Corea.
Nel 1871 venne istituito un Ministero delle divinità e i templi
shintoisti vennero divisi in dodici livelli con sede centrale al tempio
di Ise (dedicato ad Amaterasu e perciò simboleggiante la legittimità
della famiglia imperiale). Negli anni seguenti il Ministero delle
divinità venne rimpiazzato da una nuova istituzione, il Ministero della
religione, incaricato di guidare l'istruzione allo shushin
(letteralmente "sentiero morale"). Questo fu uno dei maggiori
capovolgimenti dall'epoca del Periodo Edo. I preti iniziarono ad essere
eletti ufficialmente, retribuiti ed incaricati dallo Stato di istruire i
giovani attraverso una forma di teologia shintoista basata sulla storia
mitologica della casata imperiale e dello Stato giapponese.
Con il passare del tempo lo Shintoismo venne utilizzato sempre più per
enfatizzare i sentimenti nazionalisti popolari. Nel 1890 venne
promulgato il Kyoiku Chokugo (Rescritto imperiale sull’educazione) che
richiese agli studenti di recitare ritualmente il giuramento di offrire
sé stessi coraggiosamente allo Stato, così come di proteggere la
famiglia imperiale. La pratica dell'adorazione dell'Imperatore venne
ulteriormente diffusa dalla distribuzione di ritratti imperiali come
oggetti di venerazione esoterica. Questo utilizzo dello Shintoismo diede
al patriottismo giapponese una tinta di misticismo speciale e di
introversione culturale, che divenne sempre più pronunciata con il
passare del tempo.
Questo processo continuò a consolidarsi durante il periodo Showa prima
di arrestarsi bruscamente nell'agosto 1945, con la separazione tra Stato
e Chiesa shintoista. Ironicamente, l'invasione dell'Occidente così
temuta all'inizio dell'epoca Meiji era infine arrivata, in parte a causa
della radicalizzazione del Giappone permessa dalla sua compattezza
religiosa.

La riforma moderna
L'era dello Shintoismo di Stato si chiuse bruscamente con la fine della
seconda guerra mondiale. Poco dopo la fine della guerra l'imperatore
annunciò pubblicamente la rinuncia al suo stato di divinità terrena e
smentì la discendenza della famiglia imperiale dalla dea Amaterasu. In
conseguenza ai risultati della guerra molti giapponesi conclusero che la
causa della sconfitta fosse stata la hubris dell'Impero. La brama di
territori stranieri accecò i loro leader esaltando l'importanza della
loro patria. Nel periodo successivo alla guerra comparvero numerose
Shinshukyo (nuove sette religiose), molte delle quali ostensivamente
basate sullo Shintoismo.
Successivamente alla guerra lo Shintoismo insistette con meno importanza
sulla mitologia e il mandato divino della famiglia imperiale. Invece i
templi tendettero a focalizzarsi su attività sociali, volte ad aiutare
le persone ordinarie nel migliorare le proprie condizioni o sé stessi,
mantenendo buone relazioni con gli antenati e gli dèi. Successivamente
alla guerra la pratica generale dei rituali shintoisti non è
decrementata. La spiegazione normalmente data per questa anomalia è che
in seguito alla dismissione dello Shintoismo di Stato, la religione è
ritornata alla sua posizione tradizionale, culturalmente radicata,
piuttosto che imposta. In ogni caso lo Shintoismo ed i suoi valori
continuano ad essere una componente fondamentale della vita e della
mentalità giapponese.
Categorizzazione e struttura
Classificazione religiosa
Daikoku, uno dei sette dèi della fortuna.Lo Shintoismo è una religione
difficile da classificare. Da una parte può essere considerata meramente
come una forma molto organizzata di animismo, ma la presenza di una
mitologia definita la rende più una religione politeista con tratti
sciamanici. La vita dopo la morte non è una preoccupazione primaria e
viene data un'enfasi maggiore al trovare l'armonia in questo mondo,
invece che nel prepararsi al successivo. Lo Shintoismo non possiede
insiemi vincolanti di dogmi, un luogo santo sopra tutti gli altri da
adorare, nessuna persona o kami considerato più sacro degli gli altri, e
nessun insieme definito di preghiere. Lo Shintoismo è piuttosto una
collezione di rituali e metodi, intesi a mediare le relazioni tra gli
esseri umani e i kami. Queste caratteristiche conferiscono allo
Shintoismo un carattere di completezza semplice ed efficace,
caratteristiche che gli consentono di sopravvivere tuttoggi, facendone
una religione importante e millenaria. Queste pratiche si sono originate
organicamente in Giappone nel corso di molti secoli e sono state
influenzate dal contatto con le religioni straniere, soprattutto cinesi.
Da notare per esempio, che la parola Shinto è essa stessa di origine
cinese e che molte delle codifiche della mitologia shintoista vennero
costituite con lo scopo esplicito di rispondere all'influenza culturale
cinese. Nella stessa maniera lo Shintoismo ha avuto, e continua ad
avere, un'influenza dominante sulla pratica di altre religioni in
Giappone. In particolare si potrebbe anche discuterlo sotto la voce
Buddhismo giapponese, poiché le due religioni hanno esercitato una
profonda influenza l'una sull'altra per tutta la storia del Giappone.
Alcuni ritengono che lo Shintoismo fu strumentalizzato per la
legittimizzazione ideologica durante la fase militaristica che seguì la
Restaurazione Meiji. Poiché lo Shintoismo non possiede fonti di autorità
assoluta, alcuni ritengono che fu un'espressione naturale delle credenze
del popolo, sfruttate dai nazionalisti radicali che desideravano
unificare il Giappone. Altri si chiedono se l'enfasi posta dallo
Shintoismo sull'eccezionalità giapponese non abbia reso inevitabili
questi sviluppi. Anche oggigiorno, alcune fazioni di estrema destra
della società giapponese, vogliono che si enfatizzi maggiormente lo
Shintoismo e si incrementi la reverenza mostrata all'imperatore, come
parte di un progetto per portare il Paese nel suo giusto posto come
nazione guida del mondo. Nonostante ciò, per la maggior parte dei
giapponesi, seguire lo Shintoismo non significa esprimere disprezzo per
le altre nazioni, ma piuttosto esprimere il proprio amore per la natura
del Giappone e di tutto il mondo, delle persone e degli spiriti e
divinità che lo abitano.

Tipi di Shintoismo
Si possono riconoscere essenzialmente cinque espressioni dello
Shintoismo. Queste non vanno considerate come vere e proprie correnti a
se stanti, ma più che altro delle differenti forme di culto tutte volte
al medesimo obiettivo, ovvero giungere alle medesime verità. Casi
particolari sono tuttavia quelli dello Shintoismo settario e di quello
di Stato.
Shintoismo imperiale (Koshitsu Shinto): questo termine indica i riti
eseguiti dall'imperatore per venerare la miriade di kami e in
particolare la dea Amaterasu Omikami, al fine di assicurare la
continuità dello stato, la felicità del popolo e la pace mondiale.
Questi riti sono indipendenti da quelli dello Shintoismo templare.
Shintoismo templare (Jinja Shinto): questo termine indica lo Shintoismo
istituzionalizzato (nato subito dopo la caduta dello Shintoismo di
Stato), fondato sul culto all'interno dei templi jinja. É in generale lo
Shintoismo organizzato e rappresenta infatti il cardine di tutte le
attività religiose e persino degli altri filoni della religione
shintoista. Anche se venne instaurato solo nel secolo scorso, le sue
radici si fissano nella preistoria. Quasi tutti i templi sono membri
della Jinja Honcho, Associazione dei templi shintoisti.
Shintoismo settario (Shuha Shinto o Kyoha): è composto dai tredici
gruppi (Urozumikyo, Shintoismo Shuseiha, Izumo Oyashirokyo, Fusokyo,
Jikkokyo, Shinshukyo, Shintoismo Taiseikyo, Ontakekyo, Shintotaikyo,
Misogikyo, Shinrikyo, Konkokyoed ed il Tenrikyo (che però nel 1970 ha
formalmente dichiarato di non essere una forma di Shintoismo) formatisi
durante il XIX secolo, quando i templi shintoisti vennero separati dalle
altre istituzioni religiose ed usati per condurre riti e celebrazioni
sotto la direzione dello Stato (lo Shintoismo di Stato).
Shintoismo popolare (Minzoku Shinto): è la forma praticata dalla gente
senza essere formalizzata; include le numerose, ma frammentate, credenze
popolari in spiriti e divinità. Le pratiche includono divinazione,
esorcismo e guarigioni sciamaniche. Alcune di queste pratiche provengono
dall'influenza del Taoismo, del Buddismo e del Confucianesimo, altre
sono diretta espressione delle tradizioni locali.
Shintoismo di Stato (Kokka Shinto): fu il risultato della Restaurazione
Meiji e della caduta dello shogunato. Tentò di purificare lo Shinto
abolendo molti ideali buddhisti e confuciani. Secondo la maggior parte
delle opinioni fu un tipo di Shintoismo fortemente monopolizzato, a
volte addirittura talmente distorto da perdere i suoi significati ed
insegnamenti religiosi divenendo una mera forma di nazionalismo. In
seguito alla sconfitta giapponese nella seconda guerra mondiale venne
abolito e l'imperatore forzato a rinunciare al suo status di divinità.
Chiesa shintoista
Un palazzo della Jinja Honcho.Nel febbraio 1946, con la pubblicazione
della cosiddetta Direttiva shintoista, tutti i templi si organizzarono
in un'amministrazione nazionale chiamata Associazione dei templi
shintoisti, a tutti gli effetti una Chiesa shintoista, termine poco
ortodosso anche se comunemente utilizzato. Il nome in giapponese è Jinja
Honcho. Lo scopo di questa istituzione fu fin da subito quello di
organizzare e conservare la tradizionale cultura religiosa giapponese.
La Chiesa oggi amministra migliaia di templi in tutto il Giappone e un
centinaio di scuole. Negli ultimi decenni ha dimostrato una certa
apertura anche verso Paesi esteri, ha infatti iniziato ad esportare lo
Shintoismo, edificando i primi templi in America e Australia e ordinando
i primi sacerdoti shintoisti non-giapponesi.

Organizzazione clericale
Prete shintoista.Dopo l'era Meiji, quando il Giappone aprì ufficialmente
le porte all'Occidente per scambi commerciali, il sistema ereditario
dell'ordine sacerdotale shintoista fu abolito, introducendo il sistema
del seminario similmente ad altre religioni, sebbene esistano ancora
oggi alcuni templi a conduzione familiare. I sacerdoti sono liberi di
sposarsi e condurre una vita familiare al di fuori di quella religiosa.
Il sistema sacerdotale shintoista è suddiviso in quattro ordini
principali: Johkai, Meikai, Gonseikai e Cokkai. Ogni sacerdote (kannushi)
di questi gruppi intraprende una carriera caratterizzata da sei gradi di
specializzazione: il Grado Superiore, il Primo grado, il Secondo, il
Grado intermedio, il Terzo e il Quarto grado. Il superamento di questi
gradi consente l'accesso all'ordine successivo. I livelli successivi
all'intermedio sono conferiti solo ai sacerdoti che professano da più di
vent'anni, sebbene esistano eccezioni dovute alla particolare cultura,
saggezza e preparazione dell'individuo. Per diventare Guji, ovvero il
sacerdote capo di un tempio importante, è necessario ottenere il grado
più alto dell'ordine Meikai. Per diventare Guji di un tempio poco
eminente si deve raggiungere il massimo grado dell'ordine Gonseikai.
Dopo la seconda guerra mondiale il sacerdozio è stato aperto anche alle
donne, oggi molto importanti nel clero shintoista: infatti la pratica
del Kaguramai, la danza sacra in onore degli dèi è generalmente svolta
solo dalle donne e l'autorità principale del tempio di Ise, comunemente
considerato il cuore dello Shintoismo, è una sacerdotessa. Non bisogna
confondere una sacerdotessa (kannushi) da una miko. Il ruolo di miko, le
cosiddette vergini, è solitamente assegnato per un determinato periodo a
ragazze o ragazzi adolescenti (di solito femmine), e di frequente si
tratta delle figlie dei sacerdoti. Il compito del o della miko è quello
di assistere i sacerdoti nei vari preparativi dei riti e delle feste,
ruolo molto simile a quello dei chierichetti cristiani. Le miko sono
contraddistinte dal caratteristico abito bianco e rosso.
Oggi il sacerdozio si può ottenere attraverso un sistema a seminari,
frequenti in tutto il Giappone e spesso gestiti dai templi. Esistono
anche corsi di sacerdozio shintoista in due università: l'università di
Kokugakuin a Tokyo e l'università di Kogakkan a Mie, entrambe
amministrate dalla Jinja Honcho. In aree di provincia è comune, in
assenza di un sacerdote, assegnare annualmente la celebrazione dei
rituali e delle festività a un membro della comunità, anche senza titolo
sacerdotale.

Pratiche ed insegnamenti
La natura è sacra in ogni sua forma.
Vita dopo la morte
Secondo la fede Scintoista, lo spirito umano è eterno, proprio come i
kami. Come nella maggior parte delle concezioni orientali l'aldilà è
concepito dallo Shintoismo come una sorta di livello esistenziale
superiore. Quando si muore dunque, per lo Shintoismo, si cambia
semplicemente forma di esistenza, si accede ad un altro tipo di
esistenza (vedi la sezione relativa ai kami particolari). Questa è la
concezione più moderna.
Poiché lo Shintoismo ha coesistito pacificamente con il Buddhismo per
oltre un millennio è molto difficile separare le credenze buddhiste da
quelle shintoiste. Si può dire che mentre il Buddhismo enfatizza la vita
dopo la morte, lo Shintoismo enfatizza questa vita e la ricerca della
felicità in essa, sebbene abbiano prospettive molto diverse sul mondo,
la maggior parte dei giapponesi non vede alcuna necessità di
riconciliare le due religioni e pertanto le pratica entrambe. Perciò è
comune per molte persone praticare lo Shintoismo in vita ed essere
comunque sepolte con un funerale buddhista.
Nello Shintoismo antico veniva ovviamente dato maggior peso alla
mitologia. Si credeva in una serie di paradisi, già c'era quindi la
concezione della pluralità esistenziale, anche se non espressa
filosoficamente tra il popolo. Tra questi paradisi si annoverano:
l'aldilà del cielo, l'aldilà Yomi, l'aldilà Tokoyo, l'aldilà delle
montagne. Questi luoghi non sono descritti né come posti ameni né con
caratteristiche infernali, ma come luoghi molto simili al mondo
terrestre.
Etica
«La sincerità porta alla verità. La sincerità è saggezza, che unisce
l'uomo e il divino in un tutt'uno.»
«Sii caritatevole con tutti gli esseri: l'amore è la prima
caratteristica del divino.»
Lo Shintoismo presenta un'infinità di insegnamenti positivi, che nascono
anche come conseguenze dei suoi precetti fondamentali. Una prima regola
etica è sicuramente la disponibilità verso gli altri. La religione
shintoista insegna che l'uomo deve sempre offrirsi per aiutare il
prossimo, caritatevolmente, sinceramente e amorevolmente, per mantenere
l'armonia e il benessere nella società. Conseguentemente lo Shintoismo
incita al contenimento dell'egoismo e dell'egocentrismo, promuovendo
invece l'umiltà.
La natura è eterna simmetria ed equilibrio. «Non vi è posto per
l'egoismo nello Shinto.»
«Ammettere uno sbaglio è il primo segno di una grande saggezza.»
Il culto shintoista pone, in generale, al primo posto l'interesse della
comunità e il pubblico benessere. Ciò non significa che i diritti
individuali e la famiglia siano ignorati. Al contrario, è sullo sfondo
dei riti religiosi, come conseguenza delle azioni verso gli altri, che
l'intimità, il carattere individuale di una persona e i suoi rapporti
con il prossimo, sono ampiamente promossi.
Sebbene lo Shintoismo non abbia comandamenti assoluti al di fuori di
vivere una vita semplice ed in armonia con la natura e le persone, si
dice che ci siano Quattro Affermazioni che esprimono tutto lo spirito
etico di questa religione:
La famiglia è il nucleo principale della vita di una persona, è il
gruppo in cui e attraverso cui una persona cresce, e da cui eredita un
approccio e una visione del mondo ben precisi. Di conseguenza a questa
grande importanza, il nucleo familiare è un fondamento necessario al
benessere dell'individuo, e come tale va tutelato ed in particolare
mantenuto armonico.
La natura è sacra, in quanto espressione del divino; conservare un
contatto con essa comporta il raggiungimento della completezza e della
felicità, e significa mantenersi vicini ai kami. Come tale la natura va
rispettata, venerata e soprattutto tutelata, poiché è da essa che deriva
l'equilibrio della vita.
La pulizia è un componente essenziale dello Shintoismo, pulizia consente
purezza, e la purezza è una delle massime virtù. La pulizia è essenziale
per condurre una vita armoniosa: il fedele shintoista ne fa largo uso,
sia su se stesso che negli ambienti in cui vive; i templi shintoisti
vengono tenuti sempre impeccabilmente puliti dai sacerdoti.
I matsuri sono i festival dedicati ai kami. In questi giorni il fedele
shintoista prega nei templi, o nella propria casa. Per festeggiare le
divinità, vengono allestiti feste, processioni e banchetti. I matsuri
vengono organizzati dai templi o dalle comunità. Queste feste sono
parecchie durante l'anno e vanno da quelle più importanti e nazionali a
quelle dei piccoli paesi. I giorni normali sono chiamati ke ("giorno") e
quelli di festa sono detti hare ("soleggiato" o semplicemente "buono").

Purificazione
Concetto di impurezza
Secondo lo Shintoismo non c'è niente di peccaminoso di per se, piuttosto
certi atti creano un'impurezza rituale che una persona dovrebbe voler
evitare semplicemente per ottenere pace mentale e buona fortuna, non
perché l'impurezza sia sbagliata in se stessa. Il male e gli atti
sbagliati sono chiamati kegare (letteralmente "sporcizia"), e la nozione
opposta è kiyome (letteralmente "purezza"). L'uccisione di un essere
vivente, considerata come atto impuro, dovrebbe essere fatta con
gratitudine e con riverenza nei confronti dell'animale e ridotta al
minimo, praticata solo quando altamente necessario.
Fonte per le abluzioni al tempio di Itsukushima.I giapponesi moderni
continuano a enfatizzare grandemente l'importanza dell'aisatsu,
l'insieme di frasi e saluti rituali. Prima di mangiare, molti giapponesi
dicono itadakimasu ("ricevo umilmente [questo cibo]"), in modo da
prestare un appropriato rispetto per chi ha preparato ed in generale per
tutti quegli esseri viventi che hanno perso la loro vita per permettere
quel pasto. La mancanza nel mostrare rispetto può essere considerata
come un segno di orgoglio ed un'assenza di preoccupazione per gli altri.
Questa attitudine è evitata, perché si pensa che possa causare problemi
per tutti. Chi fallisce nel tenere in giusto conto i sentimenti delle
altre persone e dei kami attrarrà su di sé la propria disgrazia. La
peggior espressione di questa attitudine è lo sfruttare la vita degli
altri per il guadagno o godimento personale. Si crede che le persone
uccise per mano altrui provino urami ("rancore") e diventino aragami,
spiriti potenti e malvagi che cercano vendetta. Per tutti questi motivi,
nelle moderne compagnie giapponesi, non viene intrapresa alcuna azione
prima che venga raggiunto un consenso e una consapevolezza unanime.
Riti purificatori
I riti di purificazione sono una parte vitale dello Shintoismo e sono
stati adottati anche nella vita moderna. Un rito di purificazione
personale è legato all'acqua, elemento purificatore per eccellenza:
consiste nel resistere sotto a una cascata o nell'eseguire delle
abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare, oppure semplicemente
mediante le apposite fonti dei templi, quest'ultima pratica è richiesta
quasi sempre prima dell'accesso al luogo sacro. Queste due forme di
purificazione sono spesso dette ? harai. Una terza forma di
purificazione è l'astensione da qualcosa, cioè un tabù (per esempio alle
donne non venne permesso di scalare il Monte Fuji fino al 1868). I tabù
sono pressoché scomparsi nello Shintoismo moderno. Tra le altre credenze
vi è quella di non pronunciare parole considerate di cattivo auspicio ai
matrimoni, come ad esempio la parola tagliare, o non partecipare ai
matrimoni se di recente si è persa una persona cara.
Nelle cerimonie di purificazione vengono generalmente utilizzati vari
elementi simbolici, tra i quali spiccano la già citata acqua, il sale e
la sabbia. Gli atti generali di pulizia sono chiamati misogi, mentre in
specifico, la purificazione personale all'ingresso dei templi, che
consiste nel lavarsi mani e bocca, è chiamata temizu o anche imi. Un
rituale misogi ancora oggi molto praticato è quello che consiste nel
gettare acqua nei dintorni della propria casa, per ottenerne la purezza.
I riti di purificazione sono sempre il primo atto di una qualsiasi
cerimonia religiosa, e vengono praticate anche per benedire avvenimenti
importanti. Per esempio i nuovi edifici costruiti in Giappone vengono
spesso benedetti da un sacerdote shintoista, come vengono benedetti
anche i nuovi aerei o le nuove automobili. Questo tipo di rituale
purificatorio è chiamato jichinsai. Addirittura un rito di questo tipo
venne tenuto nel 1969 per benedire la missione sulla Luna dell'Apollo
11.
Il sale è, dopo l'acqua, l'altro elemento importante nei rituali di
purificazione. Le cerimonie legate al sale vengono genericamente
chiamate shubatsu. Vi sono varie cerimonie in cui il sale viene sparso
in un determinato luogo per eliminare le impurità, chiamate maki shio
(letteralmente "sale sparso"). Di solito all'ingresso delle case vengono
posti dei contenitori di sale, chiamati mori shio, che si crede abbiano
l'effetto di purificare chiunque entri nell'abitazione. Il maki shio è
praticato nelle case, e anche, alternativamente o insieme all'acqua,
prima della costruzione di un edificio. Il sale viene offerto
simbolicamente anche alle divinità, ponendolo sugli altarini domestici
kamidana (vedere la sezione sul culto domestico).

Venerazione
Piccolo altare. Da notare lo specchio, rappresentazione dei kami.
Un esempio di kamidana, altarino domestico. «Una preghiera sincera
giunge al cielo. Una preghiera sincera realizzerà sicuramente la divina
presenza.»
«Il primo e più sicuro passo per entrare in comunione con il divino è la
sincerità. Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire
la divina presenza.»
La venerazione, nello Shintoismo, ha una valenza molto profonda ed è
considerata un atto puro e sincero. Il rito shintoista tende ad
soddisfare i sensi dell'uomo e ad armonizzare e pacificare la mente. Ciò
è favorito dalla forte estetica del rito stesso, caratterizzata da
immagini, suoni e profumi. Le cerimonie sono dunque innanzitutto volte a
manifestare riverenza e ammirazione nei confronti della grandezza
infinita dei kami, ma anche, e non da meno, lo scopo delle cerimonie è
quello di rendere l'uomo cosciente della verità che lo circonda,
facendone scaturire pace e armonia.
Culto templare
Nello Shintoismo moderno il cuore del culto è sicuramente il tempio (jinja),
in cui si celebrano numerose cerimonie e pratiche. Non c'è un giorno
preciso della settimana in cui si svolgono le cerimonie, i templi sono
infatti costantemente aperti e disponibili per i fedeli, che possono
recarvisi per pregare gli dèi e fare offerte in qualsiasi momento
desiderino. Gli spazi sacri tendono ad essere particolarmente affollati
soprattutto nei giorni in cui cadono i matsuri, ovvero i festival
nazionali. Il tipo di preghiera con cui il fedele cerca un contatto con
i kami non segue regole specifiche, ognuno può infatti avere un
approccio totalmente personale alla venerazione. Generalmente, nei
giorni non festivi, ci si reca al tempio chiedendo agli dèi protezione
costante sulla famiglia, fortuna per superare esami scolastici, e
ovviamente molto altro.
La venerazione corrisponde sempre ad un contatto con il mondo naturale,
che rende i templi oasi di pace all'interno delle caotiche città. Il
culto templare sottolinea l'appartenenza dell'uomo all'universo di cui è
parte. I riti aiutano il fedele a comprendere la via che deve
intraprendere nella vita, gli offrono forza e sostegno per superare le
difficoltà e supportano la sua visione spirituale del mondo, tra
sacralità e purezza. L'estetica del tempio, sostanzialmente, è un
elemento fondamentale per la preghiera e la venerazione, è un tutt'uno
con esse. il tempio è infatti considerato un edificio mistico, un luogo
in cui è possibile trovare un contatto e respirare la sacralità del
mondo, che il luogo sacro in un certo senso canalizza.
I rituali collettivi sono organizzati dai sacerdoti. Questi rituali sono
molto precisi e dettagliati, rappresentano infatti l'equilibrio del
mondo, e con un tale significato vanno rispettati nella loro interezza.
Il modello rituale divenne comune a tutti i templi nel corso del XIX
secolo. Oggi, la Jinja Honcho, nella sua costante opera di
modernizzazione dello Shintoismo, sta introducendo nuovi modelli
rituali, più adatti all'era moderna.

Culto domestico
La venerazione non deve essere un atto esclusivamente pubblico, è
infatti spesso praticata anche tra le mura domestiche. É comune
allestire degli altarini, chiamati kamidana (letteralmente "mensola dei
kami"), su cui comunemente viene posizionato uno specchio, l'oggetto che
meglio consente di dare una rappresentazione dei kami. É possibile
inoltre aggiungervi oggetti sacri come ad esempio amuleti, acquistabili
presso i templi. L'altare è utilizzato per offrire preghiere e incenso
alle divinità, oltre ad una serie di elementi tradizionali tra cui: il
sale, l'acqua e il riso.
Luoghi naturali
In alternativa a templi ed altari domestici, un luogo considerato sacro,
a volte addirittura di più degli edifici costruiti dall'uomo, è la
natura stessa. Montagne, laghi, isole, scogliere, spiagge, foreste,
prati; in quanto questi ambienti incontaminati sono la massima
espressione del divino, rappresentano una delle vie per giungere alla
contemplazione del sacro e alla percezione della dimensione divina
dell'universo.
Offerta
Un'offerta, nello Shintoismo, è un rituale simbolico che consente di
donare qualcosa agli dèi, mettendosi in contatto con loro. Ci sono vari
tipi di offerta, anche se i più comuni sono gli ema e gli origami.
Gli ema (??, ema?) sono generalmente atti di donazione da parte dei
fedeli ai templi. In epoca medievale i ricchi potevano donare dei
cavalli ad un tempio, specialmente quando richiedevano l'aiuto della
divinità (ad esempio per vincere in battaglia). Per favori di entità
minori divenne costume donare la pittura di un cavallo in forma
simbolica, e questi ema sono popolari anche oggigiorno. Il fedele può
acquistare al tempio una tavoletta di legno con sopra l'immagine di un
cavallo, o di altri elementi (simboli dello zodiaco cinese, persone o
oggetti associati al tempio, e altro), vi scrive sopra un desiderio o
una preghiera e l'appende ad una bacheca nel tempio. In alcuni casi se
il desiderio si avvera o la preghiera viene soddisfatta ne appende un
altro come ringraziamento. In molti templi è consueto anche offrire
origami.
Concezione di divinità
Lo Shintoismo è una religione cosmica. Con questa definizione si intende
affermare che si tratta di una religione che vede tutto il cosmo, ovvero
tutto ciò che esiste, come pura manifestazione del divino, è dunque una
religione dai caratteri panteistici. Nella religione shintoista ogni
cosa è sacra poiché la materia stessa che costituisce tutte le cose che
esistono ha un fondamento divino. In primo luogo dunque la principale
forma di entità divina è l'esistenza stessa, la natura, qualunque essa
sia. Procedendo su questo piano, e affermando le forti basi animistiche
su cui si basa, si può dire che lo Shintoismo insegna che ogni cosa è
detentrice di una forza divina, una divinità, uno spirito che la
presiede e ne forgia l'esistenza.
Energia cosmica
Nella cosmologia shintoista tutto l'esistente è pervaso da un'energia
primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue
manifestazioni, è il Musubi. Questa forza mistica è paragonabile al Tao
del Taoismo, un'energia cosmica che dà origine al tutto e causa
l'evoluzione del tutto, attraverso l'eterno ciclo dell'esistenza. Esso è
il legame intimo che c'è tra tutte le cose, l'elemento comune a tutto
ciò che fa parte del cosmo. Il Matsubi è inoltre la forza armonica e
universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo
spirituale degli dèi, i kami.
Il Tomoe, simbolo della trinità shintoista.Come la maggior parte delle
tradizioni orientali, anche lo Shintoismo è una religione ciclica. Nello
Shintoismo l'esistenza, in tutte le sue forme, si origina innanzitutto
dall'esprimersi del principio cosmico in una dualità, due forze
polarmente opposte, il principio positivo Yo e il principio negativo In,
corrispondente al rapporto di Yin e Yang della cosmologia taoista.
Dall'avvicendarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce
tutta l'esistenza, sia essa fisica e materiale sia spirituale. I kami,
come gli uomini, hanno origine dallo scontro eterno tra queste due
polarità.
Nella versione mitologica della cosmologia, le due divinità primordiali
Izanami e Izanagi, corrispondono ai due principi In e Yo.
Trinità shintoista
Parlando di trinità shintoista una cosa assolutamente erronea è pensare
ad un concetto trinitario analogo a quello del Cristianesimo. Si può
dire che la trinità shintoista non sia altro che il frutto del rapporto
cosmico tra i due poli primordiali dell'energia. Di questa triade fanno
parte i suddetti In e Yo (i due poli), corrispondenti ai principi
taoisti Yin e Yang, e una terza parte, chiamata in cinese Yuan. Questa
terza parte rappresenta ciò che nasce dall'interazione dei due principi
primordiali, simboleggia i fenomeni e le manifestazioni prodotti
dall'eterna interdipendenza di essi. Rappresenta, più sinteticamente, la
terza fase della cosmologia shintoista, seguente a quella della
bipolarità, ovvero la manifestazione dell'energia cosmica. Questa
manifestazione finale che scaturisce dall'interazione eterna delle due
forze primordiali è la natura dell'universo, la sua esistenza stessa, la
sua vita, il suo continuo progredire in cicli eterni, nonché la sua
molteplicità, sia essa spirituale, manifesta attraverso gli dèi del
cosmo, i kami, sia essa fisica, ossia corrispondente al livello
esistenziale umano.
Misticismo della natura
Uno scrittore nato in Galles, trasferitosi poi sulle alture di Kurohime
in Giappone, scrisse di un'esperienza in Africa, quando fu condotto da
un cacciatore locale in un luogo considerato sacro dai Pigmei, nella
foresta pluviale dello Zaire. L'episodio è il seguente:
«Lì trovammo una caverna, circondata da alti alberi. Si poteva udire
solo il canto degli uccelli, il muoversi delle scimmie tra le fronde
degli alberi e lo scrosciare di una cascata. Era un luogo meraviglioso.
Il basso cacciatore dalla pelle bruna che ci aveva guidato in quel posto
indossava solo un gonnellino a cinta, un arco e delle frecce avvelenate.
Strappò un fiore e se lo mise tra i capelli. Qualcuno chiese: "Come fai
a sapere che il divino è qui? Puoi vedere qualcosa di divino?" Pensai
che non avesse senso fare una domanda simile, ma il cacciatore rispose
con un sorriso: "Non posso vederli, ma so che gli esseri divini sono
intorno a noi".»
Questa citazione è una vivida rappresentazione dell'essenza della fede
shintoista, ovvero un grande amore e riverenza per la natura, in tutte
le sue possibili manifestazioni. Lo Shintoismo infatti colloca la natura
in una particolare luce, ogni cosa è di per se sacra, ogni essere
vivente e ogni roccia nell'universo. La natura è considerata sacra in
quanto manifestazione della forza dei kami e dimora eterna di essi
stessi. Nella visione shintoista valli, montagne, abissi, foreste,
fiumi, persino le città e le foreste artificiali ripiantate dall'uomo
sono delle manifestazioni dell'essenza divina dell'universo, in quanto
la materia stessa di cui ogni cosa è costituita ha una base, un
fondamento divino.
Un'oasi naturale a Tokyo.È per questo motivo che nello Shintoismo spicca
l'importanza assoluta della natura, che ha portato all'usanza di
costruire templi soprattutto nel cuore di boschi e zone di pace e
silenzio meditativo. Un filosofo spagnolo scrisse:
«Lo spettacolo più stupefacente di tutte le meraviglie del Giappone è la
spontaneità e la dimensione naturale della sua religione, caratterizzata
dai templi immersi nel verde, quasi ad indicare che il luogo migliore
nel quale andare a cercare il divino, non è altro che il mondo intorno a
noi.»
Un contesto religioso di questo genere risulta incredibilmente adatto
alla mentalità moderna dell'uomo. Mentre infatti si tende sempre di più
a diffidare dal trascendente, cresce un tipo di teologia che vede come
divina la materia stessa che costituisce tutte le cose, in quanto
generata dalle grandi energie divine che pervadono tutto l'universo. É
in questo modo che lo Shintoismo sopravvive in un Paese costellato da
tecnologie avanzatissime tra cui i robot, sempre più diffusi. In una
visione del mondo in cui ogni cosa che esista si ritiene abbia uno
spirito, infatti, anche un robot deve conseguentemente averne uno.
Questo spirito non è da intendere nel senso cristiano del termine,
poiché questa essenza divina di un robot non è altro che parte della
matrice divina che genera tutte le manifestazioni dell'universo. Detto
più semplicemente, lo spirito del robot è contenuto nella materia stessa
di cui il robot è costituito, poiché la materia stessa è generata dal
divino.
La scienza moderna è arrivata a scoprire che gli atomi sono costituiti
da ulteriori particelle subatomiche, queste particelle subatomiche
generano attività muovendosi da una polarità positiva ad una negativa,
corrispondenti alle due polarità che danno origine a tutte le
manifestazioni dell'universo nelle filosofie legate al concetto di Yin e
Yang.
Kami
Concetto base
La dea Amaterasu. «Tutto ciò che che c'è di maestoso e solenne, che
possiede le qualità dell'eccellenza e della virtù ed ispira un
sentimento di meraviglia, è considerato kami»
(Motoori Norinaga)
I kami, termine tradotto in genere con "dèi", "divinità", sono le entità
spiritiche che popolano tutto l'universo, sono gli spiriti della natura,
e si esprimono attraverso essa. Per il fedele shintoista una cascata, la
Luna o semplicemente una roccia, possono essere considerati come
espressione dei kami ed elementi mistici in grado di porre in contatto
con la sfera divina. Anche semplici forze, ovvero i cicli che regolano
l'universo, come la fertilità o la crescita, possono essere visti come
manifestazione delle impercettibili forze divine che popolano la natura.
I kami sono stati definiti anche con il termine li, ovvero "intelligenze
innate", oppure "principi". Questa miriade di definizioni sta ad
indicare la complessità nel dare una spiegazione al concetto stesso di
divinità shintoiste. Spesso è utilizzato anche il termine cinese shen
("esseri di luce", "divinità"), forma più originale di shin, la radice
della parola Shinto (etimologia completa spiegata nell'introduzione).
I kami non sono dunque divinità trascendenti; sebbene siano impalpabili,
popolano lo stesso universo in cui si trova l'uomo, si trovano solo ad
un livello esistenziale superiore. Nel tempo l'immagine dei kami è
andata a caratterizzarsi, tanto che è comune trovarli rappresentati in
forma antropomorfa, e circondati da ampi corollari mitologici; tuttavia
il messaggio essenziale è rimasto invariato, le raffigurazioni sono solo
delle maschere, volte a rendere concepibili all'uomo concetti così
complessi. É molto frequente, infatti, in particolare nello Shintoismo
moderno, l'utilizzo di uno specchio per rappresentare le divinità.
Questa è la migliore raffigurazione che possa far comprendere all'uomo
moderno un concetto così profondo. Lo specchio sta infatti ad indicare
che ogni cosa riflessa da esso è incarnazione e manifestazione degli
dèi. In alternativa, come raffigurazione, vengono anche utilizzate
composizioni geometriche di carta o di stoffa.
I kami sono collettivamente chiamati Yaoyorozu no Kami (?????, Yaoyorozu
no Kami? letteralmente "otto milioni di kami"). Il nome arcano Yaoyorozu
("otto milioni") non è il numero esatto, ma piuttosto un modo simbolico
di indicare l'infinito in un'epoca in cui questo concetto non esisteva.
Il kami più importante, e certamente il più invocato e venerato è la dea
del Sole Amaterasu. Il tempio principale a lei dedicato è situato a Ise
e ad esso sono affiliati numerosi templi minori.
Kami particolari
Esempio di statue dosojin.
Bambole-amuleto raffiguranti dosojin.Nella classificazione kami possono
essere inclusi anche altri tipi di spiriti, ed entità:
Dosojin: i dosojin o sai no kami o ancora dorokujin, sono le divinità
delle strade e dei sentieri, ovviamente più in senso metaforico che in
senso lato, quindi strade è da intendere anche come i sentieri della
vita, le direzioni e le scelte che la caratterizzano. I luoghi in cui si
dice siano soliti manifestarsi sono contrassegnati da pietre o sculture,
poste ai lati delle strade, oppure agli incroci o in prossimità dei
ponti. In qualità di divinità patrone dei confini, i dosojin si dice
proteggano dagli spiriti maligni e da catastrofi o incidenti stradali.
Le pietre di segnalazione dai luoghi in cui presenziano rappresentano
solitamente piccoli esseri antropomorfi, o in alternativa possono essere
semplici pietre con inscrizioni. In alcuni paesi si ritiene che i
dosojin siano manifestazioni del kami della fertilità, in altri casi del
kami patrono dei bambini. I popolari festival del fuoco del Giappone,
che si tengono il 15 gennaio di ogni anno, sono conosciuti con il nome
di festival dei dosojin. L'usanza prevede che in questa giornata vengano
bruciati tutti gli ornamenti, i talismani e altre decorazioni utilizzate
nei templi durante la festa del Nuovo Anno. Le decorazioni, solitamente
di bambù e carta, vengono gettate nel fuoco per propiziare salute e
ricchezza per l'anno appena iniziato. Questa tradizione legata al fuoco
ha molti nomi, tra cui Sai no Kami, Sagicho e Dondo Yaki. La tradizione
vuole che dal crepitio delle fiamme si riesca ad interpretare se l'anno
sarà ricco e prospero. L'origine delle pietre dosojin si è persa nelle
nebbie del tempo. Tradizioni simili si possono comunque riscontrare nel
mondo buddhista (nello stesso Giappone i dosojin in stile buddhista sono
detti jizo), la tradizione stessa delle pietre di segnalazione di
spiriti nei pressi delle strade è rintracciabile ad esempio in India,
dove il Buddhismo nacque all'incirca nel 500 avanti Cristo. Il Buddhismo
fu introdotto in Giappone solo nel VI secolo dopo Cristo, e con esso
probabilmente la tradizione dei dosojin.
Ujigami: gli ujigami (?? , letteralmente "kami con un nome") sono kami
particolari, che si ritiene siano protettori di una specifica località o
un singolo paese e in molti casi si tratta degli spiriti dei fondatori
del paese stesso. I membri della comunità che venera un ujigami sono
solitamente chiamati ujiko (anche se questo nome spesso sta ad indicare
il gruppo di persone addette alla manutenzione dei templi di provincia).
Queste caratteristiche rendono il culto degli ujigami molto simile a
quello dei santi cristiani.
Mizuko: i bambini che muoiono in età infantile senza essere stati
aggiunti alle liste di un tempio (vedi la sezione culto templare),
divengono mizuko (letteralmente "bambino d'acqua") e si ritiene che
causino problemi e pestilenze. I mizuko vengono spesso adorati in templi
specifici con lo scopo di placare la loro rabbia e tristezza. Questi
templi sono diventati più popolari nel Giappone moderno con l'aumento
degli aborti.
Spiriti ancestrali: lo Shintoismo insegna che ogni essere vivente
possiede una propria anima, chiamata reikon che, con la morte assume uno
status simile a quello dei kami. Coloro che muoiono senza problemi e in
felicità divengono spiriti ancestrali, festeggiati nel giorno di Obon.
Essi possono essere pertanto venerati come tenjin ("spiriti celesti"), e
può essere loro richiesta protezione sulla famiglia e sulle vicende ed
attività familiari; un'usanza molto simile, dunque, a quella di molte
altre grandi religioni. Per persone molto eminenti e sagge può essere
edificato anche un tempio, pratica comune se il defunto era
particolarmente popolare.
Yurei: gli yurei sono i fantasmi. Mentre le anime felici diventano
spiriti ancestrali, chi muore infelice o di morte violenta si sostiene
divenga un fantasma, uno degli stati spirituali più vicini a quello
umano sia per lo Shintoismo che per il Buddhismo. Il termine yurei
significa letteralmente "fantasmi tormentati", perché questi spiriti
tenderebbero a causare problemi.
Spiriti zoomorfi: la maggior parte dei templi shintoisti, presenta ai
lati dell'ingresso due statue raffiguranti creature dall'aspetto di
cani-leoni, sono i cosiddetti komainu, raffiguranti gli spiriti
guardiani del tempio che tengono lontane le entità maligne. I templi
dedicati ad Inari fanno eccezione, sono infatti tipicamente guardianati
da volpi chiamate tanuki (non vanno confuse con le kitsune), termine che
effettivamente significa proprio "volpe", e uccelli antropomorfi
chiamati tengu. Ovviamente nel tempo sono nate molte varianti, si
possono trovare ad esempio anche spiriti dall'aspetto di scimmie. Ad
ogni modo tutti questi spiriti sono collettivamente chiamati Henge, che
significa "muta-forma", poiché si crede che possano assumere sembianze
umane. La tradizione di questi spiriti guardiani è rintracciabile anche
nelle tradizioni buddhiste e taoiste. Vi sono centinaia di leggende che
narrano di incontri tra umani e queste creature magiche, considerate a
volte benefiche e a volte malefiche. Fanno parte di questa categoria
anche i due kami zoomorfi più comuni, il kappa e il drago.
Forze della natura: anche alcune forze ed elementi della natura, sono
considerate manifestazioni della matrice divina di tutto l'universo.
Queste forze possono includere quelle rappresentate dai vulcani, come ad
esempio il Monte Fuji, caratterizzato dalla sua dea protettrice. Oltre
ad essi ogni luogo particolare, come ad esempio una scogliera, una
cascata, un lago, vengono visti dai fedeli shintoisti come luoghi di
intenso potere spirituale.
Oni, demoni maligni.
Altra raffigurazione di dosojin.Yokai: il termine è solitamente tradotto
con demoni. É una categoria non molto definita, che a volte può
sconfinare nelle altre. Generalmente si tratta di esseri che abitano una
dimensione molto vicina a quella umana. Si dice che la maggior parte di
essi eviti l'incontro con gli uomini, anche se esistono eccezioni. Gli
yokai sono generalmente associati al fuoco e all'estate, poiché
verrebbero attirati dal calore. Sono rappresentati, di solito, con
aspetto grottesco e terrificante.
Un komainu.Inutile non dire che la credenza in queste manifestazioni
spirituali abbia fortemente influenzato la moderna industria degli
Anime, i cartoni animati giapponesi. In essi si possono riscontrare
centinaia di personaggi e spiriti ostensivamente ispirati ai kami e agli
spiritelli della religione shintoista.
La questione dell'imperatore
Va detto sin dal principio che la venerazione dell'imperatore non era
prevista nello Shintoismo precedente alla Restaurazione Meiji (o
comunque era molto meno enfatizzata), ma introdotto da quest'ultima per
rafforzare il potere imperiale. Il culto dell'imperatore è crollato
insieme al crollo dello Shintoismo di Stato con la fine della seconda
guerra mondiale.
Il Tenno (imperatore) venne considerato essere il discendente di
Amaterasu e padre di tutti i Giapponesi ed era pertanto un kami sulla
Terra (un ikigami o "kami vivente"). Con la Restaurazione Meiji il culto
venne reso popolare, ma precedentemente i governatori militari (Shogun)
erano riusciti più volte ad usurpare il potere, nonostante l'imperatore
venisse sempre visto come il vero governatore del Giappone anche nei
periodi in cui la carica fu solo simbolica. Sebbene Hiroito rinunciò al
suo status divino nel 1946, sotto pressioni americane (Ningen sengen),
la famiglia imperiale rimase profondamente coinvolta nei rituali
shintoisti che unificano simbolicamente la nazione giapponese
(Shintoismo imperiale). Questa dichiarazione, pur essendo stata emanata
per ragioni politiche, è religiosamente parlando priva di significato ed
indicò soltanto la fine dell'imposizione dello Shintoismo di Stato.
Simbologia
Torii
Il torii è per antonomasia il simbolo universalmente riconosciuto dello
Shintoismo. Rappresenta i portali che danno accesso ai templi o ad una
qualsiasi zona naturale considerata sacra. Il torii è un simbolo di
misticismo. Esso rappresenta l'eterna interazione, poiché
immedesimazione, del mondo umano con il mondo divino. Attraversare un
torii significa rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo
la partecipazione alla vita, all'universo intero e alla propria
esistenza soggettiva.
Il torii.L'origine di questo simbolo è pressoché sconosciuta, alcuni la
ricollegano al mito in cui Amaterasu si nascose in una caverna per
sfuggire a Susanoo, altri ne vedono l'origine analizzando l'etimologia
della parola. Torii è infatti composto da tori, che significa uccello
con l'aggiunta di una i finale. Secondo questa spiegazione i primi torii
erano volti ad ospitare gli uccelli, considerati particolarmente
importanti dalla religione shintoista poiché simboleggianti il contatto
tra la Terra e il cielo, metafore rispettivamente del mondo umano e di
quello divino.
Il Tomoe.
Tomoe
Il Tomoe, detto anche Yin-Yang-Yuan o Triplo Taijitu, è il simbolo della
triplicità dell'energia cosmica shintoista (vedi il paragrafo sulla
trinità shintoista). Due delle tre parti rappresentano i due principi
polari, Yin e Yang, la terza parte rappresenta l'universo, ovvero tutte
le manifestazioni che scaturiscono dai due principi primordiali.
Esistono molte varianti del Tomoe, data la grande diffusione che ha
avuto il simbolo, che oltre a caratterizzare lo Shintoismo è entrato a
far parte anche della simbologia buddhista. La versione più diffusa è
quella prettamente tripolare (Mitsu Tomoe), in linea alla cosmologia
shintoista. Si definisce tuttavia Tomoe, anche il simbolo tipicamente in
stile giapponese ma bipolare, assimilabile quindi al Taijitu taoista.
L'aspetto di quest'ultimo ha fortemente influenzato lo stile della
versione cinese del Tomoe (Yin-Yang-Yuan).
Corda sacra
La corda sacra, in giapponese detta shimenawa, a volte abbreviato in
shime, è una composizione che appare molto spesso nei templi shintoisti
e nei luoghi sacri. Ad esempio viene frequentemente appesa all'asta
orizzontale dei torii per incrementarne il significato sacro, oppure la
si può trovare legata al tronco di un albero, o attorno ad una roccia,
poiché considerati espressione delle potenze spirituali.
Lo shimenawa consiste in una treccia di paglia di riso, alla quale
vengono appese strisce di carta, i cosiddetti gohei, che come già detto
precedentemente sono, dopo lo specchio, l'elemento più utilizzato per
raffigurare le divinità. La parola shimenawa è composta da tre kanji di
cui l'ultimo è nawa (che letteralmente vuol dire "corda"), mentre gli
altri due corrispondono approssimativamente ai termini "scrosciare" (sosogu)
e "serie", "gruppo", "raccolta" (ren). La parola shimekazari indica
invece l'insieme di decorazioni realizzato con più shimenawa (kazari
significa appunto decorazione).
Gatto della fortuna
«Nel Diciassettesimo secolo, in un tempio di Tokyo, viveva un monaco
poverissimo, costretto a dividere il suo cibo con un gatto Tama. Un
giorno, durante una tempesta, un ricco signore si fermò sotto un albero
del tempio per ripararsi dalla pioggia. Mentre aspettava la fine della
tempesta, vide un gatto, che con la zampa, lo invitava a seguirlo verso
il tempio. L'uomo si alzò per seguire il gatto e proprio in quel momento
un fulmine colpì la pianta. Da quel giorno l'uomo divenne amico del
monaco e del gatto, che non dovettero più vivere in povertà. Quando il
gatto Tama morì fu seppellito nel tempio di Goutokuji.»
Questa è sicuramente la più popolare delle leggende che avvolgono la
figura del Maneki Neko, il gatto della fortuna. In ognuna di queste
leggende ci sono comunque dettagli similari, in particolare il
salvataggio di qualcuno da parte di questo gatto. Da leggenda popolare
il Maneki Neko è ben presto diventato uno dei simboli più popolari del
Giappone, e seppur di origine buddhista, le sue raffigurazioni sono
usate come amuleto anche nella religione shintoista. È molto frequente,
in Giappone, imbattersi in queste raffigurazioni feliniformi in
qualsiasi tipo di ambiente, case, ristoranti, alberghi, centri
commerciali.
Amuleto Maneki Neko.Si crede che questo amuleto abbia poteri mistici e
capacità di protezione nei confronti dell'ambiente in cui si trova,
portando salute, fortuna e denaro. La figura del Maneki Neko risalirebbe
al XIV o XVII secolo, e avrebbe avuto origine ad Osaka, anche se
tradizioni precedenti potrebbero risalire addirittura a millenni fa,
quando i primi gatti furono importati in Giappone attraverso la Cina dai
coltivatori di bachi da seta.
Data l'antica origine della credenza nel Maneki Neko, ne esistono
migliaia di tipologie diverse, modellate nelle forme più originali ed
utilizzando i materiali più vari; solo l'impostazione è sempre la
stessa: un gatto seduto con una campanella allacciata al collo e una
zampa sollevata in segno di saluto. Interessante è la posizione delle
zampe, infatti sebbene le rappresentazioni con la zampa sinistra
sollevata siano più comuni di quelle con la zampa destra alzata, la
ragione esatta della differenza non è chiara. Alcuni ritengono che la
zampa sinistra sollevata significhi denaro e fortuna, mentre la destra
significhi salute. Altri sostengono che la sinistra propizi gli affari e
la destra la famiglia.
Il gatto è anche rappresentato in una vasta gamma di colori, ognuno dei
quali ha un suo significato. Quello più comune è il bianco, che
significa già di per sé buona fortuna. Il business di questi amuleti ha
une forte importanza nel Giappone moderno, ed esistono laboratori di
artisti specializzati nella produzione delle statuette.
Templi
Tempio moderno ad Osaka.La pratica della costruzione di templi
shintoisti, in giapponese jinja o jingu, ebbe origine con l'introduzione
del Buddhismo, probabilmente ad imitazione dei templi di quest'ultima
tradizione. Il rito shintoista infatti, in origine, veniva praticato
all'aperto, di solito con piccoli reliquiari mobili o in aree chiamate
miya. Ovviamente era possibile trovare eccezioni, templi fissi, i primi
dei quali sono identificabili come la forma primordiale di architettura
shintoista.
Stili
Il tempio si è poi adattato a differenti stili architettonici, oltre a
quello buddhista assorbì anche caratteristiche degli stili taoista e
confuciano. Oggi si possono trovare templi manifesto di ognuno di questa
miriade di stili, da quello utilizzato nella maggior parte dei templi,
allo stile del tempio di Ise caratterizzato dai tetti in paglia, allo
stile moderno. Nell'apparente caos stilistico lo Shintoismo mantenne le
sue regole di costruzione più originali, in particolare i materiali
utilizzati, la disposizione dei locali del tempio e gli ornamenti
simbolici. Caratteristica comune a tutti i templi tradizionali è
l'utilizzo di materiali da costruzione naturali, il legno in primis,
sebbene con l'importazione degli stili architettonici cinesi si ebbe una
discreta diffusione dell'utilizzo della pietra, oltre all'introduzione
della pittura e della scultura. Il Buddhismo oltre all'architettura
influenzò anche i rituali shintoisti e le raffigurazioni divine, infatti
in epoca medievale avvenne un esplosione di raffigurazioni shintoiste
con marcati caratteri buddhisti.
Oggi sebbene la maggior parte dei nuovi templi tenda a rispettare gli
stili tradizionali, altrettanto spesso si tende a sviare, sperimentando
e proponendo nuovi stili architettonici, con la costruzione di templi
decisamente futuristici, caratterizzati dall'utilizzo di materiali come
l'acciaio, il cemento e il vetro.
Locali
Tempio tradizionale.Il tempio shintoista ha una struttura ben precisa. È
sempre suddiviso in una serie di locali caratterizzati ognuno da una
specifica funzione:
Honden: il sancta sanctorum, è la zone più esclusiva del complesso
templare, si tratta infatti del locale più sacro, che ospita la
raffigurazione della divinità. Spesso questa zona è chiusa al pubblico e
solo i preti possono averne accesso, per compiere i riti di
purificazione.
Haiden: la "sala della preghiera o "oratorio" è la zona in cui i fedeli
possono recarsi a pregare e dove si tengono alcune cerimonie. É
completata solitamente da panche e sedie, come in un tempio cristiano.
Non è tuttavia la sola zona in cui si prega, infatti in templi speciali
come quello di Ise, sia preti che laici offrono le loro preghiere
sedendosi all'esterno, nei giardini del tempio.
Heiden: è la "sala delle offerte". Non è presente in tutti i templi in
quanto ognuno di essi tramanda propri riti per celebrare le offerte.
Queste offerte sono simboleggiate da vivande, che possono essere
disposte su tavoli, appese, sparse nei boschi o nell'acqua. In alcuni
templi le offerte vengono accumulate negli heiden.
Chokushiden: si tratta di una sala speciale dove si tiene la cosiddetta
"comunione dei cibi", in giapponese ainame, durante la quale i fedeli
mangiano le offerte stesse fatte alle divinità. Questo rituale
simboleggia l'unione mistica tra l'uomo e il kami, permessa dal cibo,
che viene assunto simbolicamente da entrambi.
Altre sale: il tempio ospita spesso anche sale utilizzate per le
pratiche rituali legate alla musica e alla danza. Furono introdotte nel
periodo medievale. Sono solitamente due, collocate simmetricamente a
destra e a sinistra della sala principale. Musica e danza sono
considerati importanti, poiché si dice favoriscano l'armonia tra l'uomo
e i kami.
Area d'ingresso
L'area d'ingresso di un tempio shintoista è nella quasi totalità dei
casi contrassegnata dalla presenza di un torii. Il nome (che
letteralmente significa "dove risiedono gli uccelli") indica il classico
portale mistico che segnala l'entrata nell'area sacra, che oltre ad un
tempio può essere una qualsiasi zona naturale caratterizzata da una
forte bellezza e singolarità. Un torii è costituito da due pilastri
verticali che ne sostengono due orizzontali, e completato da una
tavoletta centrale, tra le due aste orizzontali, che solitamente riporta
il nome del tempio, dell'area sacra o una frase particolarmente
significativa. L'origine di questa struttura è pressoché sconosciuta e
si perde nella leggenda (vedi il paragrafo nel capitolo sulla simbologia
per approfondire).
Torii del tempio di Itsukushima.Si tratta di un simbolo molto semplice,
ma dai significati estremamente profondi, esso simboleggia
principalmente il cancello che separa il mondo fisico dal mondo
spirituale. Il torii è tradizionalmente costruito in legno e dipinto di
colore rosso vermiglio. Ovviamente con il tempo, e in particolare nella
modernità si sono presentate numerose varianti, tra cui la pietra e
ancor più di recente il metallo.
Bosco sacro
Inizialmente i templi shintoisti venivano edificati in zone
incontaminate e isolate dai centri abitati. Sebbene con la grande
urbanizzazione del Giappone, oggi, i nuovi templi (in particolare quelli
piccoli) non abbiano più la caratteristica di essere immersi in boschi
verdeggianti, i luoghi di culto principali tendono invece a conservarla.
Questa tradizione va ricollegata senza dubbio alla sacralità della
natura e al posto prominente che essa deve mantenere nella vita umana,
per permettere all'uomo di rimanere sempre in equilibrio con il mondo. I
giardini circondanti i templi sono parte fondamentale della religione
shintoista, protettrice della natura in quanto divina. I boschi evocano
quel tipo di armonia con il mondo e con il divino che l'uomo
tecnologizzato tende sempre più a dimenticare. Subito dopo aver
attraversato la prima tappa rappresentata dal torii, nei grandi templi,
si accede immediatamente al bosco, attraversato di solito da un sentiero
chiamato sando.
Il sando, che attraversa la zona boschiva e conduce alla struttura
templare, è molto più di un semplice camminamento, rappresenta infatti
un cammino mistico. Riflette il sentiero che l'uomo deve compiere per
giungere alla comprensione del divino, ovvero intraprendere un passaggio
attraverso la natura, unico vero mezzo per conoscere quale sia il
mistero della vita. Il sando è un cammino rituale, che il fedele
intraprende per giungere alla purificazione e liberare la mente, in modo
da raggiungere la contemplazione e la venerazione dei kami con la
spontaneità più pura possibile. Ai lati del sando, che spesso può essere
anche una scalinata, sono poste di frequente statue di animali sacri, o
lanterne di pietra, che dividono il percorso in una serie di tappe. È
comune anche che il sando, in certi templi, attraversi un ponte,
chiamato shinkyo. La traversata del ponte—e quindi
dell'acqua—simboleggia la purificazione.
Ogni fenomeno naturale è espressione delle forze che governano
l'universo.Il Giappone è uno dei Paesi più industrializzati al mondo:
dire che il sessantasette per cento del suo territorio è ancora coperto
da foreste sembrerebbe un paradosso, eppure si tratta della realtà.
Probabilmente il Giappone, più che alla geografia territoriale e al
carattere montagnoso, deve proprio alle sue tradizioni e ai suoi valori
religiosi questo interessante ossimoro, un modello che di certo dovrebbe
essere preso maggiormente in considerazione.
Data la radicata credenza nella sacralità dell'universo i templi
rappresentano in un certo senso un microcosmo, una piccola riproduzione
degli elementi naturali nella loro essenza: il giardino rappresenta i
boschi e le foreste di tutto il mondo, la fonte per le abluzioni il
fiume, le pietre nei giardini rappresentano le montagne e infine gli
stagni, rappresentano i mari e i laghi.
Conversione
L'espressione conversione allo Shintoismo non è poi così appropriata,
difatti per diventare shintoisti non è necessaria nessuna conversione in
senso stretto, ovvero nessun rituale particolare o l'adesione a una
qualche comunità: questo perché lo Shintoismo non richiede nessuna
trasformazione, in quanto si è già predisposti ad abbracciare questa
religione, in quanto essa scaturisce dallo spirito profondo dell'uomo.
In qualità di religione cosiddetta naturale, lo Shintoismo insegna che
diventare shintoisti significa semplicemente credere nei suoi precetti,
con coerenza e sentimento. Credere nei suoi valori e metterli in
pratica, credere nei kami, gli spiriti della natura: queste sono le due
condizioni essenziali che fanno di un uomo uno shintoista.
Ponte sacro shinkyo.
Effetti culturali dello Shintoismo
Lo Shintoismo è stato definito «la religione della giapponesità» ed i
valori ed usi di questa religione sono inseparabili da quelli della
cultura giapponese precedente all'influsso delle idee cinesi che avvenne
alla metà del VI secolo. Molte famose pratiche giapponesi hanno radici
dirette o indirette nello Shintoismo. Per esempio alla base delle
tipiche arti giapponesi delle composizioni floreali ikebana,
dell'architettura tradizionale e dei giardini alla giapponese ci sono
chiaramente gli ideali shintoisti di armonia con la natura. Un
collegamento più esplicito allo Shintoismo è nel Sumo dove, anche nella
versione moderna, alcuni rituali shintoisti vengono eseguiti prima di un
incontro, come la purificazione dell'arena cospargendola di sale. È
tuttora consuetudine per molti giapponesi dire Itadakimasu ("ricevo
umilmente [questo cibo]") prima di mangiare e gran parte dell'enfasi
giapponese sulle forme corrette di saluto può essere considerata una
continuazione dell'antica credenza shintoista del kotodama (parole con
un effetto magico sul mondo). Molte pratiche culturali giapponesi, come
l'uso di bacchette di legno per mangiare o togliersi le scarpe prima di
entrare in un edificio possano aver avuto origine da credenze e pratiche
shintoiste.
Secondo alcuni, l'ideologia shintoista ha avuto un notevole impatto
sulle nuove generazioni occidentali attraverso i manga e i cartoni
giapponesi che ne sono fortemente permeati.


Dal nipponico "Shin-tô" (la "Via degli
Dei", secondo la pronuncia “on”, che si può pure pronunciare, alla
maniera "Kun", come "Kami no Michi") con l'aggiunta del suffisso "ismo".
Lo Shintô, che non riconosce un Dio supremo, è un culto politeistico
della natura e degli antenati. All'origine lo Scintoismo era aniconico,
non aveva cioè nessuna immagine degli Dei; solo a seguito della
commistione, nel Medioevo, di questa religione primitiva con il Buddismo
del Grande Veicolo, si cominciarono a vedere statuette, rappresentanti
le Divinità, disposte nei vari templi.
Lo Shintoismo ha formato il carattere e lo spirito del Giappone, è la
religione dei suoi miti e degli inizi della sua storia, lungo i secoli è
stata parte integrante in di tutti gli aspetti della vita sociale e
politica . Nello Scintoismos'incontrano un gran numero di divinità della
natura a cui si aggiungono, in epoca più tarda, le divinità terrestri,
locali e familiari. Si parla di un numero di divinità che va da 80 a 800
mila , da ciò deriva la definizione del Giappone Shinkoku che vuol dire
per l’appunto «paese degli dei». Soltanto nel VI secolo dell’Era
Cristiana, all'epoca nella quale il Giappone entra nella storia e si
inizia alla scrittura grazie alla sapiente Cina, faro culturale
dell’area Estremo Orientale (come la Grecia per la Nostra Civiltà)
l'antica “religio”, originaria del Giappone, ricevette la denominazione
cino-giapponese (“on”) di “Shin-tô”, che in giapponese puro (“kun”) si
diceva come innanzidetto “Kami no michi” (strada/Via degli Dei), per
distinguersi dal Buddismo che si chiamava “Butsu-do” (strada/Via di
Budda), introdotto per l’appunto all’epoca del 29°Imperatore, Kimmei
(540 – 571).
Essa ha unificato la cultura del popolo, sacralizzato tutti i suoi
regnanti, non solo quelli antichi ma anche gli ultimi, ha dato le
ideologie ai Kamikaze ed ha ispirato anche quel senso di estetica ed
amore alla bellezza che è la caratteristica dei giapponesi.. E' stato il
collante sia a livello religioso che sociale e di pensiero, quando la
cultura giapponese è entrata in contatto con la cultura cinese prima e
con quella occidentale poi. E' stato ancora lo Shintoismo ad infondere
al popolo giapponese quella forza morale che lo ha sostenuto dopo la
sconfitta dell'ultima guerra.
Le Fonti dello Scintoismo
I testi sacri dello scintoismo, raccolti e trascritti solo in epoca
buddista, sono tre raccolte mitologiche riunite sotto il titolo di
Sam-bu-han-sho (i tre libri principali):
il Ku-ji-ki (storia degli avvenimenti antichissimi fino al 620 a.C.),
il Ko-ji-ki (storia dell'antichità che va fino al 712 a.C.)
ed il Nihon-gi (annali giapponesi fino al 720 d.C.).
Redazione delle fonti dello Scintoismo
Periodo leggendario e protostorico:
costituzione delle leggende che formano la base dello Scintoismo
620 a.C.: Jimmu, primo Imperatore del Giappone (Mikado oppure Tennô,
“Signore del Cielo”): è un personaggio leggendario, considerato il
discendente di Amaterasu, Dea del Sole.
405 d.C.: Introduzione della scrittura cinese in Giappone.
552 d.D. : Introduzione del buddismo
673-686 : Regno del Mikado Temmu che decide di fissare le leggende dello
Scinto e le cronologie imperiali: le fa imparare a memoria ad un certo
Hieda-no-Are
711-712 : Redazione del Kujiki (raccolta di leggende e avvenimenti
antichissimi che risalgono sino a questa data)
713 : Redazione, su ordine dell'imperatrice Gemmyo, di una raccolta di
costumi delle province (il Fudoki)
720 : Redazione in cinese del Nihongi o più precisamente del Nihonshoki
(annuali ufficiali del Giappone), sotto la direzione del Principe Toneri.
907 : Redazione di Engishiki («Regolamentazione dell'era Engi»)
Nel Kojiki e nel Nihongi si racconta degli antichi miti scintoisti,
della creazione del mondo e degli uomini, dell'origine degli Dei.
Izanagi e Izanami.
Il culto dei defunti è una delle principali caratteristiche dello
Scintoismo. Il giapponese, costantemente assistito dai suoi antenati,
crede che i morti abbiano un'esistenza invisibile, in cui continuano a
vivere come spiriti buoni o spiriti maligni. Essi vivono in un paese
chiamato Yomi, che corrisponde all'antico Ade dei greci.
Per quanto riguarda le tombe, queste sono considerate vere e proprie
residenze dei morti, visitate dai parenti che comunicano all'antenato
defunto gli avvenimenti più importanti della famiglia.
Il fedele, nella sua attività di culto, considera gli esseri divini come
donatori di beni terreni; nelle preghiere si implorano prosperità, un
ricco raccolto, salute, abbondanza di prole, allontanamento della
sventura; il peccato e la colpa, il pentimento e la redenzione non sono
oggetto di preghiere.
Non esistono un premio o una punizione dopo la morte e quindi non
esistono il Paradiso o l'Inferno.
Le feste Scintô, dette Matsuri, che hanno una diversa durata, un mese,
tre giorni o un giorno, sono cerimonie di ringraziamento per i benefici
ricevuti dagli Dei o cerimonie di supplica per allontanare le sciagure.
Un posto di particolare rilievo rivestono le feste connesse con
l'adorazione religiosa della Famiglia Imperiale.
In occasione di queste feste è l'Imperatore in persona che officia il
Culto nell'«atrio sacro» del Palazzo Imperiale.
Esiste un ordine di rango anche nei Templi come per gli Dei.
I templi più belli sono quelli di Ise, dove si adorano la Dea del Sole e
la Dea dei Cibi, quello di Atsute presso Negoya, ed i tempietti del
regno che sono dedicati agli antenati divini o ad alcuni Imperatori ed
alte personalità.
Anche tra i Sacerdoti (che possono anche essere di sesso femminile), che
si definiscono «Funzionari degli Dei», si distinguono diverse categorie.
I Sacerdoti possono sposarsi e tramandano ereditariamente la loro carica
nella famiglia. Oltre alle loro cariche religiose, esplicano anche una
professione e indossano l'abito sacerdotale, che consiste in una veste
bianca e sciolta con ampie maniche e in un berretto di taffetà nero
quest'ultimo solo quando si occupano di culto.


|