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Il
Vedanta
1) introduzione
La parola Vedanta significa "ciò che sta alla fine dei
Veda". Tutte quelle idee che mirano a spiegare lo scopo
vero, il significato filosofico reale, ciò che i testi
vedici vogliono intendere, possono essere definite Vedanta.
Come sappiamo, i Veda sono un'ampia raccolta di libri che
trattano nume-rosissimi argomenti. La funzione del Vedanta,
nella logica totale del Darshana, è quella di darne il
siddhanta, o la conclusione filosofica autentica.
Naturalmente non possono mancare i contrasti ideologici, per
cui oggi ci sono diversi sistemi che si definiscono Vedanta.
Il problema è stabilire quale sia quello giusto.
Le correnti di pensiero più importanti, e che si sono dati
lunga battaglia, sono due: quella personalistica di
Badarayana (meglio conosciuto come Krishna Dvaipayana Vyasa),
che è il compilatore di tutti i Veda e del Vedanta-sutra,
assertore convinto del dualismo spiritualistico, e quella di
Shankara, l'autore del Shariraka-bhashya, che sostiene
l'idea del monismo spiritualistico. Vedremo meglio questi
due autori in seguito.
In origine il termine Vedanta stava ad indicare le Upanishad,
scritte allo scopo specifico di dare un commento di tipo
filosofico ai Veda; queste furono compilate dello stesso
autore, Vyasa, cosa che conferiva alle Upanishad la massima
autorità universalmente accettata. Poi il significato del
termine "Vedanta" andò allargandosi a tutte quelle dottrine
che ammettevano un principio cosmico supremo. Insomma, tutte
quelle filosofie che giungevano alla medesima conclusione
dei Veda e delle Upanishad.
Oggi, tuttavia, vige l'errata consuetudine di usare
l'espressione Vedanta per riferirsi al sistema Advaita di
Shankara, in quanto nel corso dei secoli ha riscosso enorme
popolarità. Ma ovviamente la paternità del vero sistema
Vedanta va assegnata al suo autore originale.
Secondo questo sistema, un ente reale per eccellenza da cui
tutto proviene esiste, ma da questa convinzione di base
possono sorgere diversi punti di vista. I principali sono
tre:
1. tutti gli esseri viventi e le cose sono delle
manifestazioni di un unica essere divino originale che si
estrinseca in molteplicità;
2. la molteplicità è solo apparente, e solo lo spirito è
reale: la Verità Ultima è fissa in una eterna e immobile
quiete;
3. non c'è una Verità unica. Tutto ciò di cui siamo
testimoni e anche ciò che è al di là della nostra
esperienza, proviene da una pluralità di sostanze,
all'origine separate tra di loro.
Oggi dunque il Vedanta non rappresenta un sistema unitario,
ma abbraccia invece una quantità di opinioni dottrinali; i
principali sono però concordi nell'accettare un Principio
Assoluto Unico e le Upanishad come autorità indiscussa.
2) le Upanishad
Secondo le tesi generalmente accettate negli ambienti degli
studiosi di “cose indiane”, questi testi potrebbero essere
divisi in: Upanishad antiche (che risalirebbero al primo
millennio a.C.), e Upanishad del periodo medio (che
comincerebbero a essere concepite agli inizi dell'era
cristiana). Al pri-mo gruppo farebbero parte la
Brihadaranyaka, la Chhandogya, la Taittiriya, l'Aitareya e
la Kaushitaki. Al secondo le altre, come la Katha, la Isha,
la Shvetashvatara e via dicendo.
In realtà tale divisione è arbitraria e priva di qualsiasi
fondamento. Le Upanishad fanno parte di antichissime
tradizioni, ed è particolarmente difficile datarle. Il solo
modo è di risalire al periodo in cui sono vissuti i
protagonisti, e l'unica autorità in materia sono le
scritture stesse. Le datazioni che ci vengono offerte dagli
studiosi occidentali sono totalmente inattendibili proprio
perché non seguono questo principio, ma tendono a basarsi su
metodi che spesso sfiorano addirittura il ridicolo.
Abbiamo scelto alcune Upanishad per dare un'idea dei loro
contenuti, rimandando a dopo i commenti.
2a) la Katha Upanishad
Il suo nome proviene dal fatto che originalmente fu parlata
da un Rishi di nome Katha. Scritture teiste per eccellenza,
tutte le Upanishad iniziano sempre offrendo rispettosi
omaggi al Signore Supremo Brahman e al maestro spirituale
dell'autore. Tali premesse chiamano le benedizioni che sono
sempre necessarie quando si vanno a discutere argomenti di
questo genere.
La Katha Upanishad racconta la storia del giovane Naciketa.
Un giorno egli assiste a uno dei sacrifici del saggio
Uddalaka Aruni, suo padre, e nota che la liturgia prevede
l'uccisione di alcuni animali. Il giovane comincia a
contestare la validità di tali atti, e lo fa con tale
insistenza che il padre, evidentemente contrariato, in un
atto d'ira condanna il figlio alla stessa sorte degli
animali, e cioè a perdere la vita.
A quei tempi i brahmana possedevano tali poteri che le loro
maledizioni non potevano mai cadere nel vuoto, per cui
Naciketa abbandona le sue spoglie mortali e si dirige verso
il regno del deva della morte, Yama. Giunto a destinazione,
non lo trova, e decide di attendere il suo ritorno. Quando
l'essere celeste che dispone del destino delle anime dopo la
loro morte guarda il viso del giovane, capisce di avere a
che fare con un brahmana dalle grandi qualità spirituali,
per cui si sente in colpa per averlo fatto aspettare. Così
dice: "Giovane Naciketa, chiedimi tre benedizioni e io te le
accorderò".
Contento, Naciketa chiede prima di tutto di poter
riguadagnare l'amore di suo padre, poi di acquisire perfetta
conoscenza dei mezzi necessari a raggiungere i pianeti
celesti, ed infine di imparare da lui l'eterna scienza
dell'anima e il meccanismo che regola le trasmigrazioni.
Le prime due benedizioni potevano facilmente essere
accordate, mentre la terza richiedeva di dover accertare le
qualità dell'aspirante discepolo. Così Yama mette alla prova
il virtuoso ragazzo, mettendogli a disposizione tutte le
fantastiche gioie che i pianeti celesti offrono: una vita
lunghissima, bellissime donne, il potere, e tante altre cose
continuamente ricercate dai materialisti. Ma Naciketa
declina tutte le offerte: "Cosa vuoi che ci faccia con quel
tipo di benedizioni? Le gioie della materia logorano il
vigore dei sensi e della mente, durano poco, e quando sono
passate non lasciano traccia se non la frustrazione. Infine
dobbiamo morire. Dunque, qual è la loro utilità?"
Yama ribatte: "Hai ragione. Non sempre ciò che piace è
buono. Quando l'uomo agisce, può avere in mente due fini
diversi: o cerca ciò che gli piace, o cerca ciò che gli è di
beneficio. Colui che sceglie il bene agisce bene, mentre chi
sceglie il piacevole si allontana dalla vera destinazione
della vita. E' necessario imparare a distinguere. Tu oggi
hai rifiutato i piacere sensoriale che volevo offrirti e hai
dato così prova di possedere una conoscenza corretta. Chi è
saggio non cade vittima dell'ignoranza. Io ora ti accetto
come discepolo perché sei veramente determinato nella
ricerca della verità.
"Nel mondo dell'ignoranza ci sono degli stolti che credono
di sapere molto, e invece girano attorno alle parole
all'infinito, senza mai arrivare a nessuna conclusione
giusta. Costoro dicono che esiste solo questo mondo, che al
di là di esso nulla esiste: l'unico risultato che ottengono
è di cadere sotto il mio dominio (cioè di morire).
"Fortunato è colui che riceve la grazia di poter capire
l'Anima Suprema. Quanto costui deve essere ammirato e
lodato! Chi non si è realizzato grazie alla scienza dello
Spirito non può capire la Verità. Certamente non ci si
arriva con le argomentazioni futili e le esercitazioni
logiche; infatti la Suprema Personalità di Dio non può
essere capita solo col proprio sforzo indipendente. Questi
premi (cioè il raggiungimento della conoscenza e di altre
gratificazioni materiali) sono di natura inferiore, e come
tali verranno prima o poi distrutti dalla potenza del
Supremo. Pensa: anche il mio regno è temporaneo. Appena i
risultati delle austerità che ho compiuto saranno esauriti,
abbandonerò questa posizione così elevata e qualcun altro
verrà al mio posto.
"Invece tu hai già rinunciato a ogni gratificazione dei
sensi, raggiungendo così il favore della Suprema Persona che
è nascosta nella parte più intima del cuore. Questo stadio è
cosa molto rara da ottenere. Chi si riconosce come parte
della Sua natura spirituale, può entrare nel reame fatto di
eterna beatitudine."
A queste parole, Naciketa chiede: "Cos'è ciò che trascende
la realtà materiale? Al di là dei rapporti di causa ed
effetto, cosa o chi esiste? Chi o cosa non cade mai vittima
del passato, del presente e del futuro?"
Yama risponde: "Questo reame giace nella sillaba Aum, che è
la rappresentazione sonora della Realtà Suprema. Vibrando
questo mantra e identificandosi nella Sua qualità
spirituale, si realizza anche l'Aspetto Personale di Dio, e
alla fine è possibile giungere nel Suo regno eterno. E' di
fondamentale importanza comprendere la propria natura
spirituale. Vede male chi pensa di poter uccidere o di poter
essere ucciso. Anche se l'io individuale è piccolo, colui
che realizza la propria natura spirituale diventa grande, e
in questo modo si libera da ogni forma di pena e di dolore.
"Questo (l'essere individuale) è diverso dall'Essere
Supremo, che si muove e allo stesso tempo non si muove.
Privo di corpo materiale, vive in tutte quelle creature che
possiedono un involucro composto di natura inferiore. Egli
vive all'interno di tutto ciò che è transitorio. Solo i
saggi conoscono questo Atma Supremo. Ma non Lo si può
realizzare solo con lo studio o con l'erudizione, bensì
agendo nella giusta maniera e servendolo con devozione.
Altrimenti Egli rimane al di là della nostra possibilità di
percezione. La differenza che esiste tra la luce e l'ombra è
la stessa che passa fra i seguaci del rituale vedico e i
veri conoscitori del Brahman. Senza conoscenza vera e
realizzata non lo si può conoscere.
"Il corpo è come un carro. L'anima Suprema vi è sopra.
L'intelletto è il guidatore, e la mente è le redini. I sensi
sono i cavalli e gli oggetti dei sensi sono paragonabili
alla strada. I saggi che sanno discriminare correttamente
vedono la natura spirituale dell'io come la fonte della
gioia della vita. Invece quando ci si identifica col corpo,
la mente diventa irrequieta come un cavallo imbizzarrito e
l'uomo perde se stesso.
"Tuttavia quando la mente è sotto pieno controllo, si
acquista la discriminazione, che è perfetta conoscenza.
Allora l'uomo giunge a conseguire la vittoria sul ciclo
delle morti e delle rinascite; solo allora realizza e si
ricongiunge al Signore Originale Vishnu.
"Nulla esiste al di là del Purusha, che è l'aspetto
personale della Verità Assoluta. Questo è l'apice di ogni
realizzazione. Dio si rivela solo ai puri di cuore; per
questa ragione devi cercare la compagnia dei saggi
illuminati e imparare da loro. Questo sentiero è difficile e
pericoloso, ed è come camminare sul filo affilato di un
rasoio.
"Privo di qualità materiali è l'Anima Suprema; chi la
realizza si libera per sempre dalle fauci della morte.
"I sensi materiali sono stati creati dal Signore con la
tendenze naturale di andare a cercare all'esterno. Ma quella
persona rara che ambisce alla liberazione deve rivolgersi al
proprio interno dove, nel cuore, scopre l'Anima Suprema.
Questo livello di realizzazione non è differente da quello
di Brahman.
"In realtà tutto è Lui, perché tutto è Sua energia. In
questo senso non esiste alcuna diversità nell'universo. Chi
crede che esista qualcosa che sia indipendente da Brahman,
viaggia di morte in morte, in quanto smarrisce l'uno dietro
ai molti. Questa realizzazione si ottiene concentrando la
mente su un oggetto spirituale. Dunque il puro atma (cioè
l'entità individuale non suprema) si riunisce con il Brahman
Assoluto, tornando a consi-stere di sola essenza spirituale.
"Quando il tempo di cui si dispone in questa vita è
terminato, in accordo al proprio karma si assumono nuovi
corpi, che possono essere di tipo superiore, inferiore, o
della stessa specie. Ma le gioie e i dolori sono tutte
illusorie, e nessun uomo saggio ne proverà diletto."
Naciketa chiede: "Come possiamo allora realizzare l'Eterno?"
Yama risponde: "L'universo tutto trova il suo sostegno e la
sua ragione nel Brahman; chi Lo conosce diventa immortale.
Solo chi realizza il Supremo si libera dal ciclo delle
rinascite. Regolando le attività del corpo e meditando
continuamente nell'essenza trascendentale del Purusha, che è
per sempre puro e immortale, si realizza l'Essere Supremo da
cui tutto scaturisce."
Facendo tesoro di quegli insegnamenti e praticando con
grande serietà le discipline dello yoga, Naciketa trascese
ogni condi-zionamento materiale e ottenne la liberazione.
2b) la Isha Upanishad (o Shri Ishopanishad)
Nonostante sia composta di soli diciotto versi, questa è
considerata una delle Upanishad più importanti.
Fin dal primo verso, si definiscono le qualità della
Personalità di Dio. Viene detto che Egli è perfetto e
completo, che nulla Gli manca. Di conseguenza, con le dovute
proporzioni e tenendo conto delle rispettive funzioni, tutto
ciò che emana da Lui è similmente perfetto e completo. Ma
nell'atto creativo Egli non perde nulla di se stesso, non si
annulla nella Sua creazione, e dunque rimane sempre completo
e indipendente.
Ogni cosa che esiste, animata o inanimata che sia, è
controllata dal Signore e a Lui appartiene. Sapendo ciò,
nessuno deve prendere più di ciò che gli è necessario alla
sopravvivenza. Se agisce con questa coscienza potrebbe anche
a vivere per centinaia di anni, perché non è più soggetto
alle terribili leggi del karma. Questo è il modo corretto di
comportarsi in questo mondo. Colui che "uccide l'anima" vive
e induce altri a vivere nell'ignoranza: chiunque egli sia,
entra nei bui pianeti dove non esiste la conoscenza.
Sebbene non abbandoni mai la Sua dimora, La Suprema
Personalità di Dio è più veloce di ogni cosa e nessuno,
neanche i deva più potenti, gli si possono avvicinare con i
loro poteri materiali. Egli li controlla tutti. Nessuno è
potente come Lui. Egli cammina e non cammina; molto lontano,
è anche molto vicino; allo stesso tempo è dentro e fuori
ogni cosa.
Chi vede tutto in relazione al Supremo Signore, chi vede
tutte le entità viventi come parti della Sua energia divina,
chi Lo vede dentro ogni cosa, non odia nulla e nessuno. Egli
vede tutte le entità viventi come scintille spirituali, in
qualità per nulla dissimili al Signore: sapere ciò è vera
conoscenza.
Costui non conosce l'illusione e l'ansietà. Questi conosce
realmente "il più grande di tutti", che non possiede un
corpo materiale, che non conosce l'errore, che non ha vene
come noi, che è puro e incontaminato, il filosofo che non
necessita di nulla e di nessuno, che da sempre soddisfa i
desideri di tutti.
Coloro che coltivano l'ignoranza entrano nelle più oscure
regioni dell'ignoranza, ma peggiore ancora è il destino di
chi coltiva la falsa conoscenza. Infatti i risultati che
provengono dalla conoscenza sono ben diversi da quelli che
si ottengono dalla nescienza. Solo chi è in grado di
conoscere la verità sull'ignoranza e sul sapere
trascendentale (mettendole a confronto) può sconfiggere le
nascite e le morti ripetute, e godere così della piena
benedizione dell'immortalità.
E chi adora gli esseri celesti (i deva) entra nelle regioni
buie dell'ignoranza, e ancora peggiore è il destino di
coloro che ambiscono fondersi nell'Assoluto Impersonale.
Risultati diversi ottengono coloro che adorano ciò che è
Supremo e coloro che adorano ciò che non lo è. Tutto ciò è
stato spiegato con chiarezza da quelle autorità
imperturbabili che hanno trasceso ogni illusione.
E' necessario conoscere perfettamente la Suprema Personalità
di Dio e il suo Nome Trascendentale, così come il meccanismo
della creazione materiale. Chi conosce tutto ciò vince la
sua battaglia contro la morte e si trasferisce al di là
della manifestazione cosmica effimera, entrando nel regno
trascendentale di Dio, dove gode di una vita eterna fatta di
felicità e di conoscenza.
O mio Signore, sostenitore di tutto ciò che vive, il Tuo
vero viso è coperta dalla Tua luce accecante: per favore,
rimuovi quella copertura e mostrati al Tuo puro devoto. Mio
Signore, filosofo primordiale, mantenitore dell'universo; o
principio regolatore, destinazione ultima dei Tuoi puri
devoti, benefattore dei progenitori dell'umanità; per
favore, sposta la luce abbagliante di quei raggi
trascendentali, così che io possa ammirare la Tua forma
fatta di felicità. Tu sei l'eterna Suprema Personalità di
Dio, simile al sole, come lo sono io.
Fa che questo corpo temporaneo sia ridotto in cenere, e fa
che il mio soffio vitale si immerga nella totalità
dell'aria. Ora, o Signore, per favore, ricorda tutti i
sacrifici che Ti ho dedicato; ricorda tutto ciò che ho fatto
per Te. O mio Signore, potente come il fuoco, o onnipotente,
ora Ti offro tutti gli omaggi e cado ai Tuoi piedi. Guidami
lungo il giusto sentiero che porta a Te. E siccome tu sai
cosa ho fatto nel passato, liberami dalle reazioni dei
peccati, cosicché il mio avanzamento non conosca ostacoli.
2c) temi dominanti delle Upanishad
Certamente non possiamo sapere tutto delle Upanishad
studiandone due sole, però a nostro parere questi riassunti
illustrano in modo chiaro i temi dominanti che troveremo in
tutte le scritture vedantiche.
In primo luogo abbiamo visto quanto nettamente si operi una
divisione tra il materiale e lo spirituale. L'unica cosa che
unisce queste due energie è la sorgente comune, che è
Brahman, il Purusha, il Dio Supremo. Ma la loro è una natura
completamente diversa. La prima è il mondo della verità, il
luogo dove si vive in eterno; noi stessi, eternamente
individui, abbiamo un corpo fatto di spirito, sat, cit e
ananda, eterna felicità e conoscenza. La materia, al
contrario, è la dimensione della falsità, dell'illusione,
della temporaneità. Perciò il compito del saggio non potrà
mai essere quello di crogiolarsi nelle vane soddisfazioni
mondane, ma di elevarsi rifiutando l'illusione e
abbracciando la verità. Ma, in pratica, come è possibile
raggiungere questo stato di perfezione?
Si deve venerare Dio, concentrare la mente sui suoni
trascendentali come Aum (Om) o altri, come il mantra Hare
Krishna, seguire le strette discipline che coinvolgano il
corpo, la lingua e la mente, eliminare ogni desiderio di
gioia indipendente. Tutto ciò può condurci alla
discriminazione solida, cioè alla conoscenza trascendentale,
quella che non ci fa tornare a considerare il falso come la
verità.
E chi è questo Dio su cui dobbiamo meditare e a cui dobbiamo
ricongiungerci?
Egli è l'essere originale e unico, da cui tutto origina. Ma
questi è una persona o un'energia? Qui dovremmo ora
affrontare un argomento complesso; per secoli ognuno ha
proclamato la propria interpretazione come quella giusta.
C'è chi crede in un'energia impersonale, ma questa teoria è
aperta a molte contraddizioni. Infatti la Upanishad parla di
adorare Dio, ma se Lui non fosse una persona bensì una
specie di "fluido" di sostanza spirituale nella quale
dobbiamo tornare ad immergerci, realizzando che quello siamo
noi, non si capisce chi e cosa dovremmo adorare.
La Isha Upanishad, come la Chhandogya, la Shvetashvatara e
le altre, indicano chiaramente un Dio personale, distinto
dalle Sue emanazioni, uguale a noi solo qualitativamente. A
costui, Vishnu, (come dice la Katha) dobbiamo arrenderci.
Però è anche vero che non tutte le Upanishad sono così nette
e chiare sull'identità del Supremo Dio come invece lo sono
altre scritture vedantiche, come la Bhagavad-gita e il
Bhagavata Purana. Ma è ovvio che i Veda propongono una
conoscenza graduale, che possa innalzare in direzione delle
vette più alte ogni tipo di persona.
3) la Bhagavad-gita (o Gitopanishad)
Questo celebre testo filosofico (700 versi divisi in 18
capitoli), probabilmente il più conosciuto in India, si
ambienta in un campo di battaglia, dove i cugini Pandava e
Kurava si fronteggiano. Lì, nel luogo sacro di Kurukshetra,
è presente anche Krishna, ritenuto una degli avatara più
importanti. I Vaishnava affermano che egli era Dio in
persona sceso su questa terra per assolvere a una missione.
Il terzogenito di Pandu, Arjuna, rifiuta di combattere, al
che Krishna Bhagavan inizia il sacro dialogo.
"Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti, in
quanto sa che l'anima è eterna, che non nasce né muore mai.
Così come in questa stessa vita l'anima spirituale passa dal
corpo di un fanciullo fino a quello di un anziano, in modo
analogo al momento della morte passa in un altro corpo: una
persona sobria non deve lasciarsi disturbare da questo
fenomeno naturale.
"In questo mondo la sofferenza e il dolore appaiono e
scompaiono periodicamente proprio come le stagioni; tali
variazioni provengono dalla percezione dei sensi e non hanno
realtà assoluta. Devi dunque imparare a tollerare senza
esserne disturbato. Solo colui che raggiunge questo stadio
di imperturbabilità è degno della liberazione. Considera, o
discendente di Bharata, che ciò che pervade il corpo è
eterno e indistruttibile e che solo il rapporto che lo lega
ad esso è temporaneo. Combatti, dunque, con animo sereno.
"Ma se anche tu credi che l'anima sia parte integrante di
questo meccanismo di morti e rinascite, non hai ragione di
lamentarti, in quanto la morte non sarebbe altro che un
momento come un altro della storia dell'esistenza.
"Combattere è un tuo dovere naturale, che hai acquisito al
momento della nascita e quindi devi farlo. In caso contrario
la gente non crederà che tu l'abbia fatto per compassione,
ma per paura, e il tuo nome sarà deriso per sempre. Dunque
abbandona questa debolezza, alzati e combatti.
"Tuttavia, poiché credi che le tue azioni sarebbero
macchiate dal peccato, ti spiegherò come potrai agire pur
restando libero dalle conseguenze.
"Ci sono uomini che sono attratti dal linguaggio fiorito dei
Veda, che raccomandano attività interessate allo scopo di
raggiungere i pianeti celesti o nascite migliori per una
vita di gioie e opulenze. Essi sostengono che niente è
superiore a ciò. Nelle menti di costoro non può attecchire
la determinazione per il servizio devozionale al Signore
Supremo. Ma tu devi ergerti oltre le influenze della natura
materiale, trascendere questo mondo, e per ottenere ciò devi
agire secondo i tuoi doveri prescritti, ma senza pretendere
di gioire dei frutti delle tue azioni. La tua perfezione
consiste dunque nell'atto stesso e non nell'esito che potrà
rivelarsi piacevole o meno. Non devi mai essere attaccato al
successo o provare repulsione davanti al fallimento, ma fa
tutto come servizio disinteressato alla Suprema Personalità
di Dio. Avari sono coloro che vogliono godere dei risultati
delle loro azioni.
"Se dunque ti comporterai secondo tale coscienza spirituale,
in questa stessa vita trascenderai ogni condizionamento,
sarai libero dal ciclo delle morti e delle rinascite e
raggiungerai lo stadio che è al di là di tutte le miserie."
Arjuna chiese: "O Krishna, da quali sintomi si può
riconoscere colui che ha raggiunto la trascendenza?"
Shri Bhagavan rispose: "Colui che ha abbandonato ogni
desiderio per la gratificazione dei propri sensi, che
nascono dalla speculazione della mente, e quando questa,
così purificata, trova soddisfazione solo nel sé, puoi
essere certo che è situato in pura coscienza trascendentale.
E colui che non è più disturbato dalle miserie della vita
materialistica, che non gioisce o si lamenta nelle
situazioni di felicità o di sofferenza, che è libero da
attaccamento, paura e rabbia, è un saggio dalla mente ferma.
"Arjuna, l'attaccamento per le cose di questo mondo si può
vincere solo provando un gusto superiore, altrimenti i
sensi, che sono più impetuosi e inarrestabili del vento,
trascineranno nuovamente l'anima condizionata nel pozzo
dell'esistenza materiale. E' attraverso la contemplazione
degli oggetti dei sensi che un uomo sviluppa attaccamento
per essi, e per tale ragione perde la propria intelligenza.
Ma se controlla i sensi servendosi dei principi regolatori
della libertà, può ottenere la misericordia del Signore,
riacquistare la propria intelligenza e raggiungere la vera
pace. E al momento della morte può entrare nel regno di Dio.
"O Arjuna senza peccato, a questo punto ti spiegherò meglio
perché ti sto esortando a combattere. Non puoi ottenere la
perfezione astenendoti dall'espletamento dei tuoi doveri,
poiché tutti sono forzati ad agire secondo le
caratteristiche che la natura materiale ha imposto loro. In
funzione di ciò se anche ritirassi i tuoi sensi dall'azione,
la mente rimarrà comunque sugli oggetti dei sensi, e prima o
poi ritorneresti su di loro. Dunque ti dico di agire, ma in
spirito di devozione; agisci offrendo le tue azioni a Vishnu,
per la sua soddisfazione, e queste non ti legheranno al
mondo fenomenico né sarai nel peccato. Persino se tu fossi
al di là di questo mondo e fossi già liberato, dovresti
assolvere i tuoi doveri, poiché gli altri seguirebbero il
tuo esempio e saresti causa di rovina per la società intera.
Devi dunque armonizzare queste due cose, imparando a
conoscere bene la differenza tra azione in spirito di
devozione e azione motivata da interessi materialistici. Se
tu Mi offri tutto ciò che fai senza volere nulla in cambio e
senza credere che qualcosa ti appartenga, sarai libero da
ogni peccato. Dunque, o Arjuna, combatti."
Arjuna chiese: "Cos'è quell'energia che spinge un uomo a
peccare, come se fosse costretto da una forza superiore?"
La Suprema Personalità di Dio rispose: "E' la lussuria,
Arjuna, il nemico che tutto divora. Essa nasce dal contatto
con l'influenza della passione e poi si trasforma in
collera. Questa lussuria non può mai essere saziata, brucia
come il fuoco ed è l'eterno nemico della pura coscienza
dell'entità vivente. O Arjuna, impara a controllarla fin
dall'inizio, regola i sensi ed elimina questo assassino
della conoscenza e della realizzazione spirituale.
"Questa scienza suprema che ti sto offrendo è la stessa che
in tempi antichi impartii a Vivasvan. Io ti sto introducendo
nei suoi meandri perché sei mio amico e devoto."
Arjuna chiese: "Come puoi aver trasmesso questa conoscenza a
Vivasvan, che è molto più anziano di te?"
Shri Bhagavan disse: "Noi abbiamo vissuto molte esistenze,
ma mentre Io posso ricordarle tutte, tu non ne sei in grado.
Sebbene Io sia il non-nato, di millennio in millennio
discendo in questo mondo nella Mia forma trascendentale
personale, ogni qualvolta si verifichi un declino nelle
pratiche religiose. E chi viene a conoscenza della natura
spirituale della Mia apparizione e delle Mie attività non
prenderà più nascita in questo mondo materiale.
"Ora ricorda le differenze che esistono tra azione e
inazione: colui che agisce libero dal desiderio di
gratificazione dei sensi è un saggio i cui peccati sono
stati bruciati dal fuoco della conoscenza perfetta. Egli,
sebbene si impegni in numerose attività, in realtà non
agisce affatto e non si macchia di alcun peccato. Così, pur
agendo in svariate maniere, si dirige verso la Meta
Su-prema. Tutto ciò devi impararlo da un maestro spirituale
autentico, ponendogli domande e servendolo, e allora, se
anche dovessi venire considerato dagli altri il peggiore dei
peccatori, in realtà grazie a questa conoscenza
trascendentale potrai attraversare l'oceano delle miserie
materiali."
Arjuna chiese: "O Krishna, prima Tu hai parlato di rinuncia
all'azione, poi mi hai raccomandato l'azione devozionale.
Puoi dirmi quale delle due è la migliore?"
E Shri Krishna disse: "Entrambe conducono alla liberazione,
ma di esse l'azione devozionale è la migliore, perché
comprende anche l'altra; infatti colui che non odia né
desidera i frutti del suo lavoro è già rinunciato e sciolto
dalle catene della dualità. E' già completamente liberato.
Lo studio analitico del mondo materiale (sankhya-yoga) e il
servizio devozionale (karma-yoga) non differiscono affatto
tra di loro e conducono allo stesso fine. Rinunciare ad
agire senza impegnarti nel servizio devozionale non ti
renderà felice, ed è anche pericoloso. Un saggio, sebbene
sembri impegnato in normali attività mondane, in realtà le
ha già trascese e vive felicemente persino in questo mondo."
"Dunque il vero rinunciato è colui che lavora come se vi
fosse obbligato, con la mente distaccata dai frutti della
propria azione. Questo è vero yoga. Nessuno può diventare
uno yogi a meno che non rinunci al desiderio per la
gratificazione dei sensi. Ma devi imparare a controllare la
tua mente, o Arjuna, la quale può essere la tua migliore
amica o la tua più aspra rivale. Controllala, e liberati dai
desideri e dal senso di possesso. Meditando su di Me, potrai
raggiungere la Mia eterna dimora."
Arjuna disse: "O Madhusudana, il metodo di realizzazione che
mi hai appena riassunto mi sembra difficile, in quanto la
mente è troppo instabile e irrequieta, e credo che sia
difficile da controllare ancor più del vento."
Krishna rispose: "Tale impresa è sicuramente difficile, o
figlio di Kunti, ma diventa possibile se segui una giusta
disciplina. In tal caso il successo è assicurato."
Arjuna chiese: "Cosa succede a colui che inizia il cammino
della liberazione e per qualche ragione non raggiunge la
meta? viene forse privato di ogni successo e perisce come
una nuvola solitaria?"
La Suprema Personalità di Dio rispose: "Colui che tenta la
via della realizzazione e non conclude il cammino, dopo
tanti anni di gioie nei pianeti dove vivono coloro che sono
pii rinasce in una famiglia di gente virtuosa, avanzata
nella saggezza. E grazie a tale nascita, la sua coscienza
divina si risveglia e riprende il cammino interrotto fino ad
ottenere successo completo.
"Questa natura materiale è composta di otto elementi, e
oltre ad essa esiste un'altra energia, costituita dalle
entità viventi che cercano di sfruttare a proprio vantaggio
le risorse della materia. E sappi anche che oltre a queste
esisto Io, che ne sono l'origine e la dissoluzione, che non
vi è verità superiore a Me, e che tutto in Me sussiste
proprio come le perle di una collana sono tenute insieme dal
filo. Io sono l'origine di tutto, o Arjuna, e solo chi si
sottomette a Me potrà attraversare il vasto e difficile
oceano dell'ignoranza.
"Mio caro Arjuna, poiché tu non sei invidioso di Me, ti
impartirò la conoscenza più confidenziale. Questo intero
universo è pervaso dalla Mia forma non manifestata e tutti
gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro. Io sono il
Creatore e il Mantenitore di tutto ciò che esiste. Alla fine
del millennio tutto torna in Me e per Mio volere tutto
automaticamente si manifesta ancora per poi essere
nuovamente distrutto. Io controllo tutti i fenomeni
dell'universo.
"Dunque, per liberarti dai legami dell'azione, fai tutto
offrendolo in sacrificio a Me. Pensa sempre a Me, diventa
Mio devoto, offriMi omaggi; così assorto nella Mia persona
sicuramente verrai a Me."
Arjuna disse: "Tu sei la Suprema Personalità di Dio, il
rifugio ultimo, il più puro, la verità assoluta. Tu sei
l'eterna e trascendentale persona suprema, il non-nato, il
più grande. Tutti i saggi più puri come Narada, Asita,
Devala e Vyasa confermano questa verità e ora Tu stesso me
l'hai dichiarata. O Krishna, io accetto come verità
qualsiasi cosa Tu mi abbia detto. Tu sei il Signore di tutto
ciò che esiste. Ora, dunque, parlami delle Tue varie forme
su cui posso meditare. Descrivimi le Tue potenze infinite."
E il Signore, per accontentare il Suo intimo amico, le
descrisse, poi gli mostrò la forma universale. Confuso e
sbigottito nel vedere quell'aspetto del Signore, Arjuna lo
pregò di ritornare alla sua originale forma.
Poi tornò a chiedergli: "Chi deve essere considerato più
elevato: colui che è impegnato correttamente nel Tuo
servizio devozionale o colui che adora il Brahman
impersonale?"
Shri Bhagavan disse: "Colui che fissa la mente sulla Mia
forma personale ed è sempre impegnato nell'adorarmi con
grande fede trascendentale, è senz'altro il più avanzato.
Anche chi medita e desidera raggiungere il non manifestato
Brahman arriva a Me, ma arduo è il suo cammino. Al
contrario, libero velocemente dall'oceano di nascite e morti
i miei devoti.
"Caro Arjuna, se desideri fissare la tua mente in Me senza
mai deviare, allora segui i principi regolatori del
bhakti-yoga; in questo modo svilupperai il desiderio di
raggiungerMi. Ma se non riesci a fare neanche questo, allora
cerca di agire per Me. Se anche questo ti riesce difficile,
allora rinuncia ai risultati delle tue attività. E se anche
ciò ti sembra impraticabile, coltiva la conoscenza
trascendentale."
Arjuna chiese: "O Hrishikesha, spiegami cosa sono la
rinuncia (tyaga) e l'ordine di rinuncia (sannyasa)."
La Suprema Personalità di Dio disse: "La cessazione di
quelle attività che hanno il solo fine di soddisfare i
propri desideri materiali è ciò che gli eruditi chiamano
ordine di rinuncia. E l'abbandono dei risultati che
provengono da esse è ciò che i saggi chiamano rinuncia (tyaga).
"Ogni cosa dovrebbe essere compiuta come se fosse un
obbligo, senza attaccamento e senza aspettarsi alcun
risultato. Mai devi astenerti dal compiere i tuoi doveri
prescritti, poiché tale rinuncia è condizionata
dall'influenza dell'ignoranza. Se agisci in tale coscienza
non sei toccato dalle reazioni del peccato.
"Solo attraverso il servizio devozionale puoi realizzarMi
così come sono in realtà, e cioè la Suprema Personalità di
Dio. E quando sarai in piena coscienza di Me, grazie a tale
devozione, entrerai nel Mio regno trascendentale.
"Così ti ho parlato degli aspetti più confidenziali della
conoscenza, la quale non dovrebbe essere spiegata a coloro
che non siano austeri, o devoti, o che siano vittime
dell'invidia. Rifletti su tutto ciò che ti ho detto e poi
agisci come meglio credi. Abbandona ogni dharma e
sottomettiti a Me. Io ti libererò da ogni reazione
peccaminosa. Non temere.
"Colui che studia questa nostra sacra conversazione Mi
venera con la sua intelligenza, e se ascolta con fede e
senza invidia si libererà dalle reazioni peccaminose e
perverrà ai pianeti più alti."
Arjuna disse: "O Acyuta, la mia confusione è svanita. Grazie
alla Tua misericordia, ho riguadagnato la pace e ora sono
libero dai dubbi e pronto ad agire secondo le Tue
istruzioni."
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